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Contattare il consolato tedesco

Costa dell’Australia (che, tanto per aggiungere rumore, non è la costa più estesa del mondo, primato che spetta al Canada; quel genere di domande che ti assalgono ed a cui non puoi resistere… bighellonando, appunto), anno del signore 2018. Un’allegra famigliola (e che, me la devo immaginare triste mentre se ne sta a passeggio in riva al mare) vede qualcosa di strano sulla spiaggia. Luccica, li davanti.

Una strana bottiglia che sa di vecchio da tutte le parti. Saranno le alghe, la salsedine, la sabbia, ma fatto sta che il tempo le sembra inciso addosso. Invece che darci un distratto calcio, la famiglia raccoglie la bottiglia ed attraverso il vetro sporco vede chiaramente un biglietto che riporta la data 12 Giugno 1886.

Scherzo o realtà, la bottiglia sembra una specie di capsula del tempo restituita dal mare. La curiosità è ovviamente tanta e la famigliola decide di portare la bottiglia a casa. Dopo 132 anni in mare (il più antico message in a bottle mai rinvenuto) anche le bottiglie più resistenti iniziano a cedere ed infatti il messaggio interno era bagnato.

L’intraprendente famigliola decide di far asciugare lentamente il messaggio in forno per qualche minuto e dopo, la sorpresa. Una grafia minuta su un modello prestampato recitava: “contattare il consolato tedesco”.

A questo punto il mistero non si può più fermare e dopo diverse ricerche la famiglia trova un riscontro. Fra il 1864 e il 1933 l’Osservatorio navale tedesco ha compiuto un esperimento sulle rotte oceaniche; nel 1886, in particolare, la la nave Paula salpava da Cardiff diretta a Makassar. Addirittura il giornale di bordo di quella nave (anch’esso miracolosamente sopravvissuto all’epoca della digitalizzazione) nella nota del 12 giugno 1886 scritta dal capitano registra il fatto che una bottiglia era stata gettata in mare, alla deriva.

Affascinante.

Si, per molti in quella bottiglia sarebbe stato più romantico trovare un sogno affidato al mare o la ricerca di un amore perduto, ma un anche un cinico messaggio di un contatto di routine a distanza di centinaia di anni nasconde un innegabile fascino.

WU

PS. Non poteva non attirare la mia attenzione, con il rituale giorno (minimo) di ritardo che ormai mi contraddistingue.

PPSS. Se proprio volete sapere come la storia avventurosa della bottiglia e del suo messaggio si conclude ai giorni nostri: entrambe sono ora (per qualche anno, credo) esposte in una triste, asciutta ed immobile teca del museo di Adelaide.

Io forse l’avrei ributtata in mare.

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Misticamente altruisti

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Una delle più grandi differenze fra egoisti ed altruisti è che i secondi si offrono facilmente allo scherno ed alla travisazione. Qui egregiamente espressa dai soliti Peanuts.

E’ difficile interpretare male i gesti di un egoista (in fondo, “è mio!” è un’affermazione molto chiara) o pensare che vi possa essere un doppio scopo. E’ molto semplice, e purtroppo comune, invece, pensare che vi sia un secondo fine ad un gesto di altruismo.

Ora, sicuramente le opinioni di terzi non sono la molla (o sperabilmente non dovrebbero esserla) per alimentare l’una o l’altra inclinazione personale, ma di certo è una buona cartina al tornasole per capire come ragiona la maggior parte di noi.

Non sono un MYSTIC convinto credendo che altruismo=bene in ogni caso, ma sono uno scettico professionista e quando vedo un gesto dal mio punto di vista irrazionale metto l’altruismo solo fra le possibili opzioni. Pari merito con altri scenari decisamente meno nobili.

WU

PS. Com’è il detto? A pensar male si fa peccato, ma difficilmente si sbaglia… Figlio di inclinazioni personali (di sicuro) e di questa società in cui sono cresciuto.

