Amara Norvegia

Ve la ricordate la lobby dello zucchero?

In Norvegia si sono messi in testa (in realtà è frutto di un po’ di statistiche, picchi di consumo, ed aumento dei casi clinici) che il consumo di dolciumi e bevande zuccherate era eccessivo.

Già nel 1922 nel paese scandinavo il governo si inventò la “tassa sullo zucchero“. All’epoca con l’evidente intento di aumentare le entrate statali. Dopo il picco di consumo degli anni novanta, tuttavia, la tassa non è stata affatto abolita, ma rivista ed incrementata. Lo scopo, in questo caso, non era tanto quello di aumentare il gettito statale, ma di migliorare lo stile di vita dei cittadini. Certamente possiamo assumere che il governo norvegese sia particolarmente altruista, ma ammettiamo che è soprattutto lungimirante: meno zuccheri, meno malattie, meno costi in una prospettiva (parola che nel nostro paese sento usare sempre più di rado) di lungo termine.

Il risultato è che dal duemila in poi in Norvegia il consumo medio di zucchero pro-capite si è ridotto di circa un chilo all’anno, precisamente da 43kg per persona per anno a 24. La previsione è che nel 2021 sarà raggiunto il consumo medio pro-capite raccomandato.

Lo strumento della tassa per disincentivare il consumo è quello più vecchio e più efficiente del mondo (quando si mette la mano nelle tasche dei cittadini la soglia dell’attenzione aumenta magicamente). Ed in Norvegia non vanno tanto per il sottile: nel 2018 il prelievo fiscale su dolciumi e cioccolato è arrivato a circa 13.55 €/kg (aumentando del 83!) e a circa 1.5 €/kg su zucchero e bevande dolcificate (aumentando di “solo” il 42%).

Ah, assolutamente non trascurabile il fatto che il paese non ha solo tassato zuccheri e dolciumi, ma l’incremento della “sugar tax” è parte di un insieme di norme volte a ridurre il consumo di zuccheri (azioni sinergiche, credo si dica, altro termine non tanto in voga dalle nostre parti). Fra queste spiccano le regolamentazioni statali per produttori e fornitori di alimenti dolcificati che ne regolamentano la pubblicità e vietano la vendita a minori di anni 13.

Mi sembra chiaro che dato un fine i mezzi si trovano. E senza neanche troppa fantasia… Sarei solo curioso di sapere quanti piedi si sono pestati “ad alti livelli” per raggiungere questo risultato.

WU

PS. Continuiamo questo “ciclo dello zucchero” con questa domanda (quanto mai attuale): ed in Italia? Beh, stiamo vivendo il periodo “della manovra” che assieme alla tassa sulla plastica sta proponendo di introdurre anche quella sullo zucchero. Tale tassa, in Italia, colpirebbe soprattutto la Coca Cola che dalle nostre parti arruola (includendo l’indotto) circa 30000 persone.

Ovviamente colossi del genere si sono subito mobilitati per mettere le mani avanti: incremento della tassazione, associato ad un aumento dei costi in generale e contrazione del mercato (chissà perché due temi che vengono sempre fuori quando bisogna giustificare qualcosa…) potrebbe avere ricadute occupazionali. Ovviamente. Ah, anche un aumento dei prezzi, altrettanto ovviamente.

Project 259 – Reloaded

Torniamo un po’ a cibarci (nel vero senso del termine) di… zucchero.

Avevamo già affrontato qui la questione della “lobby dello zucchero” ovvero di come la “ricerca” anni ’60 sul rapporto fra assunzione di zucchero e problemi cardiovascolari fosse finanziata dalla SRF che trae(va) a sua volta i profitti proprio dalla vendita di zucchero.

Throughout its history, the Sugar Association has embraced scientific research and innovation in an attempt to learn as much as possible about sugar, diet and health. We know that sugar consumed in moderation is part of a balanced lifestyle,1,2,3 and we remain committed to supporting research to further understand the role sugar plays in consumers’ evolving eating habits. The bottom line: the Sugar Association will always advocate for and respect any comprehensive, peer-reviewed scientific research that provides insights and aids in our understanding of the role food and nutrition serve in our lives.

Oggi ci svegliamo di nuovo provando a smuovere una pesante coperta lunga decenni. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha tagliato le dosi consigliate di assunzione di zucchero portandole al 5-10% delle calorie giornaliere.

A new WHO guideline recommends adults and children reduce their daily intake of free sugars to less than 10% of their total energy intake. A further reduction to below 5% or roughly 25 grams (6 teaspoons) per day would provide additional health benefits.

Il “famoso” (abbonderò di virgolette in questo post) Progetto 259, era appunto un trial clinico per studiare sui topi il legame fra zucchero e trigliceridi; quando i risultati furono più che negativi, i fondi furono tagliati e nessun risultato fu pubblicato. Al progetto seguirono gli abbondanti fondi dati al ricercatore Pover per continuare gli stessi studi, quando anche qui venne fuori l’addirittura più inquietante possibilità che mangiare troppo zucchero potesse provocare cancro alla vescica, anche qui vennero tagliati i fondi nulla più si seppe dei risultati ottenuti. Furono inoltre “finanziati” dei “ricercatori” di Harvard per pubblicare “risultati” che minimizzassero i rischi sulla salute del cuore causati dallo zucchero spostando la colpa sui grassi.

