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Gli immancabili auguri

Quest’anno mi sono deliberatamente astenuto dal disturbare pigre e sonnolente digerite con discutibili post di auguri (come se gli anni scorsi lo avessi fatto… anche se qualche vezzo confesso di essermelo tolto). Ad ogni modo, in questa ripresa di attiva routine (che almeno il primo lunedì lavorativo dell’anno non vorrei definire tale e pertanto la affianco ad uno speranzoso “attiva”) non mi posso (no, proprio non ce la faccio… come non ce la faccio a non fare parentesi, neanche mentre penso) astenere almeno da un generico augurio di buon anno. Soprattutto considerando che il 100% della telefonate/mail/chiacchiere di stamane sono iniziate con queste due parole (non sempre sentite, confesso, ma spesso solo di circostanza).
Per limitare l’aria che circola nella mia bocca, sperabilmente dare il buon esempio e non dare neanche adito a fraintendimenti di auguri non sentiti lascio la parola ad una cinica, tagliente, razionalmente obiettiva Lucy (ed al suo doppio, immancabile Charlie).
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Se qualcuno stamane avesse risposto cosi ai miei auguri di certo sarei rimasto come uno stoccafisso, ma lo avrei veramente apprezzato come il più vero e sentito degli auguri.
Felice buon anno, tardivo, come da WU consuetudine.
WU
PS. E come non far presente il fascino della data palindroma odierna: 8.1.18; qualcosa deve succedere…
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Letterina di Natale

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Questa striscia mi ricorda tantissimo un poco natalizio e molto “da writer” motto:
sempre e comunque contro chiunque.

Ora, a parte essere d’accordo o meno con il principio dei “saldi dell’inferno”, l’idea che la striscia mi trasmette è quella di una psicosi da homo-homini-lupus che ci ha ormai pervaso a tutti i livelli.

La trasposizione infantile delle nostre psicosi a cui Sally da voce non risparmia neanche il tanto caro Babbo Natale.

Chissà come si dovrebbe sentire il caro vecchietto (così come l’immaginario collettivo ce lo raffigura) ricevendo una lettere del genere. Lo vedo già con il suo barbone ed il suo pancione che fra un “oh-oh” e l’altro, leggendo l’ennesima letterina (a meno che non sia filtrata dalla sua fidata Cupido) esclama “ed io che c’entro?!”. Esattamente come faccio io leggendo il motto di cui sopra.

Ma forse, in fondo in fondo, se qualcuno (ed io stesso, in base alla giornata ed agli eventi, a testimonianza della lama di rasoio su cui mi/ci muoviamo) ce l’ha con tutti un po’ colpa anche mia deve essere.

Se poi vale la pena dirlo a Santa, proprio nei giorni del suo trionfo, e proprio definendolo “amabilmente” wishy washy… beh, se sei Sally puoi farlo.

WU

Menzione d’onore per le renne di Babbo Natale

Nell’immancabile sproloquio di omaggio al Natale, quest’anno mi sono imbattuto su una di quelle cose che (mi) interessano solo fintanto che hai meno di 10 anni. Poi ti senti troppo grande per “certe sciocchezze”, successivamente entri nella fase “ma chi se ne frega”, poi ripieghi nel “se avessi tempo” ed infine ti trinceri dietro “una volta lo sapevo”.

La domanda è “come si chiamano le renne di Babbo Natale”?

Che siano vere o immaginifere un nome se lo meritano in ogni caso, e dato che fanno gran parte del lavoro sporco, mentre il “padrone” distribuisce regali, viene omaggiato di ogni effige, può approfittare di latte e biscotti e via dicendo, loro sono destinate a correre come matte per tutta la notte, sostando (per qualche millesimo di secondo, ovviamente) su tetti scoscesi e gelati senza alcun conforto.

Ok ok, la sto facendo un po’ troppo romanzata, ma il fatto che non abbiano la stessa “importanza” di Babbo Natale (si, quest’anno me ne accorgo) lo trovo un po’ ingiusto dato che contribuiscono, come tutta la truppa, alla magia del racconto.

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Le infaticabili e mitologiche renne in questione sono nove. In origine otto (almeno secondo la poesia del 1823 “A Visit from St. Nicholas”) a cui si è solo in un secondo momento (nel 1949 a seguito della canzone “Rudolph the Red-Nosed Reindeer”) aggiunta la “renna con il naso rosso” che ha in breve preso il posto di guida del gruppo. Ma procediamo con inutile ordine:

