Smartphone vs tutto

C’è stato un tempo in cui usavamo i gettoni per telefonare (si, ancora prima vi erano addetti che cambiavano manualmente i cavi in base alle connessioni telefoniche da effettuare, ma non mi fate partire troppo addietro…), un tempo in cui i telefoni erano nelle case appesi al muro con una rotellona da girare per comporre il numero, un tempo in cui i primi telefoni portatili erano “solo” cellulari e non smartphone (ed avevano della antenne telescopiche dal gusto estremamente vintage).

Oggi abbiamo brasato tutto, abbiamo uno smartphone.

Un tempo avevamo una torcia, avevamo un browser per andare su internet, compravamo giornali, avevamo una qualche chiavetta che generava un numero per accedere alla banca, avevamo addirittura una macchinetta fotografica o un ricevitore GPS.

Oggi abbiamo brasato tutto, abbiamo uno smartphone.

In un tempo ben più recente stiamo iniziando a sostituire metodi di pagamento, telecomandi per televisione (o per qualche accrocchio domotico), sistemi di videochiamata, canali di acquisto e via dicendo. Indovinate con cosa?

Oggi abbiamo brasato tutto, abbiamo uno smartphone.

Non sono contrario, anzi preferisco perdere (ok, ok, separarmi) da un solo oggetto per liberarmi di tutto un carico di civiltà. Mi spiace un po’ per i tanti progressi morti nel fiore dei loro anni per confluire in mini-mini-mini orpelli per smartphone, ma tutto sommato posso conviverci.

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I prossimi passi? Beh, ovviamente dotare di capacità meccaniche i nostri fedeli compagni (ed in questo caso, a parte titolate eccezioni, non siamo ne fedeli ne monogami). Tutta la riflessione è motivata da questo Randall qua che prevede, in ordine, che il nostro smartphone fagociterà guinzagli per cani, ruote sterzanti, sistemi di primo soccorso, grattugie, spillatrici, tagliaunghie ed infine addirittura trapani elettrici o spazzolini (quest’ultima cosa mi sarebbe sinceramente molto comoda…).

Un po’ in odore di futurologia spinta, ma facciamoci una risata oggi pensando a quante cose un tempo erano una cosa abissalmente distante da uno smartphone. Confesso che è uno dei motivi per cui vorrei veramente vedere cosa ci riserva il futuro.

WU

Lettura artificiale

Siamo nell’era in cui la locuzione “intelligenza artificiale” sembra riassumere il futuro. In realtà è una cosa solo parzialmente nuova (e non solo per B-movies catastrofici) che come tutto sta velocemente progredendo. Parliamo di algoritmi che imparano da se stessi. Che “studiano” quello che gli diamo da studiare e raggiungono (affinando una serie di parametri su un codice scritto, finora, da mano umana) una livello di “conoscenza” nella loro mansione da far impallidire i Leonardo-Da-Vinci-che-non-ci-sono-più.

Una volta che il giochino funziona lo si mette alla prova negli ambiti più disparati. Lungi da me una lezione sul machine learning e sui campi di applicazione, mi ha incuriosito questo “esperimento“.

Sono stati fatti leggere ad una intelligenza artificiale (paziente, che non fa i capricci, ma che non ne trae neanche piacere) 3.5 milioni di libri (!). Tutti questi testi e tutte queste informazioni sono state fatte processare all’intelligenza con uno scopo ben preciso: scoprire se c’è una differenza tra i tipi di parole usati per descrivere uomini e donne. Avrei da ridire sullo scopo “riduttivo” dopo tutte le info (parliamo di qualcosa come più di 11.000.000.000 di parole…) che l’intelligenza ha evidentemente acquisito.

Il risultato che definirei inatteso, grottesco, un luogo comune, e-c’era-bisogno-di-un-computer, frutto non solo dei nostri tempi, un retaggio dei nostri tempi è più o meno che le parole usate per le donne si riferiscono molto più alla loro apparenza rispetto alle parole usate per descrivere gli uomini.

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Abbiamo dato valenza statistica ad un sentimento (maschilista!) abbastanza diffuso. Abbiamo “confermato” una sorta di pregiudizi di genere anche nel linguaggio letterario. Devo però dire che la cosa mi puzza un po’ di “bias di conferma”; in fondo descrivere una donna anche per il suo aspetto estetico non vuol dire per forza sessismo… Ma la statistica questo aspetto non lo coglie (e non deve!). Gli algoritmi sono un insieme di istruzioni fisse che identificano, in questo caso, aggettivi maschili o femminili; se la fonte utilizza questi termini in maniera corretta o distorta l’algoritmo non lo coglie; i sistemi di intelligenza artificiale di adattano alle info date loro in pasto, non vanno oltre.

