Skypunch

In questi giorni nuvolosi guardo spesso il cielo vestendomi da bambino per vedere se riesco ancora ad immaginare qualche figura delineata dalle nuvole in cielo oppure se ogni mio connotato infantile si è estinto. Rimango spesso sorpreso, un po’ di sforzo ma in fondo soddisfatto.

Ad ogni modo, guardando una di queste nubi negli scorsi giorni ho notato una sorta di bucone nel centro di una di queste dalla forma vagamente circolare. Partendo da questo ricordo (ah, per la cronaca, la nube bucata mi ricordava vagamente una mezza forbice) mi sono imbattuto nel Fallstreak hole.

Si tratta effettivamente di questo fenomeno da “nube bucata” che si verifica quando la temperatura dell’acqua nella nube è al disotto di quella di congelamento, ma l’acqua in uno stato sopraffuso (raffreddata al di sotto della sua temperatura di solidificazione, ma senza che sia effettivamente solida) non si è effettivamente congelata (in genere per la mancanza di punti di nucleazione del ghiaccio). Quando i cristalli di ghiaccio iniziano a formarsi una sorta di effetto domino fa evaporare velocemente l’acqua ancora liquida e fa velocemente formare cristalli di ghiaccio. Il risultato è che la parte di nuvole circostante “evapora” lasciando il buco ed i cristalli di ghiaccio (se presenti in concentrazione non troppo elevata) crescono fino al punto di cadere (e diventare dolci e rade goccioline di pioggia).

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Di solito questi buchi si formano quando vengono introdotti dei cristalli di ghiaccio in questi ambienti sottosaturi per l’acqua liquida, ma supersaturi per il ghiaccio; ad esempio in seguito a forti raffiche di vento in quota o dopo il passaggio di un aereo. I ghiacciolini così introdotti si trovano circondati da goccioline supraffuse e causano l’effetto domino di cui sopra che ci lascia visibili buconi (the Bergeron process); praticamente fungono da punti di nucleazione per ghiaccioli che crescono sempre di più facendo velocemente congelare le gocce d’acqua vicine, finché una parte di nube “si consuma” ed il ghiacciolo precipita lasciando una hole punch cloud.

Formazioni del genere sono spettacolari se viste da satellite (beh, avete ragione, vista da lissù un po’ tutta questa Terra sembra spettacolare…). Ovviamente non voglio dire che fenomeno atmosferici del genere vengono facilmente (e volentieri) scambiati per segni di qualche intelligenza extra qualcosa (ma l’ho appena detto).

Mi da un po’ l’idea di una ferita nelle nuvole o di una forma d’arte di Madre Natura.

WU

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Misteriose, Nottilucenti Nubi

Li, all’apice dell’atmosfera, vive un gruppetto di strane nubi. Di uno strano colore blu elettrico, che si mostrano solo durante il crepuscolo, che preferiscono i mesi estivi e le medie latitudini (fra i 50 ed i 70°, per la precisione)… praticamente sono una sorta di nubi fantasma che solo la luce del tramonto fa comparire.

Si formano davvero molto in alto, anzi, sono le nubi più alte dell’atmosfera terrestre (tecnicamente si collocano nella mesosfera a 75-85 km di quota) e le riusciamo a vedere solo quando tutti gli strati inferiori dell’atmosfera sono in qualche modo più oscuri; ovvero quando i raggi del tramonto le illuminano da sotto l’orizzonte.

E, dulcis in fundo, non abbiamo neanche capito bene come si formano. Le nubi “ordinarie” difficilmente riescono a raggiungere quote così alte e d’altra parte nella mesosfera non c’è così tanto vapore acqueo da formare facilmente una nuvola. Pare (e dico pare…) che siano correlate con i minimi solari; anzi il loro numero aumenta quando diminuiscono le macchie solari e viceversa. Ma siamo, evidentemente, ancora nel campo delle correlazioni più che delle spiegazioni scientifiche.

