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The eye, l’isola

Che non è il prossimo setting di Lost. Forse, effettivamente. Dato che al momento “lo scopritore” ed il “fautore” di una spedizione scientifica nella zona è un regista… potremmo vederne delle belle.

Ok, ok, così non si capisce nulla. Ricominciamo.

Avete presente “I want to believe”? Esatto, il punto è che ci piace credere, le bufale (vere o presunte) prendono piede perché ci piace credere. Ne abbiamo bisogno, ed è giusto. Ora, si può credere in tante cose, da quelle più serie, a quelle più sante a quelle più assurde. Ma c’è una cosa che ci piace ancora più che credere, ed è credere in qualcosa che non sia trito e ritrito. Qualcosa di nuovo sul quale non sia sia già detto, fatto e smentito tutto.

Recentemente in rete sta circolando una nuova scoperta misteriosa (musica di suspance…).

Argentina, alle coordinate 34° 15’07 .8″S, 58° 49’47 .4″W, nella zona del delta del fiume Paraná, tra Zarate e Campana si trova un piccolo isolotto.

E fin qui nulla di particolarmente strano dato che stiamo parlando di una specie di palude impenetrabile piena di vegetazione, acquitrini, senza anima viva. Ma…

Sergio Neuspillerm, regista argentino alla ricerca di una location per ambientare il suo film sul paranormale che pare debba trattare di contatti fra fantasmi ed alieni (e no, no no, così no…), pare aver notato qualcosa di strano.

Nelle sue due spedizioni (lui ed il suo team, senza, finora, pretese scientifiche) si sono accorti che l’isola si era spostata! In particolare l’isola aveva ruotato attorno al suo asse!

theeye1.png

Allora, l’isolotto (the eye) in questione è un cerchio (da Google maps, non posso certo dirlo per esplorazione diretta) quasi perfetto di circa 120 m di diametro che giace all’interno di un bacino di acqua di forma altrettanto perfettamente circolare. Beh, pare che a distanza di tempo la posizione dell’isola all’interno del bacino sia cambiata!

E c’è di più. Il lembo di acqua che circonda l’isolotto, invece di essere un acquitrino paludoso come tutto l’ambiente circostante, pare essere (dovrei scrivere “pare” ogni due parole) chiaro, trasparente, fresco e dal solido fondale.

Ora, posso perfettamente capire che c’è qualcosa di strano e sono il primo che vorrebbe vederci di più. Il regista ha quindi bandito l’immancabile campagna su Kickstarter (50.000 dollari da raccogliere entro 11.10.2016) per finanziare una terza spedizione completa. Completa include:

esperti sub, geologi, biologi, ufologi, droni specializzati e di più, prelevare campioni di acque, del suolo, le piante e tutti gli altri oggetti che si possono trovare

Ma dobbiamo sempre scomodare questi benedetti ufo? Ammettiamo anche che ci siano, ma è possibile che sono ovunque! E quanti sono? Non hanno nulla di meglio da fare che roteare isole a caso?

Il regista ha momentaneamente accantonato il progetto del fil originale (non che mi dispiaccia particolarmente) per concentrarsi sul The Eye Project.

theeye2.png

Dal canto mio annovero questa scoperta come una di quelle cose abbastanza bizzarre da attrarre la mia attenzione e da meritare ulteriori studi (si, studi!), osservazioni e finanziamenti, sono tuttavia abbastanza fiducioso che verrà fuori un inaspettato meccanismo biologico/geologico (che si tratti si sola vegetazione?) o una nuova interpretazione di uno noto (colpa di venti e/o correnti subacquee che muovono un aggregato solido solo all’apparenza?) piuttosto che una nave spaziale sepolta controllata da un consiglio di teschi di cristallo.

Peccato, certo, infondo anche io voglio credere, ma prima di scomodare il soprannaturale (e condire la mia voglia di conoscere con un po’ di complottismo) posso sempre credere in Madre Natura.

WU

PS. Per esempio, con tanta tristezza nel cuore per gli alieni, una possibile spiegazione.

Daniel Roy Finkley sent an intriguing clip to us which may help explain this phenomenon. Using Google Translate: The dammed are common in the Delta del Paraná, in its peri-riverine areas and in the northeast of the country (in the region of Ibera and the Chaco Humid) formations. With more or less irregular edges, generally circular or ovoid are in response to movement of the floe vegetation possessing on its surface. There are dozens of them on the coast. Just take a little training with an eye to find them. Some, after heavy storms and after some opening, they may lose their floating vegetation. But it moves from side to side, slowly and is what gives the FOMA iris in the mirror of water. But there is no mystery, it is a characteristic natural environment of the coast.

 

 

 

 

Sansha Yongle Dragon Hole

Il genere di notizie inutili solo all’apparenza ma che sono un ottimo spunto per una mezz’ora di voli pindarici (tipo questo o questo) che accompagnano distratti caffè mattutini.

Affascinante più che altro per l’idea che non lo sapevamo finora, oltre che per il blu profondo che ne risulta. Pare che con la bellezza di 300.89 m sotto il livello del mare il Dragon Hole sia la dolina sottomarina più profonda al mondo.

dragonhole

Vicino le Paracel Islands, tra Vietnam e FIlippine, nel mar cinese meridionale, l’occhio (come era già definito dai pescatori locali e già legato ai miti di Monkey King) si immerge spavaldo dando l’impressione di una caduta senza fine nel bel mezzo di acque bassissime.
Il primato era precedentemente detenuto dal Dean’s Blue Hole delle Bahamas (ovvero il famoso Triangolo delle Bermuda), che con solo 202 metri di profondità non avrebbe potuto inghiottire neanche la Tour Eiffel…

Non ne farei la meta di un viaggio, ma non appena mi trovo a scorrazzare per il mar cinese meridionale una puntatina non me la leva nessuno.