Ad oggi l’algoritmo (i ricercatori sono al lavoro per un upgrade) non distingue di certo i vari generi letterari, gli autori e le loro inclinazioni personali ed artistiche, non tiene conto del periodo storico in cui è stato scritto il libro ed in generale non contestualizza nulla dei milioni di libri che “legge”.

Per ottenere analisi più raffinate (come quelle che necessarie quando si chiede ad una macchina di entrare “nelle faccende umane”) bisogna sviluppare algoritmi più raffinati in grado di interpretare o ignorare il contesto delle parole ed allora si che si potrà avere conferma dei nostri stereotipi di genere e pregiudizi… che sono pronto a scommettere emergeranno.

WU

PS. Non so se in odore di ignobel.

Vecchio, Bifronte Pescatore

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Uno di quei quadri che varrebbe la pena vedere almeno una volta nella vita (ah, per informazione il dipinto è oggi visitabile al Museo Ottó Herman di Miskolc) se non altro per l’alea di mistero che, giustamente, si porta dietro.

A prima vista il Vecchio Pescatore, di Tivadar Kosztka Csontváry, datato 1902 è il ritratto, appunto, di un pesatore. Vecchio, in una strana posa e, personalmente, neanche particolarmente bello (beh, io che non sono e non voglio essere un critico d’arte trovo molto più belli altri suoi dipinti).

Kosztka fu un pittore (per vocazione, dato che, farmacista per occupazione, pare avesse udito una voce comunicargli che sarebbe stato IL pittore… e già si intuisce il soggetto) espressionista ceco. Abbastanza eccentrico, vegetariano, anti-alcolista, anti-tabagista, visionario e schizofrenico, non fu particolarmente apprezzato in vita e men che meno in patria (come storia vuole).

Diciamo che a primo acchito il vecchio pescatore è un quadro, forse come tanti. E fino alla morte dell’artista in effetti il quadro fu considerato un anonimo ritratto. Fu però dopo qualche anno che qualcuno si prese la briga di fare uno strano esperimento.

Osservando meglio il quadro si nota una certa asimmetria fra la parte destra e quella sinistra. Lo sfondo, il volto del pescatore, le ombre, le mani, tutti particolari che sono in qualche modo diversi fa il lato destro e quello sinistro del dipinto.

L’esperimento fu, infatti, proprio quello di prendere uno specchio e piazzarlo al centro del dipinto in maniera da raddoppiare prima il lato destro del quadro e poi quello sinistro. Il mistero (ed in questo caso sono portato a crederci affettivamente dato che mi pare troppo strana come coincidenza per non esser stata pensata e realizzata di proposito) fu svelato.

Il vecchio pescatore si trasforma in due personaggi, antitetici. Il lato destro sembra un anziano in posizione di preghiera, su uno sfondo luminoso e con un mare calmo. Il lato destro, invece, è esattamente l’opposto; una figura inquietante, scura, minacciosa.

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L’interpretazione (una delle possibili, effettivamente) del doppio ritratto in un singolo personaggio può essere quella della doppia natura, sempre co-presente e mai scindibile, dell’animo umano: il bene ed il male. Il lato divino e quello diabolico. Il Dio ed il diavolo che ciascuno cela (è il caso di dirlo) dentro di se.

Interpretazione a parte, ritengo notevole la realizzazione ed il modo di celare il messaggio da parte dell’artista. Una vera chicca.

WU

Proiezione azimutale equa e planare

Avete presente il logo delle Nazioni Unite (che oltre ad essere una associazione dovrebbe essere un binomio che ci suoni da monito)? Beh, è la mappa della Terra, ma se ci prestate venti secondi di attenzione vi rendete conto che non è la classica “cartina geografica” a cui siamo abituati.

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Il motivo (non del perché sia stata scelta a bandiera delle Nazioni Unite, che posso immaginarlo in base alla spiegazione che segue, ma del quale non ho effettiva evidenza) è abbastanza semplice: si tratta di una proiezione azimutale equidistante.