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Noctilucent clouds coalesce as ice crystals on tiny meteor remnants in the upper atmosphere. The results make brilliant blue rippling clouds that are visible just after the Sun sets in polar regions during the summer. These clouds are affected by what’s known as atmospheric gravity waves — caused by the convecting and uplifting of air masses, such as when air is pushed up by mountain ranges. The waves play major roles in transferring energy from the lower atmosphere to the mesosphere.

Ah, dato che non sappiamo un granché di loro anche la loro storia è abbastanza peculiare. Sembra (e già questo pare strano) che siano un fenomeno abbastanza recente. Furono osservate per la prima volta nel 1885 dopo l’eruzione del Krakatoa. E da qui la primissima ipotesi che fossero formate da cenere vulcaniche… ipotesi poi smentita dai dati satellitari che hanno invece confermato che le nubi nottilucenti sono formate sostanzialmente di cristalli di ghiaccio. E’ stato ipotizzato fossero legate ai cambiamenti climatici (in particolare potrebbero essere le missioni di idrogeno a generare tale fenomeno), che siano composte dai gas di scarico degli shuttle, che addirittura possano esserci parte di detriti spaziali e cose simili, ma la verità è che abbiamo poche idee e ben confuse.

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Studi, ovviamente, ancora in corso. Esplorazioni in-situ e da remoto, immancabili. Tera e tera di immagini oggi disponibili ed evidenze di fenomeni simili anche su altri pianeti (Marte). In breve un sacco di strada ancora da fare e solo per capire cosa ci succede sopra (veramente ad un palmo, in termini astronomici) la testa prima di poterci spingere più in su e prima di poter migliorare le nostre previsioni (che, nella vita di tutti i giorni, si traduce in fenomeni meteo -più o meno innocui-, inquinamento, crescita vegetazione, catastrofi climatiche, etc.) sull’evoluzione del nostro pianeta: sensitive indicators for what is going on in the atmosphere at higher, and from there to lower, altitudes.

WU

PS. Queste e queste ve le ricordate?

Penitentes

I penitenti (io? noi? sicuramente più di quelli che effettivamente lo fanno).

Ma, prima che io parta con divagazioni sociali opportunamente fuori luogo, facciamo che mi concentro sul concetto di questa parola che ho trovato, come natura vuole, per puro caso oggi.

I frati con quei lunghi cappucci bianchi davano proprio l’idea di essere dei penitenti (e non voglio illaizonare che lo fossero solo in parte), ma da questa immagine il termine è subito passato ad identificare delle strane conformazioni di … ghiaccio.

Esatto, esistono (io, con questi due occhietti non li ho mai visti) delle specie di coni di ghiaccio alti ed appuntiti che ricordano molto i cappelloni dei suddetti frati. Ne ereditano il nome e, forse, il loro monito alla nostra penitenza (così il termine mi piace molto di più).

Quando il punto di rugiada (il punto oltre il quale si ha la presenza di solo vapore ed al di sotto del quale coesistono lo stato liquido e quello gassoso) è costantemente sotto zero accade che il ghiaccio sublimi; ovvero non passi dallo stato solido a quello liquido, ma direttamente a quello aeriforme. Quando tale processo si innesca, in un blocco di ghiaccio iniziano a formarsi picchi e concavità. Su queste ultime i raggi solari (e tutti gli altri fattori atmosferici) accentueranno ulteriormente l’evaporazione del ghiaccio, mentre sui picchi, sempre più fini e solitari, il processo sarà sempre più blando.

penitentes

Il risultato è un campo di penitentes in cui queste strutture giacciono tutte una accanto all’altra, senza parlarsi e con il capo chino (mi piace questo mischione di concetti che sto facendo…).

Non li vedremo dalle nostre parti e nei climi temperati, ma oltre i 4000 metri, dove difficilmente vi saranno penitenti di altra sorta a zonzo, sono abbastanza comuni.

