Mansa Musa, pluri-miliardario sconosciuto

Dimentichiamoci Gates, Bezos, Page, Bloomberg, Zuckerberg, Arnault, Ortega, Musk, Benson e chi più ne ha più ne metta. Gli uomini ricchi di questo/i secolo/i non sono che poveracci (ah ah ah, io allora mi consolo pensando di essere ricco dentro 🙂 , dato che non sono neanche qui…) se paragonati alle ricchezze dell’uomo più ricco della storia.

Ovviamente detto così suona un po’ da fake news, ma vediamo di mettere dei paletti. Vi sono “studi” e “classifichine” (parlo di Forbes, tanto per fare un nome) che non solo fanno una graduatoria degli uomini più ricchi in circolazione, ma si sono addirittura spinti a rivalutare i capitali (stimati) di grandi paperoni nella storia per fare classifiche degli uomini più ricchi di tutti i tempi.

Non vi rovino la sorpresa (e per questo non metto link di sorta), ma è facile indovinare che nella classifica troviamo imperatori, monarchi, despoti e figure del genere (Gengis Khan, Stalin, Cesare Augusto) oltre che imprenditori storici (tipo Carnegie o Rockefeller), ma è difficile che riusciate, magari senza un piccolo aiutino, ad indovinare la prima posizione.

La storia dell’uomo più ricco di tutti i tempi (ripeto, secondo stime, calcoli, rivalutazioni, notizie sommarie e con tutti i se ed i ma del caso… motivo per cui prescindo dal valore effettivo stimato delle sue ricchezze) inizia nel Mali

Era il 1312 quando fu incoronato il nono imperatore del regno, Mansa Musa. Uno dei primi mussulmani alla guida del regno, istituì il ramadan come festa nazionale cercò di diffondere l’Islam nel suo paese, fondò università islamiche ed annesse pacificamente al suo regno città del calibro di Timbuktu, Taghazza e Gao.

Il suo punto di forza, in termini di ricchezza, erano le risorse minerarie del Mali; l’oro, in particolare. Pare ne possedesse risorse quasi incalcolabili (e quindi la stima dell’uomo più ricco della storia va proprio presa come tale) in un periodo in cui la richiesta del metallo prezioso era particolarmente alta.

Si narra che durante un suo pellegrinaggio alla Mecca (oltre a far edificare ogni venerdì una nuova moschea lungo il suo cammino per potervi pregare, ma queste per uno che cammina letteralmente sull’oro dovevano essere inezie) distribuì a vario titolo tanto oro alle popolazioni che incontrava da causa in periodo di inflazione in Egitto che durò per ben 12 anni… non di certo un viaggio che passò inosservato…

Il suo seguito, durante questo viaggio (durato una dozzina d’anni… mica un weekend), si dice fosse composto da 60.000 uomini, araldi, cavalli e cammelli; 12.000 schiavi trasportavano 4 libbre d’oro in barre ciascuno ed 80 cammelli, viaggiavano carichi di 50-300 libbre d’oro in polvere pronto per esser donato a ciascun mendicante (chissà quale era la sua concezione di questa figura) avesse avesse incontrato sul suo cammino.

Questo viaggio non fece che accrescere la fama di Mansa Musa come una specie di Goldfingher ante litteram e tramandare a noi qualche dato sulle enormi ricchezze che indubbiamente l’imperatore doveva possedere (…e come storia vuole, lui e solo lui, dato che il Mali ne allora ne oggi brilla per tenore di vita… vi ricordate questo punto?)

A parte esser o non esser stato l’uomo più ricco di tutti i tempi di questa faccenda mi colpiscono una serie di cose:

  • non avrei mai detto che al primo posto di questa fanta-classifica ci potesse essere … l’imperatore del Mali del 1300 e dispari;
  • un tempo la ricchezza era effettivamente basata su un bene fisico; oggi no, sono al più numeri su uno schermo… non sono certo che le cose siano equivalenti;
  • abbiamo ancora una volta la conferma di come i popoli meno abbienti siano governati dagli imperatori più sfarzosi che ricordiamo… e questa non è solo storia recente;
  • nonostante le sue ricchezze non mi pare fosse uno scellerato imperatore in preda ad uno smisurato ego; forse la storia ne ha attutito i contorni, ma di certo il rischio che Mansa Musa diventasse famoso come il peggior imperatore del Mali (cosa non successa) era molto alto…

WU

Fanta-curriculum

Sono incappato nel CV sotto. Ovviamente (quasi mi vergogno a dirlo) NON scritto dal diretto interessato che evidentemente NON è alla ricerca di alcun lavoro. Lo scopo è quello di dimostrare che non serve mai più di una pagina anche peril CV più figo del mondo.

