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Carne in provetta

Di sicuro un nome più accattivante è determinante. Mangereste mai qualcosa che si chiama “carne sintetica” o “carne da laboratorio”? Diciamo che se fosse qualcosa tipo “supperfood3.0” di certo avrebbe più chances. Ma poi (e faccio un po’ l’avvocato del diavolo) ha senso usare la parola “carne”? Sminuisce un po’ quella originale con tanto di mucco dietro?

Ok, con calma. Stiamo effettivamente parlando (cioè, io sto effettivamente blaterando) della strada che deve ancora percorrere il risultato di colture cellulari cresciute in laboratorio per arrivare sulle nostre tavole come alternativa alla carne animale.

Indipendentemente se in questo momento state facendo una smorfia di disgusto o uno slurp di apprezzamento, le autorità regolatorie statunitensi dell’agricoltura e della diffusione degli alimenti (USDA e FDA) hanno di fatto dato il nulla osta alla commercializzazione di questo “alimento”.

La produzione di questa “carne” ha ora un iter ben definito ed entrambe le agenzie lo supervisioneranno e controlleranno al fine di ottenere sinte-carni certificate sulle nostre tavole. In particolare l’Fda si occuperà della raccolta e della conservazione delle cellule, quindi della loro crescita e della differenziazione. L’USDA avverrà invece durante la fase di raccolta delle cellule e si occuperà di produrre effettivamente l’alimento ed etichettarlo. La cosa positiva (che vedo io) è che stiamo parlando di agenzie già in essere e di regolamentazioni già esistenti e non di dover metter su legislazioni dedicate ex-novo (… il che fa perdere però un po’ di esoticità al fanta-alimento).

Le cellule coltivate in vitro sono sostanzialmente cellule muscolari animali (… e ne servono veramente tante…), possibilmente con una buona percentuale di cellule grasse tanto per dare alla pseudo-carne un sapore più “tradizionale”.

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Ora che “la carta è a posto” ci aspettiamo di poter masticare (non voglio sbilanciarmi sul sapore per questo cerco di non usare il verbo assaporare) la “carne” già nel 2020. Il primo hamburger sintetico risale in effetti al 2013 quando un il primo pezzo di carne sintetica fu “degustano” da palato umano come risultato di due anni di lavoro (tralasciando il costo di 325.000$ per circa un etto, ma d’altra parte volete essere i primi o no?!).

Da allora start-up più o meno serie e titolate (fra cui la olandese Mosa Meat, fondata dallo stesso Post… il ricercatore che servì il primo incriminato hamburger) si sono messe al lavoro sul prodotto subodorando quello che condivido essere un vero business. Ora pare (PARE) che siamo attorno a 700 €/kg per la carne-coltivata; altino per tutte le bocche, ma decisamente un grande passo avanti verso la commercializzazione al dettaglio.

Secondo la coldiretti e la Cia-Agricoltori in Italia il “prodotto” non è propriamente ben visto e secondo i loro “sondaggi” (lasciatemi il beneficio del dubbio) circa il 75% di noi non sarebbero disposti, indipendentemente dal prezzo, ad acquistare la carne-elaborata.

Io personalmente non avverto (in questo caso meno che mai) problemi di natura etica nell’adozione di questo tipo di carne; qualche dubbio su eventuali ripercussioni sulla salute (specialmente a lungo termine) ce lo avrei, ma se fossi mai stato intervistato circa l’adozione sul mercato di questa new-entry di certo non mi sarei dichiarato contrario.

Pensiamo in fondo di poter sostenere l’allevamento e la macellazione, indipendentemente dalla crescita della popolazione umana (senza voler toccare il tasto di chi già oggi non può avere una fettina di carne)? No, per il momento l’opzione “tutti vegetariani” non è per me la soluzione (ammesso che sia veramente un’alimentazione sostenibile).

WU

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Le nuove preghiere

Posso dire onestamente e tranquillamente che non se ne sentiva il bisogno?

Il padre nostro ed il gloria sono cambiati per volere della CEI. Le due preghiere con cui siamo cresciuti, che per lungo tempo mi sono immaginate scritte sulla pietra alla stregua dei 10 comandamenti sono… diverse. Piccolezze, certo, ma a veder bene si cambia quella musicalità, quel ritmo (quella cantilena per i meno credenti) che le rendeva familiare. Non è questo, in fondo, quello che cerchiamo nella ritualità?

