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Offerta di lavoro… executive

Il lavoro è un problema dei nostri tempi. Eppure offerte di lavoro ce ne sono (attenzione, attenzione), solo che non si trovano i candidati disposti a duro sacrificio in cambio di onesti salari (attenzione, attenzione). La verità (ammesso che ci sia) è che spesso si offrono mansioni impegnative, difficili, che richiedono qualifiche specialistiche in cambio di salari da minimo sindacale e/o in posti in cui il costo della vita per chi non è autoctono difficilmente giustifica l’impresa.

Ad ogni modo non voglio certo mettermi a fare il critico del mondo del lavoro (me ne guardo bene ne tanto meno mi illudo di poter affrontare un tema così complesso in qualche riga di un post), ma voglio concentrarmi un attimo su questa offerta di lavoro.

Caratteristiche richieste: eccellente carattere morale e grande forza mentale. Non so voi, ma non leggendo altro potrei anche dire che ce le ho (… soprattutto perché il significato che do io al termine eccellente e grande di certo non è uguale al vostro). La mansione specifica richiesta alle figure oggetto della ricerca è (notiamo la terminologia tipica da annuncio di lavoro)… niente po’ po’ di meno che … boia.

Esatto. Avete presente quelli incappucciati che operavano la ghigliottina (si, ce ne sono di certo equivalenti più moderni che fanno iniezioni o attivano sedie elettriche, ma non rimpiazzeranno mai nel mio immaginario la figura del tipo lercio e muscoloso che giustiziava il malcapitato a suon di corde e lame)? Proprio loro.

A cercarli è il governo dello Sri Lanka mediante (addirittura!) un annuncio ufficiale sul Daily News, il giornale nazionale… di certo una scelta abbastanza “particolare”. Il governo sta valutando la possibilità di reistituire la pena di morte per i trafficanti di droga ed essendosi l’ultimo boia di stato dimessosi nel 2014 (a quanto pare senza mai aver eseguito neanche un’esecuzione) il governo si sta attrezzando.

A parte i requisiti morali di cui sopra non è chiaro se si cerchi esperienza con la forca, ascia, o altro mezzo di esecuzione :). Ad ogni modo per chiunque fosse interessato i colloqui (ovviamente! con ogni “bel lavoro che si rispetti”, si coglie il sarcasmo, vero?) il prossimo mese e lo stipendio promesso è circa 200 euro al mese.

Certamente il costo della vita nello Sri Lanka (a patto di volersi trasferire laggiù) non è alto, ma evidentemente anche la morte ha un suo prezzo ed in questo caso di certo non è alto. Di positivo, va detto, c’è che potreste non dover lavorare mai.

Vi candidate? Di certo non si può dire che non sia un ruolo “executive”…

WU

PS. Potrebbe essere un’idea quella di esternalizzare a paesi (e boia) tipo lo Sri Lanka anche le esecuzioni “del civile mondo occidentale”… in un’epoca di spending review sono certo sarebbe un’idea molto apprezzata.

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Trovata base aliena!

Ecco dove si nascondeva! Quasi in bella vista! Meno male che all’attento occhio di Google Earth nulla sfugge, neanche fosse Mordor!

Fermo restando che ognuno fa quello che vuole, almeno finché non da fastidio agli altri, ci sono cose che capisco, altre che vorrei capire, alcune di cui non mi interessa un granché e cose che apprezzo solo per dedizione ed inventiva.

I complottisti, come una sorta di tribù (assolutamente non in via di estinzione), sono tra noi. Dobbiamo credere in qualcosa, che sia un alieno o la religione. Alcuni credono negli UFO ed un sottoinsieme di loro crede che gli alieni vivano nascosti fra noi (ovviamente con l’ausilio di organizzazione governative, e come senno?).

Internet (e youtube in particolare) hanno poi fornito lo strumento necessario alla proliferazione degli adepti della tribù e c’è gente che si è addirittura specializzata nel pubblicare video di UFO. Questo discorso ci porterebbe lontano, ma (tagliando un bel po’ di parentesi che mi verrebbero in mente) ho notato questa sensazione scoperta.

