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Problemi di prospettiva

Dare la colpa a qualcosa, meglio se fuori dalla nostra giurisdizione, è lo strumento della natura umana per illudersi di mettersi al riparo dall’incertezza del futuro.

Le prospettive, ad esempio. E’ assolutamente certo (ne ho sproloquiato già a caso più e più volte, e.g. qui e qui) che le cose cambiano dal punto di vista dal quale si guardano. Cerchiamo di fare un passo ulteriore.

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Una prospettiva “dal basso”, come stando stesi su questo pavimento di Lloyd, certamente esalta la difficoltà delle cose; altro che montagne di impegni, stando sufficientemente bassi è come non veder mai la fine neanche di uno spillo. Una prospettiva “dall’alto”, d’altro canto, sembra schiacciare tutte le basi e le fondamenta su cui una certa soluzione (ottimisticamente intesa come la cima “della montagna”) si erge.

In fin dei conti in entrambi i casi non si percepisce la vera “altezza” del problema, ed in assenza di questa mal si valuta il piano di azione; indipendentemente “dall’ampiezza dell’orizzonte delle possibilità”.

Guardare il cielo, ad esempio, lo si può fare da diverse prospettive, dal prato all’aereo, ma solo guardando le nuvole in faccia si capisce quanto sono pesanti/leggere (… e foriere di pioggia).

Forse stare in piedi (spalle dritte solo per i più coraggiosi) è la prospettiva migliore. Difficile.

WU

PS. “Guarda le cose da un’altra prospettiva”, “Cerca di cambiare prospettiva”, “Allarga le tue prospettive”, etc. etc. Tutto giustissimo, tutte parole. Non mi spiacerebbe alzarmi dal pavimento in cui Lloyd mi relega per dare una profondità alle cose e per cogliere gli aspetti nascosti delle situazioni. Provarci, in questo caso, è una magra consolazione che non da alcun risultato.

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Problemi formato excel

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L’unico punto fermo è che inizio la giornata “with lots of problems”. Frase che si applica benissimo praticamente a tutte le mie mattine, fine settimana inclusi. Possiamo dire che io mi fascio la testa inutilmente (potenzialmente vero), possiamo dire che è una fase della vita (potenzialmente vero), ma dobbiamo dire che un modo per risolversi, a maggior ragione “in blocco”, non l’ho ancora trovato.

Non mi sto lamentando, sto constatando, grazie a questo XKCD, che non sono un patologico caso isolato.

Che siano problemi logistici, familiari, lavorativi, organizzarli e catalogarli è una cosa che aiuta. Lo capisco, non lo faccio (… men che meno con uno spreadsheet con cui già devo combattere quotidianamente). Diciamo che non so farlo. Non sono in grado di fare una scaletta “di priorità dei problemi”, diciamo che mi limito a (cercare di) risolvere o i più facili o i più urgenti.

Praticamente quando sono di spalle al muro (uno spreadsheet mi aiuterebbe a rendermene conto?) mi rimbocco le maniche; tanto quotidianamente uno scoglio da superare lo trovo (tutto sommato credo mi potrebbe mancare se non lo trovassi), che poi ci riesca o che ci riesca bene è tutto da vedere. Direi che qui è più una questione statistica: dati n problemi, provate n soluzioni, una decente potrebbe anche venir fuori.

Uno spreadsheet te lo farebbe vedere sicuramente meglio…

WU

PS. E notevolissimo anche l’alt-text: “I started off with countless problems. But now I know, thanks to COUNT(), that I have “#REF!ERROR: Circular dependency detected” problem“.

Praticamente l’apoteosi dello strumento sul contenuto.

Il mio autunno

Oggi tutto d’un tratto mi sono accorto che siamo in autunno.

Non lo avevo ancora realizzato (complice anche un clima più che altro primaverile…). Ad ogni modo, siamo in autunno, è un po’ una di quelle cose che ti colpiscono all’improvviso, il tempo di uno sguardo fuori, per poi tornare a nascondersi fra la routine di tutti i giorni.

Mi accorgo ora che i parchi sono pieni di foglie, mi accorgo ora che nelle vie del centro si vedono già le caldarroste e mi accorgo ora che vicino alle radici dei grandi alberi ci sono una pletora di funghi.

Non che sia una stagione che mi piaccia particolarmente, ma vedere le foglie che cadono fa sempre un certo effetto. Chissà che ci aspettiamo d’avvero, chissà se ci trasmette tristezza per la sua ineluttabilità o per il fatto che ci richiama la nostra caducità. Ingialliscono, cadono e, come ci sottolinea qui Snoopy, non ci salutano. Procedono, gialle ed indifferenti, verso il loro destino.

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Ma la cosa su cui forse prima non mi ero soffermato, e qui elegantemente Lloyd ci fa notare è come cambi la prospettiva a vederle cadere “dall’alto”. Nei panni di un albero, che è stato già privato (beh, diciamo che è in procinto di esserlo) del suo caldo sole estivo, il modo migliore per aspettare i nuovi germogli è lasciare libere le stanche foglie.

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Ma tutta questa saggezza è intrinseca nella natura o in noi che vogliamo leggerla in essa? E poi il fatto che vogliamo vedere in una foglia che cade il sole che tornerà non è che solo un modo per consolarci di quanto stiamo/abbiamo perso? Non bruciamo le tappe, gustiamoci, per quanto difficile, anche il momento stesso della caducità.

WU

PS. Ed a corredo di questo vigoroso autunno, un altro paio di scatti che ho rubato per caso nel momento in cui ho realizzato che … siamo in autunno. E c’era davvero scritto da tutte le parti!

