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Idee per astro-popo?

Oh, e questo?

Space Poop Challenge

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Si, Poop, significa proprio quello. Effettivamente gli astronauti, oltre a fare i fighi nelle loro belle tute, con i loro tweet e con qualche foto mozzafiato anche anche le stesse necessità fisiologiche di noi mortali.

Quando natura chiama quello che non possono fare è semplicemente correre in bagno a liberarsi. Un po’ come i bambini sono quindi costretti a portare … un pannolino.
Soluzione abbastanza semplice (che comunque ci ha consentito di conquistare lo spazio , almeno quello vicino a noi), ma non tanto igienica. Si, non c’è nessun genitore premuroso che immola il proprio olfatto ed esegue cambi volanti e, date le condizioni nelle quali i “poveri” astronauti devono operare è possibile anche il pannolino sporco non sia sostituibile prima di qualche ora… con tutto ciò che ne consegue.
Siamo quindi all’aspetto più prosaico della faccenda:

The agency is asking innovators to create fecal, urine and menstrual management systems for spacesuits, that would work for up to six days. Up to $30,000 in prize money is up for grabs.

Solutions should provide for urine collection of up to 1L per day per crew member, for a total of 6 days. Fecal collection rates should be targeted for 75 grams of fecal mass and 75 mL fecal volume per crewmember per day for a total of 6 days duration. Menstrual collection systems should handle up to 80 mL over 6 days.

Ok, si chiede quindi di dare qualche buona idea alla NASA per risolvere la faccenda, anche e soprattutto in vista dei lunghi-lunghissimi viaggi che abbiamo in programma (Marte non si avvicinerà a noi, al più possiamo cercare di andare più veloci, ma non sarà di certo questione di qualche settimana o pochi mesi).

Ovviamente ci sono dei requisiti minimi da rispettare (E no, un classico WC con sciacquone non funziona nello spazio):

In the event of cabin depressurization or other contingency, crew members may need to take refuge in their launch and entry suits for a long-duration: 144 hours. […] The crew member will have less than 60 minutes to get into and seal their spacesuit. To ensure the crew member’s safety, the solution .needs to take no more than five minutes to set up and integrate with the spacesuit. […] Requirement that the system work in microgravity, in a pressurized spacesuit

Ovvero, deve essere una cosa abbastanza ingegnosa per tener lontano dagli orifizi umani tutto ciò che vorreste tener lontano anche sulla terra.

Le idee vanno presentate entro il 20.12.16 ed il vincitore (ricordo i 30000$…) sarà annunciato il 31.01.17.

Io inizio a pensarci

WU

PS. Ovviamente la cosa che mi colpisce di più è che a fronte di “soli” 30000$, che diciamocelo per la NASA sono come il resto dei ramini al supermercato per me, “gli scienziati” si portano a casa l’esclusiva di un bel paccotto di idee che diventano “magicamente” loro…

Innovators who are awarded a prize for their submission must agree to grant NASA a royalty free, non-exclusive, irrevocable, world-wide license in all Intellectual Property demonstrated by the winning/awarded submissions.

Una volta a settimana

La frequenza del rapporto sessuale in una coppia è sempre stata sbandierata come emblema di solidità e felicità del rapporto. Ora, senza puntare agli estremi (tipo rapporti una volta al mese, o peggio, magari discutendo della spesa o del menù 😀 ) la domanda sorge spontanea (in base al livello di perversione del singolo): ma veramente esiste una relazione fra frequenza dei rapporti sessuali e felicità?

Beh, attraverso una bella analisi statistico-sociale (…il genere di “studi” che adoro) su ben 30645 cavie l’articolo Sexual Frequency Predicts Greater Well-Being, But More is Not Always Better ci da la risposta.

[…] we demonstrate that the association between sexual frequency and well-being is best described by a curvilinear (as opposed to a linear) association where sex is no longer associated with well-being at a frequency of more than once a week […]

Avete capito bene. Una volta a settimana è una specie di limite, con buona pace di molte “pubblicità progresso”. Una frequenza maggiore di una volta a settimana serve solo per i rapporti interpersonali, ma non per la felicità (e voglio vedere un indice numerico per misurarla!) del singolo.

