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Qu’est-ce que c’est?

Vorrei sapere chi può tranquillamente asserire di saper affrontare la realtà. Anzi, ardirei nel dire che chi lo può sostenere sta sprecando la propria esistenza e dovrebbe spostare la sua asticella un po’ più in la.

Sono teso, sono nervoso, non riesco a rilassarmi, vivo la vita come una costante lotta, anche il mio letto mi pare in fiamme. Non riesco a dormire. Beh, che dirvi, sono al limite, forse sono anche oltre il limite. Non toccarmi.

Stai iniziando una discussione che sai non potrai mai finire. Pare tu stia parlando senza dire nulla. Sono io che ti sento ma non ti ascolto o effettivamente non hai contenuti nelle tue parole? Non ripetere cose già dette e già note. Quando non ho niente da dire le mie labbra sono sigillate.

Scappa, scappa lontano. Lontano da un assassino psicopatico. Cosa è? Chi è? Scappa; fidati.

Quella notte ho fatto cose che non racconterò. Quella sera mi sono lanciato verso la gloria.

Siamo vani e siamo ciechi. Odio le persone quando sono educate, sono false e nascondono la loro vera natura.

Assassino psicopatico.

WU

PS. Fin troppo facile

Better run-run-run-run-run away…

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Viaggiatori d’occidente

Essere un uomo
di cui la donna s’accontenta
e ti viaggia vicino
ma ti guarda da lontano.

Così provinciale
da far vivere a New York
quel suo cuore disadattato
già molto meno lontano.

Dove Bleeker Street
dovrebbe incontrare la tua luna
è all’angolo dei quattro bar
con le luci di nylon rosa.

Mai più un salto al caffè italiano
perché non ti piace niente.

Viaggiatori d’occidente
viaggiatori d’occidente.

Buia come un finale
da “Giardino dei ciliegi”
lei ci pensa ma non lo chiama
(mai tornare a ieri).

Amante del silenzio
come chi torna da una guerra
poco convinto di appartenere
a questa o a un’altra terra.

Lei pensa alle terre greche
e a una maggior fortuna
mentre in fondo a Bleeker Street
lui sta aspettando quella luna.

Lunghe pause al telefono
da un altro continente.

Viaggiatori d’occidente
viaggiatori d’occidente.

Essere quell’uomo
se quella donna s’addormenta
al di là del mondo
per farsi ricordare.

I cuori difficili hanno sempre da dire
più di quanto basterebbe
dopo tanto parlare.

Lei pensa alle terre greche
e a una maggior fortuna
mentre in fondo a Bleeker Street
lui sta aspettando quella luna.

Mai più voci al telefono
da un altro continente.

Viaggiatori d’occidente
viaggiatori d’occidente.

PS. Praticamente un omaggio (e come tale senza firma e citazione di sorta)

PPSS. Ero partito con la solita rocambolesca evoluzione lessicale per dire-non-dire e per illudermi di poter fare un po’ mie queste parole. Ho Scancellato tutto, e messo un po’ di grassetto a caso.

E’ un testo che mi colpisce nel profondo. Non tanto per i “pericoli” contro i quali ci mette in guardia, a partire dai facili sogni di terre lontane e del non saper viaggiare, quanto per la distanza interiori fra i viaggiatori (di questa vita, aggiungerei) che mi comunica.

E poi quel sogno di Bleecker Street che trasmette, come se fosse il centro del mondo eppure così provinciale allo stesso tempo. Il silenzio che quanto più cerchi tanto meno ricevi e quella luna che rappresenta un faro nel viaggio. Mi ci perdo sempre.

tu, un tango traffico guardacaso…

Ehi, come va?

Eppure non è, non sembra, passato neanche un secolo. Tutto è trascorso fra il suono del telefono ed un sono, eppure rimani il solito. Tu, solito, unico. Si, si cambia un po’. in fondo per non perdersi, quel tanto che basta per riconoscersi.