A due passi dall’area 51 (è già il posto…) abbiamo trovato (!!!) un hangar super-segreto utilizzato dagli extraterrestri. Complice Google Earth, ed evidentemente un sacco di tempo libero (sia da parte dello “scopritore” che da parte degli “interessati” alla questione dato che il video della scoperta ha totalizzato più di 600.000 visualizzazioni…) e tanta immaginazione, qualcuno ha notato nel deserto del Nevada delle curiose insenature. Ed ovviamente come non pensare agli alieni!?

HangarAlieni.png

Il fatto che dell’hangar non vi siano molte indicazioni, che sia per lo più interrato e che, soprattutto, richiami da vicino le illustrazioni che abbiamo in mente di come dovrebbe essere una base aliena hanno subito fatto gridare alla sensazionale scoperta. Ovviamente una mega-struttura del genere non potrebbe esistere senza il beneplacito del governo e quindi è inevitabile arrivare alla conclusione che gli alieni esistono, sono fra noi e che i poteri forti vogliono tenere all’oscuro le masse!

Un’altra ipotesi, molto meno misteriosa, più terrena, meno sensazionalistica sarebbe quella che è stata “scoperta”… una miniera. Una delle tante del deserto del Nevada. Purtroppo detto così la cosa non fa notizia, gli ufologi non sarebbero alle ribalte della cronaca e di certo il video non avrebbe tutte quelle visualizzazioni (i.e. pubblicità). Ah, dimenticavo, ovviamente tali notizie vanno diffuse ben prima di andare a verificare di persona. La sorpresa potrebbe essere troppa… in un caso e nell’altro.

WU (un rettiliano qualunque)

Il trend di Natale

Che a me già la parola “trend” mi fa venire i nervi. Sarò vecchio, sarò out, sarò quello che vi pare, ma non è perché qualcuno si mette a fare un qualcosa che per forza deve creare una moda, o dire (credere) di farlo. Per essere un precursore non serve dire di esserlo (magari con qualche fotina fascinosa), ma dimostrare che si è fatto per primo (?) qualcosa che piace, degno di nota, che può essere utile, etc.

Che poi ci aggiungi che nel mondo iper-tutto in cui viviamo, creare una moda, o lanciare un trend, significa più che altro inventarsi una qualche follia. Ci sono quelle più simpatiche, quelle più pericolose, quelle più idiote, ma per quanto mi riguarda rimangono comunque iniziative di qualcuno che le condivide e non dei “trend”…

Credo che il tutto rientri solo in parte nella necessità che abbiamo di far vedere tutto a tutti (per la gioia di un qualche social), ma più che altro per il bisogno di vederci accettati da quanta più gente possibile per quello che facciamo. Il diverso non è tollerato, l’iniziativa del singolo è destinata a morte certa se non “condivisa”; di certo questo secolo non ci lascerà alcuna Giovanna D’Arco.

Ad ogni modo (dopo un po’ di sana polemica del martedì), torniamo al trend di Natale del momento (grrr). L’albero di natale è desueto, serve cambiare. Ho visto circolare in rete (si, mi piace bighellonare nella melma per farmi un’idea e prendere una posizione più che farlo dall’alto, o dal basso, di un eremo isolato) l’ideona di addobbare un ananas come fosse un’abete. Mi pare assurda, ma tutto sommato simpatica, quasi da affiancare al classico alberello. Anzi, me ne posso anche immaginare la motivazione: di certo costa meno fatica e non durerà fino a primavera come un pino in soggiorno.