Più in dettaglio. Se siete impegnati in una relazione, una volta a settimana è il limite della vostra felicità; se siete single non vi è alcun legame con la vostra felicità (e non provate a contraddire la Scienza). Parlando solo di coppie impegnate: la correlazione fra sesso e felicità va a saturazione e si “stabilizza” su una frequenza di una volta a settimana.

[…] sexual frequency had a curvilinear association with relationship satisfaction, and relationship satisfaction mediated the association between sexual frequency and well-being.

Attenzione! La ricerca, letta da un’altro punto di vista ci sta dicendo: meno di una volta a settimana rende infelici!

WU

PS. Non candidato, per quanto ne so, ad alcun IgNobel. Scandaloso!

WUMP! … ancora

Il concetto è relativamente semplice da capire, molto meno da accettare: certe cose, semplicemente, non si possono imparare.

Un medico una volta mi disse: chi nasce tondo non può morire quadrato.

Dobbiamo ineluttabilmente accettare che per quanti sforzi e quante sovrastrutture saremo in grado di metterci addosso il nostro vero io uscirà sempre fuori in alcuni momenti. In genere quando abbassiamo la guardia, quando ci togliamo la maschera e smettiamo di fingere. Impariamo, fortunatamente, dall’esperienza, ma ricaschiamo (spesso letteralmente) non appena il cuore mette da parte il cervello (CB, non lo faresti per un million dollars, vero?!)

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Non credo di essere bravo a nascondere, lo faccio come tutti, cado sempre sugli stessi palloni.

WU.

PS. Non credere alle lacrime di nessuno, Chalie.

Amanti e bottoni

… il genere di correlazioni assurde (tanto meglio se suffragate da dati sperimentali o modelli che dovrebbero dare spessore scientifico alla cosa ) che mi fa veramente impazzire.

Passerei ore a mettere insieme cose che non c’entrano nulla e vedere che legame potrebbero avere in comune . A volte lo faccio (e di certo non mi pagano), molti altri lo fanno (spesso sono anche pagati) con egregi risultati.

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TruthFacts qui si esibisce in una discutibile legge.

Discutibile (IMHO) non tanto per le due variabili che mette assieme, ne per la correlazione lineare che stima, ma solo per il fatto che parta da 0. Giorni incravattati e derive psicopatiche a parte trovo decisamente impossibile serrarmi nella camicia (di forza, come dovrebbe effettivamente essere) da cima a fondo.

Quindi ora devo solo scoprire chi è la mia amante…

WU

PS. Effettivamente anche il fatto che una camicia ha bottoni limitati potrebbe essere una sorta di limite superiore … per qualcuno.

Di umani cipigli

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Sarà che è più facile, sarà che è più conservativo, sarà che spesso non sappiamo fare altro, ma il fatto è che le cose stanno cosi. E’ più facile, molto più facile affrontare il prossimo piuttosto che sorridergli.

Anche i più “buoni” (qualunque accezioni voi riusciate a trovare a questa parola quando si parla di rapporti umani, dato che io non sono i grado di darne una seria definizione) fra noi hanno inconsciamente nel profondo una linea di cipiglio. Almeno il cipiglio è di base (eh si, cari religiosi o finti tali…), poi si arriva anche alle sua sfaccettature e dunque al cipiglio guerrafondaio che ha vittoria facile su pletore (magari) di sorrisi disarmanti.

E non aggiungo qui nessuna frase che inizi con “Eppure…”.

Anzi, nella maggior parte dei casi, ancor prima di entrare in una immotivata e senza vinti ne vincitori guerra con il prossimo partiamo già illazionando circa i suoi sogghigni. Mica possono essere veri sorrisi, no!?

Il punto è che anche se siamo tutti nella stessa barca non riusciamo ad immedesimarci in nessun altro.

WU

Lo sbadiglio empatico

E rieccomi imbattuto in un’altro di quegli studi che mettono in dubbio ciò che credo esser “importante”; parola usata, in questo caso, come sinonimo di “degno di essere oggetto di studio”.

