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Acqua sensibile

Che di per se è anche un bel titolo. Evocativo. Puro.

Parliamo, tuttavia, di una presunta teoria secondo la quale esiste una correlazione fra i pensieri umani e lo stato dell’acqua. Eh no, non sto scherzando.

Prendiamo due vasetti pieni di riso e colmiamoli d’acqua fino all’orlo. Poi mettiamolo l’uno accanto all’altro a riposare. Al primo rivolgiamo una serie di lodi e complimenti; al secondo insulti e vilipendi. Il risultato che otterremo (dovremmo ottenere, si dice che si possa ottenere, è possibile che accada, … e non so più che circonlocuzioni usare per dire che ci credo un numero fra 0 ed 1 in una scala che arriva a 100000) è che il primo avrà il riso ben sedimentato e l’acqua cristallina mentre il secondo sarà una torbida mistura.

MemoriaAcqua.png

Il motivo “scientifico” è che i cristalli assumono una forma simmetrica solo nel caso percepiscono una fonte armonica attorno ad essi, mentre rimarranno ad uno stato caotico a campi di energia negativa (e la cosa vale sia per pensieri, parole, musica, testi, etc. etc.).

Insomma l’acqua non è completamente indifferente ai nostri stati d’animo, anzi, la condizioniamo e la “organizziamo” in base all’energia positiva o negativa che emaniamo.

Ora uno ci può credere o meno (proverò con i due vasetti, ma sono certo che il motivo per cui non vedrò alcuna differenza è che il mio scetticismo ha condizionato l’esperimento), ma alla “teoria”manca uno dei presupposti per renderla tale: NON è possibile fare una verifica sperimentale e riproducibile dei risultati. Ciò automaticamente la porta nel campo delle pseudo-teoria (e d’altronde anche il suo ideatore non aveva basi scientifiche… anche se questo potrebbe non voler dir nulla).

Il principio è comunque una deformazione di qualcosa di invece molto più reale, beh almeno realistico:

sostanze chimiche di natura organica e non organica, nonché molecole biologiche e composti organici complessi emettono, rispettivamente, singole frequenze elettromagnetiche o uno spettro di frequenze che corrisponde a quelle delle sostanze contenute.

Un po’ come dire che in un certo senso l’acqua potrebbe avere veramente una memoria elettromagnetica di ciò con cui è venuta in contatto, anche se di certo non delle emozioni umane. Per quelle bastiamo noi stessi.

WU

Mida batteri

Parliamo un po’ di ricerca, di ricerca applicata. Ovvero di quel genere di ricerca che tende, ovviamente (!) in una prospettiva di medio/lungo termine a generare il soldo.

Tutti abbiamo presente il valore dell’oro, in particolare in un periodo di incertezza (devo dire: come quello attuale?) cerchiamo in esso (per chi può) quel rifugio e quella tranquillità che tanti altri investimenti non sono in grado di offrire.

Ad ogni modo, divagazioni a parte, l’oro è l’oro. Ed il sol pensare di riuscire a realizzare, in una qualche forma il sogno di Re Mida, fa luccicare gli oggi, e pensare subito al businesssss.

Una ricerca Australiana dell’università di Adelaide, questa, si è concentrata su un tipo di batterio che potrebbe effettivamente aprire nuovi scenari. Sono microrganismi che avrebbero (un solo condizionale) la capacità di trasformare in oro ciò che ingeriscono.

L’oro, benché sia Oro, proprio come gli altri metalli terrestri è continuamente soggetto ad un ciclo di reazioni che tendono a scioglierlo dagli altri materiali ai quali è legato per concentrarlo in piccole pepite: il ciclo biogeochimico dell’oro.

In the natural environment, primary gold makes its way into soils, sediments and waterways through biogeochemical weathering and eventually ends up in the ocean. On the way bacteria can dissolve and re-concentrate gold – this process removes most of the silver and forms gold nuggets.

Beh, il grande pregio della ricerca è sostanzialmente quello di aver isolato alcuni dei microorganismi artefici di tale ciclo ed aver anche “sperimentato” che la trasformazione avviene in anni/decenni (tra i 3,5 e gli 11,7 anni). Effettivamente pochissimo se paragonato ad ere geologiche.

Il punto è quindi oro, oro subito (ovviamente non rpima di aver portato i batteri fuori dai laboratori in sconfinati “allevamenti di oro”)! Direi che siamo di fronte ad una crasi fra Re Mida e Goldfingher.

WU

Elucubrazioni sul principio di Mach

La materia, la massa, per quanto concetti con i quali ci scontriamo quotidianamente da millenni (io le confezioni di bottiglie acqua le doterei di mini-rotelline) riservano ancora molte sorprese, è un dato di fatto.

Dal principio di equivalenza in poi ancora non ci è chiaro fino in fondo perché la massa ha le proprietà che la contraddistinguono. L’inerzia (in due parole … la tendenza dei corpi a mantenere il proprio stato di moto o di quiete…), ad esempio, da dove viene fuori?

