Joe

Eccoli li che mi fissano. Loro che hanno già preso le distanze da questa gente tutta luccicante che si illude in questa domenica di celebrare qualcosa e di inventarsi la felicità, magari guardano quelle amabili anatre. Li guardo dall’altro, loro e gli altri, capisco chi maledice la mia diversità; io che sono l’oscurità in questa assolata domenica mattina.

Li, nel parco, io ci abito. E’ un po’ la mia vita. Gli alberi mi consolano e mi proteggono. So di essere simbolo di paura, di morte; di certo per via delle tenebre che mi fanno da abiti. Lo capisco, non mi ci rivedo, ma lo capisco. Che tenerezza questi bimbi che, ancora ignari, mi additano come una bestiaccia, ma a loro non faccio paura (ancora), loro mi sorridono. Non le loro mamme.

Apro le ali e resto immobile.

Gli studenti li evito, più che altro per rispetto. Mi fanno gola le vecchie vedove con i loro anelli di platino. Mi definisco un ladro gentiluomo, ma più che altro faccio spavento. E mi crogiolo in questo. State attenti. Lasciatemi stare.

Solo certi Poeti del Male mi sanno cantare.

Continuo ad osservare questa umanità varia nel mio parco. I barboni che aspettano che finisca la messa, i borghesi che non hanno nulla di meglio da fare che leggere il giornale, i ragazzi che passano la loro gioventù fra i primi baci. Li osservo ma mi sento distante; mi avvicino senza grazia, di proposito, gracchiando. Ah, se fossi libero di parlare gli farei capire velocemente chi fa paura a chi.

Solo sassi sapete lanciare. Meritate di andare per me nell’eterno dolore.

Ma vi perdono, non sapete quel che fate. Portate in fondo nel vostro cuore solo un po’ di sangue destinato a seccare. Vivete finché siete vivi.

Io sono il Corvo Joe. Faccio paura

WU

PS. Questa è per me una poesia (come tante di quelle a cui si rifà; il richiamo a l’ albatross di Baudelaire mi pare quasi scontato).

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La currea

La cintura, in genere di cuoio (ricavata da pelle e scarti di lavorazione), quella che regge i calzoni, ma che all’uopo può esser usata per minacciare (più che colpire) i figli monelli o disobbedienti: la correa.

Curreja, o correja, nelle lingue latine ed in spagnolo: lo correa.

I lavoranti dei pellami per conto terzi son soliti usare gli scarti delle lavorazioni per fabbricarsi piccoli oggetti, come la cintura. Il proverbio sottolinea che ad amministrare il patrimonio degli altri, prima o poi qualcosa si guadagna

La currèa, curreja, o correja, cintura, deriva da latino corrigĕre, molto simile (direi la stessa radice…) a correggere e non è appunto un caso che la curreia fosse adoperata come strumento (più che altro deterrente) per correggere i figli disobbediente.

Un paio di detti (napoletani, neanche ci fosse il bisogno di dirlo) che la vedono protagonista:

  • Nun saccio chi è cchiu scemo, se a volpe o chi a currèa. (Non so se è più stupida la volpe o chi la rincorre). Currea in accezione di rincorrere. E’ più stupida l’utopia o chi la rincorre? A volte affrontare situazioni troppo al di là delle nostre possibilità, ci rende agli occhi degli altri dei perfetti imbecilli.
  • A copp’ ô ccuorio, esce ‘a currea. (La cintura si ricava dalla pelle). I lavoranti di pellami usavano riutilizzare gli scarti di lavorazione (materia prima non loro, ovviamente) per fabbricarsi piccoli oggetti per uso personale, come ad esempio la cintura. Ad amministrare il patrimonio degli altri prima o poi qualcosa si guadagna.

WU

PS. La genesi, quasi ovvia, dello spettacolo odierno è da ricercarsi nei seguenti versi che mi canticchio in mente in questi giorni in cui la mia soglia di pazienza si mostra irrispettosamente (nei miei confronti, intendiamoci) bassa.

