How old are you?

Premesso che è meglio non pensarci, tanto la risposta non ci piacerebbe comunque. Ribadita la premessa.

C’è un momento in cui qualcuno ci vede “vecchi”. Si, è uno stato della mente; si, si è giovani dentro; si, non è l’età anagrafica che conta; si quello che vi pare, ma esiste un momento (tipicamente ben più tardi di quanto è effettivamente accaduto) che la gente ci guarda con occhi diversi.

Da quando ci danno del “lei” in ascensore, quando il “ciao” diventa “buongiorno”, quando le spiegazioni non le riceviamo più, ma dobbiamo darle, et similia. Tutte piccole tappe che ci portano ad “invecchiare” inteso come un cambiamento della percezione che gli altri hanno di noi.

Da cui la “domanda”, ma quando si è effettivamente definibili come “vecchi”? Di risposte ce ne sono a iosa, nessuna giusta, nessuna sbagliata. Questa di PBS mi piace particolarmente (e con l’emergenza COVID fresca fresca mi fa anche un po’ accapponare la pelle).

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La mia risposta sarebbe abbastanza simile a questa, anche senza richiamare, almeno in prima battuta, il concetto di morte. Si è vecchi (o diciamo che è legittimo esser considerati tali) quando gli altri non si meravigliano se ti arrendi; noi stessi, non lo ammetteremo mai, ci meraviglieremo e biasimeremo sempre per esserci arresi. Si è vecchi (o diciamo che è legittimo esser considerati tali) quando gli altri non si meravigliano se ti lasci andare a sproloqui, invettive, tristezze, ricordi in maniera improvvisa, automatica, noncurante del contesto. Si è vecchi (o diciamo che è legittimo esser considerati tali) quando gli altri non si meravigliano se ti concentri su qualcosa di irrilevante (o anche su nulla) nel bel mezzo di altro. E via dicendo.

Evidentemente il significato di vecchio è oggettivo, ed ha anche senso associarlo all’idea della morte. Se non alla nostra idea quella che “il senso comune” (espressione che ho sempre visceralmente odiato) ha. Un pensiero “diverso” per i “giovani” e per i “vecchi” portati via da questa pandemia.

WU

PS. Fanno bene gli inglesi che tagliano corto: “quanto vecchio sei tu?”, partendo dalla nascita e non se ne parla più.

E per gli animali (ergendoci a giudici della loro età), come la mettiamo?

La vita è come una scatola di cioccolatini

… e la citazione sarebbe fin troppo semplice… anche se, sulla sua falsa riga, in questo periodo storico mi vengono in mente citazioni simili ma molto meno eleganti (ve la ricordate “la vita è come la scaletta del pollaio…”?).

Di solito ci rifugiamo in frasi tipo “la vita ci riserva molte sorprese” quando le cose non vanno benissimo, mentre difficilmente le chiamiamo “sorprese” quando sentiamo di avere il vento in poppa… come se poi alla vita gliene fregasse qualcosa di come ci sentiamo noi…

E poi il concetto di ricevere una sorpresa lo etichettiamo come un qualcosa che ci fa “la vita” e non come un nostro modo di percepire una situazione che per caso, per destino, per conseguenza delle nostre azioni ci si palesa davanti. Sorprendere, come termine, non ha per forza una accezione positiva, certo, ma ha una accezione di stupore, meraviglia: non sono certo che il fatto che noi non siamo pronti a qualcosa sia inteso dalla vita come il “farci una sorpresa”.

Ah, fatemi anche dire che quando poi scopriamo il contenuto del cioccolatino, anche quando piacevole, non sempre siamo sufficientemente riconoscenti alla vita nell’esprimere la nostra riconoscenza. Un grazie per questa scatola di cioccolatini non l’ho mai sentito (certo, una preghiera -e non tanto spesso di ringraziamento- la facciamo, ma tipicamente non quando la vita ci fa una “sorpresa”).

Il tutto ingenerato da questo PBS che almeno rispetto ai miei sproloqui un sorriso lo strappa. Io mi limito al mio mischione di pochi concetti e ben confusi.

