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Singolarità tecnologica ed epoche di Kurzweil

A cavallo fra fuffologia e futurologia (ammesso che le due cose si differenzino) si colloca la nostra paura del futuro. Se volete potete aggiungerci anche la religione, ma non divaghiamo (più del solito).

Ad ogni modo, nei nostri sogni più reconditi e nelle nostre paure distropiche esiste un punto in cui non saremo più “i padroni del mondo”. Cioè, ridimensionandomi, prevediamo un punto oltre il quale il progresso tecnologico accelera oltre la nostra capacità di comprenderlo e prevederlo.

Praticamente ci approcciamo ad una singolarità tecnologica che rappresenta un punto (inteso alla maniera di una singolarità fisica) in cui la validità dei nostri modelli di previsione del futuro cessano di essere affidabili (ovvero lo sono ancora meno del solito) ed il nostro ruolo nel mondo andrebbe rivisto.

E’ il punto in cui l’avvento di una intelligenza (artificiale?) superiore ci mette da parte ed i progressi tecnologici ci sfuggono di mano

Diciamo che una macchina ultraintelligente sia definita come una macchina che può sorpassare di molto tutte le attività intellettuali di qualsiasi uomo per quanto sia abile. Dato che il progetto di queste macchine è una di queste attività intellettuali, una macchina ultraintelligente potrebbe progettare macchine sempre migliori; quindi, ci sarebbe una “esplosione di intelligenza”, e l’intelligenza dell’uomo sarebbe lasciata molto indietro. Quindi, la prima macchina ultraintelligente sarà l’ultima invenzione che l’uomo avrà la necessità di fare. [I. J. Good]

Il dato di fatto è che la tecnologia evolve (esponenzialmente); il dubbio è se tale singolarità possa esistere davvero oppure il processo crescerà indefinitamente e ci vedrà sempre protagonisti.

Ora qui si potrebbero dipingere milioni (se non miliardi) di scenari e si potrebbero definire altrettante teorie futurologhe, come ad esempio (tanto per farne uno che ci porterà poi a definire sotto un’ottica diversa il momento storico in cui stiamo vivevendo) quella di Ray Kurzweil.

La teoria di Kurzweil non è altro che una generalizzazione della legge di Moore (quella che descrive un andamento esponenziale della crescita della complessità dei circuiti integrati) a tutti i campi della tecnologia.

Praticamente la legge in questione prevede che tutti i nostri sviluppi tecnologici procederanno in maniera esponenziale. E da questo parte, ovviamente, per fare previsioni a lungo termine sul nostro futuro.

Ad ogni adozione di una nuova tecnologia introduciamo un punto di discontinuità che interrompe un andamento esponenziale (che in una previsione di lungo-lunghissimo termine va bene solo per brevi intervalli di tempo) per introdurre uno scalino da cui poi parte un nuovo andamento esponenziale.

Ora proviamo ad applicare (noi?) questi principi all’evoluzione della Terra:

  • I epoca: fisica e chimica, informazioni nelle strutture atomiche. È possibile paragonarla alla creazione della cellula, combinazioni di amminoacidi in proteine e acidi nucleici (RNA, successivamente DNA) ossia l’introduzione del paradigma della biologia.
  • II epoca: biologia, informazioni nel DNA. Conseguentemente il DNA ha fornito un metodo “digitale” per registrare i risultati degli esperimenti evolutivi.
  • III epoca: cervelli, informazioni in configurazioni neurali. L’evoluzione della specie ha unito il pensiero razionale.
  • IV epoca: tecnologia, informazione nei progetti hardware e software. Questo ha spostato in maniera decisiva il paradigma dalla biologia alla tecnologia.
  • V epoca: fusione tra la tecnologia e l’intelligenza umana, la tecnologia padroneggia i metodi della biologia (inclusi quelli dell’intelligenza umana). Ciò che sta per avvenire sarà il passaggio dall’intelligenza biologica a una combinazione di intelligenza biologica e non biologica.
  • VI epoca: l’universo si sveglia, l’intelligenza umana enormemente espansa (per lo più non biologica) si diffonde in tutto l’universo.

Siamo nella IV epoca e davanti a noi ci aspetta la fusione uomo macchina e quindi la diffusione di questa superintelligenza in tutto il cosmo.

Anche questa scala evolutiva lascia aperto il dibattito se arriveremo mai alla nostra singolarità tecnologica, ma è certo che se le prime epoche ci hanno messo milioni di anni ora il processo sta esponenzialmente accelerando ed il passo per la colonizzazione dell’universo (da parte non nostra, ma di ciò che sarà di noi… ovviamente) è tremendamente vicina.

Le critiche che si possono fare a queste teorie sono molteplici, almeno tante quante strade fantasiose aprano nella nostra fantasia e cultura moderna.

Personalmente lo spunto di riflessione che mi motivano è proprio quello sul concetto di uomo (tema fra l’altro ricorrente nella nostra storia, almeno fino alle epoche di Kurzweil fin qui percorse).

WU

PS. Se inizio a mettere link sfocio velocemente in para-siti, evito.

