Di grande aiuto fu il suo consiglio

Avete presente quando sentite una frase che vi dice, ma vi suona abbastanza strana? Avete presente quando cogliete il senso di una frase, ma c’è qualcosa in quello che avete sentito che disturba il modo solito in cui percepite una data frase?

Beh, è altamente probabile che siate in presenza di una anastrofe (che poi la cosa sia voluta o meno da parte del vostro interlocutore potete approfondirlo…). Si tratta, praticamente, di una figura retorica che consiste nell’inversione dell’ordine abituale di un gruppo di termini.

Inutile dire che è una figura ampiamente usata nella poesia o nella “prosa colta” e che spesso da all’interlocutore di ascoltare chissà quale asserto semplicemente perché suona un po’ diverso dal solito (approccio un po’ ampolloso, forse, ma che non disprezzo… mi da l’idea di un testo di altri tempi, di altri luoghi).

“eccezion fatta”, “cammin facendo”, “divina provvidenza”, “di me più degno”, vi dicono qualcosa?

Chiudo ovviamente con una citazione leggermente più degna:

Sempre caro, mi fu quest’ermo colle” (e non “Questo colle ermo mi fu sempre caro“… meno male che esiste l’anastrofe)

Posso banalizzare con un anastrofe: parole in disordine. Banalizzando un po’ meno: funzionali piccolezze retoriche.

WU

PS. Dal greco (ma va?!) anastrofhe che vuol dire niente meno che “inversione”.

PPSS. Ora devo anche dire, per di completezza amor, che l’anastrofe è una figura retorica simile (ma evidentemente non uguale) all’iperbato. In quest’ultimo caso, infatti, la figura retorica separa due termini che dovrebbero essere vicini… tipicamente per dargli più rilievo.

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Ipnotica rapsodia

Vita reale? Fantasia? Mi sento incastrato, sotto una frana, travolto dalla realtà. Senza scampo, ma apri gli occhi. Alza lo sguardo, c’è il cielo sopra di te.

Sono un povero ragazzo, indolente, che si lascia trasportare e che soprattutto non vuole essere capito. Non ne ho bisogno. Qualunque cosa io dico e voi facciate il vento continua a soffiare, ed a me non importa.

Ah, mamma, quasi dimenticavo, ho appena ucciso un uomo. Pistola alla testa, baam, ed ora è morto. La vita, la verità è che mi sento perso, non so chiedere aiuto e spesso mi pare anche io non sia ascoltato. La vita era appena agli inizi, l’ho buttata via. Vediamo cos’altro possiamo fare. La cosa che mi affligge di più è farti piangere mamma. non farlo, va avanti come se nulla fosse successo.

Addio a tutti, devo andare. Devo lasciare questo scorcio di fantasia ed affrontare la dura realtà, la verità. Forse stò per morire, non voglio, vorrei non essere mai nato. E’ la mia richiesta di auto, il mio urlo. Mi pare lasciato inascoltato.

Sono solo un povero ragazzo, indolente, di povera famiglia. non mi sento voluto bene ne compreso. Lasciatemi solo andare. Mamma, lasciami andare. So che non lo farete, non volete farlo. Avete ciascuno i suoi buoni motivi, ma non mi state aiutando. Lasciatemi andare.

Pensate di potermi amare, odiare, sputare in un occhio o lapidare, ma vi sbagliate. Lasciatemi solo andare. Devo solo uscire dritto via da qui. Nulla più mi importa e niente veramente importa. Lo riuscite a capire? Il vento continua a soffiare indifferente, ed a me non importa.

WU

PS. Dopo aver divagato, rigorosamente a caso, su diversi “testi sacri” (tipotipo, tipo, tipo, tipo, etc.) non potevo far mancare questo alla mia personalissima collezione.

Devo anche dire che è un testo forse vittima del suo stesso successo (e dei recenti trionfi cinematografici), anche se ad un occhio leggerissimamente più attento il capolavoro non sfugge.

Lo spunto mi è stato dato da questo ipnotico video realizzato con Line Rider. Applicazione veramente simpatica (… per veri loiteringusers, insomma).

