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Asgardia: la nascita della nazione?

Mi ci ero già imbattuto qui. Ma la cosa mi continua ad affascinare molto più di qualunque nazione “con i piedi a terra” (dicitura la cui interpretazione può dipendere molto dalla nazione in questione). Ad ogni modo l’idea della prima nazione spaziale è andata avanti (il che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, la potenza dei soldi; non dimentichiamo che l’idea parte dalla mente dello scienziato e miliardario russo Igor Ashurbeyli…).

In data astrale 12.11.17 è stato lanciato il primo satellite della nazione spaziale. E questo, già di per se, è un indubbio successo. Praticamente un cubotto di meno di 3 kg che rappresenta il 100% del territorio asgardiano e la stessa percentuale dei suoi sogni.

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Fuori da qualunque vincolo (e questo è potenzialmente un bene ed un male) con le nazioni terrestri, Asgardia è la terra di tutti (open, libera, pacifica, etc. etc.), ma per il momento, di nessuno.

Il satellite è partito dalla base Nasa, Wallops Flight Facility come compagno della (estremamente più grande e… quella che pagava sostanzialmente il lancio) Cygnus destinata a rifornire la ISS; Asgardia-1 sarà rilasciato prima dell’attracco alla ISS.

Il satellitino contiene praticamente solo dati, circa mezzo tera dato che i primi 100000 abitanti della fanta-spazio-nazione avevano la possibilità di caricare fino a 500 kB ciascuno di foto, testi, immagini, e cose del genere (ai successsivi 400000 lo spazio era ridotto a 200 kB).

Praticamente una bandiera virtuale per mettere un segnaposto, piccolo ma pur sempre spaziale, al nostro sogno di liberà.

 

WU

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LAGEOS, the time capsule

Laser Geodynamics Satellites (LAGEOS) is a couple of (artificial… of course) satellites orbiting around our Earth. Their original aim was to provide an orbiting laser ranging benchmark for Earth geodynamical studies. It was back in the 1976 when LAGEOS-1 was launched by NASA followed in 1992 by LAGEOS-2 (NASA and ASI…). Two launches without too much claim and advertising for one of the most long-lasting missions ever conceived.

Both satellites are actually two balls (looking like golf balls) made of high-density passive laser reflectors. More in detail, they are brass spheres covered with aluminium of 60 cm diameter and 400-410 kg mass. Spread over they surfaces there are 426 reflectors made of glass and germanium. Measurements can be made by transmitting from Earth ground stations pulsed lasers toward the satellites that reflect the pulses and measuring the travel times. In addition the shape, attitude-independent measurements and the orbit allows for using the satellites also for determine the geoid shape, the tectonic plate movements, and the distortion predicted by the general relativity caused by a rotating mass.

In the end the two satellites are completely passive, without any attitude control means and without any electronic on board. In order to provide a stable reference for geodynamical studies (which means an extremely high accuracy in determining the positions of points on the Earth), the golf balls have been placed in very stable medium altitude orbits at about 5900 km altitude.

As a consequence of the orbital altitude, shape and mass of the satellites, LAGEOS-1 (LAGEOS-2 has very similar features…) is doomed to reentry on Earth in … 8.400.000 years! At some point in more than 8 millions years some of our descendant (…or any other species enough intelligent to survive to us) will see a ball coming from the past.

A real time capsule.

This was luckily clear already at the time of launch. LAGEOS-1 indeed carries a plaque, made by C. Sagan (of course…) indicating the future of the humanity expected at the time of satellite launch.

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The plaque includes the numbers 1 to 10 in binary. In the upper right is the earth with an arrow pointing to the right, indicating the future. It shows a #1 indicating 1 revolution, equaling 1 year. It then shows 268435456 (in binary; 228) years in the past, indicated by a left arrow and the arrangement of the Earth’s continents at that time. The present is indicated with a 0 and both forward and backward arrows. Then the estimated arrangement of the continents in 8.4 million years with a right facing arrow and 8388608 in binary (223). LAGEOS itself is shown at launch on the 0 year, and falling to the Earth in the 8.4 million year diagram.

I’ll never see the satellites with my own eyes (well… I guess), and I can imagine the astonishment of anyone seeing that plate in millions of years (it si much more than a fossil we can discover nowadays!) .

My hope, as per today, is that the satellites will be still checked (even form time to time) for the millenniums to come, to avoid that far from eyes the satellites will be forget while they can still be considered as alive.

WU

Punto Nemo

Vicino eppur lontano; anzi, lontano e basta.

C’è un punto sulla superficie del nostro globo che si trova più vicino agli astronauti che a qualunque altro essere vivente piantato con i piedi per terra.

