Ipnotica rapsodia

Vita reale? Fantasia? Mi sento incastrato, sotto una frana, travolto dalla realtà. Senza scampo, ma apri gli occhi. Alza lo sguardo, c’è il cielo sopra di te.

Sono un povero ragazzo, indolente, che si lascia trasportare e che soprattutto non vuole essere capito. Non ne ho bisogno. Qualunque cosa io dico e voi facciate il vento continua a soffiare, ed a me non importa.

Ah, mamma, quasi dimenticavo, ho appena ucciso un uomo. Pistola alla testa, baam, ed ora è morto. La vita, la verità è che mi sento perso, non so chiedere aiuto e spesso mi pare anche io non sia ascoltato. La vita era appena agli inizi, l’ho buttata via. Vediamo cos’altro possiamo fare. La cosa che mi affligge di più è farti piangere mamma. non farlo, va avanti come se nulla fosse successo.

Addio a tutti, devo andare. Devo lasciare questo scorcio di fantasia ed affrontare la dura realtà, la verità. Forse stò per morire, non voglio, vorrei non essere mai nato. E’ la mia richiesta di auto, il mio urlo. Mi pare lasciato inascoltato.

Sono solo un povero ragazzo, indolente, di povera famiglia. non mi sento voluto bene ne compreso. Lasciatemi solo andare. Mamma, lasciami andare. So che non lo farete, non volete farlo. Avete ciascuno i suoi buoni motivi, ma non mi state aiutando. Lasciatemi andare.

Pensate di potermi amare, odiare, sputare in un occhio o lapidare, ma vi sbagliate. Lasciatemi solo andare. Devo solo uscire dritto via da qui. Nulla più mi importa e niente veramente importa. Lo riuscite a capire? Il vento continua a soffiare indifferente, ed a me non importa.

WU

PS. Dopo aver divagato, rigorosamente a caso, su diversi “testi sacri” (tipotipo, tipo, tipo, tipo, etc.) non potevo far mancare questo alla mia personalissima collezione.

Devo anche dire che è un testo forse vittima del suo stesso successo (e dei recenti trionfi cinematografici), anche se ad un occhio leggerissimamente più attento il capolavoro non sfugge.

Lo spunto mi è stato dato da questo ipnotico video realizzato con Line Rider. Applicazione veramente simpatica (… per veri loiteringusers, insomma).

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Carneade di Cirene

… e non dite che non lo conoscete! Anzi, ditelo! Non lo conoscete praticamente per antonomasia. Come dire che non dovete conoscerlo. Ho già fatto casino in meno di tre righe…

Il soggetto in questione è un filosofo scettico vissuto fra il 214 e 129 a.C. E fin qui non credo di aver aggiunto nulla al fatto che non avete (abbiamo) idea di chi sia. Procedendo su qualche (assolutamente inutile in questo caso) dettaglio storico, Carneade di Cirene fu un filosofo abbastanza rinomato, della scuola di Atene, che non ha lasciato opere scritte di suo pugno… ma che è passato alla storia per altro.

Carneade! Chi era costui?” ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l’imbasciata. “Carneade! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?” Tanto il pover’uomo era lontano da prevedere che burrasca gli si addensasse sul capo! [A. Manzoni, I Promessi Sposi]

Praticamente è entrato a far parte del nostro vocabolario … e non grazie a lui. Nel capitolo VIII de “I Promessi Sposi”, Don Abbondio è immerso nella lettura di un panegirico. Beh… il celeberrimo incipit del capitolo è: “Carneade! Chi era costui”. Frase che il Don pronuncia fra se e se trovando citato il filosofo di cui evidentemente non sa un granché.

Ora, per una serie di evoluzioni filologiche che trascendono dalla mia comprensione (e che IMHO sono molto figlie del caso e qualunque giustificazione leggessi la troverei più o meno forzata) tale incipit ha avuto un successo inaspettato, forse allo stesso Manzoni. Tanto da consentire a Carneade l’accesso al nostro vocabolario descrivendo, per antonomasia, una persona mai sentita nominare.

