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Che caldo fa, ovviamente

Come ogni anno, immancabile. Come fosse Babbo Natale o il compleanno arriva il caldo estivo. E fin qui si potrebbe anche non obiettare nulla, se non fosse che con il caldo arrivano le solite, noiose, ovvie elucubrazioni umane (forse per proteggersi dalla canicola?).

Avevamo già notato qui come il caldo ci porta ad argute riflessioni: non uscire nelle ore calde, evitare cibi pesanti, bere parecchio, consumare frutta, e cose che non ci saremmo mai aspettati.

Ribadisco l’inutilità di tali studi/notizie/allarmismi/etc. , ma non posso non notare la loro assoluta persistenza. Rispuntano ad ogni estate e se ne tornano a dormire ai primi freschi autunnali. Ma sono sempre le stesse arguzie o ogni anno c’è la speranza di sentire qualcosa di meglio (… no, le acque funzionali che sto sentendo quest’anno per me rientrano nella categoria cazzate allo stato puro… anzi, liquido)?

Che so, mi aspetterei quanto meno qualche news di anno in anno. Il suggerimento per un centrifugato di semi? L’invito a passeggiate notturne? Qualche azienda che ha eletto la canotta come divisa estiva?

Ad ogni modo credo che non saremo così fortunati ed anche quest’anno di parlerà solo di caldo, umidità, temperatura percepita e via dicendo.

Ovviamente il concetto non è particolarmente nuovo e può essere espresso in parecchi modi differenti, compresi quelli fatti bene di XKCD qui.

XKCD030818.png

WU

PS. Ma solo a me guardare (per quel poco che lo faccio) le previsioni del tempo mi fa venire ancora più caldo?

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Take a resume

Non riesco ancora a capire se questa notizia mi lascia un po’ triste o un po’ sorpreso, un po’ felice per il protagonista o un po’ deluso da questa società. Forse un misto di tutte, forse nessuna delle precedenti… forse coltivo ancora un po’ le mie sensazioni e mi attengo a raccontare questa “notizia“.

David Casarez era uno “startupparo”, un figlio di questa new economy in cui micro imprese (soprattutto nel ramo information technology e soprattutto se ti muovi nella Silicon Valley) nascono e muoiono ad una velocità impressionante ed altrettanto velocemente riescono a tirar su fior di milioni (la cui origine ed il cui fine mi lasciano un po’ di dubbi… mi ricorda una potenziale struttura Ponzi, no?!).

Ad ogni modo, il “poveretto” in questione si è ritrovato per strada a seguito del fallimento dells sua startup. Riconoscendogli una certa flessibilità, un pensiero trasversale decisamente sviluppato ed un approccio “nuovo” (beh, più che altro vecchio, ma in una ottica “New Economy” direi decisamente … diverso), David non si è perso d’animo.

Armato di cartello (in una rivisitazione 4.0 degli uomini-sandwitch) che recita più o meno “Vagabondo avido di successo. Prendete pure un mio curriculum” si è piazzato ad uno degli incroci più trafficati di Mountain View (beh… non proprio alla periferia del mondo) in cerca di attenzioni.

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E le attenzioni non sono tardate. Un passante (sicuramente più di uno ardirei) si è fermato a prendere un curriculm e scattare una foto “all’imprenditore”. La foto è rimbalzata su Twitter e da li … la problematica è tornata sotto la gestione-internet (a cui questo post evidentemente partecipa). David è stato infatti sommerso di offerte di lavoro… e non esattamente da aziendine sconosciute.

David stanotte dormirà di nuovo su una panchina, ma è innegabile l’ingegno e l’individuazione di una strategia decisamente perfetta per l’occasione. Da farne tesoro per capire in che mondo viviamo ed in che direzione stiamo (vogliamo?) andando.

WU

Secondi al vento

… poi dite che sono io…

ho capito che c’è gente che non ha molto da fare… vogliamo dire che non vuole fare molto? che ha bisogno di ritagliarsi momenti di svago? che spazia con la mente fra cose diverse e disparate? Benissimo, tutto vero, mettetela come più vi piace.

Affianchiamo a questa “umana pulsione” la potenza di uno strumento come Internet ad abbiamo migliaia di posti dove spendere tempo (neanche fosse una moneta…) cazzeggiando.

