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Il progresso elettrico

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E’ un posto che mi accoglie quando sono in qualche modo triste e pensieroso. E’ un posto che non chiede; forse non da, ma non fa domande e non vuole spiegazioni.
Basta arrivare li, parcheggiare, ed in base all’umore avvicinarsi più o meno alla sua facciata, recinzioni o tettoia.

E’ ciò che resta di una ferrovia elettrica che congiungeva il primo entroterra con il litorale Italiano durante la seconda guerra mondiale. E’ una specie di vecchio baluardo del progresso; di quando la “tranvia a vapore” faceva posto ad una moderna linea elettrificata (complice, anzi, artefice, l’impennata del turismo della costa) .

E tutto celebrava questo progresso; il binario singolo, l’alto voltaggio, lo stesso edificio (come le altre stazioni, d’altra parte) portavano proprio il marchio del progresso portato dall’elettricità.

La storia è fra il travagliato, il bellico ed il burocratico. Il finale ve lo risparmio per rispetto all’edifico stesso che, nonostante il declino, continua a portare con estrema dignità l’aurea di quello che fu il suo ruolo nello sviluppo del nostro paese. Così come “sembrava il treno stesso, un mito di progresso”, anche tutta l’infrastruttura ferroviaria ha avuto questo ruolo pratico e “morale” nel progresso dell’età moderna; e posti come questo conservano splendidamente il loro ruolo “motivante” noncuranti dell’abbandono incalzante.

Oggi ci ritorno

WU

PS. Ogni riferimento geografico è volutamente evitato, ma rintracciare la linea ferroviaria e l’Edificio non è affatto difficile.

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The wall… of Super Mario

Come già sapete è questo il genere di cose che mi motiverebbe ogni mattina a svegliarmi per andare a lavoro. Non che pensi che sia utile passare tutto il tempo attaccando foglietti al muro per fare disegni, ma se nella frase precedente togliete il “sempre” allora togliete anche il “non”. Sempre di certo no, ma farlo per un paio di giorni e “goderne il risultato” per qualche mese di certo aiuta. Aiuta nella motivazione personale, aiuta a non alienarsi nella routine che anche il lavoro più bello del mondo nasconde, aiuta a fare gruppo, aiuta a concentrarsi, aiuta a creare, aiuta un po’ quello che vi pare, ma male non credo faccia. Sarà per questo che “non potrò mai diventare direttore generale…”.

Ad ogni modo, quelli della Viking Italia ci sono riusciti. Tanto di cappello. Sono riusciti non solo nella realizzazione, ma soprattutto nell’ideazione e nell’esecuzione (beh, un minimo di progetto e di squadra deve esser pur servito per rispettare sequenza e proporzioni, no?).

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L’obiettivo mi suona tanto assurdo/inutile quanto motivante. Ricreare il mondo 1-1 di Super Mario in “scala gigante” sul muro del loro ufficio. E per farlo nulla di più utile che ben 6223 (?) post-it, ed un po’ di pareti spoglie dell’ufficio.

Il primo mondo è praticamente una leggenda nella leggenda dell’idraulico. Quello che tutti (almeno noi figli degli anni ottanta) hanno visto almeno una volta. Dove ci si faceva le ossa. Potevi non sapere come continuavano i vari livelli, poteva (no… non poteva) non piacerti il gioco, ma almeno il mondo 1-1 lo dovevi fare. Per molti (per me, che tra l’altro NON avevo ne la console ne il giochino) è stata una scuola per non arrendersi (come si massaggia il passato ed i ricordi in base a ciò che si vuol trasmettere e trasmetterci) più di tante “ramanzine”.

Assurdamente geniale (ed un raro caso in cui apprezzo anche il potere dei social, … senza parlare del marketing “gratuito che ne consegue).

WU

Umanità varia

Io ho una certa pratica del mondo. E quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà.
Pochissimi gli uomini, i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi, che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù, i pigliainculo, che vanno diventando un esercito.
E infine i quaquaraquà. Che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.
Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.
[1961, Il giorno della civetta, L. Sciascia]

Frase più che abusata, da un po’ tutte le classi politiche, da un po’ tutte le generazioni, da un po’ tutti i punti di vista (inclusi quelli che Sciascia intendeva “crocifiggere” con queste parole).

