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Il centro della popolazione

Vediamo di rispondere alla seguente domanda (che ovviamente vi siete certamente posti almeno una volta nella vita, no?!): qual’è il punto della superficie della terra in cui siamo mediamente più vicini a qualunque altro essere umano?

Non intendo il concertone del secolo oppure la passeggiata per Time Square, ma il posto in cui possiamo dire che fra noi e chiunque altro c’è la minima distanza media… una sorta di centro del mondo (abitato).

Intanto vediamo come definire il centro ed il concetto di “distanza media” da usare.
Possiamo parlare di centro medio, centro mediano o mediana geometrica in base alla definizione di media che usiamo ed al concetto di centro. La terra è una sfera irregolare e possiede “più centri” in base a se li consideriamo sulla sua proiezione planare o sul geoide tridimensionale.

Il centro medio è quel centro definito come quello risultante dalla più piccola possibile somma dei quadrati delle distanze (calcolate come?) fra gli individui. Il centro medio così calcolato, se applicato ad un modello di terra sferica risulta… dentro la terra. Ovviamente possiamo poi riproiettarlo sulla superficie oppure calcolarlo direttamente su una mappai piana del nostro pianeta.

Il centro medio così definito non minimizza la distanza media fra la popolazione. Tale caratteristica si ottiene calcolando il punto risultante dalla minima somma delle distanze di una popolazione. Si definisce in questo modo la mediana geometrica che minimizza si la distanza media di una popolazione… ma che non ha un’espressione in forma chiusa (i.e. lo dobbiamo calcolare con successive iterazioni numeriche).

Possiamo, infine, definire il centro mediano che è quello risultante dall’intersezione di due linee perpendicolari (… nel caso che ci interessa sono ovviamente latitudine e longitudine) che dividono la popolazione in due porzioni identiche. Una sorta di divisione salomonica dell’umanità per mezzo di due tagli; il punto di intersezione è i centro mediano.

Qualunque sia l’approccio scelto, il centro della popolazione è di certo molto influenzato da ampie aree remote, mentre è poco sensibile alla presenza di pochi individui in regioni estreme. Non dipende da migrazioni e movimenti di masse e non ha alcun legame con specifiche regioni geografiche del nostro pianeta (i.e. potrebbe facilmente essere in mare aperto…)

Ora, a parte tutte queste elucubrazioni matematiche; per calcolare il centro della popolazione è fondamentale capire che campione di umanità stiamo usando e la granularità che ci interessa. Il centro della popolazione calcolato considerando tutte le città di una data nazione sarà diverso da quello che otteniamo considerando tutti gli stati o le province. Praticamente un elemento fondamentale di questo centro è cosa intendiamo per popolazione. Due individui/popolazioni distanti quanti km sono trattati come un singolo? 10? 100? 1000 km?

Considerando un sistema di riferimento geodesiaco per il calcolo delle distanze ed una granularità di 1000 km, risulta (attenzione, attenzione) che il centro della popolazione è da qualche parte nel nord del sud dell’Asia con una distanza media di circa 5,200 km da tutti gli altri umani.

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Tanto per intenderci circa la sensibilità di tale punto ad i dati considerati in ingresso, se consideriamo il centro della popolazione utilizzando solo le città come granularità, otteniamo che il punto si sposta… nel Kazakhstan.

Se tutto ciò non vi pare abbastanza complicato, teniamo anche presente che il punto si sposta con il tempo, come conseguenza delle variazioni demografiche. Ed è forse questo il dato più interessante; il centro della popolazione, indipendentemente dalle convenzioni che usiamo per calcolarlo, ci dice dove negli anni una data popolazione si sta evolvendo. Quali regioni tendono a popolarsi, quali a spopolarsi e di conseguenza dove prevenire (o cerca di farlo) lo sfruttamento sfrenato delle risorse naturali.

WU

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Principato di Sealand: AAA monarca cercasi

Paddy Roy Bates era un ex militare inglese, un ex conduttore radiofonico, un ex radioamatore che trovò la sua vera vocazione: essere monarca.

Mare del nord, una decina di km a largo delle coste inglesi. Nel 1966 Bates vi trovò un piccolissimo avamposto miliare abbandonato ove c’era una postazione della contraerea inglese e una guarnigione della Royal Navy ed ebbe la brillante (mi ricorda un po’ Apocalipse Now…) idea di autoproclamarsene monarca. Joan Collins, la moglie, ne divenne ovviamente principessa. Era la vigilia di Natale del 1966 quando il nuovo stato fu autoproclamato.

Inutile dire che la trovata di Bates non fu mai ufficialmente riconosciuta da nessun altro Paese e “lo stato” non obbedisce alle leggi inglesi; l’avamposto fu infatti spostato dallo stesso Bates fuori da quelle che fino al 1987 erano acque territoriali inglesi.

Ora, fra il dire ed il fare, mai come in questo caso, c’è il mare. Praticamente se dici che una specie di zattera alla deriva vuol essere uno stato, molti ti considerano un folle o poco più. Ma per essere effettivamente tale (e convincere qualcuno) devi avere dalla tua parte almeno il Dio Denaro. Non basta, ma aiuta decisamente. Beh, Bates questo lo aveva capito bene e riuscì in qualche modo a mantenere un bilancio attivo del proprio stato.