Dovremmo recarci (… circa 15 giorni di navigazione in pieno Oceano Pacifico) alle coordinate 45º52.6S, 123º23.6W per trovarsi … nel bel mezzo del nulla. L’isola più vicina dista circa 2700 km; a Nord l’Isola di Ducie (Isole Pitcairn), a Nord-Est l’isola Motu Nui (vicino l’Isola di Pasqua) e a sud l’isola Maker (a largo della Terra di Marie Byrd in Antartide).

Quindi (a parte le rare navi e le accanite competizioni che passano da quelle parti) quando la stazione spaziale internazionale passa sopra queste coordinate effettivamente qualcuno di “vicino” c’è.

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Tecnicamente, il punto Nemo è stato “scoperto” nel 1992, quando l’ingegnere croato-canadese, Hrvoje Lukatela, lo ha individuato con un programma di georeferenziazione considerando che, essendo la Terra tridimensionale, il punto più remoto dell’oceano doveva essere equidistante da tre diverse linee di costa… da qualche parte nel nostro oceano più vasto.

Ovviamente la caratteristica del punto non è passata inosservata. Perché non farne un grazioso cimitero spaziale per i nostri detriti(ovvero: perché non andare a rompere le scatole anche all’angolo più remoto del pianeta)? I satelliti, solo quelli in orbita bassa attorno alla Terra, a fine vita che hanno la fortuna (e non so ancora quando potrà durare la pacchia) di avere un rientro controllato sono indirizzati verso questo punto. In maniera che tutti i pezzi, più o meno piccoli, che non si bruciano rientrando nell’atmosfera almeno non colpiranno (certamente, aggiungerei) nessuno. Diciamo che le piccole (sperabilmente) parti che raggiungo la superficie della Terra vanno a fare una specie di doccia di stelle cadenti dove nessuno la può ammirare (questa una visione, forse, un po’ troppo poetica).

Ad ogni modo quando un bussolo spaziale rientra si frammenta in moltissime parti (ricordiamoci che anche se piccole viaggiano a km/s!) che poi “piovono” sulla superficie, motivo per cui il cimitero di cui abbiamo bisogno deve essere (e fortunatamente Nemo lo è) piuttosto vasto; l’area in questione è priva di isole abitate per circa circa 17 milioni di chilometri quadrati!

Qui giacciono almeno 260 veicoli spaziali indirizzati fra il 1971 ed il 2016. Qui riposano in pace (di silenzio ce n’è a iosa) i resti della MIR, qui giaceranno (forse e sperabilmente) i resti della Tiangong-1. Quest’ultima è stata infatti dichiarata fuori controllo lo scorso anno e si prevede che rientri già i primi del prossimo anno. La speranza (… e come sappiamo chi vive sperando…) è che l’agenzia spaziale Cinese si occupi di farla rientrare con l giusto angolo per massimizzare l’incenerimento nell’atmosfera e minimizzare i rottami che potrebbero colpirci, se poi “mirano” anche il punto Nemo…

WU

PS. Di “poli dell’inaccessibilità“, anche per terre emerse nei 5 continenti ce ne sono a volontà.

Ru-106: attenzione, attenzione

Dai che qui diamo un po’ di nuova benzina al fuocherello del complottismo…

Il Rutenio-106 è radioattivo. E detta così effettivamente è un problema. A meno di non essere Homer e giocherellarci, magari infilandocelo nella maglietta, non è consigliabile tenerlo in mano, respirarlo, mangiarlo, etc.

Il simpatico elemento in questione è di recente protagonista di una MODESTA, ma rilevabile contaminazione atmosferica (fatemi scrivere “scie chimiche” anche solo per il piacere di farlo) nel nord Italia, in Austria, nella Repubblica Ceca, in Svizzera, Polonia, Norvegia e Svezia.

In Svizzera le concentrazioni nell’aria si sono rivelate più basse rispetto ad altri Paesi colpiti dalla contaminazione. Il valore massimo, misurato tra il 2 e il 3 ottobre in Ticino, è ammontato a 1’900 micro-Becquerel/m3.

Il livelli di concentrazione dell’elemento nell’atmosfera sono saliti in maniera non allarmante (…con poca gioia dei complottisti, che comunque non si sono sottratti a titoli … accattivanti ), ma rilevabile; rilevato dall’Istituto superiore per la ricerca ambientale (Ispra).

Si conferma che i valori di concentrazione di radioattività misurati non hanno rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario.

Ad aumentare l’alea di mistero del fenomeno si aggiunge che la fonte e la causa di tale contaminazione non è affatto nota. Si sa solo che la durata è stata limitata alla settimana fra il 29.09 ed il 10.05 di questo anno.
Ci sono tutti gli estremi per parlare di alieni, esperimenti segreti, cospirazioni, ed ovviamente per accendere un dibattito geo-politico almeno europeo.

