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L’albero penta millenario

Per sua natura un albero non vive (…a meno di “delicati” interventi umani) settimane, ne mesi, ne qualche anno. Se questo sia un bene o un male non sono in grado di dirlo e comunque non è affar mio. Non ho mai sentito, se posso essere sincero e leggermente prolisso, “augurio” peggiore di “per cento anni” rivolto ad un essere umano. L’equivalente alberesco sarebbe? “Per un migliaio di anni”?

Ad ogni modo, è stato recentemente scoperto un esemplare californiano di Pinus Longaeva (e già il nome tradisce una certa propensione…) che vanta la bellezza di ben 5067 anni!

5067! L’albero singolo più vecchio al mondo (si, esiste un esemplare di abete rosso svedese di ben 9550 anni, ma è uno sporco clone).

Ha visto praticamente tutto ciò che è successo da prima delle piramidi egizie ad oggi. E direi che è molto fortunato, lui e noi, a non poter parlare e non potersi muovere.

Per motivi di sicurezza (come siamo ridotti…) l’effettiva location del pino millenario è tenuta ben segreta. Si sa solo che si trova in California, oltre i 3000 m, da qualche parte sulle White Mountains, con le radici piantate in una terra dura ed arida e a debita distanza dai suoi simili (scaltrissimo adattamento evolutivo che garantisce una resistenza agli incendi quasi innaturale).

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Ovviamente non il posto migliore per nascere, ma in virtù di “ciò che non ammazza fortifica” sono state probabilmente proprio le avverse condizioni naturali a far si che il pino abbia dovuto adattarsi (è praticamente un tronco con pochi ramoscelli e pochissime foglie) e tirar fuori i denti per sopravvivere così a lungo.

WU

PS. Ad onor di cronaca va detto che i suoi fratelli più giovani, diciamo di qualche centinaio di anni, sono anch’essi americani.

Di Pinus Longaeva plurimillenari in america ve ne sono almeno 3 (ovvero Matusalemme, il fu Prometeo ed il vecchietto in questione). Gli altri si nascondono molto meglio…

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A good leader

Di certo lo avrò già detto (e qui Dilbert lo fa a mestiere, molto meglio di me). Per quanto mi riguarda esistono due tipi di leadership: quella etero-imposta e quella naturale. Sono cosciente (anzi… credo) che il vero leader sia quello che ha naturalmente il dono della motivazione, mentre è il “boss”, o qualunque equivalente vogliate usare, è quello che la pretende (anzi, che pretenderebbe devozione).

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Ovviamente imbattersi in leader nati è cosa rara ed alquanto piacevole, mentre nella maggior parte dei casi quello che possiamo fare è provare a digerire ciò che la sorte ci ha messo di fronte.

Una strada è fargli la guerra senza troppi giri di parole (… carriera assicurata…), un’altra è una accettazione passiva del suo ruolo e dei suoi ordini(… carriera assicurata… e questa volta non in senso ironico). La maggior parte dei casi è un grigiolino che sta nel mezzo di questi due estremi che condisce di ulcere e sparlottate al caffè le nostre giornate. Nulla di nuovo.

L’unica cosa che sconsiglio vivamente (per esperienza personale, qualora ve lo stesse chiedendo) di fare è quella di far notare i limiti e le inefficienze direttamente a chi si arroga (quindi non ai leader naturali, anche se con questi confesso di non averci mai provato) il diritto di “comandare”. Non guadagnerete nulla dicendo “… ed allora perché tu non fai questo o quello?” oppure “… ma perché non lo fai tu?!”. Anche il boss non avrà molti altri strumenti per non sentirsi attaccato frontalmente ed uscire dall’impasse se non che dire “I’ll fire you” (o equivalenti più o meno polite).

WU

Tardigradi

Potrebbe tranquillamente essere un peluche per bambini o un perfetto animale di uno dei pianeti del sistema Trappist-1.

