Tag: XKCD

Che caldo fa, ovviamente

Come ogni anno, immancabile. Come fosse Babbo Natale o il compleanno arriva il caldo estivo. E fin qui si potrebbe anche non obiettare nulla, se non fosse che con il caldo arrivano le solite, noiose, ovvie elucubrazioni umane (forse per proteggersi dalla canicola?).

Avevamo già notato qui come il caldo ci porta ad argute riflessioni: non uscire nelle ore calde, evitare cibi pesanti, bere parecchio, consumare frutta, e cose che non ci saremmo mai aspettati.

Ribadisco l’inutilità di tali studi/notizie/allarmismi/etc. , ma non posso non notare la loro assoluta persistenza. Rispuntano ad ogni estate e se ne tornano a dormire ai primi freschi autunnali. Ma sono sempre le stesse arguzie o ogni anno c’è la speranza di sentire qualcosa di meglio (… no, le acque funzionali che sto sentendo quest’anno per me rientrano nella categoria cazzate allo stato puro… anzi, liquido)?

Che so, mi aspetterei quanto meno qualche news di anno in anno. Il suggerimento per un centrifugato di semi? L’invito a passeggiate notturne? Qualche azienda che ha eletto la canotta come divisa estiva?

Ad ogni modo credo che non saremo così fortunati ed anche quest’anno di parlerà solo di caldo, umidità, temperatura percepita e via dicendo.

Ovviamente il concetto non è particolarmente nuovo e può essere espresso in parecchi modi differenti, compresi quelli fatti bene di XKCD qui.

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WU

PS. Ma solo a me guardare (per quel poco che lo faccio) le previsioni del tempo mi fa venire ancora più caldo?

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Blockchain paper review

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Fatemi sproloquiare nuovamente, sulla scia di questo XKCD, sull’impeto delle pubblicazioni “scientifiche” e sul publication bias.

Oltre gli evidenti paradossi al quale un sistema di peer-review delle pubblicazioni ci ha portato (che non ripeto per dignità e per mia salvaguardia mentale), oggi stiamo facendo un’ulteriore evoluzione.

Ovvero stiamo (tutti, sia ben chiaro) progressivamente riducendo l’attenzione che dedichiamo alle revisioni (per giocare a Zelda o andare al mare poco importa) tanto da arrivare a non avere prove sufficienti ne per accettare ne per rigettare un articolo. Detto in altri termini, non siamo in grado di approfondire più nulla, ma soltanto di passeggiare su cose che già sappiamo, prossime al nostro seminato, oppure chiedere ad Internet.

Oggi che viviamo nell’epoca delle cryptovalute e stiamo imparando ad esportare il concetto di blockchain ad altri campi, perché non proviamo ad abbandonare l’attuale sistema di revisione per appoggiarci ad un sistema pubblico, immodificabile e distribuito?

La butto li. Qualcosa tipo una serie di “nodi di review” nei quali diversi soggetti contribuiscono alla review in una specie di registro pubblico, in cui ogni contributo sia tracciabile e che non sia modificabile in base … alle occupazioni del weekend?

Sicuramente la cosa va declinata meglio, ma almeno potrebbe essere un’idea…

WU

ok@+6&kPsN&>!?^% – La password perfetta?!

Vi sfido a trovarne di sempre più complicate (ovviamente quella nel titolo è puro massacro casuale da tastiera), come se non bastasse la sfida che vi lanciano i vari siti di sottoscrizione con i vari vincoli che ci mettono:

  • almeno 8 caratteri
  • almeno maiuscole e minuscole
  • almeno 1 carattere numerico
  • almeno un carattere speciale
  • almeno me la riuscissi a ricordare…

Il punto, infatti, non è tanto creare password complesse a caso, ma ricordarsele senza dover fare ad ogni accesso la procedura di recupero password (che è in molti casi il io personale metodo di accesso che trovo più veloce ed efficiente che lambiccarmi il cervello cercando di ricordare l’alternanza di caratteri a caso che posso aver inventato).

Ovviamente la password sono tanto più sicure ed in-decodificabili quanto più complesse, lunghe, alfanumeriche ed immemorabili sono.

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Ad ogni modo un metodo (che meno male che me lo ha confermato questa ricerca altrimenti non avrei davvero saputo a che santo votarmi…) per ricordare password anche mediamente complesse esiste. Anche se devo ammettere che l’articolo è assolutamente ben fatto e piacevole da leggere, anche per chi parte con ampi pregiudizi a riguardo.

