Amara Norvegia

Ve la ricordate la lobby dello zucchero?

In Norvegia si sono messi in testa (in realtà è frutto di un po’ di statistiche, picchi di consumo, ed aumento dei casi clinici) che il consumo di dolciumi e bevande zuccherate era eccessivo.

Già nel 1922 nel paese scandinavo il governo si inventò la “tassa sullo zucchero“. All’epoca con l’evidente intento di aumentare le entrate statali. Dopo il picco di consumo degli anni novanta, tuttavia, la tassa non è stata affatto abolita, ma rivista ed incrementata. Lo scopo, in questo caso, non era tanto quello di aumentare il gettito statale, ma di migliorare lo stile di vita dei cittadini. Certamente possiamo assumere che il governo norvegese sia particolarmente altruista, ma ammettiamo che è soprattutto lungimirante: meno zuccheri, meno malattie, meno costi in una prospettiva (parola che nel nostro paese sento usare sempre più di rado) di lungo termine.

Il risultato è che dal duemila in poi in Norvegia il consumo medio di zucchero pro-capite si è ridotto di circa un chilo all’anno, precisamente da 43kg per persona per anno a 24. La previsione è che nel 2021 sarà raggiunto il consumo medio pro-capite raccomandato.

Lo strumento della tassa per disincentivare il consumo è quello più vecchio e più efficiente del mondo (quando si mette la mano nelle tasche dei cittadini la soglia dell’attenzione aumenta magicamente). Ed in Norvegia non vanno tanto per il sottile: nel 2018 il prelievo fiscale su dolciumi e cioccolato è arrivato a circa 13.55 €/kg (aumentando del 83!) e a circa 1.5 €/kg su zucchero e bevande dolcificate (aumentando di “solo” il 42%).

Ah, assolutamente non trascurabile il fatto che il paese non ha solo tassato zuccheri e dolciumi, ma l’incremento della “sugar tax” è parte di un insieme di norme volte a ridurre il consumo di zuccheri (azioni sinergiche, credo si dica, altro termine non tanto in voga dalle nostre parti). Fra queste spiccano le regolamentazioni statali per produttori e fornitori di alimenti dolcificati che ne regolamentano la pubblicità e vietano la vendita a minori di anni 13.

Mi sembra chiaro che dato un fine i mezzi si trovano. E senza neanche troppa fantasia… Sarei solo curioso di sapere quanti piedi si sono pestati “ad alti livelli” per raggiungere questo risultato.

WU

PS. Continuiamo questo “ciclo dello zucchero” con questa domanda (quanto mai attuale): ed in Italia? Beh, stiamo vivendo il periodo “della manovra” che assieme alla tassa sulla plastica sta proponendo di introdurre anche quella sullo zucchero. Tale tassa, in Italia, colpirebbe soprattutto la Coca Cola che dalle nostre parti arruola (includendo l’indotto) circa 30000 persone.

Ovviamente colossi del genere si sono subito mobilitati per mettere le mani avanti: incremento della tassazione, associato ad un aumento dei costi in generale e contrazione del mercato (chissà perché due temi che vengono sempre fuori quando bisogna giustificare qualcosa…) potrebbe avere ricadute occupazionali. Ovviamente. Ah, anche un aumento dei prezzi, altrettanto ovviamente.

Le merendine, quelle paralizzanti

Non so se avete avuto modo di seguire questa “cosa” (allora: non posso chiamarla notizia per ovvi motivi e non posso iniziare il posto definendola bufala o fakenews sia per non bruciarmi l’effetto sorpresa sia per non darvi l’impressione di partire prevenuto… anche se in questo caso, confesso, lo sono parecchio).

Se la risposta è si, mi spiace per voi (ed in parte per me che ne sono venuto comunque a conoscenza e mi ha colpito l’espansione anche se non sono propriamente un fruitore dei canali social…). Se la risposta è no, suggerisco di non leggere il post.

Ad ogni modo si parla di un video che ha fatto parecchio clamore dato che “smaschera” addirittura delle merendine in grado di paralizzarci! Sono merendine Luppo, di origine turca, imbottite di pilloline bianche paralizzanti! Attenti! Non mangiatele! La cosa è ovviamente vera dato che è documentata in questo video (ah, beh… allora…).

