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Scorci #5

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Onestamente non so di preciso cosa mi ha colpito di questa scena. (spingendomi a manovre azzardate pur di immortalarla… anche se forse non dovrei dirlo).

Credo che sia il fatto che mi trasmette controsenso da tutte le parti.

A partire dalla strada in cui l’ho vista che non era nel bel mezzo di un campo di grano (anche se forse il contesto alberato a bordo strada trae in inganno). Forse per il fatto che nessuno dei due mezzi dovrebbe stare li, o forse non dovrei esserci io? Forse per il fatto che il povero ciclista di aria pura li dietro non ne deve respirare poi tanta. Forse per il “paradosso” del ciclista che cerca di superare un automezzo (seppur agricolo). Forse per il lampeggiante che svetta quasi a richiamare l’attenzione sulla scena. Forse semplicemente per il fatto che non me l’aspettavo; e mi piace abbandonarmi al pensiero dello sguardo che devono (si, devono, non può essere altrimenti) essersi scambiati i due autisti al momento del sorpasso che vi assicuro è avvenuto non molto tempo dopo.

Non lo so.

Ah, vi faccio immaginare la coda che la cosa ha creato (e meno male che siamo in un periodo di magra per il traffico). Ho fatto tardi.

WU

PS. Non esattamente uno “Scorcio” in tema (tipo qui, qui, qui o qui), ma diciamo che l’ho inteso come uno scorcio estemporaneo.

Divieti & divieti (di sosta)

Che sia tutta una questione di stile e di modi dovrebbe essere ormai una mia posizione ben risaputa. Cosi come credo sia chiaro quanto sono affascinato dalla mente umana. Lo stesso concetto può esprimersi in molti modi, in molte forme e spesso sortire effetti opposti.

Prendiamo, esempio molto caro a noi automobilisti del giorno feriale (magari in orario di punta), un segnale di divieto di sosta. Il concetto sembrerebbe abbastanza semplice “non puoi parcheggiare qui”. Eppure non è così chiaro, anzi, può essere declinato in molti modi.

Sono cosciente che potrei addentrarmi in un ginepraio che facilmente porta al nostro senso civico o addirittura al senso della legalità, ma vediamo di affrontare il discorso in maniera più ironica, generale e dalla prospettiva di chi ha trovato posto.

Cercando di esorcizzare lo stress da parcheggio mi sono quindi imbattuto in rete nelle due immagini che ho affiancato sotto per esprimere meglio (ed in maniera più leggera) il concetto.

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Quella di sinistra (pare) sia un qualche posto a Manhattan in cui il cartello recita più o meno “non pensarci neanche a parcheggiare qui”. Con un bel THINK scritto grande. Non ne conosco l’efficacia, ma di certo rende molto bene l’idea, con classe direi. E’ quasi divertente, attira l’attenzione ed a me “medio autista italiano” mi farebbe PENSARE almeno due volte prima di parcheggiare li…

Quella di sinistra, invece, è un’immagine “nostrana” in cui non solo si parla di un segnale mobile, temporaneo, nel quale bisognerebbe anche fornire durata e motivazioni (che mi paiono assenti), ma che aggiunge anche altre variabili.

La parte “istituzionale” ribadisce un “rimozione forzata fuori dagli spazi”; scusate, ma non dovrebbe essere abbastanza ovvio (o almeno potrebbe essere formalizzato in una segnaletica fissa)? A che serve questo fogliettino volante? E c’è di più. Gli “utenti”, quasi istigati dal “gonfalone della municipale” si sentono quasi in dovere di ribattere con un richiamo alle (ovvie) necessità.

Anche qui non ne conosco la riuscita, ma si assiste ad una trasformazione della segnaletica in bacheca dando vita ad uno sterile ed inutile dibattito che ha una sua vita a prescindere dal semplice concetto che voleva trasmettersi.

Non per fare alcuna polemica esterofila (me ne guardo bene, con gli americani poi…), ma almeno in questo esempio la scritta “non pensarci neanche” mi pare molto più sobria ed incisiva. Abbiamo tanto da imparare, da chiunque.

Si possono proporre nuovi segnali?

WU

Deliri da digital divide

Sulla scia dei recenti avvenimenti sociali e personali (proprio un paio di giorni fa sono stato nuovamente fermato dai carabinieri), sono andato interrogandomi su come la tecnologia venga ancora usata in maniera inefficace (o come frutto di eteroimposti doveri) anche a livello istituzionale.

Il chiedere ancora “patente e carta di circolazione” (“patente e libretto” suonava meglio), ad esempio, è ancora sensato? Vuoi che non si possa fare un app per accedere al database della motorizzazione, dell’ ACI o chi per esso? E poi che senso ha portare ancora la tessera elettorale da esibire per esercitare il diritto-dovere del voto? Diciamo che anche in questo caso non è difficile immaginare scenari digitali dell’iter.

Effettivamente mi sono spinto anche oltre a pensare che una sorta di voto elettronico risolverebbe molti problemi e forse aiuterebbe anche a colmare questo ormai dilagante astensionismo (che un italiano su due non voti pare essere parte del nostro DNA e non fare neanche più di tanto scalpore…). Ovviamente mi sono subito morso la lingua pensando, da buon italiano, a come tale sistema offra il fianco molle a frodi e truffe varie (sono anche andato fantasticando di aziende private per inserire online i dati… per poi fermarmi quando gli scenari borderline mi parevano fin troppo ovvi).

In ogni caso credo che il nostro always-connected possa essere efficacemente sfruttato per alleggerire gli anacronistici pachidermi burocratici che continuiamo a portarci dietro. Che il digital divide sia effettivamente non tanto il divario nell’accesso alle tecnologie telematiche quando il divario tra applicazioni effettivamente utili ed altre solo di facciata?

WU

PS. @ 05.10.14. Mi ritrovo ad aggiornare questo vecchio post alla luce della notizia ormai ufficiale della digitalizzazione del certificato di proprietà.

Non sono certo un veggente, se ne era parlato a lungo, ma a quanto leggo qui ora mi pare che ci siamo davvero. Tra qualche giorno la famosa richiesta “patente e libretto” (e sue varianti) sarà ufficialmente desueta. Dal 19.10 il certificato di proprietà sarà solo digitale.

E pare vi sia anche un ulteriore passo; la verifica dell’assicurazione non richiederà più l’esposizione del talloncino, ma passerà attraverso videocamere ztl, varchi tutor ed autovelox.

A volte mi devo ricredere. Capita. Bella sensazione in effetti.