Ejiao: sulla pelle degli asini

Non sono uno di quelli che tende a credere a tutto quello che legge o che sente. Ed anche con fonti che considero più o meno serie (o autorevoli come si dice in questi casi) ho spesso un approccio, ingiustamente, scettico. Devo però anche ammettere che non sempre approfondisco, verifico, comparo tanto quanto vorrei sia per tempo che per voglia (ora non voglio fare il solito pippone sulla facilità di accesso alle informazioni dei nostri giorni, ma diciamoci la verità, se non fosse così gli sproloqui stessi di questo blog non esisterebbero…).

Ok, ok, dopo il cappellone di cui sopra, mi sono imbattuto nella storia dello ejiao. Una specie di sancta sanctorum contro tutti i mali, la pozione magica. Ottima contro un po’ tutto: dal raffreddore all’invecchiamento, dalla circolazione del sangue al mal di testa, insonnia, vertigini, emorragie, tosse e chi più ne ha più ne metta.

Stiamo, ovviamente, parlando di alchimie non riconosciute dalla “medicina ufficiale”, ma che affondano le loro origini nella medicina tradizionale cinese: gelatina di pelle di asino.

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Fin qui nulla di poi così strano, se non fosse che l’ingrediente base dell’ejiao è… la pelle di asino. I malcapitati quadrupedi hanno così visto crescere la richiesta della loro pellaccia ed ovviamente la cosa non è stata accompagnata ne da alternative “vegetali” ne tanto meno da allevamenti sostenibili allo scopo.

La vera nota dolente è che la richiesta di ejiao è cresciuta di circa il 20% l’anno dal 2013 al 2016 e non accenna a fermarsi (anche se oggi cresce con ratei un po’ più bassi). Pare che la conseguenza sia stata il crollo della popolazione asinina, che in in Cina è calata del 76% dal 1992 (!), e l’incremento dell’importazione di pelle di asino da altri paesi (prevalentemente Sudamerica).

Non sono chiare, invece, significativi miglioramenti nella salute, a tutto tondo, dei cinesi.

Senza voler dare un giudizio di merito sull’intruglio, sulla sua efficacia o su chi vi crede (o non crede), è chiaro che un tempo era un prodotto riservato a pochi (sostanzialmente le famiglie imperiali cinesi e pochi altri), scalarlo in produzione di massa lo rende facilmente non più sostenibile e richiede, anche anche i “santoni locali” si adeguino ai tempi che corrono.

Questa notizia mi ha colpito forse per il folklore (snobbismo? propaganda?) dell’ejiao associato al massacro di un animale “comune” (l’asino, intendiamoci, non è a rischio estinzione… lo stanno solo massacrando, ah, beh…), ma è solo un fulgido esempio di come il concetto di sostenibilità dipende sostanzialmente dal mercato di riferimento, dalla disponibilità di materia prima e soprattutto dalle condizioni (economiche, ambientali, degli allevamenti, etc.) a cui questa viene procurata. Parlare di sostenibilità guardando solo una parte del ciclo di vita di un qualsivoglia prodotto potrebbe non voler dir nulla.

WU

PS. Oggi su Alibaba a circa 200.00 dollari al chilo (per un ordine minimo di 100 kg…).

PPSS. Ero sicuro che prima o poi sarebbe successo. Subito dopo aver completato il delirio di cui sopra mi è sovvenuto un flebilie ricordo. Era il 27/09/2016 quando mi sono imbattuto per la prima volta nella notizia e mi ci sono messo a blaterare su.

 

Mesmerismo – il magnetismo animale

Il nostro corpo funziona basandosi anche sui diversi fluidi che in esso scorrono (e fin qui anche un WU qualunque non avrebbe da obiettare). Fra questi ve ne è uno (…attenzione attenzione) in particolare che ne regola il corretto funzionamento.

Il fluido in questione è una sorta di fluido magnetico (maccheccazzo, si può dire?!) il cui blocco o in generale difficoltà di scorrimento genera malattie e disfunzioni. Tale fluido deve essere sempre in armonia con quello universale (ora sparo col mitra allo schermo…) ed ha caratteristiche molto affini a quelle delle calamite.