In realtà, volendo dare una ulteriore sfumatura all’accezione di “Carneade!”, non stiamo parlando di uno sconosciuto qualsiasi, bensì di un’illustre sconosciuto. Di una sorta di personaggio che potrebbe/dovrebbe/vorrebbe esser famoso di cui ne sappiamo fra il poco e nulla.

WU

PS. In realtà (chissà poi quale sarebbe la realtà della realtà), pare che Carneade non fosse neanche uno dei filosofi meno noti del suo tempo, anzi godeva anche di una certa fama. Manzoni utilizza l’incipit per sottolineare la scarsa cultura di Don Abbondio, ma poi il successo travolgente di “Carneade, chi era costui!” ha ironicamente collocato CArneade dall’essere semi-famoso ad essere sconosciuto per eccellenza. Quando si dice ironia della sorte.

PPSS. Carneade come sinonimo di illustre sconosciuto vale di certo in Italia dove l’influenza manzoniana nella lingua odierna è ancora molto forte. Chissà se all’estero (eg. in Grecia?) Carneade ha conservato parte della sua fama…

PPPSSS. chissà se il nome (ed i testi?) di Carneade fosse stati scritti in Sans Forgetica… 😀

come si chiamava? Sans Forgetica!

Quanto è facile leggere? Quanto è difficile leggere? Diciamo che dipende sostanzialmente da: quanto ci interessa ciò che stiamo leggendo (no, in questo senso, io non credo nell’esistenza degli stupidi, solo dei disinteressati), quanto difficile è ciò che stiamo leggendo (diciamo che se mi date un testo in burocratese, anche se mi interessasse, farei molta fatica a digerirlo…), in che carattere è scritto.

In mancanza di argomentazioni più profonde ( 🙂 ), soffermiamoci un attimo su quest’ultimo aspetto. Sans Forgetica è un carattere tipografico studiato per essere… difficile. Alcuni ricercatori della Royal Melbourne Institute of Technology volevano proprio un carattere difficile.

Ora, la domanda, più che legittima è: ma perché vogliamo un carattere difficile da leggere? Perché l’essere umano ha una solida costante: se non fa fatica non ricorda. Le cose troppo facili tendiamo a cancellarle presto dalla memoria; non hanno richiesto troppo sforzo (e, consentitemi una divagazione, credo sia questo uno dei problemi principali dell’attuale facilità di accesso alle informazioni che ci porta ad essere tutti tuttologhi senza però sapere veramente nulla).

Tornando a noi; un carattere difficile da leggere ci fa fare più sforzo e ci porta a ricordare meglio ciò che leggiamo. Almeno in teoria. Nel senso che uno sforzo maggiore nella lettura ci forza ad un’analisi più approfondita del testo che pertanto ci rimane automaticamente più impresso.

Sans Forgetica is a font designed using the principles of cognitive psychology to help you to better remember your study notes

La base psicologica/comportamentale è quello della “difficoltà desiderabile“; in breve: se ti sfido a fare qualcosa di leggermente al di fuori della tua zona comfort (che si riduce velocemente con la banalità delle mansioni), allora lo sforzo che ci metterai aiuterà le tue prestazioni a lungo termine. In questo caso lo sforzo nella lettura aumenta i risultati cognitivi e mnemonici.

San Forgetica è inclinato dal lato opposto rispetto ad un normale corsivo (il che già lo rende poco familiare per noi) ed alcune sezioni di alcune lettere sono rimosse così che l’occhio richiede qualche istante in più per identificarle (mi viene da dire… finché non impariamo a renderle familiari…). Il font è scaricabile da qui (… che è anche un sito ben fatto per provarlo on line).