Beh, secondo E. Mach, dal’interazione della massa in questione con il resto del cosmo. Ovvero:

L’inerzia di ogni sistema è il risultato dell’interazione del sistema stesso con il resto dell’universo. In altre parole, ogni particella presente nel cosmo ha influenza su ogni altra particella.

Assumiamo per un momento (con uno sforzo mentale non banale) che in tutto il cosmo vi sia solo un oggetto e noi siamo seduti di di esso. Beh, in questo caso non percepiremmo nessuna forza di inezia, indipendentemente dal moto dell’oggetto.

Ciò sarebbe una conseguenza che ogni moto che definiamo è un moto rispetto a qualcos’altro, rispetto ad un sistema di riferimento, è un moto relativo. Quindi, se consideriamo solo questo solitario oggetto non possiamo stabilire se si muove/ruota o meno e quindi se sussistono forze di inerzia o meno. E’ un po’ come dire che se dobbiamo faticare per sollevare la cassa di acqua la “colpa” è delle stelle lontane, la cui massa (complessivamente un visibilio) influisce sull’inerzia di ogni cosa… acqua compresa.

Un po’ una conseguenza del fatto che il sistema di riferimento assoluto non esiste, con buona pace di Newton.

La parte affascinante è pensare come una proprietà intrinseca della materia sia effettivamente derivata dall’interazione con il resto dell’universo: prendiamo la nostra inerzia dal cosmo.

Filosoficamente appagante.

WU

Very very very cold

One billionth of degree above the absolute zero. More than 100 000 000 times colder than the depths of space (a place already very cold).

It is like to say that this is the coldest point we might have ever seen. And, since temperature is energy and energy is matter, it is like to explore the deepest structure of energy and matter.

At these extremely low temperature matter behaves like waves more than particle; the state is known as the Bose-Einstein condensate. Ok, this is new, but not brand new.

Here, on the Earth I mean, we already succeeded to create such a state, but the boring gravity affecting everything causes matter to maintain such characteristics only for a fraction of second before to settle atoms towards the ground.

Well, the natural evolution of such experiment is to pack everything and send the equipment to the International Space Station (ISS); at least we know how it can be used besides for taking pictures…

The Cold Atom Lab (CAL) experiment is scheduled to be flown on the ISS in August 2017. The box features a powerful laser, a vacuum chamber and an electromagnetic “knife” to cancel out any gas particles energy. This correspond to having and almost motionless matter in absence of gravity, i.e. a Bose-Einstein condensate lasting for tens/hundreds of seconds!

CAL.png

Of course nothing is done for pure research and the technical repercussion of this experiment are on quantum computers and atomic clocks. The Bose-Einstein condensate state is also a “fluid” with zero viscosity (no viscosity means that there is nothing to slow it down dissipating the kinetic energy) thus also its possible applications on energy transmission can take advantage from this kind of experiments.

All in all, although the space is already very cold, making a tiny box even colder up there helps us here to imagine new concepts and applications. Technology evolving through experiments exploiting what we already have.

Arrangiarsi: taking out the most from everything.

WU

Il principio di reciprocità

In principio era la reciprocità. Anche in seguito, fino alle innovazioni introdotte dalla stampa 3D (3D printing per fare i fighi).

Il principio di reciprocità (cercando di limitare al minimo ogni delirio di onnipotenza) è quel principio base che vi dice che se premete un materiale da una parte il materiale si sposta da un lato e possiamo misurare lo spostamento dall’altra parte. Ovvero, se premete su un foglio di carta si fa un “bozzo” dall’altra parte della stessa dimensione della “valle” che si crea sotto il vostro dito. Abbastanza semplice ed intuitivo.

Ma non è tutto, basta un po’ di astuzia ed una stampante 3D per far si che se voi premete da un alto… l’altro non se ne accorge neanche. Il materiale in questione è caratterizzato da una struttura interna regolare che con un misto di nano cubi e nano romboidi è in grado di trasmettere lo sforzo applicato in una direzione lungo la direzione trasversale.

In pratica è una rottura della simmetria della struttura interna della materia che rende il materiale peculiare… ed accende la nostra fantasia.

Un guanto fatto di questo materiale “annullerebbe” il senso del tatto; una protesi che può toccare, ma non sentirne lo sforzo; robot soffici che premono e non si deformano; scarpe che si allungano senza sollecitare la schiena ad ogni passo. E cosette del genere, a cui non avremmo neanche mai pensato (un grande benvenuto ai bisogni etero-indotti) se non avessimo avuto a che fare con un po’ di astuzia ed una bella stampante 3D.

WU

PS. Effettivamente il principio di reciprocità può anche applicarsi al campo giuridico-legale con interessanti sfaccettature di cooperazione fra popoli (poi che siano solo parole è un’altra storia):

Lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali.