Stiamo parlando di quello che è a tutti gli effetti (la cazzata del) “magnetismo animale“. Ma attenzione, il parallelismo con le calamite serve solo come paragone per chiarire la natura magnetica di questo fluido; il fluido in questione è una cosa completamente diversa. Ah, ora si…

La natura magnetica del (fanta)-fluido può comunque esser sfruttata per curarlo e liberarlo. Mediante l’applicazione di una serie di calamite in parti chiave del corpo, infatti, il fluido poteva essere sbloccato e fluidificato. Questo almeno nelle prime rudimentali cure del magnetismo animale; in seguito si realizzò (embbè…) che il fluido era molto più condizionato dallo stesso fluido presente negli altri corpi umani… da cui una ulteriore conferma della “natura animale” del fluido e del suo magnetismo.

Stiamo parlando di una pseudoteoria, in realtà molto diffusa, che prese piede alla fine del settecento grazie al “medico” tedesco Franz Anton Mesmer. Inutile dire che non appena un comitato scientifico si fece carico di verificare/smentire queste teorie le basi “scientifiche” si vaporizzarono all’istante e le teorie stesse furono accantonate. Ma (e non poteva non esserci un ma…) gettarono le basi per l’ipnosi, la pranoterapia, il sonno magnetico e tutte quelle pseudo-scienze (e pratiche della cultura popolare, oltre che trame per racconti fantastici) che faranno pure bene (non lo metto assolutamente in dubbio, se non altro ci rilassano…), ma non le definirei assolutamente come curative.

WU

PS. Questo lo metterei nella serie: “se oggi siamo così potevamo aspettarcelo”. L’uomo ha da sempre (ed oserei un per sempre) avuto una innata, insana, passione per le bufale (o come le volete chiamare). Niente, ci aiutano a sognare, a stare meglio, in qualche strano modo.

PPSS. Ci starebbe bene una “audio-citazione” di Raf, ma sinceramente mi rifiuto…

Due mesi allettati e retribuiti

Sono certo che per molti sarebbe il lavoro dei sogni. Ed in parte la dicitura è decisamente calzante… nel senso che essere pagati per stare due mesi a letto qualche pisolino lo si potrà pur schiacciare, no!?

La NASA ed il DLR (agenzia spaziale tedesca) stanno collaborando ad un esperimento che ha come scopo quello di capire cosa succede quando il nostro corpo è esposto a prolungata assenza di gravità ed immobilismo. Praticamente come ci dovremmo equipaggiare per i prossimi (?) voli verso Marte ed oltre…

Lo studio “long-term bed-rest study” cerca 24 candidati per … stare a letto due mesi. Letteralmente. Mai scendere da un lettino progettato ad hoc sul quale i volontari dovranno… vivere: mangiare, vestirsi, allenarsi, lavarsi, etc. sempre stando stesi su un lettino singolo.

Inoltre, per facilitare l’afflusso di sangue al cervello i lettini non sono perfettamente orizzontali, ma con la testa leggermente inclinata verso il basso (scomodissimo!) per facilitare l’afflusso di sangue al cervello.

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I volontari saranno inoltre divisi in due gruppi: il primo “fermo” ed il secondo collocato in una speciale centrifuga (la Short-Arm Human Centrifuge -forse la parte più innovativa dell’esperimento-) che ruoterà per simulare una gravità artificiale che dovrebbe aiutare a far scorrere il sangue per tutto il corpo.

Età richiesta fra i 24 ed i 55 anni, inizio previsto per il “riposo” Dicembre 2019 a Colonia (DLR Institute of Aerospace Medicine) e lingua tedesca obbligatoria. Ah, la retribuzione è di 19.000$!

In realtà un esperimento del genere è stato già fatto nel 2017 (… oltre tutti i test “ridotti” condotti dagli astronauti sulla ISS) solamente dalla NASA (11 volontari sdraiati per 60 giorni) e pare che l’esito sia stato che è molto più facile del previsto per il corpo adattarsi a questo prolungato immobilismo di quanto possiamo aspettarci.

Chissà se la cosa varrà anche quando saremo richiusi in pochi metri quadrati a milioni di chilometri dalla terra con fuori solo il vuoto cosmico. Rimango dell’idea che le implicazioni psicologiche su questo genere di studi sia fondamentale (come d’altra parte lo è, IMHO, per “guarire” o “ammalarsi” a terra, in condizioni normali) e queste simulazioni colgono solo parzialmente i processi mente-corpo che determinano il successo o meno dell’esperimento (e della nostra capacità di colonizzare lo spazio, ma questo va da se, è un problema di la da venire…).

