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Cravatte assassine

… ma che c##**# di notizia è?! Non abbiamo davvero di meglio da “studiare” e “proporre” in tema di salute e benessere?

Molti di noi hanno per obbligo o per abitudine (che è poi un obbligo da pigrizia) la cravatta. Me ne guardo bene, ma a volte mi tocca… Ora, la grande scoperta è che se la cravatta è troppo stretta può far diminuire l’afflusso di sangue al cervello.

Lo rileva addirittura uno studio (con tanto di pubblicazione su Neuroradiology)! E la cosa è acuita dal caldo di questo periodo; urlerei nuovamente alla scoperta! Suggerisco una candidatura ad-honorem per gli IgNobel…

Anche per questo “studio” abbiamo preso un campione di 30 ragazzi di età media 24 anni e li abbiamo divisi in quelli con la cravatta e quelli senza. Sottoposti a risonanza magnetica è risultato evidente che chi aveva indosso la cravatta, con nodo ben stretto e colletto abbottonato, aveva un flusso ematico celebrale più basso del 7.5% dopo che le cravatte sono state strette e che ha continuato a rimanere diminuito in media del 5,7% anche dopo che la cravatta è stata allentata…

A parte i dubbi su come è condotto lo studio (poche persone, solo 3 risonanze, dimensioni del collo ininfluenti, nessuna analisi di lungo periodo, etc.), nutro, per evidente naturale scetticismo, profondi dubbi proprio sul tema dello studio. La genialità che riconosco alla mente umana nel concentrarsi sui temi più disparati tende a confondersi con dubbie “scoperte” (che tra l’altro mi pare abbiano anche un inquietante andamento periodico-stagionale…).

Ah, ditemi anche che fa caldo e devo bere di più… non dimenticatevene!

WU

PS. Ci metterei questa colonna sonora qua.

PPSS. Che poi non era più simpatico questo “studio” qui?

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Asfalta il nero!

Uno dei miei santi ed inamovibili principi per affrontare la mia quotidianità è che ognuno fa un po’ quello che vuole, ma, a meno che non intralci la mia libertà, sono libero di ignorarlo.

Il caso specifico fa sicuramente parte della classe delle cose che ignoro deliberatamente. Oltre che per motivi ideologici anche proprio per l’interesse (o il disinteresse) che mi ingenerano. Tuttavia, mi sono scoperto a ripensare alla faccenda e non mi sono ignorato (violando, su me stesso, il mio presupposto iniziale).

E’ apparsa (e, pare prontamente rimossa) sull’App Store (che già di per se non frequento) una app “fantastica” e tutta “made in Italy”. Ora la descrivo brevemente, ma già il nome, Ruspadania, mi avrebbe fatto stare attentamente alla larga dall’applicazione.

Ruspadania.png

Trattasi di un giochino stile anni 80 in cui si è alla guida di una ruspa (scelta evidentemente non casuale) che ha lo scopo di schiacciare quanti più migranti (identificati proprio come tali) possibile. Alla guida del mezzo si devono smaciullare i NNeri personaggini che si palesano dinanzi.

Di per se è un giochino un po’ splatter forse, ma non dissimile dai tanti con cui sono cresciuto in salagiochi (ve lo ricordate Carmageddon?)… se non fosse per il contesto. Ruspe e neri, sullo sfondo della “italianità” della pianura padana. Non voglio fare il buonista, ma anche se si volessero sottolineare le storture della nostra società oppure si volesse ironizzare sulle recenti scelte politiche nazionali, proprio un giochino sadico si doveva fare?

Ah, i due programmatori, dopo che l’App è stata rimossa dallo store, si sono “giustificati” dicendo che era solo un modo per fare pratica con il linguaggio di programmazione… Non credo che si sentano (ne loro, ne noi) più sicuri dopo che qualcuno ha fatto pratica con il giochino; posso solo sperare che almeno loro abbiano così esorcizzato la loro paura del NNero.