E non voglio scendere nel particolare. Ma lo farò.

“pace in terra agli uomini di buona volontà” è forse la frase che mi ha fatto capire cosa era la volontà. Che la mia sia buona o meno non lo so, ma so che ripetere questa frase mi dava un po’ di volontà (appunto) per fare anche le cose più sgradevoli. Ora “pace in terra agli uomini amati dal Signore” mi suona un po’ (ma proprio assai) una frase fatta. Anzi, mi richiama uno dei miei (evidentemente) limiti in fatto di celebrazioni religiose: ripetere a iosa le stesse parole/frasi/concetti li svuota di significato. Amore ed amati dal Signore sono in cima alla lista… vuoi che non mi possa immaginare che il Signore donerà la pace ai suoi amati? Di certo mi rende più proattivo la buona volontà.

non abbandonarci alla tentazione“… e già, mi aspettavo il contrario… Mi potete illuminare sulla differenza con il classico “non indurci in tentazione”? Sono certo tale differenza esiste ed è clamorosa per i teologi e/o i filologi, ma il padre nostro non è un po’ la preghiera di tutti? Come dire… di noi mortali? Che lo scopo è avvicinarci o allontanarci dal mondo pastorale (e non quello religioso)?

Vorrei fare un censimento su chi recepirà tale cambiamento e/o se lo recepirà del tutto (mi immagino pletore di vecchiette intente a dire il rosario che si interrogano se devono recitare la prima, seconda, terza, etc. versione del padre nostro o del gloria…).

Il senso non (dovrebbe) cambiare, il suono di certo, le motivazioni sono oscure (come si confà ad un buon editto religioso)… insomma, mi sarei accontentato che in questi ultimi sedici anni la chiesa si fosse concentrata su altro.

Amen.

WU

Sesquipedale

Sesquipedalis, di indubbia origine latina, “di un piede e mezzo”.

In senso letterale riferito ad oggetti (spesso mattoni e materiali da costruzione) con un lato lungo, appunto, un piede e mezzo. In senso figurato, “sesquipedalia verba” riferito a parole particolarmente lunghe… magari un piede e mezzo. Ma anche discorso sesquipedale, lettera sesquipedale per indicare testi particolarmente lunghi ed ampollosi.

In realtà nei tempi antichi (si, quando il latino era la “nostra lingua”) anche il ritmo della metrica poetica si scandiva battendo il piede e da qui l’unità metrica fondamentale legata (figurativamente) al piede come arto e come unità di misura.

Ma l’estensione figurata del termine al al linguaggio comune non si ferma qui. Ok, ok, “al linguaggio comune” non mi pare molto calzante, anche perché vorrei sapere quanti di voi (noi) usano tale parola più o meno correntemente.

Ad ogni modo, sesquipedale ha assunto (credo per estensione) nella lingua italiana anche un altro significato che la rende particolarmente utile. Una metrica che richiedeva più di un piede era esageratamente lunga, pesante, smisurata… sesquipedale, appunto.

Esageratamente grande, di proporzioni fuori dal comune; anche e soprattutto con accezione figurata ed ironica… specialmente riferito ad un errore. Un errore sesquipedale è un errore smisurato, madornale… magari lungo un piede e mezzo. Errore rozzo, vistoso, dozzinale, madornale; ma anche lettera (o più modernamente email) retorica, lunga, ampollosa, inutile.

Mi piace il suono frizzante del termine (ovviamente in semi-disuso per motivi lessicale non alla mia portata) e la chiara accezione ironica ed iperbolica.
Siamo quotidianamente bombardati di errori/situazioni sesquipedali; almeno l’uso del termine sarebbe da recuperare.

WU

PS. Parola che mi è venuta oggi in mente arrovellandomi un po’ sulla rimozione del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana… anche se devo ammettere che le circostanze della sua conferma lo scorso Maggio lasciavano presagire che non sarebbe stato un mandato che si sarebbe concluso “per vecchiaia”.

Intellettivo vs Intellettuale

La capacità del cervello di ragionare; le sue competenze fisiche, proprio quelle basilari che ci permettono (almeno in teoria) di ragionare. Intellettivo.

Uno stimolo per le capacità fisiche; un gruppo, una corrente di persone che a livello culturale utilizza le capacità cognitive per sviluppare pensieri. Intellettuale.