Praticamente all’interno delle merendine Luppo in questione si devono delle pastiglie bianche che dovrebbero paralizzarci. Io che sono un utente normale della rete e non un cacciatore di bufale vedo così tante assurdità in questa storia ed in questo video che non mi sfiora neanche l’idea di crederci.

Allora, ammettiamo che le merendine siano state effettivamente prodotte con l’intento di paralizzarci. Con tutte le possibili soluzioni (polvere? sciroppo?) proprio delle macroscopiche (e facilmente individuabili) pillole bianche dovevano mettere? Non è che si può trattare del ripieno stesso delle merendine (cocco, mi pare)? Ipotesi molto meno affascinante, ma onestamente più realistica.

Non mi è chiaro su quali basi si affermi che le pasticche (ammesso che siano tali) dovrebbero paralizzarci e soprattutto che prove si portano a supporto. Scusate, sarò vecchio, la storia del metodo scientifico è roba del passato… Ah, ma poi è una paralisi temporanea? Perenne? Totale? Boh, mi pare proprio una cosa detta a caso; potevano anche dire che le pasticche ci trasformavano in zombi, per me era ugualmente (in)credibile.

Poi il video in se mi pare fatto per non essere creduto: non è datato, non si vedono volti, si prende una merendina e se ne scarta un’altra, non è chiaro se le merendine stesse sono scadute, etc… Insomma, una “prova” che puzza di fasullo a chilometri di distanza.

Siamo partiti dall’ipotesi che le merendine siano state effettivamente prodotte con l’intento di paralizzarci (o qualcosa del genere), ok, ma… perché? La Luffo (in realtà la Solen, azienda turca che ne detiene il marchio) ha deciso di paralizzare gente a caso in giro per il mondo? Certo! Oppure è uno specifico lotto quello paralizzante? Ah, strano che non vi siano segnalazioni ufficiali a riguardo (abbiamo un Ministero della Salute che segnala proprio anomalie alimentari)… forse sono stati tutti paralizzati e non possono segnalarlo.

L’unica cosa che mi viene in mente è proprio la nazionalità delle merendine. In questo periodo in cui la Turchia di Erdogan si muove su precari equilibri internazionali e non disdegna azioni armate (ovviamente ben supportate dagli “stati amici”) contro Siria e Kurdistan, una “notizia” del genere è un modo per screditare un po’ il paese (la voce del video è araba!).

Questa interpretazione mi pare abbia avuto diverse declinazioni, ma di fondo è quella di considerare il fake-video una sorta di tassello per una diffamazione generalizzata ai danni del paese (che, concordo, non sta propriamente mantenendo un comportamento etico in questo periodo, ma non credo che video del genere siano in alcun modo utili, anzi…).

E si, mangerei certamente una merendina Luppo (se la trovassi in commercio, non mi pare di averle mai viste in Italia). E si, in questo periodo boicotterei la Turchia (se di questo si tratta!) ma su piani molto più concreti (economici) se solo avessi il potere di farlo che gli stati centrali hanno. E no, non condividerei un video a caso, soprattutto di questa specie, sui canali social.

WU

The Ocean Dam

Correva l’anno 1956, si pensava in grande. In tutto il mondo. E l’Unione Sovietica pensava veramente in grande (non che ora non lo faccia, sia chiaro), tanto lo spazio sembrava lontano…

Il piano super segreto del URSS di quell’anno era qualcosa che oggi stiamo vedendo. E non per mano loro (questa volta mi sento di placare subito gli spiriti complottisti).

Sciogliamo i ghiacciai. Riscaldiamo i mari.

Il progetto originario era appunto quello di… accelerare il riscaldamento globale per sciogliere il ghiaccio dell’artico fino a liberare gran parte dell’acqua contenuta nelle calotte polari. Come? Beh, semplicissimo, costruendo una diga nell’oceano, ovvio no?!

Il mega-progetto, infatti, prevedeva la costruzione di una iper-diga sullo stretto di Bering. 88 km di diga (alla faccia! come dire una diga che va da Bologna a Parma!). I flussi di ghiaccio e tutte le correnti fredde dell’artico sarebbero state intrappolate a nord della diga consentendo alle correnti calde di portare l’acqua calda più a nord.

