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Folli pensieri e follie sui pensieri

Culliamo le nostre idee sull’onda dell’ottimismo del cuore prima che la disillusione della ragione prenda piede.

Questo mantra, espresso nella forma che più vi aggrada, è un po’ quello che guida (ultimamente, ma non solo) le mie nottate. Quelli che potrei pensare essere dei “sogni ad occhi aperti” (anche se nel buio 🙂 ) mi sto rendendo sempre più conto non esser altro che delle mie coccole personali alle mie altrettanto personali idee; ai miei sogni, ai miei progetti.

Non si realizzeranno, ok, ma prima che la ragione dominante (sotto tanti punti di vista, fortunatamente) nelle ore diurne prenda il sopravvento almeno li gusto un po’… se non altro per non smettere di fantasticare e non smettere di tenere almeno un po’ allenata la mia matassa di materia grigia.

Di notte non mi riposo perché devo lottare con il mio cervello. Di giorno non mi riposo perché devo lottare con il cervello degli altri. [anonimo]

A parte l’essere di notte o meno, a parte trattarsi di sogni più o meno realistici, a parte prender consciamente posizioni e decisioni durante queste fasi, credo che approfondire un po’ delle nozioni/notizie/piani/progetti/discussioni piuttosto che lasciarle a livello di nozione-formato-10-secondi-di-lettura-su-internet sia qualcosa che dovremmo tutti curare di più.

Mettiamola diversamente; arrendersi subito dinanzi all’immancabile evidenza della insormontabile difficoltà di turno vanifica un po’ ogni ricerca; è come gettare la spugna sapendo che abbiamo dinanzi Ivan Drago senza neanche provare a vedere se riusciamo a pensare (… e vedete come l’ho presa alla larga) ad un colpo alla Roky.

L’unico sforzo è crederci per quanto possibile prima di gettare la spugna. Chissà che non emerga un qualche spin-off abbastanza alla nostra portata da vedere addirittura la luce (e lasciare a noi spazio per elucubrare sulla prossima follia).

WU

PS. Post proprio da Stream of consciousness sgorgato di catene di insonni nottate e progetti infranti.

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La corsa verso la felicità

“Sir, sta uscendo per la quotidiana corsa verso la felicità?”
“Esatto, Lloyd. Speriamo solo di non incontrare anche oggi le solite difficoltà”
“Difficoltà, sir?”
“Sì, Lloyd. E credimi, sembrano insuperabili. Vanno così veloce che me le trovo costantemente di fronte”
“Se mi permette, forse sbaglia la tecnica di sorpasso, sir”
“Cioè, Lloyd?”
“Le difficoltà non si superano mai in velocità, ma in resistenza, sir”
“Questione di grandi polmoni, Lloyd?”
“Credo più di profondi respiri, sir”

… ed intanto vorrei stressare la parola corsa. Che poi la felicità sia effettivamente il traguardo o semplicemente la benzina che ci serve per correre, direi che il titolo applica in ogni caso (… o sarebbe meglio “DI corsa verso la felicità”).

Che dobbiamo dirci (di nuovo?!), che ci saranno “le solite difficoltà”? Che ci sembrano sempre insuperabili? Che saremo li li per demordere (lusso di pochi) praticamente ogni giorno? Proviamo a vedere la cosa da un’altra prospettiva, e colgo questa citazione per farlo.

La miglior vendetta? La felicità. Non c’è niente che faccia più impazzire la gente che vederti felice. [A. Merini]

Ora, non che dobbiamo essere felici solo o soprattutto per far ripicca alle persone, ma di certo abbiamo in questa ottica un’ulteriore molla per non mollare ( 🙂 ). E poi mi affascina tantissimo pensare alla felicità come strumento di vendetta; incrementa istantaneamente la mia “resistenza”.

Ed aggiungo anche, se non altro (… e ci sarebbe davvero tanto altro…), che dimostrarsi felici è il primo passo per esserlo veramente. Iniziamo a sorriderci, la felicità arriverà (immancabilmente dopo “profondi respiri”).