As of 2011, available commercial products claim the ability to test up to 2,800,000,000 passwords a second on a standard desktop computer using a highend graphics processor. If this is correct, a 44-bit password would take one hour to crack, while a 60-bit password would take 11.3 years

4 parole a caso sono mediamente sufficienti per rendere una password virtualmente indecifrabile da hacher, computer o intelligenze artificiali in un tempo ragionevole. E come faccio a memorizzare quatto parole a caso che forse fr loro non centrano assolutamente nulla? Semplicissimo (e vecchio come il mondo): mi creo una bella filastrocca mnemonica, una piccola poesia, due versi in rima, un mantra ripetitivo o quello che vi pare.

Ovviamente alla ricerca fa seguito un bel web-based tool che genera versetti a caso (rigorosamente senza senso, altrimenti la nostra memoria non funziona!) per aiutare anche le menti più pigre.

Mi vengono in mente due considerazioni, relativamente banali:

  • – chi mi garantisce che il tool stesso non si conservi una copia del versetto e provi la risultante password a caso (o la usi come base di partenza) negli account degli utenti che hanno utilizzato il tool stesso?
  • anche ammesso che mi inventi un poemetto fighissimo in cui troneggia l’assenza di senso compiuto, come diavolo faccio a convincere i vari siti di sottoscrizione che la mi password è abbastanza sicura anche senza mettere, numeri, maiuscole, caratteri speciali etc, che rendono di certo la filastrocca non sufficiente alla memorizzazione della password?

Fantasmagoriche (e per questo facili da memorizzare) filastrocche sonno dietro l’angolo nascondendo in realtà stringhe di 60 bit assolutamente indecifrabili. :

  • Fox news networks are seeking views from downtown streets.
  • Diversity inside replied, Soprano finally reside.
  • Sophisticated potentates misrepresenting Emirates.
  • The shirley emmy plebiscite complaint suppressed unlike invite

Diciamo che considero a priori alcune password da associare a cose per le quali richiedo questo livello di sicurezza (molto poche a dir la verità) mentre per tante, tantissime altre mi basta una stupida password per soddisfare i vari vincoli dati (per poi affidarmi al sistema di recupero password 🙂 ).

WU

Detto, ovviamente benissimo in questo Randall

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Lo scorrere del tempo a Springfield

Ci hanno cresciuto per generazioni non invecchiando mai. Ci hanno fatto vivere i disagi e gli eccessi dell’infanzia dell’adolescenza, della maturità, ma sempre senza crescere mai. Ci hanno fatto notare gli eccessi della nostra società da ormai trent’anni, ma sempre senza crescere mai.

Si, i Simpson non invecchiano (e qui XKCD lo nota elegantemente).

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E questo, credo, che ce siamo accorti tutti semplicemente guardando qualche episodio in compagnia dei nostri genitori da piccoli, poi da soli nell’età della ragione/ribellione/possibilità e poi guardandoli ancora accanto ai nostri figli (o al nostro essere ancora figli?). Ma Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie (oltre che tutto l’universo di Springfield) non hanno ne una ruga in più ne un pensiero diverso da quelli che competono alle loro età.

E non devono farlo. Non devono cambiare lo stereotipo di ciascuno di loro solo perché (per noi mortali) gli anni passano.

La loro bellezza, il loro fascino e la loro immortalità sta proprio nel loro essere simboli, nell’essere stereotipi di “una famiglia tipo”, con ciascun membro nella sua “età tipo”. Se invecchiassero dovremmo scoprire come Bart diventa maggiorenne (… e poi magari prendere il posto di un Homer a caso?)? E ci interessa sapere come Maggie affronta la vecchiaia e gli acciacchi? E come regge il loro rapporto di coppia quando raggiungono le nozze d’oro?

No. Non è questo il senso, non è questo che vogliono dirci. Ci interessa vedere come tutti i membri dell’allegra famigliola affrontano le beghe proprie della loro età (ciascuno la sua, come riferimento) e sono quelle a cambiare con il cambiare della nostra società nell’ultimo trentennio. Ci sarà sempre un bimbo (un Bart equivalante) con il suo sguardo, le sue marachelle ed i suoi dubbi; ci sarà sempre un genitore alle prese con tale bimbo e ci sarà sempre qualche testa calda che cerca di trarre il massimo (o almeno qualcosa) dal nostro essere su questo pianeta.

WU

PS. Si, ricordo qualche episodio con i ragazzi cresciuti ed i genitori invecchiati, ma come dimostra il blando ricordo non hanno e non possono avere per il significato stesso della famiglia, grande successo…

Two-ended cone

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Questo per quanti si aspettano ancora l’elfo con il pentolone pieno di pepite. I tempi sono cambiati… anche se non per forza in maniera così scientifico-purista come la vede Randall qui.