Carneade di Cirene

… e non dite che non lo conoscete! Anzi, ditelo! Non lo conoscete praticamente per antonomasia. Come dire che non dovete conoscerlo. Ho già fatto casino in meno di tre righe…

Il soggetto in questione è un filosofo scettico vissuto fra il 214 e 129 a.C. E fin qui non credo di aver aggiunto nulla al fatto che non avete (abbiamo) idea di chi sia. Procedendo su qualche (assolutamente inutile in questo caso) dettaglio storico, Carneade di Cirene fu un filosofo abbastanza rinomato, della scuola di Atene, che non ha lasciato opere scritte di suo pugno… ma che è passato alla storia per altro.

Carneade! Chi era costui?” ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l’imbasciata. “Carneade! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?” Tanto il pover’uomo era lontano da prevedere che burrasca gli si addensasse sul capo! [A. Manzoni, I Promessi Sposi]

Praticamente è entrato a far parte del nostro vocabolario … e non grazie a lui. Nel capitolo VIII de “I Promessi Sposi”, Don Abbondio è immerso nella lettura di un panegirico. Beh… il celeberrimo incipit del capitolo è: “Carneade! Chi era costui”. Frase che il Don pronuncia fra se e se trovando citato il filosofo di cui evidentemente non sa un granché.

Ora, per una serie di evoluzioni filologiche che trascendono dalla mia comprensione (e che IMHO sono molto figlie del caso e qualunque giustificazione leggessi la troverei più o meno forzata) tale incipit ha avuto un successo inaspettato, forse allo stesso Manzoni. Tanto da consentire a Carneade l’accesso al nostro vocabolario descrivendo, per antonomasia, una persona mai sentita nominare.

In realtà, volendo dare una ulteriore sfumatura all’accezione di “Carneade!”, non stiamo parlando di uno sconosciuto qualsiasi, bensì di un’illustre sconosciuto. Di una sorta di personaggio che potrebbe/dovrebbe/vorrebbe esser famoso di cui ne sappiamo fra il poco e nulla.

WU

PS. In realtà (chissà poi quale sarebbe la realtà della realtà), pare che Carneade non fosse neanche uno dei filosofi meno noti del suo tempo, anzi godeva anche di una certa fama. Manzoni utilizza l’incipit per sottolineare la scarsa cultura di Don Abbondio, ma poi il successo travolgente di “Carneade, chi era costui!” ha ironicamente collocato CArneade dall’essere semi-famoso ad essere sconosciuto per eccellenza. Quando si dice ironia della sorte.

PPSS. Carneade come sinonimo di illustre sconosciuto vale di certo in Italia dove l’influenza manzoniana nella lingua odierna è ancora molto forte. Chissà se all’estero (eg. in Grecia?) Carneade ha conservato parte della sua fama…

PPPSSS. chissà se il nome (ed i testi?) di Carneade fosse stati scritti in Sans Forgetica… 😀

come si chiamava? Sans Forgetica!

Quanto è facile leggere? Quanto è difficile leggere? Diciamo che dipende sostanzialmente da: quanto ci interessa ciò che stiamo leggendo (no, in questo senso, io non credo nell’esistenza degli stupidi, solo dei disinteressati), quanto difficile è ciò che stiamo leggendo (diciamo che se mi date un testo in burocratese, anche se mi interessasse, farei molta fatica a digerirlo…), in che carattere è scritto.

In mancanza di argomentazioni più profonde ( 🙂 ), soffermiamoci un attimo su quest’ultimo aspetto. Sans Forgetica è un carattere tipografico studiato per essere… difficile. Alcuni ricercatori della Royal Melbourne Institute of Technology volevano proprio un carattere difficile.

Ora, la domanda, più che legittima è: ma perché vogliamo un carattere difficile da leggere? Perché l’essere umano ha una solida costante: se non fa fatica non ricorda. Le cose troppo facili tendiamo a cancellarle presto dalla memoria; non hanno richiesto troppo sforzo (e, consentitemi una divagazione, credo sia questo uno dei problemi principali dell’attuale facilità di accesso alle informazioni che ci porta ad essere tutti tuttologhi senza però sapere veramente nulla).

Tornando a noi; un carattere difficile da leggere ci fa fare più sforzo e ci porta a ricordare meglio ciò che leggiamo. Almeno in teoria. Nel senso che uno sforzo maggiore nella lettura ci forza ad un’analisi più approfondita del testo che pertanto ci rimane automaticamente più impresso.

