Mola Tecta: grosso grosso, elusivo elusivo

Mi affascina pensare che ancora al giorno d’oggi, in cui crediamo che la razza umana abbia conquistato il globo, si possano continuare a scoprire nuove specie animali. E non sto parlando del mico-ragnetto rinchiuso nella torre più alta del castello più scuro circondato da un fossato di lava, ma di un bestio (per giunta vertebrato…) da migliaia di chili che ha verosimilmente nuotato sotto i nostri piedi e le nostre navi più e più volte.

La Mola Tecta è un parente prossimo del comune pesce luna (dallo stranamente simpatico nome scientifico di mola mola…) che però misura fino a tre metri di lunghezza per più di due tonnellate di peso. Il che lo rende il più grande pesce osseo del pianeta (beh, non è che ci eravamo persi un dettaglio…). Si è nascosto per quasi tre secoli “confondendosi” (neanche lo facesse di proposito) fra i suoi parenti più prossimi… l’ultima volta che si classificò un nuovo pesce luna avvenne ben 125 anni fa.

Il Mola Tecta, proprio come il pesce luna, ha una forma vagamente ovoidale schiacciata sui lati con una bocca allungata in cui i denti sono fusi in un’unica specie di becco (praticamente un “disco nuotante”).

MolaTecta.png

Non è ben chiaro quale sia il suo habitat: sappiamo che vive (e pesca) in acque profonde, ma fin’ora è stato ritrovato un po’ in tutto il globo. Predilige le acque fredda (a differenza del mola mola) e si dovrebbe nutrire di organismi gelatinosi (tipo le meduse).

Il pesciolone è di indubbie dimensioni ed il fatto che sia rimasto celato alle nostre catalogazioni lo avvolge di un’aurea di mistero. Poi ci aggiungiamo che lo abbiamo rinvenuto anche dove non avremmo mai pensato e che poco sappiamo delle sue abitudini ed il risultato è che torniamo a dirci che vi sono ancora molti misteri sotto i nostri piedi e dovremmo forse essere un po’ più umili quando disponiamo delle sorti di questo pianeta.

WU

PS @22.03.19: neanche a farlo apposta pare che il pesciolone abbia nuovamente facco capolino sulle spiagge australiane lasciando, ancora una volta, con gli occhi sgranati coloro che lo hanno rinvenuto. Che i recenti e stranamente frequenti “spiaggiamenti” del mola mola di questi tempi siano veramente indice di qualche cambiamento (climatico anche nelle acque profonde?)?

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Speleomantes

Ad un certo punto mi sono posto la seguente domanda (e no, se volete saperlo, non era notte…). Ma esistono animali terresti che non hanno polmoni? La genesi della questione non me la chiedete (anche perché non la saprei), ma la curiosità è se esistono besti che non respirano con polmoni e non respirano con branchie. Ovviamente besti “di un certo peso”, nel senso che se mi rispondete microbi anerobici non vale.

Ad ogni modo spippolando su Mr. Google e restringendo sempre di più il campo di ricerca mi sono imbattuto nel Geotritone. Che per di più si trova in Italia!

geotritone.png

Allora, il piccolo lucertolino è una specie di cugino della salamandra con tanto di coda. Misura una decina di centimetri (abbastanza pochi da non renderlo spaventoso), di colorazione brunastra e con arti palmati. Non vive, tuttavia, in corsi d’acqua. Certo predilige ambienti freschi e umidi, potenzialmente anche in prossimità di fiumi e ruscelli, ma anche gole, caverne, voragini ed alberi marcenti vanno benissimo.

Il bestiolino respira attraverso la pelle, esclusivamente. La deve sempre mantenere bella umida (il che lo rende abbastanza viscido ed un po’ schifoso) e soprattutto esposta all’aria. Quindi niente peli, gusci, squame o conchiglie, il che ti aiuta si a respirare, ma di certo non ti fa stare al sicuro da predatori.