PinpappleChristmas.png

Accanto al “pinapple tree” ho anche scorto il “trend dei trend” (ok, ok, ci sto marciando sopra, ma era un must del Natale 2017 – ovviamente sono sempre sul pezzo, eh?- ed è un anno che ne volevo sproloquiare!): addobbarsi le sopracciglia come fossero alberelli di natale. E dai…

Christmastreeeyebrows.png

L’apoteosi dell’esibizionismo, farsi vedere, apparire pervasi in ogni dove dallo spirito natalizio. Mi fa un po’ (tanta ad essere sincero) tristezza. Direi che la vera gioia in un addobbo del genere (non è a questo che dovrebbero servire gli addobbi natalizi?) la trovano solo coloro che possono pubblicare un tutorial su youtube per raccattare un po’ di like. Ah, già, mi sa che una cosa del genere si può fare anche su Instragam e simili. Allora si che siamo tutti più felici e gli addobbi hanno raggiunto il loro scopo riempendoci il cuore… di un qualche sentimento che di certo non traspare dalle foto-esibizioni (e forse non interessa neanche più di tanto).

WU

Il tizio che legge il telegiornale

Con l’evoluzione della tecnologia ci sono molti lavori che praticamente non esistono più. Non mi metterò a fare la lista, ma è abbastanza ovvio che progredendo con lo sviluppo tecnologico ci possiamo sollevare sempre più di mansioni routinarie, poco appaganti o che comunque afferiscono ad un mercato/società che non è più attuale.

Di per se questo potrebbe essere un bene… a parte l’evidente perdita di alcune professionalità (cosa che, temo, si verificherebbe comunque data la pulsione delle nostre e delle nuove generazioni a riprendere vecchie maestranze) e la perdita di posti di lavoro in uno specifico settore (che, sperabilmente, dovrebbero essere recuperati altrove, soprattutto considerando l’espansione del benessere e del mercato che consegue l’introduzione di nuove tecnologie nella filiera produttiva).

Ok, ok, sto parlando stile “libro stampato” o “formazione aziendale” rimanendo di proposito vago. Date pure libero sfogo alla vostra fantasia pensando a ciò che sapevamo fare (beh… magari non noi come singoli individui) e non sappiamo più fare oppure a tutti i lavori “uccisi” dalla tecnologia.

Immagino/credo/sfido che nella vostra lista non abbiate annoverato il “tizio che legge il telegiornale”.

Attenzione attenzione, consentitemi una precisazione. Tali figure, benché anche oggi con formazione (spesso, spero) giornalistica li identifico di proposito con un termine diverso da giornalista. Sono dell’idea che la diffusione di internet e dei social abbia già condannato la professione del giornalista, ma non immaginavo quella del “tizio che legge il telegiornale”. Che bisogno abbiamo di un giornalista/inviato che ci faccia da filtro alla notizia del giorno se basta un tweet oppure un video amatoriale a testimoniare l’episodio? Perché dovremmo aver la necessità di un layer intermedio fra l’evento e la popolazione per informare tutti? Un po’ come il ruolo delle banche nella gestione delle cryptovalute, IMHO il giornalista è una di quelle figure che potrebbe non aver grande futuro… almeno per come la intendiamo ancor oggi (magari, anzi certamente, servirebbe qualcuno che verifica le fonti oppure colleziona punti di vista diversi, ma lasciatemelo dire, oggi mi paiono più attività da “cronista d’assalto” “approfondimento” “tribune di qualche forma” piuttosto che da giornale).

Ad ogni modo, polemica e divagazioni a parte, il “tizio che legge il telegiornale” credevo volessimo tenercelo… ma evidentemente non la pensa così Xinhua… e la cosa ha anche molta più rilevanza delle opinioni del sottoscritto.

Move over, humans. Other humans need to hear the news, and they’ll be damned if they let that information be relayed by like-minded mortal beings. Chinese State media network Xinhua is ready to tackle that problem, with their very first English-speaking “AI news anchor”, a glorified computer program who looks forward to “bringing you the brand new news experiences.”

L’agenzia televisiva, infatti, preferirebbe dei “tizi che leggono il telegiornale” che non sbaglino mai, che lavorino 24 ore al giorno, che non diano segni di stanchezza e, perché no, più economici (oltre che magari non vogliono un sindacato, non si ammalino, non facciano trapelare informazioni personali, etc. etc.).

Xinhua.png

I colleghi virtuali sono disegnati seguendo le sembianze di colleghi reali (anche per minimizzare “i turbamenti” del pubblico, immagino) e sfruttando tutti i recenti sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’idea non è quella di creare un robot, ma un collega virtuale (rabbrividisco).

