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La morte di un poeta

A. D. 1973, il 23 Settembre a Santiago del Cile si spegneva un poeta che chiameremo, nome di fantasia, Pablo Neruda.

A. D. 1973, il 11 Settembre il Cile era caduto sotto la dittatura fascista di un dittatore che chiameremo, nome di fantasia, Augusto Pinochet.

Si da il caso che il nostro poeta era anche un attivo avversatore del suddetto dittatore. Che poi essere un avversatore nel suo ruolo di senatore, era praticamente come essere un accusatore (ora la smetto con queste rime di bassa lega). Al dittatore cileno (ma direi che il “dove” non è molto influente) le accuse non piacevano particolarmente tanto che il poeta risultava alquanto inviso agli occhi del potere (che in quegli anni ed in quei posti significava anche agli occhi della polizia di stato).

Neruda era notoriamente, o piuttosto ufficialmente, malato di cancro alla prostata. Con tale motivazione si ricoverò (?), forse per accertamenti, clinica Santa Maria in Cile durante un breve periodo in patria fra un esilio e l’altro. E qui subì una misteriosa, e potenzialmente letale, iniezione allo stomaco che avrebbe dovuto “alleviare il dolore” (chissà di chi ed in che senso…).

Benché malato al momento il poeta non era in fin di vita ed il fatto di avere un oppositore di istanza all’estero, sotto tiro in patria è effettivamente una ghiotta occasione. I sanitari della clinica in combutta con un un sicario (ed agente segreto CIA) al soldo del dittatore hanno (almeno in teoria diciamo che avrebbero potuto) orchestrato un sacrificale siparietto per far si che chi parlava bene, ma nella direzione sbagliata, la smettesse di blaterare.

Chiameremo il sicario Michael Townley, ovviamente altro nome di fantasia. Ed il soggetto in questione è anche sicuramente (nel senso che non si parla di illazioni, ma di prove) implicato nella morte di Salvador Allende (nome di fantasia), politico cileno socialista fermo avversatore del regime del dittatore. Quini prontamente eliminato.

Tornando al nostro racconto, comunque, pare che il poeta stesso si fosse accorto che l’iniezione aveva qualcosa di strano, a partire dal “dottore” che l’aveva praticata, proseguendo per gli strani arrossamenti dove gli era stata praticata per arrivare quindi alla inaspettata e repentina febbre conseguente ad essa. Invece che alleviare il dolore, il misterioso intruglio portò il poeta alla morte, nel letto della clinica nella quale era entrato da qualche giorno per accertamenti.

Il suo funerale divenne praticamente il primo momento di opposizione alla dittatura cilena.

I documenti “ufficiali” dell’epoca riportano tre diverse cause della morte (tumore, cachessia, insufficienza cardiaca) in altrettante copie del certificato. E le cartelle cliniche della struttura risultarono (praticamente dal momento stesso dell’accaduto) ovviamente sparite.

Il quadro è già sufficiente a dare un contorno noir al racconto, ma se si vuole ulteriormente completarlo si potrebbe anche dire che la salma del poeta è stata riesumata nel 2013 (40 anni dopo la morte!) proprio con lo scopo di identificare potenziali tossine letali o comunque cause della morte diverse dal tumore (beh, almeno per fugare possibili dubbi). Tale analisi non ha trovato nulla di eclatante, anche se è stato identificato un batterio di dubbia origine.

Spazio per continuare a elucubrare ce n’è a sufficienza, almeno fino a quando le origini naturali o artificiali, benigne o maligne del batterio non saranno accertate. Se da un lato l’eterno riposo del poeta non sta certo procedendo nel migliore dei modi, dall’altro il suo ergersi ad effige del regime dittatoriale lo ha reso altrettanto immortale almeno quanto la sua poesia.

WU

PS. Evito volutamente qualunque link; la rete è invasa di articoli semi-seri, titoli acchiappa clik ed immancabili bufale da complottisti incalliti.

