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La disperazione silenziosa del sogno

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Mi sono imbattuto in questa “scultura”. Più che altro è una specie di obelisco in una piazza relativamente centrale del suo paese, ma non propriamente ben illuminata.

Vuoi per la scarsa luce, per il carattere o (molto probabilmente) per la mia dis-attenzione mi sono effettivamente accorto della frase e l’ho “processata” mentalmente solo dopo parecchi passi dalla colonna. Sono quindi ritornato sui miei passi per cercare di immortalarla.

Mi piace soprattutto il senso di costrizione ingenerato da un dono e l’urlo silenzioso che trasmettette (si, credo sia questo).

Sulla parte sinistra della colonna si intuisce anche a chi la scultura è intitolata (e facilmente si risale alla cittadina, direi). Sulle altre facce della colonna, invece, la citazione continua:

Nato con la disperazione silenziosa del sogno nulla avrebbe avuto potenza di liberarlo né avversità di uomini né favore di eventi né implacabilità di fato. La morte dandogli fama lo guarì dal quel delizioso morbo dell’anima

Mi rendo conto che è un po’ dark, ma colgo una intrinseca bellezza in queste parole e tutto mi ingenerano fuorché resa dinanzi al fato. La guarigione della morte mi pare quasi solo un orpello aggiuntivo che, pur guarendo il “morbo dell’anima”, di certo non sconfigge la “disperazione silenziosa del sogno”.

E’ un po’ come nascere “con una marcia in più” (chissà che vuol dire): chi ce l’ha non la perde, ne con favore ne con sfavore del fato. La natura stessa dell’uomo, una delle cose più ineluttabili, non trovando altro modo di toglierci il dono del sogno può solo portarci via la vita.

WU

PS. La foto, con blande pretese artistiche, non è un granché. Lo ammetto.

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Ottocento finzioni

Fuori moda, fuori tempo, fuori luogo. In un’epoca in cui l’odore è quello dei motori della rivoluzione industriale. I valori sono quelli della (bassa?) borghesia, le aspirazioni quelle della nobiltà.

Perché, perché c’è gente che non apprezza il capitalismo in quest’epoca di rivoluzione. Perché la gente non vuole ricchezza e nobiltà. Ma che tempi sono questi?! Che qualcuno mi canti astio e malcontento di chi si oppone a tutto questo. Eppure è proprio questo motore maleodorante della rivoluzione industriale che ci porta avanti tutti (anzi… quasi tutti quanti; i cantanti sono contestatori quasi per definizione) fra soldi e cielo blu.

Ed anche tu, figlia mia. Merce di scambio per la mia ricchezza e la mia affermazione sociale. Sei quasi matura, neanche fossi uno degli ortaggi del io orto. Ed io non vedo l’ora di utilizzarti, scambiarti.

Tu invece, figlio mio: sei il maschio. Bello, aitante, forte, benestante ed abile sia negli affari che con le donne… anche se dovessero esser stuprate in corsa so che ne sei all’altezza. Che questo sia vero o meno non mi importa; deve essere cosi; altrimenti come faccio io ad essere considerato nobile?

Moglie, moglie mia. Tu devi essere l’emblema della nostra aspirazione nobiliare. Come tale devi riempirti di fronzoli ed anticaglie (niccoli anche di cattivo gusto purché abbondanti). Devi dar sfogo alle tue voglie per dimostrare il tuo benessere. Compra pure le tue sciccherie inutili. 1500 scatole luccicanti e piene di nulla ti sono sufficienti? Ostentiamo vacua opulenza. Ecco tutto.

E vendiamoci, appariamo. Siamo tutti, compresi i nostri corpi, poco più che merci di scambio. Meraviglie da barattare per l’ascesa sociale in quest’epoca di rivoluzioni meccaniche. Fra valvole e pistoni mettiamo sul banco anche i nostri fegati e polmoni; figlie da sposar e tutte le cazzate che vi possano venir in mente (… le triglie del mar non fanno eccezione).

Come è stato possibile, figlio mio, che ti sia toccata una fine così ingloriosa? Dove ho sbagliato, se ho sbagliato? Quale intruglio ti ha gettato nel Naviglio? Che morte di bassa qualità, da coniglio. Come faccio a coprire questo neo? Non mi importa di te, ma del fatto che questa fine rovini la mia immagine; mi importa dell’onta che getti sulla nostra famiglia. Mi hai ferito per questo… eppure ti trattavo come un figlio.