Ah, non è la panacea di tutti i mali, ne il sacro Graal dell’apprendimento. Per imparare e ricordare qualcosa bisogna studiarla. Bastasse un carattere per essere tutti geni …

SansForgetica.png

WU

PS. Sono personalmente un fanatico dei caratteri da videoscrittura. Arial NON è Times, innanzitutto. PReferisco quelli senza grazie, ma non disdegno segni “di abbellimento). Ne esistono a paccate, come sapete, secondo me molto più belli, puliti e leggibili e … sconosciuti. Garamond? Bell MT? Più che aperto a suggerimenti :).

Insensibile, piacevolmente insensibile

C’è qualcuno li?! Suona di vuoto, ma se ci sei batti un colpo, fai un cenno. Cerco qualcuno. Chiunque va bene. C’è nessuno in casa?

Dai, coraggio, rispondi. So che c’è qualcuno in casa. E so anche che ti senti triste. Fidati di me. Non è facile, ma provaci. Posso rimetterti in sesto, posso provare ad aiutarti.

Il primo punto per poterti aiutare è che tu me lo consenta. Devi farti aiutare. E per fare ciò ti devi rilassare, mi devi guardare e, fidandoti di me, dirmi esattamente e senza mentirmi dove ti fa male. Ti rimetterò in piedi se me lo lasci fare.

Il dolore è sparito, stai guarendo. Ma non ne sei ancora cosciente, non ne sei ancora convinto. Parli, provi a parlare, le tue labbra si muovono, ma io non ti sento parlare.

Ti racconto la mia esperienza; da bambino ho avuto la febbre ed ero gonfio. Avevo le mani gonfie ed insensibili. E’ stata un’esperienza che ancora ricordo; è una sensazione che avverto di nuovo.

Sto diventando, di nuovo, piacevolmente insensibile.

Dai, vieni, una punturina e starai meglio. Non proverai più dolore, promesso. Forse un po’ di nausea; nulla di più.

Ce la fai ancora a stare in piedi; ti sto vendendo la guarigione; ti sto convincendo che sta funzionando; ciò è la base per farla funzionare. Questa punturina ti terrà in piedi ed arzillo per tutto lo spettacolo. Dai, esci di li, ora tocca a te.

Andiamo.

Dai, il dolore è sparito; stai risalendo la china come una nave in lontananza ondeggia onda dopo onda.

Ti racconto la mia esperienza; da bambino ho visto qualcosa muoversi con la coda dell’occhio. Un pericolo? Una opportunità? Mi sono girato, ma era tutto sparito. Non riuscii a capire cosa fosse. E’ stata una esperienza che ancora ricordo; è una sensazione che avverto di nuovo.

Sto diventando, di nuovo, piacevolmente insensibile.

WU

PS. Nemmeno a dirlo (e quasi mi vergogno ad averla stuprata)

E sogno a nord del tempio di Kansua

Solo in mezzo alla gente.

Guardi, vedi, osservi, ma non tocchi nulla, non vuoi toccare nulla. Ti senti strano, invisibile, trasparente ed in fondo vuoi esserlo. Vuoi non essere notato, vuoi muoverti nel tuo sogno, rimanere poco importante.

Resti fermo, la sabbia scende, ti sembra tutto lento, tutto ovattato, hai dei movimenti a rilento come immerso nell’acqua. Ma l’acqua è chiara e si fece nitidamente il fondo.
Sei solo, ti senti solo, ma in fondo non vuoi esserlo. Non vuoi sentirtici, mai.

E sogno.

Gli sei sempre più vicino, segui il tuo istinto che ti fa avvicinare a loro. Sagome dolci lungo il cammino, muri, bandiere, qualche rumore in lontananza, ma tu continui a camminare guidato dal suo senso.

Lei, intanto, china un po’ il capo per colpire tutti coloro che incontra per strada e che sono sbalorditi dallo stupore. Lo stupore di vederla li, di vederla camminare, di vederla riflettersi chiara in una tazza scusa ed in una stanza ancora più scura.

No, non vuoi esser solo mai.

Non lo sei.

