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Distopia

Non che mi reputi un complottista-disfattista professionale, ma confesso che le ultime pieghe macro economiche/politiche mi perpellono (o repellono?) alquanto.
Indi per cui mi calo in scenari futuribili, effettivamente poco probabili, ma gustosamente distopici.

Quindi, appunto (?): distopia. Esattamente, quando ci immaginiamo un futuro deprecabile, ma potenziale. E soprattutto in contrasto con uno scenario… utopico. Ovviamente il dualismo utopia-distopia dipende dal punto di vista (e vorrei a tal proposito avere l’opinione di una pletora di elettori, sia italiani che di oltre oceano).

Ad ogni modo i futuri distopici tipicamente di distinguono in due gruppi: quando il regime diventa totalitario (regime, propaganda, gerarchia, stato, corporazioni, culto della personalità, e via dicendo) o quando il mondo è reduce di una qualche catastrofe (nucleare o naturale, scenari post apocalittici, lotta per la sopravvivenza, mutazioni genetiche e via dicendo).

Parliamo quindi di 1984, Fuga da Los Angeles, Farenheit 451, Il padrone del Mondo, etc.etc. contro Il cacciatore di Androidi, Io sono legenda, Mad Max, Il pianeta delle scimmie, etc. etc.

Dei due scenari, benché tempo più per il secondo non vedo il primo poi così distante.

WU

PS. Per amor di completezza (che non ho): ditopia ha anche un’altra accezione: “la dislocazione di un viscere o di un tessuto dalla sua normale sede”

Cafone

Ora, recenti frasi di politici a politici (ho riflettuto a lungo se mettere le virgolette, ma dato che non credo siano eccezioni sono più prono a non metterle con l’idea che stiamo in realtà assistendo ad un cambio della definizione della figura) hanno sollevato gran polveroni.

XXXX hai la faccia come il culo.

E giù di richiami, contestazioni e via dicendo. Premetto che per me ormai è una frase di lessico comune, certo non aulico, ma se ben argomentata e contestualizzata rende perfettamente l’idea. Ed in fondo se diciamo “hai la faccia di bronzo” l’omino del nostro cervello lo traduce con “hai la faccia come il culo”, quindi non vedo il problema.

Certo, le perifrasi sono spesso l’essenza della discussione politica, ma una volta tanto che qualcuno sia diretto non vedo perché vituperarlo, magari dando alla parola importanza sufficiente a non cogliere tutto il senso del discorso.

Ok, ok, ma comunque il punto che mi ha colpito è che l’autore dell’affermazione è stato definito un cafone. Non uno scostumato (maleducato non mi permetterei per rispetto degli innocenti, sperabilmente, genitori) o una persona volgare (epiteto secondo me molto calzante in questo caso). Cafone.

E quindi, ma che vuol dire?

Persona dai modi rozzi ed incivili, molto spesso ingenuo e cattivello, anche se più spesso beffato a sua insaputa (almeno nella definizione di Silone ed anche nel mio immaginario da bambino di provincia).

L’origine è basso laziale – campana e (come anche foneticamente i più “terroni” potranno indovinare) suona come “co’ ‘a fune“. Abitus tipico degli abitanti dei villaggi che venivano in città ad acquistare bestiame dotati di funi legate attorno alla vita o alle spalle. “co’ ‘a fune” identifica anche il villano che sostituisce la fune alla cintola. Insomma un provincialotto (con tutto rispetto per chi condivide con me origini lontane dalle grandi metropoli).

Propendo (personalmente e di pancia assolutamente non di testa per questa interpretazione) per questa interpretazione, ma per completezza:

  • una altra possibile origine farebbe derivare la parola dal latino cabònem (da cabo-onis, ‘cavallo castrato’) oppure dal nome di un centurione romano di nome Cafo (che non deve esser stato proprio un nobiluomo).
  • altra alternativa è che il termine derivi dall’uso delle nobili famiglie napoletane che quando necessitavano di traslocare, chiamavano “chill co’ ‘a fune”, collaboratori (ovviamente spesso tutt’altro che scolarizzati) della ditta di trasloco che con funi e carrucole passavano il mobilio a pian terreno e lo assicuravano ai carri

Ciò detto, cafone sta benissimo per identificare lo zotico un po’ ingenuotto che si fa facilmente abbindolare; non credo si applichi benissimo al politico volgare d’impatto che serve a fare rumore (e cattura un po’ di attenzione).