E lo sono ancora di più su altri mondi. Su Plutone, freddo e lontano dal Sole, i penitentes potrebbero (pare e condizionali a iosa… qui si parla di simulazioni, non osservazioni) raggiungere altezze anche di 500 metri separati da valli di 4000 metri! Praticamente come vedere delle sculture di ghiaccio enormi (ed uno scenario un po’ anche da casa di Frozen).

WU

Colorare le nuvole

Dai, dai, dai che qui ci si sguazza alla grande fra bufale, complottismo, e fanta-verità.

The early morning skies along the mid-Atlantic coast will light up with luminescent clouds as NASA tests a new system that supports science studies of the ionosphere and aurora with a sounding rocket launch May 31 from the Wallops Flight Facility on the eastern shore of Virginia. Backup launch days are June 1 through 6.

Al via in questi giorni l’ultimo esperimento (pubblico) NASA: coloriamo le nuvole. Che potrebbe sembrare anche la frase di una qualche maestra di asilo. Mentre nasconde invece uno scomodo segreto di manipolazione climatica mondiale (… ah ah ah ah ah …).

Allora, dicevamo. E’ in previsione per oggi (e questo mio tempismo quasi mi infastidisce) un test NASA per un sistema di eiezione di vapori nella ionosfera. I vapori saranno immessi nei cieli sopra le coste atlantiche per studiare i movimenti delle nuvole ed il fenomeno delle aurore boreali (certo non visto poeticamente come qui…).
Praticamente verrà lanciato un razzo (dalla Wallops Facility) che colorerà le nubi di blu e verde. Le strane formazioni saranno visibili in gran parte degli USA ed, ovviamente sono state dichiarate come “innocue per l’uomo”.

Si, è molto probabile (anzi ne sono abbastanza sicuro) che sia così, ma vuoi mettere la bellezza di pensare che stiano modificando artificialmente il clima sopra l’Atlantico grazie a chissà quale sostanza e con chissà quale scopo recondito per il quale la perdita di vite umane è solo un problema collaterale? Qui ci sta bene la trama di un Mission Impossible.

10 lattine di birra contenenti vapori di bario, stronzio e ossido di rame (che così, ad occhio, proprio innocui non mi paiono) saranno rilasciati a circa 150-200 chilometri da Terra. I contenitori rilasceranno nel giro di una decina di minuti i “preziosi” vapori che coloreranno le varie formazioni nuvolose permettendo di seguire visivamente il movimento delle particelle negli strati alti dell’atmosfera. “rocket launch that will create artificial glowing clouds” … appunto.

Affascinante, colorato e sufficientemente border line per alimentare sogni complottistici.

WU

PS. Direttamente dalla NASA, stamane:

UPDATE 11 a.m., Tuesday, June 27: The launch is on schedule for Thursday, June 29, of the NASA Terrier-Improved Malemute suborbital sounding rocket for the vapor release mission. However, the launch time has been refined to 4:25 – 4:48 a.m. The backup launch day is June 30. The launch window is determined by sun angles and also moon down conditions. Thus, this launch window is early morning compared to the previous evening launch window for this mission.
The rocket is to test a new multi-canister ejection system for deploying vapors in ionosphere or aurora sounding rocket missions. The vapors will form artificial clouds that may be seen from New York to North Carolina.

Madreperla stratosferica

Ci sono tanti modi per combattere il caldo. Il mio, uno dei più inutili, è quello di pensare alle nuvole. Quando si dice “testa fra le nuvole”, ma, ahimè, non nel vero senso della parola.

Ora fra i vari tipi di nuvole più o meno note e più o meno comuni che possiamo vedere alzando gli occhi al cielo (cosa che dovremmo comunque più spesso di quanto facciamo e non solo per imprecare) vi sono le nubi madreperlacee.

