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Furutacha

Confesso che quando ho iniziato a leggere di un carattere tipografico decorativo mi sono interrogato se avessero riesumato Da Vinci. Si, sono cretino, bella scoperta.

Ad ogni modo, andando contro i miei pregiudizi e continuando a fare un po’ di ricerche (e chiedo scusa per l’uso inappropriato del termine) mi sono invece imbattuto in qualcosa di veramente interessante.

Il concetto stesso di carattere tipografico lo associo ad una certa standardizzazione. E’ un po da Gutemberg in poi che c’erano (e ci sono) un set di caratteri standard da comporre alla bisogna. Cambia la parola, cambia la sequenza di caratteri, ma non cambia il carattere stesso. Se volevamo (e vogliamo) qualcosa di speciale, di unico, originale, allora ci rivolgiamo all’amanuense (dato che tanto ora non sappiamo più scrivere).

A parte Furutacha, il primo (non ne sono sicuro) carattere tipografico decorativo; praticamente il primo tipo di carattere “da pc” le cui lettere cambiano in base alle lettere che precedono/seguono un dato carattere. Praticamente si aggiusta e riaggiusta man mano che torturiamo la nostra tastiera. Affascinante, ed un po’ piacevolmente barocco.

Ancora più simpatico il fatto che il progetto (ad opera del gruppo collettivo di creativi ateniesi Holy) si è fatto finanziare in crowdfunding (ed è già pronta la campagna per la sua evoluzione: Furutacha Pro … da 18€).

L’idea mi piace. Non la userei mai (vi immaginereste questo blog scritto con quel font? Ancora più illeggibile…). E mi spinge a pensare che alla fine il concetto di standard è generale, ma ti senti “un numero” solo quando le scelte sono poche e non se hai 4-5 varianti per ogni lettera standard. E’ un po’ come dire che ci accorgiamo della ripetitività solo su un numero (molto) limitato di esemplari; se abbiamo più scelte, anche se sono comunque standard, ci sembra invece di avere scelta libera.

WU

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Verso Psiche ed oltre

17 Marzo 1852. Annibale de Gasparis guardava il cielo, naso all’insù dall’Osservatorio di Capodimonte. Un puntino si muoveva. Un puntino finora non giustificabile. Un nuovo asteroide. Annibale non ne conosceva ancora il “mistero”…

16 Psiche è uno dei boss della fascia principale degli asteroidi. 250 km di diametro per un sasso spaziale di circa 1.7e19 kg, mica poco…

Psyche.png

Ma il mistero (… parola magica cattura-attenzione) che avvolge Psiche deriva dalla analisi del suo spettro elettromagnetico: praticamente ferro e nichel allo stato puro (M type asteorid, in gergo)! Una specie di miniera a cielo aperto (e qui posso capire perfettamente quando si parla di asteroid mining…).

Tuttavia ora le domande (… e già la magia del mistero si affievolisce) sono due: come si è formata una palla di ferro? Quanto è denso un asteroide fatto di ferro-nichel?

Per quanto riguarda la prima, l’ipotesi più accreditata è che l’asteroide che vediamo oggi sia ciò che resta del nucleo di un pianetino che, bersagliato da molteplici impatti, è stato privato di tutta la sua parte rocciosa mettendo a nudo il suo nucleo “inscalfibile”.

Per la seconda, invece, abbiamo la fortuna che Psiche, essendo abbastanza grande, esercita un’influsso gravitazionale sugli altri oggetti della fascia principale misurabile e quindi da ciò è possibile determinare abbastanza accuratamente la sua densità che è… bassissima!
20000 kg/m3, ovvero il doppio dell’acqua! Ma non stavamo parlando di ferro-nichel? Beh, l’unica spiegazione ragionevole sembra essere che il masso non è una roba solida, ma piuttosto un aggregato di polveri e particolati molto poroso.

Aggiungiamo (… e qui arriva a leggere solo chi non ha di meglio da fare) che: un masso di ferro-nichel dovrebbe eavere un campo magnetico fortissimo e che “the only metallic core-like body that has been discovered in the Solar System”. Ma tutte/molte delle meteoriti metalliche che ci sfiorano provengono da impatti con Psiche? Ma Psiche è il risultato di una fusione di materiale o un aggregamento di polveri?

