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Lo scorrere del tempo a Springfield

Ci hanno cresciuto per generazioni non invecchiando mai. Ci hanno fatto vivere i disagi e gli eccessi dell’infanzia dell’adolescenza, della maturità, ma sempre senza crescere mai. Ci hanno fatto notare gli eccessi della nostra società da ormai trent’anni, ma sempre senza crescere mai.

Si, i Simpson non invecchiano (e qui XKCD lo nota elegantemente).

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E questo, credo, che ce siamo accorti tutti semplicemente guardando qualche episodio in compagnia dei nostri genitori da piccoli, poi da soli nell’età della ragione/ribellione/possibilità e poi guardandoli ancora accanto ai nostri figli (o al nostro essere ancora figli?). Ma Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie (oltre che tutto l’universo di Springfield) non hanno ne una ruga in più ne un pensiero diverso da quelli che competono alle loro età.

E non devono farlo. Non devono cambiare lo stereotipo di ciascuno di loro solo perché (per noi mortali) gli anni passano.

La loro bellezza, il loro fascino e la loro immortalità sta proprio nel loro essere simboli, nell’essere stereotipi di “una famiglia tipo”, con ciascun membro nella sua “età tipo”. Se invecchiassero dovremmo scoprire come Bart diventa maggiorenne (… e poi magari prendere il posto di un Homer a caso?)? E ci interessa sapere come Maggie affronta la vecchiaia e gli acciacchi? E come regge il loro rapporto di coppia quando raggiungono le nozze d’oro?

No. Non è questo il senso, non è questo che vogliono dirci. Ci interessa vedere come tutti i membri dell’allegra famigliola affrontano le beghe proprie della loro età (ciascuno la sua, come riferimento) e sono quelle a cambiare con il cambiare della nostra società nell’ultimo trentennio. Ci sarà sempre un bimbo (un Bart equivalante) con il suo sguardo, le sue marachelle ed i suoi dubbi; ci sarà sempre un genitore alle prese con tale bimbo e ci sarà sempre qualche testa calda che cerca di trarre il massimo (o almeno qualcosa) dal nostro essere su questo pianeta.

WU

PS. Si, ricordo qualche episodio con i ragazzi cresciuti ed i genitori invecchiati, ma come dimostra il blando ricordo non hanno e non possono avere per il significato stesso della famiglia, grande successo…

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Stili architettonici di un’icona

A proposito di icone. Quelle cose che di per se sono oggetti poco più che insignificanti ma che hanno fatto crescere generazioni (almeno la mia, non saprei per le nuove). Dal chiodo di Fonzie alla casa dei Simpson.

E reinterpretare un’icona non è mai cosa facile.

La casetta in questione è una specie di stereotipo della piccola-media borghesia americana: doppio garage, camino, finestrelle sistemate, viottolo d’accesso, giardino sul retro, e via dicendo. Una bella casetta direi.

Ma la domanda (obiettivamente geniale) è come sarebbe quella casetta se le scelte di design fossero state diverse? Il che può voler dire se l’architetto di Homer e Marge fosse stato più estroso o se la famigliola fosse vissuta in un’altra epoca.

Beh, HomeAdvisor ha provato a reinterpretare la dimora della famiglia secondo gli stili architettonici americani più tipici. Ed il risultato è degno di nota.

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Si va dalle travi in legno ed i finestroni stile Tudor alle planimetrie quadrate, file diritte di finestre e colonne doriche all’ingresso dello stile Coloniale. Si reinterpreta la casa con lo stile delle di frontiera fatte di tronchi di legno e con grandi portici e la si immagina con guglie e tetti a punta dello stile Vittoriano. Si prova a disegnarla con tetti moderatamente ripidi e senza troppi fronzoli per gestire le forti nevicate tipiche del New England e la si immagina con stucchi, archi, decori e tegole rosse in pieno stile mediterraneo. Ci si lancia, infine, in bordi arrotondati, dettagli giallini, tetti planari e pareti lisce per omaggiare l’art decò oppure in forme squadrate ed ampie vetrate per immaginarla come se fosse la villetta contemporanea accanto alla nostra.

Chissà se tutte queste interpretazioni possono cambiare il marchio di un’icona e chissà se l’icona sarebbe stata tale indipendentemente dallo stile architettonico. L’unica cosa certa è che io la casa dei Simpson me la immagino proprio come l’ho sempre vista. Affezione da icona, diagnosticherei.

WU