Ah, si poteva sempre etichettarlo come bifolco, burino, buzzurro e via dicendo. Altrettanto inappropriate IMHO.

WU

PS. Sarebbe stato fin troppo facile decidere di parlare degli ultimi “eventi di sangue” oggi (pare un titolo del Giornale…). Ma, come spesso faccio, ho accuratamente evitato di farlo per non sporcare inutilmente la memoria di chi non c’è più (cosa che credo potrebbero e dovrebbero fare in molti, anche in altri contesti).

Pessimistica-mente 2016

A volte la realtà supera la fantasia. A volte no. Anzi, in genere speriamo che non sia così, se non altro per non avere lo smacco di avere una fantasia (forse la dote più nobile del genere umano) più limitata del mondo che ci circonda.

Eppure a volte riusciamo a fallire. Cosa poteva andare storto nel mondo nel 2016. Ok, ok, un po’ sto barando. Non si parla in effetti di tutto ciò che in astratto (su basi fantasiose, appunto) potesse andar male, ma degli scenari peggiori più probabili sulla base degli ultimi trend macro-economici e socio-politici mondiali.

Allora:

  • Petrolio oltre i 100$ a barile
  • UK fuori dall’unione Europea
  • Istituti bancari effettivamente colpiti da cyber-attacchi
  • La fobia anti-immigrazione sbriciola la società europeaCaduta economica cinese e crescita del potere militare
  • Israele attacca le strutture nucleari Iraniane
  • Putin raggira ed estromette l’America
  • Significativo riscaldamento globale
  • Esplosione di proteste violente nel sud America
  • Trump vince le presidenziali US

Che possiamo dire:

  • Non ancora e (forse) non a breve, ma tutto sommato potrebbe essere anche il male minore ed agire come molla per darci una bella svegliata su tematiche (le devo dire?) che rimangono troppo spesso relegate a tavoli di lavoro (?), accordi non vincolanti (?), studi (?) per motivi più che altro di interessi economici.
  • Beh, non è stata (per ora) la fine del mondo, ma forse solo una prima presa di posizione di uno status-quo che non può più reggere a lungo.
  • Non seriamente, anche se ci stiamo andando vicini… Yahoo! non mi pare si stia dimostrando particolarmente affidabile, e notiamo la cosa solo perché viene resa un po’ più pubblica. Se non è il 2017 sarà poco dopo, ma nel mio portafoglio di “saldi dell’inferno” lo manterrei.
  • Ci siamo vicini… Non facciamo altro che costruire muri nella speranza di difendere una società in cui il concetto stesso di fiducia del prossimo è venuto meno (e su cosa si basa il concetto di società?).
  • Caduta economica ancora non direi, crescita del potere militare sempre troppa. Diciamo che (con uno sbagliato approccio minimalista e molto italiano) tenderei a preoccuparmi in seconda battuta (quindi non per il 2016 e neanche per il 2017) della faccenda almeno finché i loro problemi non escono dai loro confini (tanto per fare un paragone immotivato: infondo del referendum italiano l’Europa si è “preoccupata” il giusto…).
  • Israele attacca le strutture nucleari Iraniane. Solo? Beh, almeno come deliri fantascientifici post-apocalittici (Mad Max sia con noi) possiamo fare di meglio.
  • Beh, qui diciamo che piuttosto la nostra fantasia ha cannato. Puutin si è più che altro impelagato (almeno pare) a favore di un certo tipo di America (che facciamo, almeno una ingerenza Russa nelle elezioni Americane non la vogliamo contemplare?)
    – “Significativo” lascia aperte molte strade. Qualcosina l’abbiamo fatta, come ogni anno (… e poi si riallaccia benissimo al primo punto).
  • L’impeachment di D. Roussleff ha sfiorato lo sfacellamento politico Brasiliano. La morte di Castro ha gelato i rapporti Cuba-America. Diciamo che il nostro scenario fantastico è un parente prossimo di uno scenario socio-politico instabile
  • No comment, la nostra fantasia è stata stracciata (anche dai Sondaggi…).

Un piccolo bilancio di fine anno. Previsioni apocalittiche per il prossimo anno?