WU

PS. Farneticazioni a caso su un testo colossale e su una solitudine dolorosamente tangibile nelle melodie del brano (legata d’altra parte ad un triste aspetto della vita privata dell’autore). Con tanto di scuse in anticipo per la commissione di parole prese in prestito, pensieri e divagazioni personali.

Qu’est-ce que c’est?

Vorrei sapere chi può tranquillamente asserire di saper affrontare la realtà. Anzi, ardirei nel dire che chi lo può sostenere sta sprecando la propria esistenza e dovrebbe spostare la sua asticella un po’ più in la.

Sono teso, sono nervoso, non riesco a rilassarmi, vivo la vita come una costante lotta, anche il mio letto mi pare in fiamme. Non riesco a dormire. Beh, che dirvi, sono al limite, forse sono anche oltre il limite. Non toccarmi.

Stai iniziando una discussione che sai non potrai mai finire. Pare tu stia parlando senza dire nulla. Sono io che ti sento ma non ti ascolto o effettivamente non hai contenuti nelle tue parole? Non ripetere cose già dette e già note. Quando non ho niente da dire le mie labbra sono sigillate.

Scappa, scappa lontano. Lontano da un assassino psicopatico. Cosa è? Chi è? Scappa; fidati.

Quella notte ho fatto cose che non racconterò. Quella sera mi sono lanciato verso la gloria.

Siamo vani e siamo ciechi. Odio le persone quando sono educate, sono false e nascondono la loro vera natura.

Assassino psicopatico.

WU

PS. Fin troppo facile

Better run-run-run-run-run away…

Umanità varia

Io ho una certa pratica del mondo. E quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà.
Pochissimi gli uomini, i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi, che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù, i pigliainculo, che vanno diventando un esercito.
E infine i quaquaraquà. Che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.
Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.
[1961, Il giorno della civetta, L. Sciascia]

Frase più che abusata, da un po’ tutte le classi politiche, da un po’ tutte le generazioni, da un po’ tutti i punti di vista (inclusi quelli che Sciascia intendeva “crocifiggere” con queste parole).

Pragmatica nella sua classificazione, ampia nella sua definizione. “scimmie”, “bambini”, “anatre”, concetti molto più profondi della parole che pretendono di riassumerli. Concetti buoni per guardare a destra o a sinistra in base a come vogliamo crogiolarci, giustificarci e proteggerci.

Io non ho ancora abbastanza pratica del mondo: uomini e mezz’uomini (sottoscritto compreso) non ancora conosciuti. Facile mettersi dalla parte del disilluso e dello scettico, molto più difficile trovare nomi (che non siano “per sentito dire” o “personaggi famosi”) da associare alle varie categorie.

WU

La morte di un poeta

A. D. 1973, il 23 Settembre a Santiago del Cile si spegneva un poeta che chiameremo, nome di fantasia, Pablo Neruda.

A. D. 1973, il 11 Settembre il Cile era caduto sotto la dittatura fascista di un dittatore che chiameremo, nome di fantasia, Augusto Pinochet.

Si da il caso che il nostro poeta era anche un attivo avversatore del suddetto dittatore. Che poi essere un avversatore nel suo ruolo di senatore, era praticamente come essere un accusatore (ora la smetto con queste rime di bassa lega). Al dittatore cileno (ma direi che il “dove” non è molto influente) le accuse non piacevano particolarmente tanto che il poeta risultava alquanto inviso agli occhi del potere (che in quegli anni ed in quei posti significava anche agli occhi della polizia di stato).

Neruda era notoriamente, o piuttosto ufficialmente, malato di cancro alla prostata. Con tale motivazione si ricoverò (?), forse per accertamenti, clinica Santa Maria in Cile durante un breve periodo in patria fra un esilio e l’altro. E qui subì una misteriosa, e potenzialmente letale, iniezione allo stomaco che avrebbe dovuto “alleviare il dolore” (chissà di chi ed in che senso…).