OceanDam.png

Praticamente un muro fra Siberia ed Alaska avrebbe permesso ai russi di avere le loro coste ben più miti (mi immagino il pullulare di stabilimenti balneari sulle coste della Siberia…). Come se non bastasse una mega centrale nucleare da due milioni di kilowatt sarebbe stata installata per pompare acqua calda oltre la diga creando una sorta di corrente del golfo artificiale riscaldando un po’ tutto l’artico. Praticamente si trattava del primo progetto di cambiamento climatico globale che doveva modificare definitivamente il clima di nord America, nord Asia e nord-est Europa… rendendo il tutto un immenso prato verde.

Il mare del Giappone si sarebbe dovuto riscaldare attorno ai 35 gradi fino alle coste della Korea. La diga sarebbe stata profonda massimo 30 piedi ed ovviamente progettata per resistere sia all’acqua che agli iceberg.

Il piano era pazzesco (e, secondo me e con un po’ di senno di poi, fatto più che altro per propaganda che perché vi si credesse davvero), ok. Ma c’è di peggio. Gli Americani lo giudicarono fattibile. Il governo degli Stati Uniti, infatti, considerò seriamente la proposta investendo risorse e tempo nel capire i rischi ed i costi. Alla fine si convinsero (loro e prima di loro i Russi) che il costo del progetto sarebbe stato smisurato ed il tutto fu accantonato (…e meno male, una volta tanto, che esiste il Dio Denaro!).

Ringrazio, in questo caso, la storica mancanza di collaborazione fra Russi ed Americani.

WU

Un punto sulla Guinea Equatoriale

Mi sono imbattuto (si, sto avendo nottate molto difficili) in questo report che, oltre a trasmettermi un’immensa tristezza, fa una specie di graduatoria degli stati con le peggiori condizioni di vita. E già qui avrei potuto fermarmi, ma, vai a sapere perché, mi sono fermato sulla Guinea Equatoriale… che, ammetto, avevo si e no una vaga idea di dove fosse e nulla più.

Partendo da questi deliri ho scoperto (beh, non che sia proprio un cronista d’assalto, ma Gooooogle e Wiki fanno miracoli…) che il primo presidente della Guinea Equatoriale fu eletto nel 1968. Francisco Macías Nguema doveva essere un tipo abbastanza paranoico (e dato come poi è finito forse ne aveva ben donde), oltre che soffrire di un ego sproporzionato (mi ricorda Lord Farquard di Shrek).

Nguema si auto-dichiarò presidente a vita (dopo essere stato eletto Capo di Stato con la benedizione del governo spagnolo, il che già la dice lunga) e ciò gli diede, nella sua ottica, il diritto di detenere (pare proprio fisicamente… sotto il suo letto…) la quasi totalità delle ricchezze del paese. A quel punto non aveva motivo per non sterminare o esiliare gli oppositori… non esattamente una minoranza, dato che furono circa un terzo degli abitanti del paese ad essere in qualche modo perseguitati.

Nguema non doveva essere neanche particolarmente colto (in fondo a cosa gli serviva dato che era presidente a vita? ah, aveva fallito tre volte l’esame per il servizio civile…) dato che il suo disprezzo si acuì proprio verso le classi colte della Guinea Equatoriale (beh, onestamente, non credo stiamo parlando di istruzioni particolarmente avanzate…) che furono spesso e volentieri costrette a lavori forzati, lontane da qualunque forma di “cultura”.

Il “presidente a vita” aveva praticamente messo su una specie di campo di concentramento di dimensioni nazionali e di un livello di sviluppo quasi preindustriale. La parola genocidio si applica benissimo al suo “governo”. La sua fine era solo questione di tempo; fu infatti il nipote Teodoro Obiang che nel 1979 lo rovesciò con un colpo di stato e subito dopo lo giustiziò.

Per la popolazione le cose andarono di male in peggio. Il nipote aveva evidentemente ereditato buona parte dell’approccio alla vita dello zio; in particolare una vanagloria spropositata, un modesto livello di educazione ed una brama di ricchezze che non poteva esser certo fermata da preoccupazioni marginali, come il benessere dei suoi connazionali. Cleptocratici, credo si dica.