Siente fa’ accussì nun da’ retta a nisciuno
fatte ‘e fatte tuoie
ma si haje suffri’ caccia ‘a currea
siente fa’ accussì
miette ‘e creature ‘o sole
pecché hanno sape’ addo’ fa friddo
e addo’ fa cchiù calore.

More news from nowhere

Cammino, cammino, vago, vado verso un angolo della mia stanza e guardo i miei amici; quelli ricchi. Spesso non riesco a distinguerli, sembra quasi si siano rubati i volti di qualcun altro. Meno male che c’è Janet, testa alta, capelli piumati. Lei è Janet, la mia stella, io il suo pianeta. Sappiamo tutti che risveglia anche i morti, in tutte le stagioni. Janet non si lascia impressionare da tutte le stronzate che dico, sa già che i ricchi tendono a mascherarsi, magari sa anche il perché. Mi dice semplicemente: “si, hai ragione”.

Poi arriva Betty X, è li accanto alla porta (Betty X sarebbe come Betty Y, se non fosse per quel dannato cromosoma…). Comunque, i suoi capelli sembrano un mare scarlatto in cui navigare e dinanzi al quale inchinarmi. Notizie, notizie, altre notizie. Dal nulla. Qui dentro io sto diventando sempre più strano. Sto cambiando. Ogni anno si diventa tanto più sconosciuti a noi stessi ed agli altri anche e soprattutto quando siamo sommersi di notizie, altre notizie, dal nulla. “Hey, Betty X”, le dico, “questa luce che trasporti è come una lampada, una lampada che pende da una lontana barca sulla quale navigano i marinai smarriti sui tuoi scarlatti capelli”. Betty X mi risponde subito: “Questa luce non è tua.”. Mi gela, rotolo in fondo alla sala. Il vento soffia attraverso le sua parole. Anche queste suonano come ulteriori notizie, notizie dal nulla. E’ strano qui dentro, ogni anno sempre più. Sto diventando strano anche io, sentendo notizie e notizie, dal nulla.

A questo punto esco, cerco di sfuggire alle notizie ed alle parole di Betty X. Giro dietro un altro angolo, vado in fondo ad un corridoio e li trovo il mio gigante di 100 piedi ed un solo occhio. E’ lui a chiedermi l’autografo; io lo firmo semplicemente con “Nessuno”, poi lo acceco con la mia penna e cerco rifugio nel mio cappotto di lana. Sto delirando, lo so, ne sono cosciente, forse non era neanche colpa sua. Ma di sicuro non è colpa mia, è quello che hanno messo nel mio bicchiere. Tutto ha assunto uno strano aspetto e metà della gente si è trasformata in maiali urlanti. L’altra metà sta cucinando. A questo punto non ne posso più. Sbotto, ho gridato “Lasciatemi andare via! Lasciatemi ad un palo!”, spingo con prepotenza. Comunque notizie, notizie, altre notizie dal nulla. Tutto sta diventando strano qui, ogni anno più strano. Altre notizie, altre notizie dal nulla.

Arriva una ragazza di colore, è svestita, incomincia liberamente (è questa forse la vera libertà) a danzare nella stanza mentre noi sembriamo dei pianeti che seguono traiettorie attorno a questo boogie-woogie lunare. L’ho subito battezzata la mia principessa della Nubia ed ho passato con lei i seguenti sette anni, desiderando sempre mia moglie. Ma prima o poi va tutto per il verso sbagliato, mi sono sentito come fossi arenato. Lei mi fissava nella tempesta, io giacevo sul pavimento. Le notizie continuano ad arrivare dal nulla. Notizie e notizie per non farti sentire solo e non verti venire voglia di andare dritto a casa. Per le altre notizie dal nulla lasciate semplicemente che io le ascolti.

E’ il momento di Elena, due enormi occhi neri, si è fatta una trasfusione di sangue di panda per evitare troppa confusione. Vorrei dirgli parole dolci ed amorevoli, ma una incontrollabile violenza mi scoppia dentro e si rifiuta di farlo; come se mi tagliasse tutti i circuiti. Elena si mette a urlare, si sta per estinguere come fosse un panda prima di voltarmi le spalle. Ed anche dopo di lei continuano ad arrivare notizie, notizie ed altre notizie dal nulla. Sta diventando strano qui, ogni anno più strano. Dai, arrivano altre notizie dal nulla, bene, benissimo!

