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Il tizio che legge il telegiornale

Con l’evoluzione della tecnologia ci sono molti lavori che praticamente non esistono più. Non mi metterò a fare la lista, ma è abbastanza ovvio che progredendo con lo sviluppo tecnologico ci possiamo sollevare sempre più di mansioni routinarie, poco appaganti o che comunque afferiscono ad un mercato/società che non è più attuale.

Di per se questo potrebbe essere un bene… a parte l’evidente perdita di alcune professionalità (cosa che, temo, si verificherebbe comunque data la pulsione delle nostre e delle nuove generazioni a riprendere vecchie maestranze) e la perdita di posti di lavoro in uno specifico settore (che, sperabilmente, dovrebbero essere recuperati altrove, soprattutto considerando l’espansione del benessere e del mercato che consegue l’introduzione di nuove tecnologie nella filiera produttiva).

Ok, ok, sto parlando stile “libro stampato” o “formazione aziendale” rimanendo di proposito vago. Date pure libero sfogo alla vostra fantasia pensando a ciò che sapevamo fare (beh… magari non noi come singoli individui) e non sappiamo più fare oppure a tutti i lavori “uccisi” dalla tecnologia.

Immagino/credo/sfido che nella vostra lista non abbiate annoverato il “tizio che legge il telegiornale”.

Attenzione attenzione, consentitemi una precisazione. Tali figure, benché anche oggi con formazione (spesso, spero) giornalistica li identifico di proposito con un termine diverso da giornalista. Sono dell’idea che la diffusione di internet e dei social abbia già condannato la professione del giornalista, ma non immaginavo quella del “tizio che legge il telegiornale”. Che bisogno abbiamo di un giornalista/inviato che ci faccia da filtro alla notizia del giorno se basta un tweet oppure un video amatoriale a testimoniare l’episodio? Perché dovremmo aver la necessità di un layer intermedio fra l’evento e la popolazione per informare tutti? Un po’ come il ruolo delle banche nella gestione delle cryptovalute, IMHO il giornalista è una di quelle figure che potrebbe non aver grande futuro… almeno per come la intendiamo ancor oggi (magari, anzi certamente, servirebbe qualcuno che verifica le fonti oppure colleziona punti di vista diversi, ma lasciatemelo dire, oggi mi paiono più attività da “cronista d’assalto” “approfondimento” “tribune di qualche forma” piuttosto che da giornale).

Ad ogni modo, polemica e divagazioni a parte, il “tizio che legge il telegiornale” credevo volessimo tenercelo… ma evidentemente non la pensa così Xinhua… e la cosa ha anche molta più rilevanza delle opinioni del sottoscritto.

Move over, humans. Other humans need to hear the news, and they’ll be damned if they let that information be relayed by like-minded mortal beings. Chinese State media network Xinhua is ready to tackle that problem, with their very first English-speaking “AI news anchor”, a glorified computer program who looks forward to “bringing you the brand new news experiences.”

L’agenzia televisiva, infatti, preferirebbe dei “tizi che leggono il telegiornale” che non sbaglino mai, che lavorino 24 ore al giorno, che non diano segni di stanchezza e, perché no, più economici (oltre che magari non vogliono un sindacato, non si ammalino, non facciano trapelare informazioni personali, etc. etc.).

Xinhua.png

I colleghi virtuali sono disegnati seguendo le sembianze di colleghi reali (anche per minimizzare “i turbamenti” del pubblico, immagino) e sfruttando tutti i recenti sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’idea non è quella di creare un robot, ma un collega virtuale (rabbrividisco).

Anzi, la Xinhua è già oltre; i “tizi virtuali che leggono il telegiornale” sono di fatto diventati parte del corpo redazionale dato che stendono autonomamente (immagino/spero che poi vengano riviste da carne e cervello) notizie semplici, come ad esempio l’andamento dei mercati azionari.

Il progresso deve andare avanti (e vabbè), scenari distopici ne possiamo immaginare a iosa, ma mi chiedo: con tutte le cose che potevamo evitare di fare noi proprio da qui vogliamo partire? Le altre le abbiamo già fatte? Non mi risulta che esista un robottino ad AI che sia in gradi di raccogliere i pomodori magari riconoscendo quelli maturi da quelli non.