Benché malato al momento il poeta non era in fin di vita ed il fatto di avere un oppositore di istanza all’estero, sotto tiro in patria è effettivamente una ghiotta occasione. I sanitari della clinica in combutta con un un sicario (ed agente segreto CIA) al soldo del dittatore hanno (almeno in teoria diciamo che avrebbero potuto) orchestrato un sacrificale siparietto per far si che chi parlava bene, ma nella direzione sbagliata, la smettesse di blaterare.

Chiameremo il sicario Michael Townley, ovviamente altro nome di fantasia. Ed il soggetto in questione è anche sicuramente (nel senso che non si parla di illazioni, ma di prove) implicato nella morte di Salvador Allende (nome di fantasia), politico cileno socialista fermo avversatore del regime del dittatore. Quini prontamente eliminato.

Tornando al nostro racconto, comunque, pare che il poeta stesso si fosse accorto che l’iniezione aveva qualcosa di strano, a partire dal “dottore” che l’aveva praticata, proseguendo per gli strani arrossamenti dove gli era stata praticata per arrivare quindi alla inaspettata e repentina febbre conseguente ad essa. Invece che alleviare il dolore, il misterioso intruglio portò il poeta alla morte, nel letto della clinica nella quale era entrato da qualche giorno per accertamenti.

Il suo funerale divenne praticamente il primo momento di opposizione alla dittatura cilena.

I documenti “ufficiali” dell’epoca riportano tre diverse cause della morte (tumore, cachessia, insufficienza cardiaca) in altrettante copie del certificato. E le cartelle cliniche della struttura risultarono (praticamente dal momento stesso dell’accaduto) ovviamente sparite.

Il quadro è già sufficiente a dare un contorno noir al racconto, ma se si vuole ulteriormente completarlo si potrebbe anche dire che la salma del poeta è stata riesumata nel 2013 (40 anni dopo la morte!) proprio con lo scopo di identificare potenziali tossine letali o comunque cause della morte diverse dal tumore (beh, almeno per fugare possibili dubbi). Tale analisi non ha trovato nulla di eclatante, anche se è stato identificato un batterio di dubbia origine.

Spazio per continuare a elucubrare ce n’è a sufficienza, almeno fino a quando le origini naturali o artificiali, benigne o maligne del batterio non saranno accertate. Se da un lato l’eterno riposo del poeta non sta certo procedendo nel migliore dei modi, dall’altro il suo ergersi ad effige del regime dittatoriale lo ha reso altrettanto immortale almeno quanto la sua poesia.

WU

PS. Evito volutamente qualunque link; la rete è invasa di articoli semi-seri, titoli acchiappa clik ed immancabili bufale da complottisti incalliti.

Prospettive poetiche

Oggi è stata la giornata più brutta di sempre
E non provare a convincermi che
C’è qualcosa di buono in ogni giorno
Perché, se guardi da vicino,
Il mondo è un posto piuttosto malvagio.
Anche se
Un po’ di gentilezza ogni tanto traspare
La soddisfazione e la felicità non durano
E non è vero che
Sta tutto nella testa e nel cuore
Perché
La vera felicità si ottiene
Solo se la propria condizione è elevata
Non è vero che il bene esiste
Sono sicuro che sei d’accordo che
La realtà
Crea
Il mio atteggiamento
E’ tutto fuori dal mio controllo
E nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che
Oggi è stata una bella giornata.

Leggendo dal basso verso l’alto:

Oggi è stata una bella giornata.
E nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che
E’ tutto fuori dal mio controllo
Il mio atteggiamento
Crea
La realtà
Sono sicuro che sei d’accordo che
Non è vero che il bene esiste
Solo se la propria condizione è elevata
La vera felicità si ottiene
Perché
Sta tutto nella testa e nel cuore
E non è vero che
La soddisfazione e la felicità non durano
Un po’ di gentilezza ogni tanto traspare
Anche se
Il mondo è un posto piuttosto malvagio.
Perché, se guardi da vicino,
C’è qualcosa di buono in ogni giorno
E non provare a convincermi che
Oggi è stata la giornata più brutta di sempre

La Poesia è stata trovata in un pub londinese e l’autrice parrebbe essere l’adolescente newyorkese Chanie Gorkin.