Come il nome suggerisce, tale proiezione lascia inalterate le distanze dal punto scelto come origine della proiezione. Praticamente sia l’azimut che la distanza di ciascun punto sulla mappa è proporzionatamente ricollocabile dalla sua posizione relativa rispetto al centro scelto come origine della mappa. Ça va sans dire che per fare le cose il più imparziali (sia eticamente che geograficamente, oserei) uno dei punti naturali è il polo, nord per convenzione.

In base a questa proiezione tutti i meridiani (linee di longitudine) risultano delle rette, cosa molto comoda per misurare e presentare le distanze in linea d’aria dal punto centrale di proiezione (e.g. rotte aeree, carte nautiche, comunicazioni radio intercontinentali, etc.). Per la navigazione, ad esempio, sia via aria che via mare, abbiamo in questa proiezione la possibilità di vedere l’intera rotta su una mappa.

Inoltre, dato che la proiezione azimutale equidistante si ottiene proiettando tutti i punti della terra su un piano ad essa tangente, con tale mappa il calcolo delle rotte fra due qualsivoglia punti si riduce ad un problema planare decisamente più semplice da maneggiare. Tuttavia le distanze sono esatte solo se misurate dal centro della proiezione o fra punti lungo linee rette partenti dal centro (anche se esistono, ovviamente, regole di conversione…).

Il contro (che non fa evidentemente molto piacere agli evolutissimi popoli occidentali) è che essendo la proiezione non conforme la distorsione delle superfici aumenta all’aumentare della distanza dal centro della proiezione (esattamente come una foto con un fisheye). Il limite è il polo sud che in una proiezione azimutale equidistante centrata nel polo nord risulta essere niente meno che… una circonferenza.

Non è un tipo di mappa che vediamo tutti i giorni ed in fondo, un po’ come ogni tipo di proiezione di qualcosa di non-planare su un piano, ha i suoi pro ed i suoi contro. Mi pare, tuttavia, un sistema di proiezione decisamente imparziale, ammesso che esistano proiezioni “di parte” e non sia la lettura che vogliamo dargli noi a renderle tali.

WU

PS. L’unica cosa che mi scoccia un pochino (ma forse neanche più di tanto) è che questo è il tipo di proiezione scelto dai “famosi” terrapiattisti… beh, effettivamente se la mettiamo così potremmo anche convenire che la Terra è piatta (… proprio per definizione di proiezione, direi).

PPSS. Questa e questa ve le ricordate? Si, mi intrippano le mappe…

Problemi di prospettiva

Dare la colpa a qualcosa, meglio se fuori dalla nostra giurisdizione, è lo strumento della natura umana per illudersi di mettersi al riparo dall’incertezza del futuro.

Le prospettive, ad esempio. E’ assolutamente certo (ne ho sproloquiato già a caso più e più volte, e.g. qui e qui) che le cose cambiano dal punto di vista dal quale si guardano. Cerchiamo di fare un passo ulteriore.

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Una prospettiva “dal basso”, come stando stesi su questo pavimento di Lloyd, certamente esalta la difficoltà delle cose; altro che montagne di impegni, stando sufficientemente bassi è come non veder mai la fine neanche di uno spillo. Una prospettiva “dall’alto”, d’altro canto, sembra schiacciare tutte le basi e le fondamenta su cui una certa soluzione (ottimisticamente intesa come la cima “della montagna”) si erge.

In fin dei conti in entrambi i casi non si percepisce la vera “altezza” del problema, ed in assenza di questa mal si valuta il piano di azione; indipendentemente “dall’ampiezza dell’orizzonte delle possibilità”.

Guardare il cielo, ad esempio, lo si può fare da diverse prospettive, dal prato all’aereo, ma solo guardando le nuvole in faccia si capisce quanto sono pesanti/leggere (… e foriere di pioggia).

Forse stare in piedi (spalle dritte solo per i più coraggiosi) è la prospettiva migliore. Difficile.

WU

PS. “Guarda le cose da un’altra prospettiva”, “Cerca di cambiare prospettiva”, “Allarga le tue prospettive”, etc. etc. Tutto giustissimo, tutte parole. Non mi spiacerebbe alzarmi dal pavimento in cui Lloyd mi relega per dare una profondità alle cose e per cogliere gli aspetti nascosti delle situazioni. Provarci, in questo caso, è una magra consolazione che non da alcun risultato.

La mappa di Gall-Peters

In principio era Mercatore. Ed in realtà lo è tutt’ora (dato che lo è Google Maps), ma ha molti limiti.