Non sono personalmente un grande fautore di questo approccio (probabilmente per la scarsa soglia dell’attenzione che mi contraddistingue o perché non sono buono a trovare qualche sito che mi faccia passare ore al cazzeggio… a questo punto preferisco i vedeogames!), ma non posso negarne l’esistenza ed il fascino.

Credo, però, che vi sia un limite. Ovvero va bene cazzeggiare nei modi più disparati; dai quiz alla musica, dai social ai gattini, ma almeno è qualcosa! Ora mi dovete spiegare come diamine si fa a cazzeggiare su un sito come questo.

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Il concetto (geniale, evidentemente, dal punto di vista dello sviluppatore del sito… se non altro per vendere spazi pubblicitari) è semplicemente stare sul sito. Esatto, niente di più… o io non l’ho capito.

Il sito conta quanti secondi lo lasciate aperto (lo fissate?) e poi fa una bella graduatoria, un tempo cumulativo e cazzate del genere.

Menzione d’onore all’utente “chizz” (nella Top10 in alto a destra) che ha “speso” ben 260.476.503 secondi sul sito (wow! bravissimo! ma come ha fatto! che allenamento!); la medaglia di “black hole” è più che meritata… ed anche i “time water” a seguire hanno conseguito egregi risultati.

Beh, che dire, il concetto di “pointless” credo sia celebrato, il fatto che la gente passi così il proprio tempo mi fa un po’ paura. Sono le cose che mi lasciano un po’ di amaro in bocca ed un piacevole pensiero che aleggia: allora c’è posto proprio per tutti.

L’invito non è (me ne guardo benissimo!) al non cazzeggiare, ma a riconoscere un valore al proprio tempo.

WU

PS. Almeno esiste una tab del sito in cui si possono convertire le unità di tempo ed il tempo da numeri a lettere… ora si che il sito ha un suo significato; non è cge rovinerà quell’area di pointless?

Caccia al tesoro (sommerso)

Siamo a bordo della Dmitri Donskoi, da qualche parte a largo della Corea, in qualche momento (tipo il 29 Maggio) del 1905.

Il vascello batte bandiera russa e non si trova in una piacevole situazione. Lontano dalle acque di casa, in balia dell’assolto dei Giapponesi, l’equipaggio prende una drastica e tragica decisione: lasciar affondare la nave.

Per il vascello la storia volgeva all’epilogo. Varato nel 1883, l’incrociatore partecipava in quell’anno alla battaglia di Tsushima. I danni riportati erano ingenti, ma la nave (beh, si, anche l’equipaggio…) combatté fino alla fine. Dopo l’inevitabile disfatta la nave si era diretta verso nord, per raggiungere Vladivistok, ma la flotta giapponese non ne aveva ancora abbastanza ed intercettò il vascello.

Deve essere una di quelle scelte per cui non dormi ne’ prima ne’ dopo indipendentemente se le cose vanno come “sperato” o meno. Ad ogni modo la decisione è presa; il vascello trasporta un carico troppo prezioso perché cada in mani nemiche, meglio consegnarlo all’oblio degli abissi.

Ed effettivamente la stiva del Dmitri Donskoi trasportava un bottino da Mille ed Una Notte: 5500 forzieri stipati di monete e lingotti d’oro per un valore stimato di 133 miliardi di dollaroni di oggi!

La Donskoi pare trasportasse, infatti, i fondi necessari alla flotta imperiale russa per pagare carburante, tasse portuali, equipaggi e via dicendo… la guerra non si face (come non si fa) certo a costo zero.

Una cifra tale da sola vale una spedizione, figuriamoci quando queste diventano “a buon mercato”, ovvero quando si può far affidamento su una flotta di mini-sommergibili (con equipaggio!) invece che mandare palombari o affini. E’ esattamente quello che la compagnia di Seul, Shinil Group, specializzata (guarda caso) in recupero marittimi ha fatto.

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Ed i risultati non sono tardati ad arrivare. Lo squadrone ha infatti individuato il relitto della nave a ben 434 metri di profondità a circa 1,3 chilometri a largo di Ulleungdo.
Lo scafo della nave pare riportare ancora i segni dei pesanti bombardamenti giapponesi, mentre il ponte e le fiancate del vascello appaiono tutto sommato abbastanza integri.