Ovviamente il masso ci guarda e tace e noi abbiamo ancora l’ambizione di voler confermare le nostre speculazioni per cui gli estremi per una asteroid mission ci sono tutti.

This mission would be a journey back in time to one of the earliest periods of planetary accretion, when the first bodies were not only differentiating, but were being pulverized, shredded, and accreted by collisions. It is also an exploration, by proxy, of the interiors of terrestrial planets and satellites today: we cannot visit a metallic core any other way. […] For all of these reasons, coupled with the relative accessibility to low-cost rendezvous and orbit, Psyche is a superb target for a Discovery-class mission that would characterize its geology, shape, elemental composition, magnetic field , and mass distribution.

Per il momento la missione proposta (Psyche senza troppa fantasia) ha passato la prima selezione (2015, assieme alla missione Lucy per l’esplorazione dei Trojani) ed ha ricevuto un finanziamento di 3M$ per un ulteriore anno di studio (principalmente volto a dettagliare il piano di missione e mitigare i rischi) e, se dovesse passare fra i finalisti del programma Discovery riceverebbe 450 M$ (minus the cost of a launch vehicle and mission operations) per portare avanti il programma.

Lancio previsto 2020, continuiamo a speculare che c’è tempo, e mistero.

WU

Fidget Cube

Fate parte di coloro che morsicano la biro per cercare la concentrazione. O siete fra coloro i quali si mangiucchiano le unghia? O siete quelli che hanno uno stecchino su cui riversare il proprio stress (un po’ desueto, ma personalmente è la categoria che preferisco).

Benissimo, siamo nella categoria dell’antristress 2.0. Fidget Cube è un interessantissimo (dal mio punto di vista 😀 ) progetto di Kickstarter che mira a … boh.

Cioè, mira a fare un qualcosa (indovinate dal nome?) che faccia da ricettacolo al vostro stress. Si tratta in realtà di un piccolo cubetto con bottoni, pulsanti, roltelline e fesserie del genere da rigirare fra le dita per salvare biro e dentatura.

Fidget Cube: A Vinyl Desk Toy
An unusually addicting, high-quality desk toy designed to help you focus. Fidget at work, in class, and at home in style.

A quanto pare l’idea è piaciuta (la magia della rete e della mente umana) ed il progetto ha raccolto la bellezza di 6,4 milioni di dollari da ben 154.926 finanziatori.

Ah, il prezzo di lancio (che sicuramente vi interessa): 14$. Non proprio poco, soprattutto se pensiamo alla classica palla di gomma; evidentemente un’alternativa troppo banale.

WU

PS. Oggi, data astrale 17.01.17. Irresistibile…

Idee per astro-popo?

Oh, e questo?

Space Poop Challenge

spacepoo.png

Si, Poop, significa proprio quello. Effettivamente gli astronauti, oltre a fare i fighi nelle loro belle tute, con i loro tweet e con qualche foto mozzafiato anche anche le stesse necessità fisiologiche di noi mortali.

Quando natura chiama quello che non possono fare è semplicemente correre in bagno a liberarsi. Un po’ come i bambini sono quindi costretti a portare … un pannolino.
Soluzione abbastanza semplice (che comunque ci ha consentito di conquistare lo spazio , almeno quello vicino a noi), ma non tanto igienica. Si, non c’è nessun genitore premuroso che immola il proprio olfatto ed esegue cambi volanti e, date le condizioni nelle quali i “poveri” astronauti devono operare è possibile anche il pannolino sporco non sia sostituibile prima di qualche ora… con tutto ciò che ne consegue.
Siamo quindi all’aspetto più prosaico della faccenda:

The agency is asking innovators to create fecal, urine and menstrual management systems for spacesuits, that would work for up to six days. Up to $30,000 in prize money is up for grabs.

Solutions should provide for urine collection of up to 1L per day per crew member, for a total of 6 days. Fecal collection rates should be targeted for 75 grams of fecal mass and 75 mL fecal volume per crewmember per day for a total of 6 days duration. Menstrual collection systems should handle up to 80 mL over 6 days.