Mi lascia, oltre che parecchi dubbi sull’etica di chi mi circonda (si, posso tranquillizzarmi assegnando un intendo goliardico al giochino…), anche parecchio amaro in bocca. Non si può certo fare buonismo a fondo perduto (atavico errore), non sono altresì uno che vuole chiudere i porti e non mi va di accomunare il NNero brutto e cattivo con l’immigrante regolare o il rifugiato di guerra. Non so come risolvere il problema (almeno io lo dico senza dover per forza prendermela con ONG o politiche Europee), ma di certo so che non ci farei un sadico giochino a riguardo.

Meglio smaciullare vecchiette e dinosauri con macchina e mazze da baseball invece di dovermi immedesimare in “ruspanti” anti-migranti che difendono il loro discutibile eden.

WU

PS. Ovviamente ce la siamo presa con gli stringenti controlli di sicurezza dell’App Store che sono stati raggirati dalla app. Si, potevano fare meglio e se volete li rendiamo ancora più stringenti (lo sono già abbastanza anche se con debite lacune – e.g. giochini di poker -), ma un filtro alla stupidità umana no?

Raddrizza-banane

Quando mi trovo dinanzi qualcuno che riesce a mettere un eternità per portare a termine i più semplici compiti e contestualmente frustare l’interlocutore per atteggiamento fintamente oberato e le risposte da “muro di gomma”; oppure davanti a richieste continue ed incalzanti anche di mansioni con dubbia priorità, sono solito esordire con “non stiamo mica raddrizzando le banane”.

A parte il plurale utilizzato per ammorbidire l’esternazione, il concetto di avere una banana dritta mi è sempre sembrato una di quelle cose contro natura, inutili ed inutilmente dispendiose qualora qualcuno le avesse volute fare.

Ma mi sono sempre “consolato” all’idea che nessuno avrebbe mai provato a farle. Ovviamente anche gli scenari più truci devono prender forma prima o poi… raddrizzatore di banane incluso.

Karl-Friedrich Lentze è un “artista congetturale” tedesco che fra le varie idee esotiche riesce a far parlare di se (ed è forse questo lo scopo del suo “lavoro”) in quanto propositore di uno splendido sistema di per raddrizzare le banane.

E come sappiamo benissimo quando si ha un’idea in mente, il giustificarla è solo questione di tempo ed inventiva.

This is the biggest thing since sliced bread – the straight banana. Depending on the degree of the curve, chunks will be cut out of the banana, which are then resealed using a biologically safe plaster.”

Il sigaro-banana sarebbe facilmente immagazzinabile, trasportabile e più comodamente maneggiabile ed ovviamente mangiabile. Il sistema geniale richiede di aprire la banana tagliarne le parti ricurve e ri-sigillare dunque il cilindrotto ottenuto. Le parti tagliate sarebbero perfette per macedonia in scatola ed il tutto potrebbe essere splendidamente automatizzato.

Io non mi approccerei ad un sistema di tal sorta neanche per errore (Se non altro per non togliere l’aurea di inutilità nella locuzione del raddrizzamento di banane), ma evidentemente faccio eccezione.

L’artista ha infatti dichiarato di aver avuto numerosissimissime richieste per il sistema sigaro-banana e lo ha prontamente sottoposto all’ufficio brevetti di Berlino.

Dopo uova quadrate, meloni baby e mi fermo per pudore, mi mancava la banana cilindrica. Non si potranno neanche più raddrizzare le banane in pace.

WU

PS. Beh, poteva sempre proporre di rincollare i pezzi tagliati con colla edibile…

Di nomi e di tatuaggi

Sulla scia dei recenti fatti di nomi colorati (… del qual Blu avevo iniziato a scrivere, ma che realizzo ora vorrei evitare di parlare dato l’altissimo numero di cazzate che si sono lette a riguardo in questi giorni) sono incappato in una notizia che si colloca a metà strada fra l’assurdo e l’inquietante.

Quale buon genitore non vorrebbe tatuarsi il nome del proprio figlio sul corpo?
Tanti sicuramente. Come tanti, invece, vorrebbero farlo… e lo fanno.