Obiang, fu anche più fortunato dello zio dato che alle “valigie ripiene d’oro” che aveva “ereditato” aggiunse la scoperta del petrolio in Guinea Equatoriale. E così, dal 1995 circa (quando la Guinea Equatoriale ha iniziato ad essere uno fra i paesi con i più alti tassi di crescita di tutto il continente africano), Obiang era praticamente l’unico beneficiario di una fonte di guadagno quasi illimitata.

La popolazione della Guinea Equatoriale aveva intanto raggiunto quasi i 700000 abitanti che versavano in condizioni di vita che peggioravano a vista d’occhio. L’aumento delle ricchezze del nuovo imperatore unico e supremo procedeva di pari passo con il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. Repressione politica, torture e chi più ne ha più ne metta abbondavano, anzi (ahimè) abbondano.

Obiang è infatti tutt’oggi in carica, anzi è il leader africano in carica da più tempo, primo al mondo tra i “capi di Stato” (consentitemi le virgolette…) dei paesi non-monarchici. Benché sia ufficialmente riconosciuto (altro indizio che reputo fondamentale) da praticamente tutti gli stati (anzi, ha incontrato diversi dei leader “occidentali”…), la Guinea Equatoriale è lo stato è considerato uno dei più repressivi, etnocentrici e brutali al mondo. Il “Capo di Stato” sta tentando di dare l’impressione di grande apertura ed “occidentalizzazione” (ammesso che sia un bene) con politiche economiche e turistiche: Malabo, la capitale si sta trasformando, almeno in apparenza, in una meta turistica e congressuale.

Perché tutta questa storia (che voi sapevate di certo, io no)? Ovviamente non lo so; Non è la prima (e non mi illudo sarà l’ultima) che vediamo (ed, almeno nel mio caso, non viviamo) regimi repressivi perdurare e proliferare. Di certo gli occhi, quelli ufficiali, del mondo non sono puntati su paesi come questo e gli enormi interessi economici mondiali (beh, il petrolio lo venderà pure a qualcuno, no? E le armi da dove le prende? E bla bla bla…) che stanno dietro queste persone gli consentono di fare “dio sceso in terra” nei loro miseri paesi accumulando ricchezze che poi possono spendere solo (SOLO) per soddisfare i più sfrenati lussi personali protetti dalle economie occidentali. Non sono persone, e chi le protegge vuole che sia così, che sarebbero in grado di investire per migliorare le condizioni di vita dei loro “sudditi”, anzi che assolutamente temono di farlo per non crescere potenziali antagonisti.

La popolazione di queste nazioni non potrà mai avere speranza di risollevarsi ed abbandonare le ultime posizioni del report di cui sopra, finché farà comodo a noi “paesi sviluppati” mantenere questi psicopatici alla guida di questi stati che sono poi le nostre “riserve naturali” (mi viene quasi da dire che fanno bene quelli che poi si rivoltano contro i loro “padroni”). Aggiungo anche che in questi casi avere un “uomo del popolo” con un livello di cultura (si, qui veramente questa parola ha un senso!) e con prospettive che vadano oltre “voglio l’oro sotto il letto” sarebbe un asso nella manica in cui, purtroppo, credo poco.

WU

Fuma(va) come un turco

… e non uso l’imperfetto perché non c’è più (lungi da me fare la morale ai fumatori; un vizio bisogna pure averlo), ma perché i turchi potrebbero dover smettere di fumare, o meglio potrebbero essere costretti a non essere più l’icona del fumatore.

Erdogan ha formato in questi giorni una legge “tolleranza zero” per i fumatori in Turchia dando quindi il via ad una serie di decreti esecutivi che hanno come scopo ultimo proprio quello di limitare la diffusione dei fumatori e del tabacco … compresi i narghilè che ora dovranno esporre la scritta “nuoce gravemente alla salute” (come se non fosse chiaro o chi fuma leggendo la scritta cambiasse idea).

La legge vieta anche l’utilizzo di sigarette nazionali sui set dei film e nelle pubblicità, mentre introduce una sorta di censura videografica (tipo pixellamento o cose del genere) per sigarette e simili nelle pellicole/pubblicità di importazione. Anche la commercializzazione sarà rivista; le sigarette (già in vendita solo da chi in possesso di regolare licenza, almeno in teoria, per esperienza personale quale anno fa si trovavano ancora i “bagarini” sulla strada) dovranno non essere in bella mostra immediatamente visibili al consumatore-fumatore ed inoltre i negozi dovranno essere ben lontani da ospedali, scuole, università e simili.