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Letteralmente “animali che camminano lentamente“, o anche “orsi d’acqua”, “maiali del muschio” e simili appellativi non propriamente nobili che però non sminuiscono la più grande dote di questi besti: sopravvivono pressoché ovunque ed in qualunque condizione. Allora:

  • da -200°C a +150°C snza batter ciglio, ed anche a temperature ancora più estreme per qualche minuto
  • un decennio senza bere
  • un trentennio senza mangiare
  • esposti a radiazioni che ci friggerebbero tutti in pochi minuti; raggi UV-A e (alcuni tipi) raggi UV-B
  • nel vuoto cosmico
  • a 400 volte la pressione atmosferica
  • in mancanza di ossigeno; la cosa più naturale del mondo…
  • in atmosfere di monossido di carbonio ed altri gas tossici come se fosse brezza marina

Li troviamo sulla Terra dall’artico all’Himalaya, dal muschio agli abissi. Praticamente onnipresenti; compresi quelli che abbiamo di certo mangiato, inalato, toccato. Ah, la loro dimensione massima è (fortunatamente) meno di mezzo millimetro! A meno che non giriate con un microscopio in tasca difficilmente li avete visti vis a vis.

Sono sostanzialmente progettati per essere indistruttibili. Grossomodo di forma cilindrica, con zampette retrattili, rivestiti di chitina, respirano attraverso la pelle, ermafroditi, mangiano praticamente tutto, hanno una specie di sacca interna che fa da riserva alimentare ed apparato circolatorio ed hanno una serie di gangli per un sistema nervoso distribuito. Perfetti.

Oltre ad essere praticamente delle macchine alla Terminator hanno anche un’altra interessante possibilità: andare in stand-by. In particolare quando le condizioni esterne sono troppo sfavorevoli. Si rannicchiano per evitare evaporazione di acqua, si disidratano, mettono in sospensione ogni attività metabolica, creano cristalli di ghiaccio a crescita controllata e sintetizzano anche sostanze protettive.

Praticamente non li fai fuori facilmente. Li abbiamo infatti anche mandati nello spazio ove sono egregiamente sopravvissuti per circa due settimane e sono stati considerati gli unici organismi viventi che sopravviverebbero ai peggiori cataclismi (dall’impatto di un asteroide all’esplosione di una supernova).

Praticamente per farli estinguere o facciamo evaporare tutti gli oceani (ovvero chiediamo a Vesta o Plutone di venirci addosso), oppure ci imbattiamo in una inaspettata supernova estremamente vicina o ancora incappiamo un un gamma ray burst estremamente focalizzata, potente e vicina.

Insomma, se vogliamo avere una speranza di preservare la nostra specie in ogni tipo di futuro distopico-apocalittico dovremmo affidarci un po’ a questi simpatici (?) animaletti. Beh, di idee malsane me ne vengono a bizzeffe: dal cannibalizzare segmenti del loro DNA ad impiantare in loro parte del nostro; dall’allevarli come animali domestici a cui passare parte delle nostre conoscenze (sempre che siano in grado di recepirle) ad addestrarli per essere i nostri piccolissimi astronauti. E giù di fanta-cazzate.

WU (back)

La rana bollita

Immaginiamo una rana piacevolmente immersa in un pentolone di acqua tiepida. La temperatura dell’acqua aumenta molto lentamente. La rana inizialmente non percepisce questo cambiamento. La temperatura dell’acqua comincia a salire sensibilmente.

La rana dà i primi segni di disagio, eppure in qualche modo si adatta. Poi la temperatura diventa davvero insopportabile, ma la rana ha perso forza e non riesce a reagire. È bollita.

Quando la temperatura ha cominciato a salire, inebriata dal tepore del momento non ha capito che era il momento di agire e non ha saputo cogliere l’attimo.

L’ho trovata qui e mi è piaciuta tanto. Anche per il contesto nel quale la metafora è calata. Devo dire che personalmente il “mal da lavoro” lo avverto benissimo ad agosto come a febbraio, ma devo anche ammettere che lo stress per tutto ciò che ruota attorno ad esso è nettamente minore in questi periodi. Meno colleghi in giro, meno telefonate, meno traffico, meno code sono certamente fattori che alleviano la quotidianità in questo periodo.

Tendo a non rimandare a Settembre (ma neanche al mese Pippo…) spietati bilanci lavorativi (e non solo). Devo tuttavia ammettere che la imminenti (brevi) ferie quasi mi impongono (beh… devo ammettere che ho sicuramente subito imposizioni meno piacevoli) di non pensare al lavoro. Ho provato a fare qualche discorso un po’ impegnato “ai miei superiori” (non mi è chiaro il significato, ma uso la locuzione); risposta “ne parliamo dopo le ferie”. Beh, sinceramente dopo le ferie sono certo che non ne parleremo e che le solite urgenze del quotidiano avranno la meglio. Un ottimo modo per non affrontare.

