Tag: Mission Impossible

Il cavallo che non era un cavallo

E non era un asino, un puledro e neanche un mulo. Era una nave. Eh?! Procediamo (tentiamo) con ordine.

Sui banchi di scuola ci hanno insegnato per generazioni che Ulisse era un pozzo di astuzia, almeno secondo Omero prima e Virgilio poi. Questi, addirittura su ispirazione della dea Atena, dopo una decina di anni di assedio della città di Troia ebbe un’idea per un brillante escamotage.

Fingendo la resa e simulando il rientro in patria, i Greci lasciarono sulla spiaggia, proprio dinanzi alle mura di troia, un cavallo di legno. L’oggetto era mastodontico e cavo ed al loro interno nascondeva i guerrieri più valorosi fra gli achei (… e mi sono sempre chiesto come facessero a stare tutti ammassati nella pancia del ligneo equino con i loro scudi, lance e corazze).

Il cavallone fu fatto passare per un dono dei Greci ad Atena per placarne l’ira causata dalla profanazione del suo tempio ad opera di Ulisse. Ovviamente davanti al dono per una divinità non puoi tirarti indietro, ed i Troiani sfondarono addirittura parte delle loro solide mura (bella ricompensa per aver resistito ad una decade di assalti) per far entrare il cavallo nella loro città. Il resto è “storia”, ed anche delle più cruente dato che nottetempo i Greci fuoriuscirono dal “dono” e con fuoco e sangue conquistarono la città.

Il tutto con un cavallo? Se lo dice la leggenda…

Non ho detto nulla di nuovo (e ciò già di per se non è una cosa nuova), ma bisogna aggiungere che Omero era un vecchio “lupo di mare”. Sia nell’Iliade che nell’Odissea da estrema perizia di conoscenze navali e marinaresche. E beh?!

La stessa conoscenza di cose nautiche forse non era applicabile a tutti i suoi “discepoli” che vedendosi dinanzi testi tecnici li tradussero più che altro letteralmente. Da questi tecnicismi si apre lo scenario per un colossale e millenario errore di traduzione (che è a sua volta un cavallo di Troia per far entrare un po’ di magia nella fortezza inespugnabile della nostra razionalità). E lo stesso vale/varrebbe per il nostro cavallo (almeno secondo questa interessante teoria dell’archeologo F. Tiboni).

Hippos, era in origine. Ed in greco, ovviamente, Hippos, sta per cavallo. Ma (e finalmente c’è un ma) Hippus era anche un maestro d’ascia fenicio che inventò un tipo di imbarcazioni fenice dotate di una polena caratteristica ed evocativa: una testa equina. Imbarcazioni chiamate in gergo navale (almeno ai tempi di Omero) Hippos, appunto.

CavalloTroia.png

Che poi se ci azzardiamo a mettere un attimo da parte la legenda e far appello di un po’ di logica, avrebbe anche più senso. Che i Greci, davanti alle mura di Troia, si mettono a costruire, magari senza essere visti o dare nell’occhio, un giga-cavallo? Sulla spiaggia dinanzi troia forse sta meglio una nave che un cavallo. Nelle viscere della nave è forse più facile nascondere orde di soldati invece che nel pancione del bestio? Navi colme di doni per placare le ire degli dei sono forse più sensate, ed all’epoca più comuni, di “cavalli di Pasqua”.

Col senno di poi tutto è più ragionevole (e non dico facile). Non ho basi decenti per giudicare la teoria, ma a naso la trovo assolutamente calzante. Non smetterò però di raccontare la magia del cavallo di Troia.

WU

Annunci

Linus Hunt


We are afraid of leaving any sign of affection to the mankind (it seems also if we are parents), while we don’t care for leaving traces for what injures the neighbor (don’t ask me to make any example, please). Very likely this is a consequence of sensing the former as our weakness and the latter as our strength.
Perhaps to leave our footprint on this Earth and in this society we should radically change this perspective.

The result of a philanthropist attach caused by Linus Hunt.

WU