Contro Denna ci sbatto proprio, quando appare bella cornice della porta. Do a lei, istintivamente, la colpa di tutti gli orrori successi a me. “Ogni volta che ti vedo, bambina, mi fai sentire completamente solo”, le dico ed inizio a piangere con la faccia sul suo vestito. Continuo a piangere anche dopo che lei se n’era andata a casa. Altre notizie dal nulla per non farti sentire solo, altre notizie dal nulla per non farti venire voglia di andare dritto a casa, altre notizie dal nulla per cercare di non pensare.

Le notizie che arrivano dal nulla sono un ottimo palliativo, un oppio necessario. Molto bene, non ti fanno sentire triste quando il sangue ti scorre fino ai piedi, quando pensi a tutto quello che fai oggi. Il domani è già obsoleto, colpa delle donne, della tecnologia, dei bambini. Tutto per non pensare e non farti sentire triste. Aspettate, arrivano altre notizie dal nulla, vado a sentirle, ciao.

WU

PS. Il mio solito, discutibile, contributo a questo pezzone (e questo altro delirio ve lo ricordate?).

PPSS. Come ormai sapete non amo parlare di politica, soprattutto della situazione attuale, per cercare di non contribuire a dargli spropositata importanza, ma un motivetto che mi risuona in mente vedendo il telegiornale è proprio questo; in particolare nella parte:

[…] it gets stranger every year
More news from nowhere […]

Lo reputo più che mai calzante…

Sangue blu

… io non ce l’ho, sia ben chiaro. Ma devo confessare che l’espressione mi ha fatto sempre sorridere prima di arrivare (oggi, per puro caso) a chiedermi l’origine di questa espressione.

Sono certo che tutti sappiamo a cosa si riferisce il modo di dire, ma “spulciare” riguardo alla motivazione è certamente meno ovvio. Gooogle propone almeno tre possibili origini dell’espressione, tutte, IMHO abbastanza dubbie; ma infondo lo scopo qui e sentire più campane, non trovare quella “giusta” (ammesso che ci sia).

I nobili erano (sono) ovviamente sollevati dall’obbligo del lavoro (farlo poi per passione o per diletto lo rende intrinsecamente più simile ad un hobby), specialmente quello manuale all’aria aperta. Motivo per cui la colorazione della loro pelle era spesso e volentieri molto chiaro, quasi diafano. In tale situazione le vene, specialmente quelle più superficiali tipo quelle della gola o dei polsi, assumono una colorazione bluastra, da cui, pare, il modo di dire. Mi fa ridere come oggi (beh, da anni in vero) siamo alla ricerca della “tintarella” o dell’abbronzatura che un tempo denotava le classi meno abbienti, costrette, appunto, a lavorare nei campi non potendo esibire delle belle vene blu…

Altra possibile etimologia dell’espressione è da ricercarsi nella argiria, malattia della pelle che induce colorazione (indovina un po…) bluastra. Un’alterazione cutanea causata (come il nome stesso) suggerisce da contatto prolungato, ingestione o comunque ingestione di argento e suoi composti. Il metallo tende a depositarsi sotto pelle e se esposto alla luce solare forma un insolubile e perenne… solfuro di argento. I noBBili dovevano mangiare abbondantemente e per lo più con posate/piatti/calici di argento. Sarebbe da ricercarsi quindi proprio nella loro argenteria la causa del loro epiteto di … sangue blu (evidentemente pelle blu suonava troppo di puffo…). In questo caso sarebbe stata, in qualche modo, proprio la ricchezza di queste persone a diventare un indelebile marchio sulla loro pelle. Letteralmente.

