Tag: pensieri

03:00:00

Vero, vero, vero e tremendamente vero.

CB210717.png

Nottate e nottate e nottate passate ad arrovellarmi il cervello su questo e su quello (tipicamente cazzate), ma con il sole che splende (e magari con la pancia piena) le risposte sono diverse.

E poi chissà perché l’orario preferito per queste elucubrazioni sono le 03:00 o giù di li. Ci deve essere una ragione.

Se ti accade prima; o sei ancora troppo sveglio per divagare sui peggiori aspetti di ogni pensiero che ti passa per la mente o sei nel pieno del “primo sonno”. Se invece ti sposti vero le 05:00 del mattino, inizi ad agitarti in procinto dell’imminente (beh, effettivamente… dipende) sveglia oppure ti giri e ti rigiri cercando il sonno del mattino (quello più bello, inutile dirlo).

Ma alle 03:00 è tutta un’ altra storia. Che tu dorma solo, in compagnia, in dolce compagnia; che tu sia insonne, che cerchi programmi “fuori orario” alla tv; che tu sia un maniaco della tecnologia o della lettura anche in piena notte il consiglio è sempre lo stesso: se sono le 03:00 non pensare a nulla che ti rovini il sonno che ti resta e la giornata che verrà.

Prenditi al più una nota (tipo questa…) e ci rifletti il giorno dopo. Appuntamento a mezzogiorno.

WU

Ci sarà un giorno…

Avete presente tutte quelle massime/detti/tacitipensieri in cui chiediamo al tempo di cancellare un po’ tutto. Si, sia le cose che in fondo ci sono piaciute, sia quelle che sono invece effettivamente da dimenticare.

Beh, di certo il tempo non sta a sentire a noi, ma in fondo il suo dovere (ove più ed ove meno) lo fa. Io stesso (non certo celebre per una memoria da elefante) benedico e maledico la cortina di nebbia che il passare dei giorni butta su tante cose del mio passato.

Ora io sproloquio a caso, e con la solita limitatezza del mio scibile. Qui XKCD mi illumina, invece, sulla sua sequenza prevista di cancellazione di eventi storici.

XKCD040717.png

Notevole il 2027 per Lorena Bobbit, il 2032 per la principessa Diana e tutta la sequenza 2040-2046 (eventi a me più “familiari”il che colloca il mio “orizzonte di cancellazione” a circa 26 anni da oggi).

Devo però dire che a volte anche il tempo fa brutti scherzi. Vi capita mai quando, praticamente dal nulla vi balza in mente, prepotente, un qualche ricordo del quale avevate perso ogni traccia? Uno di quei momenti (no, non sempre brutti) di cui eravate certi di aver perso ogni traccia ed invece… eccolo li!

WU

PS. La chisura del 2047 “ogni cosa che ti imbarazza oggi” è deliziosa.

Sempre la stessa zuppa

CB280617.png

Questo Peanuts di annata (18.09.99, pare; un o’ come un vecchio vinello ben invecchiato) mi è tornato in mente dopo che stamane mi hanno detto, forse a ragione, “tanto è sempre la stessa cosa”.

Effettivamente la frase mi lascia un po’ l’amaro in bocca, ma non posso negare che in molti casi effettivamente è così. Cambiare per cambiare, ma in fondo.. è la stessa cosa (e come qualcuno avrà, forse, notato i miei tentativi di restyling del blog in questi giorni calzano benissimo con questa affermazione).

Ad ogni modo, la cosa che mi lascia però decisamente “disturbato” è quel “sempre” che si usa mettere prima. Dire “è la stessa zuppa” non è come dire “è sempre la stessa zuppa”. La seconda interpretazione mi toglie qualunque speranza e moto di proattività, ovviamente. La prima mi lascia un po’ disilluso, ma in fondo non mette una pietra tombale.

E poi, dulcis in fundo, proprio come diceva… chi? Siamo educati su scarti di saggezza che molto spesso chi ci da non si accorge di darci e chi li dovrebbe raccogliere non ne fa tesoro. Questa si che è sempre la stessa zuppa.

WU

Perdersi

… che è poi un po’ come entrare in galleria. Guardarsi attorno e vedere solo nero. Perdere l’orientamento e rimanere piacevolmente sorpresi (e rassicurati) all’uscita dal tunnel. La luce che ci fa sentire padroni di ciò che ci circonda, semplicemente perché non ci smarriamo in noi stessi.

Cappello un po’ finto-filosofico che trasposto nella routine del 2017 significa poi alienarsi in gesti/azioni/pensieri abbastanza ripetitivi che da un lato ci ingenerano panico da alienazione (“attraverso le nostre montagne di impegni”) e dall’altro ci salvano dal doverci confrontare con noi stessi. La calma sicuramente un mezzo per raggiungere l’uscita; un uscita forse non tanto luminosa come vorremmo.