WU

PS. Uno dei passaggi dello spettacolo di “Parole e Note live” (Che ho visto ieri sera… bellissimo), #paroleperilfuturo (credo che la dizione vintage dei cancelletto sia da sostituirsi con un più moderno hashtag)

Lucci argentati ?!

Ero partito con l’idea di parlare un po’ della Giava (avete presente la Guerra di Piero?). Ed invece mi sono imbattuto qui in questa interpretazione assolutamente personale e scanzonata della genesi di un’altro pezzo della canzone (per me più che altro una poesia).

Perché diavolo de André, appassionato di pesca, ha tirato fuori ‘sta vaccata del luccio argentato? Ho provato a immaginare la strada che lui ha percorso nel mettere a punto la guerra di Piero. Naturalmente era insieme a uno dei sui migliori amici, col quale era affiatato nel comporre canzoni. Vediamoli in azione, già adeguatamente sbronzi.

– fda “Belìn paolo, cosi’ non funziona”
– paolo “faber, sei il solito rompicoglioni, e mettici le trote in sto torrente di merda, no?”
– fda “trote, eh? aspetta che provo, dammi la chitarra “voglio che scendan le trote argentate non più i cadaveri dei soldati”… (smette di cantare e si mette a ridere) “No no no cosi’ si fotte la rima, ci vuole un pesce maschio per fare la rima coi soldati, e poi le trote sono scure, non sono argentate, non diciamo belinate”

(nota ittica dello slow: la trota marmorata (ormai rara) dei fiumi della pianura padana forse e’ ancora più scura e opaca dei lucci, ma anche la trota fario dei torrenti alpini non luccica. L’unica trota dai riflessi argentati e’ la trota iridea, uno schifoso incrocio americano, che impesta i nostri fiumi dagli anni ’60 e quindi e’ storicamente incompatibile coi tempi della guerra in cui lo zio Piero ci rimise la pelle).