E lo confesso, mi ci sono imbattuto sostanzialmente guardando qualche foto in rete e facendomi guidare dal gusto di qualche bella foto.

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Sono nubi che si formano nientemeno che nella stratosfera (non a caso note anche come Polar Stratosferic Clouds). Per intenderci più in alto di dove volano normalmente gli aerei e così in alto che tipicamente l’aria è sufficientemente secca da non consentire lo sviluppo di alcuna nube. Tra i 15 ed i 25 km sopra le nostre test, dalla forma lenticoidale, allungate, colore pallido (guarda un po’… quasi madreperlaceo).

Beh, queste formazioni nuvolose sono così alte che, anche a causa della curvatura della terra, ricevono la luce quasi dal basso ed appaino ancora più variopinte e suggestive, soprattutto al tramonto e/o nelle regioni polari (nelle quali è più facile che si formino a sia a causa della maggiore umidità degli strati alti dell’atmosfera sia a causa delle basse temperature richieste per la loro formazione: almeno -78 gradi!).

Possono essere composta da tutta una serie di elementi (non sempre è solo acqua quel che sembra) fra cui acido nitrico ed acido solforico,

Io stesso giurerei di averle viste, almeno una volta (anche se non sono un esperto meteorologo, almeno non abbastanza da leggere il meteo in tv…). Ebbene, scopro che non solo sono abbastanza rare, ma sono anche potenzialmente “pericolose”:

These high altitude clouds form only at very low temperatures help destroy ozone in two ways: They provide a surface which converts benign forms of chlorine into reactive, ozone-destroying forms, and they remove nitrogen compounds that moderate the destructive impact of chlorine.

Un raro (rarissimo) caso in cui mi sentirei di parlare dei rischi del “raffreddamento globale” (contrariamente, ad esempio, a quello che dicevamo qui). Non mi sento rinfrescato, ma guardo in su con più curiosità.

WU

Asperitas

Quando l’oceano è sopra di noi.

Esiste ufficialmente un nuovo tipo di nuvola (dai, non mi dite che non state più nella pelle :P). L’ Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO, e non volevamo fare un’organizzazione?!) ha finalmente inserito Asperitas ufficialmente fra le tipologie di nubi. La prima nuvola nuova dopo oltre 60 anni…

Onde localizzate alla base nube, liscia o maculato con caratteristiche più piccole, che a volte scende in punte affilate, come la superficie del mare irruvidita.

Le prime osservazioni risalgono agli anni ’50. Nel 2006 si è iniziato a parlare di un nuovo tipo di nubi ed il nome effettivamente conferma l’andamento ondulato della superficie della formazione (roughened wave). Più tecnicamente stiamo parlando di raffiche di vento che agitano nuvole di tipo mammatus (ma ora non esageriamo, eh?!)

These ominous looking clouds can sometimes be observed ahead of a thunderstorm, after the thunderstorm’s gust front has blown through. In other words, ahead of either a single thunderstorm or line of storms, you may first experience a strong gust of wind, which is the gust front. Look skyward (from a safe place in a thunderstorm, that is) and you may see these undulatus asperatus clouds.

Mi affascina il fatto di catalogare cose effimere come le nubi ed il fatto che riusciamo a scoprire ancora cose nuove anche se ce le abbiamo sotto gli occhi (o sopra la testa) da secoli.

WU

PS. Ieri, 23.03 (ho mancato un ghiotto appuntamento di numerologia e mi sono confermato essere sempre in ritardo…) era nientemeno che il Word Meteorological Day! Ed a corredo, in concomitanza della giornata mondiale del clima si conferma che

[…] il 2016 è stato l’anno più caldo, 1,1 gradi centigradi sopra il livello del periodo pre-industriale; più caldo di 0,06 gradi rispetto al 2015 che segnava il precedente record. E questo aumento globale si accompagna ad altri cambiamenti occorsi nel sistema climatico […]