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Prospettive poetiche

Oggi è stata la giornata più brutta di sempre
E non provare a convincermi che
C’è qualcosa di buono in ogni giorno
Perché, se guardi da vicino,
Il mondo è un posto piuttosto malvagio.
Anche se
Un po’ di gentilezza ogni tanto traspare
La soddisfazione e la felicità non durano
E non è vero che
Sta tutto nella testa e nel cuore
Perché
La vera felicità si ottiene
Solo se la propria condizione è elevata
Non è vero che il bene esiste
Sono sicuro che sei d’accordo che
La realtà
Crea
Il mio atteggiamento
E’ tutto fuori dal mio controllo
E nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che
Oggi è stata una bella giornata.

Leggendo dal basso verso l’alto:

Oggi è stata una bella giornata.
E nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che
E’ tutto fuori dal mio controllo
Il mio atteggiamento
Crea
La realtà
Sono sicuro che sei d’accordo che
Non è vero che il bene esiste
Solo se la propria condizione è elevata
La vera felicità si ottiene
Perché
Sta tutto nella testa e nel cuore
E non è vero che
La soddisfazione e la felicità non durano
Un po’ di gentilezza ogni tanto traspare
Anche se
Il mondo è un posto piuttosto malvagio.
Perché, se guardi da vicino,
C’è qualcosa di buono in ogni giorno
E non provare a convincermi che
Oggi è stata la giornata più brutta di sempre

La Poesia è stata trovata in un pub londinese e l’autrice parrebbe essere l’adolescente newyorkese Chanie Gorkin.

WU

PS. Uno dei passaggi dello spettacolo di “Parole e Note live” (Che ho visto ieri sera… bellissimo), #paroleperilfuturo (credo che la dizione vintage dei cancelletto sia da sostituirsi con un più moderno hashtag)

Lucci argentati ?!

Ero partito con l’idea di parlare un po’ della Giava (avete presente la Guerra di Piero?). Ed invece mi sono imbattuto qui in questa interpretazione assolutamente personale e scanzonata della genesi di un’altro pezzo della canzone (per me più che altro una poesia).

Perché diavolo de André, appassionato di pesca, ha tirato fuori ‘sta vaccata del luccio argentato? Ho provato a immaginare la strada che lui ha percorso nel mettere a punto la guerra di Piero. Naturalmente era insieme a uno dei sui migliori amici, col quale era affiatato nel comporre canzoni. Vediamoli in azione, già adeguatamente sbronzi.

– fda “Belìn paolo, cosi’ non funziona”
– paolo “faber, sei il solito rompicoglioni, e mettici le trote in sto torrente di merda, no?”
– fda “trote, eh? aspetta che provo, dammi la chitarra “voglio che scendan le trote argentate non più i cadaveri dei soldati”… (smette di cantare e si mette a ridere) “No no no cosi’ si fotte la rima, ci vuole un pesce maschio per fare la rima coi soldati, e poi le trote sono scure, non sono argentate, non diciamo belinate”

(nota ittica dello slow: la trota marmorata (ormai rara) dei fiumi della pianura padana forse e’ ancora più scura e opaca dei lucci, ma anche la trota fario dei torrenti alpini non luccica. L’unica trota dai riflessi argentati e’ la trota iridea, uno schifoso incrocio americano, che impesta i nostri fiumi dagli anni ’60 e quindi e’ storicamente incompatibile coi tempi della guerra in cui lo zio Piero ci rimise la pelle).