WU

PS. Se volete deliziarvi con la prima apparizione pubblica del “news anchor”…

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L’isola che non c’è

… e non parliamo di quella di plastica. Ma di una Isola con tutti i crismi, fatta di sabbia a rocce, forse con l’unico neo di non essere abbastanza resistenze alle intemperie della vita…

Giappone, a 500 metri dall’isola di Hokkaido, sorge(va) un isolotto come tanti: Esanbe Hanakita Kojima. Abbastanza insulso ed anonimo, ma un posto da cui i pescatori del luogo sanno (sapevano) dover star lontani. Le sue coste nascondevano aguzzi scogli che associati alle forti correnti del luogo rendevano la navigazione in quelle acque particolarmente pericolosa.

Questa è storia passata… fino a qualche giorno fa. Nel giro di una notte (beh, in realtà non è certo dato che l’isolotto, oltre ad essere disabitato, non era neanche oggetto pi particolare interesse), infatti, dell’isolotto Esanbe Hanakita Kojima non vi è più traccia. Anche se sembra è abbastanza improbabile sia il furto di qualche super-cattivo da cartoni animati. L’innalzamento del livello dei mari, le burrasche degli ultimi tempi, l’incessante moto delle acque e la conformazione delle rocce dell’isola (… effettivamente alta solo 1.40 metri sul livello del mare) hanno determinato la sua fine. Una lenta erosione ha poi portato l’isolotto ad inabissarsi nel giro di una notte. Affascinante ed un po’ inquietante.

Rising sea levels caused by climate change are putting many remote islands at risk, even if those in this particular region aren’t in immediate danger. […] Wind and waves are also a threat, and scientists are worried about the potential impact of increased storm activity and erosion on barrier islands – islands which help protect the mainland coast from the brunt of the weather.

Ok, ok, fin qui strano (tipo quest’altra isola), ma tutto sommato naturale. La cosa di per se irrilevante ha però una grande ripercussione politica.

While the tiny piece of land was too small to be of any use, it had an importance beyond its size: before it disappeared, it marked the western edge of a disputed island chain Japan calls the Northern Territories, while Russia says it’s the Kuril islands.

L’isola in questione faceva parte di un gruppo di isolotti nelle acque a nord del Giappone storicamente condivise con la Russia. Anzi, l’isola era quella più a nord del gruppo e demarcava in qualche modo la fine delle acque territoriali giapponesi (… non a caso il Giappone si era battuto per farla riconoscere come isola, appunto).

EsanbeHanakitaKojima.png

La scomparsa dell’isola, quindi riduce automaticamente le acque di pertinenza del Giappone (a beneficio delle acque internazionali) dato che uno dei punti di demarcazione, quello più a nord, è venuto meno. anche nell’eventualità di rintracciare “i resti” dell’isolotto, è abbastanza improbabile che i confini nautici del Giappone possano essere ripristinati.

“Le mie acque per un’isola!” oppure “li dove c’era l’isola ora c’è …il  nulla”

WU

AAA, AD cercasi

… non posso fare nomi o mettere link, ma cercando di rimuovere qualunque informazione sensibile oggi mi sto sganasciando su un annuncio di lavoro che rappresenta per me il culmine della fuffa a cui siamo arrivati e la denaturalizzazione della parola stessa “lavoro”.

Innanzi tutto la cosa che mi ha portato ad aprire l’annuncio è che è per un … amministratore delegato.

Ora, è vero che anche queste figure servono e se uno non le può proprio (?!) far crescere dall’interno fra l’organico aziendale tocca cercarle fuori, è vero che a volte un AD esterno è più obiettivo/capace/etc., è vero che non sempre è facile avere una formazione specifica per un ruolo del genere, … ma siamo a livello di inserzioni tipo “AAA cercasi”? E no, dai…

[…] con l’obiettivo di assicurare l’attuazione delle deliberazioni degli Organi di Governo in termini di tempi qualità e budget, avrà la responsabilità di gestire il Competence Center XXXXX e di implementare e sviluppare le attività e i progetti di Digital Transformation in ambito produttivo, pianificando e gestendo attività, risorse umane (project manager e personale specializzato), infrastrutture, programmi di formazione e di innovazione in ambito Industry 4.0.

Ah, beh. Ed io che pensavo che fosse un ruolo che oscillasse fra lo spostare i pacchi in magazzino o che potesse fare che gli pare senza dover dar retta a nessuno… E poi come non far riferimento all’industry 4.0, Digital Innovation, risorse umane e bla bla bla. Praticamente un insieme di buzz words a caso, l’idea di avere competenze e poterle utilizzare e migliorare sul campo è solo un lontano ricordo.

