Tag: tristezza

Ormai è tardi

Per quello che vale, non è mai troppo tardi, o nel mio caso troppo presto, per essere quello che vuoi essere. Non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi, puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo. Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio, spero che tu viva tutto al meglio, spero che tu possa vedere cose sorprendenti, spero che tu possa avere emozioni sempre nuove, spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi, spero che tu possa essere orgogliosa della tua vita e se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.

[Benjamin Button]

In fondo, anche se spesso siamo portati a crederlo, non siamo alberi. Meglio un tentativo, magari un errore che la stasi o il nulla.

Ve lo ricordo, me lo ricordo… sforzandomi di stare alla larga dalle varie quote e frasi motivazionali che vanno ormai di moda solo per mettere uno stato su qualche social e mi lasciano un po’ di amaro in bocca sulla reale comprensione delle stesse da parte dei loro “fruitori”.

WU

PS. E’ un film che, forse immotivatamente, mi mette sempre tanta tristezza.

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I commenti della morte

Oggi, vestito da internauta demente (ammesso che ne esistano ancora), mi sono lasciato convincere da un titolo “acchiappa-click” ad aprire questa notizia (rigorosamente, per me, non odierna).

Già preparato al basso livello tecnico, allo stile da giornaletto ed a qualche iperbole per dare un effetto sconvolgente (che devo ammettere, con un po’ di disappunto, non ho trovato a sufficienza) mi sono letto la storiella dell’asteroide.

2015 TB145, asteroide che ci passerà vicinissimo, solo (!!) 1.27 distanze lunari, il 31 Ottobre prossimo, prontamente ribattezzato (… qualche verifica su questo secondo nome la farei…) asteroide di Halloween dato il periodo ha anche una forma inquietante che la nostra innata pareidolia ci aiuta a vedere come un bel teschione. Neanche fosse la Morte Nera travestita da pirata che ci viene a distruggere.

The Great Pumpkin (… altro nome preso pari pari dall’ “articolo”, peto venia) è un oggetto di circa 700 metri di diametro, un ex nucleo cometario, che NON ci distruggerà (… anzi, che non ci sfiorerà nemmeno) e la prossima volta che lo incontreremo sarà attorno al 2088 a sole (tanto per dire una parola a caso) 20 distanze lunari.

Ad ogni modo, preparato al peggio (… in tutti i sensi tranne in quello da scenario apocalittico di fine del mondo), leggo tutto l’articolo (comprese le citazioni a caso di Apophsis) fino ad arrivare alla riga commenti. E qui mi sono venuti i brividi. Anzi, per timore che venissero rimossi/cambiati/cancellati ho addirittura fatto un bello screenshot.

CommentiACazzo.png

Si spazia dalla politica (un minestrone completo PD-LEGA-FI-FDI-UDC-NCD) a photoshop a penterazioni doppie, bambole di carta e speranze apocalittiche. Manca solo un “Lei non sa chi sono io!” e poi siamo al completo.

Forse è così in tutti/tanti articoli del sito (non che ne sia un assiduo frequentatore), ma di certo in questo caso era questa la parte più rilevante dell’articolo!

WU (tristemente divertito)

PS. Ed il top è il tipo che commenta dicendo che i commenti sono idioti. Mitico! Mi interrogo se sia un paradosso…

Take a resume

Non riesco ancora a capire se questa notizia mi lascia un po’ triste o un po’ sorpreso, un po’ felice per il protagonista o un po’ deluso da questa società. Forse un misto di tutte, forse nessuna delle precedenti… forse coltivo ancora un po’ le mie sensazioni e mi attengo a raccontare questa “notizia“.

David Casarez era uno “startupparo”, un figlio di questa new economy in cui micro imprese (soprattutto nel ramo information technology e soprattutto se ti muovi nella Silicon Valley) nascono e muoiono ad una velocità impressionante ed altrettanto velocemente riescono a tirar su fior di milioni (la cui origine ed il cui fine mi lasciano un po’ di dubbi… mi ricorda una potenziale struttura Ponzi, no?!).

Ad ogni modo, il “poveretto” in questione si è ritrovato per strada a seguito del fallimento dells sua startup. Riconoscendogli una certa flessibilità, un pensiero trasversale decisamente sviluppato ed un approccio “nuovo” (beh, più che altro vecchio, ma in una ottica “New Economy” direi decisamente … diverso), David non si è perso d’animo.

Armato di cartello (in una rivisitazione 4.0 degli uomini-sandwitch) che recita più o meno “Vagabondo avido di successo. Prendete pure un mio curriculum” si è piazzato ad uno degli incroci più trafficati di Mountain View (beh… non proprio alla periferia del mondo) in cerca di attenzioni.

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E le attenzioni non sono tardate. Un passante (sicuramente più di uno ardirei) si è fermato a prendere un curriculm e scattare una foto “all’imprenditore”. La foto è rimbalzata su Twitter e da li … la problematica è tornata sotto la gestione-internet (a cui questo post evidentemente partecipa). David è stato infatti sommerso di offerte di lavoro… e non esattamente da aziendine sconosciute.