CV_Musk.png

Ok, su questo sono anche d’accordo; anzi, la concepisco come applicazione principe di “less is more”. Non sempre è facile riassumersi in una pagina, indipendentemente se si sta cercando lavoro o meno. Siamo sempre portati a dire di noi più di quanto interessi oppure a sottacere elementi rilevanti per l’interlocutore. C’è anche da dire che spesso facciamo questo sforzo di riassumerci su un foglio di carta una sola (o comunque poche) volta e spendiamo (il sottoscritto in primis) pochissimo tempo per adeguare il curriculum in base alla situazione.

Ad ogni modo la cosa che mi fa più “sorridere” (leggi anche “girare le balle”) dell’esempio qui proposto è che il soggetto in questione, oltre a non aver evidentemente bisogno di presentazioni, può certamente fare un CV minimale in cui però scrive parole come CEO, Co-founder, Chairman, e ruoli del genere. E’ logico che basterebbero a questo punto lettere più che frasi anche al più inetto responsabile risorse umane per capire chi ha dinanzi.

Se sostituiamo tali titoli con stagista, trainee e cose simili, rimuoviamo (come succede molto spesso a noi mortali) tutta la lista di “Achievements and Certificates” e fra gli “Skill” siamo costretti ad elencare (data l’assenza di qualcosa di meglio) la nostra capacità di team building… allora la faccenda è diversa, sostanzialmente diversa.

In altri termini; meno uno ha da elencare come esperienze ed abilità lavorative (ed ovviamente la cosa non incide in alcun modo sul valore della persona, che sia chiaro!) e più pagine ha bisogno per farlo.

Per E. Mask potevano fare un CV esemplificativo di 2 righe; una sorta di short-bio sarebbe stata più che sufficiente per il caso specifico. Per me servirebbe un’enciclopedia (che ovviamente nessuno leggerebbe) per elencare quelle tre o quattro capacità e convincere qualcuno darmi una possibilità.

Less in more, certo, soprattutto nella pubblicità (cosa è poi un CV se non che una forma di auto-pubblicità?)… ma in misura inversamente proporzionale al valore della merce che stiamo vendendo. Uno spot di un prodotto nuovo, mai sentito, magari semi-inutile deve durare di più dello spot del Super Attack, altrimenti non ci convincerà mai ad acquistare un bel nulla.

Diffido, personalmente, dei CV (… della pubblicità in generale) particolarmente lunghi e curati e mi sento ignorante (… naturalmente prevenuto) dinanzi quelli eccessivamente stringati. Certo quello di E. Musk non ho mai dovuto leggerlo/valutarlo.

Rimango, inoltre, dell’opinione che la miglior forma di pubblicità, anche ma non solo in ambito lavorativo, è quella che ti può fare un tuo superiore/collega o comunque il passaparola (…e ritorna l’esempio del Super Attack). Tuttavia credo che non siamo ancora in un mondo del lavoro sufficientemente maturo da consentirci spesso di cambiare azienda/lavoro/mansione sotto il benestare di qualcuno che magari si spenda anche per farci una buona pubblicità. Sarebbe più efficiente di qualunque CV, breve a piacere.

WU

Hyperloop Interior Design

Un po’ di interior design per non far mai scemare l’interesse è sempre un’ottima mossa commerciale. Quando non sai che pesci prendere e stai costruendo un treno iperveloce, oppure se vuoi attrarre clienti per il tuo nuovo fabbricato o ancora se vuoi vendere la super moto che per il momento esiste solo nella tua mente, la cosa migliore è fare un bel rendering di come l’oggetto dovrebbe essere (e non sarà mai).

Hyperloop non fa eccezione, ma, dato che parliamo di gente molto intelligente e molto abbiente, oltre il rendering ti fa anche il prototipo. Poiché si sa (ed io sono assolutamente d’accordo), toccare un pezzo di ferro è sempre meglio che vedere un’immagine al computer.

In questo caso, il bussolo super veloce non ha esteriormente una forma che lascia troppo spazio alla fantasia, ed allora perché non fare incetta dei migliori disegnatori d’interni per immaginarci (ed in questo caso prototipale) i sedili ed i corridoi del treno super veloce?

E dove se non nei luoghi in cui il dollaro scorre a fiumi… più o meno come il petrolio? Negli emirati, infatti, R. Benson ha presentato il disegno degli interni del “suo” Virgin hyperloop One.