Un po’, fra mille parole, molti stimoli e, perché no, un classico viaggio in Jamaica, con tanto di foto con l’effetto flou. Un classico, come te, come sai tu. Ma chi ti lascia più, vengo con te, dove vuoi, quando vuoi, ma sopratutto: chi ci ferma più. Portami via, vengo con te, e domani chissà…

E’ tutto un traffico, aeroplani che si sfiorano, congestione, noi tanto scendiamo alla prossima. Viviamo nella nostra bolla, al massimo ci sembrerà di muoverci su un palcoscenico.

Andiamo, non ci voltiamo più.

WU

PS. Ovviamente

 

PPSS. Scopro, non essendo un fruitore di un certo tipo di intrattenimento, che Con “Grande Joe” il Banco del Mutuo Soccorso ha partecipato al Festival di Sanremo del 1985 posizionandosi al 15° posto su 22. Il che, per me, la dice lunga.

Didgeridoo

Se lo vedete è più facile che capiate di cosa sto parlando. Ed è anche più facile che pronunciarne il nome (onomatopeico, l’avreste mai detto?). Si tratta praticamente di quella specie di lungo tubo che è uno strumento musicale australiano. Gli aborigeni dell’isola, infatti, da qualche migliaio di anni sono capaci di prendere un tubo di forma più o meno regolare, da perfettamente cilindrico a svasato, cavarlo e renderlo uno strumento a fiato (più precisamente della categoria degli aerofoni ad ancia labiale).

Si va da un metro e mezzo a più di due metri e mezzo, tipicamente di eucalipto e tradizionalmente partendo da quei rami già internamente scavati dalle termiti. Decorazioni ed incisioni a piacere, ovviamente.

Ma il vero motivo per cui mi ci sono imbattuto è che è stato di recente oggetto di studio. Studio musicale? Archeologico? Etnologo? Beh, non proprio.

Pare che il Didgeridoo abbia un particolare effetto benefico sul sonno. Si, avete capito bene. Soffrite di una di quelle sindromi da apnee notturne ostruttive o in generale disturbi respiratori del sonno (e lo dico dopo una notte completamente in bianco, e non per via della respirazione)?

Basta, “semplicemente” suonare per una mezz’ora il lungo tubone per una media di 5,9 giorni a settimana (praticamente ogni sera!) per risolvere la questione. Respirerete meglio e russerete meno (voi…) oltre che ridurrete anche la sonnolenza diurna (e certo, dormirete meglio!)

AS, a didgeridoo instructor, reported that he and some of his students experienced reduced daytime sleepiness and snoring after practising with this instrument for several months. In one person, the apnoea-hypopnoea index decreased from 17 to 2. This might be due to training of the muscles of the upper airways, which control airway dilation and wall stiffening

E lo studio, neanche a dirlo degno vincitore dell’IgNobel per la Pace del 2017, sottolinea il fatto che russare meno ed essere più svegli durante il giorno diminuisce sostanzialmente il disturbo e lo stress di chi vive, ed in particolare dorme con voi.

Regular playing of a didgeridoo reduces daytime sleepiness and snoring in people with moderate obstructive sleep apnoea syndrome and also improves the sleep quality of partners. Severity of disease, expressed by the apnoea-hypopnoea index, is also substantially reduced after four months of didgeridoo playing.

IgNobel per la Pace (almeno quella domestica) assicurato!

WU

PS. Studio a molte mani (e continenti) condotto su 25 volontari australiani (e di dove senno?) che data ben 2005!

Suona, suona, suona per me

Suonami una canzone. Forse mi aprirà gli occhi. Non c’è un posto dove andare, suonami una canzone. Forse lo troverò, ma comunque non mi farà male.

Ti seguirò nel mattino tintinnante anche se so che l’imero di ieri sera è ormai sabbia.
Resto cieco, insonne, stanco, svanito, fermo. Nessuno da incontrare, disilluso dalla vecchia strada e “troppo morta per sognare”.

Suonami una canzone, suonami una canzone. Ti seguirò, non ho sonno ed un posto dove andare. Suonami una canzone e ti seguirò.

Portami con te nel tuo viaggio, spogliami dai miei sensi, ridai sensibilità alle mie mani ed i miei piedi. Voglio vagabondare, hai degli stivali? Sono pronto per andare ovunque ed in nessun posto. Svanire “nella mia parata personale”.