Aspettate, che ci da qualche info in più sul “Competence Center”…

Il Competence Center XXXXX,soggetto nuovo in via di costituzione a seguito di un bando del Ministero per lo Sviluppo Economico, mira a contribuire in modo decisivo, a livello locale e nazionale, all’accelerazione del processo di trasformazione di una porzione rilevante del nostro sistema produttivo, proponendosi come polo integrato di riferimento per ciò che riguarda la diffusione di competenze e buone pratiche in ambito Industria 4.0. Il Competence Center XXXXX metterà a disposizione delle aziende ed in particolare delle PMI,delle “linee pilota” innovative per diverse tecnologie manifatturiere e costituirà un punto di riferimento in tutti gli ambiti ad esse collegati (p.es. Additive Manufacturing, Smart grid, Industrial IoT, Intelligenza artificiale e digital twinning).

Praticamente prendiamo i sodi dal MISE per pagare qualcuno che dovrebbe diffondere competenze e buone pratiche dell’Industry 4.0?! Ah, già, ci sono anche le “linee pilota”… Allora si che è tutto più chiaro.

Mi sbaglierò (più che altro è una speranza), ma annunci del genere mi fanno venire la pelle d’oca. Se uno dei miei capi a caso dovesse (indipendentemente dal suo valore) esser scelto sulla base di un annuncio del genere preferirei decisamente navigare a vista. Ah, ed ovviamente io non ho neanche capito che genere di industria (?) dovrebbe amministrare… “tecnologie manifatturiere e costituirà un punto di riferimento in tutti gli ambiti ad esse collegati”: include per anche anche l’andare a zappare patate (magari equipaggiate con tanto di sensori per renderle IoT compatible…), ma almeno in quel caso spero di non avere un AD (e questo tanto meno).

WU

PS. Benché sia tentato di applicare solo per vedere come procederebbe un iter di selezione per una posizione del genere, la mia onestà intellettuale (non eccessivamente sviluppata) mi ferma la mano.

PS @11.10.18 Mi facevano notare che una possibile spiegazione a questo mostro è che il nome sia ben scritto (ed ovviamente ben celato) e che quindi la posizione sia ben chiaro a chi andrà assegnata, ma data la presenza (fra le varie parole a caso) di fondi pubblici ci sia (o possa essere) qualche vincolo di pubblicizzarla. In parole povere: potrebbe essere solo uno specchio per allodole quando i giochi sono già fatti.

Accorrete numerosi.

Principato di Sealand: AAA monarca cercasi

Paddy Roy Bates era un ex militare inglese, un ex conduttore radiofonico, un ex radioamatore che trovò la sua vera vocazione: essere monarca.

Mare del nord, una decina di km a largo delle coste inglesi. Nel 1966 Bates vi trovò un piccolissimo avamposto miliare abbandonato ove c’era una postazione della contraerea inglese e una guarnigione della Royal Navy ed ebbe la brillante (mi ricorda un po’ Apocalipse Now…) idea di autoproclamarsene monarca. Joan Collins, la moglie, ne divenne ovviamente principessa. Era la vigilia di Natale del 1966 quando il nuovo stato fu autoproclamato.

Inutile dire che la trovata di Bates non fu mai ufficialmente riconosciuta da nessun altro Paese e “lo stato” non obbedisce alle leggi inglesi; l’avamposto fu infatti spostato dallo stesso Bates fuori da quelle che fino al 1987 erano acque territoriali inglesi.

Ora, fra il dire ed il fare, mai come in questo caso, c’è il mare. Praticamente se dici che una specie di zattera alla deriva vuol essere uno stato, molti ti considerano un folle o poco più. Ma per essere effettivamente tale (e convincere qualcuno) devi avere dalla tua parte almeno il Dio Denaro. Non basta, ma aiuta decisamente. Beh, Bates questo lo aveva capito bene e riuscì in qualche modo a mantenere un bilancio attivo del proprio stato.

Come? Beh, innanzitutto coniò le proprie monete che, ovviamente, non erano riconosciute da nessuno se non che dagli abitanti (lui ed i suoi familiari) del principato di Sealand. Tuttavia, vendendo le rarissime monete, assieme a passaporti, francobolli e titoli nobiliari del principato, il tutto rigorosamente pagabile in euro, Bates riuscì a finanziare la sua impresa.