WU

Polsi iper-f(l)essi

Sarà pure tutto normale al giorno d’oggi, sarò io che sono “vecchio”, sarà quello che vi pare, ma a me la stupidità umana affascina almeno tanto quanto il genio.

People are taking so many selfies, they’re getting “Selfie Wrist.”

Potete chiamarlo “segno dei nostri tempi” se volete. Alternativamente possiamo dire che si è ufficializzata una nuova patologia: il polso da selfie… in fondo sto semplicemente assistendo all’evoluzione del”gomito del tennista” ma non lo capirò prima di qualche lustro.

Praticamente pare che un medico di Los Angeles abbia lanciato “l’allarme” sulle conseguenze dell’uso (vorrei qui scrivere incorretto, ma non ne sono più tanto sicuro) del cellulare. A tale medico capitano sempre più spesso “pazienti” che lamentano dolori articolari oppure formicolii causati dall’uso prolungato e ripetuto dello smartphone per farsi i selfie.

Harrison said the problem begins when patients constantly hyper-flex their wrist inwards in a rush to capture that perfect angle.

La causa medica, se volete, esiste; una innaturale iper-flessione dei polsi durante i selfie che se ripetuta eccessivamente può effettivamente mettere alla prova un’articolazione che l’evoluzione non ha ancora adattato alle nostre nuove abitudini. Una sorta di tunnel carpale dei nostri tempi in cui il nervo che passa per il polso si infiamma per le strane posizioni che è costretto ad assumere.

La “cura” è insegnare la postura corretta ai “pazienti” e prescrivergli una serie di esercizi (…to do for just minutes a day. He slowly rotates his wrists and says, “Just around the world for a set of 20 and then back around the world for another set of 20.”)… tutta gente per cui “a successful selfie can raise their profile and income“. Mah.

Di geniale mi pare ci sia soprattutto il medico che ha “identificato” il “problema” e “proposto” (leggi venduto) la “cura”. Ineccepibile sfruttamento utilitaristico delle opportunità presentatesi e colte.

Non sono contro gli autoscatti (si, autoscatti) in generale, sono sempre contro ogni forma di abuso e di “legittimazione” di tali abusi. Il timore che gli smartphone sia una delle poche cose smart ancora in circolazione mi assale.

WU

Il tubercolo di Darwin

Questo per la serie: imparo una cosa nuova ogni giorno (magari).

L’elice dell’orecchio è praticamente la cartilagine che delimita il bordo superiore dell’orecchio esterno. Fin qui nulla di strano. L’elice può essere bello lineare (anzi, tipicamente è cosi) oppure presentare una specie di pallina, un ispessimento ad un certo punto; tipicamente verso la parte superiore.

Beh, questo ispessimento è quello che si chiama tubercolo di Darwin. E’ un carattere dominante (anche se non comunissimo e, pare, anche determinato dall’ambiente di sviluppo) può manifestarsi verso l’esterno (…stile Legolas) o verso l’interno. Non è chiaro se sia associato ad un dimorfismo sessuale oppure ce lo abbiamo o non abbiamo indipendentemente dal nostro sesso (ed, ovviamente, esistono anche ricerche dedicate!).

DarwinTubercle.png

Darwin’s tubercle has been documented to be present in about 10.5% of the Spanish adult population, 40% of Indian adults, and 58% of Swedish school children. It has a variety of clinical presentations, which may be classified by its degree of protuberance. The influence of genetics on the expression of Darwin’s tubercle is unclear, and there are conflicting observations about its correlations with age and gender. Although usually present bilaterally in individuals who do possess this trait, a portion of this population does display asymmetric expression.

Evolutivamente è una parte del corpo che praticamente non usiamo più e si è pertanto rimpicciolita fino a diventare un piccolo bozzetto. E’ ciò che resta di quel muscolo che permetteva ai nostri avi di muovere e orientare le orecchie (e che i nostri parenti primati usano ancora). Per noi è ormai una cartilagine (anche esteticamente discutibile), in passato era una delle nostre armi di sopravvivenza… uno dei residui evolutivi (tipo appendice, coccige, dente del giudizio, peluria viaria, etc) che ci portiamo dietro. Mi chiedo se le “nuove generazioni” abbiano una tendenza a perdere questi lasciti evolutivi o se siamo destinati ad estinguerci così come siamo.