WU

PS. Neanche a dirlo che le condizioni per la vita sono a dir poco inospitali. Eppure fra acque sufluree, buio, pressione e freddo certamente la vita è riuscita ad adattarsi anche liggiù.

1SWASP J093010.78+533859.5

There shouldn’t be much more out of there. Five stars with two eclipsing binary system. Considering that only a third of stars is believed to be in pairs or multiple systems (and, irony of fate, also the star system closer to our Sun, alpha centaury is a triple star system), a quintuple system is almost unique…

5stars
Here I stumbled on the discovery of such a system (made, by the way, in the context of the SuperWASP project where low-cost cameras are used for the detection of extra solar planets), made with the usual strategy of detecting any small dip in the star light curve (the same approach used for detecting exoplanets).

A star passing in front of its companion causes an eclipse and from the regular patter of dips in the light curves, multiple star systems (and their characteristics) can be identified. In the begin the measurements reveled a contact eclipsing binary system (where the two stars share their outer atmosphere) with an orbital cycle of just six hours. Carefully looking at dips, additional eclipses have been found, thus a second eclipsing binary system appeared. In the same location, within the Ursa Major at about 250 light years from us. This second binary system, with about 32 hours of period, is well separated from the first one (21 billion km!).

But the story does not end here. Analyzing the star spectra, thus dividing their signals in different wavelengths, a fifth star appeared. 2 billion km away from the binary system and (apparently) without any companion.

The five stars are gravitationally bounded together. Wow.

Small stars (smaller and cooler than our Sun) revolving around a common center and also bounded in couples, a planet up there would see up to five suns in the sky and very occasional nights…

WU

PS. More in detail ” […] The detached binary is found to contain components of masses 0.837(8) and 0.674(7) M_sol, with radii of 0.832(18) and 0.669(18) R_sol and effective temperatures of 5185(-20,+25) and 4325(-15,+20) K respectively, the contact system has masses 0.86(2) and 0.341(11) M_sol, radii of 0.79(4) and 0.52(5) R_sol respectively, and a common T_eff of 4700(50) K. The fifth star is of similar temperature and spectral type to the primaries in the two binaries. Long-term photometric observations indicate the presence of a spot on one component of the detached binary, moving at an apparent rate of approximately one rotation every two years. Both binaries have consistent system velocities around -11 to -12 km/s […]”. From this technical paper.

Gangkhar Puensum

Un verginello di 7570 m.

Eppure è vero (almeno a quanto leggo qui), non tutto il pianeta è stato ancora esplorato. A parte gran parte dei fondali oceanici vi sono anche notabili vette ove ancora non vi è traccia dell’uomo. La piu alta di esse è appunto il Gangkar Puensum (che vuol dire “White Peak of the Three Spiritual Brothers“), anche se pare vi siano vette piu alte inesplorate ma che sono picchi secondari di altre montagne gia esplorate, quindi fuori concorso (wiki dixit). La montagnella è situata nel territorio del Bhutan ed è , tanto per cambiare, parte della catena montuosa dell’Himalaya (contiene il 70% delle cime oltre gli 8000 m!). La montagna è stata “assaltata” da diversi fronti e sono state raggiunte cime secondarie (dichiarate solo 15 m più basse, che beffa!), ma mai la vetta primaria (sarebbe da andare a controllare…).

Ma perché? Beh, pare che le ragioni siano solo in parte tecniche (4 spedizioni fallite tra il 1985 ed il 1986) ma principalmente siano burocratiche (il Bhutan ha vietato la scalata della montagna fino al 1983 e poi dal 1994 ha vietato scalate di montagne oltre i 6000 m e dal 2003 ha proibito completamente l’alpinismo).

Ma la storia non finisce qui. La verità (ed anche il motivo in cui mi sono imbattuto in questa notizia) è che non si sa ancora neanche dove sta la cima principale! E’ stata sempre collocata nel territorio del Bhutan (la montagna è stata mappata per la prima volta nel 1922 ed il Bhutan stesso non ha mai censito il picco), ma osservando carte recenti pare che la cima si trovi lungo il confine (Google maps la colloca politicamente esattamente sulla linea) ed addirittura vi sono dibattiti in corso che sostengono che si trova nel territorio Tibetano il che la renderebbe accessibile alle esplorazioni.

La mappatura della montagna pare non essere ne chiara ne univoca e sono state anche riportate altezze diverse; la prima spedizione è addirittura fallita per non aver trovato il picco! Fatto sta che finché il Bhutan non cambia idea (e non vedo perchè dovrebbe) o qualcuno dice che la cima non è parte del suo territorio (e su quali basi?) il picco è destinato ad essere a lungo inviolato.

WU

PS. L’alpinismo è vietato per non disturbare gli spiriti della montagna sacra. Qualunque sia la ragione è affascinante pensare che esiste qualche posto in cui non siamo andati a rompere… Qui trovate una lista delle altre cime, tutte oltre i 7000 m, inesplorate.