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Cravatte cicliche

Io sono per il riciclo. Sotto tutte le sue forme: dalla raccolta differenziata al commercio equo e solidale da bidone della spazzatura.

Preferisco pensare che le cose possano avere una seconda vita piuttosto che rimanere chiuse in un cassetto. Nonostante ciò spesso faccio fatica a separarmi di ninnoli che magari hanno rappresentato una fase della mia vita, ma che ad un certo punto potrebbero tranquillamente accompagnare altri piuttosto che ammassarsi nel dimenticatoio delle cose “eh dai, non lo puoi mica dare via!”. Meno male che ad un certo punto la casa decide autonomamente di “nascondere”.

Ovviamente ringrazio Pogo per lo spunto…

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WU

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Coerenza stilistica

Non posso non sproloquiare un po sugli “specialisti” sulla scia di questa vignetta di Pogo.

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Basta definire un ambito sufficientemente ristretto per essere un campione assoluto.
EEEEEeeeeEEe tanto per fare un esempio. E con una nicchia così piccola è anche difficile contestarti: “ora dimostrami che ho saltato una E…”.

Ovvia parodia dei super esperti che, per quanto bravi, tendono a sconfinare nell’assurdo.

Non mi è ancora chiaro se nel ruolo da interlocutore mi si chieda di osannare o contraddire. Puntare di certo gli occhi al cielo è la prima e naturale reazione.
Ma ancora peggio, forse, sono i … “supporter”. Ovvero coloro che si fanno grandi sponsorizzando, supportando, promuovendo lo specialista (scusate, ma se sono così bravi hanno bisogno di qualcuno che lo sottolinei?).

Nella degenerazione di questa figura troviamo i procuratori, i talent scout, le agenzie di somministrazione di lavoro e via dicendo. Tutte figure che credono di aver in mano “il meglio”. E devono giustamente crederci per poter “piazzare il prodotto”.

Scettico ed un po pessimista a riguardo. Mi pare uno scenario con sapore di mercato di pelle umana da vendere anche a costo di avere tra le mani (espressione bruttissima) un esperto lettore di E.

WU

Backwards or forwards

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It is not the first time I come back on the topic: everything is a matter of perspectives.

Nothing can be really different, new, modern, innovation and so without changing our point of view. When “education” comes into play things are even more complicated. It might be that we think of teaching the right stuffs, the correct principles, good ideas in general and the outcome can be exactly the contrary.

Either we used the wrong approach or the “audience” didn’t get our perspective. In both cases the teacher and/or the student should change their perspective (or their mind?) if we want to share some knowledge, to transmit something to the future.

Unfortunately in these cases numbers and equations, potentially more objective, are of little help; words can be easily manipulated on both sides and faith is usually not enough. It is hard to say (and even more to do), but IMHO it is required modesty and work.

A perspective change may be not natural and easy as it appears on the “other side”, but I’m sure results and gratifications will come. In the end is it correct to teach to go forward (backward) or it is enough to teach to go and leave the freedom to choose the direction (eventhough we figure out the right angles)?

WU

PS @ 09.12.15. Let me add this quote, absolutely apt:

Life can only be understood backwards but it must be lived forwards [S. Kierkegaard]

Pogo

Ma secondo voi che fa e che pensa un opossum antropomorfo che vive nelle paludi della Georgia? Beh, ovviamente a fare satira sull’umanità, sulla politica e sulla trasposizione animalesca del tessuto sociale. Quello degli anni 1948-1975.

Walt Kelly con questa idea (che oggi suonerebbe quanto meno destinata al fallimento) ha coniato uno dei classici del fumetto americano.

Pogo nasce come personaggio secondario (dell’alligatore Albert) per poi avere un fumetto tutto suo (una daily strip) dapprima sul New York Star e successivamente sul Post-Hall Syndicate (spesso anche attaccata o censurata perchè troppo “irriverente”). Tra le varie curiosità di Pogo (ad esempio la barchetta per salutare amici e simili) è rimasto nella storia il motto “Go Pogo” con il quale si accompagnavano le candidature dell’opossum alla presidenza degli Stati Uniti d’America.

Oggi del fumetto si conserva solo qualche traccia (grazie Mr. internet, anche se vedo che anche tu non ne sei proprio saturo). Eppure non mi pare più vintage (eufemismo oggi molto in voga per dire desueto) di tanti altri fumetti ancora sulla cresta dell’onda.

WU

PS ecco due notevoli strisce (vintage, appunto) del genere di satira di Pogo datate 1965.
Pogo
Certo che se anche un pesce e coniglietta (credo) ci devono dire che non siamo in grado di stare in società qualche domanda dovremo (o meglio, avremmo dovuto) farcela…

PPSS. Del compagniuccio di Pogo, il gufo Howland Owl (pseudo-scenziato impanatanato nel limbo fra leggende e realtà) ne avevo già detto qualcosa qui.

Neotomatica

Prendo spunto da questo Pogo d’annata (Walt Kelly, 1965) per bighellonare con la mente su quanto sia labile il confine fra una mente vuota (bolle di sapone) ed una che esplora i limiti dell’umana conoscenza (cultura fondata sullo zero).
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E’ molto più probabile che la gente non pensi a nulla piuttosto che indaghi circa il perchè 10^0 faccia 0, ma in fondo fa anche bene… dato che il risultato è lo stesso: bolle di sapone.

Mi intristisce solo un po pensare che (anche) la riflessione sia subordinata al risultato: caso in cui il machiavellico approccio fallisce ed è nel viaggio (o meglio nella riflessione) il vero guadagno e non nel risultato (… e non mi riferisco allo zero 🙂 ).

WU

PS. Tendo ad evitare di chiedere cose la cui risposta possa essere tirata ad indovinare anche se interrogato non disdegno un approccio a risposta lapidaria e fulminea basata su un po di (insano) intuito.