Si, successe la stessa cosa (anzi, forse peggio) anche in Italia (e ne sono grato, da non fumatore). Ci sconcertammo per un po’, mugugnammo, blandamente protestammo, ma alla fine ci siamo adattati (rassegnati, per qualcuno) ad avere restrizioni per fumatori nella maggior parte dei luoghi pubblici.

Solo che non si diceva mica “fumare come un italiano” e per questo la cosa non mi colpì più di tanto. Nel caso della Turchia, invece, la cosa che mi colpisce più che altro perché mi suona un po’ come il pensionamento di un detto.

E di un detto che ha solide (e non fumose… lasciatemelo dire) radici storiche. All’inizio del XVII secolo regnava in Turchia il Pascià Murad IV. Si narra che tale pascià fosse particolarmente severo nei confronti del consumo di tabacco vietandone l’uso e prevedendo severissime pene (la pena di morte NON era esclusa) per i trasgressori. Una sorte di proibizionismo ante litteram.

Ma il Pascià, inevitabilmente, morì, e con esso il periodo di proibizionismo. La normale reazione fu un incremento esponenziale nei confronti del consumo di tabacco da parte dei turchi che, di nuovo liberi di consumare tabacco a piacimento, ci diedero dentro… fino ad avere la classica reazione dell’eccessivo consumo da cui il detto che stiamo per pensionare.

Corsi e ricorsi storici.

WU

Il centro della popolazione

Vediamo di rispondere alla seguente domanda (che ovviamente vi siete certamente posti almeno una volta nella vita, no?!): qual’è il punto della superficie della terra in cui siamo mediamente più vicini a qualunque altro essere umano?

Non intendo il concertone del secolo oppure la passeggiata per Time Square, ma il posto in cui possiamo dire che fra noi e chiunque altro c’è la minima distanza media… una sorta di centro del mondo (abitato).

Intanto vediamo come definire il centro ed il concetto di “distanza media” da usare.
Possiamo parlare di centro medio, centro mediano o mediana geometrica in base alla definizione di media che usiamo ed al concetto di centro. La terra è una sfera irregolare e possiede “più centri” in base a se li consideriamo sulla sua proiezione planare o sul geoide tridimensionale.

Il centro medio è quel centro definito come quello risultante dalla più piccola possibile somma dei quadrati delle distanze (calcolate come?) fra gli individui. Il centro medio così calcolato, se applicato ad un modello di terra sferica risulta… dentro la terra. Ovviamente possiamo poi riproiettarlo sulla superficie oppure calcolarlo direttamente su una mappai piana del nostro pianeta.

Il centro medio così definito non minimizza la distanza media fra la popolazione. Tale caratteristica si ottiene calcolando il punto risultante dalla minima somma delle distanze di una popolazione. Si definisce in questo modo la mediana geometrica che minimizza si la distanza media di una popolazione… ma che non ha un’espressione in forma chiusa (i.e. lo dobbiamo calcolare con successive iterazioni numeriche).

Possiamo, infine, definire il centro mediano che è quello risultante dall’intersezione di due linee perpendicolari (… nel caso che ci interessa sono ovviamente latitudine e longitudine) che dividono la popolazione in due porzioni identiche. Una sorta di divisione salomonica dell’umanità per mezzo di due tagli; il punto di intersezione è i centro mediano.

Qualunque sia l’approccio scelto, il centro della popolazione è di certo molto influenzato da ampie aree remote, mentre è poco sensibile alla presenza di pochi individui in regioni estreme. Non dipende da migrazioni e movimenti di masse e non ha alcun legame con specifiche regioni geografiche del nostro pianeta (i.e. potrebbe facilmente essere in mare aperto…)

Ora, a parte tutte queste elucubrazioni matematiche; per calcolare il centro della popolazione è fondamentale capire che campione di umanità stiamo usando e la granularità che ci interessa. Il centro della popolazione calcolato considerando tutte le città di una data nazione sarà diverso da quello che otteniamo considerando tutti gli stati o le province. Praticamente un elemento fondamentale di questo centro è cosa intendiamo per popolazione. Due individui/popolazioni distanti quanti km sono trattati come un singolo? 10? 100? 1000 km?