E come non pensare all’emofilia? Malattia molto diffusa fra la nobiltà europea degli scorsi secoli. L’emofilia è una patologia che consiste sostanzialmente in un difetto di coagulazione sanguigna favorendo emorragie e lividi. La colorazione bluastra di queste persone vien da se. I noBBili, ovviamente, tendono ad incrociarsi fra loro (come fosse una strana razza) e ciò favorisce il tramandarsi dell’emofilia, malattia ereditaria recessiva. Gli incroci fra consanguinei favorivano quindi una prole debole, malaticcia e blu… sia nel senso di nobile che di emofiliaca.

Qual che sia l’origine, più o meno certa, ormai celata dalla polvere del tempo, l’espressione “sangue blu” mi continua far sorridere e mi rimanda inconsciamente ad un lignaggio elitario, educato nei modi più che ricco nelle tasche.

WU

PS. Ovviamente:

L’attacco sonico (dell’ignaro grillo)

Correva l’anno 2017 ed a Cuba successe una cosa strana. Diciamo pure che secondo me l’evento ha subito assunto le proporzioni di “stranezza” (leggi pure: allarme, attentato!!) perché è successa a Cuba ed ha interessato personale diplomatico americano, ma lasciamo correre…

Metà del personale diplomatico USA all’Havana accusò misteriosi malesseri (… e non volevi gridare all’attentato?!) e sapete in quale circostanza? Beh, dopo aver udito un misterioso (non potevamo certo dire che era chiaramente identificabile, vero?!) ronzio acuto e penetrante.

Una presunta arma sonora è la prima cosa a cui bisogna pensare. Poi magari le possibili alternative vengono in mente (e/o a galla), ma la prima idea deve andare a qualche forma di complotto (ah, teoria ovviamente sapientemente mai smentita, anzi anche ventilata in qualche modo, dal FBI..-)!

Beh, pare che il suono ad alta frequenza, certamente penetrante e fastidioso, fosse udibile in un’ampia zona dell’Havana e sia stato sia di intensità così elevata che di durata così lunga da arrivare a causare nausea, vertigini, giramenti di testa e simili. Il (fantomatico) attacco acustico sarebbe stato messo a segno c on armi soniche (una specie di test, prima di usarle per uccidere, evidentemente…).

Sembra la trama di un film di spionaggio anche e sopratutto perché non vi sono troppe evidenze della capacità del suono di uccidere esseri umani (e comunque si parla di 150-200 decibel che dovrebbero essere puntati direttamente sull’orecchio!). Strumenti in grado di danneggiare l’udito umano, ovviamente esistono e non sono neanche troppo difficili da congegnare. Possono produrre ultrasuoni, onde sonore con frequenze molto alte, al limite dell’udibilità dall’orecchio umano, che provocherebbero un riscaldamento delle strutture interne dell’orecchio con conseguenti danni. Oppure potrebbero sfruttare infrasuoni, onde sonore a frequenza più bassa di quella udibile dall’orecchio umano, in grado di causare perdita dell’udito, stato confusionale, nausea e apatia. Ah, beh, in entrambi i casi il “cannone sonico” per essere efficace dovrebbe essere sparato direttamente contro la testa del malcapitato più che diffuso “a pioggia” (che so, magari via radio?).

Dopo un paio d’anni di complotti, teorie e (ahimè per i compottisti) studi scientifici è venuta fuori una possibile spiegazione… molto meno da spy movie.

L’Anurogryllus celerinictus è un piccolo grillo che come tanti grilli emette un sibilo come richiamo amoroso per il gentil sesso. Nel caso specifico il grillo canticchia a circa 7 kHz ed a tutto volume. Se poi considerate che di solito il periodo dell’accoppiamento coincide per tanti, tantissimi grilli… ecco a voi il vostro suono continuo, penetrate ed ad alta frequenza.

Ovviamente il canto del grillo è stato identificato, isolato e poi sovrapposto alla traccia sonora in mano alle agenzie investigative per certificare l’esatta sovrapponibilità dei due suoni. La coincidenza è stata quasi perfetta con l’unica differenza che il suono registrato all’Havana soffriva di uno strano “effetto eco”, spiegabile (come d’altra parte il fatto che il fastidio non abbia colpito tutta la popolazione cittadina) assumendo che il suono avvertito dai diplomatici provenisse dall’interno delle loro abitazioni e che quindi fossero mobili e pareti a farne “eco”.