La cosa ancora più simpatica è che il tubercolo fu annoverato da Lomborso (si, il mitico medico che pretendeva di sostenere la tesi di “criminale dalla nascita” basandosi su alcune evidenze fisiognomiche) come uno dei tratti distintivi di un soggetto con propensione criminale. Praticamente era un “carattere degenerativo” tipico di persone da cui stare lontano. Ora faccio la mia statistica.

Mi tocco l’orecchio da stamane, ma non sono sicuro di averlo o meno (il che, forse, vuol dire che non ce l’ho)…

WU

Modalità di default

Devo (e sono certo di non essere l’unico) ringraziare la mia rete celebrale di default. Che cosa è? Diciamo che è quella cosa che noi tutti usiamo ed abusiamo nella nostra realtà di tutti i giorni per sopravvivere, solo non sapevamo che si chiamasse così, anzi non sapevamo neanche che esistesse…

Default mode contributions to automated information processing è l’articolo che riassume la ricerca (che va avanti dal 2001) condotta dall’università di Cambridge che ha identificato questo sistema che noi sfruttiamo da millenni inconsapevolmente (?).

Using a cognitive flexibility task, we show that a set of brain regions collectively known as the default mode network plays a crucial role in such “autopilot” behavior, i.e., when rapidly selecting appropriate responses under predictable behavioral contexts. While applying learned rules, the default mode network shows both greater activity and connectivity.

Praticamente è il nostro autopilota mentale… e di ottimo livello! Ci consente tutte quelle operazioni routinarie anche complesse senza necessità di concentrarsi più di tanto (beh, non possiamo addormentarci quando siamo alla guida su un percorso che conosciamo benissimo, ma questo è un’altro discorso…).

Il cervello, normalmente, si accende in maniera settoriale in base agli stimoli specifici che riceve (area della vista, udito, e via dicendo), ma quando entriamo in modalità autopilota, il nostro cervello è come se già conoscesse le regole dell’ambiente circostante e non richiede l’attivazione di area specifiche. Passa a fare più che altro affidamento sulla memoria invece che “mobilitare” i centri decisionali.

In addition to dealing with variable demands of the environment in everyday life, we are continuously faced with routine, predictable challenges that require fast and effective responses. In an fMRI-based cognitive flexibility task, we show greater activity/connectivity centered on the default mode network during such automated decision-making under predictable environmental demands.

Lo evochiamo per tutte quelle situazioni che non consideriamo più particolarmente problematiche o degne di nota e lasciamo i nostri “gangli decisionali” liberi per l’imprevisto, per l’elucubrazione, o per la distrazione.

Ed ovviamente la scoperta, oltre ad accendere una luce su come facciamo a sopravvivere alla nostra routine getta anche le basi per identificare le basi di varie problematiche neurologiche. Ad esempio un difetto passaggio del pensiero razionale al controllo automatico (o il viceversa) potrebbe essere alla base di problemi di memoria, deficit di attenzione, impulsività, deficit di controllo razionale, o comportamenti compulsivi.

Furthermore, functional interactions between this network and hippocampal and parahippocampal areas as well as primary visual cortex correlate with the speed of accurate responses. These findings indicate a memory-based “autopilot role” for the default mode network, which may have important implications for our current understanding of healthy and adaptive brain processing

Ciao, oh mio autopilota, non ti conoscevo prima d’ora, ma ti sono già profondamente grato, a te ed a chiunque ti abbia installato nel mio pacchetto base.

WU

Sangue di pappagallo

Questo per la serie: alla faccia di chi dice che scienza ed arte (no, “scienza e fede” è un’altro capitolo) non possono andare d’accordo. A volte anche le cose noiose (e “difficili”, ma solo per i profani) possono nascondere un aspetto artistico, o quanto meno potenzialmente bello.

Personalmente credo molto in questa bellezza intrinseca della scienza (abbracciando con questa parola un po’ tutto: costruzioni, esperimenti, simulazioni numeriche, animali, e via dicendo).

Beh, ogni anno la competizione Wellcome Image Awards celebra la migliore foto scientifica. Qui trovate una bella carrellata dei finalisti e sotto quella che io inutilmente eleggo come la foto vincitriceper me 🙂

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Blood vessels of the African grey parrot, by Scott Birch and Scott Echols.