Altra chicca non trascurabile: il Rutenio-106 NON esiste in natura. E’ solo di origine artificiale ed è, fra i vari isotopi di rutenio, il più stabile (tempo di dimezzamento 373 giorni).

Viene prodotto, principalmente per scopi medici, scientifici e come combustibile nucleare, in diversi paesi dell’est extra-europeo. Il Rutenio-106 è anche uno degli elementi delle scorie radioattive esaurite; serve almeno un trentennio prima di consideralo sicuro.

Il mistero rimane (e meno male), ma l’ “emergenza” è passata. Sicuramente complice anche l’incremento della circolazione delle masse d’aria ed un po’ di pioggia (che pulisce l’aria ed inquina il suolo e le faglie). Sarebbero da escludere (e non stento a crederci) esplosioni nucleari, incidenti e/o test segreti, se non altro per la presenza nell’aria di un solo elemento radioattivo (e non di tutta la pletora di radionuclidi artificiali che di solito accompagna questi eventi). Una probabile fuga dell’elemento da qualche centro (orientativamente nell’est europeo) medico/scientifico potrebbe essere la causa più verosimile, ma decisamente poco interessante per del sano allarmismo.

WU

Si, ma quant’è alto?

… e la cosa che mi stuzzica di più è che stiamo parlando di qualcosa che è sostanzialmente noto per la sua altezza…

Le misurazioni ufficiali (e Google) sostengono 8.848 m sul livello del mare per la vetta più alta del mondo. Ma le cosa sono (potrebbero) esser cambiate, anche e soprattutto a causa delle forti scosse di terremoto del Maggio 2015 (se non ve le ricordate sono quelle che hanno fatto qualcosa come 8000 vittime in Nepal, ma dato che stiamo parlando di qualcosa sufficientemente lontano da noi ci sta benissimo che il nostro cordoglio abbia avuto un veloce decorso… come natura, ahimè, vuole). Si erosione costante, il subcontinente indiano che preme verso la Cina, e piccoli assestamenti potrebbero aver contribuito, ma a seguito delle scosse di cui sopra si stima (per il momento mediante misurazioni satellitari) che la zona della vetta, a monte della faglia, si sia abbassata di circa 1 metro.

Quindi: altezza stimata Everest 8.847 m. Ma tocca rimisurarlo (e non è proprio come prendere la rullina).

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E poi ci si mettono gli aspetti politici. Il monte in questione ha un versante nepalese ed uno cinese. La spedizione del 1954 (l’ultima ufficiale) era di matrice indiana (Survey of India) e la Cina sostiene da decenni che la cima dell’Everest sia “solo” 8.844 m , quindi 4 metri in meno del valore ufficiale. Il Nepal, d’altro canto, vuole dimostrare anche di avere la capacità e la forza di organizzare una spedizione ufficiale a tali quote (cosa non banalissima, con mesi di preparazione e due finestre l’anno “sicure” per avventurarsi in cima).

Ed inoltre, quando siamo su ed iniziamo le misurazioni, lo strato di ghiaccio sotto i nostri piedi e da considerarsi o meno? Beh, allora l’altezza dipenderebbe dal luogo esatto della misurazione, dalla stagione ed anche dall’annata!

Diciamo che il numero preciso potrebbe arrivare, dubito che le controversie a riguardo si potranno placare e comunque la fama della montagna è più che altro legato al suo fascino (ad a tutti i suoi tragici morti); non è un caso che sia chiamata dai tibetani “santa madre dell’universo”.

WU

PS. E le cose si possono ulteriormente complicare. Se misuriamo il tutto dal livello del mare, è questione di metri, ma il primato dell’Everst è ancora ben saldo (in attesa dei futuri sconvolgimenti tellurici), ma se iniziamo a misurare dal centro della Terra?
Beh, il nostro pianeta assomigli ad una sfera, ma non è perfettamente rotondo. Il che pone alcune zone più vicine al centro di altre. L’Equador, in particolare, è significativamente più lontano dal centro della terra del Nepal.
Il che vuol dire che un bel montagnone equadoregno potrebbe essere, dal centro della terra, addirittura più alto dell’Everest. E si da il caso che il monte Chimborazo, montagna a sud di Quinto, misura “solo” 6.248 metri sul livello del mare.

Quindi, il punto più lontano dal centro della Terra è la vetta del monte Chimborazo, 6.384 metri. Everest secondo classificato, con 2 km in meno, 6.382 metri.

Dal fondo dell’oceano, invece, la cosa è ancora diversa ed il primato va al Mauna Kea che misura (pare) ben 10.200 m dal fondale marino…

Salar de Uyuni

A me da l’idea di un personaggio di un romanzo di Salgari. Invece potrebbe esserne l’ambientazione. Stiamo parlando di più di 10000 km2 (grossomodo come tutto l’Abruzzo) di … sale. La più grande distesa salata del globo. Sale, sale ed ancora sale a più di 3600 m di quota in Bolivia.