Considerando un sistema di riferimento geodesiaco per il calcolo delle distanze ed una granularità di 1000 km, risulta (attenzione, attenzione) che il centro della popolazione è da qualche parte nel nord del sud dell’Asia con una distanza media di circa 5,200 km da tutti gli altri umani.

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Tanto per intenderci circa la sensibilità di tale punto ad i dati considerati in ingresso, se consideriamo il centro della popolazione utilizzando solo le città come granularità, otteniamo che il punto si sposta… nel Kazakhstan.

Se tutto ciò non vi pare abbastanza complicato, teniamo anche presente che il punto si sposta con il tempo, come conseguenza delle variazioni demografiche. Ed è forse questo il dato più interessante; il centro della popolazione, indipendentemente dalle convenzioni che usiamo per calcolarlo, ci dice dove negli anni una data popolazione si sta evolvendo. Quali regioni tendono a popolarsi, quali a spopolarsi e di conseguenza dove prevenire (o cerca di farlo) lo sfruttamento sfrenato delle risorse naturali.

WU

Principato di Sealand: AAA monarca cercasi

Paddy Roy Bates era un ex militare inglese, un ex conduttore radiofonico, un ex radioamatore che trovò la sua vera vocazione: essere monarca.

Mare del nord, una decina di km a largo delle coste inglesi. Nel 1966 Bates vi trovò un piccolissimo avamposto miliare abbandonato ove c’era una postazione della contraerea inglese e una guarnigione della Royal Navy ed ebbe la brillante (mi ricorda un po’ Apocalipse Now…) idea di autoproclamarsene monarca. Joan Collins, la moglie, ne divenne ovviamente principessa. Era la vigilia di Natale del 1966 quando il nuovo stato fu autoproclamato.

Inutile dire che la trovata di Bates non fu mai ufficialmente riconosciuta da nessun altro Paese e “lo stato” non obbedisce alle leggi inglesi; l’avamposto fu infatti spostato dallo stesso Bates fuori da quelle che fino al 1987 erano acque territoriali inglesi.

Ora, fra il dire ed il fare, mai come in questo caso, c’è il mare. Praticamente se dici che una specie di zattera alla deriva vuol essere uno stato, molti ti considerano un folle o poco più. Ma per essere effettivamente tale (e convincere qualcuno) devi avere dalla tua parte almeno il Dio Denaro. Non basta, ma aiuta decisamente. Beh, Bates questo lo aveva capito bene e riuscì in qualche modo a mantenere un bilancio attivo del proprio stato.

Come? Beh, innanzitutto coniò le proprie monete che, ovviamente, non erano riconosciute da nessuno se non che dagli abitanti (lui ed i suoi familiari) del principato di Sealand. Tuttavia, vendendo le rarissime monete, assieme a passaporti, francobolli e titoli nobiliari del principato, il tutto rigorosamente pagabile in euro, Bates riuscì a finanziare la sua impresa.

Il principato è sostanzialmente una piattaforma con due torri di cemento che sorreggono una ponte su cui in teoria potevano essere installate ulteriori strutture. Quando Bates decise di fondare il principato dovette prima di tutto… affondarlo. Praticamente, dopo averlo traghettato a largo delle coste inglesi, fuori dalle acque territoriali, alle coordinate 51° 53′ 40 N e 1° 28′ 57 E affondò la piattaforma di base così che le colonne finirono per poggiarsi su un banco di sabbia. Da allora il principato “mise radici”.

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Ma la storia, se fin qui vi pare già abbastanza da fiction, ha un capitolo ancora più entusiasmante e controverso. Correva l’anno 1978, un anno indimenticabile per il principato di Sealand. Mentre il “principe Bates” si era allontanato dal suo regno, il suo primo ministro (… eh, già, perché il Principato aveva anche un primo ministro…) tentò un golpe. Sembra impossibile, ma il territorio a questo punto era molto ambito e l’idea del ministro era quello di trasformare “il regno” in un hotel di lusso.