Ovviamente il fatto di aver trovato un colpevole non vuol dire che abbiamo trovato il colpevole. Non possiamo escludere che i diplomatici sono stati anche vittima di un qualche attacco sonoro e non è comunque chiaro il perché tale suono abbia causato malessere in alcune persone.

I want to believe è salvo, ma voglio tranquillizzare tutti coloro che verificheranno le “tracce” in rete (abbondano e volutamente le ometto): ascoltare la registrazione non vi ucciderà ed a me non ha neanche causato più fastidio di tante chiacchiere che si sentono nei corridoi.

WU

PS. Mi torna in mente questo.

Il lago e la decappottabile

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Questa è veramente MITICA!

Uno dei modi più ironici (che per me è spesso sinonimo di intelligenza) per dirci che ci complichiamo spesso, troppo spesso, la vita.

Non che le argomentazioni di Chuck siano errate, sono semplicemente (?) troppo di dettaglio per legarle alle radici della felicità. Il segreto della vita? Beh, un (e l’articolo indeterminativo è d’obbligo) bacio e testa leggera è certamente più reale, di impatto, alla nostra portata, è praticamente già una dimostrazione del fatto che la stiamo prendendo bene. Pensare ad un lago, una decappottabile, condizioni meteo da convertibile o da lago è semplicemente… troppo.

Inoltre, nelle vane elucubrazioni di Chuck anche il fatto di aver identificato un paio di “oggetti” che riescono a compensarsi a vicenda, a ben vedere, è una specie di ombrello nei confronti delle avversità della vita (… o del meteo che ne è spesso un’egregia approssimazione). Chuck, mi sa, che ci ha visto giusto, forse davvero una decappottabile ed un laghetto ci darebbero giorni felici… 🙂 .

Ci arrovelliamo (ma forse già il fatto di chiederselo in fondo diminuisce la leggerezza di trovare una risposta, ammesso che sia, al “segreto della vita”) troppo nel cercare risposte, mentre queste si celano in qualche azione momentanea, qualche divagazione, un bacio o poco più. Lo dico, ma dubito di impararlo; mi sento assurdamente e testardamente affine a Chuck (anche nel suo continuare ad elucubrare solitario).

WU

PS. Forse 42 è veramente la risposta giusta.

PPSS. Io ci vedrei bene (ed il fatto di non sapere il perché mi fa sentire per un attimo Snoopy) questa canzone qua.

 

Il fiume, li in fondo alla valle

Li, in fondo alla valle, l’unica cosa che ti insegnano è a fare e rifare quello che ha fatto tuo padre e suo padre prima di lui. Li, in fondo alla vale, sono nato. Non c’erano grandi emozioni li, in fondo alla valle.

Mary la conobbi al liceo. Avevamo diciassette anni e quello che facevamo era correre per i verdi pascoli, li, in fondo alla valle. Correvamo fino al fiume e li ci tuffavamo. Li, in fondo alla valle.

Poi, senza troppo coscienza, entusiasmo e senza capire neanche bene quello che facevo, misi incinta Mary. Sempre li, in fondo alla valle. Avevamo diciannove anni ricevetti una tessera del sindacato ed un vestito da cerimonia. Non c’erano fiori, abiti nuziali o cortei quel giorno, solo io, Mary e qualcun alto a municipio. Credo che dovevamo sposarci per via della gravidanza, ma non ne ero e non ne sono del tutto cosciente.

Non sapevamo bene cosa fare, ne avevamo molto entusiasmo di farlo. Tutto quello che sapevamo fare, per illuderci di festeggiare, era correre fino al fiume,li, in fondo alla valle. E tuffarci. Da allora queste corse e questi tuffi non sarebbero più stati gli stessi.

Anche il seguito della mia vita procedette senza troppi scossoni li, in fondo alla valle. Trovai un lavoro come muratore per la Johnstown Company li, in fondo alla valle. Poi la crisi economica, il lavoro che scarseggiava.

