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Un anno lungo un giorno

Che fa un po’ la rima “un sogno lungo un anno”, che si declinerebbe, quindi, in “un sogno lungo un giorno” che in fondo non suona così magico. Ok, la smetto.

Non siamo soli nell’universo. Per me questo è un concetto abbastanza assodato; il che non vuol dire che saremo presto invasi da omini testeverdi, bensì che è questione di tempo affinché troviamo vita su qualche altro pianeta.

Fra i vari candidati sicuramente NON c’è il sosia del “nostro” Mercurio. Mercurio è il più interno dei pianeti del sistema solare, il che lo colloca sufficientemente vicino alla nostra stella da farne una palla di roccia senza traccia di atmosfera con un lato incandescente ed uno giustamente gelido.

Il suo sosia, ovviamente altrettanto inospitale, è stato identificato a ben 340 anni luce da noi nella costellazione della Vergine. K2-229b ha un raggio pari a 1,16 volte quello della nostra Terra ed una massa 2,6 volte maggiore; essendo così vicino alla sua stella un anno dura meno di uno dei nostri giorni e la temperatura superficiale media è superiore a 2.000 gradi (il che lo rende anche uno dei pianeti più caldi mai scoperti). Per confronto un anno su Mercurio dura ben 115 giorni e la temperatura superficiale media raggiunge “solo” i 167 gradi; praticamente un paradiso a confronto di K2-229b. Tanto per continuare a fantasticare, su questo pianetino avremmo una gravità del 91% maggiore che sulla Terra!

K2-229b.png

Ma non è tutto, il pianeta è anche un rarissimo caso in cui la composizione chimica delle rocce del simil-mercurio (che è sostanzialmente un gigantesco cuore di ferro) sono sostanzialmente diverse da quelle della stella attorno al quel orbita, aprendo cos’ la strada ad innumerevoli (ed affascinanti) ipotesi.

La vicinanza con la stella madre lo ha epurato di tutta l’atmosfera e lasciato solo, e per giunta alterandoli, i componenti ferro-rocciosi più resistenti? Il pianeta è il risultato di un impatto fra due planetoidi (tipo l’origine della nostra luna) e ciò che resta è un miscuglio dei due mentre i vari corpuscoli sono stati prontamente fagocitati dalla stella madre? Praticamente si parla di un mondo di dimensioni e massa simili alla Terra, nella posizione circa del nostro Mercurio e con un misterioso passato tutto da scoprire.

K2-229b_1.png

La scoperta porta (abbastanza ovviamente a dir la verità) la firma congiunta del telescopio ESO e del satellite Kepler; che stanno facendo praticamente incetta di questo genere di scoperte (almeno finché rimane operativo). La missione sarà seguita dal satellite Plato che aggiungerà anche la possibilità di studiare in dettaglio l’atmosfera di questi pianeti aumentando le chances di identificare posti per noi vivibili (e farci sognare ed industriarci come conseguenza della loro inenarrabile distanza).

WU

PS. E, dulcis in fundo, il pianeta è il più interno di tre fratelli e tutti hanno orbite più interne del nostro Mercurio. Ha tutta l’aria di essere un caldissimo sistema pieno di sorprese.

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Juno – artista planetario

Quel limite sottile che divide la scienza dall’arte è spesso valicato involontariamente dalla natura e delle osservazioni che facciamo di essa. Il fascino di ciò che ci circonda non ha tempo e non chiede di esser visto. Esiste e se noi volgiamo coglierlo (o, meglio, osservarlo senza disturbarlo o rovinarlo) è li pronto a riempirci il cuore e la mente. Se poi siamo distratti/frettolosi/ingenui osservatori, poveri noi. Al creato poco importa.

Tutto questo cappello un po’ fintamente poetico, un po’ fintamente religioso per sottolineare l’aspetto artistico di uno degli apici dei derivati della “sterile” tecnologia. La sonda Juno è un ammasso di acciaio, cavi, sondi, telecamere, pannelli solari, motori e propellente che vaga nelle profondità del nostro sistema solare dal 2011. E’ poco più di un anno che ha raggiunto la sua destinazione, Giove, e da allora si è messa a fare l’ennesimo osservatore silenzioso. Il nostro occhio remoto in un affascinante e maestoso angolo del sistema solare.