This image shows a 3D reconstruction of an African grey parrot, post euthanasia. The 3D model details the highly intricate system of blood vessels in the head and neck of the bird and was made possible through the use of a new research contrast agent called BriteVu (invented by Scott Echols). This contrast agent allows researchers to study a subject’s vascular system in incredible detail, right down to the capillary level.

Ah, al vincitore, quello vero che sarà eletto il 15.03, spettano ben 5000 sterline. Ed in più le immagini di tutti i finalisti faranno il giro del mondo in un’esibizione che non toccherà musei bensì università ed accademie. Un modo come un’altro per farci piacere un po’ di più lo studio (i.e. la “sofferenza” che c’è dietro queste immagini). Soddisfazioni su più fronti.

WU

Neuralterapia

Sulla falsa riga delle “leggi” della biologia (qui il mio sproloquio) è recentemente tornata alla ribalta anche un’altra genialata, la neuralterapia. Anch’essa di origine tedesca (e ora la casualità mi lascia un po’ dubbioso)

la neuralterapia è riscoperta dalla medicina moderna come una soluzione efficace per combattere i dolori, e non solo.

E già tendo ad irretirmi ed alzare un muro di diffidenza, come di solito mi accade con dichiarazioni così generali ed onnicomprensive.

Correva l’anno 1925 ed i fratelli Huneke per curare l’emicrania della sorella iniziarono (e mi chiedo se la madre lo sapesse) a somministrarle procaina per via endovenosa (una cosa sicurissima evidentemente).

Il passatempo dei fratelli sembrava avere poteri miracolosi (altra parola che mi mette sulle difensive): l’emicrania scomparve seduta stante. Ovviamente l’euforia fu dilagante e continuarono le “sperimentazioni”; incluse iniezioni direttamente su ematomi e cicatrici che “magicamente” facevano scomparire ogni forma di dolore.

Quindi c’erano tutte le basi per definire i Principi della Neuralterapia:

stati di dolore cronico e diverse condizioni mediche sarebbero causate da anomalie elettrofisiologiche chiamate campi di disturbo (Störfelder). La neuralterapia si può effettuare in tre forme
1) come terapia segmentale, in forma di trattamento locale o sul segmento individuato;
2) come diagnostica di uno o più campi di disturbo e conseguente terapia di regolazione;
3) come terapia su gangli o sulla catena laterale del Sistema Nervoso Simpatico.

Sti campi di disturbo sarebbero causati da cicatrici o traumi e causerebbero a loro volta dei corto circuiti neurali che generano quindi il dolore anche in punti distanti dal trauma stesso. Capiamo meglio (da qui):

Neural Therapy is designed to repair and restore normal function to the Autonomic Nervous System (ANS), that part of the nervous system responsible for the “automatic” functions of the body such as immune function, circulation, and the production of hormones. As early as 1905, researchers noted that illness and dysfunction are almost always preceded by a dysfunction of the ANS. Neural Therapy, when correctly done, repairs ANS dysfunction, restoring the body’s healing capacity, allowing Prolotherapy, if still needed, to work more effectively.

Se non avete già smesso di leggere (io lo avrei fatto) vi dico anche il ruolo della procaina, in tutto questo film, è quello di ripolarizzare le cellule stabilizzando il campo e quindi ripristinando il corretto funzionamento del sistema neurale.

In sostanza una specie di spiegazione medica, con farmaco associato, della pratica dell’agopuntura. Quindi con un po’ di palpazione e massaggi identifichi l’anomalia che piò essere ovunque e con un po’ di procaina (è un anestetico locale sviluppato per curare i reumatismi) curi qualunque cosa. Facciamo un esempio: soffro di un male incurabile (ed innominabile), ma ho anche preso una brutta storta alla caviglia; benissimo, basta una piccola iniezione alla caviglia e sono salvo!

Prove di tutto questo modello non ce ne sono. Gli esperimenti sono stati condotti quantomeno in maniera da lasciare qualche dubbio. Le basi scientifiche sono pura fantasia. I seguaci abbondano.

Il motivo, secondo me, è che è l’ennesimo caso di un metodo diagnostico, ancor prima che curativo. che garantisce risultati veloci e sicuri, anche per sindromi acute, dolorose ed incomprensibili. Tutti vogliamo credere e stiamo male ancora di più.