Anzi, la Xinhua è già oltre; i “tizi virtuali che leggono il telegiornale” sono di fatto diventati parte del corpo redazionale dato che stendono autonomamente (immagino/spero che poi vengano riviste da carne e cervello) notizie semplici, come ad esempio l’andamento dei mercati azionari.

Il progresso deve andare avanti (e vabbè), scenari distopici ne possiamo immaginare a iosa, ma mi chiedo: con tutte le cose che potevamo evitare di fare noi proprio da qui vogliamo partire? Le altre le abbiamo già fatte? Non mi risulta che esista un robottino ad AI che sia in gradi di raccogliere i pomodori magari riconoscendo quelli maturi da quelli non.

WU

PS. Se volete deliziarvi con la prima apparizione pubblica del “news anchor”…

L’isola che non c’è

… e non parliamo di quella di plastica. Ma di una Isola con tutti i crismi, fatta di sabbia a rocce, forse con l’unico neo di non essere abbastanza resistenze alle intemperie della vita…

Giappone, a 500 metri dall’isola di Hokkaido, sorge(va) un isolotto come tanti: Esanbe Hanakita Kojima. Abbastanza insulso ed anonimo, ma un posto da cui i pescatori del luogo sanno (sapevano) dover star lontani. Le sue coste nascondevano aguzzi scogli che associati alle forti correnti del luogo rendevano la navigazione in quelle acque particolarmente pericolosa.

Questa è storia passata… fino a qualche giorno fa. Nel giro di una notte (beh, in realtà non è certo dato che l’isolotto, oltre ad essere disabitato, non era neanche oggetto pi particolare interesse), infatti, dell’isolotto Esanbe Hanakita Kojima non vi è più traccia. Anche se sembra è abbastanza improbabile sia il furto di qualche super-cattivo da cartoni animati. L’innalzamento del livello dei mari, le burrasche degli ultimi tempi, l’incessante moto delle acque e la conformazione delle rocce dell’isola (… effettivamente alta solo 1.40 metri sul livello del mare) hanno determinato la sua fine. Una lenta erosione ha poi portato l’isolotto ad inabissarsi nel giro di una notte. Affascinante ed un po’ inquietante.

Rising sea levels caused by climate change are putting many remote islands at risk, even if those in this particular region aren’t in immediate danger. […] Wind and waves are also a threat, and scientists are worried about the potential impact of increased storm activity and erosion on barrier islands – islands which help protect the mainland coast from the brunt of the weather.

Ok, ok, fin qui strano (tipo quest’altra isola), ma tutto sommato naturale. La cosa di per se irrilevante ha però una grande ripercussione politica.

While the tiny piece of land was too small to be of any use, it had an importance beyond its size: before it disappeared, it marked the western edge of a disputed island chain Japan calls the Northern Territories, while Russia says it’s the Kuril islands.

L’isola in questione faceva parte di un gruppo di isolotti nelle acque a nord del Giappone storicamente condivise con la Russia. Anzi, l’isola era quella più a nord del gruppo e demarcava in qualche modo la fine delle acque territoriali giapponesi (… non a caso il Giappone si era battuto per farla riconoscere come isola, appunto).

EsanbeHanakitaKojima.png

La scomparsa dell’isola, quindi riduce automaticamente le acque di pertinenza del Giappone (a beneficio delle acque internazionali) dato che uno dei punti di demarcazione, quello più a nord, è venuto meno. anche nell’eventualità di rintracciare “i resti” dell’isolotto, è abbastanza improbabile che i confini nautici del Giappone possano essere ripristinati.

“Le mie acque per un’isola!” oppure “li dove c’era l’isola ora c’è …il  nulla”

WU

AAA, AD cercasi

… non posso fare nomi o mettere link, ma cercando di rimuovere qualunque informazione sensibile oggi mi sto sganasciando su un annuncio di lavoro che rappresenta per me il culmine della fuffa a cui siamo arrivati e la denaturalizzazione della parola stessa “lavoro”.