The objective of this study was to examine the planning, funding, and internal evaluation of an SRF-funded research project titled “Project 259: Dietary Carbohydrate and Blood Lipids in Germ-Free Rats,” led by Dr. W.F.R. Pover at the University of Birmingham, Birmingham, United Kingdom, between 1967 and 1971. A narrative case study method was used to assess SRF Project 259 from 1967 to 1971 based on sugar industry internal documents. Project 259 found a statistically significant decrease in serum triglycerides in germ-free rats fed a high sugar diet compared to conventional rats fed a basic PRM diet (a pelleted diet containing cereal meals, soybean meals, whitefish meal, and dried yeast, fortified with a balanced vitamin supplement and trace element mixture). The results suggested to SRF that gut microbiota have a causal role in carbohydrate-induced hypertriglyceridemia. A study comparing conventional rats fed a high-sugar diet to those fed a high-starch diet suggested that sucrose consumption might be associated with elevated levels of beta-glucuronidase, an enzyme previously associated with bladder cancer in humans. SRF terminated Project 259 without publishing the results. The sugar industry did not disclose evidence of harm from animal studies that would have (1) strengthened the case that the CHD risk of sucrose is greater than starch and (2) caused sucrose to be scrutinized as a potential carcinogen. The influence of the gut microbiota in the differential effects of sucrose and starch on blood lipids, as well as the influence of carbohydrate quality on beta-glucuronidase and cancer activity, deserve further scrutiny.

We have solid evidence that keeping intake of free sugars to less than 10% of total energy intake reduces the risk of overweight, obesity and tooth decay.”. Non posso escludere ulteriori “finanziamenti” da parte di altre “fonti” a monte di queste affermazioni e delle “ricerche” che le hanno generate.

E parliamo (solo) di zucchero! Possiamo solo immaginare di come vengano “aiutate” le “ricerche” su tabacco, farmaci, cambiamenti climatici, etc. etc. E’ tutto molto dolce…

WU

The Sugar Research Foundation

SRF, oggi Sugar Association, un’altra di quelle sigle (e che dire della WSRO.org?) anonime e poco accattivanti che non conosciamo e che nonostante tutto ci hanno condizionato (se non lo fanno ancora) per anni.

Per una cinquantina d’anni, più o meno. E’ dagli anni ’60, infatti, che la SRF ha “sostenuto la ricerca” circa gli effetti fra consumo di zucchero e problemi cardiaci. Ora, la dicitura “sostenere la ricerca” può avere molte accezioni. Una, quella che ci interessa nel caso particolare, è quella di “ha pagato gli scienziati per pubblicare i risultati voluti”.

Alla faccia della ricerca (ed io sono tendenzialmente un fautore del sostegno privato)!

Citando sempre ricerche scientifiche ufficiali di luminari, pubblicate e peer-reviewed: “Randomized controlled trials examining cardiovascular risk factors, body weight, inflammatory markers and risk factors for type 2 diabetes demonstrate no effects of increasing sugars intake“.

L’attenzione è stata spostata, con decine e decine di test ed inutili pubblicazioni peer-reviewed, sui grassi saturi additati come la madre di tutti i mali dei problemi cardiaci.

La rivista Jama Internal Medicine (ah… un journal scientifico in cui parliamo anche di celiachia, depressione ed amenità simili) pubblica infatti il risultato di questa nuova ricerca (l’ambiguità del termine si presta a generalizzazioni, complottismi e scetticismo).

Nell’articolo Sugar Industry and Coronary Heart Disease Research A Historical Analysis of Internal Industry Documents vengono presentati i documenti con i quali la “lobby dello zucchero” (ampolloso e complottista) avrebbe pilotato la ricerca (che in fondo si auto-finanziava).

Praticamente la lobby ha pagato, nell’ambito del Project 226 (ma come si fa a non avere tentazioni da complotto…), circa “$48 900 in 2016 dollars” a testa a tre ricercatori di Harvard (e venitemi a dire che è la patria della ricerca!) per sviare l’attenzione dallo zucchero ai grassi saturi per oltre 50 anni. Correva l’anno 1967. Uno di questi divenne responsabile della divisione di nutrizione del Dipartimento dell’Agricoltura che pubblicò le linee guida sull’alimentazione nel 1977. Magari la persona più morale del mondo, ma il dubbio viene naturale, no?

srf.png

Ebbene si, l’industria americana dello zucchero ha “guidato” (…polite…) i dati di una ricerca semplicemente finanziandola. Oggi continuiamo a mangiare zucchero. Anzi, l’amata lobby dichiara anche che:

The FDA recognizes “that U.S. consensus reports do not support a cause and effect relationship between added sugars consumption and risk of obesity or heart disease …” (FDA, Food Labeling: Revision of the Nutrition and Supplement Facts Labels Final Rule, May 27, 2016)

Ma allora lo scopo ultimo della ricerca scientifica è capire/scoprire o condizionarci? E dato che ora (se ve ne fosse stato bisogno) lo scetticismo naturalmente aumenta: chi mi dice che questi documenti siano autentici/tutti/soli/etc. ?

Ma in che devo credere? Zucchero per il corpo e la mente.

WU

PS. E sotto la posizione della Sugar.org sulla questione:

The Sugar Association Statement on Kearns JAMA Study, [12.09.16]

We acknowledge that the Sugar Research Foundation should have exercised greater transparency in all of its research activities, however, when the studies in question were published funding disclosures and transparency standards were not the norm they are today. Beyond this, it is challenging for us to comment on events that allegedly occurred 60 years ago, and on documents we have never seen.

Generally speaking, it is not only unfortunate but a disservice that industry-funded research is branded as tainted. What is often missing from the dialogue is that industry-funded research has been informative in addressing key issues.

We question this author’s continued attempts to reframe historical occurrences to conveniently align with the currently trending anti-sugar narrative, particularly when the last several decades of research have concluded that sugar does not have a unique role in heart disease.

Most concerning is the growing use of headline-baiting articles to trump quality scientific research—we’re disappointed to see a journal of JAMA’s stature being drawn into this trend.

The Sugar Association is always seeking to further understand the role of sugar and health, but we rely on quality science and facts to drive our assertions.