– paolo “cazzo faber, e mettici dei cefali allora, sono maschi e luccicano da matti, no?”
– fda “ma certo, i cefali in un torrente delle Alpi! Ce li ha portati babbo natale dal porto di Genova con le renne, o che cosa? Cristo, siamo in un torrente di montagna, di qua gli alpini dall’altra i crucchi e tapùm, tapùum… e nel torrente nuota un pesce di mare?”
– paolo, sghignazzando “dammi la chitarra che provo io: “voglio che scendano i besughi argentati non più i cadaveri dei soldati…”
– fda, accompagnandosi con un gesto significativo delle braccia “si’, i besughi! Sai dove te li devi mettere i tuoi besughi? Guarda che questa non e’ mica Carlo Martello, cerchiamo di non mandare a bagasce l’atmosfera della canzone. Invece di fare l’idiota versami un po’ di quel ciancu de portofin, che sono a secco”
– paolo” invece di tracannare come un imbuto, mi spieghi perché cazzo ti sei fissato con ‘sti pesci argentati? Se anche fossero rosa a pallini blu sempre pesci sono!”
– fda” se tu non fossi ciucco come una bestia te lo ricorderesti, ho appena finito di spiegartelo. Quando tu vai al mercato, il pesce sui banconi come diavolo lo vedi?”
– paolo “doppio”
– fda “belìn, piantala, TU LO VEDI DOPPIO, quelli che non sono ‘mbriachi come te lo vedono ARGENTATO, capito? Anche uno che viene dalla punta del Monviso, se pensa a un pesce, associa l’idea del pesce a un lampo argentato, quindi l’argentato mi serve per completare l’immagine nella testa di chi ascolta, che spero che sia meno rincoglionito di certi miei amici, chiaro?”
– paolo “belìn, più chiaro di cosi’, finché me lo ricordo… Allora mettici un pesce d’acqua dolce, maschio e argentato, in quel porco torrente e finiamola che tra un po’ siamo senza vino”
– fda “mmmh, vediamo: cavedani, barbi, temoli, pighi, vaironi, alborelle…”
– paolo “NO! le alborelle sono tutte femmine e anche zoccole”
– fda “giusto. Proviamo i cavedani, ci sono un po’ dappertutto “voglio che scendano i cavedani argentati non più i cadaveri dei soldati”
– paolo “mica male”
– fda “uhm… c’e’ qualcosa che non va, fammi riprovare “voglio che scendano i cavedani argentati non più i cadaveri dei soldati”
– paolo “per me va bene (hic)”
– fda “no, ecco cos’è: cavedani, primo gioca troppo col suono di cadaveri, secondo e’ troppo lungo: due sillabe di troppo”
– paolo ” fottitene, che va bene cosi’, tanto la gente e’ stupida e non capisce, e poi dobbiamo uscire che il vino e’ finito”
– fda “non dire cagate, cosi’ non va, cosa vuoi, che salti fuori quell’altro rompicoglioni di Bologna, eh? Lo sai come fa: “Moooo, qui non funssiona mica la mettrica!” e mi sputtana di fronte a tutti”
– paolo “cambia pesce e sbrigati, che urge la visita in bottiglieria e poi tutti da jamina”
– fda (cantando) “voglio che scendano i pighi argentati non più i cadaveri dei soldati” ora la metrica sembra buona”
– paolo “faber, quella carampana di tua zia peppina lo sa cosa sono i pighi?”
– fda “non credo, perché?”
– paolo “e’ un’ora che mi fai due palle cosi’ colla visualizzazione del concetto istintivo del pesce e il lampo argentato della minchia, e mi vai a mettere i pighi? Ma chi cazzo li conosce i pighi? Vanno mica tutti a pescare nel ticino, cosa credi?”
– fda “nozione troppo tecnica, neh? Peccato, sono divertenti da pescare”
– paolo “e poi ci sono troppe “i”, il verso suona stridulo”
– fda “si’, provo con i barbi”
– paolo “andiamo a chiedere a tua zia se sa che cazzo sono i barbi? Quella ti dice che sono dei ferri da parrucchiere!”
– fda “e meno male che il rompicoglioni sono io! Un pesce bisillabo, maschile, con poche “i”, argentato, d’acqua dolce e che lo conosca anche quella rimbambita di mia zia peppina. Come cazzo faccio a trovarlo?”
– paolo “telefona a tua zia”
– fda “belìn, tu sei scemo nella testa!, quella non mi molla più, poi attacca a pretendere che la vada a trovare per mangiare la focaccia *che ti piaceva tanto da bambino fabriziuccio mio* e mi incatena per portarmi a messa” (fda fa il verso alla zia carampana)
– paolo “ma la focaccia la fa buona”
– fda “si’, ma c’ha pure una fiatella…”
– paolo “prova con i lucci, la parola ha un suono più cupo che movimenta il verso”