David stanotte dormirà di nuovo su una panchina, ma è innegabile l’ingegno e l’individuazione di una strategia decisamente perfetta per l’occasione. Da farne tesoro per capire in che mondo viviamo ed in che direzione stiamo (vogliamo?) andando.

WU

Tristezza e malinconia

“Lloyd, non so perché ma ogni tanto mi sento triste”
“Questo perché sta confondendo tristezza e malinconia, sir”
“A me paiono identiche…”
“Anche al tramonto e all’alba il sole è alla stessa altezza, sir”
“E infatti le ombre sono uguali, Lloyd”
“Ma non lo è la luce che dopo arriverà, sir”
“Illuminante, Lloyd”
“Buona settimana, sir”

Facciamo troppa confusione. Troppo spesso. Sia nel senso che facciamo troppo baccano ed andiamo troppo di corsa per fermarci a leggere ed intendere le nostre emozioni, sia nel senso che al primo barlume di malinconia tendiamo ad etichettarlo come tristezza e “curarci”…

Non possiamo essere tristi, è un male! Mah… spesso si, spesso no. La tristezza è l’ombra che esalta la luce, la sfumatura che da i colori, e potrei sbrodolare a raffica. La malinconia, poi… non ne parliamo. Uno stato d’animo malinconico ci etichetta subito come non grati alla vita, ci mette in una posizione di poco rispetto nei confronti delle nostre fortune e darebbe ragione alla sorte se volesse punirci.

Perché (IMHO) malinconia non è sinonimo di lamentela e tristezza non è sinonimo di resa.

A volte un bel acquazzone estivo pulisce l’aria; a volte una bella tranche di malinconia ci fa riflettere un po. In fondo è un modo per crearci dei “piccoli” (sperabilmente) grattacapi che quanto meno rallentano il nostro corri corri e ci permettono di prendere coscienza della nostre emozioni.

Compresa la differenza fra tristezza e malinconia… che è poi in fondo soggettiva più che oggettiva.

WU

PS. Qui da Lloyd

Lloyd250618.png

 

Anatocismo

L’anatocismo è un metodo di calcolo degli interessi (e fin qui tutto bene…) per cui gli interessi maturati secondo una certa periodicità maturano altri interessi (…???…), cioè sono sommati al capitale dato in prestito in modo tale da contribuire a maturare altri interessi nei periodi successivi (aspetta, aspetta… rileggiamo bene).

Vediamo di capirci un po’ di più.

Stiamo parlando della produzione (capitalizzazione, pare si dica parlando in “banchese”) di interessi da altri interessi a loro volta resi produttivi.

Ma attenzione… gli interessi da cui partiamo potrebbero benissimo essere scaduti o non pagati! Ciò nonostante contribuiscono alla base del capitale su cui calcolare gli interessi.
Vediamo di capirci ancora di più… la cosa è potenzialmente molto pericolosa. Abbiamo, infatti, cercato di mettere i puntini sulle i (i.e. una pezza):

L’anatocismo è contemplato dall’art. 1283 c.c. secondo cui gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, purché siano interessi dovuti da almeno sei mesi. Pertanto, il giudice potrà condannare al pagamento degli interessi su interessi nel caso in cui venga provato che, alla data della domanda giudiziale, erano già scaduti gli interessi principali.

Quindi: gli interessi sugli interessi scaduti si dovrebbero pagare solo a seguito di una domanda giudiziale e comunque solo se sono dovuti da almeno sei mesi… in barba alla capitalizzazione trimestrale degli interessi che invece le banche continuano a fare (e qui giù di giurisprudenza…).

In parole ancora più semplici (vediamo se ci riesco), il pagamento degli interessi sugli interessi (interessi composti) non sono autorizzati dalla legge sulle quote di debito (sia capitale che interessi) che non sono state regolarmente pagate a scadenza.

L’anatocismo è un reato. E’ l’equivalente civile del reato di usura, penale. A differenza dell’usura, comunque, le sanzioni per la pratica dell’anatocismo (istituto nato praticamente assieme al concetto di prestito ad interesse) sono molto più blande. Si tratta solitamente di dover restituire le somme indebitamente percepite con relativi interessi legali (tipicamente molto modesti). Non poteva essere diversamente essendo un reato tipico di istituti bancari…

Anatocismo: pericolo, spesso sottovalutato (solo perché meno “noto” dell’usura ed in mano alle banche), a cui si espone un debitore.

WU

PS. Secondo me è anche penalizzato dal suo stesso nome; di origine palesemente greca è la crasi della parola “usura” (non a caso) e “di nuovo”… più chiaro di così.

Day Zero: 12.04.2018

… e non parliamo di qualche apocalittica previsione di numeroligisti improvvisati circa la fine del mondo. Il tema è leggermente (anzi, parecchio) più serio.

