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75000$

Mi raccomando di non eccedere questa cifra. Non siate ingordi; è il limite della felicità. Attenzione, attenzione!

Cioè, se guadagnate anche solo un dollaro in più l’anno per voi non cambia nulla, anzi, è peggio! Ora sto semplificando, ma il limite esiste davvero e non l’ho di certo identificato io, bensì il signor Angus Deaton.

Chi è? Beh, premio Nobel per l’economia 2015, un minimo ci dovrà capire 😀 . Piccola precisazione: il Nobel per l’economia NON esiste, ma è compensato dal “il Premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel“…

75000Allora sotto questa soglia voi, uomini medi (è molto probabile che il nostro economista guadagni di più poiché il solo premio gli renderà circa 950000$, quindi per essere felice non dovrebbe guadagnare nulla per più di 12 anni), avrete problemi a far quadrare i conti. Eppure sono certo che molti (di noi) riescono con molto meno…

Al di sopra di tale numero magico, invece, la vostra felicità decresce progressivamente (di certo non la mia che sono un cinico fautore de “i soldi non fanno la felicitá ma aiutano “) . Una specie di assuefazione o piuttosto assenza di ulteriori desideri. Ed anche qui sono certo che, almeno all’inizio, molti di noi ne avrebbero di modi per non essere tristi…

In ogni caso la ricerca del luminare non è una storiella. Lo scozzese trapiantato all’università di Princeton ha quotidianamente sondato quasi mille americani per due anni circa le loro aspettative sulla felicità. L’indagine ha portato alla mitica soglia di 75000$ ed al «paradosso di Deaton»: oltre una certa soglia di reddito l’ attitudine al consumo non cambia.

Deaton ha comunque un curriculum di tutto rispetto per studi di finanza comportamentale concentrandosi specialmente sulla distribuzione della spesa da parte dei consumatori, qual è il modo migliore per valutare e  quindi analizzare benessere e povertà e qual’è la percentuale fra spesa e risparmio di ciò che si guadagna.

Lo studioso è anche molto attento al tema della ineguaglianza economica nelle società ricche e, lungi dall’essere catastrofista (pare che la cosa sia ben evidente nel suo libro, che non ho ancora letto, La Grande Fuga) è convinto che il progresso tecnologico aiuterà a risolvere il problema.

Beh, di sicuro fissare un limite economico netto è una sfida che si presta a critiche, ma almeno allo scienziato è stato riconosciuto il suo impegno ed il pragmatico approccio alla disparità sociale che si crea nelle nostre “società evolute”.

WU

PS. Il riconoscimento gli è stato comunque assegnato per i suoi studi su un “modello di domanda quasi ideale”, i collegamenti fra consumi e reddito a livello micro e macro economico, e lo studio degli standard di vita e di povertà nei paesi in via di sviluppo.

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