Verso Psiche ed oltre

17 Marzo 1852. Annibale de Gasparis guardava il cielo, naso all’insù dall’Osservatorio di Capodimonte. Un puntino si muoveva. Un puntino finora non giustificabile. Un nuovo asteroide. Annibale non ne conosceva ancora il “mistero”…

16 Psiche è uno dei boss della fascia principale degli asteroidi. 250 km di diametro per un sasso spaziale di circa 1.7e19 kg, mica poco…

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Ma il mistero (… parola magica cattura-attenzione) che avvolge Psiche deriva dalla analisi del suo spettro elettromagnetico: praticamente ferro e nichel allo stato puro (M type asteorid, in gergo)! Una specie di miniera a cielo aperto (e qui posso capire perfettamente quando si parla di asteroid mining…).

Tuttavia ora le domande (… e già la magia del mistero si affievolisce) sono due: come si è formata una palla di ferro? Quanto è denso un asteroide fatto di ferro-nichel?

Per quanto riguarda la prima, l’ipotesi più accreditata è che l’asteroide che vediamo oggi sia ciò che resta del nucleo di un pianetino che, bersagliato da molteplici impatti, è stato privato di tutta la sua parte rocciosa mettendo a nudo il suo nucleo “inscalfibile”.

Per la seconda, invece, abbiamo la fortuna che Psiche, essendo abbastanza grande, esercita un’influsso gravitazionale sugli altri oggetti della fascia principale misurabile e quindi da ciò è possibile determinare abbastanza accuratamente la sua densità che è… bassissima!
20000 kg/m3, ovvero il doppio dell’acqua! Ma non stavamo parlando di ferro-nichel? Beh, l’unica spiegazione ragionevole sembra essere che il masso non è una roba solida, ma piuttosto un aggregato di polveri e particolati molto poroso.

Aggiungiamo (… e qui arriva a leggere solo chi non ha di meglio da fare) che: un masso di ferro-nichel dovrebbe eavere un campo magnetico fortissimo e che “the only metallic core-like body that has been discovered in the Solar System”. Ma tutte/molte delle meteoriti metalliche che ci sfiorano provengono da impatti con Psiche? Ma Psiche è il risultato di una fusione di materiale o un aggregamento di polveri?

Ovviamente il masso ci guarda e tace e noi abbiamo ancora l’ambizione di voler confermare le nostre speculazioni per cui gli estremi per una asteroid mission ci sono tutti.

This mission would be a journey back in time to one of the earliest periods of planetary accretion, when the first bodies were not only differentiating, but were being pulverized, shredded, and accreted by collisions. It is also an exploration, by proxy, of the interiors of terrestrial planets and satellites today: we cannot visit a metallic core any other way. […] For all of these reasons, coupled with the relative accessibility to low-cost rendezvous and orbit, Psyche is a superb target for a Discovery-class mission that would characterize its geology, shape, elemental composition, magnetic field , and mass distribution.

Per il momento la missione proposta (Psyche senza troppa fantasia) ha passato la prima selezione (2015, assieme alla missione Lucy per l’esplorazione dei Trojani) ed ha ricevuto un finanziamento di 3M$ per un ulteriore anno di studio (principalmente volto a dettagliare il piano di missione e mitigare i rischi) e, se dovesse passare fra i finalisti del programma Discovery riceverebbe 450 M$ (minus the cost of a launch vehicle and mission operations) per portare avanti il programma.

Lancio previsto 2020, continuiamo a speculare che c’è tempo, e mistero.

WU

Technosphere is evolving

Absolutely fascinating:

The planet’s technosphere now weighs some 30 trillion tons – a mass of more than 50 kilos for every square meter of the Earth’s surface, report investigators. Additionally, the numbers of technofossil ‘species’ now outnumber numbers of biotic species on planet Earth.

Tecnosphere? Of course (at least according to the paper “Scale and diversity of the physical technosphere: A geological perspective” University of Leicester geologists).

Technosphere includes physical human-made structures from houses, factories and farms to computer systems, smartphones and CDs, to the waste in landfills and spoil heaps. In short, all structures that humans constructed to keep them alive on this planet compose the technosphere.

Well, it is not surprising that we have so much mankind-produced mass. From a certain point of view we implemented an evolving system and, as any changing system, we left behind us a mass of useless (?) fossils. Well, for the nature, fossils are those stuffs that allowed us to read an history no one else could have told us.

Technosphere approximate mass reaches the enormous estimated value of 30 trillion tons. Of course we didn’t produce this mass out of the blue, but we somehow transformed/reused the mass our planet made us available. In some sense, technosphere measures the extent to which we have reshaped our planet (without asking it any permission).

Humans and human organisations form part of it, too — although we are not always as much in control as we think we are, as the technosphere is a system, with its own dynamics and energy flows — and humans have to help keep it going to survive.

It is intriguing to understand how the potentially largest new phenomenon on this planet is under our eyes, but we never paid enough attention to it (and to its mass). Yes, technosphere is not just mass, it is the system we created that is now somehow evolving without us.

WU