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WU

Hang the Goat!

Non che non lo pensassi anche prima, ma in questo periodo di “quarantena” (si, anche di quaresima ma è passato in secondo piano) l’assalto ai social è quasi estremo. Dal mio piccolo (non essendo fruitore di Facebook o simili) basta vedere il proliferare infinito di meme su WA…

Come sempre: non è un male. Purché si cerchi di mantenere un po’ di granu salis nel loro utilizzo. Facendo un po’ da confessionale con alcuni amici (si, esiste ancora il telefono per chiamare! E mai come in questo periodo mi tornano in mente le vecchine della mia infanzia che si sedevano con uno sgabellino vicino al telefono -quello con la ruota- e potevano passare ore ed ore in quelle fredde e buie giornate invernali) mi è parso di percepire l’utilizzo, forse ormai consolidato, dei social come tribunale (gogna mediatica per fare i fighissimi).

Mi è quindi tornato alla mente questo PBS che avevo visto qualche tempo fa.

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L’impressione è sempre che la “risposta” su pubblica piazza sia sempre meno fondata su solide basi e sempre più sproporzionata rispetto a cosa la “richiede”. Utilizzo le virgolette solo per prendere distanze dal fatto che sui social si cerchino risposte… e spesso anche a domande che sono di per se discutibili.

Aggiungo anche che, con la sicurezza di un monitor, tutti ci sentiamo giudici, tutti siamo bravissimi (anche epidemiologi dato il periodo) e soprattutto tutti non vogliamo essere contraddetti.

Si, ottimo modo per passare il tempo, ma la vita vera li fuori ci aspetta ed i rapporti umani, quando li recupereremo -sigh-, secondo me più di prima, ci ricorderanno un po’ di sana umiltà.

WU

Politicamente (s)corretto

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Non voglio leggere la vignetta dal punto di vista di un vincolo alla libertà personale, ne passata (the big purple guy) ne presente (the big big blue guy), ma piuttosto abbandonarmi a divagazioni sulla dimensione dei due ragazzotti e sulla loro origine.

In un generico “prima” eravamo certamente vittime di un “big bad government”, evidentemente non nato da nessun pezzo di carta scritto con la necessità di liberaci di qualcosa, ma semplicemente figlio dell’evoluzione storica della nostra società e del conseguente innato (ed insano?) bisogno di organizzarci. Il ragazzone era grosso, molto più grosso di noi e calpestava evidentemente molta della nostra libertà personale, della libertà di pensiero e della capacità di espressione.

Poi venne “a magical document”, con le migliori intenzioni (come sempre), ma prevedibilmente più grande di noi. Il ragazzone blu che ne nacque, per mano nostra, era ben più grande di quello violaceo precedente. Non più cattivo, ma più indifferente.

Il ragazzone blu era figlio nostro, era il risultato di una necessità che si rivoltava contro noi stessi. Era un inarrestabile-mastodontico-autocostruito spauracchio di non dire la cosa giusta, nel modo giusto. Di non far torto a nessuno (di raccattare voti e consensi e promozioni e like ed adulazioni etc…). Vittime del nostro stesso senso di correttezza ci siamo auto-impediti la libertà di espressione utilizzando un principio (quello della correttezza, sacrosanto!) che doveva proteggerci, per limitarci.

Essere “politicamente corretti” lo abbiamo frainteso con “non essere troppo espliciti e sinceri”; il ragazzone blu è destinato a crescere. Mi aspetto o un ritorno al “big bad government” (solo che questa volta lo invocheremmo noi stessi… e non per bisogno, ma per contrarietà) oppure un “big big big yellow guy” che punirà anche lui: fanatismo ed ignoranza (storica e di attualità) sono pericolosamente dietro l’angolo.

Ammetto di aver riletto la vignetta almeno una dozzina di volte prima di scrivere questo sproloquio. Ammetto di aver cancellato più volte citazioni agli attuali fatti giudiziari-politici-salviniani o di razzismo-simbolismo (alla faccia del politically correct! Alla faccia del big bad government!). Ammetto di aver volutamente minimizzato qualche millennio di storia.