  • Comet (Cometa) è la renna che non dorme mai (come se le altre potrissero tutto il tempo, se poi l’abitudine si estenda anche alle altre notti dell’anno non è dato saperlo) ed è sempre in movimento in cielo per cogliere tutti i desideri espressi e riferirli prontamente a Babbo Natale. Praticamente il responsabile degli studi di mercato.
  • Cupid (Cupido) come il nome tradisce è quella morbida ed affettuosa. Marchiata a vita da una macchia a forma di cuore sul petto. E’ incaricata di leggere tutte le letterine nella casella “posta in arrivo” e selezionare quelle dei “bimbi buoni”. Praticamente è il responsabile della selezione dei clienti.
  • Blitzen (Donato) dal mantello dorato e dal perenne raffreddore è praticamente un crogiolo di dolcezza. Non cola muco dal naso, ma semi per splendidi fiori e trasmette affettuosità da ogni poro. Praticamente la “renna da copertina”
  • Dasher (Fulmine) caratterizzata da due grossi dentoni (che devono averle regalato un’infanzia non facile dato che la mamma, si narra, a causa loro non volle allattarla) è preposta alla difesa dei doni. A suon di morsi tiene lontani i malintenzionati. La guardia giurata, la renna gorilla del team.
  • Prancer (Donnola) piccola e minuta è la renna timida. Quella che sta in disparte ed arrossisce se fissata o nominata. Ultima renna del gruppo ad essere trovata da Babbo Natale per completare il gruppo. Praticamente la stagista (con tutto il rispetto).
  • Donner (Salterello), il contrario di Donnola: pare ami essere la “prima renna”. Cantante, imitatore, istrione e giullare. Sfrutta le sue doti di imitazione per riprendere i bimbi dopo le marachelle imitando la voce dei genitori. Un gran paraculo, insomma.
  • Dancer (Ballerina), come il nome tradisce con una passione per il ritmo ed il ballo. Segue con movimenti leggiadri ogni melodia e rallegra (o prova a farlo) a suon di musica e passi di danza anche i bimbi più tristi. L’animatore, il casinista (quello che fa il secondo lavoro nel villaggio turistico).
  • Vixen (Freccia) è la capostipite del gruppo. La renna anziana, la prima ad esser reclutata da Babbo Natale. E’ la gemella di Blitzen (con il quale condivide un bel mantello dorato, regale) e ben due code. E’ la renna altruista, quella paterna, quella che al cambio di pelo porta in dono ai bimbi poveri tutti i crini dorati del suo manto. Il leader nato, il saggio da imitare (il maestro di Karate Kid).
  • Rudolph (Rodolfo), la renna che si è unita successivamente alle otto originarie. Presa in giro per il suo naso rosso in passato è stata poi messa come prima renna proprio per sfruttare il suo rosso nasone come faro nelle notti buie e nebbiose. Apre la strada e segna la rotta, il timoniere della compagnia (sponsorizzato Tom Tom).

Il gruppo è vario e ben assortito, sono certo che si sentano sotto-dimensionati, che vorrebbero un aumento, che le paghe non sono all’altezza e che i sindacati non aiutano. Una chiosa troppo umana che rovina questo contesto fiabesco.

WU

Albero di Natale… contrariato

Non devo capire tutto. E questo, ho sempre pensato, è un bene. Non sono in grado di capire tutto. E questo, ho sempre pensato, può essere un bene o un male. Non voglio capire alcune cose. A questo non ci ho mai pensato, ma credo che tutto sommato sia un meccanismo di difesa.

Il natale è per me, come per tanti, un evento; il culmine dell’anno, la ritualità, tirare le somme, e tutte quelle altre solite cose. Solite, tipo un albero di natale. Preferisco il presepe, ma faccio anche l’albero. E per me, come mi sento vecchio, un albero ha delle radici, un tronco, dei rami ed una punta. In questo ordine. Sempre, ed in particolare quello natalizio… anche se aborro i puntali.

Ora, mi dovete spiegare, anche se non lo voglio capire, perché dovrei (io?) concepire un albero a testa in giù. Appeso al soffitto con le radici al vento, che mi da un po’ l’idea di guardare sotto le sottane delle signore.

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Eppure è “l’ultima moda” made un US. Pare che sia perfetto (basta con queste parole ad effetto…) per chi ha poco spazio, per chi ha molti doni, per chi ha cani o gatti e per chi vuole valorizzare le sue decorazioni evitando che si nascondano fra il verde dei rami. Come se fosse colpa della gravità se un albero è ben adorno o meno.

E poi almeno, che proprio devo trovare una giustificazione, almeno appendiamoli davvero al soffitto, ma metterci la loro basetta rachitica che sorregge la punta proprio no!

Va bene essere innovativo, anticonformista, bizzarro, originale, ma per toccare le tradizioni che hanno proprio nella loro monotonicità il loro senso di esistere serve almeno un po’ di buon gusto (che io poi possa dire di averlo o meno è un altro discorso).

Ah, e se la cosa non fosse sufficiente, entra in gioco anche il prezzo… fino a 1000$ ! Ovviamente il nostro (almeno il mio) alberello non va bene per questa “applicazione” se non altro per il meccanismo di apertura e montaggio. Inconscio meccanismo difensivo.

WU

Eroina WWII

Non è difficile immaginare, tanto da non prendermi neanche la briga di ricercare fra i vecchi post se ho già sproloquiato a riguardo, cosa penso dell’imminente “festa” di Halloween. Diciamo che sono un po’ vecchio stile e che se proprio (e di questo, invece, ne sono un fautore) dobbiamo/vogliamo trovare un motivo per fare festa ve ne sono decisamente di migliori: dalla festa del Sole a quella del vino mi va bene tutto, ma dobbiamo festeggiare con i morti?