Ora non mi pare più nulla importante, tristezza e nostalgia hanno preso il posto delle timide evasioni giovanili. Tutto ciò che regolava la mia vita è svanito nel nulla. Mi comporto come se non ricordassi più nulla e Mary come se non le importasse più nulla.

Mi ricordo poche cose, nulla mi accende più, se mai mi ha infiammato, li, in fondo alla valle. Fra le poche cose che ricordo c’è il corpo bagnato ed abbronzato di Mary, giravamo insieme nell’auto di mio fratello. Per il resto ricordo poco: i bagni nel fiume o al laghetto artificiale, di notte mi avvicinavo a lei per sentire il suo respiro.

Ora tutti questi ricordi mi perseguitano quasi come una maledizione, mi lecco le ferite, mi cullo nei miei sonni irrealizzati, mi pare tutto una bugia… o ancora peggio. Scendo ancora al fiume, li in fondo alla valle.

Anche il fiume è asciutto. Il fiume che rappresentava la vita, la realizzazione, non la vita vuota li, in fondo alla valle.

WU

PS. Ovviamente sto parlando di questo. E non posso non pensare/suggerire di affiancare lo studio di questo testo (sono certo che dare un taglio più moderno e “rock” a certi concetti li fissa saldamente nella memoria, e non solo) al panta rhei di Eraclito sui banchi di scuola.

 

PPSS. Sto accarezzando l’idea di definire questo ciclo di deliri su venerabili testi come “traduzioni infedeli” o “traduzioni a bassa fedeltà”…

Ipnotica rapsodia

Vita reale? Fantasia? Mi sento incastrato, sotto una frana, travolto dalla realtà. Senza scampo, ma apri gli occhi. Alza lo sguardo, c’è il cielo sopra di te.

Sono un povero ragazzo, indolente, che si lascia trasportare e che soprattutto non vuole essere capito. Non ne ho bisogno. Qualunque cosa io dico e voi facciate il vento continua a soffiare, ed a me non importa.

Ah, mamma, quasi dimenticavo, ho appena ucciso un uomo. Pistola alla testa, baam, ed ora è morto. La vita, la verità è che mi sento perso, non so chiedere aiuto e spesso mi pare anche io non sia ascoltato. La vita era appena agli inizi, l’ho buttata via. Vediamo cos’altro possiamo fare. La cosa che mi affligge di più è farti piangere mamma. non farlo, va avanti come se nulla fosse successo.

Addio a tutti, devo andare. Devo lasciare questo scorcio di fantasia ed affrontare la dura realtà, la verità. Forse stò per morire, non voglio, vorrei non essere mai nato. E’ la mia richiesta di auto, il mio urlo. Mi pare lasciato inascoltato.

Sono solo un povero ragazzo, indolente, di povera famiglia. non mi sento voluto bene ne compreso. Lasciatemi solo andare. Mamma, lasciami andare. So che non lo farete, non volete farlo. Avete ciascuno i suoi buoni motivi, ma non mi state aiutando. Lasciatemi andare.

Pensate di potermi amare, odiare, sputare in un occhio o lapidare, ma vi sbagliate. Lasciatemi solo andare. Devo solo uscire dritto via da qui. Nulla più mi importa e niente veramente importa. Lo riuscite a capire? Il vento continua a soffiare indifferente, ed a me non importa.

WU

PS. Dopo aver divagato, rigorosamente a caso, su diversi “testi sacri” (tipotipo, tipo, tipo, tipo, etc.) non potevo far mancare questo alla mia personalissima collezione.

Devo anche dire che è un testo forse vittima del suo stesso successo (e dei recenti trionfi cinematografici), anche se ad un occhio leggerissimamente più attento il capolavoro non sfugge.

Lo spunto mi è stato dato da questo ipnotico video realizzato con Line Rider. Applicazione veramente simpatica (… per veri loiteringusers, insomma).