Come? Beh, innanzitutto coniò le proprie monete che, ovviamente, non erano riconosciute da nessuno se non che dagli abitanti (lui ed i suoi familiari) del principato di Sealand. Tuttavia, vendendo le rarissime monete, assieme a passaporti, francobolli e titoli nobiliari del principato, il tutto rigorosamente pagabile in euro, Bates riuscì a finanziare la sua impresa.

Il principato è sostanzialmente una piattaforma con due torri di cemento che sorreggono una ponte su cui in teoria potevano essere installate ulteriori strutture. Quando Bates decise di fondare il principato dovette prima di tutto… affondarlo. Praticamente, dopo averlo traghettato a largo delle coste inglesi, fuori dalle acque territoriali, alle coordinate 51° 53′ 40 N e 1° 28′ 57 E affondò la piattaforma di base così che le colonne finirono per poggiarsi su un banco di sabbia. Da allora il principato “mise radici”.

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Ma la storia, se fin qui vi pare già abbastanza da fiction, ha un capitolo ancora più entusiasmante e controverso. Correva l’anno 1978, un anno indimenticabile per il principato di Sealand. Mentre il “principe Bates” si era allontanato dal suo regno, il suo primo ministro (… eh, già, perché il Principato aveva anche un primo ministro…) tentò un golpe. Sembra impossibile, ma il territorio a questo punto era molto ambito e l’idea del ministro era quello di trasformare “il regno” in un hotel di lusso.

Il golpe era un gole a tutti gli effetti, con tanto di manipolo armato e figlio del monarca in ostaggio. Per sventare il colpo intervenne, a spese di Bates, un gruppo di mercenari ed un elicottero d’assalto fino a liberare l’ostaggio e catturare il traditore. Ma, se possibile, ora viene la parte ancora migliore della storia. Il primo ministro era un cittadino tedesco e per liberarlo, la Germania inviò un diplomatico su Sealand per trattare con Bates. La chiave di lettura data alla visita da parte di Bates fu quella di una sorta di riconoscimento ufficiale del suo stato. Praticamente aveva raggiunto (dal suo punto di vista) il suo scopo e rilasciò quindi il “prigioniero di guerra”.

Alla morte del principe e la principessa, il Principato fu ereditato dal loro primogenito (come natura vuole) che però non aveva le stesse ambizioni ed aspirazioni del padre. Dal 2007, infatti, il principato è in vendita… beh, diciamo che è in vendita la piattaforma. La richiesta è di 70 milioni di dollaroni. Ancora invenduta… se volete cimentarvi nella monarchia…

WU

PS. Pirate bay si è dimostrata molto interessa all’acquisto anche e soprattutto perché il Principato ha promesso di mettere il suo territorio a disposizione per l’installazione di server di servizi di Torrent non proprio legalissimi…

Rilettura delle aspirazioni monarchiche in chiave 4.0.

Asgardia: la nascita della nazione?

Mi ci ero già imbattuto qui. Ma la cosa mi continua ad affascinare molto più di qualunque nazione “con i piedi a terra” (dicitura la cui interpretazione può dipendere molto dalla nazione in questione). Ad ogni modo l’idea della prima nazione spaziale è andata avanti (il che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, la potenza dei soldi; non dimentichiamo che l’idea parte dalla mente dello scienziato e miliardario russo Igor Ashurbeyli…).

In data astrale 12.11.17 è stato lanciato il primo satellite della nazione spaziale. E questo, già di per se, è un indubbio successo. Praticamente un cubotto di meno di 3 kg che rappresenta il 100% del territorio asgardiano e la stessa percentuale dei suoi sogni.

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Fuori da qualunque vincolo (e questo è potenzialmente un bene ed un male) con le nazioni terrestri, Asgardia è la terra di tutti (open, libera, pacifica, etc. etc.), ma per il momento, di nessuno.

Il satellite è partito dalla base Nasa, Wallops Flight Facility come compagno della (estremamente più grande e… quella che pagava sostanzialmente il lancio) Cygnus destinata a rifornire la ISS; Asgardia-1 sarà rilasciato prima dell’attracco alla ISS.

Il satellitino contiene praticamente solo dati, circa mezzo tera dato che i primi 100000 abitanti della fanta-spazio-nazione avevano la possibilità di caricare fino a 500 kB ciascuno di foto, testi, immagini, e cose del genere (ai successsivi 400000 lo spazio era ridotto a 200 kB).

Praticamente una bandiera virtuale per mettere un segnaposto, piccolo ma pur sempre spaziale, al nostro sogno di liberà.

 

WU

Dingo Fence

Ci sono muri e barriere. Vanno tanto di moda. Ci sono recinsioni. Di solito associate a corti confini rurali. Di solito recisioni per tener dentro qualcosa/qualcuno e fuori qualcos’altro/qualcun’altro.