WU

Calexit

From The Guardian:

As Donald Trump’s shock election victory reverberated around Silicon Valley late on Tuesday night, some high-profile technologists were already calling for California to secede from the United States. The broader west coast is a stronghold for the Democrats, and significantly more politically progressive and racially diverse than large swathes of central U.S. California is also the biggest economy in the U.S. and the sixth largest in the world with a gross state product of $2.496 trillion for 2015, according to the IMF. The campaign for independence -variously dubbed Calexit, Califrexit and Caleavefornia- has been regarded as a fringe movement.

But support was revitalized by influential Uber investor and Hyperloop co-founder Shervin Pishevar, in a series of tweets announcing his plans to fund a “legitimate campaign for California to become its own nation” -posted even before the full results were in. A few hours later, Hillary Clinton conceded the election to Trump, and Pishevar told CNBC that he was serious about Calexit.

“It’s the most patriotic thing I can do,” he said, adding that the resulting nation would be called New California. “We can re-enter the union after California becomes a nation. As the sixth largest economy in the world, the economic engine of the nation and provider of a large percentage of the federal budget, California carries a lot of weight,” he said. Pishevar was supported by others in Silicon Valley.

Angel investor Jason Calacanis said that California succession would be simple in the wake of both Brexit and a Trump win. Evan Low, a Democrat serving in the California state assembly, said that he’d support the introduction of a bill to start the independence process. The proposal illustrates the technology industry’s frustration with Trump over his repeated criticisms of Silicon Valley companies.

Trump on similar topics (and probably the cause of such an initiative):

  • he would make Apple build computers in the U.S.
  • he thinks Amazon CEO Jeff Bezos bought the Washington Post to exert political power and avoid paying taxes
  • he claimed that Mark Zuckerberg’s push for specialist immigration would actually decrease opportunities for American women and minorities

“Trump would be a disaster for innovation”. Probably, or probably not.

IMHO often “high-profile leaders” (and I’m not sure the epithet applies to the new US President) declare pretentious statements just lo leave some footprint of themselves, jut to make people talking about them. Once they are in charge of taking decisions it si rather difficult they realize (also because often, fortunately, they can not just choose by their own) everything,or even part of, they declared.

WU (hopeful)

Aria di politica

Non che le cose cambieranno, ma se proprio dobbiamo (eh si, dobbiamo, con il suo dolce ed il suo amaro) vivere in “questa società” mi auguro che almeno possiamo avere mente libera da pregiudizi ed una buona armatura di esperienza e conoscenza.

Ovviamente io sono il primo ad avere una mente bella intrisa di melma ed una corazza arrugginita e vacillante, ma diciamo che so in che direzione mi devo muovere. Riuscirci poi è un’altra cosa.

Penso invece a tutto il parlare che si fa in questi giorni, su più tavoli che vanno dalle tribune politiche a quello del bar dello stadio, di pseudo politica. Elezioni americane (con buona pace dei  perdenti che di malgrado accettano la fine di un ideale, forse troppo ideale e poco concreto, ed il ritorno a metodi più rudi. Ma questa è davvero un’altra storia e voglio evitare di scrivere un post politichese), referendum italiano in pole position. Ora poi, con un vincitore “particolare” oltre oceano e promesse “dubbiose” in casa, si da libero sfogo ai più remoti “lo avevo detto che…”, “vedrete se…”, “ai miei tempi…”, “se fossi io…”, e via discorrendo.

Come dire, credo che in questa fase, molti di questi discorsi (mi sono preso i miei margini per non sembrare troppo più scettico di quanto sono) non siano il preludio a nessuna presa di consapevolezza o costruzione di una nuova idea, bensì semplicemente… aria alla bocca.

Si, ci vuole anche questo, non mascheriamoci da politologi incalliti per sembrare più intelligenti/ironici/informati/profondi/etc. etc.

Lloyd081116.png

Grazie Lloyd (qui).

WU

PS. Casomai non fosse chiaro, evidentemente mi riferisco anche a “politici professionisti”. Ah, beh, allora…

Luxembourg in space

I consider this as a clear clue of long-term outlook.

the Luxembourg Government becomes a key shareholder of Planetary Resources, Inc., the U.S.-based asteroid mining company

[…]

The Luxembourg Government, the public-law banking institution “Société Nationale de Crédit et d’Investissement” (SNCI) and U.S.-based space technology company Planetary Resources have signed a 25 million euro investment and cooperation agreement within the framework of Luxembourg’s SpaceResources.lu initiative which aims at the exploration and the commercial utilization of resources from Near Earth Objects (NEOs), such as asteroids.