Innanzi tutto la cosa che mi ha portato ad aprire l’annuncio è che è per un … amministratore delegato.

Ora, è vero che anche queste figure servono e se uno non le può proprio (?!) far crescere dall’interno fra l’organico aziendale tocca cercarle fuori, è vero che a volte un AD esterno è più obiettivo/capace/etc., è vero che non sempre è facile avere una formazione specifica per un ruolo del genere, … ma siamo a livello di inserzioni tipo “AAA cercasi”? E no, dai…

[…] con l’obiettivo di assicurare l’attuazione delle deliberazioni degli Organi di Governo in termini di tempi qualità e budget, avrà la responsabilità di gestire il Competence Center XXXXX e di implementare e sviluppare le attività e i progetti di Digital Transformation in ambito produttivo, pianificando e gestendo attività, risorse umane (project manager e personale specializzato), infrastrutture, programmi di formazione e di innovazione in ambito Industry 4.0.

Ah, beh. Ed io che pensavo che fosse un ruolo che oscillasse fra lo spostare i pacchi in magazzino o che potesse fare che gli pare senza dover dar retta a nessuno… E poi come non far riferimento all’industry 4.0, Digital Innovation, risorse umane e bla bla bla. Praticamente un insieme di buzz words a caso, l’idea di avere competenze e poterle utilizzare e migliorare sul campo è solo un lontano ricordo.

Aspettate, che ci da qualche info in più sul “Competence Center”…

Il Competence Center XXXXX,soggetto nuovo in via di costituzione a seguito di un bando del Ministero per lo Sviluppo Economico, mira a contribuire in modo decisivo, a livello locale e nazionale, all’accelerazione del processo di trasformazione di una porzione rilevante del nostro sistema produttivo, proponendosi come polo integrato di riferimento per ciò che riguarda la diffusione di competenze e buone pratiche in ambito Industria 4.0. Il Competence Center XXXXX metterà a disposizione delle aziende ed in particolare delle PMI,delle “linee pilota” innovative per diverse tecnologie manifatturiere e costituirà un punto di riferimento in tutti gli ambiti ad esse collegati (p.es. Additive Manufacturing, Smart grid, Industrial IoT, Intelligenza artificiale e digital twinning).

Praticamente prendiamo i sodi dal MISE per pagare qualcuno che dovrebbe diffondere competenze e buone pratiche dell’Industry 4.0?! Ah, già, ci sono anche le “linee pilota”… Allora si che è tutto più chiaro.

Mi sbaglierò (più che altro è una speranza), ma annunci del genere mi fanno venire la pelle d’oca. Se uno dei miei capi a caso dovesse (indipendentemente dal suo valore) esser scelto sulla base di un annuncio del genere preferirei decisamente navigare a vista. Ah, ed ovviamente io non ho neanche capito che genere di industria (?) dovrebbe amministrare… “tecnologie manifatturiere e costituirà un punto di riferimento in tutti gli ambiti ad esse collegati”: include per anche anche l’andare a zappare patate (magari equipaggiate con tanto di sensori per renderle IoT compatible…), ma almeno in quel caso spero di non avere un AD (e questo tanto meno).

WU

PS. Benché sia tentato di applicare solo per vedere come procederebbe un iter di selezione per una posizione del genere, la mia onestà intellettuale (non eccessivamente sviluppata) mi ferma la mano.

PS @11.10.18 Mi facevano notare che una possibile spiegazione a questo mostro è che il nome sia ben scritto (ed ovviamente ben celato) e che quindi la posizione sia ben chiaro a chi andrà assegnata, ma data la presenza (fra le varie parole a caso) di fondi pubblici ci sia (o possa essere) qualche vincolo di pubblicizzarla. In parole povere: potrebbe essere solo uno specchio per allodole quando i giochi sono già fatti.

Accorrete numerosi.

Principato di Sealand: AAA monarca cercasi

Paddy Roy Bates era un ex militare inglese, un ex conduttore radiofonico, un ex radioamatore che trovò la sua vera vocazione: essere monarca.