Ovviamente stiamo parlando di due cose diverse, che troppo spesso tendiamo a confondere, se non altro (anche se personalmente non credo sia solo questo) lessicalmente.

La prima si riferisce ad una capacità fisica della nostra materia grigia, la seconda ad una attività per lo più astratta che ci rende degni di quello che abbiamo nel cranio.

Mi rendo conto che si trovano in rete (guai a citare una enciclopedia) diverse definizioni, anche autorevoli, che sembrano renderli sinonimi, ma per me Intellettivo ed intellettuale NON sono sinonimi.

Intellettivo riguarda l’intelletto; ciò che fisicamente ci differenzia dalle bestie; la capacità di intendere.

Intellettuale concerne si ancora l’intelletto, ma più che altro le sue proprietà; come dire il suo utilizzo. Intellettuale si contrappone alla fantasia, non intellettivo.

In breve: le (nostre) facoltà sono intellettive (…anche il quoziente è intellettivo); i filosofi (e noi tutti) sono intellettuali (… anche l’onestà è intellettuale).

In citazioni di rilievo (sicuramente più chiare e piacevoli di ogni mio sproloquio intellettualmente urtante ed intellettualmente discutibile):

“Un intellettuale è un uomo che usa più parole del necessario per dire più di quanto sappia.” [D. Eisenhower]

“Le persone che si vantano del loro quoziente intellettivo sono dei perdenti.” [S. Hawking]

WU

PS. “Intellettivamente stimolante” (ricevuto oggi in una mail), per me non vuol dire nulla.

Il nostro porto di attracco non dà segno di sé

Non ne posso più. Fra cocktail e pistole, scelte di circostanza, cosa bere e come farsi vedere. Non ne posso più.

Sto attraversando questo canale che sembra non finire mai. Sono circondato da trafficanti e rifugiati, siamo un po’ ai confini del mondo; anzi, dove abbiamo cambiato i confini del mondo. E la cosa si vede anche nell’umanità che vi abbiamo messo dentro.

Vento appena a nove nodi, questa traversata durerà molto. Siamo come un punto fermo nel mare. Odore di nafta da nascondere. Ma su questo siamo preparati, fra odore di tè ed erba (buona da queste parti) da fumare. Inganniamo l’attesa del nostro porto d’attracco che per il momento si nega alla nostra vista; altro tè, signori?

Mi ricordo che tutto iniziò a Londra, la compagnia era contenta di mandare questo giovane comandante per mare. E lo credo bene, mica a tutti conviene mandare esplosivo ai fuoriusciti. Ed ora sono qui, in questa galera, per mare, cercando un porto che si nega alla vista, circondato da trafficanti e rifugiati. Non ne posso più. Signori, ancora del tè?

La francese si sente sola, l’ambasciata portoricana continua a ballare. Non ne posso più. Li vedo agitarsi su questa polveriera; aspettano tutti un porto che si nega ancora in questa eterna traversata. Tè? Pina colada? Coca-cola?

Non ne posso più.

WU

PS. Liberamente stroppiando, come da tradizione, questo capolavoro.

Ma mamaçita, Panama dove è? (girovagando per la rete mi pare di aver capito che “mamaçita” è una sorta di appellativo colloquiale per dire “bella gnocca”… 😀 )

PPSS. Ma voi (che ci capite, non di certo come me…) con che genere musicale etichettereste questa canzone? Prima che me lo chiediate: no, non è necessario assegnargli un’etichetta; è solo per imparare qualcosa.

I commenti della morte

Oggi, vestito da internauta demente (ammesso che ne esistano ancora), mi sono lasciato convincere da un titolo “acchiappa-click” ad aprire questa notizia (rigorosamente, per me, non odierna).

Già preparato al basso livello tecnico, allo stile da giornaletto ed a qualche iperbole per dare un effetto sconvolgente (che devo ammettere, con un po’ di disappunto, non ho trovato a sufficienza) mi sono letto la storiella dell’asteroide.

2015 TB145, asteroide che ci passerà vicinissimo, solo (!!) 1.27 distanze lunari, il 31 Ottobre prossimo, prontamente ribattezzato (… qualche verifica su questo secondo nome la farei…) asteroide di Halloween dato il periodo ha anche una forma inquietante che la nostra innata pareidolia ci aiuta a vedere come un bel teschione. Neanche fosse la Morte Nera travestita da pirata che ci viene a distruggere.