Detto qui molto meglio, ovviamente, da Lloyd

“Lloyd, ma dove siamo finiti?”
“Credo che sia entrato nel panico, sir”
“A me sembra più una galleria, Lloyd”
“Per l’appunto, sir. Il panico è un passaggio che attraversa le montagne di impegni”
“E come ne usciamo?”
“Ritrovando la calma, sir”
“Intendi dire l’uscita, Lloyd?”
“Intendo il mezzo con cui raggiungerla, sir”
“Accendi i fanali, Lloyd”
“Con piacere, sir”

WU

PS.

Chiudo con una ctazione, forse solo parzialmente calzante

Quando una porta della felicità si chiude, se ne apre un’altra;
ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa,
che non vediamo quella che è stata aperta per noi. [Paulo Coelho]

Il pazzo nella stanza

Un omino alla guida della sua brava utilitaria in una autostrada sente alla radio: “Attenzione, attenzione, c’è un pazzo che sta guidando contromano in autostrada!” e lui, mentre scansa macchina in continuazione, pensa fra se e se “Uno solo? A me paiono tutti!”

Ovviamente la barzelletta non è farina del mio sacco…

A parte convincerci ed ammettere che quell’omino, almeno (e sono buono) una volta nella vita, lo siamo stati tutti è lo spunto per riflettere su come ci vedo gli altri.

Ed il tutto, calato come sempre in un contesto ingegneristico-aziendale-demotivato-rassegnato-cinico-attuale, è qui ribadito in questo fantastico Dilbert.

Dilbert080617.png

Un idiota per team, once evitare che facciano gruppo. Il che assume che vi siano almeno tanti idioti quanti team. E spesso la proporzione è almeno di 5 ad 1 (numeri a caso, ma voglio vedere chi riesce a fare una stima più precisa).

Aggiungiamo un ulteriore nota di pessi-realismo. Capita spesso (e lo dico da idiota del team) che sia proprio l’idiota a pensare che tutti gli altri membri del team siano idioti (e spesso, ahimè, lo sono almeno quanto lui).

If I had an idiot on my team I would know it. Unless…

Il che ci riporta, in una deliziosa ad idiotica circolarità , alla barzelletta iniziale.

WU

Strumenti per il futuro

Lloyd030517.png

Di certo non mi sento tranquillo. Non mi sento come la principessa sul pisello su materassi e materassi che mimetizzano quel sassolino (macigno) di incertezza che pende sul mio (e nostro) futuro.

Che poi affastellare materassi e cuscini non è altro che un espediente per non vedere, non certo una soluzione per affrontare in pace il futuro. E sarei anche disposto a rinunciare alla tranquillità e mantenere una certa preoccupazione quando penso a ciò che mi/ci aspetta, purché avessi di fronte oggi strumenti per gettare (o almeno provare a farlo) le basi per quella tranquillità.

Credo sia questo il punto. Il futuro, un travestimento del presente (e questo Lloyd ce lo ricorda), ci preoccupa nella misura in cui ci rendiamo conto di non avere poi tanti strumenti per decidere di che vestirlo.

A questo punto il “mestiere di vivere” diventa quello di trovare gli strumenti giusti per sagomare una (piccola, in ogni caso) parte del nostro futuro. E dobbiamo profondere tutte le nostre energie in questa ricerca senza avere neanche la certezza che gli strumenti che stiamo costruendo siano veramente efficaci ed utili per un obiettivo che in fin dei conti è, per sua natura, vago: un futuro migliore.

WU

Piove sul nostro tempo

Neanche la pioggia è più uguale per tutti. Non smette di piovere per tutti nello stesso momento, non tutti abbiamo le stesse difese contro la pioggia (e contro un po’ tutto), non tutti siamo in grado di capire (fra le milioni di altre cose) quando chiudere l’ombrello e dove dover essere per poterlo fare. Piove in base alla nostra “altezza”, “piove” non solo dal cielo. Sono divagazioni da giornata uggiosa e da questo Peanuts.

CB270417.png

La pioggia ci pone davanti un (potenziale) problema ed affrontarlo richiede il nostro ingegno e le nostre risorse. Mi ricorda un po’ il nostro rapporto con il fluire del tempo (e non con il tempo inteso come meteo), solo che nel caso della pioggia qualche arma in più ce l’abbiamo. E poi bagnarsi non è certo la fine del mondo (qui, sproloqui di in-giustizia a riguardo).

Neanche la livella fa più il suo dovere. In fondo si può sopravvivere al tempo, e lo si è sempre potuto fare. Non con le nostra ossa, ma con la memoria che siamo capaci di lasciare di noi ai posteri. Il nostro segno su questa terra verrà (e deve esserlo per poter farse spazio a tutti) lavato dal tempo e dalla pioggia, ma è la profondità della nostra orma a dettarne i tempi. Così come è l’ampiezza del nostro ombrello a proteggerci dalla pioggia.

Filosofia spicciola da vetro bagnato e da barba incanutita nel riflesso.

WU