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Dark Side of the Moon Stout

The idea started out with a few laughs amongst a group of friends. We all appreciate the craft of beer, and some of us own our own home-brewing kits. When we heard that there was an opportunity to design an experiment that would go up on India’s moonlander, we thought we could combine our hobby with the competition by focusing on the viability of yeast in outer space.

Per i meno addicted: home-brewing kits sono quei kit per farsi la birra in casa.

Ora, anche per chi mastica con poca voglia l’inglese, quantomeno vediamo nella stessa dichiarazione la parola luna e la parola birra. Eh?! Beh, dato che sognare è la cosa migliore che possiamo ancora fare, quantomeno per motivarci ad andare avanti. Ad ogni modo, cerchiamo di raccontare la genesi di questa idea…

Si fa tanto parlare della colonizzazione del sistema solare, si fa tanto parlare di colonie marziane e lunari. Sulla luna, ad esempio, è chiaro e confermato che esista l’acqua. Tirarla fuori e renderla potabile, poi, è un’altra storia. Comunque, anche quando avremo la nostra bella casetta sulla luna con tanto di fontanella che produce l’acqua direttamente in-situ, non potremo dire di aver colonizzato la luna se è l’unica cosa che possiamo bere.

Che è poi un po’ il concetto di “la mia casa è dove poggio il mio cappello”; qualche confort ci vuole per sentirci a casa nostra anche sulla luna. Confort tipo? Beh… un bel bicchiere di birra!

Certamente qualora avessimo veramente colonizzato la luna con tanto di basi permanenti vi sarebbe un sistema di trasporto di beni Terra-Luna tra i quali farsi arrivare anche un bella bottiglia di birra (di importazione, per definizione), ma vogliamo mettere la soddisfazione di farsi la propria birra in casa, anche sulla luna?

How to make beer on the Moon?!?

Beh, la domanda che si è fatta un team di ricerca di studenti di bioingegneria dell’università di San Diego è esattamente: come faccio a spillare birra sulla luna? Ovviamente i problemi sono tanti (che valga la pena di affrontarli o meno). Ad incominciare dalla disponibilità della materia prima:

to test if yeast would be viable in a Lunar environment. As the key ingredient in the production of beer (and many other beneficial things), thieir experiment sought to determine if Lunar colonists will be capable of becoming their own brewmasters.

Il team si è dato da fare ed ha progettato un dimostratore per un sistema di produzione di birra unico nel suo genere. Si parte dall’aggiunta di lieviti per poi combinare la fase di fermentazione e carbonizzazione (che sulla terra avvengono separatamente) al fine di avere un sistema più compatto e non avere CO2 rilasciata da dover smaltire. Il sistema, inoltre, dovendo fare i conti anche con la minore gravità della luna utilizza la sovrappressione della CO2 prodotta per misurare il contenuto di zucchero invece che misurare la densità della miscela, come invece si fa sulla Terra.

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Our canister is designed based on actual fermenters. It contains three compartments—the top will be filled with the unfermented beer, and the second will contain the yeast. When the rover lands on the moon with our experiment, a valve will open between the two compartments, allowing the two to mix. When the yeast has done it’s job, a second valve opens and the yeast sink to the bottom and separate from the now fermented beer.

Per farla breve è una specie di lattina di birra… che produce birra!

Prima di immaginarci generazioni di produttori di birra lunari (e, perchè no, marziani) vediamo di far volare il barroccio. L’idea è quella di portare l’esperimento sulla luna a bordo del lander indiano della TeamIndus, uno dei team (in realtà uno dei 5 team ad aver già raggiunto la milestone del finanziamento di 1 M$…) del Google Luna XPRIZE.

WU

PS. Se state pensando “che cagata”: è vero. Può essere vero. Ma infondo è dalla passione di un hobby, associata alla ricerca/Studio/sacrificio che viene fuori entusiasmo e qualche bella idea… fosse anche molto lontana da dove eravamo partiti.

Facce lunari

Impelagarsi nella storia e nella tradizione non è mai una buona idea. Farlo poi con derive planetarie lo è ancor meno.

Dato che io di “buone idee” ne ho molto poche e raramente, mi sono imbattuto nella fantastoria dell’Uomo NELLA Luna.

Si, a parte gli alieni che ci vengono a visitare, se facciamo volare un po’ la nostra fantasia e fissiamo il disco lunare, in una bella serata di luna piena (invece di guardare smartphone o simili) ci possiamo vedere forme umane.

Si tratta ovviamente di un po di fantasticheria che ci addolcisce la vita (o almeno lo faceva ai nostri avi)… escluderei che qualcuno creda (attento…) che la Luna serbi tracce di giganti selenici.

Ad ogni modo, in base alla vostra etnia, religione, provenienza, umore, e via dicendo di forme pseudo umane, da volti a busti, nella lune ne potete vedere in abbondanza.
La storiella affonda le radici in varie culture e tradizioni; dai tedeschi ai cinesi, tanto per intenderci.