HyperloopInterior.png

Per me gli interni sono quasi ovvi: linee essenziali, super tecnologici, led cambia-colore ovunque, atmosfera fusion perfetta mentre viaggi a 1200 km/h. Ah, ed ovviamente nessun finestrino! Per la gioia della vostra claustrofobia mi sono un certo numero di LCD ottimi per distrarci (alienarci, in case).

Ad ogni modo, a parte l’operazione di marketing e questo disegno “di dettaglio”, mi pare che la cosa non sia una cattedrale nel nulla. Gli Emirati hanno infatti approvato il progetto per Hyperloop fra Dubai ed Abu Dhabi (… in teoria già dal 2020!) e la cosa fa seguito al nullaosta del governo americano per iniziare i lavori fra New York e Washington per la realizzazione dell’infrastruttura.

Praticamente corre veloce non solo l’idea (che almeno per me ha parecchi punti tecnologicamente ancora oscuri; e.g. il pattino di plasma?), ma anche il lavoro di lobbing per autorizzazioni varie che se non altro sostanziano l’idea.

WU

Kantrowitz limit

A.R. Kantrowitz era un arzillo vecchietto (non che sia sempre stato vecchio, ma è deceduto alla veneranda età di 95 anni “calcando le scene” fino alla fine) americano. Fisico ed inventore di questo e di quello.

Tanto per intenderci è stato uno dei primi (se non il primo) a proporre il concetto di propulsione laser per mandare carichi in orbita “sparando” fasci laser da terra. Fu uno dei pionieri e più grandi contributori in diversi campi, tipo meccanica dei fluidi, gasdinamica, magnetoidrodinamica, e via dicendo.

Ora, a parte riconoscere la genialità di Mr. Kantrowitz, mi ci sono imbattuto specialmente cercando di capire il concetto di “Limite di Kantrowitz“.

Prendiamo un condotto connesso ad una sorgente di vuoto. Il flusso di aria (mentre viene aspirata dalla pompa a vuoto) in tale condotto (assumendo un flusso di massa pari alla velocità di ingresso) aumenta man mano di velocità fino ad avvicinarsi a condizioni “di bloccaggio” in cui non si può superare la velocità locale del suono. Riducendo ulteriormente la pressione nel tubo la velocità del flusso non può aumentare, non potendo oltrepassare la velocità locale del suono. Questo il famoso limite di Kantrowitz che in sostanza blocca la velocità del flusso indipendentemente dall’ulteriore calo di pressione. Ovviamente un motore a getto (quelli degli aerei che fanno rumore senza eliche) deve accettare tale limite e non può spingere un flusso oltre Mach 1 al suo interno indipendentemente dall’aspirazione che il compressore è in grado di creare.

Tutto ciò è fantastico (e forse anche un po’ complesso). E la soluzione è sempre stata: stare sotto (o sopra nel caso di flussi che nascono già ipersonici) il fatidico limite. Un recente sistema di trasporto che promette faville (e dai che si capisce e comunque ne ho già sproloquiato almeno qui) propone però un’altra soluzione. La quale, nonostante i miei dubbi sull’intero sistema, devo riconoscere è geniale. Mettiamo un compressore sul muso della capsula (la quale viaggia a folle velocità nel tubo quasi-sottovuoto) che prende l’aria compressa dal davanti e la butta dietro per produrre anche spinta. Così rimaniamo sempre ben al disotto del limite di Kantrowitz e beneficiamo anche della compressione che noi stressi creiamo nel tubo muovendoci (ovviamente ci serve un metodo per partire, ma questa è un’altra storia).

In pratica sarebbe come mettersi dentro una grande siringa che aspira dal davanti per spingere il pistone dal dietro. Il tutto ad oltre 1000 km/h.

WU

Calexit

From The Guardian:

As Donald Trump’s shock election victory reverberated around Silicon Valley late on Tuesday night, some high-profile technologists were already calling for California to secede from the United States. The broader west coast is a stronghold for the Democrats, and significantly more politically progressive and racially diverse than large swathes of central U.S. California is also the biggest economy in the U.S. and the sixth largest in the world with a gross state product of $2.496 trillion for 2015, according to the IMF. The campaign for independence -variously dubbed Calexit, Califrexit and Caleavefornia- has been regarded as a fringe movement.

But support was revitalized by influential Uber investor and Hyperloop co-founder Shervin Pishevar, in a series of tweets announcing his plans to fund a “legitimate campaign for California to become its own nation” -posted even before the full results were in. A few hours later, Hillary Clinton conceded the election to Trump, and Pishevar told CNBC that he was serious about Calexit.