Forzosi slanci

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Avete presente quel giorno in cui vi sentite stanchi? Non tanto fisicamente quanto più mentalmente o peggio, moralmente. Avete un po’ l’impressione che sia il momento di tirare le reti in barca per vedere se vi sono buchi, ma tutto attorno a voi dice che non ve lo potete permettere.

Uno di quei giorni in cui più che saltare (ancor prima che guardare, suggerirei) oltre la siepe (come giustamente suggerito qui da Lloyd) ve ne stareste seduti sul divano a farvi domande a voi stessi? Si, salvo poi non trovare risposte decenti, ma questo è un altro problema…

Beh, oggi è per me uno di quei giorni. Mi vedo spinto a preparare valigie e guardare avanti quanto invece mi prenderei un attimo per verificare lo stato delle gomme e dei vestiti (lisi). Non mi aspetto il mondo si fermi per me, per cui trovare il coraggio di spingersi oltre mi suona un po’ come “mettiti in difficoltà, vedrai che almeno il quotidiano lo risolverai”.

Ovvero, proviamo a spingerci oltre che almeno tiriamo avanti. Non è il massimo, mi rendo conto, ma in un giorno in cui chiuderei gli occhi anziché sbirciare oltre la siepe mi pare il meglio che possa fare per non rimanere a fissare una valigia vuota.

WU

PS. Metterei questa canzone come colonna sonora della giornata

Il mondo come lo vorrei

Non moriremo più. L’ha scritto il giornale, vuoi che non sia vero? Pare che la scienza abbia finalmente risolto l’enigma è ci ha donato una (felicissima) vita eterna. Interessante, no? Beviamoci un caffè. I vecchi ubriaconi festeggiano nei bar sul lungomare, tu mi racconti dei tuoi problemi e di tua madre che da lassù ti giudica ancora come fosse qui. Io guardo un po’ tutto questo come uno sceneggiato televisivo.

Oggi mi sento sostanzialmente allineato a voi, e per questo quasi alienato, ma quando avevo vent’anni tutto era diverso. Mi sentivo diverso. Non sarei mai stato come voi… dicevo. Facciamo che do la colpa al vino, alla droga o a stronzate del genere. Sono sopravvissuto agli anni ottanta, novanta, duemila e duemiladieci; sono sopravvissuto a Cernobyl, ai Nirvana, Playmobil, Bin Laden e la Serie B

Una notizia, buona anche se falsa, fa il giro del mondo e riecheggia in ogni dove. E’ grazie ad internet, i social, i grandi grand, la new economy. Abbiamo fatto diventare realtà i nostri sogni, o ci illudiamo di averlo fatto. Il per sempre diventa reale e i bugiardi ringraziano.

Hai un minuto? Ti canterei il mondo come lo vorrei.

La mia giovane madre non lavora, l’ha sostituita un’amica. Anche mio padre è una donna, ma poco mi importa; in fondo ho altri nove fratelli e sette sorelle a cui badare o dai quali esser badato. E’ innamorata, mi chiama per dirmi che si è sposata. La democrazia è stata abolita, la libertà di stampa già da tanto. Tant’è che il mio amico scrittore, incrociati fogli e penne, mi chiama per andarci a bere un mojito, ma non è impazzito.

E poi il mondo è cambiato fin nelle sua ossa. A natale fa caldo e guardiamo le stelle. Suoniamo concerti fino a cent’anni. Compriamo case tutte in contanti (e non voglio dire come li ho racimolati, meglio togliermeli dai piedi). Fumo almeno tre pacchetti al giorno. Le mie ex mi invitano quando fanno l’amore. Mangio solo frittura e non verdura. Parlo più lingue di quelle che uso ed un fantastico cellulare che non mi serve a nulla.

Ed il tutto… senza rimpianti, senza rimpianti

Hai un minuto? Ti canterei il mondo come lo vorrei.

Bevo e mi sveglio tranquillamente

WU

PS. Balzati ora alle ribalte della cronaca (in fondo Sanremo è questo più che altro) sono un gruppo attivo su piazza da anni ed hanno prodotto pezzi, come quello qui liberamente storpiato, degni di essere ascoltati. Nel caso particolare correva l’anno 2018.