Il golpe era un gole a tutti gli effetti, con tanto di manipolo armato e figlio del monarca in ostaggio. Per sventare il colpo intervenne, a spese di Bates, un gruppo di mercenari ed un elicottero d’assalto fino a liberare l’ostaggio e catturare il traditore. Ma, se possibile, ora viene la parte ancora migliore della storia. Il primo ministro era un cittadino tedesco e per liberarlo, la Germania inviò un diplomatico su Sealand per trattare con Bates. La chiave di lettura data alla visita da parte di Bates fu quella di una sorta di riconoscimento ufficiale del suo stato. Praticamente aveva raggiunto (dal suo punto di vista) il suo scopo e rilasciò quindi il “prigioniero di guerra”.

Alla morte del principe e la principessa, il Principato fu ereditato dal loro primogenito (come natura vuole) che però non aveva le stesse ambizioni ed aspirazioni del padre. Dal 2007, infatti, il principato è in vendita… beh, diciamo che è in vendita la piattaforma. La richiesta è di 70 milioni di dollaroni. Ancora invenduta… se volete cimentarvi nella monarchia…

WU

PS. Pirate bay si è dimostrata molto interessa all’acquisto anche e soprattutto perché il Principato ha promesso di mettere il suo territorio a disposizione per l’installazione di server di servizi di Torrent non proprio legalissimi…

Rilettura delle aspirazioni monarchiche in chiave 4.0.

Asgardia: la nascita della nazione?

Mi ci ero già imbattuto qui. Ma la cosa mi continua ad affascinare molto più di qualunque nazione “con i piedi a terra” (dicitura la cui interpretazione può dipendere molto dalla nazione in questione). Ad ogni modo l’idea della prima nazione spaziale è andata avanti (il che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, la potenza dei soldi; non dimentichiamo che l’idea parte dalla mente dello scienziato e miliardario russo Igor Ashurbeyli…).

In data astrale 12.11.17 è stato lanciato il primo satellite della nazione spaziale. E questo, già di per se, è un indubbio successo. Praticamente un cubotto di meno di 3 kg che rappresenta il 100% del territorio asgardiano e la stessa percentuale dei suoi sogni.

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Fuori da qualunque vincolo (e questo è potenzialmente un bene ed un male) con le nazioni terrestri, Asgardia è la terra di tutti (open, libera, pacifica, etc. etc.), ma per il momento, di nessuno.

Il satellite è partito dalla base Nasa, Wallops Flight Facility come compagno della (estremamente più grande e… quella che pagava sostanzialmente il lancio) Cygnus destinata a rifornire la ISS; Asgardia-1 sarà rilasciato prima dell’attracco alla ISS.

Il satellitino contiene praticamente solo dati, circa mezzo tera dato che i primi 100000 abitanti della fanta-spazio-nazione avevano la possibilità di caricare fino a 500 kB ciascuno di foto, testi, immagini, e cose del genere (ai successsivi 400000 lo spazio era ridotto a 200 kB).

Praticamente una bandiera virtuale per mettere un segnaposto, piccolo ma pur sempre spaziale, al nostro sogno di liberà.

 

WU

Dingo Fence

Ci sono muri e barriere. Vanno tanto di moda. Ci sono recinsioni. Di solito associate a corti confini rurali. Di solito recisioni per tener dentro qualcosa/qualcuno e fuori qualcos’altro/qualcun’altro.

Più di 5000 km di recinsione, comunque, sembrano un po’ un anacronistico cimelio di una lotta per possedimenti. Beh, non è solo nella ma fantasia. E’ una delle strutture più lunghe al mondo e di certo la recinsioni più lunga del mondo (a meno che il vostro pollaio non possa dimostrare diversamente).

Non mi verrebbe mai in mente di mettere pali, rete, filo spinato e (recentemente, a tratti) elettrificarli per più di 5000 km… nel nulla. E già, perché la follia dell’opera è completata solo dalla terra arida sconfinata che la circonda. Ma io, d’altra parte, non ho nessun gregge di pecore da dover difendere.

Non è un latifondo ne un mega stagno per anatre mutanti; bensì l’attuazione di un’idea semplice quanto geniale: in Australia ci sono i dingo, i dingo mangiano le pecore e gli altri animali di allevamento, una bella recinsione tiene prede e predatori separati.
Poi se la recinsione deve attraversare mezzo continente… poco importa. Tanto sono pali da piantare nella terra arida in un paese in cui la forza lavoro abbonda (va).