La Shinil Group ha intenzione di riportare il relitto sulla terra ferma tra ottobre e novembre di quest’anno e (dato che l’aspetto economico muove un po’ tutta l’operazione di recupero) che ha già raggiunto un accordo con il governo russo per cedere metà dell’oro che verrà rinvenuto.

Una parte del “tesoretto” (il 10%… pare), inoltre, verrà investito in progetti per sviluppare il turismo sull’isola di Ulleungdo.

Ora mi pare tutto bellissimo, ma mi affascina pensare che la ricerca possa portare inattesi risultati… chissà, magari la storia del vascello nasconde pieghe a noi ancora non ben note ed una fine diversa potrebbe attendere (o aver atteso…) il grande tesoro.

WU

Cravatte assassine

… ma che c##**# di notizia è?! Non abbiamo davvero di meglio da “studiare” e “proporre” in tema di salute e benessere?

Molti di noi hanno per obbligo o per abitudine (che è poi un obbligo da pigrizia) la cravatta. Me ne guardo bene, ma a volte mi tocca… Ora, la grande scoperta è che se la cravatta è troppo stretta può far diminuire l’afflusso di sangue al cervello.

Lo rileva addirittura uno studio (con tanto di pubblicazione su Neuroradiology)! E la cosa è acuita dal caldo di questo periodo; urlerei nuovamente alla scoperta! Suggerisco una candidatura ad-honorem per gli IgNobel…

Anche per questo “studio” abbiamo preso un campione di 30 ragazzi di età media 24 anni e li abbiamo divisi in quelli con la cravatta e quelli senza. Sottoposti a risonanza magnetica è risultato evidente che chi aveva indosso la cravatta, con nodo ben stretto e colletto abbottonato, aveva un flusso ematico celebrale più basso del 7.5% dopo che le cravatte sono state strette e che ha continuato a rimanere diminuito in media del 5,7% anche dopo che la cravatta è stata allentata…

A parte i dubbi su come è condotto lo studio (poche persone, solo 3 risonanze, dimensioni del collo ininfluenti, nessuna analisi di lungo periodo, etc.), nutro, per evidente naturale scetticismo, profondi dubbi proprio sul tema dello studio. La genialità che riconosco alla mente umana nel concentrarsi sui temi più disparati tende a confondersi con dubbie “scoperte” (che tra l’altro mi pare abbiano anche un inquietante andamento periodico-stagionale…).

Ah, ditemi anche che fa caldo e devo bere di più… non dimenticatevene!

WU

PS. Ci metterei questa colonna sonora qua.

PPSS. Che poi non era più simpatico questo “studio” qui?

Asfalta il nero!

Uno dei miei santi ed inamovibili principi per affrontare la mia quotidianità è che ognuno fa un po’ quello che vuole, ma, a meno che non intralci la mia libertà, sono libero di ignorarlo.

Il caso specifico fa sicuramente parte della classe delle cose che ignoro deliberatamente. Oltre che per motivi ideologici anche proprio per l’interesse (o il disinteresse) che mi ingenerano. Tuttavia, mi sono scoperto a ripensare alla faccenda e non mi sono ignorato (violando, su me stesso, il mio presupposto iniziale).

E’ apparsa (e, pare prontamente rimossa) sull’App Store (che già di per se non frequento) una app “fantastica” e tutta “made in Italy”. Ora la descrivo brevemente, ma già il nome, Ruspadania, mi avrebbe fatto stare attentamente alla larga dall’applicazione.

Ruspadania.png

Trattasi di un giochino stile anni 80 in cui si è alla guida di una ruspa (scelta evidentemente non casuale) che ha lo scopo di schiacciare quanti più migranti (identificati proprio come tali) possibile. Alla guida del mezzo si devono smaciullare i NNeri personaggini che si palesano dinanzi.