Che lo sbadiglio sia contagioso è cosa ben nota (se lo chiedevo a mia nonna, senza alcuno studio scientifico e senza neanche la quinta elementare, mi avrebbe risposto con una punta di compassione per la domanda idiota).

Che vi sia un legame diretto fra il contagio ed il legame sociale fra le persone, invece, mi pare un risultato del tutto nuovo. Quanto più è stretto il legame sociale tanto maggiore è il contagio dello sbadiglio; vi immaginate che carneficina in una normale famigliola…

She more than he: gender bias supports the empathic nature of yawn contagion in Homo sapiens è uno studio (o meglio quella che chiamo una indagine sociale) che rivela, infatti, che alla base del contagio vi sia un meccanismo empatico, tipico di noi esseri sociali.

Tale empatia (quella capacità di identificare il linguaggio non verbale di chi ci sta di fronte, riprodurla ed assumerla quindi spontaneamente quando ci sentiamo nella stessa situazione) è soggetta ad un meccanismo di deformazione che è legato alla vicinanza sociale tra chi lancia e chi riceve questi segnali. In pratica ci immedesimiamo nell’altro e quanto più questo ci è vicino tanto più facciamo nostri i suoi sbadigli (…e di certo non solo quelli). Alla base di tutta questa “emulazione” vi sono i neuroni a specchio, ovvero quelle cellule che si attivano quando compiamo un’azione per emulazione, semplicemente vedendola compiere.

E c’è di più (o meglio, lo studio asserisce di più): il contagio dello sbadiglio ha molto più effetto sulle donne che sugli uomini. 55% vs 40% (su un campione di 48 uomini e 56 donne “osservati” per 5 anni). Viva viva la correlazione sociale.

La cosa mi mette naturalmente in guardia, rendendomi guardingo sul dove ed in presenza di chi sbadiglio.

WU

PS. Ed in breve potrei anche minimizzare: le donne sono più empatiche degli uomini. Beh, me lo aspettavo.

PPSS. E non posso fare a meno di soffermarmi sul fatto che non è il primo studio di questo tipo e che in sudi precedenti “Approximately 40–60% of healthy humans were never observed yawning in response to a yawn stimulus under laboratory conditions”. L’approccio scientifico a questi fenomeni mi lascia sempre un po dubbioso…

Modi & Modi

E’ tutta una questione di modi (e mi rendo conto di esserne spesso privo). Anche la cosa migliore, la proposta più accorata, quella cosa a cui non puoi dire di no, posta male (o forse semplicemente con troppa schiettezza) rischia di sembrare la peggior idea del mondo.

Lo dico come riflessione a latere di eventi odierni e come sempre stressando la rete mi imbatto in questa striscia di Pearls before Swine (magicamente odierna!) che esprime molto bene il concetto…

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E non sto parlando (solo) di situazioni in cui è il doppiosenso a farla da padrona, e la naturale (?) predisposizione dell’essere umano al fraintendimento; mi riferisco anche a tutte quelle situazioni in cui animati da buone intenzioni passiamo un messaggio parziale (nel migliore dei casi) o opposto al nostro interlocutore. Senza dire che poi entra in gioco anche il rapporto pregresso fra persone oppure l’impressione a pelle che se ne ha.

Il rischio di sembrare sgarbati, faccendieri o doppiogiochisti è sempre molto alto nelle interazioni umane, ma un uso sapiente delle parole e dei modi è una di quelle cose che aiuta (nel caso dotati di buone intenzioni) o nasconde (nel caso invece siano le cattive intenzioni ad animarci).

Quindi, mi viene il legittimo dubbio se, quando mi trovo dall’altra parte e ricevo proposte “ben fatte”, mi trovo davanti una situazione di pericolo o una sincera ed onesta possibilità ben espressa. Che la comunicazione sia uno degli aspetti praticamente unici dell’essere animale è fuori di dubbio, ma che sia al contempo veicolo di sincerità ed inganni è assoluta prerogativa dell’essere umano.

Io ho problemi con le persone o semplicemente mi fascio troppo la testa? Devo capire meglio come prendere questo mondo.

WU