– paolo “cazzo faber, e mettici dei cefali allora, sono maschi e luccicano da matti, no?”
– fda “ma certo, i cefali in un torrente delle Alpi! Ce li ha portati babbo natale dal porto di Genova con le renne, o che cosa? Cristo, siamo in un torrente di montagna, di qua gli alpini dall’altra i crucchi e tapùm, tapùum… e nel torrente nuota un pesce di mare?”
– paolo, sghignazzando “dammi la chitarra che provo io: “voglio che scendano i besughi argentati non più i cadaveri dei soldati…”
– fda, accompagnandosi con un gesto significativo delle braccia “si’, i besughi! Sai dove te li devi mettere i tuoi besughi? Guarda che questa non e’ mica Carlo Martello, cerchiamo di non mandare a bagasce l’atmosfera della canzone. Invece di fare l’idiota versami un po’ di quel ciancu de portofin, che sono a secco”
– paolo” invece di tracannare come un imbuto, mi spieghi perché cazzo ti sei fissato con ‘sti pesci argentati? Se anche fossero rosa a pallini blu sempre pesci sono!”
– fda” se tu non fossi ciucco come una bestia te lo ricorderesti, ho appena finito di spiegartelo. Quando tu vai al mercato, il pesce sui banconi come diavolo lo vedi?”
– paolo “doppio”
– fda “belìn, piantala, TU LO VEDI DOPPIO, quelli che non sono ‘mbriachi come te lo vedono ARGENTATO, capito? Anche uno che viene dalla punta del Monviso, se pensa a un pesce, associa l’idea del pesce a un lampo argentato, quindi l’argentato mi serve per completare l’immagine nella testa di chi ascolta, che spero che sia meno rincoglionito di certi miei amici, chiaro?”
– paolo “belìn, più chiaro di cosi’, finché me lo ricordo… Allora mettici un pesce d’acqua dolce, maschio e argentato, in quel porco torrente e finiamola che tra un po’ siamo senza vino”
– fda “mmmh, vediamo: cavedani, barbi, temoli, pighi, vaironi, alborelle…”
– paolo “NO! le alborelle sono tutte femmine e anche zoccole”
– fda “giusto. Proviamo i cavedani, ci sono un po’ dappertutto “voglio che scendano i cavedani argentati non più i cadaveri dei soldati”
– paolo “mica male”
– fda “uhm… c’e’ qualcosa che non va, fammi riprovare “voglio che scendano i cavedani argentati non più i cadaveri dei soldati”
– paolo “per me va bene (hic)”
– fda “no, ecco cos’è: cavedani, primo gioca troppo col suono di cadaveri, secondo e’ troppo lungo: due sillabe di troppo”
– paolo ” fottitene, che va bene cosi’, tanto la gente e’ stupida e non capisce, e poi dobbiamo uscire che il vino e’ finito”
– fda “non dire cagate, cosi’ non va, cosa vuoi, che salti fuori quell’altro rompicoglioni di Bologna, eh? Lo sai come fa: “Moooo, qui non funssiona mica la mettrica!” e mi sputtana di fronte a tutti”
– paolo “cambia pesce e sbrigati, che urge la visita in bottiglieria e poi tutti da jamina”
– fda (cantando) “voglio che scendano i pighi argentati non più i cadaveri dei soldati” ora la metrica sembra buona”
– paolo “faber, quella carampana di tua zia peppina lo sa cosa sono i pighi?”
– fda “non credo, perché?”
– paolo “e’ un’ora che mi fai due palle cosi’ colla visualizzazione del concetto istintivo del pesce e il lampo argentato della minchia, e mi vai a mettere i pighi? Ma chi cazzo li conosce i pighi? Vanno mica tutti a pescare nel ticino, cosa credi?”
– fda “nozione troppo tecnica, neh? Peccato, sono divertenti da pescare”
– paolo “e poi ci sono troppe “i”, il verso suona stridulo”
– fda “si’, provo con i barbi”
– paolo “andiamo a chiedere a tua zia se sa che cazzo sono i barbi? Quella ti dice che sono dei ferri da parrucchiere!”
– fda “e meno male che il rompicoglioni sono io! Un pesce bisillabo, maschile, con poche “i”, argentato, d’acqua dolce e che lo conosca anche quella rimbambita di mia zia peppina. Come cazzo faccio a trovarlo?”
– paolo “telefona a tua zia”
– fda “belìn, tu sei scemo nella testa!, quella non mi molla più, poi attacca a pretendere che la vada a trovare per mangiare la focaccia *che ti piaceva tanto da bambino fabriziuccio mio* e mi incatena per portarmi a messa” (fda fa il verso alla zia carampana)
– paolo “ma la focaccia la fa buona”
– fda “si’, ma c’ha pure una fiatella…”
– paolo “prova con i lucci, la parola ha un suono più cupo che movimenta il verso”