Ammetto, soprattutto, di aver voglia, ogni tanto (anzi spesso), di dire le cose come stanno, chiaramente, francamente, semplicemente, infischiandomene di risultare troppo diretto o politicamente scorretto.

WU

PS. Ovviamente da questo PBS.

PPSS. @26.02.20

Rileggendo oggi questo post ci abbinerei questa colonna sonora qua.

Una pausa dal mondo

A volte penso che vorrei prendermi una pausa.

Poi inizio a pensare: ma una pausa da cosa? Inizio quindi una lista semi-infinita di luoghi, persone, situazioni ed alla fine (siamo al delirio dei deliri, sia chiaro) mi dico: ma se ora qualcuno veramente mi stesse ascoltando e soddisfacesse il mio desiderio, sono sicuro che non ho dimenticato nulla? Non so quante altre occasioni del genere potrei avere, devo essere ben certo di non dimenticare nulla.

E così prendo la mia matita immaginaria (si, se state pensando che ce la dovrei avere nel cervello avete ragione) e cancello tutta la mia brava lista e riassumo in: vorrei prendermi una pausa dal mondo.

Così, tanto per essere sicuro di non dimenticare nulla. Corro come questo PBS (è un po’ che non ve lo proponevo, vero?) inseguito dal “suo” mondo (beh, forse troppo letterale nella striscia, ma rende l’idea del “mondo” che ciascuno vive).

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Chissà poi che farei durante la tanto agognata pausa. Quando mi convinco che non verrà nessuna divinità ex-machina a fare il miracolo passo a farmi questa domanda. Qui mi calmo, perché effettivamente non ho una risposta (praticamente mando in loop il cervello finché il mondo stesso non mi salva con qualche distrazione).

Per una pausa dal mondo non saprei, ma una pausa dal tram tram quotidiano credo valga la pena sperarla (per ora) e prenderla (a tempo debito… sono stanco, non fermo) solamente quando si ha una passione. Quando si stacca per fare una cosa che ci piace, per quanto breve sia lo stacco o stancante l’attività quella si che è una pausa.

E no, con un cellulare (o equivalente) in mano non è mai una pausa…

WU

Ombre di primavera

Non ne volevo parlare, davvero. E non perché non vi creda (anzi, assumo che tutto ciò che abbia una qualche storia o tradizione non possa essere una completa fesseria).

Tuttavia mi sono imbattuto qui in PBS che fa effettivamente riferimento al Giorno Della Marmotta in maniera molto simpatica (e potrebbe tranquillamente essere una delle giornate di B. Murray nel mitico Groundhog Day…).

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Mettiamola così, in condizioni in cui la scelta può essere fra due cose (nel caso del meteorologo Phil: vedo la mia ombra o no?) ogni evento che inaspettatamente turba il sistema ci mette in una condizione di stallo decisionale. Ne consegue che per trovare vie di uscita si ricorre a “nuove votazioni” o bisogna percorrere altre strade (chissà che ne pensano i figli di Phil…). Effettivamente non è detto che la marmotta possa vedere la sua ombra se il 2 Febbraio il cielo della Pennsylvania è coperto di nubi.

Ad ogni modo, almeno per il momento, quanto predetto da PBS non si è verificato ed il
meteorologo di fiducia per il 2016 Phil prevede primavera.

Che le ombre, oggigiorno, non facciano più un granché di paura?

WU

PS. E per i più puristi voglio solo ricordare (e ricordarmi) che la tradizione dell’evento è nella festa della Candelora, che ricorre, appunto il 02.02 (ne parlo solo con due giorni di ritardo!)

PPSS. Oggi è la data astrale 04.02.16. E’ inutile che faccia notare le ricorrenze numeriche della questione…

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Here PBS makes another pearl (… and I wouldn’t be surprised by myself if I already stumbled on it…).

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Would it be nice ho have some universal answers to questions like this one… 42, for instance 😀 .