3.7 milioni di persone sulla costa ovest del Sud Africa stanno per rimanere senza acqua. E non parlo, come se la necessità d’acqua dipendesse dal dove uno si trova, di tribù sperse nel deserto; parlo di Cape Town.

Una megalopoli che sta vedendo il suo bacino di acqua ridursi giorno dopo giorno: giorno “dell’apocalisse” stimato il 12.04.18. Secondo il corrente rateo di consumo di acqua potabile, infatti, per quella data i cittadini di Cape Town avranno completamente esaurito le loro risorse idriche e dovranno far appello a dei punti di distribuzione (diciamo “il triste piano B”) distribuiti per la città.

Detta così la cosa dispiace, ma tutto sommato è una di quelle notizie sufficientemente lontane da noi tanto da finire nel dimenticatoio ben prima del giorno del giudizio. Se invece vi facessi vedere “un’animazione” (in realtà una sequenza di immagini) costruita mediante le osservazioni di un qualche satellite che monitora lo stato del nostro pianeta forse la cosa colpisce leggermente (anche se finché non ci tocca direttamente non ci colpirà mai abbastanza) di più.

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Ad oggi le più grandi scorte d’acqua della città mantengono cumulativamente solo il 26% delle risorse idriche (la più grande diga è al 13% del suo livello nominale); e stiamo parlando di un bacino che ospita “nominalmente” 898,000 megalitri di acqua potabile! E ‘è di più: l’ultimo 10% di acqua delle riserve è difficilmente utilizzabile (è praticamente come pescare dal fondo di un barile…).

Day Zero will happen when the system’s stored water drops to 13.5 percent of capacity. At that point, the water that remains will go to hospitals and certain settlements that rely on communal taps. Most people in the city will be left without tap water for drinking, bathing, or other uses.

Ed ovviamente la cosa ha messo parecchio sull’allerta le autorità cittadine che sono arrivate a stilare a riguardo un “Disaster Plan“.

WaterCapeTown1.png

Theewaterskloof was near full capacity in 2014. During the preceding year, the weather station at Cape Town airport tallied 682 millimeters (27 inches) of rain (515 mm is normal), making it one of the wettest years in decades. However, rains faltered in 2015, with just 325 mm falling. The next year, with 221 mm, was even worse. In 2017, the station recorded just 157 mm of rain.

In queste situazioni una delle poche cose che conforta l’uomo è andare a ritroso per vedere se è proprio colpa sua o se nella storia eventi del genere si sono già verificati (dividendo così la sua parte di responsabilità con i suoi avi). Ebbene, a Cape Town così poca acqua nelle riserve idriche si verifica circa una volta ogni 1000 anni come conseguenza di una serie di anni poco piovosi (ed un consumo insensibile alla disponibilità di acqua, ma questo non è registrato negli annali).

Ma i CapeTowniani sono effettivamente lungimiranti ed hanno già varato un piano di ampliamento di uno dei maggiori bacini che era inizialmente previsto entro il 2024 e che è stato anticipato al 2019 (tra il dire ed il fare… ma almeno la lungimiranza mi pare ci sia). Ovviamente tale piano va di pari-passo con decreti ed atti per sensibilizzare la popolazione sull’uso dell’acqua potabile (forse dovrebbe essere un monito costante mondiale…), vietata per usi non strettamente necessari. Target: usare meno di 50 litri di acqua per persona al giorno (scommetto che c’è gente che non ha questa disponibilità in una settimana).

WU

La famiglia tradizionale

Ma dico io, siamo nel 2018 neanche fossimo nel 1820 (anno a caso durante il quale erano sicuramente più open mind di quanto ci vantiamo di esserlo oggi) … Mi date una definizione che mi convinca (cosa non facile), che non suoni come bigotta, catto-comunista, qualunquista, buonista, demagogica, stupida di “famiglia tradizionale”.

Si può essere d’accordo o meno sulle unioni civili, coppie di fatto, famiglie allargate e qualunque altro “abominio” secondo una morale che ormai sono felice di non capire più, ma bisogna proprio avere queste uscite per fare campagna elettorale?!

E poi, da quale pulpito… Ammesso che tradizionale=matrimonio, ed ammesso che tradizionale=figli dopo il matrimonio, La proponente di tale slogan non ha nulla di tradizionale. Oppure il suo concetto di tradizionale è diverso, di certo cosa possibilissima.
Praticamente vale tutto, basta chiamarlo “tradizionale” e far indignare qualcuno. Non mi piace sparlare, non mi piace trattare di temi pseudo-politici qui, non mi piace dare l’impressione di giudicare gli altri, ma proprio servito su un piatto d’argento non posso esimermi…

Allora, viva la famiglia quanto meno tradizionale possibile purché la sera te ne vai a letto stanco e contento.

WU

PS. Ed internet, ovviamente, non perdona (e non deve farlo):

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