Mare del nord, una decina di km a largo delle coste inglesi. Nel 1966 Bates vi trovò un piccolissimo avamposto miliare abbandonato ove c’era una postazione della contraerea inglese e una guarnigione della Royal Navy ed ebbe la brillante (mi ricorda un po’ Apocalipse Now…) idea di autoproclamarsene monarca. Joan Collins, la moglie, ne divenne ovviamente principessa. Era la vigilia di Natale del 1966 quando il nuovo stato fu autoproclamato.

Inutile dire che la trovata di Bates non fu mai ufficialmente riconosciuta da nessun altro Paese e “lo stato” non obbedisce alle leggi inglesi; l’avamposto fu infatti spostato dallo stesso Bates fuori da quelle che fino al 1987 erano acque territoriali inglesi.

Ora, fra il dire ed il fare, mai come in questo caso, c’è il mare. Praticamente se dici che una specie di zattera alla deriva vuol essere uno stato, molti ti considerano un folle o poco più. Ma per essere effettivamente tale (e convincere qualcuno) devi avere dalla tua parte almeno il Dio Denaro. Non basta, ma aiuta decisamente. Beh, Bates questo lo aveva capito bene e riuscì in qualche modo a mantenere un bilancio attivo del proprio stato.

Come? Beh, innanzitutto coniò le proprie monete che, ovviamente, non erano riconosciute da nessuno se non che dagli abitanti (lui ed i suoi familiari) del principato di Sealand. Tuttavia, vendendo le rarissime monete, assieme a passaporti, francobolli e titoli nobiliari del principato, il tutto rigorosamente pagabile in euro, Bates riuscì a finanziare la sua impresa.

Il principato è sostanzialmente una piattaforma con due torri di cemento che sorreggono una ponte su cui in teoria potevano essere installate ulteriori strutture. Quando Bates decise di fondare il principato dovette prima di tutto… affondarlo. Praticamente, dopo averlo traghettato a largo delle coste inglesi, fuori dalle acque territoriali, alle coordinate 51° 53′ 40 N e 1° 28′ 57 E affondò la piattaforma di base così che le colonne finirono per poggiarsi su un banco di sabbia. Da allora il principato “mise radici”.

Sealand1.png

Ma la storia, se fin qui vi pare già abbastanza da fiction, ha un capitolo ancora più entusiasmante e controverso. Correva l’anno 1978, un anno indimenticabile per il principato di Sealand. Mentre il “principe Bates” si era allontanato dal suo regno, il suo primo ministro (… eh, già, perché il Principato aveva anche un primo ministro…) tentò un golpe. Sembra impossibile, ma il territorio a questo punto era molto ambito e l’idea del ministro era quello di trasformare “il regno” in un hotel di lusso.

Il golpe era un gole a tutti gli effetti, con tanto di manipolo armato e figlio del monarca in ostaggio. Per sventare il colpo intervenne, a spese di Bates, un gruppo di mercenari ed un elicottero d’assalto fino a liberare l’ostaggio e catturare il traditore. Ma, se possibile, ora viene la parte ancora migliore della storia. Il primo ministro era un cittadino tedesco e per liberarlo, la Germania inviò un diplomatico su Sealand per trattare con Bates. La chiave di lettura data alla visita da parte di Bates fu quella di una sorta di riconoscimento ufficiale del suo stato. Praticamente aveva raggiunto (dal suo punto di vista) il suo scopo e rilasciò quindi il “prigioniero di guerra”.

Alla morte del principe e la principessa, il Principato fu ereditato dal loro primogenito (come natura vuole) che però non aveva le stesse ambizioni ed aspirazioni del padre. Dal 2007, infatti, il principato è in vendita… beh, diciamo che è in vendita la piattaforma. La richiesta è di 70 milioni di dollaroni. Ancora invenduta… se volete cimentarvi nella monarchia…

WU

PS. Pirate bay si è dimostrata molto interessa all’acquisto anche e soprattutto perché il Principato ha promesso di mettere il suo territorio a disposizione per l’installazione di server di servizi di Torrent non proprio legalissimi…

Rilettura delle aspirazioni monarchiche in chiave 4.0.