Il “pericolo” è ovviamente dietro l’angolo. Non tanto quello che il nome che ci siamo tatuati sul nostro prezioso corpicino possa cambiare bandiera (è quantomeno un’ipotesi molto più remota che se fosse il nome della nostra bella che ci ha mollato in tronco), quanto quello che il tatuatore possa umanamente errare.

Ed è proprio quello che è successo alla madre protagonista di questa storia.
Kevin è stato infatti confuso (?) con Kelvin. La mamma si è accorta del “problemino” solo una volta a casa e si è dovuta scontrare con la dura realtà.

Non so se posso usare la locuzione “buon senso” in questo contesto, ma ad ogni modo “molti di noi” avrebbero certamente, dopo svariate bestemmie, cercato di capire come rimuovere o modificare il tatuaggio incriminato. Ed è (forse) anche quello che ha fatto la mammina in questione.

Dopo aver ricevuto le scuse (utili?) del tatuatore (ammesso che poi si possa effettivamente identificare una colpa), la donna ha iniziato a capire i costi ed il dolore associati alla modifica del tattoo.

Dopo un po’ di costi, stime e (spero) qualche notte insonne, la mamma in questione si è risolta per una soluzione “diversa”… e per molti aspetti geniale. Se non posso (senza troppi soldi, tempo e dolore) cambiare il tatuaggio forse posso cambiare il nome del piccolo. Come dire: se Maometto non va dalla montagna…

Pensa che ti ripensa ed ecco che il piccolo (due anni, in fondo un piccolo trauma), a causa del tatuaggio sbagliato si è trovato nomato da Kevin a Kelvin (che personalmente mi piace anche di più, forse sono stato “plagiato” dalla motivazione del nome abbastanza insolito).

Un elogio al pensiero trasversale.

WU

Ricerche su internet

… una delle perculate più intelligenti che possano venire in mente a noi figli di internet così abituati ad essere imboccati anche anche la più stupida ricerca sembra che sia uno sforzo.

Abbandonati i pesanti faldoni delle enciclopedie (chi di voi ne ha aperto un volume negli ultimi 5 anni?), e bypassato il vecchio libro di scuola siamo approdati a messere Google che risponde a tutto ciò che ci può venire in mente (e se non ci viene ce lo fa venire in mente lui…).

Praticamente ora ogni chiacchiera da bar può contenere una cazzata (o, elegantemente, un’inesattezza) per non più di qualche minuto, tempo richiesto per “googlare” la questione e leggere le prime righe restituite dall’intelligentissimo, onnisciente, Google.

Benissimo (si fa per dire), ma ormai anche questa routine ci apre scomoda, dal sapore di altri tempi, come se digitare quelle poche lettere nella barra di ricerca di Google (home page della quale confesso di averne sempre apprezzato l’assoluta assenza di pubblicità che di certo deve aver avuto negli anni un impatto non trascurabile nel bilancio dell’azienda) sia il corrispettivo moderno del prendere il faldone dalla polverosa libreria, identificare la pagina contenente il “mistero”, sfogliarlo fino alla voce cercata e finalmente “cibrasi” della fonte. Certa e verificata… almeno in quei casi, ma lasciamo perdere.

Ora siamo così pigri che ci pesa anche digitare. E qui domande a caso, richieste a terzi di aiuto, assistenti vocali, ricerche vocali e bla bla bla.

Prendiamoci quindi un po’ sanamente per i fondelli spiegandoci/ricordandoci come si fa a cercare qualcosa su Google senza dire “puoi fare una ricerca?”.

For all those people who find it more convenient to bother you with their question rather than search it for themselves.

Let Me Google That for You lo fa in maniera più che egregia (nell’esempio sotto con tanto di spiegazione su come funziona internet ed i motori di ricerca…).

http://lmgtfy.com/?iie=1&q=postils

Miracolo!

WU

PS. Con tanto di versione “fucking” qui…

http://www.lmfgtfy.com/?q=postils

The Pac Man Theory

E’ fantastica! Assolutamente fantastica.

Per quanto assurda (e poi chi lo dice?) è un’ulteriore prova (se ce ne fosse davvero bisogno) della genialità della mente umana. Una conferma della nostra capacità di dare un senso tutto personale alla realtà “oggettiva” che ci circonda e piegare i fatti alla nostra interpretazione.