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Il Modulor

Per formulare risposte da dare ai formidabili problemi posti dal nostro tempo e riguardanti l’attrezzatura della nostra società, vi è un unico criterio accettabile, che ricondurrà ogni problema ai suoi veri fondamenti: questo criterio è l’uomo

Crasi di module e or (in riferimento alla section d’or. E’ “solo” l’interpretazione dell’architetto franco-svizzero Le Corbusier di uno dei temi più cari all’uomo: l’armonia delle forme. Dall’uomo Vitruviano di Leonardo, passando per Leon Battista Alberti siamo arrivati all’idea che il centro dell’armonia delle forme è proprio l’uomo.

Si tratta praticamente di una scala di proporzioni basate proprio su misure umane medie da utilizzare come vademecum per un’architettura a misura d’uomo. Questo almeno negli intenti del suo inventore e nell’utilizzo che ne fece. Oggi riceve diverse critiche (come si confà ad una scala che voglia abbracciare tutta la varietà del genere umano) che vanno dall’assenza del sesso femminile (non riconosciuto abbastanza armonioso) all’assenza di parametri di riferimento per elementi architetturali standard (non si può usare il Modulor per disegnare dei comodi scalini) per concludersi con le misure stesse di riferimento considerate (che forse tanto standard non sono…).

Nella sua prima versione (1948) e poi nell’aggiornamento del Modulor 2 (1955) Le Corbusier si disegnò il suo personalissimo metro che poi effettivamente usò nella realizzazione di diverse suo opere architettoniche.

Il Modulor è graficamente rappresentato (e credo che gran parte del successo di una scala forse non perfetta ed incompleta lo abbia fatto proprio una sapiente rappresentazione grafica) con una figura umana stilizzata con un braccio steso sopra il capo che si trova accanto a due misurazioni verticali.

Modulor.png

La serie rossa è basata sull’altezza del plesso solare (108 cm Modulor 1 e 113 cm Modulor 2) poi divisa in segmenti secondo il Phi=1.618 della sezione aurea. La serie blu basata sull’intera altezza della figura che è esattamente il doppio dell’altezza del plesso (216 cm Modulor 1 e 226 cm Modulor 2), a sua volta segmentata nello stesso modo. Fra le due serie si sviluppa una spirale che definisce anche i volumi dei vari segmenti.

In sostanza le due scale sono il legame fra l’elemento umano e quello matematico cercando di rapportare alle misure umane l’armonia (possiamo dire “universalmente riconosciuta”) che hanno edifici e superfici basati sulla sezione aurea. La convinzione alla base dell’idea è che “solo l’utente ha la parola” ovvero che la dimensione umana deve troneggiare. Poi vi era anche la possibilità di modellare un uomo (diciamo pure non un uomo qualunque, ma praticamente solo uno alto 108/113 – 216/226 cm) secondo i numeri della sequenza di Fibonacci (il rapporto fra due numeri consecutivi della sequenza è costante ed è proprio la sezione aurea).

La sequenza si applica sia ad un quadrato di lato 113 (27, 43, 70, 113, 183, etc.), nella “serie rossa”, sia ad un rettangolo di dimensioni 113×226 (53, 86, 140, 226, 366, etc.), nella “serie blu”.

Le due serie potevano (e, con tutti i limiti del caso, lo possono tutt’ora nonostante il progressivo disuso del modello) essere utilizzate per dare quella piacevole regolarità matematica (che limitando un po’ l’estro dell’uomo evita anche di fare qualche obbrobrio di troppo) ed estetica ad un manufatto architettonico (o anche meccanico)…

WU

PS. Se contestualizziamo storicamente il tentativo è quello di recuperare una dimensione umana, fin nelle cose concrete del quotidiano, nel periodo post bellico.

Alla ricerca della Sfera

… e che vi devo dire. L’idea della Sfera di Dyson mi affascina, ed ogni volta che mi imbatto in qualche altra news extraterrestre (beh, magari un po’ bizzarra, lo ammetto), la ritrovo.

Vi ricordate il concetto di Sfera di Dyson? Allora, diciamo che siete una bella civiltà K2/K3 della scala di Kardashev ed avete quindi il problema di catturare gran parte (ma visto che ci siete perché non tutta?) l’energia emanata dalla vostra stella.

La soluzione è una possibile megastruttura con diametro pari all’orbita di un pianeta (ah, beh, allora…) attorno alla vostra sorgente. Una specie di guscio planetario che assorbe tutta l’energia (e vi da, quindi, la possibilità di scalare la vetta della succitata scala.
Ora, la cosa bella è che la Sfera fu proposta nei primi anni ’60 dal fisico Dyson come una specie di “esperimento mentale”, mentre ora guardiamo lassù e ci aspettiamo di trovarla davvero!

Forse è possibile, ma di certo il salto mi sembra abbastanza grande (un po’ come se la sera tornate a casa e vi aspettate di vedere il vostro gatto sospeso in uno stato ibrido fra la vita e la morte in onore del gatto di Schrödinger.