WU

PS. Da questo Lloyd.

Pigre conferme

Oggi mi sono perso un po’ nella storia di questo blog (… il che lo ha reso istantaneamente più vecchio di quel che è…) ed ho notato che qualche pazzo si era casualmente messo a rileggere questo vecchio post qui. Non lo ricordavo, ma l’ho trovato quanto mai attuale e mi sono quasi commosso notando che qualcuno lo aveva spulciato.

Ovviamente potete immaginare la mia sorpresa quando ho visto la data. Da me stesso di 2 anni fa…

Possiamo dargli il nome che preferiamo. Possiamo usare inglesismi, ricerche, o versi da pastore, ma il punto è abbastanza semplice.

Tipicamente non tendiamo a cercare informazioni con il puro e sano scopo di documentarci per formarci un’opinione. Di solito cerchiamo informazioni con lo scopo di supportare o smentire un’idea che abbiamo già. Selezioniamo (non sempre inconsciamente) le informazioni in base alle idee che abbiamo già ritenendo solo quelle che ci sembrano coerenti con il nostro “scenario mentale”.

Questo è di per se un problema, nonché una (forse la principale) causa che consente alle bufale di propagarsi a macchia d’olio (anche grazie all’aiuto della rete).

Ciò è tanto più vero in alcuni casi nei quali “avere un’idea” fa la differenza: la politica, l’economia, il paranormale, etc. Vogliamo parlare di un referendum (la Brexit e le bufale ad essa associate che hanno portato all’attuale scenario sociopolitico solo se volgiamo essere attuali, ma ne va bene uno qualunque).

E’ come se ormai le nostre opinioni (che solo i più illusi credono ancora esser personali) fossero assolutamente polarizzate in base “all’autorità” della fonte. Una rivisitazione 3.0 del “quarto potere”.

Se vogliamo andare ancora più a fondo: siamo pigri. Tremendamente, profondamente, incredibilmente pigri. Costa molto meno sforzo cercare una conferma che cambiare un’idea che ci siamo fatti. Anzi, forse fra le cose più dispendiose c’è proprio la formazione di una nuova idea e la documentazione necessaria a tal fine.

Ed in questo la rete è un validissimo aiuto: qual che sia la tua idea, Mr. Internet ti da la possibilità di supportarla. L’eccesso di informazione tende ormai a coincidere con la sua totale assenza (cercare un link a caso in rete o asserire qualche cavolata al bar… che differenza fa?).

WU

PS. “È possibile effettuare molte misure lineari, per esempio, della Piramide di Cheope e vi sono molti modi per combinarle e manipolarle. È quindi quasi inevitabile che delle persone che studiano queste cifre in maniera selettiva troveranno delle corrispondenze apparentemente impressionanti, per esempio con le dimensioni della Terra o con quelle di qualsiasi altra sciocchezza”.

Il mio confirmation bias si rifiuta di accettare che la piramidologia numerologica sia casuale 😀 .

Estendo brevemente il concetto (… con l’esperienza maturata in questi ultimi due anni 🙂 ).

Partirei dal concetto che siamo pigri. In questo non ho cambiato idea, anzi, diciamo pure che l’ho peggiorata. Vedo quotidianamente riciclare cose viste e riviste che sono blandamente adattabili a contesti diversi, ma che evidentemente hanno un impatto minore sullo sforzo (mentale) delle persone.

Diciamo che partire dal foglio bianco (from scratch come si usa dire oggigiorno per mascherarci) è ormai un talento di pochi. Nel farsi un’idea soprattutto. Acquisire informazioni quanto più oggettive possibile e possibilmente da fonti diverse è sempre più considerato come una perdita di tempo.

Andiamo avanti così che la verità verrà a galla… rigorosamente se è quella che cerchiamo.

WU

PS. E faccio anche un mea-culpa quanto mai calzante (i paradosso mi balza all’occhio giusto ora…) sul fatto che questo post è uno dei pochi che non è scritto partendo dal foglio bianco. Il karma non sbaglia.

