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Ci sarà un giorno…

Avete presente tutte quelle massime/detti/tacitipensieri in cui chiediamo al tempo di cancellare un po’ tutto. Si, sia le cose che in fondo ci sono piaciute, sia quelle che sono invece effettivamente da dimenticare.

Beh, di certo il tempo non sta a sentire a noi, ma in fondo il suo dovere (ove più ed ove meno) lo fa. Io stesso (non certo celebre per una memoria da elefante) benedico e maledico la cortina di nebbia che il passare dei giorni butta su tante cose del mio passato.

Ora io sproloquio a caso, e con la solita limitatezza del mio scibile. Qui XKCD mi illumina, invece, sulla sua sequenza prevista di cancellazione di eventi storici.

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Notevole il 2027 per Lorena Bobbit, il 2032 per la principessa Diana e tutta la sequenza 2040-2046 (eventi a me più “familiari”il che colloca il mio “orizzonte di cancellazione” a circa 26 anni da oggi).

Devo però dire che a volte anche il tempo fa brutti scherzi. Vi capita mai quando, praticamente dal nulla vi balza in mente, prepotente, un qualche ricordo del quale avevate perso ogni traccia? Uno di quei momenti (no, non sempre brutti) di cui eravate certi di aver perso ogni traccia ed invece… eccolo li!

WU

PS. La chisura del 2047 “ogni cosa che ti imbarazza oggi” è deliziosa.

The national academy of proceedings

Il fatto che qualcun altro (e parliamo di Randall qui, non proprio un WU a caso…) condivida una mia idea anche senza che ne abbiamo mai parlato è sempre affascinate. Vuol dire che la cosa è troppo palese o che l’umanità è in fondo abbastanza allineata su alcuni temi. Ci sono anche altre opzioni che onestamente considero ancora meno probabili.

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Ad ogni modo il fatto che la “peer-review” sia un metodo ormai controproducente è un dato di fatto. Senza arrivare agli eccessi di plagio, di ricerche falsate, di reviewer conniventi e/o ostili per motivi tutt’altro che scientifici; il metodo ha ormai troppe lacune per essere ancora fonte di garanzia sulla qualità di ciò che si pubblica. E parlo, ahimè, sia come autore che come revisore.

Il “journal” pullulano (quelli “open” poi non ne parliamo). Tutti noi autori abbiamo una idea geniale e “disruptive” che di solito preferiamo eviscerare tecnicamente piuttosto che perdere troppo tempo ad esprimere, a far capire, a rappresentare con esempi. Tutti noi revisori abbiamo decine di articoli da rivedere, poco tempo da dedicare alla cosa (che almeno nella maggior parte dei casi è gratis et amore dei) e spesso anche poche competenze specifiche sull’argomento.

Il tutto condito da una formattazione grafica semi-seria (Che è poi un po’ la traslitterazione dell’abito che fa il monaco; mica c’era un “non” nel mezzo?), pagine di un qualche social che pubblicizzano articoli random, nomi di journal accattivanti, periodicità sufficiente a far dimenticare qualunque strafalcione e globale voglia di studiare ed approfondire che diminuisce esponenzialmente con il tempo che scorre.

In pratica, IMHO: dubitate di tutto ciò che leggete (vi ricordate qui o qui?).

WU

Progetto umano

Certo che se ci pensi un momento fa quasi impressione. Ed effettivamente è meglio che ci pensi Randall qui che qualunque mio sproloquio…

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Siamo fatti di così tante parti, così complesse, tutte fondamentali, tutte fra loro interdipendenti, che se una sola dovesse avere una defiance non avremmo molto futuro (a meno di non affidarci a sapienti meccanici). Ed effettivamente in molti casi è cosi, ma dato che non ci siamo (ancora) estinti direi che il progetto può dichiararsi funzionante. Molto più di tanti altri frutto della mano umana…

Fluidi in pressione, connessioni elettriche, articolazioni meccaniche, sistemi di pompaggio e ricircolo, e via dicendo sarebbero facilmente catalogati come pezzi usurabili in qualunque sistema elettromeccanico. Il che darebbe via a tutto il mercato di parti di ricambio (obsolescenza programmata qui ci sta bene), revisioni, manutenzioni, tagliandi, e … tanto-se-inizi-a-mettere-mano-ti-conviene-cambiare…

Beh, per il corpo umano, nella grande maggioranza dei casi per fortuna, il progetto è abbastanza robusto (anche se non lo direi semplicemente guardandolo) e le varie componenti abbastanza ben progettate da macinare ore ed ore ed ore ed ore di funzionamento senza dover essere sostituite.

Ovviamente il tutto dipende anche da come lo si usa questo bel progetto… “può essere un progetto a prova di idiota, ma non di maledetto idiota” [cit.]. Non mi metto a fare il salutista-moralista, ma un po’ di buon senso credo (i.e. qualche abuso, ma di tanto in tanto) sia spesso sufficiente per sentirsi dire “yeah, yu’re fine”; non male come progetto.