La terra è piatta. E di questo i terrapiattisti ci hanno ormai convinto (…), ma ora le teorie si sono evolute. Si è appena conclusa, infatti, la Flat Earth Convention 2018 (tranquilli… è solo la prima), a Birmingham e qui la convinzione sulla forma della nostra Terra si è fusa con il lascito storico di noi giovani degli anni ’80: i videogames 2D. Principe fra questi il mai-dimenticato Pac Man.

Uno degli annosi problemi dei terrapiattisti è il fatto che arrivati ad un bordo della mappa non vi sono modo ovvi per passare all’altro. Ovvero se arrivi in Giappone per tornare agli USA devi riattraversare tutto il globo, anche se sappiamo (e lo sanno anche loro) che non è così. Ed ecco quindi la nuova teoria che viene in soccorso a questo annoso problema, confermando (…) la forma del nostro globo (o lo dovrei forse chiamare quadro di gioco?).

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Esattamente come in Pac Man, arrivati ad un bordo del quadro vi sono delle “porte” che ti riportano direttamente all’estremità opposta senza dover fare nessuna fatica. Beh, per i terrapiattisti queste “porte” sono il nostro oceano pacifico che ci consente appunto di passare dal Giappone agli USA senza dover riattraversare tutto il mondo. Ecco risolto il (loro) rebus.

One logical possibility for those who are truly free thinkers is that space-time wraps around and we get a Pac-Man effect,” he told the convention, suggesting that planets in the sky teleport from one side of the Earth to the other once they reach the horizon, like Pac-Man characters do when they move off the left side of the screen and then appear instantly on the right.

Praticamente la teoria consente di giustificare la realtà “oggettiva” (mi vengono i brividi ad usare questa parola) secondi cui viaggiando sempre nella stessa direzione riusciamo a tornare al punto di partenza. Cosa assolutamente impossibile senza la Pac Man Theory… e senza una terra piatta.

Ovviamente i terrapiattisti “sanno” che la Terra è piatta perché nessuno vive a testa in giù, perché non vedono curvature (dall’altezza dei loro occhi), perché non bisogna credere alle notizie preconfezionate dei media.

E’ chiaramente più facile (anche se sicuramente è più affascinate) credere all’esistenza di queste porte piuttosto che ad una forma sferoidale della nostra Terra. Giustissimo! Inoltre volete mettere il significato allegorico di questa teoria? Viviamo come Pac Man fuggendo fantasmi ed evitando ostacoli nel labirinto (rigorosamente 2D) della vita, e solo i più bravi riescono a procrastinare il solito, immancabile, angosciante game over (ed in fondo immaginarsi queste teorie è il senso del gioco).

WU

PS.

That seems true. The average number of online searches for ‘flat Earth’ has increased by a factor of 10 since 2014, according to Google Trends. Those searches yield a variety of theories about the true shape of the Earth. Some say the flat Earth is surrounded by a giant ice wall. Some argue Earth is a disc that’s protected by an invisible dome called the firmament.

Borghild: che bambola!

Un’altra di quelle storie (tipo questa’altra) che meritano per lo meno di essere raccontate.

Seconda guerra mondiale, soldati nazisti al fronte francese; militari devoti al Reich (bah, qui qualche dubbio sul concetto di devozione)… ma pur sempre uomini. E come tali, complice anche la prolungata distanza da casa e dall’amata, l’ambiente “mascolino” da caserma, il testosterone galoppante durante le sessioni di guerra, diciamo che le naturali pulsioni umane trovavano una ambiente legittimo e naturale per chiedere a gran voce il loro espletamento.

La cosa non era, ovviamente, indifferente al capo supremo. Il Fhuler, infatti, sapeva benissimo dei costumi dei suoi uomini al fronte, ma la sua preoccupazione non era di natura morale, bensì di natura “genetica” (e qui sogghigni a manetta).

Hitler, praticamente, non sopportava (nella sua mente, a quanto si dice) che i suoi ariani soldati, durante l’occupazione francese sporcassero la razza, inquinassero il loro puro e superiore sangue con le prostitute dei bordelli francesi.