Pragmatica nella sua classificazione, ampia nella sua definizione. “scimmie”, “bambini”, “anatre”, concetti molto più profondi della parole che pretendono di riassumerli. Concetti buoni per guardare a destra o a sinistra in base a come vogliamo crogiolarci, giustificarci e proteggerci.

Io non ho ancora abbastanza pratica del mondo: uomini e mezz’uomini (sottoscritto compreso) non ancora conosciuti. Facile mettersi dalla parte del disilluso e dello scettico, molto più difficile trovare nomi (che non siano “per sentito dire” o “personaggi famosi”) da associare alle varie categorie.

WU

Statistiche

e ci volevo aggiungere “inutili” nel titolo. Mi sono astenuto, ma lo penso.

Inutili, evidentemente non per chi le fa (e per il compenso che riceve) ne per chi da la risposta di rito o di cortesia, ma inutili per chi le legge in prima battuta, ed a seguire per chi spera di leggerci aruspici per il futuro.

Ad ogni modo, queste fantastiche statistiche abbondano, e se ce le hai sotto mano sue ragionamenti a caso ce li puoi fare (il cui valore è evidentemente proporzionale all’inutilità della statistica stessa).

Italia, un po’ tutti, 1309 persone da 15 anni in su, pretese di letture generazionali.

  • A che età una persona è vecchia?
    Ma che ca##*#* di domanda è. Io personalmente a 355.4 anni. Oppure in base alla media degli anni bisestili vissuti moltiplicati per il tempo perso. No, non ce la faccio a prendere queste domande seriamente. Ad ogni modo, secondo la statistica, a 76 anni. Ah, stranamente, chi è già abbastanza vicino a tale età (campione con età maggiore di 72 anni) ha sparato un bel 80…

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  • lei in che misura direbbe di sentirsi solo?
    La risposta va data in unità di misura di peso, lunghezza o tempo? Sono troppo ingegnere? E va bene, allora diamola in percentuale. Ah, beh, allora… Il numero magico in questo caso è 30%. Anche qui, stranamente, chi vive una fase della vita in cui è potenzialmente autosufficiente e con una potenziale famiglia (o assimilabili) avviata dichiara un bel 18% (vuol dire poco soli, no?!), mentre i “millenials” sparano un altissimo 39%. Mi serviva la statistica.

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  • Quanta fiducia prova nei confronti del futuro? E di internet? E nell’Europa? E nella globalizzazione?
    Mia nonna mi avrebbe chiesto di includere anche il Festivàl nel sondaggio. Annovero fra i punti notevoli:

    • se hai più di 72 anni hai meno fiducia nel futuro (un misero 27%), inaspettato
    • se sei un millenials o sei un fruitore accanito di google (dalla rete) la tua fiducia in internet è nettamente maggiore la media. Chissà come mai… Forse perché internet ti ha dato l’opportunità di partecipare a questo sondaggio?
    • la fiducia nell’Europa di tutti coloro che sono in età lavorativa (i.e. si sbattono) è bassissima, fortunatamente la media pesata tiene conto di ciò…
    • ha fiducia nella globalizzazione solo chi la legge come parola su un monitor. Ciò alza, ingiustamente, la media del relativo sondaggio.

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“le passioni tiepide”, bah… le passioni hanno il calore e la forza che ciascuno gli da, non quello che gli attribuiscono valori medi e dispersioni: “stato ponderato in base alle variabili socio-demografiche (margine di errore 2.7 %)“… no comment.

WU

tu, un tango traffico guardacaso…

Ehi, come va?

Eppure non è, non sembra, passato neanche un secolo. Tutto è trascorso fra il suono del telefono ed un sono, eppure rimani il solito. Tu, solito, unico. Si, si cambia un po’. in fondo per non perdersi, quel tanto che basta per riconoscersi.

Un po’, fra mille parole, molti stimoli e, perché no, un classico viaggio in Jamaica, con tanto di foto con l’effetto flou. Un classico, come te, come sai tu. Ma chi ti lascia più, vengo con te, dove vuoi, quando vuoi, ma sopratutto: chi ci ferma più. Portami via, vengo con te, e domani chissà…

E’ tutto un traffico, aeroplani che si sfiorano, congestione, noi tanto scendiamo alla prossima. Viviamo nella nostra bolla, al massimo ci sembrerà di muoverci su un palcoscenico.

Andiamo, non ci voltiamo più.