Anniversarium … again

Parafrasando note citazioni artistiche:

… un’altro anno è andato la sua musica è finita,
quanto tempo è ormai passato e passerà?
Le orchestre di sproloqui ne accompagnano i sospiri:
l’oggi dove è andato l’ ieri se ne andrà.

Un altro anno è andato. Non avrei mai detto. Per la seconda volta (il che dimostra la mia scarsi fiducia in me e nel futuro).

E, ri-citandomi, in preda ad impeti di vanagloria, ancora (da qui):

Nel sempre-di-corsa volto a collezionare faccio-prima-questo-così-poi-sono-libero, mi sono ritrovato a realizzare (un ah-ah moment della giornata) che il tempo passa e non ti premia certo per esser pronto per il prossimo impegno. Il bisogno di una più sana (ma poi che ne so?!) gestione del mio tempo mi ha quindi portato, bighellonando tra vaghi ed inutili pensieri, a tentare anche questa strada…

Il grazie a voi, lettori. Continua ad essere, per quanto possibile e per quanto ne sono capace, ancora un dovere ed un piacere.

WU

Anniversarium

Un anno è andato. Non avrei mai detto.

Non so quanti altri ne passeranno e se passeranno con questo blog a dire cazzate su questo e quell’altro, ma fin qui mi pare già un traguardo.

I tentativi rimangono maldestri e continuo a reputarmi un non-blogger, ma tra alti e bassi non posso negare il divertimento ed il piacere nello stare qui. Il mondo non è certo diverso (… se non che un po più confusionario) con questo blog, ma con esso almeno io sono un un po’ cresciuto.

Tanta strada (è solo un modo di dire) abbiamo fatto da qui:

Nel sempre-di-corsa volto a collezionare faccio-prima-questo-così-poi-sono-libero, mi sono ritrovato a realizzare (un ah-ah moment della giornata) che il tempo passa e non ti premia certo per esser pronto per il prossimo impegno. Il bisogno di una più sana (ma poi che ne so?!) gestione del mio tempo mi ha quindi portato, bighellonando tra vaghi ed inutili pensieri, a tentare anche questa strada…

Il grazie a voi, lettori, è un dovere ed un piacere.

WU

Gentilezza dell’inutilità

E non inutilità della gentilezza (!!).

Dunque, la situazione è la seguente: siete in auto e vedete un pedone in procinto di attraversare, magari sulle strisce e magari senza semaforo. Vedete negli specchietti retrovisori che dietro di voi non c’è nessuno, fino a perdita d’occhio il deserto. Che fate?

Escludendo che buttiate giù il povero malcapitato/a, avete due possibilità: o vi fermate per farlo cortesemente passare o tirate dritto mentre lui si appresta ad attraversare con tutta calma dietro di voi.

Nel primo caso siete stati decisamente gentili, inutilmente (?). Beh, se aveste tirato dritto il pedone avrebbe potuto comunque attraversare, e magari anche con più calma e non sotto il vostro sguardo “muoviti che devo ripartire”. Oltre al fatto che avete dovuto decelerare, frenare e ripartire.

Non che non faccia piacere vedere qualcuno che si ferma con tanta accortezza per farci passare, ma ne vale sempre la pena?

Confesso che se vedo uno scenario “l’ultimo automobilista al mondo”, evito di fermarmi per far attraversare e se sono pedone trovo un po affettati gli automobilisti che mi fanno attraversare inchiodando nel nulla. Non me la prenderei a male a passare con calma dietro di loro. Prendete un povero vecchietto/a o simili che si trova a dover “affrettarsi” per lasciar libera la corsia, non credete che pensi “potevi far finta di non vedere, che ora mi devo anche muovere!”. Io lo penserei…

Certo l’esempio è alquanto banale e lo si può vedere come un’ottima palestra per atti di gentilezza ben più necessari e meno scontati. Speriamo che chi fa questi faccia anche gli altri, altrimenti preferisco pensarmi come un serbatoio di gentilezza che uso solo nelle situazioni più rilevanti (beh, certo, sempre secondo me).

WU (da automobilista razionalmente gentile)