WU

 

 

 

 

Le 5 “leggi” della biologia ?!

Poniamoci una domanda: “Cosa è la malattia?”. Mi sono immaginato molte risposte, prima di decidere di approfondire quanto sotto (e quanto spesso tristemente risentito)…

Prima legge: Il trauma è il detonatore
La “malattia” inizia a partire da uno shock biologico, la DHS (Sindrome di Dirk Hamer), che attiva all’istante nel nostro organismo un programma speciale, biologico e sensato (SBS). A seconda del tipo di “sentito biologico” o “contenuto conflittuale” che una persona percepisce nell’istante della DHS, si attiva unprogramma speciale che è adeguato a far fronte al tipo di evento inaspettato vissuto dalla persona e che si manifesta sia nell’area cerebrale corrispondente, sia nell’organo innervato da questa area.

“Sentito biologico”???? Ma per favore!!

Seconda legge: niente esiste senza il suo contrario
Questo programma speciale, una volta iniziato, ci mette sensatamente in uno stato di allerta, il conflitto è attivo (fase simpaticotonica) e termina solo con la soluzione del conflitto. Segue quindi la fase vagotonica di riparazione. Per questo il programma speciale viene definito bifasico (a patto che si arrivi a soluzione del conflitto).

“Il conflitto termina solo con la soluzione del conflitto”… non lo avrei mai detto…

Terza legge: Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie equivalenti
A seconda di quale area cerebrale si sia attivata, avremo quindi a livello organico due modalità di comportamento completamente diverse. Se l’area attivata (Focolaio di Hamer) si trova nel paleoencefalo(tronco cerebrale e cervelletto) avremo crescita cellulare nella fase di conflitto attivo. Al contrario se l’area attivata si trova nel neoencefalo (midollo cerebrale e corteccia) avremo crescita cellulare unicamente nella fase di soluzione.

Mi pare di capire che la “crescita cellulare” sia inevitabile… Direi che qui un balletto ci sta benissimo

Quarta legge: I microbi sono al servizio del cervello
I microbi non sono la causa delle “malattie”, bensì i nostri aiutanti, guidati dal cervello e simbionti per ogni singolo tessuto.

“guidati?” Ovviamente inconsciamente…

Quinta legge: della quintessenza
Tutti questi processi sono stati inseriti in milioni e milioni di anni durante la nostra evoluzione e sono quindi assolutamente sensati. In effetti, non c’è più nulla che accade nel corpo che possa ancora essere considerato “maligno” o “benigno”, ma si tratta unicamente di processi utili per la sopravvivenza dell’individuo e della specie.

Se poi sopravvivenza=morte è un dettaglio che può essere facilmente superato da funanbolismi verbali

Le LEGGI sopra sono le 5 leggi della biologia così come SCOPERTE dal dr. Hamer. Servono, OVVIAMENTE, per valutare PRECISAMENTE quanto sta accadendo alle nostre emozioni ed al nostro organismo.

In breve: Le malattie sono sempre causate da shock biologici (Dirk-Hamer-Syndrome, DHS) e l’unica via di guarigione è la risoluzione del conflitto.

… con tanto di PRESUNTO attestato di conferma delle leggi

Ora, se crediamo perché dobbiamo/vogliamo/possiamo io sono il primo, ma se vogliamo attenerci ad un (discutibile? certo, ma non più di queste leggi) metodo scientifico, allora queste leggi non sono state mai provate, verificate e quindi accettate dalla “medicina tradizionale”.

Ah, personalmente trovo anche qualche contraddizione logica in questi asserti…

WU

PS. Un breve cenno bibliografico mi ha aiutato ad inquadrare la faccenda.
Il dott. med. Ryke Geer Hamer è nato in Germania nel 1935. Nel ’72 conseguì la specializzazione in medicina interna e iniziò ad occuparsi, come primario in ginecologia, di malati di cancro. Parallelamente inventò e brevettò molti utensili in uso ancor oggi nel campo della chirurgia plastica. Nel 1976 il dott. Hamer, con la moglie ed i suoi quattro figli, volle ritirarsi in Italia, per curare gratuitamente i malati nei quartieri più poveri. Il 18 agosto 1978, il principe Vittorio Emanuele di Savoia, impazzito (??), sparò al figlio del dottore. Per più di tre mesi il ragazzo lottò tra la vita e la morte. La sua morte cambiò la vita del dott. Hamer che poco dopo la morte di suo figlio infatti si ammalò di cancro ai testicoli. Il dottore assegnò la causa della sua malattia allo choc della morte di suo figlio. Quindi non era “colpa” di qualche cellula impazzita, ma dovesse essere in relazione al cervello. Chiese ai suoi pazienti se anch’essi avessero vissuto un avvenimento terribile e scoprì che tutti (??) avevano subito un evento traumatico prima di ammalarsi.