Ode all’ozio

Facciamo che sto un po’ esagerando (dato che il passo fra la nullafacenza più assoluta e del meritato riposo è brevissimo), ma in questo lunedì che odora di vacanze che tarderanno ad arrivare mi viene da pensare che in qualche modo “oziamo poco”.

Non intendo che stiamo poco sul divano, davanti alla tv, con il nostro amo-diato smartphone in mano; intendo proprio che nella frenesia della nostra quotidianeità ci ritagliamo poco (se non nullo) tempo semplicemente per oziare.

Stare fermi in una posizione, non dormire, non leggere, non distrarci con questo o con quello; semplicemente dei preziosi minuti per… stare. L’ozio in fondo è questo, non è il riposo o il diletto (ammesso che siamo ancora in grado di fare anche queste due attività…).

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E come dice più che giustamente Snoopy qui, l’ozio è spesso la madre di molte idee. Tempo per riflettere non lo troveremo chiedendo a Google, ma lo troviamo chiedendo a noi stessi. Non avremo (forse) l’idea che cambierà il mondo, ma la nostra piccola illuminazione, la nostra piccolissima risposta ai nostri insignificanti problemi, la nostra riflessione sulle nostre azioni e la nostra rotta per il futuro vengono soprattutto (fortunatamente non solo data l’elasticità cella nostra mente) dai momenti di ozio.

Mettiamola così, prendiamoci un po’ di intimità con noi stessi, senza dar agio ai nostri sensi di disturbare le elucubrazioni della nostra mente. Che piova o ci sia il sole se ci fermiamo un attimo ad oziare anche le successive attività ci appariranno fluire con una velocità diversa.

E fatemi chiudere con una citazione di chi sapeva dire le cose molto meglio di me, e soprattutto riconosceva nell’ozio anche un’arte troppo spesso sottovalutata; l’osservare. Stare a guardare significa per l’osservatore attento rubare con gli occhi maestranze. Oziamo anche per chiarirci le idee.

Stare a guardare è un’arte, e anche molto difficile, ed è bene farlo anziché partire in tromba in una direzione o nell’altra. Ma non è meglio fare qualcosa? Nossignore, se non hai le idee chiare è meglio stare a guardare. [R. Feymann]

WU

Le mail ed il CC

Oggi lavoriamo tutti (e va beh… io) quotidianamente con un client di posta elettronica aperto. Smistiamo tutti (e va beh… io) quotidianamente decine (almeno) di mail.

Va beh, facendola breve, almeno una volta al giorno, una persona media, riceve e legge una mail (e sono stato veramente basso…). Molte di queste sono da cancellare direttamente e poche, pochissime, sono interessanti. Una parte di quelle che riceviamo, inoltre, non sono per noi. Nel senso che il nostro nome figura nella seconda riga, in CC.

Ci mandano le mail in CC per farci sapere qualcosa? Per dimostrare qualcosa? Per rimproverarci di qualcosa? I motivo sono di certo disparati, vari e forse a volte anche legittimi. Questa infografica in cui mi sono imbattuto oggi mi ha illuminato… in particolare voglio ancora vedere quando mi tocca il triangolino grigio (il giallo ed i verdi sono degli standard!)

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Non sono personalmente un fan di questo tipo di utilizzo della posta elettronica, ma sono molto più propensa al CC che al CCN che, invece, aborro letteralmente. Se mi vuoi dire qualcosa me la dici, non che me la dici di nascosto… magari per dire non dicendo, far vedere che potrei sapere e cose del genere.

Ad ogni modo, rimanendo sul CC (no, ripeto, CCN no!), si sta diffondendo una strana abitudine (o dovrei dire stortura comunicazionale?): “ah, ma se ero in CC non ho letto la mail.”. E cosa ti ci avrei messo a fare? Praticamente è come dire, se stai parlando ad un gruppo e non guardi direttamente me allora chiudo le orecchie?