Di per se è un giochino un po’ splatter forse, ma non dissimile dai tanti con cui sono cresciuto in salagiochi (ve lo ricordate Carmageddon?)… se non fosse per il contesto. Ruspe e neri, sullo sfondo della “italianità” della pianura padana. Non voglio fare il buonista, ma anche se si volessero sottolineare le storture della nostra società oppure si volesse ironizzare sulle recenti scelte politiche nazionali, proprio un giochino sadico si doveva fare?

Ah, i due programmatori, dopo che l’App è stata rimossa dallo store, si sono “giustificati” dicendo che era solo un modo per fare pratica con il linguaggio di programmazione… Non credo che si sentano (ne loro, ne noi) più sicuri dopo che qualcuno ha fatto pratica con il giochino; posso solo sperare che almeno loro abbiano così esorcizzato la loro paura del NNero.

Mi lascia, oltre che parecchi dubbi sull’etica di chi mi circonda (si, posso tranquillizzarmi assegnando un intendo goliardico al giochino…), anche parecchio amaro in bocca. Non si può certo fare buonismo a fondo perduto (atavico errore), non sono altresì uno che vuole chiudere i porti e non mi va di accomunare il NNero brutto e cattivo con l’immigrante regolare o il rifugiato di guerra. Non so come risolvere il problema (almeno io lo dico senza dover per forza prendermela con ONG o politiche Europee), ma di certo so che non ci farei un sadico giochino a riguardo.

Meglio smaciullare vecchiette e dinosauri con macchina e mazze da baseball invece di dovermi immedesimare in “ruspanti” anti-migranti che difendono il loro discutibile eden.

WU

PS. Ovviamente ce la siamo presa con gli stringenti controlli di sicurezza dell’App Store che sono stati raggirati dalla app. Si, potevano fare meglio e se volete li rendiamo ancora più stringenti (lo sono già abbastanza anche se con debite lacune – e.g. giochini di poker -), ma un filtro alla stupidità umana no?

Raddrizza-banane

Quando mi trovo dinanzi qualcuno che riesce a mettere un eternità per portare a termine i più semplici compiti e contestualmente frustare l’interlocutore per atteggiamento fintamente oberato e le risposte da “muro di gomma”; oppure davanti a richieste continue ed incalzanti anche di mansioni con dubbia priorità, sono solito esordire con “non stiamo mica raddrizzando le banane”.

A parte il plurale utilizzato per ammorbidire l’esternazione, il concetto di avere una banana dritta mi è sempre sembrato una di quelle cose contro natura, inutili ed inutilmente dispendiose qualora qualcuno le avesse volute fare.

Ma mi sono sempre “consolato” all’idea che nessuno avrebbe mai provato a farle. Ovviamente anche gli scenari più truci devono prender forma prima o poi… raddrizzatore di banane incluso.

Karl-Friedrich Lentze è un “artista congetturale” tedesco che fra le varie idee esotiche riesce a far parlare di se (ed è forse questo lo scopo del suo “lavoro”) in quanto propositore di uno splendido sistema di per raddrizzare le banane.

E come sappiamo benissimo quando si ha un’idea in mente, il giustificarla è solo questione di tempo ed inventiva.

This is the biggest thing since sliced bread – the straight banana. Depending on the degree of the curve, chunks will be cut out of the banana, which are then resealed using a biologically safe plaster.”

Il sigaro-banana sarebbe facilmente immagazzinabile, trasportabile e più comodamente maneggiabile ed ovviamente mangiabile. Il sistema geniale richiede di aprire la banana tagliarne le parti ricurve e ri-sigillare dunque il cilindrotto ottenuto. Le parti tagliate sarebbero perfette per macedonia in scatola ed il tutto potrebbe essere splendidamente automatizzato.

Io non mi approccerei ad un sistema di tal sorta neanche per errore (Se non altro per non togliere l’aurea di inutilità nella locuzione del raddrizzamento di banane), ma evidentemente faccio eccezione.

L’artista ha infatti dichiarato di aver avuto numerosissimissime richieste per il sistema sigaro-banana e lo ha prontamente sottoposto all’ufficio brevetti di Berlino.

Dopo uova quadrate, meloni baby e mi fermo per pudore, mi mancava la banana cilindrica. Non si potranno neanche più raddrizzare le banane in pace.

WU

PS. Beh, poteva sempre proporre di rincollare i pezzi tagliati con colla edibile…