“It’s the most patriotic thing I can do,” he said, adding that the resulting nation would be called New California. “We can re-enter the union after California becomes a nation. As the sixth largest economy in the world, the economic engine of the nation and provider of a large percentage of the federal budget, California carries a lot of weight,” he said. Pishevar was supported by others in Silicon Valley.

Angel investor Jason Calacanis said that California succession would be simple in the wake of both Brexit and a Trump win. Evan Low, a Democrat serving in the California state assembly, said that he’d support the introduction of a bill to start the independence process. The proposal illustrates the technology industry’s frustration with Trump over his repeated criticisms of Silicon Valley companies.

Trump on similar topics (and probably the cause of such an initiative):

  • he would make Apple build computers in the U.S.
  • he thinks Amazon CEO Jeff Bezos bought the Washington Post to exert political power and avoid paying taxes
  • he claimed that Mark Zuckerberg’s push for specialist immigration would actually decrease opportunities for American women and minorities

“Trump would be a disaster for innovation”. Probably, or probably not.

IMHO often “high-profile leaders” (and I’m not sure the epithet applies to the new US President) declare pretentious statements just lo leave some footprint of themselves, jut to make people talking about them. Once they are in charge of taking decisions it si rather difficult they realize (also because often, fortunately, they can not just choose by their own) everything,or even part of, they declared.

WU (hopeful)

Tesla Supercars

“Se la civiltà esiste ancora nel giro di vent’anni la maggior parte delle nuove auto saranno completamente autonome e buona parte sarà elettrica”. Detto così mi pare un po da visionario, ma non posso che concordare sull’indirizzo e se poi, come sempre, a dirlo e Mr. Musk, un po di più ci devo credere per forza…

Con i primi modelli del Tesla Model X in consegna (132 mila dollari di base… mica male) e la Model 3 (… il modello economico) prevista per il prossimo anno. La Tesla sembra fare sul serio, chissà anche sulla scia dei recenti eventi che hanno colpito le auto tradizionali…

Ma Mr. Musk si spinge oltre, se l’autonomia della Model X è già di 386 km (con una velocità di punta di ben 250 km/h e 762 cavalli!) l’obiettivo è di portare l’autonomia della Model S a 1000 km entro uno/due anni.

La Model S, inoltre, già vanta due funzioni ad-hoc per rassicurare il passeggero ed aumentare l’indipendenza del mezzo (Kit stiamo arrivando…). Il Range Assurance è un sistema di avvertimento automatico che informa quando ci stiamo allontanando dalla rete di stazioni di ricarica conosciute e ci riporta verso i punti di ricarica più vicini. Il Trip Planner, invece, è una specie di navigatore che non solo calcola autonomamente il percorso più efficiente e veloce, ma tiene anche conto della posizione delle stazioni di ricarica.

Ah, tanto per informazione le stazioni di ricarica in Europa coprono già dalla Lapponia ai Pirenei (e solo 3 in Italia, ovviamente nel nord)… non facciamo quindi troppe storie sulla famigerata “infrastruttura” che sarebbe uno dei limiti delle auto elettriche!

Il passo successivo, ovviamente, è la completa autonomia del mezzo (leggi auto elettrica che si guida da sola) che sarà, sempre secondo l’imprenditore, raggiungibile entro tre anni.

Come sempre il piano di sviluppo è chiaro, preciso ed ambizioso. I soldi forniscono la base di credibilità ed il suo bel faccione completa la campagna di marketing (e questo post ne è un non-pagato contributo).

WU

PS. Intanto, come paragone il piano di marketing della Fiat prevede la Panda (base) ad 8.000 euri, solo però per auto in pronta consegna e a fronte dell’adesione al finanziamento specifico di FCA Bank… Cioè? Uso l’esempio da qui: “Es. fin.: Anticipo Zero, 72 rate mensili di € 157,00, Importo Totale del Credito € 9.253,50 (inclusa Marchiatura SavaDna € 200 e Polizza Pneumatici € 29,75, Prestito Protetto facoltativo € 708, spese pratica € 300, Bolli € 16,00). Interessi € 1.799. Importo Totale Dovuto € 11.325”.

Ovvero la Panda ti costa 11.325 euri (Se ne hai 8.000 in contanti da dare non puoi!) dei quali circa 1800 euri guadagnati da una finanziaria che non fa nulla! Ottimo!