I do not know (of course) the answer, but I’m not sure if the question is really useless. Probably we will never know the reason, but keep on asking ourself “why do I exist?” at least keeps our mind well trained, our being alive and avoids to get trapped into the routine monotony.

And it is also nice this other comics (…I don’t know much more; the quality is poor and also the original web page can not be accessed… help me!)  where the same question is faced with a discussion directly with “who should own the answer”.

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Actually, if we change perspective, His position is much more difficult and the same question in His case would have a much more complex answer. His advantage is that He can potentially choose the answer; His disadvantage is that He is asked also for our answers. I myself wouldn’t change…

WU

PS. … maybe the new Siri version has the answer! Like the “why” Matlab Easter egg!

Modi & Modi

E’ tutta una questione di modi (e mi rendo conto di esserne spesso privo). Anche la cosa migliore, la proposta più accorata, quella cosa a cui non puoi dire di no, posta male (o forse semplicemente con troppa schiettezza) rischia di sembrare la peggior idea del mondo.

Lo dico come riflessione a latere di eventi odierni e come sempre stressando la rete mi imbatto in questa striscia di Pearls before Swine (magicamente odierna!) che esprime molto bene il concetto…

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E non sto parlando (solo) di situazioni in cui è il doppiosenso a farla da padrona, e la naturale (?) predisposizione dell’essere umano al fraintendimento; mi riferisco anche a tutte quelle situazioni in cui animati da buone intenzioni passiamo un messaggio parziale (nel migliore dei casi) o opposto al nostro interlocutore. Senza dire che poi entra in gioco anche il rapporto pregresso fra persone oppure l’impressione a pelle che se ne ha.

Il rischio di sembrare sgarbati, faccendieri o doppiogiochisti è sempre molto alto nelle interazioni umane, ma un uso sapiente delle parole e dei modi è una di quelle cose che aiuta (nel caso dotati di buone intenzioni) o nasconde (nel caso invece siano le cattive intenzioni ad animarci).

Quindi, mi viene il legittimo dubbio se, quando mi trovo dall’altra parte e ricevo proposte “ben fatte”, mi trovo davanti una situazione di pericolo o una sincera ed onesta possibilità ben espressa. Che la comunicazione sia uno degli aspetti praticamente unici dell’essere animale è fuori di dubbio, ma che sia al contempo veicolo di sincerità ed inganni è assoluta prerogativa dell’essere umano.

Io ho problemi con le persone o semplicemente mi fascio troppo la testa? Devo capire meglio come prendere questo mondo.

WU

Dritti al cuore

Identificare il cuore dei problemi a volte ti cambia la vita. Certo si rischia di over-semplificare, ma andare dritti al punto è già di per se una conquista. Mi sento già meglio quando capisco che malattia ho.

Purtroppo a volte ho come l’impressione che anche quando penso di dire le cose chiaramente rimane una specie di velo di ambiguità che copre il cuore della questione. E non credo sia dovuto (solo) alla interazione con le persone perchè anche con l’omino del mio cervello a volte ci capiamo solo parzialmente, o meglio ci capiamo benissimo ma forse non sul nocciolo della questione.

E’ che un dato problema ha inevitabilmente più livelli. Andare a scalfire il fondo non è facile in quanto bisogna sia definire la priorità dei vari problemi che nascono via via sia essere abbastanza coraggiosi da saltare tutti i problemi definiti intermedi assumendo che essi non richiedono soluzioni immediate. E’ una questione di onestà.

Come sempre detto così sembra molto più catastrofico di quello che effettivamente sento, per questo (contorto ed inevitabile iter mentale) una volta che elaboro questo genere di pensieri (tendenzialmente sociopatici) mi rivolgo a qualche comic strip che renda il tutto in maniera più idonea e piacevole.

In questo caso la perla odierna di Pearls Before Swine fa proprio al caso mio.

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WU

PS. E non è tutta una questione di money…

PPSS. Certo che facendo la media abbiamo che Rat ha almeno tanta voglia di lavorare quanta importanza da ai soldi.