Nell’ottobre 1981, volendo pubblicizzare i risultati della sua ricerca, fu messo davanti un out-out: o rinnegare i risultati della sua ricerca o lasciare la clinica. Scelse, ovviamente, per il continuare per la sua strada, ma i decani dell’università a cui erano stati presentati i risultati respinsero le sue teorie sulla correlazione tra cancro e psiche
Il dottore continuò nonostante tutto (opposizioni, condanne, arresti e cose del genere) la sua ricerca verificando (??) l’esatta corrispondenza e fondatezza delle sue scoperte.

Il tutto condito da asserzioni antisemite ed autoproclama della Nuova Medicina Germanica. Direi che gli estremi per (NON) credere ci sono tutti, eppure c’è chi le segue.

Ejiao

2500 anni fa già esisteva la medicina cinese, e con essa tutti i medicamenti del caso. Tra questi:

In Chinese medicine, this herb [Ejiao] has developed a reputation as an effective gynecological medicine thanks to its amazing performance on nourishing yin and supplementing blood, miscarriage prevention, emmeniopathy treatment, and so on.

… solo che non si tratta di una vera e propria erba…

Bensì di una gelatina solida, la Donkey-Hide Gelatin. Si, l’origine è tutt’altro che vegetale e molto più cruenta.

Prendi un asino, squoialo (si, la sto facendo un po’ melodrammatica), bolline la pelle, e facci delle tavolette. Il risultato è più che stupefacente dato che avrai un medicamento da usare come unguento o come tonico per gli utilizzi più disparati, dal curare la tosse all’alleviare l’ansia, dal depurare il sangue a farti passare il mal di stomaco, e via dicendo.

Si tratta di delle tavolette untuose ed appiccicaticce dal colore nero-marrone, rigide e fragili con le tipiche fratture lucenti, dal sapore dolciastro (pare) con le quali ci puoi fare un po’ tutto.

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Ottima, quasi miracolosa, per gli umani… molto meno per gli asini. Data infatti l’altissima richiesta in Cina la popolazione di asini è stata praticamente decimata (e sottratta a più umili, ma meno cruente, mansioni).

E quindi? Facile, basta importarli! Dall’Africa, per esempio, dopo la popolazione delle povere bestie gode ancora di ottima salute. Ma la cosa ha creato altro genere di problemi.

Il Niger ha avuto un incremento nell’export asinale di circa il 200% ed il Burkina Faso di oltre il 1800%! Praticamente in queste zone dell’Africa sorgono mattatoi di asini (inutile dire che le povere bestie sono spesso tenute in miserrime condizioni) solo per soddisfare il mercato cinese (che tanto a pagare paga…).

Ma non è tutto… Si va, infatti, dal Niger in cui il prezzo di un asino è aumentato da 34 a 147 dollari (rendendolo di fatto un bene di lusso e privando molti agricoltori e mercanti di forza lavoro fondamentale) al Sudafrica ove l’aumento della domanda di asini ha causato un pauroso incremento di furti e crudeltà inflitte a questi poveri quadrupedi.

In molti stati africani, pertanto, si è dovuti giungere a vietare l’export di asini in Cina (con conseguente green light, sorrisoni ed occhiolini al contrabbando ed al mercato nero). Praticamente una specie di mannaia su mercati “emergenti” di certo non pronti e non attrezzati per soddisfare, ne per vie lecite ne illecite, tale domanda.

La potenza della richiesta, per quanto assurda possa sembrare, nel libero mercato.

WU

PS. Ed ancora più assurdo è che in passato gli asini erano “quasi al sicuro”, infatti:

However, you may not know that initially E’jiao was not made of donkey hide only but cowhide and other many other animal skins. It wasn’t until the Tang Dynasty others weren’t used anymore because people came to realize that the efficacy of donkey hide was the best.