– fda “i lucci ARGENTATI????. Ma dove li hai mai visti, belìn? L’altra settimana abbiamo preso un luccio, di che colore era?”
– paolo “verde”
– fda “non vorrai che ci facciamo ridere dietro dai pescatori di tutta Italia? C’e’ già quel coglione di Celentano che canta quella stronzata delle allodole che cantano sui rami, ma chi l’ha mai vista un’allodola su un ramo, che le allodole non si posano se non a terra?”
– paolo “dai faber non rompere i coglioni e telefona, che qui siamo bloccati e non si va avanti. Chissà che per la focaccia non inviti pure me”
– fda, telefonando con aria rassegnata “zia pinuccia! Ciao sono faber… ehm fabrizio. Come va?
– zia pinuccia “Fabrizietto! Ah, si invecchia, sapessi… Non riuscirai mai a indovinare chi e’ venuto a trovarci, e naturalmente domani verrai anche tu a pranzo da noi, e poi tutti a messa!
– fda “DEVO VENIRE ANCHE IO A PRANZO E POI A MESSA? CAZZ… ehm caspita zia che peccato ho un esame e non posso, si’, diritto processuale amministrativo sai, e’ lunghissimo! Come devo venire a pranzo lo stesso cosi’ dopo andiamo a messa??? Ma ti ho detto che ho l’esame belìn! Si’, scusa, non devo dire quelle parolacce, e poi la messa mi fa bene per l’esame e…si’ va bene, vengo. Si’ porto anche paolo, che lui e’ tanto di chiesa e non beve vino che fa venir la testa dura, va bene. Ma chi e’ venuto a trovarvi?”
– zia peppina “Ma una visita importantissima, tua zia Suor Immacolata!!! Non saprai mai perché e’ venuta a trovarci”
– fda “suor immacolata? Che cogl…ehm che cosa grandiosa! Perché é da voi?”
– zia peppina “pensa che Suor Immacolata e’ appena diventata la Madre Superiora del Gran Convento delle Pipitoniane Scalze, ed e’ venuta trovarci per festeggiare!
– fda “Che bello. Senti zia ho bisogno di un consiglio”
– zia pinuccia “fabrizio, ti passo zia Immacolata, che lei e’ tanto saggia e istruita e ti saprà aiutare e vuole salutarti”
– suor immacolata “ciao fabriziuccio, come stai? vai sempre in chiesa? e gli esami? e la fidanzata come si chiama?”
– fda “ciao zia immacolata. Complimenti per la carriera! ehm si’, la fidanzata si chiama jamin… ehm Giannina, si’ si’ Giannina…”
– zia immacolata “ma mi racconterai tutto domani, vero che ci sarai, si’… Bravo il mio fabriziuccio, eh come sarai cresciuto! Ma zia peppina mi dice che devi chiedermi una cosa, dimmi pure figliolo”
– fda “zia, cerco il nome di un pesce per una canzone per ehm… per l’oratorio, si’ ecco per l’oratorio. Deve essere un pesce di fiume, col nome corto, argentato, per la rima, sai… ”
– zia immacolata “Il luccio!”
– fda “si zia, il luccio, ma a me serve un pesce argentato, il luccio e’ verde e non posso dire che e’ argentato…”
– zia immacolata “Oh, ma figliolo, su, e’ una canzone, chi vuoi che se ne accorga e poi all’oratorio cosa vuoi che ne sappiano!
– fda “si’, ma…”
– zia immacolata ” e poi scusa, tu quando vai al mercato, il pesce sui banchi di che colore lo vedi?”
– fda “argentato, zia”
– zia immacolata “e allora! tu metti il luccio, vedrai che nessuno se ne accorge, se qualcuno fa osservazioni, di’ che e’ una licenza poetica!”
– fda (riattaccando la cornetta) “va bene zia, grazie, allora ci vediamo domani…”
– fda (rivolto a paolo) “Belìn, c’era la zia suora, e domani te la becchi pure tu insieme alla focaccia e alla messa. La suora ha detto di mettere il luccio e di fregarcene, e se la zia suor immacolata dice cosi’, non troverai nessuno che la pensa diversamente”
– paolo “io non ne posso più, diamo retta alla suora”
– fda “vada per i lucci argentati, e via di corsa che jamina ci sta aspettando!”
E fu cosi’ che i due inseparabili amici si incamminarono verso il mercato del pesce di piazza Cavour, ‘briachi come sorbole, intonando a squarciagola le lodi di suor Immacolata neo madre superiora e dei suoi lucci argentati.

Irriverente, ma decisamente simpatica e fantasiosa. Complimenti. E che Faber ci perdoni…

WU.

PS. Tanto per rispolverare il motivo per il quale sono giunto qui… La Giava è un tipo di ballo post WWI che eredita i ritmi popolari francesi (come una specie di rapido valzer).