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… il genere di cose a cui non penso

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Questa striscia mi fa venire in mente che non sempre paga fasciarsi la testa con tutti i problemi del mondo. Ok, ok è un’iperbole, ma diciamo che anche se vi sono problemi che ci toccano (o, peggio, toccheranno) da vicino non dobbiamo per forza arrovellarci il cervello cercando di risolverli anzi tempo.

Direi che spesso l’idea di affrontare il quotidiano limitando la “pianificazione” e le inevitabili associate preoccupazioni a quelle strettamente necessarie (la cui definizione è il paradiso della soggettività) potrebbe aiutarci a gustarci la nostra colazione.

Altra soluzione è tenere sempre la mente affaccendata, impedendo derive riflessive grazie ad occupazioni continue e, spesso tristemente, ricorrenti. Soluzione che un po’ mi ricorda una fuga da se stessi, non altrettanto sobria e pacata come invece ci vorrebbe insegnare Snoopy.

Non-preoccupazioni da lunedì mattina.

WU

Odore di paradiso

La notte e la neve facevano di Parigi un sogno in bianco e nero. Felici coloro che in quell’inverno del primo Novecento potevano contemplare lo spettacolo da una finestra,nel caldo delle loro case!

Ma per gli altri,che notte orribile fu quella! Più di duecento clochards morirono di freddo,e altrettanti persero l’uso di mani e piedi per congelamento.

Lungo il Quai des Grands Augustins,seguendo il corso di una Senna scura e arrabbiata come l’Acheronte, un cane nero e macilento camminava a fatica nella neve alta. Ormai allo stremo delle forze guardava intorno a se il turbinio dei fiocchi. Aveva fame,fame,fame.

Camminò a lungo, finché senti le forze venirgli meno. Pensò (se i cani pensano) che per lui quella era la fine (se i cani immaginano una fine). Quando all’improvviso fu folgorato da un odore (per questo i cani bisogna lasciarli stare): odore di paradiso.

So cosa direte: l’uomo è il solo animale religioso,e questa è la caratteristica, insieme al riso e ai pollici, che lo distingue dalla bestia. Ma in una notte così, come chiamare altrimenti odore di cibo caldo per un randagio?

[S. Benni, il bar sotto il mare]

WU

PS. Quando vedo un cane (anche non nero) frugare fra i rifiuti dei cassonetti mi immagino sempre questa scena e mi chiedo cosa gli ricordi (se i cani ricordano) quegli odori. Mi chiedo cosa si aspetti di trovare il povero/fortunato randagio.

PPSS. Sapete chi era il cane nero, vero?

Lying vs Misleading

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Come spesso accade il confine è labile. In italiano è qualcosa come la differenza fra mentire e non dire la verità. Letteralmente essere bugiardi vs ingannare/sviare (ma detto alla Dilbert, qui, suona decisamente meglio…).

Il fatto cruciale (come sempre IMHO) è che non avendo solide basi uno si aggrappa a quello che può. Ciò vale per il prodotto da vendere, per le proprie doti, per la marachella e via dicendo. Mi disturba (… a dir la verità solo leggermente) che il concetto di marketing sia oggi praticamente un modo di nascondere.

Prima si vendeva la propria merce cercando di sottolineare i punti di forza. Oggi si vende la propria merce cercando di nascondere le debolezze. Ed il fondo si tocca (e si raschia) nei magistrali paragoni con “i competitors”; paragoni che potrebbero anche essere legittimi ed aiutare un interessato compratore (da intendersi in senso molto lato) in buona fede, ma che vengono facilmente strumentalizzati dalle “strategie di marketing”.

Auspicarsi un cambiamento sarebbe tanto utopico quando falso (dato che siamo noi i primi a “venderci selettivamente”), metterci in guardia (anche qui… qualora fosse necessario) nei confronti di ciò e di chi si propone è l’unica arma che abbiamo.

Leggere “il prodotto” fra le righe del marketing è la nuova dote dell’acquirente.

WU

Polemiche

… ed io ne sono, in fondo (ma poi neanche troppo in fondo), un grande fautore. Non perché mi piacciono, perché mi viene praticamente naturale. Molto più facile essere polemico che obiettivo; molto più facile essere accomodante che polemico.
Ad ogni modo la visione di Lloyd (qui) è come sempre illuminante:

“Ho trovato questo strano oggetto sul fondo dell’animo. Sai cos’è, Lloyd?”
“Sembrerebbe una polemica, sir”
“Una polemica?”
“Esatto, sir. Funziona infiammando uno straccio di argomentazione imbevuto in un po’ di spirito di osservazione”
“Interessante. Ma non mi hai detto a che serve”
“Serve a far luce quanto basta a mettere in mostra chi la accende, sir”
“Insomma è una lampada, Lloyd…“
“Poco illuminante e quasi sempre senza genio, sir”
“Penso che ne potremmo fare a meno, Lloyd”
“Penso anche io, sir. Penso anche io”

Mi piace pensare che in fondo argomentazione ed osservazione della realtà ne sono alla base. E’ come dire che anche dalle migliori intenzioni può nascere una polemica, ovvero che viene quasi naturale rapportandosi con la vita.

Spegnerla sarebbe l’ideale, affievolirla più realistico. Che ci sia il genio o meno (… e vorrei vedere in quale lampada che possiamo accendere ogni giorno lo possiamo trovare…) e che la luce ci scaldi o ci infastidisca, credo che per quanto difficile possa essere una polemica da fare e/o da ricevere rimanga comunque uno degli spunti di cambiamento che ci toccano più nell’intimo.

Altro paradosso della natura umana.

WU

PS. E segnalo questo altrettanto lodevole commento al pezzo di cui sopra:

E se inserita in una bottiglia di discorsi incendiari può creare molti più danni di quanto si creda. Grazie Lloyd e Sir!