– fda “i lucci ARGENTATI????. Ma dove li hai mai visti, belìn? L’altra settimana abbiamo preso un luccio, di che colore era?”
– paolo “verde”
– fda “non vorrai che ci facciamo ridere dietro dai pescatori di tutta Italia? C’e’ già quel coglione di Celentano che canta quella stronzata delle allodole che cantano sui rami, ma chi l’ha mai vista un’allodola su un ramo, che le allodole non si posano se non a terra?”
– paolo “dai faber non rompere i coglioni e telefona, che qui siamo bloccati e non si va avanti. Chissà che per la focaccia non inviti pure me”
– fda, telefonando con aria rassegnata “zia pinuccia! Ciao sono faber… ehm fabrizio. Come va?
– zia pinuccia “Fabrizietto! Ah, si invecchia, sapessi… Non riuscirai mai a indovinare chi e’ venuto a trovarci, e naturalmente domani verrai anche tu a pranzo da noi, e poi tutti a messa!
– fda “DEVO VENIRE ANCHE IO A PRANZO E POI A MESSA? CAZZ… ehm caspita zia che peccato ho un esame e non posso, si’, diritto processuale amministrativo sai, e’ lunghissimo! Come devo venire a pranzo lo stesso cosi’ dopo andiamo a messa??? Ma ti ho detto che ho l’esame belìn! Si’, scusa, non devo dire quelle parolacce, e poi la messa mi fa bene per l’esame e…si’ va bene, vengo. Si’ porto anche paolo, che lui e’ tanto di chiesa e non beve vino che fa venir la testa dura, va bene. Ma chi e’ venuto a trovarvi?”
– zia peppina “Ma una visita importantissima, tua zia Suor Immacolata!!! Non saprai mai perché e’ venuta a trovarci”
– fda “suor immacolata? Che cogl…ehm che cosa grandiosa! Perché é da voi?”
– zia peppina “pensa che Suor Immacolata e’ appena diventata la Madre Superiora del Gran Convento delle Pipitoniane Scalze, ed e’ venuta trovarci per festeggiare!
– fda “Che bello. Senti zia ho bisogno di un consiglio”
– zia pinuccia “fabrizio, ti passo zia Immacolata, che lei e’ tanto saggia e istruita e ti saprà aiutare e vuole salutarti”
– suor immacolata “ciao fabriziuccio, come stai? vai sempre in chiesa? e gli esami? e la fidanzata come si chiama?”
– fda “ciao zia immacolata. Complimenti per la carriera! ehm si’, la fidanzata si chiama jamin… ehm Giannina, si’ si’ Giannina…”
– zia immacolata “ma mi racconterai tutto domani, vero che ci sarai, si’… Bravo il mio fabriziuccio, eh come sarai cresciuto! Ma zia peppina mi dice che devi chiedermi una cosa, dimmi pure figliolo”
– fda “zia, cerco il nome di un pesce per una canzone per ehm… per l’oratorio, si’ ecco per l’oratorio. Deve essere un pesce di fiume, col nome corto, argentato, per la rima, sai… ”
– zia immacolata “Il luccio!”
– fda “si zia, il luccio, ma a me serve un pesce argentato, il luccio e’ verde e non posso dire che e’ argentato…”
– zia immacolata “Oh, ma figliolo, su, e’ una canzone, chi vuoi che se ne accorga e poi all’oratorio cosa vuoi che ne sappiano!
– fda “si’, ma…”
– zia immacolata ” e poi scusa, tu quando vai al mercato, il pesce sui banchi di che colore lo vedi?”
– fda “argentato, zia”
– zia immacolata “e allora! tu metti il luccio, vedrai che nessuno se ne accorge, se qualcuno fa osservazioni, di’ che e’ una licenza poetica!”
– fda (riattaccando la cornetta) “va bene zia, grazie, allora ci vediamo domani…”
– fda (rivolto a paolo) “Belìn, c’era la zia suora, e domani te la becchi pure tu insieme alla focaccia e alla messa. La suora ha detto di mettere il luccio e di fregarcene, e se la zia suor immacolata dice cosi’, non troverai nessuno che la pensa diversamente”
– paolo “io non ne posso più, diamo retta alla suora”
– fda “vada per i lucci argentati, e via di corsa che jamina ci sta aspettando!”
E fu cosi’ che i due inseparabili amici si incamminarono verso il mercato del pesce di piazza Cavour, ‘briachi come sorbole, intonando a squarciagola le lodi di suor Immacolata neo madre superiora e dei suoi lucci argentati.

Irriverente, ma decisamente simpatica e fantasiosa. Complimenti. E che Faber ci perdoni…

WU.

PS. Tanto per rispolverare il motivo per il quale sono giunto qui… La Giava è un tipo di ballo post WWI che eredita i ritmi popolari francesi (come una specie di rapido valzer).