Il pericolo più grande a Parigi lo costituiscono le prostitute selvagge, che esercitano la loro oscura arte sulla strada e nei Café, Ristoranti, Bar e luoghi di piacere. È nostro compito facilitare ai soldati l’eliminazione degli impulsi.

Inammissibile, la situazione andava sanata!

Allora, pensa che ti ripensa, finalmente un’alba del 1941 ecco la grande trovata del capo delle SS Himmler: Borghild! Pelle chiara, occhi azzurri, capelli biondi, seni grandi, 1,76 di altezza, gonfiabile e sempre disponibile. Praticamente una donna ariana modello in formato sex toys.

Non c’è dubbio, l’oggetto e lo scopo della bambola è la regolazione degli impulsi del soldato. I nostri soldati devono combattere e non girovagare o far visita a persone femminili estranee al popolo.
Ma nessun vero uomo preferirà una bambola a una vera donna se i seguenti criteri non sono garantiti:
1. la carne sintetica non dovrebbe distinguersi troppo dalla vera carne;
2. la mobilità delle bambole dovrebbe essere conforme alla gamma di movimento degli arti reali;
3. “l’organo” della bambola dovrebbe essere assolutamente a sensibilità reale.

Borghild.png

Le bambole dovevano essere messe a disposizione delle truppe e seguire i soldati fedelmente custodite dentro cabine trasportabili e disinfettabili, proteggendo i soldati dissuadendoli dal far visita a “focolai di infezioni”.

Tuttavia quei maledetti alleati (cattivoni) nella foga della distruzione degli asset militari tedeschi bombardano anche la fabbrica di Dresda incaricata della produzione delle bambole. Fine della brevissima storia della bella Borghild ed affari assicurati (come in effetti furono) per i bordelli francesi.

WU

PS. Se sia vero o meno (storicamente parlando; la rete è piena di link più o meno seri… motivo per cui non ne metto neanche uno) non lo so, ma una storia a cui mi piace credere.

Furono pianificati tre tipi di bambola di dimensioni diverse: tipo A: 168; tipo B: 176; tipo C: 182 cm.
Per il momento doveva essere preparata solo una forma di bronzo (tipo B).
C’era disaccordo riguardo il seno. Le SS lo volevano pieno e tondo, ma il dottor Hannussen insistì su una “forma cinorroide e maneggevole ” e la fece accettare.
La prima bambola Borghild fu completata nel settembre del 1941.
Essa corrispondeva esattamente al “tipo nordico”.
Il nostro taglio di capelli aveva praticamente previsto un taglio con trecce a chiocciolina, ma il dottor Hannussen era contrario a esso. Lui era del parere che il taglio di capelli corto doveva sottolineare che la Borghild era parte essenziale delle truppe combattenti “una puttana da campo” e non una madre onorabile.
La presentazione della Borghild a Berlino fu un successo. Anche il Reichsführer delle SS Heinrich Himmler fu presente. E il dottor Chargesheimer.
Durante l’esaminazione delle aperture artificiali da parte dei signori presenti Franz Tschakert era molto nervoso.
Himmler fu così eccitato che ordinò 50 pezzi in incarico.
Si parlò di impostare uno specifico impianto di produzione, dal momento che i laboratori del Museo d’Igiene furono ritenuti insufficienti per un progetto del genere.
Considerati gli sviluppi sul fronte orientale, lo stanziamento fu ridotto già una settimana più tardi e il progetto Borghild, fondato all’inizio del 1942 poco dopo Stalingrado, fu messo da parte. Tutti i documenti di costruzione vennero raccolti e inviati all’Istituto d’Igiene SS.
Lo stampo di bronzo per la produzione in serie della bambola non venne mai costruito.
Riguardo all’ubicazione della bambola non so nulla. Suppongo che sia stata trasferita “come tutti gli altri calchi in gesso e studi” a Berlino.
Nel caso in cui, tuttavia, fosse stata custodita nel museo, è probabile che sia stata distrutta dai bombardamenti alleati a febbraio 1945.