Il geotritone è di abitudini abbastanza riservate (esce poco e per lo più quando è fresco), mangia insetti, ragni e di tutto un po’ ed usa la sua lingua ripiegabile per cacciare (proprio come le salamandre). Il rituale di accoppiamento è abbastanza brutale (praticamente il maschio provoca piccole ferite alla femmina e la convince ad accoppiarsi con iniezioni di ormoni) e le uova non sono deposte in acqua (rendendo il geotritone ancora più geo).

L’idea di respirare attraverso la pelle è sempre affascinante (e per questo anche oggetto di svariate idee più o meno fantasy ed horror), ma l’idea di essere addirittura un unicum del mondo reale affascina ancora di più.

WU (con soddisfatta curiosità)

Mody Dick a 52 Hz

Si può essere soli in tanti modi. Si può essere soli per scelta e per vocazione; soli per mancanza di simili; soli per diversità intrinseca. Le balene non sono certo rinomate per essere individualiste, solipsiste o sociopatiche. Quasi tutte.

Dal 1989, quasi costantemente negli anni successivi fino al 2004, fu udito da istituti e ricevitori oceanografici sparsi un po’ sul globo (ehm… nel Pacifico) un suono molto particolare. 52 Hz, una frequenza non proprio simile, in realtà molto maggiore, di quella di solito usata dalle balene per comunicare.

L’origine del suono rimase a lungo un mistero (d’altronde perché pensare subito ad una balena?) fino alla possibilità di poter utilizzare le ricezioni e le registrazioni del sistema anti-sommergibile (SOSUS) che permise di associare il suono al cetaceo. Direi un’altra di quelle ricadute indirette della ricerca militare (la Guerra Fredda, in questo caso).

Le balene comunicano (…si, sono esseri sociali) con schemi abbastanza ripetibili su frequenze attorno ai 15-20 Hz. Tutte le altre. A parte “la balena più solitaria al mondo” (il che la rende anche unica e “famosa“).

Ora la naturale domanda è: ma stiamo parlando di un esemplare singolo o di una nuova specie di balena? Beh, dal sistema di idrofoni sparsi nel Pacifico (praticamente una schiera di cimici sparse nell’oceano) è stato possibile seguire l’origine del suono 52 Hz che pare provenisse dagli spostamenti di un unico esemplare che si muoveva su percorsi simili a quelli di specie ben note di balene. Ed il “canto” si rendeva ben percepibile soprattutto nel periodo invernale.

Nonostante siamo rimasti con l’orecchio teso per anni non abbiamo sostanzialmente identificato altra sorgente per l’insolito suono il che suffragherebbe ulteriormente che da qualche parte, nascosta nelle profondità dell’oceano deve trovarsi, forse ancora oggi, quella che è una balena solitaria perché inascoltata dai suoi stessi simili (…ma in fondo noi cerchiamo lui/lei e non uno qualunque dei suoi pari; ammesso che gli interessi).

In realtà… forse. Pare infatti che nel 2010 lo stesso suono è stato udito quasi contemporaneamente a molte miglia di distanza, il che porterebbe a pensare che le balene a 52 Hz siano più di una, ma ad ogni modo un piccolo gruppo (una coppia?), parecchio schivo.

Trovarsi ad essere l’unica (?) a poter parlare ad una certa frequenza (lingua, idea, religione, equellochevipare) deve essere frustante. Cionondimeno (mi) pare dimostrare anche una certa costanza nel tentativo: sentire lo stesso singolo suono per anni e non ricevere risposta potrebbe non essere esattamente motivante per continuare a provare. Ah, e se in aggiunta (magari a causa di una malformazione o di una ibridizzazione nel caso del cetaceo) oltre la foce “fuori frequenza” l’esemplare fosse anche sordo alla sua stessa voce? Beh, potrebbe essere una diversa interpretazione del mutismo: non è che non parlo, è che lo faccio su frequenze (sostituire frequenze con la parola che ritenete più opportuna) oltre quelle che io stesso ed i miei simili possono udire…

WU

PS. Almeno chiedersi se fosse un problema di frequenza nei nostri rapporti con i nostri simili potrebbe aiutare.