JunoPics.png

Le ultime immagini che ci ha spedito questo ammasso di tecnologia sono si dati e bit da “decifrare”, ma sono anche arte. Ciò che una tempesta, si gioviana in questo caso, può dire sono tante sull’atmosfera ed il clima del pianeta, ma sono tante anche su come la natura può creare (e sa creare) il bello.

La cosa che mi intriga di più è che non credo avremo mai l’obiettività e l’ingenuità necessaria per valutare il fascino di ciò che vediamo attorno a noi quotidianamente e certe cose ci folgorano solo perché extra qualcosa.

WU

PS. Queste sono solo le ultime in ordine cronologico, ma la missione ci sta effettivamente regalando una galleria d’arte (e la rete ne è effettivamente piena, e.g.), per me uno di quei risultati che allargano la mente anche per i “non addetti ai lavori”.

Planet 9 crowdresearch

We were already raving about the (possibly) new entry in our solar system: ladies and gentleman, here we have… Planet 9!

Yes, yes, it is again the object that might be (or might not) somewhere out there to justify the anomalies of some of the outer planet’s orbits. In the begin of 20th century, actually the astronomer Lowell, already theorised the existence of such a planet and when Pluto was discovered actually the hunt seemed to be over. But Pluto (besides the technical aspect that it is not anymore a planet), is not large enough to justify orbit’s anomalies. After Pluto was Sedna (together with the less suggestive named 2010 GB174 and 2012 VP113) which was the major candidate for the role of Planet 9. But once more these bodies are too small, although with absolutely compatible (and fascinating) orbits to take the role of the mission planet.

Ok, ok, this is some history, but the interesting recent project I bumped into is the Zooninverse (yes, the same project talking about Galaxies, and much more, crowd cataloguing) – Planet 9 project.

Help us search for Planet 9; together we may be able to solve one of the greatest mysteries in the Universe

In short the idea is to ask to the Zooninversers to have a look to a set of images taken from the SkyMapper Southern Sky Survey; a fully autonomous Australian-based telescope making a digital map of the southern hemisphere sky. We are talking about hundreds of thousands of images to be processed “by eyes” searching for something moving fast (not stars), but not too fast (not asteroids) which can be a Planet 9 candidate to investigate further. Images like the ones below… can you see something?

Pl9zoo.png

Multiple answers for a single image: don’t panic, the final answer will be anyway correct! The new frontier of gaming/research, without the concern of wrong (if not faking) results.

Is it an approach which actually works? Well… 5 million classifications in 3 days. I would say that this works, instead of lonely researcher in their ivory towers.

WU

PS. By the way, Sedna has a period of about 11487 years and it will reach its perihelium in 2075-2076. For the time being it is not planned any mission toward this body in that moment, but if I could make a choice, instead (or together) struggling for finding Planet 9, I would definitely take this opportunity (we are talking about reaching “only” 76 Astronomical Units from the Sun, instead of 900…) to explore such a mysterious word.

Flying ravioli

I have to admit that such a strange shape recalls me some sort of fried egg (and here it seems not just to me…), but when you see it with the deep, black space in background it is worth spending at least a second asking yourself if we are talking about Photoshop.

Well, it seems (I haven’t seen it with my own eyes) that we have new, astonishing close-ups (authored by Cassini, in March 2017, close the end of the mission 😦 ) of Pan. Of course, although it would be nice to image, it is not the god of the wild of Greek mythology, but the bizarre Saturn moon.

Fascinating, absolutely fascinating.

22 x 14 miles wide with a number of small, parallel ridges and groves along the whole frozen surface. Besides these already odd striations also its thin equatorial ridge is so intriguing. It is the second inner moon of the Saturn system, well inside the Encke Gap (the outer A-ring gap). Actually it is right the moon that maintains such a gap which is shared with several diffuse ringlets from which it may still be gathering additional material around its equatorial ridge. It is still unknown if this material (basically ice and debris) is free of moving around the moon surface or it is a compact mass attached to the moon surface.