L’origine? Abbastanza intuitivamente (ah ah ah) un enorme lago preistorico prosciugatosi che ha lasciato due attuali laghi salati oltre che il gigantesco letto salato. Un posto del genere ha due grandi impatti sul genere umano: pratico e poetico.

Per il primo ho ovviamente in mente il fatto che dalla distesa si estraggono più o meno 25000 tonnellate di sale all’anno (e la stima è che la distesa ne contenga 10 000 000 000!), oltre al fatto che il posto contiene un terzo di tutte le riserve di litio mondiale (oltre che altra robaccia per noi utilissima tipo boro e magnesio).

Per l’aspetto poetico, invece, non possiamo far finta di non vedere la suggestività del posto. Il cielo e la terra si confondono perfettamente divisi soltanto dalla sottile linea dell’orizzonte. L’infinito pare quasi materializzarsi.

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Meta turistica neanche a dirlo. Circondato da riserve naturali e rari habitat di accoppiamento, banale. Sede di ritrovamento di mummie ed insediamenti di ominidi, quasi ovvio. Geyser e vulcani quiescenti nella zona non potevano mancare.

Un posto decisamente fervido per le pratiche umane. Da millenni, a 360 gradi. Nonostante decisamente ostile per la nostra specie, the place to be.

WU

Tardigradi

Potrebbe tranquillamente essere un peluche per bambini o un perfetto animale di uno dei pianeti del sistema Trappist-1.

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Letteralmente “animali che camminano lentamente“, o anche “orsi d’acqua”, “maiali del muschio” e simili appellativi non propriamente nobili che però non sminuiscono la più grande dote di questi besti: sopravvivono pressoché ovunque ed in qualunque condizione. Allora:

  • da -200°C a +150°C snza batter ciglio, ed anche a temperature ancora più estreme per qualche minuto
  • un decennio senza bere
  • un trentennio senza mangiare
  • esposti a radiazioni che ci friggerebbero tutti in pochi minuti; raggi UV-A e (alcuni tipi) raggi UV-B
  • nel vuoto cosmico
  • a 400 volte la pressione atmosferica
  • in mancanza di ossigeno; la cosa più naturale del mondo…
  • in atmosfere di monossido di carbonio ed altri gas tossici come se fosse brezza marina

Li troviamo sulla Terra dall’artico all’Himalaya, dal muschio agli abissi. Praticamente onnipresenti; compresi quelli che abbiamo di certo mangiato, inalato, toccato. Ah, la loro dimensione massima è (fortunatamente) meno di mezzo millimetro! A meno che non giriate con un microscopio in tasca difficilmente li avete visti vis a vis.

Sono sostanzialmente progettati per essere indistruttibili. Grossomodo di forma cilindrica, con zampette retrattili, rivestiti di chitina, respirano attraverso la pelle, ermafroditi, mangiano praticamente tutto, hanno una specie di sacca interna che fa da riserva alimentare ed apparato circolatorio ed hanno una serie di gangli per un sistema nervoso distribuito. Perfetti.

Oltre ad essere praticamente delle macchine alla Terminator hanno anche un’altra interessante possibilità: andare in stand-by. In particolare quando le condizioni esterne sono troppo sfavorevoli. Si rannicchiano per evitare evaporazione di acqua, si disidratano, mettono in sospensione ogni attività metabolica, creano cristalli di ghiaccio a crescita controllata e sintetizzano anche sostanze protettive.

Praticamente non li fai fuori facilmente. Li abbiamo infatti anche mandati nello spazio ove sono egregiamente sopravvissuti per circa due settimane e sono stati considerati gli unici organismi viventi che sopravviverebbero ai peggiori cataclismi (dall’impatto di un asteroide all’esplosione di una supernova).

Praticamente per farli estinguere o facciamo evaporare tutti gli oceani (ovvero chiediamo a Vesta o Plutone di venirci addosso), oppure ci imbattiamo in una inaspettata supernova estremamente vicina o ancora incappiamo un un gamma ray burst estremamente focalizzata, potente e vicina.

Insomma, se vogliamo avere una speranza di preservare la nostra specie in ogni tipo di futuro distopico-apocalittico dovremmo affidarci un po’ a questi simpatici (?) animaletti. Beh, di idee malsane me ne vengono a bizzeffe: dal cannibalizzare segmenti del loro DNA ad impiantare in loro parte del nostro; dall’allevarli come animali domestici a cui passare parte delle nostre conoscenze (sempre che siano in grado di recepirle) ad addestrarli per essere i nostri piccolissimi astronauti. E giù di fanta-cazzate.

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