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Dingo Fence

Ci sono muri e barriere. Vanno tanto di moda. Ci sono recinsioni. Di solito associate a corti confini rurali. Di solito recisioni per tener dentro qualcosa/qualcuno e fuori qualcos’altro/qualcun’altro.

Più di 5000 km di recinsione, comunque, sembrano un po’ un anacronistico cimelio di una lotta per possedimenti. Beh, non è solo nella ma fantasia. E’ una delle strutture più lunghe al mondo e di certo la recinsioni più lunga del mondo (a meno che il vostro pollaio non possa dimostrare diversamente).

Non mi verrebbe mai in mente di mettere pali, rete, filo spinato e (recentemente, a tratti) elettrificarli per più di 5000 km… nel nulla. E già, perché la follia dell’opera è completata solo dalla terra arida sconfinata che la circonda. Ma io, d’altra parte, non ho nessun gregge di pecore da dover difendere.

Non è un latifondo ne un mega stagno per anatre mutanti; bensì l’attuazione di un’idea semplice quanto geniale: in Australia ci sono i dingo, i dingo mangiano le pecore e gli altri animali di allevamento, una bella recinsione tiene prede e predatori separati.
Poi se la recinsione deve attraversare mezzo continente… poco importa. Tanto sono pali da piantare nella terra arida in un paese in cui la forza lavoro abbonda (va).

DingoFence.png

Edificata fra il 1980 ed il 1985 la Dingo Fence era in origine lunga 8000 km; si è “ridotta” agli odierni 5614 km che sono gestiti da 23 addetti che la controllano quotidianamente. Ovviamente buchi e sfondamenti sono all’ordine del giorno, ma tutto sommato la palizzata svolge egregiamente il suo lavoro… basta vedere la distribuzione dei dingo nei vari territori dell’isola (e quella degli armenti è facile immaginare come sia circa l’inverso).

In fin dei conti nell’eterna sfida uomo-natura, la barriera è il male minore, dato che le altre soluzione attuate sono state avvelenamento e tiro al bersaglio… e pensare che in fondo i dingo fanno semplicemente quello per cui sono stati progettati.

Ma in fin dei conti la natura trova il suo equilibrio ed oggi i dingo si cibano di altro (… ed in fondo in 3500 anni che vivono sull’isola il loro numero non è sostanzialmente diminuito), le pecore sono sbranate, anche se in numero minore, da cani selvatici, e l’assenza di dingo nei “territori del sud” ha causato un aumento anche di conigli, volpi, e canguri. Direi un classico esempio di inaspettate (ed in questo caso, fortunatamente, non troppo deleterie) ricadute secondarie di ingerenze umane nelle scelte naturali. Fortuna, appunto.

WU

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Welcome in Asgardia

Ci sono nazioni che alzano muri e vogliono tutti fuori/dentro e nazioni che aprono le proprie porte.

Asgardia is the prototype of a free and unrestricted society which holds knowledge, intelligence and science at its core along with the recognition of the ultimate value of each human life

Ok, ok, ma dove si trova? Anche io, anche io…

Beh, il progetto Asgardia (non so se c’è Odino nel mezzo, ma non lo eslucederei) si propone “for the first time in history a new nation state has been created – not on Earth but in the heavens above“.

Avete capito bene, la nazione in questione è la candidata ad essere la prima Nazione Spaziale del nostro sistema solare. La “nazione” non ha un terreno, e forse non ne ha bisogno. La “nazione” non ha confini, e forse non ne ha bisogno. La “nazione” non è (ancora) imbrigliata in alcuna burocrazia o trattato internazionale, ma forse ne ha bisogno.

asgardia.png

L’idea (proposta da un variopinto team di scienziati, ricercatori, avvocati e fancazzisti, capitanato da Igor Ashurbeyli) si propone di raccogliere almeno 100000 firme così da poter chiedere (vogliamo fare un po’ di paragoni con i nativi nord-americani o con i palestinesi?) poi ufficialmente lo status di nazione alle Nazioni Unite.

Anche se… “As long as nobody’s going into space, you can have as many signatures as you want, but you are not a state“.

Il tutto ha anche una componente scientifica (“pace, accesso e protezione”) e prevede il lancio di un primo satellite di protezione per l’umanità (quella terreste intendo) contro tutte le minacce artificiali e naturali derivanti dallo spazio (detriti, eruzioni solari, asteroidi, etc.).

Asgardia’s mission will be a peaceful one. The group hopes to establish an off-Earth residence that provides equal access to space, regardless of religion or country of origin, opening up space to developing countries. The goal is to advance humanity’s place in space without getting bogged down in geopolitical squabbles.

Per il momento, l’idea (bella) è, appunto un’idea (e come tale corredata di pochi e fumosi dettagli). Non è chiaro come sia possibile lanciare qualcosa nello spazio senza avere un territorio da cui farlo. Non sono previsti (almeno a breve) dettagli su possibili insediamenti asgardiani nello spazio. Non è, inoltre chiaro come la nazione rientri nel Outer Space Treaty delle Nazioni Unite che assegna a ciascuna nazione la responsabilità di qualsiasi attività spaziale intrapresa dal proprio territorio.

Di certo aspetti politi-economico-giuridici non banali; ma in fondo bisogna guardare, e sognare, al futuro; democratizzare lo spazio potrebbe essere l’effige di una società veramente civile.

WU

PS. Cittadino asgardiano numero 53408