E poi, già la mail è uno strumento altamente passibile di interpretazioni (si, è vero che scripta manent, ma non ci prendiamo quasi mai il tempo necessario a scrivere una mail e riflettiamo in poche righe il casino/stress/confusione/incazzatura del momento), poi facciamo anche gli schizzinosi su che riga siamo… Non voglio pensare che sia una trincea per far finta di non sapere e con questo avere un alibi per non fare… troppo facile, vero?

Non facciamo un uso sapiente del CC (e spesso neanche proprio delle mail), ma cerchiamo di non fare troppo gli schizzinosi altrimenti si dovranno inventare anche il CCPPC (Copia Carbone Per Puro Caso) :).

WU

PS. L’ho già detto CCN=morte della comunicazione?

Tristezza e malinconia

“Lloyd, non so perché ma ogni tanto mi sento triste”
“Questo perché sta confondendo tristezza e malinconia, sir”
“A me paiono identiche…”
“Anche al tramonto e all’alba il sole è alla stessa altezza, sir”
“E infatti le ombre sono uguali, Lloyd”
“Ma non lo è la luce che dopo arriverà, sir”
“Illuminante, Lloyd”
“Buona settimana, sir”

Facciamo troppa confusione. Troppo spesso. Sia nel senso che facciamo troppo baccano ed andiamo troppo di corsa per fermarci a leggere ed intendere le nostre emozioni, sia nel senso che al primo barlume di malinconia tendiamo ad etichettarlo come tristezza e “curarci”…

Non possiamo essere tristi, è un male! Mah… spesso si, spesso no. La tristezza è l’ombra che esalta la luce, la sfumatura che da i colori, e potrei sbrodolare a raffica. La malinconia, poi… non ne parliamo. Uno stato d’animo malinconico ci etichetta subito come non grati alla vita, ci mette in una posizione di poco rispetto nei confronti delle nostre fortune e darebbe ragione alla sorte se volesse punirci.

Perché (IMHO) malinconia non è sinonimo di lamentela e tristezza non è sinonimo di resa.

A volte un bel acquazzone estivo pulisce l’aria; a volte una bella tranche di malinconia ci fa riflettere un po. In fondo è un modo per crearci dei “piccoli” (sperabilmente) grattacapi che quanto meno rallentano il nostro corri corri e ci permettono di prendere coscienza della nostre emozioni.

Compresa la differenza fra tristezza e malinconia… che è poi in fondo soggettiva più che oggettiva.

WU

PS. Qui da Lloyd

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Questa rimane per me una delle scene più epiche del mondo dei videoclip. La scena (forse) che ha portato i videoclip al livello di piccoli film (si, forse sto esagerando, ma forse secondo solo a Thriller il videoclip di Smooth Criminal mi pare un vero e proprio corto).

Sicuramente la scena che ha condizionato molto del mio concetto di ballo (tutt’ora completamente assente e più prossimo a scoordinate convulsioni). In particolare la “mossetta” di tutto il gruppo che pende in avanti è veramente mitica.

Può piacervi o meno il soggetto e/o la canzone, ma non potete dire che non vi siete mai chiesti, almeno una volta, come diavolo hanno fatto a realizzarla.

Onestamente pensavo a qualche cavo nascosto o effetti speciali digitali (anche se parliamo forse di anni in cui tale opzione era fra il recondito e l’impossibile). Invece la scarpetta brevettata Jackson pare essere la risposta… almeno secondo questo utente reddit.

Praticamente un tacco rinforzato con attacco a baionetta che si incastra in un perno nel pavimento (che mi auguro esser retrattile) consentiva ai ballerini la mossetta pendente. La cosa interessante è comunque notare la naturalezza con cui i ballerini riescono ad incastrare il piede e pendere riprendendo subito dopo il normale svolgimento del video.

L’idea è geniale, ma la realizzazione e la scioltezza nell’applicazione lo è di più (… e per me denota anche l’innegabile estro del non-citato artista).

WU

PS. Godetevi il video completo… per più di 9 minuti (attorno al minuto 7.10 per la scena pendente)