Sans Forgetica is a font designed using the principles of cognitive psychology to help you to better remember your study notes

La base psicologica/comportamentale è quello della “difficoltà desiderabile“; in breve: se ti sfido a fare qualcosa di leggermente al di fuori della tua zona comfort (che si riduce velocemente con la banalità delle mansioni), allora lo sforzo che ci metterai aiuterà le tue prestazioni a lungo termine. In questo caso lo sforzo nella lettura aumenta i risultati cognitivi e mnemonici.

San Forgetica è inclinato dal lato opposto rispetto ad un normale corsivo (il che già lo rende poco familiare per noi) ed alcune sezioni di alcune lettere sono rimosse così che l’occhio richiede qualche istante in più per identificarle (mi viene da dire… finché non impariamo a renderle familiari…). Il font è scaricabile da qui (… che è anche un sito ben fatto per provarlo on line).

Ah, non è la panacea di tutti i mali, ne il sacro Graal dell’apprendimento. Per imparare e ricordare qualcosa bisogna studiarla. Bastasse un carattere per essere tutti geni …

SansForgetica.png

WU

PS. Sono personalmente un fanatico dei caratteri da videoscrittura. Arial NON è Times, innanzitutto. PReferisco quelli senza grazie, ma non disdegno segni “di abbellimento). Ne esistono a paccate, come sapete, secondo me molto più belli, puliti e leggibili e … sconosciuti. Garamond? Bell MT? Più che aperto a suggerimenti :).

Insensibile, piacevolmente insensibile

C’è qualcuno li?! Suona di vuoto, ma se ci sei batti un colpo, fai un cenno. Cerco qualcuno. Chiunque va bene. C’è nessuno in casa?

Dai, coraggio, rispondi. So che c’è qualcuno in casa. E so anche che ti senti triste. Fidati di me. Non è facile, ma provaci. Posso rimetterti in sesto, posso provare ad aiutarti.

Il primo punto per poterti aiutare è che tu me lo consenta. Devi farti aiutare. E per fare ciò ti devi rilassare, mi devi guardare e, fidandoti di me, dirmi esattamente e senza mentirmi dove ti fa male. Ti rimetterò in piedi se me lo lasci fare.

Il dolore è sparito, stai guarendo. Ma non ne sei ancora cosciente, non ne sei ancora convinto. Parli, provi a parlare, le tue labbra si muovono, ma io non ti sento parlare.

Ti racconto la mia esperienza; da bambino ho avuto la febbre ed ero gonfio. Avevo le mani gonfie ed insensibili. E’ stata un’esperienza che ancora ricordo; è una sensazione che avverto di nuovo.

Sto diventando, di nuovo, piacevolmente insensibile.

Dai, vieni, una punturina e starai meglio. Non proverai più dolore, promesso. Forse un po’ di nausea; nulla di più.

Ce la fai ancora a stare in piedi; ti sto vendendo la guarigione; ti sto convincendo che sta funzionando; ciò è la base per farla funzionare. Questa punturina ti terrà in piedi ed arzillo per tutto lo spettacolo. Dai, esci di li, ora tocca a te.

Andiamo.

Dai, il dolore è sparito; stai risalendo la china come una nave in lontananza ondeggia onda dopo onda.

Ti racconto la mia esperienza; da bambino ho visto qualcosa muoversi con la coda dell’occhio. Un pericolo? Una opportunità? Mi sono girato, ma era tutto sparito. Non riuscii a capire cosa fosse. E’ stata una esperienza che ancora ricordo; è una sensazione che avverto di nuovo.

Sto diventando, di nuovo, piacevolmente insensibile.

WU

PS. Nemmeno a dirlo (e quasi mi vergogno ad averla stuprata)

E sogno a nord del tempio di Kansua

Solo in mezzo alla gente.

Guardi, vedi, osservi, ma non tocchi nulla, non vuoi toccare nulla. Ti senti strano, invisibile, trasparente ed in fondo vuoi esserlo. Vuoi non essere notato, vuoi muoverti nel tuo sogno, rimanere poco importante.

Resti fermo, la sabbia scende, ti sembra tutto lento, tutto ovattato, hai dei movimenti a rilento come immerso nell’acqua. Ma l’acqua è chiara e si fece nitidamente il fondo.
Sei solo, ti senti solo, ma in fondo non vuoi esserlo. Non vuoi sentirtici, mai.

E sogno.

Gli sei sempre più vicino, segui il tuo istinto che ti fa avvicinare a loro. Sagome dolci lungo il cammino, muri, bandiere, qualche rumore in lontananza, ma tu continui a camminare guidato dal suo senso.

