Tag: Heinlein

Lazy managers

There exists a kind of work where you are supposed to manage people, time, money, customer and in general a project (i.e. manage both internal and external project stakeholders). Although this often means that your work is to solve problems, sometimes it is called project manager.

Pretty useless (INMHO it belongs to the category “who doesn’t know, speaks”), but however a good umbrella for the organization inefficiencies and a punchball for customer claims (i.e. the puppet to be blamed and fired in case things are not going well).

Nonetheless it is the kind of work which contributes losing your hairs and that is often seen by the colleagues as the nothing-to-do-than-eating-cookies. Never mind, here I found the nice plot below where this category is catalogued in four main classes.

PMclasses

Ehi, be careful, lazy is not a synonym of unproductive! Lazy is probably another way to express that they (myself not for sure) are able to work without hurry and without kept daily motivated. These people are able to exercise effort where it really matters and not just random, unimportant, non-critical duties just to show theiy are busy bees. They will find the easiest and nost efficient way to reach the goal.

The picture has been designed for project management duties, but it is not difficult to extend it to any professional figure. The great majority of people I know belongs to the lower left box (assure them a constant supervision to avoid troubles), a few of them to the upper right part (good for easy, repetitive and simple duties; at least they will not cause any real problem). “Micromanagers” I guess is the right definition of the lower right figures; I saw day-by-day planning over yearly periods…

I myself probably would be the leftmost point on the x line.

And here the associated quote:

Progress isn’t made by early risers. It’s made by lazy men trying to find easier ways to do something [Robert Heinlein]

As any project manager well knows well: “Projects don’t fail at the end. They fail at the beginning”. Well, if we learn how to be lazy probably we will give the most at the begin to find difficult-to-see potential troubles thus we will be relaxed at the end when larger, easy-to-be-spotted and insolvable problems might rise.

WU

Darwinismo lavorativo

Mi chiedo (echisene…), ma esiste un livello ottimale di specializzazione che garantisce la sopravvivenza? Vi sono arrivato fantasticando sui processi evolutivi e nicchie ambientali, ma, ho poi virato verso un esempio lavorativo-attuale (cosi, a caso). Quindi mi domando: se so solo leggere, scrivere e martellare non ho molti vantaggi rispetto alla massa dei miei concorrenti e potrei quindi non avere mai possibilità di emergere. Allo stesso modo se sono un ultra-specialista in grado solo di progettare il più estremo e speciale componente del macchinario più di nicchia del mondo (e mi guardo bene dal fare qualunque esempio per evitare di urtare la sensibilità di chicchessia) quante possibilità di inserimento sul mercato ho?

Mi sono quindi immaginato un grafico “livello di specializzazione vs possibilità di sopravvivenza (lavorativa)” che sia una specie di campana (gaussiana per i più tecnici) con un suo massimo da qualche parte nel mezzo… A questo punto, mi sono imbattuto nel rapporto di Alma Laurea sulla condizione occupazionale dei laureati del 2015.

almalaurea
Senza alcuna pretesa scientifica/statistica/istituzionale/etc. ho quindi arbitrariamente applicato un’interpolazione cubica a questi dati per ottenere il grafico sotto valido per il mercato del lavoro italiano nel 2007, 2009, 2011 e 2014. L’asse orizzontale va da “so usare solo la clava” ad “ho dovuto nuovamente spiegare ad Einstein come si faceva” mentre sull’asse verticale vi è la probabilità di impiego. Ovviamente non ho tenuto qui conto della formazione professionale che avviene dopo la conclusione delle canoniche fasi formative.

occupazione

Ribadisco l’assoluta non-pretesa di dare valori numerici, previsioni e simili, ma mi sorprende molto vedere che il livello di specializzazione “ottimo” è qualcosa che barcolla tra la licenza media ed il diploma! Cioè: vuoi trovare lavoro? nel 2014 specializzati con un diploma e sei già a rischio! E mi lecco un po le ferite vedendo che io sono (altra inutile info su di me) specializzato ben più del necessario, molto probabilmente dove le curve piombano vertiginosamente verso zero…

Osservo anche che il valore “ottimo” in questi anni si è anche leggermente spostato verso sinistra (risultato dell’aumento della disoccupazione che ha colpito maggiormente le categorie più specializzare): meglio essere ancora meno specialisti in futuro! Tanto per la cronaca, le campane sono grossomodo simmetriche come risultato dell’ipotesi di andamento cubico delle curve. Già l’immagine (impropriamente usata per queste stime da carpentiere) da una chiara indicazione del livello di occupazione che in Italia è crescente al crescere del livello di istruzione anche se con un trend più alto di disoccupazione (qui un bel articolo, anche se con dati leggermente più vecchi).

Concludo con una wiki-quote di Heinlein (altro mentore del quale prima o poi parlerò più in dettaglio): “Un essere umano deve essere in grado di cambiare un pannolino, pianificare un’invasione, macellare un maiale, guidare una nave, progettare un edificio, scrivere un sonetto, tenere la contabilità, costruire un muro, aggiustare un osso rotto, confortare i moribondi, prendere ordini, dare ordini, collaborare, agire da solo, risolvere equazioni, analizzare un problema nuovo, raccogliere il letame, programmare un computer, cucinare un pasto saporito, battersi con efficienza, morire valorosamente. La specializzazione va bene per gli insetti.”. Entomologia occupazionale.

WU

PS. Sono più insetto di quanto dovrei essere. E la totipotenza decresce con l’età (?).