E va bene che aiuta ad esorcizzare paure ataviche ed alleggerire il nostro esser fatti di carne, ma mi sembra poso rispettoso ed un po’ tirato per i capelli, tanto che poi a notizie tipo questa non mi scompongo più di tanto.

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Abitino blu, un basco verde e una borsa a tracolla marrone, che sa di Halloween solo perché vuole richiamare Anna Frank. Esatto, colei che ha pianto notti e notti sul suo diario chiusa in una specie di controsoffitto ora è una candidata “eroina” di Halloween?!

Fin troppo facile schierarsi, ma tralasciando i facili aspetti morali della trovata (che dal mio punto di vista una volta vista una singola volta su un singolo sito di e-commerce è sufficiente a rafforzare la mia idea dell’essere umano qualunque cosa faccia d’ora in avanti, compreso rimuoverlo dal commercio e bruciarne tutti gli esemplari prodotti) mi chiedo: ma a chi pensano di venderlo?

Voi ce la vedete vostra figlia che per Halloween vi chiede “mamma, mamma, voglio il vestito da Anna Frank?”, “ma no, cara, magari una classica mummia? E’ più paurosa e non ci ricorda l’olocausto…”. Il compromesso potrebbe essere Stalin?

WU

Dedicato alle giraffe

Questo per la serie: tanto c’è un giorno dedicato ad ogni cosa che vi viene in mente anche se non è celebrato dai doodle di Google.

Si, ebbene si, anche per i nostri amati (beh, devo dirlo, personalmente non più di tanto) giganti gentili dal lungo collo abbiamo un giorno. Che sono oggi qui a celebrare con un solo (…e dai non è poi così male) di ritardo. Ieri, 21.06, come il 21.06 di ogni anno si celebra il Word Giraffe Day.

La notte più lunga o più corta dell’anno (in base all’emisfero che attualmente ospita i vostri resti mortali) è dedicata al mammifero dal lungo collo. E’ definito come exciting event… avrei qualcosina da ridire. Ad ogni modo, come spesso e volentieri accade la celebrazione è in realtà un modo per tirar su quattrini, in questo caso per aiutare “giraffe in the wild”.

Solite dichiarazioni allarmistiche che, ahimè, sono troppo frequenti e diffuse per destare ancora attenzione/preoccupazione per poi arrivare al sodo:

Giraffe have recently been listed as Vulnerable to extinction on the IUCN Red List of Threatened Species. Giraffe numbers in Africa have plummeted by a staggering 40% over the last 30 years. We estimate today that there are only less than 100,000 giraffe remaining in all of Africa.

Ok, non sono un esperto e non so quanto è allarmante (intendo paragonato con tutti gli altri casi di “Vulnerabile” che vi sono al mondo) il dato, ma se siamo qui (beh… eravamo) a celebrare il WGD allora devo considerarlo come la cosa peggiore al mondo.

Si può contribuire in una serie di modi e con una serie di importi (in pieno stile kickstarter) alla salvaguardia di ciò che resta dei simpatici (o per lo meno peculiari… con o senza cravatta) mammiferi:

  • US$15 could pay for notebooks and pens to record giraffe observations in the wild
  • US$25 could pay for batteries for GPS units to monitor giraffe, their threats and movements in the wild
  • US$50 could cover all field costs and salary of a ranger who is actively involved in saving giraffe in East Africa for one day
  • US$100 could pay for a GPS unit to monitor giraffe, their threats and movements in the wild
  • US$250 could pay for digital camera with GPS
  • US$500 could pay for a camera trap including batteries and SD cards to monitor giraffe and their movements in the wild
  • US$1,000 could pay all field costs and salary of a ranger who is actively involved in saving giraffe in East Africa for one month
  • US$2,500 could pay for one GPS satellite collar to monitor giraffe movements remotely (incl. download time)

Non credo di dare il mio contributo, almeno per quest’anno ma non posso, cinicamente, pensare a come sarebbe la mia vita a fare il ranger che salva giraffe sulle coste africane per 1000 $ al mese.

WU

PS. volete sapere (so che morite dalla voglia) come mi ci sono imbattuto? Beh, ero certo che il 21.06 fosse dedicato a qualcuno/qualcosa e partendo con domande tipo “word celebrating 21 june” in quattro e quattr’otto Google oracle legge le viscere del mondo.

Atmosfere

Sempre per il ricorrente tema che è “un fatto di clima e non di voglia” [cit., ma lo devo scrivere?] ciclicamente all’approcciarmi delle festività (soprattutto nei giorni più tranquilli lontano dal chiasso delle ricorrenze) mi arrovello su cosa rende alcuni giorni di festa e cosa li rende “soltanto” di ferie.

Mi interrogo su quel clima che ti avvolge la mattina, su quel clima che costruisci e che tenti di goderti. Mi interrogo, ed a volte dimentico di goderne.

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Atmosfere, non solo Natalizie, da costruire si, ma anche da saper apprezzare.

Non che mi servisse chi me lo ricorda, ma questo Lloyd mi spinge a fare un gesto per me inusitato (a maggior ragione nella ricerca del clima di festa): l’abbraccio.

WU