Il principato è sostanzialmente una piattaforma con due torri di cemento che sorreggono una ponte su cui in teoria potevano essere installate ulteriori strutture. Quando Bates decise di fondare il principato dovette prima di tutto… affondarlo. Praticamente, dopo averlo traghettato a largo delle coste inglesi, fuori dalle acque territoriali, alle coordinate 51° 53′ 40 N e 1° 28′ 57 E affondò la piattaforma di base così che le colonne finirono per poggiarsi su un banco di sabbia. Da allora il principato “mise radici”.

Sealand1.png

Ma la storia, se fin qui vi pare già abbastanza da fiction, ha un capitolo ancora più entusiasmante e controverso. Correva l’anno 1978, un anno indimenticabile per il principato di Sealand. Mentre il “principe Bates” si era allontanato dal suo regno, il suo primo ministro (… eh, già, perché il Principato aveva anche un primo ministro…) tentò un golpe. Sembra impossibile, ma il territorio a questo punto era molto ambito e l’idea del ministro era quello di trasformare “il regno” in un hotel di lusso.

Il golpe era un gole a tutti gli effetti, con tanto di manipolo armato e figlio del monarca in ostaggio. Per sventare il colpo intervenne, a spese di Bates, un gruppo di mercenari ed un elicottero d’assalto fino a liberare l’ostaggio e catturare il traditore. Ma, se possibile, ora viene la parte ancora migliore della storia. Il primo ministro era un cittadino tedesco e per liberarlo, la Germania inviò un diplomatico su Sealand per trattare con Bates. La chiave di lettura data alla visita da parte di Bates fu quella di una sorta di riconoscimento ufficiale del suo stato. Praticamente aveva raggiunto (dal suo punto di vista) il suo scopo e rilasciò quindi il “prigioniero di guerra”.

Alla morte del principe e la principessa, il Principato fu ereditato dal loro primogenito (come natura vuole) che però non aveva le stesse ambizioni ed aspirazioni del padre. Dal 2007, infatti, il principato è in vendita… beh, diciamo che è in vendita la piattaforma. La richiesta è di 70 milioni di dollaroni. Ancora invenduta… se volete cimentarvi nella monarchia…

WU

PS. Pirate bay si è dimostrata molto interessa all’acquisto anche e soprattutto perché il Principato ha promesso di mettere il suo territorio a disposizione per l’installazione di server di servizi di Torrent non proprio legalissimi…

Rilettura delle aspirazioni monarchiche in chiave 4.0.

Che caldo fa, ovviamente

Come ogni anno, immancabile. Come fosse Babbo Natale o il compleanno arriva il caldo estivo. E fin qui si potrebbe anche non obiettare nulla, se non fosse che con il caldo arrivano le solite, noiose, ovvie elucubrazioni umane (forse per proteggersi dalla canicola?).

Avevamo già notato qui come il caldo ci porta ad argute riflessioni: non uscire nelle ore calde, evitare cibi pesanti, bere parecchio, consumare frutta, e cose che non ci saremmo mai aspettati.

Ribadisco l’inutilità di tali studi/notizie/allarmismi/etc. , ma non posso non notare la loro assoluta persistenza. Rispuntano ad ogni estate e se ne tornano a dormire ai primi freschi autunnali. Ma sono sempre le stesse arguzie o ogni anno c’è la speranza di sentire qualcosa di meglio (… no, le acque funzionali che sto sentendo quest’anno per me rientrano nella categoria cazzate allo stato puro… anzi, liquido)?

Che so, mi aspetterei quanto meno qualche news di anno in anno. Il suggerimento per un centrifugato di semi? L’invito a passeggiate notturne? Qualche azienda che ha eletto la canotta come divisa estiva?

Ad ogni modo credo che non saremo così fortunati ed anche quest’anno di parlerà solo di caldo, umidità, temperatura percepita e via dicendo.

Ovviamente il concetto non è particolarmente nuovo e può essere espresso in parecchi modi differenti, compresi quelli fatti bene di XKCD qui.

XKCD030818.png

WU

PS. Ma solo a me guardare (per quel poco che lo faccio) le previsioni del tempo mi fa venire ancora più caldo?