Moons embedded in the rings, indeed, keep these gaps clear by creating new ringlets and rising a sort of waves of materials out of the ring plane. Once again a weird caused by the most common and mysterious force: the gravity.

WU

 

Mars 2117 Project

We live in the epoch of astonishing declarations. The scope of many (and many and many) big players is to create noise, with magnificent declaration, usually with the final aim of moving the people and market. If you say “I’ll make each car an electric car”, for instance, someone (and if you are smart enough yourself) will start producing batteries… In the end, also if you do not make a single electric car, the battery factories have already got their profit. Just to take a purely imaginary example…

Well, coming back to our Mars 2017 project, it seems to me exactly this case. The idea of creating a Mars colony is not new and a lot of investors SAY that this is their final aim … besides being a backup solution for the whole mankind. In any case, the last player in this Mars race are the United Arab Emirates, UAE (I would skip the actual authors of these declarations, to avoid such a long names, but in the end they have very few people deciding everything, so it is not difficult to identify who is talking).

M2117.png

Their declaration is enough easy:

Human ambitions have no limits, and whoever looks into the scientific breakthroughs in the current century believes that human abilities can realize the most important human dream. The new project is a seed that we plant today, and we expect future generations to reap the benefits, driven by its passion to learn to unveil a new knowledge. The landing of people on other planets has been a longtime dream for humans. Our aim is that the UAE will spearhead international efforts to make this dream a reality.

And the country’s vision is enough easy as well: putting 600000 humans on the Red Planet by the next century. Ah, of course this follows the hills of the recent country space success: Nayif-1 is the first UAE nanosatellite, launched on February the 15th. It is like saying that with this blog I have enough experience to win the literature Nobel prize.

But in any case the import aspect is to push people and market in this direction besides the actual realization of the plan. It can not be discussed that UAE is now a big player in the space race, but probably the whole plan is a bit, just a bit, challenging (including the part of the Mars human city built by robots).

The Mars 2117 Project is a long term project, where our first objective is to develop our educational system so our sons will be able to lead scientific research across the various sectors. The UAE became part of a global scientific drive to explore space, and we hope to serve humanity through this project.

Reasonably the first goal of the project is to develop skills and capacities of the country space program (including the draft five-year plan to prepare the next generation of UAE scientists who will then work on the space mission). This sounds much more feasible and reasonable, denoting the willingness of investing and a long term strategic plant wich probably goes beyond the Mars 2117 project.

And now, at least, you know how the oil money will be used; I feel myself one of the contributors of this dream.

WU

Juno: valvole ed orbite

Nel Luglio dello scorso anno (2016) è stato annunciato in pompa magna l’arrivo di Juno (la missione, non il film) in orbita attorno a Giove. Ed effettivamente era un momento storico per la missione (si, si, anche per la razza umana…).

Il passo successivo doveva essere quello di avvicinarsi al pianeta per fare foto che più belle non si può (ci fate il poster o le usate per fare studi scientifici a seconda della vostra inclinazione personale).

Ovvero si trattava di spostarsi dall’orbita di arrivo (che compie un giro attorno al pianeta in circa due mesi) su un’orbita di lavoro (che compie un giro in due settimane). Su tale orbita la missione avrebbe dovuto osservare Giove per circa 20 mesi fino al Febbraio 2018 per poi bruciarsi nell’atmosfera del pianeta.

Condizionale.

In realtà è stato diagnosticato (cosa già di per sé un po’ più complessa dello scoprire che i topi vi hanno rosicchiato il cavo dell’antenna) un malfunzionamento di un paio di valvole di elio che servono durante lo sparo dei motori principali della sonda. Malfunzionamento, non rottura.

Infatti per molti mesi il dubbio è stato: rischiare di accendere i motori per portarci sull’orbita obiettivo oppure accontentarsi di un periodo di circa 53 giorni invece che 14? Beh, se avesse fatto anche voi un viaggio di 5 anni per arrivare VICINO alla vostra destinazione ci pensereste bene prima di rischiare di mandare tutto all’aria, spostandovi, magari, su un’orbita ancora peggiore.

Diciamo che è un po’ una scelta di vita, ma io avrei fatto lo stesso.