Allora mi chiedo: ma le ferie sono il momento giusto per fare cosa? Pensare o non pensare al lavoro?

Pausa. Per un po’. In ogni caso.

WU

Voltare pagina per scrivere e per leggere

Scrivere il libro della nostra vita: più facile a dirsi che a farsi, ma comunque di certo più facile che leggerlo (qui detto alla Lloyd).

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E non mi riferisco al fatto che ormai i libri sono una specie di oggetti del piacere, pezzi d’arredamento o orme fossili di una società che ormai non è più (altrimenti ci sarebbe davvero bisogno di campagne di sensibilizzazione alla lettura?).

E non mi riferisco alla libertà, alla crescita personale che la lettura ancora ingenera, per chi ne fruisce, ed al fatto che un libro rimane il principale mezzo di evasione (e vi includo a buon diritto anche i vari smartphone/laptop/tablet/etc) dalla routine quotidiana.

E non mi riferisco alla profondità di animo che ciascuno deve raggiungere per mettere insieme qualche pagina partendo da un foglio bianco; che sia un flusso di coscienza ininterrotto, che sia il guizzo di un momento, che sia una storia pensata e ripensata, di certo non può essere frutto di una corazza di superficialità appena scalfita.

Mi riferisco alla paura che abbiamo del cambiamento. Mi riferisco al tremore che ci ingenera le libertà. Tutte cose che evitiamo, se possiamo non girando pagina.

Ma la vita non aspetta. Va scritta. E se non siamo noi a girare spontaneamente la pagina, la gira lei per noi e ci prende (delicatamente?) la mano guidando i nostri tratti sul foglio intonso.

WU

PS. Per dirla alla De Andrè: “… continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai”.

Pareidolia

L’uomo ha una specie di tendenza innata a voler mettere ordine nel caos. Come se le cose disordinate non potessero esistere (… e non avete mai visto i miei cassetti) oppure fossero un errore della natura.

E’ una tendenza istintiva, sicuramente dettata da qualche meccanismo evolutivo (tipo il cacciatore che con la coda dell’occhio coglie pochi segni di una qualche figura ed automaticamente interpola i dati mancanti per figurarsi un grosso predatore da cui scappare… se non era così poco male, è di certo la soluzione più cautelativa).

Esempi classici ce ne sono a bizzeffe: costellazioni, volti umani (e la faccia di Marte?), la faccia delle Luna, le nuvole, gli animali, i test di Rorschach, le emoticons (parentesi e puntini potrebbero essere errori tipografici?) e, dulcis in fundo, fantasmi.

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Lo stesso fenomeno si manifesta, oltre che con la vista anche con l’udito. Quando pensiamo di aver sentito questo o quello (cioè mi volete dire che le canzoni dei Beatles sentite al contrario non vogliono dir nulla?!) ci troviamo spesso preda di questo fenomeno.

Preda di noi stessi. La Pareidolia (che è poi un caso particolare, non proprio patologico, di Apofenia) non fa altro che mettere a nudo le nostre paure ed il nostro bisogno di capire ogni aspetto della realtà, anche quando i dati in nostro possesso sono troppo lacunosi.

Un falso positivo del nostro meccanismo innato di ordine e regolarità.

WU

El Empleo

Quando vi sentite tipo zombie in un sogno che ogni gesto, azione, frase, persino (finta) volontà non sembra altro che una fotocopia di cose già viste e sentite in qualche giornata precedente (si, anche “vita precedente” va bene).

Quando l’esistenza sembra più che altro una monotona routine che ci chiude gli occhi sulla gente che ci circonda. Ci alieniamo, a volte per scelta, spesso per necessità.

Passiamo e viviamo accanto al nostro prossimo come se non ci fosse. Un grigiume da far impallidire una combo Orwell-Dick (o qualche fil post apocalittico a piacere).

Che poi la definizione di “normale” si debba applicare a queste situazioni mi fa più che altro paura. Qual’è il ruolo “normale” all’interno della società?

(Tristi) spunti di riflessioni dovuti (oltre all’odierno rientro a lavoro) a Santiago “Bou” Grasso, Argentino autore del video di cui sotto.

Nessuna parola, come si conviene

WU

PS. Si, arrivo sempre tardi… Il video lo scopro ora e scopro che è in giro dal 2008 e ricevuto già un certo numero di riconoscimenti (ovviamente ufficiali e di valore, non come il presente post).