We are not talking about new, high risk-taker, small, almost unknown, startups that try to make money from nothing and just selling a dream. The communication is signed by the Ministry of Economy of the Government of the Grand Duchy of Luxembourg.

And… there is a date, i.e. a deadline. Ok, probably challenging and that will never be met, but at least a point in time is given. Again, it seems a mark of concreteness to me.

Within this agreement, the Luxembourg Government invests direct capital in Planetary Resources, Inc. and the Ministry of Economy is providing funding through different types of R&D grants. The funding will accelerate the company’s technical advancements with the aim of launching the first commercial asteroid prospecting mission by 2020.

And of course there is an immediate economic return for the Grand Duchy of Luxembourg…

In May 2016, Planetary Resources, Inc. established a wholly-owned Luxembourg based subsidiary named Planetary Resources Luxembourg.

[…]

Planetary Resources, for its part, is strengthening the local space industry by developing several key activities exclusively in Luxembourg focused on propulsion development, spacecraft launch integration, deep space communications, asteroid science systems, Earth observation product development and mission operations.

Ah, and it is not the first time in history…

The Grand Duchy has a renowned history in public-private partnerships. In
1985, Luxembourg became one of the founding shareholders of SES, a landmark for satellite telecommunications and now a world leader in this sector.”

Do we want to argue that those kind of stuffs can be done only by small, rich states (… and tax heavens)? Maybe, but at least they believe concretely in this future.

WU

PS. Well, SES is already one of the biggest satellite services providers wordwide and Planetary Resources is going to have the exclusive access (Ehm… monopoly?) to asteroid mining…

Welcome in Asgardia

Ci sono nazioni che alzano muri e vogliono tutti fuori/dentro e nazioni che aprono le proprie porte.

Asgardia is the prototype of a free and unrestricted society which holds knowledge, intelligence and science at its core along with the recognition of the ultimate value of each human life

Ok, ok, ma dove si trova? Anche io, anche io…

Beh, il progetto Asgardia (non so se c’è Odino nel mezzo, ma non lo eslucederei) si propone “for the first time in history a new nation state has been created – not on Earth but in the heavens above“.

Avete capito bene, la nazione in questione è la candidata ad essere la prima Nazione Spaziale del nostro sistema solare. La “nazione” non ha un terreno, e forse non ne ha bisogno. La “nazione” non ha confini, e forse non ne ha bisogno. La “nazione” non è (ancora) imbrigliata in alcuna burocrazia o trattato internazionale, ma forse ne ha bisogno.

asgardia.png

L’idea (proposta da un variopinto team di scienziati, ricercatori, avvocati e fancazzisti, capitanato da Igor Ashurbeyli) si propone di raccogliere almeno 100000 firme così da poter chiedere (vogliamo fare un po’ di paragoni con i nativi nord-americani o con i palestinesi?) poi ufficialmente lo status di nazione alle Nazioni Unite.

Anche se… “As long as nobody’s going into space, you can have as many signatures as you want, but you are not a state“.

Il tutto ha anche una componente scientifica (“pace, accesso e protezione”) e prevede il lancio di un primo satellite di protezione per l’umanità (quella terreste intendo) contro tutte le minacce artificiali e naturali derivanti dallo spazio (detriti, eruzioni solari, asteroidi, etc.).

Asgardia’s mission will be a peaceful one. The group hopes to establish an off-Earth residence that provides equal access to space, regardless of religion or country of origin, opening up space to developing countries. The goal is to advance humanity’s place in space without getting bogged down in geopolitical squabbles.

Per il momento, l’idea (bella) è, appunto un’idea (e come tale corredata di pochi e fumosi dettagli). Non è chiaro come sia possibile lanciare qualcosa nello spazio senza avere un territorio da cui farlo. Non sono previsti (almeno a breve) dettagli su possibili insediamenti asgardiani nello spazio. Non è, inoltre chiaro come la nazione rientri nel Outer Space Treaty delle Nazioni Unite che assegna a ciascuna nazione la responsabilità di qualsiasi attività spaziale intrapresa dal proprio territorio.

Di certo aspetti politi-economico-giuridici non banali; ma in fondo bisogna guardare, e sognare, al futuro; democratizzare lo spazio potrebbe essere l’effige di una società veramente civile.

WU

PS. Cittadino asgardiano numero 53408