Ad ogni modo… chi ha i soldi le spende (giustissimo!) un po’ come vuole. E’ questo il caso del milionario Russo Yuri Milner (… uno degli investitori di Facebook tanto per capirci) che ha deciso di finanziare di tasca sua investigazioni più accurate di Tabby’s Star (stella scientificamente nota come KIC 8462852; circa 1480 anni luce da noi nella costellazione del Cigno). La stella in questione è particolarmente interessante per la sua luminosità ciclicamente variabile (fino al 20%!).

The paper shows shocking results: the star’s luminosity varied, sometimes dipping by 20% over the course of the study period. Even more perplexingly, its total luminosity, or flux, diminished by 4% overall over that time.

Il comportamento è decisamente bizzarro e ci vuole una spiegazione. Certo vi sono tante possibilità (tipo detriti di un ex-pianeta in orbita attorno ad essa? sciami di comete?)… inclusa una giga-sfera che ne blocca ciclicamente parte dell’energia. Vale la pena guardare meglio, soprattutto se puoi accedere alla rete SETI ed ad alcuni dei telescopi più sensibili al mondo.

Other instruments that could take a closer look are forthcoming, most notably NASA’s James Webb Space Telescope in 2018. But Breakthrough and Berkeley are starting now, with observations scheduled for eight hours per night for three nights over the next two months, starting tonight, October 26.

Certo, le speranze di trovare la mitica palla non sono tante, ma perché non starsene un po’ naso e sogni all’insù? Spero solo, e ne sono abbastanza confidente, che non sarà un eventuale esito negativo di questa ricerca a fermare questo genere di elucubrazioni.

WU

PS. Ma, tornando un attimo alla Sfera di Dyson, da dove pensiamo di prendere tutta l’energia che ci serve per partire?

Scala di Kardašëv

Avete presente la super arma di starwarsiana memoria che prende l’energia dal nucleo di un pianeta per distruggere altra robaccia? Oppure il supercattivissimo padrone di Silver Sufer che non vede l’ora di degustare qualche pianetino? E si potrebbe andare avanti con esempi, più o meno a caso, presi da libri e film fantascientifici inside.

Arriviamo, quindi, ad un’altra cosa che non sapevo. Le civiltà (si, è il caso di usare il plurale anche se oltre la nostra non ne consociamo nessuna si stima che nella sola Via Lattea ci sarebbero ben 4.590 civiltà in grado di comunicare con noi…) del cosmo possono essere anche classificate in base al livello di energia di cui dispongono.

L’astronomo russo N. Kardašëv nel 1964, molto probabilmente prima di vedere qualunque filmetto apocalittico, propose nel suo “Transmission of Information by Extraterrestrial Civilizations” una scala esponenziale di catalogazione del livello tecnologico delle civiltà basata sulla quantità di energia di cui queste possono disporre. L’astronomo desunse la sua scala, che in origine prevedeva “solo” tre classi, notando che il livello del consumo energetico sulla Terra seguiva da secoli un aumento costante.

  • Tipo I: civiltà in grado di utilizzare tutta l’energia disponibile sul suo pianeta d’origine (più o meno… 4e12 Watt)
  • Tipo II: civiltà in grado di raccogliere tutta l’energia della stella del proprio sistema solare (più o meno… 4e26 watt)
  • Tipo III: civiltà in grado di utilizzare tutta l’energia della propria galassia (più o meno… 4e37 watt)

KardasevScale.png

E già fin qui la strada è lunga (oppure è nuovamente fantascienza in base ai punti di vista). Ma si può andare anche oltre arrivando a (i passaggi intermedi sono già da poveri essere mezzo evoluti…):

  • Tipo IX: divinità estremamente superiore capace di creare oggetti non-cosmici che utilizza come fonte primaria di energia
  • Tipo X: esseri che hanno raggiunto una capacità tecnologica tale d’aver abbandonato il mondo cosmico come lo conosciamo per continuare a vivere ed evolversi in “universi” non-cosmici creati da loro stessi, al di fuori delle nostre leggi fisiche e quantistiche, ipoteticamente parlando questi esseri possono essere realmente considerati degli Dei nel senso stretto della parola

E l’umanità? Livello 0, neanche a dirlo. Siamo in grado di usare solo una porzione dell’energia del nostro pianeta e già facciamo danni. Meglio se stessimo fermi. Invece si stima che saremo (saranno) una civiltà di tipo I intorno al 2200. Intorno al 5200 raggiungeremo il tipo II e solo nel 7800 il tipo III. Per ora siamo, secondo il “criterio Sagan” 0.7.

WU

PS. E la scala è intrinsecamente legata alla teoria di L. White che si propone di spiegare la storia dell’uomo sulla base degli sviluppi tecnologici. In pratica la teoria propone che:

P = E x T

P sta per progresso, E per energia consumata e T un coefficiente determinato in base all’efficacia delle tecniche che utilizzano questa energia.

PPSS. Vi sarebbe poi il problema di come raccogliere tale energia… Voi come fareste, ad esempio, a raccogliete interamente l’energia di una stella? Semplice, con una sfera di Dyson… una specie di pokeball planetaria.