WU

PS. Ovviamente

 

PPSS. Scopro, non essendo un fruitore di un certo tipo di intrattenimento, che Con “Grande Joe” il Banco del Mutuo Soccorso ha partecipato al Festival di Sanremo del 1985 posizionandosi al 15° posto su 22. Il che, per me, la dice lunga.

Acromegalico letterario

Gli occhi spiritati dell’eredoluetico oltreché luetico in proprio, le mandibole da sterratore analfabeta del rachitoide acromegalico riempivano di già l’Italia Illustrata: già principiavano invaghirsene, appena unte de cresima, tutte le Marie Barbise d’Italia, già principiavano invulvarselo, appena discese d’altare, tutte le Magde, le Milene, le Filomene d’Italia: in vel bianco, redimite di zàgara, fotografate dal fotografo all’uscire dal nartece, sognando fasti roteanti e prodezze del manganello educatore. Le dame a Maiano o a Cernobbio, già si strangullavano né su’ singhiozzi venerei all’indirizzo der potenziatore d’Italia.

[C.E. Gabba, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, 1957]

Personalmente ho dovuto leggere il pezzo una decina di volte… per capirci la metà. Non si può dire che l’autore non faccia un uso più che sapiente della lingua italiana e con la sua maestria celi al volgo (ma non a lettore colto ed arguto) il suo duro pensiero sul soggetto che fa poi da sfondo a varie vicende del romanzo senza tuttavia prenderne parte.

Non è il cosa dire, ma il come dirlo a dare dignità in primis al personaggio, poi al lettore (al solito, quello attento) e dulcis in fundo all’autore, il quale si crogiola nella sua soddisfazione prima che nel suo diletto e la dignità acquisita.

WU

PS. Si, si sta riferendo al Duce, nella Roma del ’27.

PPSS. Mi ci sono imbattuto, crogiolandomi in dolci ricordi liceali bighellonando sulla parola “acromegalica“. Dal greco, crescita delle estremità, si tratta di una patologia clinica che causa la crescita sproporzionata di mani, piedi, mandibola, labbra, etc (… in casi ancora più estremi anche di organi interni) a causa dell’esposizione prolungata all’ormone della crescita. Per non addentrarmi troppo negli scabrosi risvolti della malattia (ah, conoscete di certo attori, pugili, wrestelr, etc. affetti da tale patologia) ho preso una deriva più letteraria che mi ha portato a Gadda.

Speleomantes

Ad un certo punto mi sono posto la seguente domanda (e no, se volete saperlo, non era notte…). Ma esistono animali terresti che non hanno polmoni? La genesi della questione non me la chiedete (anche perché non la saprei), ma la curiosità è se esistono besti che non respirano con polmoni e non respirano con branchie. Ovviamente besti “di un certo peso”, nel senso che se mi rispondete microbi anerobici non vale.

Ad ogni modo spippolando su Mr. Google e restringendo sempre di più il campo di ricerca mi sono imbattuto nel Geotritone. Che per di più si trova in Italia!

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Allora, il piccolo lucertolino è una specie di cugino della salamandra con tanto di coda. Misura una decina di centimetri (abbastanza pochi da non renderlo spaventoso), di colorazione brunastra e con arti palmati. Non vive, tuttavia, in corsi d’acqua. Certo predilige ambienti freschi e umidi, potenzialmente anche in prossimità di fiumi e ruscelli, ma anche gole, caverne, voragini ed alberi marcenti vanno benissimo.

Il bestiolino respira attraverso la pelle, esclusivamente. La deve sempre mantenere bella umida (il che lo rende abbastanza viscido ed un po’ schifoso) e soprattutto esposta all’aria. Quindi niente peli, gusci, squame o conchiglie, il che ti aiuta si a respirare, ma di certo non ti fa stare al sicuro da predatori.

Il geotritone è di abitudini abbastanza riservate (esce poco e per lo più quando è fresco), mangia insetti, ragni e di tutto un po’ ed usa la sua lingua ripiegabile per cacciare (proprio come le salamandre). Il rituale di accoppiamento è abbastanza brutale (praticamente il maschio provoca piccole ferite alla femmina e la convince ad accoppiarsi con iniezioni di ormoni) e le uova non sono deposte in acqua (rendendo il geotritone ancora più geo).

L’idea di respirare attraverso la pelle è sempre affascinante (e per questo anche oggetto di svariate idee più o meno fantasy ed horror), ma l’idea di essere addirittura un unicum del mondo reale affascina ancora di più.

WU (con soddisfatta curiosità)