Sei tu che senti ridere e suonare nel sole, dondolare follemente. Tutto ciò non è per nessuno, tutto ciò sta scappando. Tutto scappa via, tutto tranne il cielo. Il tuo tamburrino ci tiene legati, ci tiene il tempo, ci da la misura di ciò che ci insegue: solo un’ombra.

Suona, suona, suona per me. Ti seguirò. In questo tintinnante mattino. Ti seguirò.

Fammi scomparire fra gli anelli di fumo della mia mente, lontano da foglie gelate e spiagge tempestose, lontano da alberi terrificanti, leggero sulle rovine del tempo.

Solo sulle tue note potrò danzare leggero, fra il mare e la sabbia, annegando fra le onde ricordi e destino.

Lasciami scordare l’oggi fino a domani. Mr Tamburino.

WU

PS. Ovviamente liberi farneticamenti su:

Encefalofono

Non capisco una cippa di una serie di cose fra cui le neuroscienze. Tuttavia se leggo che ora siamo in grado di suonare uno strumento con la sola forza del pensiero senza muovere neanche un muscolo mi ci devo soffermare. La musica della mente.

E non certo per pigrizia fisica, bensì per le relativamente facili associazioni mentali che vanno a toccare tutti coloro che non possono più farlo, anche volendo. La potenza della musica.

Dunque, ora grazie all’Encefalofono è possibile trasformare i segnali nervosi del cervello (sia quelli associati alla vista, ovvero aprendo e chiudendo gli occhi, che quelli che si generano quando si immagina di eseguire un movimento… wow) in note e queste, mediante un sintetizzatore, in musica. La tecnica nella musica.

Fantastico. In generale e non solo come supporto a chi non può più o come strumento riabilitativo. Fantastico per la magia che trasmette e per le frontiere delle neuroscienze che fa percepire ai non addetti ai lavori. Mi immagino che non sia sostanzialmente diverso dal comandare qualche arto artificiale grazie ai segnali nervosi del cervello, ma volte mettere la magia che trasmette la musica? La magia della musica.

E’ una di quelle applicazioni, sicuramente ai limiti delle nostre competenze tecniche/mediche (…anche se è dagli anni ’40 che ci stiamo lavorando…), ma con applicazioni ludico/quotidiane che la rendono ancora più d’impatto nella mia immaginazione perché la portano ad un livello più umano. La forza della mente.

Ovviamente la cosa è ancora una specie di prototipo ed è materiale per qualche pubblicazione, ma la speranza (non solo ovviamente per soddisfare la mia immaginazione) è quella di farne un oggetto commerciale e fruibile dai più, bisognosi o sperimentatori che siano. La democrazia della musica e della tecnica.

WU

Philadelphia

Mi sentivo perso, ferito, malinconico. Meglio ancora, non sapevo neanche come mi sentivo. Mi guardavo in un riflesso. Ma chi ero? Dove andavo? Fratello è così che vuoi lasciarmi perire?

Continuavo, camminavo. Potevo fare solo quello. Sapevo fare solo quello. Fratello, lasciami perire.

Camminavo. Ho sentito voci di amici e parenti. Ho sentito il mio sangue scorrermi nelle vene. Ho sentito la nera notte scendere sulla città. Camminando ho guardato dentro di me. Fratello, non lasciarmi perire.

So che nessun angelo verrà a salvarmi. So che vorrei e so che non lo vorrei allo stesso tempo. So che siamo soli, fratello, io e te. A camminare. In reatà sono solo, e ti cerco fratello. Fratello, ricevimi con il tuo bacio, infedele.

Camminavo e camminavo. Mille miglia per sfuggire alla mia stessa pelle, mille miglia per ritrovarmi. Mille miglia per dissolvermi lentamente lungo le strade di questa città. Ci lasceremo così, fratello.

WU

PS. Ovviamente liberi farneticamenti sul tema (accuratamente evitando qualunque cenno al dramma della malattia oggetto del funereo, melodico lento).