PPSS. @ 02.10.2015. “far more there than is really necessary to sell the car”

Ecco il disclaimer di Mr. Musk quando presenta il nuovo SUV. Ed effettivamente (qui qualche dettaglio in più)…

3.2 secondi da 0 a 100 km/h (cioè come la Porche 911 turbo). Porte ad ali di gabbiano per i posti posteriori. Vetro anteriore che si fonde con il tettuccio panoramico creando quello che è “the largest piece of glass in a car ever”. Ed il biodefense mode? Un filtro per l’aria nell’abitacolo che la depura fino quasi a livelli da camera operatoria. Il tutto in un crossover (modello tanto amato in US, ma forse non solo) non propriamente di fascia economica…

Ma come dice lo stesso Musk non pretendiamo di salvare il pianeta con questa macchina. Piuttosto il trucco è che questo tipo di auto, risultato del reparto R&D, è finanziato dalle auto “di tutti i giorni” che la casa produce.

New York – San Francisco: 30 min, 20 $

Let me start with a simple, clear, obvious statement: “I’m not used to read Forbes”. Nonetheless, as usual, Mr. Internet led me here and there and in this case to Forbes (here, dated 02.03.15 [some unnecessary but irresistible pills of numerology: the product of the first two digits gives the sum of other two]).

It is at leat 3 years that on the web I spot the Hyperloop concept. Thanks to the paySpaceXpal-man Elon Musk that (the power of money…) dusted the concept off. In brief the Hyperloop is a concept for a high-speed transportation system based on reduced-pressure tubes where pressurized capsules move thanks to air compressors and linear induced motors (here the wiki explanation). What am I talking about? The strange missile here below.

Hyperloop

The concept dates back to the 1812 when George Medhurst proposed the idea of air-powered capsules in vacuum tubes in his paper “Calculations and Remarks Tending to Prove the Practicality, Effects and Advantages of a Plan for the Rapid Conveyance of Goods and Passengers Upon An Iron Road Through a Tube of 30 Feet in Area, of the Power and Velocity of Air” (not short, but for sure well explaining title). In 2012 Elon launched his (?!) idea of hyper-fast transportation system that himself defined as a “cross between a Concorde, a railgun and an air hockey table”. Sounds a bit science fiction, but probably times are getting mature and mature (200 hundred years of tech-evolution are not enough, but a good step forward).

The idea bounced around for decades (including Mr. Goddard papers in 1910 and Mr. Heinlain in 9156 mentioning “vacutubes” in Double Star) and in 2000s Swissmetro studied the idea concluding that it was not feasible, not economically feasible. Enough easy from a technical point of view (on the paper), enough expansive to let its economical feasibility still object of debate. 6-7.5 billions dollar, the price tag declared by Musk is considered too low, 100 billions seem more realistic (!).

Forbes begins stating that “Hyperloop is real” and it is partially true. A bundle of venture capitalist, billionaire and former White House deputy put together Hyperloop, a company boding of realizing the Hyperloop concept. Actually they intend to develop before the cargo version and only after the human transportation. Besides Hyperloop it exists, with a very similar name, also the HTT (Hyperloop Transportation Technologies), a research company crowdsourced born (and now hiring about 200 eng working in exchange of stock options; that’s business!) with the same aim: develop the Hyperloop concept. Also Musk itself revealed a plan for funding a test track in Texas with scaled-down capsules, and on June the 23rd 2015 I read here that more than 700 people signed for helping Musk for building its Hyperloop prototype. 3 teams working on the concept (I mean, paid for working on this!).

For me, and the children like me, it is fascinating thinking how Hypoerloop may change the world (boats? old dinosaur. goods transportation? matter for almost-real-time delivery!). Hyperloop can go over and under lands, through the oceans and so on (for the first line proposed by Musk the tubes should go parallel to Interstate 5) and actually overcomes two of the major impediments to rapid travel: air drag and friction. I personally belive (and who cares…) that our concept of transportation system should be deeply revisited (not jut increase the car efficiency of build larger/faster planes) and actually Hyperloop sounds to me a good compromise between science fiction and future reality.

In 2015, New York – San Francisco: 360 min (direct flight), 400 € (as a minimum). Keep on dreaming (and Musk investing).

WU

PS. Let me just point out the image below, taken from the Musk white paper, which compares the MJ (energy) for passenger along the journey Los Angeles – San Francisco.

LASF_MJ

Obviously (!) the Hyperloop technology is the absolute minimum (and the same would be also comparing times), but:

  • strange that the second best choice is still another Musk creation, the Tesla Model S fully electric car…
  • among “old technologies” cars, with 2 passengers, remain the less energetic options (although we see a lot of one-man-cars). Too energy-consuming airplanes, sounds like useless tech development…
  • Hyperloop has 20 $ estimated for something around 50 MJ, i.e. 0.4 $/MJ. The same cost of a flight connection (about 400$ for 1000 MJ)…