Ok, si chiede quindi di dare qualche buona idea alla NASA per risolvere la faccenda, anche e soprattutto in vista dei lunghi-lunghissimi viaggi che abbiamo in programma (Marte non si avvicinerà a noi, al più possiamo cercare di andare più veloci, ma non sarà di certo questione di qualche settimana o pochi mesi).

Ovviamente ci sono dei requisiti minimi da rispettare (E no, un classico WC con sciacquone non funziona nello spazio):

In the event of cabin depressurization or other contingency, crew members may need to take refuge in their launch and entry suits for a long-duration: 144 hours. […] The crew member will have less than 60 minutes to get into and seal their spacesuit. To ensure the crew member’s safety, the solution .needs to take no more than five minutes to set up and integrate with the spacesuit. […] Requirement that the system work in microgravity, in a pressurized spacesuit

Ovvero, deve essere una cosa abbastanza ingegnosa per tener lontano dagli orifizi umani tutto ciò che vorreste tener lontano anche sulla terra.

Le idee vanno presentate entro il 20.12.16 ed il vincitore (ricordo i 30000$…) sarà annunciato il 31.01.17.

Io inizio a pensarci

WU

PS. Ovviamente la cosa che mi colpisce di più è che a fronte di “soli” 30000$, che diciamocelo per la NASA sono come il resto dei ramini al supermercato per me, “gli scienziati” si portano a casa l’esclusiva di un bel paccotto di idee che diventano “magicamente” loro…

Innovators who are awarded a prize for their submission must agree to grant NASA a royalty free, non-exclusive, irrevocable, world-wide license in all Intellectual Property demonstrated by the winning/awarded submissions.

Luxembourg in space

I consider this as a clear clue of long-term outlook.

the Luxembourg Government becomes a key shareholder of Planetary Resources, Inc., the U.S.-based asteroid mining company

[…]

The Luxembourg Government, the public-law banking institution “Société Nationale de Crédit et d’Investissement” (SNCI) and U.S.-based space technology company Planetary Resources have signed a 25 million euro investment and cooperation agreement within the framework of Luxembourg’s SpaceResources.lu initiative which aims at the exploration and the commercial utilization of resources from Near Earth Objects (NEOs), such as asteroids.

We are not talking about new, high risk-taker, small, almost unknown, startups that try to make money from nothing and just selling a dream. The communication is signed by the Ministry of Economy of the Government of the Grand Duchy of Luxembourg.

And… there is a date, i.e. a deadline. Ok, probably challenging and that will never be met, but at least a point in time is given. Again, it seems a mark of concreteness to me.

Within this agreement, the Luxembourg Government invests direct capital in Planetary Resources, Inc. and the Ministry of Economy is providing funding through different types of R&D grants. The funding will accelerate the company’s technical advancements with the aim of launching the first commercial asteroid prospecting mission by 2020.

And of course there is an immediate economic return for the Grand Duchy of Luxembourg…

In May 2016, Planetary Resources, Inc. established a wholly-owned Luxembourg based subsidiary named Planetary Resources Luxembourg.

[…]

Planetary Resources, for its part, is strengthening the local space industry by developing several key activities exclusively in Luxembourg focused on propulsion development, spacecraft launch integration, deep space communications, asteroid science systems, Earth observation product development and mission operations.

Ah, and it is not the first time in history…

The Grand Duchy has a renowned history in public-private partnerships. In
1985, Luxembourg became one of the founding shareholders of SES, a landmark for satellite telecommunications and now a world leader in this sector.”

Do we want to argue that those kind of stuffs can be done only by small, rich states (… and tax heavens)? Maybe, but at least they believe concretely in this future.

WU

PS. Well, SES is already one of the biggest satellite services providers wordwide and Planetary Resources is going to have the exclusive access (Ehm… monopoly?) to asteroid mining…

Alla ricerca della Sfera

… e che vi devo dire. L’idea della Sfera di Dyson mi affascina, ed ogni volta che mi imbatto in qualche altra news extraterrestre (beh, magari un po’ bizzarra, lo ammetto), la ritrovo.

Vi ricordate il concetto di Sfera di Dyson? Allora, diciamo che siete una bella civiltà K2/K3 della scala di Kardashev ed avete quindi il problema di catturare gran parte (ma visto che ci siete perché non tutta?) l’energia emanata dalla vostra stella.