Il concetto di superfici senza bordi mi ha sempre affascinato (facilmente generalizzabile a tutte quelle topologie strane figlie del Nastro di Moebius), ma il pensiero che ciò che vediamo è in effetti contenuto in un doppio cono effettivamente non mi ha mai sfiorato.

Ed ancora più notevole l’alt-text che ci ricorda che essendo la retina la parte esposta alla luce del nostro cervello, se noi pensiamo a dell’oro mentre guardiamo l’arcobaleno (per tutti coloro che non hanno la forza e la bravura di abbandonarsi semplicemente alla bellezza del creato) allora abbiamo oro a tutti gli estremi dei coni.

Ora la considerazione che mi viene da fare è, ma dato che praticamente nel sole abbiamo una fornace nucleare che genera un po’ tutto quello che ci circonda (dalla materia all’energia), il concetto che viviamo in un cono nel cono che ha vertice nel sole potrebbe applicarsi a tutto; e come non pensare al mito della caverna di platonica memoria?

Elucubrazioni fisico-filosofiche in libertà…

WU

Interferometria

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Non è proprio così semplice (come qui ci illumina XKCD), ma effettivamente è così affascinante. E’ praticamente un’applicazione del principio di sovrapposizione. Un’onda elettromagnetica risultante dalla combinazione di onde separate ha proprietà che sono legare alle onde originarie.

Ora, se le due onde hanno la stessa frequenza può accadere che l’interferenza sia costruttiva, quando le due onde sono in fase, o distruttiva, quando sono fuori fase.

Operativamente, le onde sono spesso radio o laser e la variazione di intensità dell’onda risultante su un rilevatore da una misura dell’entità e del tipo di interferenza fra le due onde originarie. Il metodo ha un incredibile risoluzione e consente di non dover realizzare telescopi/radiotelescopi/rilevatori in generale con estensioni immani, ma semplicemente due o più sorgenti a metri/chilometri/milioni di chilometri di distanza. Il “telescopio” virtuale risultante ha uno specchi di diametro equivalente alla distanza fra le sorgenti (ed è, quasi, indipendente dalla dimensione della singola sorgente)… wow!

Si, abbiamo scoperto così le onde gravitazioni (e non quelle di gravità). E’ così che osserviamo la Terra nei più piccoli dettagli, che determiniamo il moto di stelle binarie o di pianeti extrasolari. Il contro? Una mole non indifferente di dati da post-processare e combinare via software, di certo molto più economico ed affidabile di uno specchio da centinaia di km.

Se solo funzionasse anche con gli esseri animati. E perché fermarsi ai cani? Due menti “in sintonia” che agiscono come un’unica enorme mente a km di distanza? Troppo panteismo? Un po’ di antiche reminiscenze di Gaia? Olismo esasperato? Di sicuro tutti o anche una combinazione di essi, ma da qualche parte al mondo un’altro fesso che sproloquia come me su queste cose, in questo momento, ci deve pur essere (almeno per tranquillizzare l’omino del mio cervello). Che poi non (s)ragioniamo come un’unica mente è assolutamente ovvio ed assolutamente un bene.

WU

Problemi formato excel

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L’unico punto fermo è che inizio la giornata “with lots of problems”. Frase che si applica benissimo praticamente a tutte le mie mattine, fine settimana inclusi. Possiamo dire che io mi fascio la testa inutilmente (potenzialmente vero), possiamo dire che è una fase della vita (potenzialmente vero), ma dobbiamo dire che un modo per risolversi, a maggior ragione “in blocco”, non l’ho ancora trovato.

Non mi sto lamentando, sto constatando, grazie a questo XKCD, che non sono un patologico caso isolato.

Che siano problemi logistici, familiari, lavorativi, organizzarli e catalogarli è una cosa che aiuta. Lo capisco, non lo faccio (… men che meno con uno spreadsheet con cui già devo combattere quotidianamente). Diciamo che non so farlo. Non sono in grado di fare una scaletta “di priorità dei problemi”, diciamo che mi limito a (cercare di) risolvere o i più facili o i più urgenti.

Praticamente quando sono di spalle al muro (uno spreadsheet mi aiuterebbe a rendermene conto?) mi rimbocco le maniche; tanto quotidianamente uno scoglio da superare lo trovo (tutto sommato credo mi potrebbe mancare se non lo trovassi), che poi ci riesca o che ci riesca bene è tutto da vedere. Direi che qui è più una questione statistica: dati n problemi, provate n soluzioni, una decente potrebbe anche venir fuori.

Uno spreadsheet te lo farebbe vedere sicuramente meglio…

WU

PS. E notevolissimo anche l’alt-text: “I started off with countless problems. But now I know, thanks to COUNT(), that I have “#REF!ERROR: Circular dependency detected” problem“.

Praticamente l’apoteosi dello strumento sul contenuto.