Più di 5000 km di recinsione, comunque, sembrano un po’ un anacronistico cimelio di una lotta per possedimenti. Beh, non è solo nella ma fantasia. E’ una delle strutture più lunghe al mondo e di certo la recinsioni più lunga del mondo (a meno che il vostro pollaio non possa dimostrare diversamente).

Non mi verrebbe mai in mente di mettere pali, rete, filo spinato e (recentemente, a tratti) elettrificarli per più di 5000 km… nel nulla. E già, perché la follia dell’opera è completata solo dalla terra arida sconfinata che la circonda. Ma io, d’altra parte, non ho nessun gregge di pecore da dover difendere.

Non è un latifondo ne un mega stagno per anatre mutanti; bensì l’attuazione di un’idea semplice quanto geniale: in Australia ci sono i dingo, i dingo mangiano le pecore e gli altri animali di allevamento, una bella recinsione tiene prede e predatori separati.
Poi se la recinsione deve attraversare mezzo continente… poco importa. Tanto sono pali da piantare nella terra arida in un paese in cui la forza lavoro abbonda (va).

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Edificata fra il 1980 ed il 1985 la Dingo Fence era in origine lunga 8000 km; si è “ridotta” agli odierni 5614 km che sono gestiti da 23 addetti che la controllano quotidianamente. Ovviamente buchi e sfondamenti sono all’ordine del giorno, ma tutto sommato la palizzata svolge egregiamente il suo lavoro… basta vedere la distribuzione dei dingo nei vari territori dell’isola (e quella degli armenti è facile immaginare come sia circa l’inverso).

In fin dei conti nell’eterna sfida uomo-natura, la barriera è il male minore, dato che le altre soluzione attuate sono state avvelenamento e tiro al bersaglio… e pensare che in fondo i dingo fanno semplicemente quello per cui sono stati progettati.

Ma in fin dei conti la natura trova il suo equilibrio ed oggi i dingo si cibano di altro (… ed in fondo in 3500 anni che vivono sull’isola il loro numero non è sostanzialmente diminuito), le pecore sono sbranate, anche se in numero minore, da cani selvatici, e l’assenza di dingo nei “territori del sud” ha causato un aumento anche di conigli, volpi, e canguri. Direi un classico esempio di inaspettate (ed in questo caso, fortunatamente, non troppo deleterie) ricadute secondarie di ingerenze umane nelle scelte naturali. Fortuna, appunto.

WU

Welcome in Asgardia

Ci sono nazioni che alzano muri e vogliono tutti fuori/dentro e nazioni che aprono le proprie porte.

Asgardia is the prototype of a free and unrestricted society which holds knowledge, intelligence and science at its core along with the recognition of the ultimate value of each human life

Ok, ok, ma dove si trova? Anche io, anche io…

Beh, il progetto Asgardia (non so se c’è Odino nel mezzo, ma non lo eslucederei) si propone “for the first time in history a new nation state has been created – not on Earth but in the heavens above“.

Avete capito bene, la nazione in questione è la candidata ad essere la prima Nazione Spaziale del nostro sistema solare. La “nazione” non ha un terreno, e forse non ne ha bisogno. La “nazione” non ha confini, e forse non ne ha bisogno. La “nazione” non è (ancora) imbrigliata in alcuna burocrazia o trattato internazionale, ma forse ne ha bisogno.

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L’idea (proposta da un variopinto team di scienziati, ricercatori, avvocati e fancazzisti, capitanato da Igor Ashurbeyli) si propone di raccogliere almeno 100000 firme così da poter chiedere (vogliamo fare un po’ di paragoni con i nativi nord-americani o con i palestinesi?) poi ufficialmente lo status di nazione alle Nazioni Unite.

Anche se… “As long as nobody’s going into space, you can have as many signatures as you want, but you are not a state“.

Il tutto ha anche una componente scientifica (“pace, accesso e protezione”) e prevede il lancio di un primo satellite di protezione per l’umanità (quella terreste intendo) contro tutte le minacce artificiali e naturali derivanti dallo spazio (detriti, eruzioni solari, asteroidi, etc.).

Asgardia’s mission will be a peaceful one. The group hopes to establish an off-Earth residence that provides equal access to space, regardless of religion or country of origin, opening up space to developing countries. The goal is to advance humanity’s place in space without getting bogged down in geopolitical squabbles.

Per il momento, l’idea (bella) è, appunto un’idea (e come tale corredata di pochi e fumosi dettagli). Non è chiaro come sia possibile lanciare qualcosa nello spazio senza avere un territorio da cui farlo. Non sono previsti (almeno a breve) dettagli su possibili insediamenti asgardiani nello spazio. Non è, inoltre chiaro come la nazione rientri nel Outer Space Treaty delle Nazioni Unite che assegna a ciascuna nazione la responsabilità di qualsiasi attività spaziale intrapresa dal proprio territorio.

Di certo aspetti politi-economico-giuridici non banali; ma in fondo bisogna guardare, e sognare, al futuro; democratizzare lo spazio potrebbe essere l’effige di una società veramente civile.

WU

PS. Cittadino asgardiano numero 53408