La soluzione è una possibile megastruttura con diametro pari all’orbita di un pianeta (ah, beh, allora…) attorno alla vostra sorgente. Una specie di guscio planetario che assorbe tutta l’energia (e vi da, quindi, la possibilità di scalare la vetta della succitata scala.
Ora, la cosa bella è che la Sfera fu proposta nei primi anni ’60 dal fisico Dyson come una specie di “esperimento mentale”, mentre ora guardiamo lassù e ci aspettiamo di trovarla davvero!

Forse è possibile, ma di certo il salto mi sembra abbastanza grande (un po’ come se la sera tornate a casa e vi aspettate di vedere il vostro gatto sospeso in uno stato ibrido fra la vita e la morte in onore del gatto di Schrödinger.

Ad ogni modo… chi ha i soldi le spende (giustissimo!) un po’ come vuole. E’ questo il caso del milionario Russo Yuri Milner (… uno degli investitori di Facebook tanto per capirci) che ha deciso di finanziare di tasca sua investigazioni più accurate di Tabby’s Star (stella scientificamente nota come KIC 8462852; circa 1480 anni luce da noi nella costellazione del Cigno). La stella in questione è particolarmente interessante per la sua luminosità ciclicamente variabile (fino al 20%!).

The paper shows shocking results: the star’s luminosity varied, sometimes dipping by 20% over the course of the study period. Even more perplexingly, its total luminosity, or flux, diminished by 4% overall over that time.

Il comportamento è decisamente bizzarro e ci vuole una spiegazione. Certo vi sono tante possibilità (tipo detriti di un ex-pianeta in orbita attorno ad essa? sciami di comete?)… inclusa una giga-sfera che ne blocca ciclicamente parte dell’energia. Vale la pena guardare meglio, soprattutto se puoi accedere alla rete SETI ed ad alcuni dei telescopi più sensibili al mondo.

Other instruments that could take a closer look are forthcoming, most notably NASA’s James Webb Space Telescope in 2018. But Breakthrough and Berkeley are starting now, with observations scheduled for eight hours per night for three nights over the next two months, starting tonight, October 26.

Certo, le speranze di trovare la mitica palla non sono tante, ma perché non starsene un po’ naso e sogni all’insù? Spero solo, e ne sono abbastanza confidente, che non sarà un eventuale esito negativo di questa ricerca a fermare questo genere di elucubrazioni.

WU

PS. Ma, tornando un attimo alla Sfera di Dyson, da dove pensiamo di prendere tutta l’energia che ci serve per partire?

Electric bike retrofit

GENIALE. Assolutamente geniale.
Avete una bici, una qualunque? Non avete voglia di pedalare? Non avete assolutamente intenzione di investire in una nuova e fiammante bici elettrica?

Ecco la soluzione geniale, GeoOrbital.
La mattina vi svegliate, prendete una chiave inglese, smontate la ruota anteriore (si, anteriore) della vostra bici e la sostituite con GeoOrbital. 60 secondi ed il gioco è fatto.

La ruota futuristica in questione è una cosa super hi-tech che integra al suo interno il suo pacco batterie, la sua logica di controllo ed il suo motore. In particolare integra nel suo telaio un motore da 500 Watt, una mini batteria agli ioni di litio da 36V (ovviamente estraibile) e una porta USB (che fai, non vuoi ricaricare almeno uno smartphone?) quando non si utilizza la pedalata assistita.

80 km di autonomia, 32 km/h di velocità massima, frenata rigenerativa in “soli” 9 kg ed “appena” 600 € (circa, pare).

Lo devo dire? C’è dietro una campagna di kickstarter che ha spaccato (75000 €) e la conseguente ed immancabile startup.

geoorbital.png

Aggiungo anche che avendo la ruota anteriore “trainante” e rimanendo attiva sempre la buona vecchia pedalata, in un batter d’occhio vi ritroverete anche su un veicolo a trazione integrale…

L’idea mi piace, e merita anche un po di mia pubblicità. Ma a voi non ricorda un po’ Tron?

WU

PS. E comunque non è la prima idea di questo tipo: dbRevo e la Copenhagen Wheel sono due notevoli esempi.