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La spiegazione “scientifica”, se applicabile, è semplicemente nell’interpretazione che il nostro cervello da dei maria lunari che sono leggermente “più scuri” del resto. Dato che la luna di porge sempre la stessa gota il risultato che ne otteniamo, fissandola, è di poterci immaginare un po’ ciò che ci pare.
Meno male che

  • la fantasia non muore mai
  • non c’è nessun altro che ci fissa da lissù

WU

PS.
Ed, ovviamente … chicchessia che stia attento ai nostri satelliti! 🙂

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PPSS. E qui, anche con legami con il beneamato Rorschach test.

Chang’e 3

Correva l’anno 1976 quando l’ultima sonda robotica, la Lunnik 24, lasciò la superficie lunare. La Luna 24 era una missione di “sample return” dell’ex URSS che chiudeva il programma Luna e che, dopo Luna 16 e 20, fu la terza missione del programma a riportare a Terra campioni di suolo lunare, ben 170 gr.

Da allora da quelle parti è regnato il silenzio e la tranquillità. Fino al Dicembre 2013 quando l’esplorazione robotica della superficie lunare è ripresa con la missione cinese Chang’e 3. Trattasi di accoppiata lander/rover che hanno esplorato la superficie del nostro satellite per tre mesi (con tanto di malfunzionamento del rover Yutu nel febbraio 2014) mandato a Terra le immagini più recenti (e dettagliate) che abbiamo della superficie della Luna. Tra le importanti scoperte del piccolo (e sfortunato, dato che si suppone sia stato un urto contro rocce lunari ad aver definitivamente fermato il rover) rover, il primo tutto made in china, vi è la scoperta di un nuovo tipo di roccia lunare mediante il suo “Lunar Penetrating Radar”.

La missione fa della Cina il terzo paese (dopo, ovviamente USA ed ex-URSS) ad aver effettuato un allunaggio morbido sulla superficie. Dal 2014 sono state rilasciate diverse immagini raccolte, ma solo ora si inizia ad avere accesso ai dati completi della missione. Qui sotto un paio di immagini (e qui un blog dedicato della planetary society).

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Ma il programma di esplorazione lunare cinese non si ferma. Infatti si prevedono tre ulteriori lander nei prossimi tre anni, incluso Chang’e 6 che dovrebbe essere il primo lander ad allunare sulla faccia nascosta della Luna.

Per i complottisti o i nostalgici dell’esplorazione umana “occidentale”: anche in queste foto non si vede alcuna stella, vogliamo ancora star qui a dire che sono scattate in uno studio?

WU

L’astronauta caduto

8.5 cm di arte. La prima ed unica opera artistica su un’altro mondo. Detto così è veramente affascinante.

Trattasi si una piccola statuetta in alluminio (materiale scelto per la sua resistenza alle deformazioni causate degli sbalzi termici) portata sulla Luna nel 1971 dalla missione Apollo 15 e li lasciata. The Fallen Astronaut.

Commissionata dall’astronauta David Scott (al suo terzo volo spaziale ed il primo uomo a pilotare un rover sulla Luna) all’artista Paul Van Hoeydonk la scultura commemora tutti gli astronauti caduti nella “corsa allo spazio” che hanno reso possibile l’allunaggio umano. Trattasi in particolare di 14 astronauti deceduti, 8 statunitensi e 6 sovietici dal 1966 al 1971 (ad oggi sarebbero circa 20).

La statuetta è stata pertanto voluta molto generica; non raffigura, infatti, ne un sesso ne un’etnia precisa. Accompagna la statuetta anche una targa con i nomi di questi “caduti”.

fallenastronaut

Ed essendo un tributo alla memoria di questi uomini la scultura non avrebbe dovuto neanche riportare la firma dell’artista ne il racconto della deposizione della scultura sarebbe dovuto essere di facile dominio pubblico. La “missione” era infatti non ufficiale ed anche il centro di controllo a Terra era all’oscuro delle intenzioni degli astronauti (qui un bellissimo e lunghissimo articolo).

“I just know [the sculpture] was in my pocket when I got to the moon” [D. Scott]

Pare la deposizione (seppur breve) sia stata fatta anche con una certa deferenza e ritualità. Un rarissimo gesto di rispetto e riguardo di colleghi nei confronti di colleghi.

Ciononostante pare che quando si diffuse la notizia all’artista furono commissionate copie della statuetta per la commercializzazione (… immancabile Dio Denaro), ma, anche grazie alle rimostranze degli astronauti, tali copie non furono mai effettivamente vendute (a parte una, della quale non immagino neanche il valore…). Ci fu addirittura della pubblicità su una rivista d’arte per acquistare le copie!

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La prima riproduzione “autorizzata” e non vendute dell’opera è oggi esposte al National Air and Space Museum (a Washington D.C.) .

Peccato per queste controversie finali che sporcano una storia così profonda, quasi romantica.

WU

PS. Tanto per la cronaca sapere qual’è il rapporto fra ciò che abbiamo “preso” dalla luna e ciò che vi abbiamo “lasciato”? Abbiamo riportato sulla Terra circa 382 kg di rocce ed abbiamo lasciato ben 170 ton di “rottami” sulla superficie lunare. Un rapporto di ben 445 kg richiesti per riportare 1 kg di roccia… Beh, direi che la statuetta è tutto sommato trascurabile.