The Great Pumpkin (… altro nome preso pari pari dall’ “articolo”, peto venia) è un oggetto di circa 700 metri di diametro, un ex nucleo cometario, che NON ci distruggerà (… anzi, che non ci sfiorerà nemmeno) e la prossima volta che lo incontreremo sarà attorno al 2088 a sole (tanto per dire una parola a caso) 20 distanze lunari.

Ad ogni modo, preparato al peggio (… in tutti i sensi tranne in quello da scenario apocalittico di fine del mondo), leggo tutto l’articolo (comprese le citazioni a caso di Apophsis) fino ad arrivare alla riga commenti. E qui mi sono venuti i brividi. Anzi, per timore che venissero rimossi/cambiati/cancellati ho addirittura fatto un bello screenshot.

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Si spazia dalla politica (un minestrone completo PD-LEGA-FI-FDI-UDC-NCD) a photoshop a penterazioni doppie, bambole di carta e speranze apocalittiche. Manca solo un “Lei non sa chi sono io!” e poi siamo al completo.

Forse è così in tutti/tanti articoli del sito (non che ne sia un assiduo frequentatore), ma di certo in questo caso era questa la parte più rilevante dell’articolo!

WU (tristemente divertito)

PS. Ed il top è il tipo che commenta dicendo che i commenti sono idioti. Mitico! Mi interrogo se sia un paradosso…

Carneade di Cirene

… e non dite che non lo conoscete! Anzi, ditelo! Non lo conoscete praticamente per antonomasia. Come dire che non dovete conoscerlo. Ho già fatto casino in meno di tre righe…

Il soggetto in questione è un filosofo scettico vissuto fra il 214 e 129 a.C. E fin qui non credo di aver aggiunto nulla al fatto che non avete (abbiamo) idea di chi sia. Procedendo su qualche (assolutamente inutile in questo caso) dettaglio storico, Carneade di Cirene fu un filosofo abbastanza rinomato, della scuola di Atene, che non ha lasciato opere scritte di suo pugno… ma che è passato alla storia per altro.

Carneade! Chi era costui?” ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l’imbasciata. “Carneade! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?” Tanto il pover’uomo era lontano da prevedere che burrasca gli si addensasse sul capo! [A. Manzoni, I Promessi Sposi]

Praticamente è entrato a far parte del nostro vocabolario … e non grazie a lui. Nel capitolo VIII de “I Promessi Sposi”, Don Abbondio è immerso nella lettura di un panegirico. Beh… il celeberrimo incipit del capitolo è: “Carneade! Chi era costui”. Frase che il Don pronuncia fra se e se trovando citato il filosofo di cui evidentemente non sa un granché.

Ora, per una serie di evoluzioni filologiche che trascendono dalla mia comprensione (e che IMHO sono molto figlie del caso e qualunque giustificazione leggessi la troverei più o meno forzata) tale incipit ha avuto un successo inaspettato, forse allo stesso Manzoni. Tanto da consentire a Carneade l’accesso al nostro vocabolario descrivendo, per antonomasia, una persona mai sentita nominare.

In realtà, volendo dare una ulteriore sfumatura all’accezione di “Carneade!”, non stiamo parlando di uno sconosciuto qualsiasi, bensì di un’illustre sconosciuto. Di una sorta di personaggio che potrebbe/dovrebbe/vorrebbe esser famoso di cui ne sappiamo fra il poco e nulla.

WU

PS. In realtà (chissà poi quale sarebbe la realtà della realtà), pare che Carneade non fosse neanche uno dei filosofi meno noti del suo tempo, anzi godeva anche di una certa fama. Manzoni utilizza l’incipit per sottolineare la scarsa cultura di Don Abbondio, ma poi il successo travolgente di “Carneade, chi era costui!” ha ironicamente collocato CArneade dall’essere semi-famoso ad essere sconosciuto per eccellenza. Quando si dice ironia della sorte.

PPSS. Carneade come sinonimo di illustre sconosciuto vale di certo in Italia dove l’influenza manzoniana nella lingua odierna è ancora molto forte. Chissà se all’estero (eg. in Grecia?) Carneade ha conservato parte della sua fama…

PPPSSS. chissà se il nome (ed i testi?) di Carneade fosse stati scritti in Sans Forgetica… 😀