Domani andrà meglio. Mangeremo e faremo vedere che abbiamo cibo in abbondanza. Anche la morte di un figlio si supererà fra cazzate varie, un bel matrimonio, un pasto abbondante. Non credo ci siano differenza di valori fra il dover superare una digestione impegnativa e la morte di un figlio. Almeno non per noi (aspiranti) nobili.

Tutta una vita di finzioni in una borghesia non nobile che è ormai anestetizzata dalla mancanza di valori morali ed abbocca ad ogni triglia che nuota fra contanti, valvole, pistoni, fegati e polmoni.

WU

PS. Ritratto impietoso egregiamente vestito a festa.

Il nostro porto di attracco non dà segno di sé

Non ne posso più. Fra cocktail e pistole, scelte di circostanza, cosa bere e come farsi vedere. Non ne posso più.

Sto attraversando questo canale che sembra non finire mai. Sono circondato da trafficanti e rifugiati, siamo un po’ ai confini del mondo; anzi, dove abbiamo cambiato i confini del mondo. E la cosa si vede anche nell’umanità che vi abbiamo messo dentro.

Vento appena a nove nodi, questa traversata durerà molto. Siamo come un punto fermo nel mare. Odore di nafta da nascondere. Ma su questo siamo preparati, fra odore di tè ed erba (buona da queste parti) da fumare. Inganniamo l’attesa del nostro porto d’attracco che per il momento si nega alla nostra vista; altro tè, signori?

Mi ricordo che tutto iniziò a Londra, la compagnia era contenta di mandare questo giovane comandante per mare. E lo credo bene, mica a tutti conviene mandare esplosivo ai fuoriusciti. Ed ora sono qui, in questa galera, per mare, cercando un porto che si nega alla vista, circondato da trafficanti e rifugiati. Non ne posso più. Signori, ancora del tè?

La francese si sente sola, l’ambasciata portoricana continua a ballare. Non ne posso più. Li vedo agitarsi su questa polveriera; aspettano tutti un porto che si nega ancora in questa eterna traversata. Tè? Pina colada? Coca-cola?

Non ne posso più.

WU

PS. Liberamente stroppiando, come da tradizione, questo capolavoro.

Ma mamaçita, Panama dove è? (girovagando per la rete mi pare di aver capito che “mamaçita” è una sorta di appellativo colloquiale per dire “bella gnocca”… 😀 )

PPSS. Ma voi (che ci capite, non di certo come me…) con che genere musicale etichettereste questa canzone? Prima che me lo chiediate: no, non è necessario assegnargli un’etichetta; è solo per imparare qualcosa.

Higgs Boson Blues

Nulla, non ricordo nulla. Non ci riesco. Alberi in fiamme costeggiano la strada e mi accompagnano lungo il mio viaggio. Sto andando a Ginevra, guidando la mia auto. Vado a Ginevra, piccola. Stavo seduto nel mio seminterrato, al fresco. Fuori faceva caldo, le rose erano tutte in fiore e le ragazze passano. Un giorno qualunque, un giorno come tanti, in cui a nessuno importa del futuro. Ed io me ne vado a Ginevra.

La stra era lunga, era nera. La notte era calda. Ho guidato e guidato. Ad un bivio ho visto Robert Johnson. Aveva la sua chitarra da 10 dollari legata alla schiena e cercava una tomba. Immancabile arriva Lucifero, con la sua legge: un centinaio di bambini si fiondavano fra le sue mascelle. Genocide. Robert Johnson ed il Diavolo, non so chi riuscirà a fregare chi. Guido, continuo a guidare la mia auto fra alberi infuocati. E canto il mio blues mentre guido.

Ad un tratto ecco che mi sento stanco, cerco un posto dove andare. Non c’è più un orologio che funzioni. A Memphis, nel Lorraine Motel fa caldo. Troppo caldo. Ma mi devo riposare, prenderò una stanzetta con vista. Da li riesco ad ascoltare una predica in una lingua che mi suona completamente nuova. In questo dormitorio mi sento come sanguinare, le donne delle pulizie si lamentano nei loro stracci ed un fattorino salta e salta ancora. Un colpo risuona in un solco spirituale.

Se muoio stanotte seppelliscimi senza scarpe di vernice. Così come sono solo con un gatto mummificato ed un cappello a cono imposto agli Ebrei dal califfato. Riesci ancora a sentire il battito del mio cuore?

Il mio delirio continua. Hannah Montana fa la savana africana, come inizia la stagione delle piogge, simulate anche quelle, maledice la fila allo Zulus. Passa all’Amazzonia e piange con i delfini. Il perché lo trova da se. Mau Mau mangiò il pigmeo che a sua volta mangiò la scimmia che ha (aveva) un dono per te. Arriva, immancabile, il missionario, con il suo carico di influenza e vaiolo. Li sta salvando, questi selvaggi. Devo riprendere a guidare, vado a Ginevra.