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Edificata fra il 1980 ed il 1985 la Dingo Fence era in origine lunga 8000 km; si è “ridotta” agli odierni 5614 km che sono gestiti da 23 addetti che la controllano quotidianamente. Ovviamente buchi e sfondamenti sono all’ordine del giorno, ma tutto sommato la palizzata svolge egregiamente il suo lavoro… basta vedere la distribuzione dei dingo nei vari territori dell’isola (e quella degli armenti è facile immaginare come sia circa l’inverso).

In fin dei conti nell’eterna sfida uomo-natura, la barriera è il male minore, dato che le altre soluzione attuate sono state avvelenamento e tiro al bersaglio… e pensare che in fondo i dingo fanno semplicemente quello per cui sono stati progettati.

Ma in fin dei conti la natura trova il suo equilibrio ed oggi i dingo si cibano di altro (… ed in fondo in 3500 anni che vivono sull’isola il loro numero non è sostanzialmente diminuito), le pecore sono sbranate, anche se in numero minore, da cani selvatici, e l’assenza di dingo nei “territori del sud” ha causato un aumento anche di conigli, volpi, e canguri. Direi un classico esempio di inaspettate (ed in questo caso, fortunatamente, non troppo deleterie) ricadute secondarie di ingerenze umane nelle scelte naturali. Fortuna, appunto.

WU

Welcome in Asgardia

Ci sono nazioni che alzano muri e vogliono tutti fuori/dentro e nazioni che aprono le proprie porte.

Asgardia is the prototype of a free and unrestricted society which holds knowledge, intelligence and science at its core along with the recognition of the ultimate value of each human life

Ok, ok, ma dove si trova? Anche io, anche io…

Beh, il progetto Asgardia (non so se c’è Odino nel mezzo, ma non lo eslucederei) si propone “for the first time in history a new nation state has been created – not on Earth but in the heavens above“.

Avete capito bene, la nazione in questione è la candidata ad essere la prima Nazione Spaziale del nostro sistema solare. La “nazione” non ha un terreno, e forse non ne ha bisogno. La “nazione” non ha confini, e forse non ne ha bisogno. La “nazione” non è (ancora) imbrigliata in alcuna burocrazia o trattato internazionale, ma forse ne ha bisogno.

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L’idea (proposta da un variopinto team di scienziati, ricercatori, avvocati e fancazzisti, capitanato da Igor Ashurbeyli) si propone di raccogliere almeno 100000 firme così da poter chiedere (vogliamo fare un po’ di paragoni con i nativi nord-americani o con i palestinesi?) poi ufficialmente lo status di nazione alle Nazioni Unite.

Anche se… “As long as nobody’s going into space, you can have as many signatures as you want, but you are not a state“.

Il tutto ha anche una componente scientifica (“pace, accesso e protezione”) e prevede il lancio di un primo satellite di protezione per l’umanità (quella terreste intendo) contro tutte le minacce artificiali e naturali derivanti dallo spazio (detriti, eruzioni solari, asteroidi, etc.).

Asgardia’s mission will be a peaceful one. The group hopes to establish an off-Earth residence that provides equal access to space, regardless of religion or country of origin, opening up space to developing countries. The goal is to advance humanity’s place in space without getting bogged down in geopolitical squabbles.

Per il momento, l’idea (bella) è, appunto un’idea (e come tale corredata di pochi e fumosi dettagli). Non è chiaro come sia possibile lanciare qualcosa nello spazio senza avere un territorio da cui farlo. Non sono previsti (almeno a breve) dettagli su possibili insediamenti asgardiani nello spazio. Non è, inoltre chiaro come la nazione rientri nel Outer Space Treaty delle Nazioni Unite che assegna a ciascuna nazione la responsabilità di qualsiasi attività spaziale intrapresa dal proprio territorio.

Di certo aspetti politi-economico-giuridici non banali; ma in fondo bisogna guardare, e sognare, al futuro; democratizzare lo spazio potrebbe essere l’effige di una società veramente civile.

WU

PS. Cittadino asgardiano numero 53408