Take a resume

Non riesco ancora a capire se questa notizia mi lascia un po’ triste o un po’ sorpreso, un po’ felice per il protagonista o un po’ deluso da questa società. Forse un misto di tutte, forse nessuna delle precedenti… forse coltivo ancora un po’ le mie sensazioni e mi attengo a raccontare questa “notizia“.

David Casarez era uno “startupparo”, un figlio di questa new economy in cui micro imprese (soprattutto nel ramo information technology e soprattutto se ti muovi nella Silicon Valley) nascono e muoiono ad una velocità impressionante ed altrettanto velocemente riescono a tirar su fior di milioni (la cui origine ed il cui fine mi lasciano un po’ di dubbi… mi ricorda una potenziale struttura Ponzi, no?!).

Ad ogni modo, il “poveretto” in questione si è ritrovato per strada a seguito del fallimento dells sua startup. Riconoscendogli una certa flessibilità, un pensiero trasversale decisamente sviluppato ed un approccio “nuovo” (beh, più che altro vecchio, ma in una ottica “New Economy” direi decisamente … diverso), David non si è perso d’animo.

Armato di cartello (in una rivisitazione 4.0 degli uomini-sandwitch) che recita più o meno “Vagabondo avido di successo. Prendete pure un mio curriculum” si è piazzato ad uno degli incroci più trafficati di Mountain View (beh… non proprio alla periferia del mondo) in cerca di attenzioni.

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E le attenzioni non sono tardate. Un passante (sicuramente più di uno ardirei) si è fermato a prendere un curriculm e scattare una foto “all’imprenditore”. La foto è rimbalzata su Twitter e da li … la problematica è tornata sotto la gestione-internet (a cui questo post evidentemente partecipa). David è stato infatti sommerso di offerte di lavoro… e non esattamente da aziendine sconosciute.

David stanotte dormirà di nuovo su una panchina, ma è innegabile l’ingegno e l’individuazione di una strategia decisamente perfetta per l’occasione. Da farne tesoro per capire in che mondo viviamo ed in che direzione stiamo (vogliamo?) andando.

WU

Secondi al vento

… poi dite che sono io…

ho capito che c’è gente che non ha molto da fare… vogliamo dire che non vuole fare molto? che ha bisogno di ritagliarsi momenti di svago? che spazia con la mente fra cose diverse e disparate? Benissimo, tutto vero, mettetela come più vi piace.

Affianchiamo a questa “umana pulsione” la potenza di uno strumento come Internet ad abbiamo migliaia di posti dove spendere tempo (neanche fosse una moneta…) cazzeggiando.

Non sono personalmente un grande fautore di questo approccio (probabilmente per la scarsa soglia dell’attenzione che mi contraddistingue o perché non sono buono a trovare qualche sito che mi faccia passare ore al cazzeggio… a questo punto preferisco i vedeogames!), ma non posso negarne l’esistenza ed il fascino.

Credo, però, che vi sia un limite. Ovvero va bene cazzeggiare nei modi più disparati; dai quiz alla musica, dai social ai gattini, ma almeno è qualcosa! Ora mi dovete spiegare come diamine si fa a cazzeggiare su un sito come questo.

TheMostSeconds.png

Il concetto (geniale, evidentemente, dal punto di vista dello sviluppatore del sito… se non altro per vendere spazi pubblicitari) è semplicemente stare sul sito. Esatto, niente di più… o io non l’ho capito.

Il sito conta quanti secondi lo lasciate aperto (lo fissate?) e poi fa una bella graduatoria, un tempo cumulativo e cazzate del genere.

Menzione d’onore all’utente “chizz” (nella Top10 in alto a destra) che ha “speso” ben 260.476.503 secondi sul sito (wow! bravissimo! ma come ha fatto! che allenamento!); la medaglia di “black hole” è più che meritata… ed anche i “time water” a seguire hanno conseguito egregi risultati.

Beh, che dire, il concetto di “pointless” credo sia celebrato, il fatto che la gente passi così il proprio tempo mi fa un po’ paura. Sono le cose che mi lasciano un po’ di amaro in bocca ed un piacevole pensiero che aleggia: allora c’è posto proprio per tutti.

L’invito non è (me ne guardo benissimo!) al non cazzeggiare, ma a riconoscere un valore al proprio tempo.

WU

PS. Almeno esiste una tab del sito in cui si possono convertire le unità di tempo ed il tempo da numeri a lettere… ora si che il sito ha un suo significato; non è cge rovinerà quell’area di pointless?