Lei, intanto, china un po’ il capo per colpire tutti coloro che incontra per strada e che sono sbalorditi dallo stupore. Lo stupore di vederla li, di vederla camminare, di vederla riflettersi chiara in una tazza scusa ed in una stanza ancora più scura.

No, non vuoi esser solo mai.

Non lo sei.

WU

PS. Farneticazioni a caso su un testo colossale e su una solitudine dolorosamente tangibile nelle melodie del brano (legata d’altra parte ad un triste aspetto della vita privata dell’autore). Con tanto di scuse in anticipo per la commissione di parole prese in prestito, pensieri e divagazioni personali.

Qu’est-ce que c’est?

Vorrei sapere chi può tranquillamente asserire di saper affrontare la realtà. Anzi, ardirei nel dire che chi lo può sostenere sta sprecando la propria esistenza e dovrebbe spostare la sua asticella un po’ più in la.

Sono teso, sono nervoso, non riesco a rilassarmi, vivo la vita come una costante lotta, anche il mio letto mi pare in fiamme. Non riesco a dormire. Beh, che dirvi, sono al limite, forse sono anche oltre il limite. Non toccarmi.

Stai iniziando una discussione che sai non potrai mai finire. Pare tu stia parlando senza dire nulla. Sono io che ti sento ma non ti ascolto o effettivamente non hai contenuti nelle tue parole? Non ripetere cose già dette e già note. Quando non ho niente da dire le mie labbra sono sigillate.

Scappa, scappa lontano. Lontano da un assassino psicopatico. Cosa è? Chi è? Scappa; fidati.

Quella notte ho fatto cose che non racconterò. Quella sera mi sono lanciato verso la gloria.

Siamo vani e siamo ciechi. Odio le persone quando sono educate, sono false e nascondono la loro vera natura.

Assassino psicopatico.

WU

PS. Fin troppo facile

Better run-run-run-run-run away…

Umanità varia

Io ho una certa pratica del mondo. E quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà.
Pochissimi gli uomini, i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi, che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù, i pigliainculo, che vanno diventando un esercito.
E infine i quaquaraquà. Che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.
Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.
[1961, Il giorno della civetta, L. Sciascia]

Frase più che abusata, da un po’ tutte le classi politiche, da un po’ tutte le generazioni, da un po’ tutti i punti di vista (inclusi quelli che Sciascia intendeva “crocifiggere” con queste parole).

Pragmatica nella sua classificazione, ampia nella sua definizione. “scimmie”, “bambini”, “anatre”, concetti molto più profondi della parole che pretendono di riassumerli. Concetti buoni per guardare a destra o a sinistra in base a come vogliamo crogiolarci, giustificarci e proteggerci.

Io non ho ancora abbastanza pratica del mondo: uomini e mezz’uomini (sottoscritto compreso) non ancora conosciuti. Facile mettersi dalla parte del disilluso e dello scettico, molto più difficile trovare nomi (che non siano “per sentito dire” o “personaggi famosi”) da associare alle varie categorie.

WU

La morte di un poeta

A. D. 1973, il 23 Settembre a Santiago del Cile si spegneva un poeta che chiameremo, nome di fantasia, Pablo Neruda.

A. D. 1973, il 11 Settembre il Cile era caduto sotto la dittatura fascista di un dittatore che chiameremo, nome di fantasia, Augusto Pinochet.

Si da il caso che il nostro poeta era anche un attivo avversatore del suddetto dittatore. Che poi essere un avversatore nel suo ruolo di senatore, era praticamente come essere un accusatore (ora la smetto con queste rime di bassa lega). Al dittatore cileno (ma direi che il “dove” non è molto influente) le accuse non piacevano particolarmente tanto che il poeta risultava alquanto inviso agli occhi del potere (che in quegli anni ed in quei posti significava anche agli occhi della polizia di stato).

Neruda era notoriamente, o piuttosto ufficialmente, malato di cancro alla prostata. Con tale motivazione si ricoverò (?), forse per accertamenti, clinica Santa Maria in Cile durante un breve periodo in patria fra un esilio e l’altro. E qui subì una misteriosa, e potenzialmente letale, iniezione allo stomaco che avrebbe dovuto “alleviare il dolore” (chissà di chi ed in che senso…).