WU

Decidere

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Una eccelsa interpretazione (qui) del vuoto decisionale che si crea grazie alla tecnologia. L’epoca delle decisioni pancia o dell’istinto è ormai prossima alla fine (almeno per noi mortali e per le decisioni che interessano solo il nostro piccolo giardino).

Googlare (a proposito di alienismi) è uno dei passaggi fondamentali in ormai qualunque processo decisionale. Ed il numero di recensioni/like, se disponibili, si colloca al secondo posto fra i criteri di scelta. Il tempo per la scelta passa in secondo piano dinanzi all’accuratezza della stessa.

Che sia giusto o sbagliato non lo so, è di sicuro meno romantico ed in casi estremi (ma in fondo neanche tanto estremi) da benzina a sufficienza per non decidere. Ma su solide basi!
Il concetto di pro e contro è decisamente valido, ma a meno di non trovarsi di fronte “il bene ed il male” o “il bianco ed il nero” difficilmente sufficiente per dire “ok, facciamo così!”.

E, giustamente, assumendo che anche la non-scelta sia di per se una scelta, allora dobbiamo ringraziare l’era digitale per aver creato una soluzione in più ai nostri problemi.

WU

Paragoni volanti

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La cosa più accattivante di questo XKCD, prima di metterci a leggere una per una le varie righe, è per me quella di aver messo insieme tre cose che hanno in comune solo il fatto di saper volare.

Ovviamente, poi sono le righe a dare il meglio… andiamo dalla capacità di navigazione magnetica (che effettivamente sarebbe una feature interessante da implementare in una evoluzione di Superman) alla “occasional mid-air sex” (…che è di per se fantastica pensando ad un aereo).

La mia preferita è ovviamente la terzultima… pensare al “Grande Naturalista” che possa osservare il “mating behavior” di Superman mi solleva la giornata.

L’alt-text? Ovviamente ci ricorda che un “translucent film” è sufficiente a tener lontano birds and Superman, ma evidentemente non gli aerei 😀 .

WU

Another Reason

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Diciamolo pure chiaramente, la cosa che mi è piaciuta di più di questo XKCD è “Another Reason”.

Esatto… Non è solo per questo motivo, non è esattamente per questo, ma la cosa si va a sommare a tutta un’altra serie di giramenti di balle che spingono ad “isolarci”. Beh, si, potrei aver usato un “overstatement”, ma effettivamente disbrigarsi anche nella selva dei numeri di telefono (oltre che in quella degli impegni quotidiani, dei problemi, delle incompatibilità, etc. etc.) credo stia spingendo le relazioni umane a rallentare (almeno da una certa età in poi) a “beneficio” (nel caso in cui la parola sia calzante) dei social media.

In fondo sapere di parlare con uno schermo, e non dover scegliere neanche il numero a cui rivolgersi allevia di molto le nostre pene sociali.

Che poi il tutto possa mascherare una scarsa volontà o una eccessiva rigidezza nella selezione dei rapporti è solo una possibilità nascosta dietro “Ho perso il tuo numero”, “Non so a che numero cercarti”, “Non possiamo sentirci su FB?”.

WU

PS. Si, se volete saperla tutta credo che anche i text message abbiano fallito; vogliamo parlare di domande generiche rivolte a chat di gruppo?

Approccio alle email

Ad un certo punto della mia pseudo-carriera professionale sono stato scioccato da una farsa che prendeva il nome di assessment aziendale. All’interno di questo patetico delirio collettivo mi sono trovato (ometto tutta la serie di “prove” per pudore) a dover ordinare della mail (come quando danno alle scimmie da laboratorio le forme geometriche da sistemare).

Un timer scorreva inesorabile, direttive iniziali erano state date, decine di mail erano già nella cassetta postale e nuove mail continuavano ad arrivare ciclicamente. Insomma, timer a parte, un aspetto di una normale giornata lavorativa.

Il mio metodo è abbastanza semplice (che è poi quello che faccio tutti i santi (?) giorni): le email come le vedo le processo tutte. Ovviamente il tempo che dedico alla faccenda cambia in base alle priorità, ma cerco di non lasciare dei “da leggere” in dietro. Ho la memoria di un criceto.

Inoltre, tutte le mail segnate come “da leggere” le etichetto automaticamente come “lette” ogni lunedì (ovviamente con le dovute eccezioni) e riparto da zero. Non processo migliaia di mail al giorno, decine/centinaia si.

Non che il mio approccio sia corretto (neanche a dirlo), ma nella farsa di cui sopra ho preso un ottimo punteggio a questa prova. Per quel che vale.

Ovviamente l’aneddoto trae spunto da questo XKCD.

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WU

PS. Neanche a dirlo che ho alcune mail, più che altro capisaldi della stupidità umana che rileggo ciclicamente, ancora marcati come “da leggere” a distanza di 5 anni.