Oh, basta. Lascia che il dannato giorno si rompa. I giorni di pioggia mi rendono triste, sempre. Vediamo poi Miley Cyrus galleggiare in una piscina nel lago Toluca. Non posso non dirti che tu sei la migliore ragazza che io abbia mai avuto. Ma nonostante tutto non riesco a ricordare nulla

WU

PS. Come da tradizione liberi sproloqui partendo dal testo di questa canzone (una di quelle che mi prende dentro e mi fa assentare per qualche minuto dal mondo… è un po’ lunga ma ne suggerisco un attento ascolto).

PPSS. La divagazione è pesante, e non solo per colpa (anzi, merito in questo caso) mio. Questo pezzo meriterebbe un’analisi del testo a livello di qualche girone dell’Inferno di Dante. Sconclusionato in apparenza, mi pare (IMHO) affronti temi molto profondi.

La decadenza della nostra società (egregiamente espressa dai personaggi citati…) in un mondo che ha voltato le spalle a Dio? La ricerca di se stesso lungo un viaggio in luoghi e posti diversi?

Si parla di Memphis, dove un tempo il musicisti si recavano per imparare qualcosa, e lo si affianca a Ginevra, oggi simbolo della ricerca; il luogo dove oggi si può imparare qualcosa di importante.

Si affronta il tema del genocidio e dei missionari. Almeno in un caso (il secondo) il vaiolo o l’influenza sono una specie di costo per imparare qualcosa; a meno che non ci fermiamo alla nostra società (ripeto; Miley Cirus aka Hannah Montana è un fulgido emblema) alla nostra superficiale società.

In breve; mi pare che il viaggio affronti un cammino fra la nostra società e la sua evoluzione; la nostra predisposizione ad imparare e fermarci ad un certo punto e l’instabilità (non riesco a ricordare nulla) che tutto ciò ingenera in noi… solo il legame fra noi esseri umani (u sei la migliore ragazza che abbia mai avuto) ci da un po’ di stabilità e rimane la regia dietro tutti questi deliri.

Ah, ed il parallelismo fra Robert Johnson (musicista blues che ha venduto la sua anima al diavolo in cambio della capacità di saper suonare) e la scoperta del Bosone di Higgs? chi dìfrega chi? Non è certo una scoperta che avrà impatto zero. Abbiamo compromesso qualcosa nella nostra società (alberi in fiamme)?

Have you ever heard about the Higgs Boson Blues?

PPPSSS. Sicuramente il testo contiene molti più riferimenti di quanti io sia in grado di coglierne e richiede una cultura decisamente profonda sulla storia, l’attualità, la fisica, la religione, etc. Sarebbero questi i testi che oggi andrebbero suggeriti ai ragazzi nelle nostre classi.

Osso di seppia

Vi racconto questa storia; conosciamo questo signore, nel senso di nobile di animo, anche se forse non lo da bene a vedere. Nato da una scatola di cartone, li in un cantuccio del marciapiede, pare che abbia mosso i primi passi alla stazione. Fra calci e qualche raggio di sole sole è arrivato alla mensa delle suore.

Vive di espedienti, vive di sotterfugi, vive per andare. La vita gli pulsa dentro.

Nel pomeriggio poi, figuriamoci, è stato visto a miracolare le vecchiette in cambio di vino e sigarette. Alla fine la sera, fra bibbia, concertone e lacrime, nella nebbia, ci ha salutato.

E’ partito per non tornare, per cercare il suo posto nel mondo. In quella città in fondo al mare in cui i diamanti non valgono nulla, la doccia è la conseguenza di sogni puliti e le donne sono li per soddisfare i desideri più maschi.

E’ li il suo posto è li che il nostro vagabondo, il nostro eroe-fannullone in cerca della sua dimensione crede, crede, di aver trovato una casa in cui poggiare il suo cappello.

Non era buono per la terra, ha vagato fra strade dritte ed insignificanti e miniere di carbone fino a prendere la strada del mare. Ecco il nostro pirata del nuovo millennio che, inseguito dai pirati della strada, ha nascosto il suo tesoro in un’isola pedonale. Una borsetta con la scritta Prada e un santino con due tette niente male era tutto quello che gli sembrava avere un valore.

Il moderno Ulisse ha sfidato mostri degli abissi nella metro ed è sopravvissuto alle mani dei teppisti neanche fossero sirene metropolitane. Quando si è fermato, la sera, gli è bastato chiudere gli occhi per capire che la sua strada poteva essere solo quella verso la città in fondo al mare.