E questo lo sappiamo (… e tra l’altro qui un’altro dei miei sproloqui a riguardo). Ci abbiamo convissuto abbastanza bene fin’ora, ma siamo in quella strana situazione in cui non è chiaro se siamo noi ad esserci convinti che le cose siano come ce le rappresentiamo oppure siamo di fronte ad un errore tutto sommato tollerabile. Le mappe non rappresentano il mondo ma plasmano il modo in cui lo vediamo.

Chiariamo meglio. Secondo Mercatore l’Europa è al centro del mondo, e la Germania al centro dell’Europa (ebbene Gerard De Kremer, latinizzato in Gerardus Mercator era, indovinate un po… tedesco). Le Groenlandia è grande quasi come l’Africa e l’Alaska come il Brasile. Tutti i continenti hanno una bella forma proporzionata che ci piace tanto vedere.

La realtà è diversa. Anzi, secondo me la realtà è che stiamo cercando di stuprare un qualcosa che vive su una sfera per metterlo su un piano.

Ad ogni modo esiste un tipo di proiezione che ha diversi vantaggi rispetto a Mercatore e che sta prendendo sempre più piede: la proiezione di Gall-Peters.

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Dal 1973 la proiezione cerca (vanamente) di competere con Mercatore, proprio puntando sul fatto che le distorsioni delle mappe a cui siamo ormai abituati possono essere corrette.

L’idea di base è di tassellare attraverso 100 parti orizzontali e 100 verticali il globo e mantenere sempre ortogonali meridiani e paralleli anche su un piano a due dimensioni. In pratica così facendo sul piano di Gall-Peters ogni elemento è sempre proporzionale alla sua vera collocazione spaziale. Per intenderci Mercatore, invece, “spancia” gli elementi più vicini ai poli (… la Groenlandia appunto), mentre rimpicciolisce quelli più vicini all’equatore.

Ora stiamo un po’ rivalutando tale mappatura, ma la strada è ancora lunga. Vedere i continenti così oblunghi non mi piace particolarmente e, Ça va sans dire (sognavo di usarlo da tanto tempo…), tendo a rifugiarmi sugli errori che già conosco.

Il motivo alla base di questa “contesa” è che mentre la proiezione di Mercatore fu fatta privilegiando gli angoli (e quindi le rotte commerciali) a scapito delle superfici, quella di Peters fu disegnata cercando di essere equi con le superfici di ogni nazione. Il fatto che ancor oggi siamo più abituati a Mercatore ci da già una misura della nostra impossibile equità nei confronti di tutti i popoli del mondo.

WU

AuthaGraph World Map

Partiamo dal presupposto che se un qualcosa esiste in un certo numero di dimensioni qualunque tentativo di riportarla (per nostra mera limitazione cognitiva) ad un numero minori di dimensioni è per me un abominio.

Ciò detto (ovviamente discutibilissimo), è molto probabile che avremo poco a che fare con una multi sfera o con un manifold pentadimensionale nella nostra vita quotidiana, ma una mappa geografica (si, come quella del nostro smartphone…) forse si.

Beh, il globo vive su una sfera, ma a noi ci piace vederlo disegnato su carta.
Ebbene, ogni mappa non è esente da difetti. Ma ce ne sono alcune che possono essere più accurate di altre. Quella che storicamente usiamo, il così detto piano di Marcatore, non è la migliore. Anzi…

Il Japan Institute of Design Promotion ha recentemente proposto, nell’ambito del concorso Good Design Award, una mappa che invece si candida ad essere la migliore quanto rispetto della realtà delle proporzioni delle terre emerse ed estensione dei mari.

La AuthaGraph World Map, da a Cesare ciò che è di Cesare, senza scombussolarci troppo privandoci della nostra rassicurante forma rettangolare. Per far ciò il globo è suddiviso il 96 aree; la sfera è trasformata in un tetraedro e quindi ogni areola è appiattita su una superficie piana.

authagraph.png

Beh, guardandola così, da profano, la cosa che mi balza subito all’occhio è che la tradizionale prospettiva “Euro-centrica” è abbandonata a favore di una più contemporanea crescita del Sol-levante; anzi:

The world map can be tiled in any directions without visible seams. From this map-tiling, a new world map with triangular, rectangular or parallelogram’s outline can be framed out with various regions at its center.

Equally opportunity map direi.

WU

PS. Non posso far a meno di notare l’evidente impronta di merchandising del sito