Juno.png

Qualche giorno fa, infatti, la NASA ha annunciato che Juno rimarrà semplicemente nella sua attuale orbita. Ad ogni modo, la missione promette bene. Già le prime foto, scattate 8 volte più vicino alla superficie del pianeta rispetto alle precedenti missioni, hanno fatto il giro del mondo ed in più con un “reindirizzamento scientifico della missione” è possibile anche trarre qualche beneficio da questa situazione. La nuova orbita offre (anche se non si può dire che sia stata una cosa cercata…) condizioni migliori per lo studio della magnetosfera del pianeta ed inoltre essendo ad una quota maggiore riceve anche minori radiazioni il che può (se tutto va bene 😀 ) anche consentire un’estensione della missione oltre i 20 mesi previsti.

Non tutto è perduto. Anzi…

WU

PS. Mi affascina particolarmente pensare a come una missione come questa (non proprio una cosa amatoriale per intenderci) sia sostanzialmente legata a due valvoline di pochi cm che non ci incastrano nulla con la meccanica orbitale. E come milioni e milioni di dollaroni siano CIRCA dove avremmo voluto e noi da qui non possiamo fare assolutamente nulla per far fare alla sonda gli ultimi km del suo viaggio.

Accontentiamoci di guardare ed accettiamo il risultato raggiunto.

Pianeta 9: le origini

Non sappiamo ancora per certo se c’è, ma infondo poco ci importa. La sola idea che potrebbe esserci un altro pianeta, qui vicino (da leggersi in termini di distanze cosmiche) a noi che si è nascosto dall’origine dei tempi (e ha davo vita a molte teorie catastrofiste, tipo Nubiru) è troppo affascinante. Di per se un fascino sufficiente a spingerci a fantasticare, anzi a ricercare, che in questa accezione recepisce il suo significato più nobile: dare basi scientifiche all’entusiasmo infantile.

Ok, ok, sono partito un po’ per la tangente, ma quello che volevo dire è che anche se non siamo sicuri ci sia abbiamo già iniziato a chiederci da dove venga fuori.

Ve lo ricordate il pianeta 9? Beh, non lo abbiamo ancora visto “da vicino”, ma è di certo il caso di chiederci: se lo troviamo come facciamo a giustificarlo?

Ovviamente ci sono almeno due possibilità: il nostro sole ha catturato un pianeta girovago (o un ha rubato un pianta ad un’altro sistema solare durante un passaggio ravvicinato di una stella con il nostro sole… ma in questo caso poco cambia); è il fratello più lontano di tutti i pianeti messo all’angolo dalla gravità dei suoi compari.

Nel primo caso stiamo parlando di un qualcosa di veramente alieno (almeno riferito al nostro sistema solare) che si formato chissà dove e nel suo perdersi nel vuoto interstellare è incappato nella gravità del nostro sistema solare che lo ha per sempre (o almeno per un po’) avvolto nel suo abbraccio. Nel secondo caso, se invece fosse un pianeta formatosi vicino al sole come gli altri è stato semplicemente un po’ più sfortunato ed il caos dei suoi fratelli lo ha pian piano relegato ai confini estremi del nostro sistema solare.

Beh, ricercatori della New Mexico State University hanno provato a fare qualche centinaia di simulazioni per capire quale dei due scenari fosse più probabile. In particolare hanno provato a simulare diverse traiettorie di incontro di un pianeta con il nostro sistema solare per vedere che possibilità ci siano per una eventuale cattura.

Verdetto: nel 40% dei casi il pianeta viene catturato, nel 60%, invece, viene respinto fuori dal nostro sistema solare, spesso portandosi con se (ovvero con il suo balletto gravitazionale) un’altro pianeta. Pare leggermente meno probabile che il pianeta sia stato catturato (e la cosa è abbastanza in accordo con quest’altro studio precedente).
Non resta che trovarlo per “chiederglielo”, no?!

WU

PS. E ripensandoci… E se ci fosse stato addirittura un pianeta 10 nel nostro sistema solare che l’incontro con il fantomatico pianeta 9 ha messo in fuga? Ancora meno probabile, ancora più affascinate.