Aspettaci, osso di seppia.

WU

PS. Ovviamente (forse) liberamente tratto da questo capolavoro. Da cantare rigorosamente stonato ed a squarciagola.

Insensibile, piacevolmente insensibile

C’è qualcuno li?! Suona di vuoto, ma se ci sei batti un colpo, fai un cenno. Cerco qualcuno. Chiunque va bene. C’è nessuno in casa?

Dai, coraggio, rispondi. So che c’è qualcuno in casa. E so anche che ti senti triste. Fidati di me. Non è facile, ma provaci. Posso rimetterti in sesto, posso provare ad aiutarti.

Il primo punto per poterti aiutare è che tu me lo consenta. Devi farti aiutare. E per fare ciò ti devi rilassare, mi devi guardare e, fidandoti di me, dirmi esattamente e senza mentirmi dove ti fa male. Ti rimetterò in piedi se me lo lasci fare.

Il dolore è sparito, stai guarendo. Ma non ne sei ancora cosciente, non ne sei ancora convinto. Parli, provi a parlare, le tue labbra si muovono, ma io non ti sento parlare.

Ti racconto la mia esperienza; da bambino ho avuto la febbre ed ero gonfio. Avevo le mani gonfie ed insensibili. E’ stata un’esperienza che ancora ricordo; è una sensazione che avverto di nuovo.

Sto diventando, di nuovo, piacevolmente insensibile.

Dai, vieni, una punturina e starai meglio. Non proverai più dolore, promesso. Forse un po’ di nausea; nulla di più.

Ce la fai ancora a stare in piedi; ti sto vendendo la guarigione; ti sto convincendo che sta funzionando; ciò è la base per farla funzionare. Questa punturina ti terrà in piedi ed arzillo per tutto lo spettacolo. Dai, esci di li, ora tocca a te.

Andiamo.

Dai, il dolore è sparito; stai risalendo la china come una nave in lontananza ondeggia onda dopo onda.

Ti racconto la mia esperienza; da bambino ho visto qualcosa muoversi con la coda dell’occhio. Un pericolo? Una opportunità? Mi sono girato, ma era tutto sparito. Non riuscii a capire cosa fosse. E’ stata una esperienza che ancora ricordo; è una sensazione che avverto di nuovo.

Sto diventando, di nuovo, piacevolmente insensibile.

WU

PS. Nemmeno a dirlo (e quasi mi vergogno ad averla stuprata)

Life

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Mi è caduto l’occhio su questo “quadro” mentre ero in tutt’altre faccende affaccendato.

Lo sapete meglio di me; quando la mente è assorta in qualcosa (per quanto stupido possiamo considerare l’oggetto del cruccio a distanza anche solo di qualche ora) l’attenzione e l’interesse da dedicare a scorci inaspettati è tra in basso ed il nullo. Quindi la prima cosa che mi ha colpito del mio esser rimasto colpito è proprio il fatto che il “quadro” mi ha colpito (si, mi sono divertito a “colpire”).

Più che un “quadro” l’immagine ritrae una tela appesa in un cantuccio in un negozio che non vende quadri ne oggetti d’arte, che non ha nessuna attinenza con tutto ciò che lo circonda, che non spicca per colori o tonalità, che non è una gigantografia e non era sotto la luce di alcun riflettore.

Eppure il quadro ha subito causato una deformazione semi permanente (beh… ora non esageriamo) dell’angolo destro della mia bocca, che piegatosi verso l’altro mi ha fatto capire solo dopo diversi passi che la mia attenzione era caduta su qualcosa che forse razionalmente non avevo neanche focalizzato e che quel qualcosa mi era anche piaciuto.

Forse per la tranquillità che l’immagine comunica, per il senso dato alla parola vita, per il sottotitolo o forse per nessuna di queste cose ed ancora lo devo capire, ma questo “quadro” mi piace.

Due parole sul sottotitolo: è bello racchiudere in poche parole che nella vita avrai molti viaggi da dover fare/affrontare (e già questo mi mette di buon umore), ma nessuno grande come la vita stessa.

E l’immagine? Un candido bimbo che gioca con una rosso-vigore barca a vela su uno sfondo indefinito spiaggia-cielo-mare? Non so se è “d’autore”, ma è sicuramente calzante per passare l’idea del più grande viaggio che ci aspetta.

Buon viaggio (e sono certo di averlo già scritto here, here and there, ma sicuramente anche altrove, a iosa).

WU

PS. E come colonna sonora ci sta “a fagiuolo”