Benché malato al momento il poeta non era in fin di vita ed il fatto di avere un oppositore di istanza all’estero, sotto tiro in patria è effettivamente una ghiotta occasione. I sanitari della clinica in combutta con un un sicario (ed agente segreto CIA) al soldo del dittatore hanno (almeno in teoria diciamo che avrebbero potuto) orchestrato un sacrificale siparietto per far si che chi parlava bene, ma nella direzione sbagliata, la smettesse di blaterare.

Chiameremo il sicario Michael Townley, ovviamente altro nome di fantasia. Ed il soggetto in questione è anche sicuramente (nel senso che non si parla di illazioni, ma di prove) implicato nella morte di Salvador Allende (nome di fantasia), politico cileno socialista fermo avversatore del regime del dittatore. Quini prontamente eliminato.

Tornando al nostro racconto, comunque, pare che il poeta stesso si fosse accorto che l’iniezione aveva qualcosa di strano, a partire dal “dottore” che l’aveva praticata, proseguendo per gli strani arrossamenti dove gli era stata praticata per arrivare quindi alla inaspettata e repentina febbre conseguente ad essa. Invece che alleviare il dolore, il misterioso intruglio portò il poeta alla morte, nel letto della clinica nella quale era entrato da qualche giorno per accertamenti.

Il suo funerale divenne praticamente il primo momento di opposizione alla dittatura cilena.

I documenti “ufficiali” dell’epoca riportano tre diverse cause della morte (tumore, cachessia, insufficienza cardiaca) in altrettante copie del certificato. E le cartelle cliniche della struttura risultarono (praticamente dal momento stesso dell’accaduto) ovviamente sparite.

Il quadro è già sufficiente a dare un contorno noir al racconto, ma se si vuole ulteriormente completarlo si potrebbe anche dire che la salma del poeta è stata riesumata nel 2013 (40 anni dopo la morte!) proprio con lo scopo di identificare potenziali tossine letali o comunque cause della morte diverse dal tumore (beh, almeno per fugare possibili dubbi). Tale analisi non ha trovato nulla di eclatante, anche se è stato identificato un batterio di dubbia origine.

Spazio per continuare a elucubrare ce n’è a sufficienza, almeno fino a quando le origini naturali o artificiali, benigne o maligne del batterio non saranno accertate. Se da un lato l’eterno riposo del poeta non sta certo procedendo nel migliore dei modi, dall’altro il suo ergersi ad effige del regime dittatoriale lo ha reso altrettanto immortale almeno quanto la sua poesia.

WU

PS. Evito volutamente qualunque link; la rete è invasa di articoli semi-seri, titoli acchiappa clik ed immancabili bufale da complottisti incalliti.

Prospettive poetiche

Oggi è stata la giornata più brutta di sempre
E non provare a convincermi che
C’è qualcosa di buono in ogni giorno
Perché, se guardi da vicino,
Il mondo è un posto piuttosto malvagio.
Anche se
Un po’ di gentilezza ogni tanto traspare
La soddisfazione e la felicità non durano
E non è vero che
Sta tutto nella testa e nel cuore
Perché
La vera felicità si ottiene
Solo se la propria condizione è elevata
Non è vero che il bene esiste
Sono sicuro che sei d’accordo che
La realtà
Crea
Il mio atteggiamento
E’ tutto fuori dal mio controllo
E nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che
Oggi è stata una bella giornata.

Leggendo dal basso verso l’alto:

Oggi è stata una bella giornata.
E nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che
E’ tutto fuori dal mio controllo
Il mio atteggiamento
Crea
La realtà
Sono sicuro che sei d’accordo che
Non è vero che il bene esiste
Solo se la propria condizione è elevata
La vera felicità si ottiene
Perché
Sta tutto nella testa e nel cuore
E non è vero che
La soddisfazione e la felicità non durano
Un po’ di gentilezza ogni tanto traspare
Anche se
Il mondo è un posto piuttosto malvagio.
Perché, se guardi da vicino,
C’è qualcosa di buono in ogni giorno
E non provare a convincermi che
Oggi è stata la giornata più brutta di sempre

La Poesia è stata trovata in un pub londinese e l’autrice parrebbe essere l’adolescente newyorkese Chanie Gorkin.

WU

PS. Uno dei passaggi dello spettacolo di “Parole e Note live” (Che ho visto ieri sera… bellissimo), #paroleperilfuturo (credo che la dizione vintage dei cancelletto sia da sostituirsi con un più moderno hashtag)