Fordlândia

Henry Ford “faceva” macchine… ed a tempo perso fondava città. Riusciva più nelle macchine che come fondatore. Ma evidentemente era uno che non si tirava indietro, ragionava alla grande ed aveva i suoi buoni agganci.

Leggermente (ma non troppo) più in maniera antologica. 1928, piena foresta amazzonica, nel bel mezzo del nulla, ove popolazioni di indigeni vivevano senza problemi, terreno roccioso e collinare… il posto migliore per fondare una “città americana”, no? Ed infatti no…

Ford aveva un cruccio: le “mie” macchine, hanno ed avranno sempre le gomme. Le gomme sono e saranno, ca vas san dire, fatte di gomma. La gomma, gli Stati Uniti, la importavano dall’odiata Inghilterra (che a sua volta la prendeva dalla Malesia, ma questo era il male minore…).

Dato che, appunto, Henry pensava veramente in grande ed aveva i giusti canali, ottenne dal governo brasiliano la concessione per sfruttare 10 000 km2 di foresta, sulle rive del Tapajos. La merce di scambio era (nell’epoca in cui i soldi la facevano da padrona, un epoca ormai lontana… no?!) la cessione del 9% dei profitti generati dallo sfruttamento del terreno.

Ford decise che quello era il posto giusto per metter su una bella città. Stile America, cibo americano, usanze americane, ma abitata da indigeni. Che dovevano lavorare per rendere la Ford indipendente dalla gomma inglese.

Furono infatti impiantati filari e filari di alberi della gomma. Nell’Amazzonia. A Fordlandia.

Fordlandia.png

I filari furono impiantati molto serrati dato che il fabbisogno di gomma era ingente ed il terreno non era mai abbastanza. La poca distanza fra gli alberi ed il clima tropicale aiutò il proliferare della peronospora e degli insetti. In breve tutta la piantagione fu compromessa.

Già si delineava un fallimento, ma Ford era evidentemente uno che non si arrendeva (e che aveva i mezzi economici per non farlo…). Si spostò più a valle, verso Belterra pronto a rimettere su la sua Fordlandia ed i suoi alberi di gomma. Fordlandia venne abbandonata dal 90% dei suoi abitanti nel 1934 e fino ai primi anni del 2000 contava la bellezza di 90 residenti.

Era testardo, era visionario, non era stupido. Nel 1945 venne sviluppata la gomma sintetica facendo definitivamente naufragare il progetto di Henry Ford e la sua Fordlandia senza mai esser stato capace di esportare una sola goccia di lattice verso gli Stati Uniti.

Cosa ci insegna questa storia non lo (e non lo voglio forse neanche sapere), ma passeggiare oggi nella giungla e vedere resti del sogno americano deve essere certamente suggestivo. Scempi, sfruttamenti, disastri ecologici a parte (come se fosse poco), ho una certa venerazione per chi ragiona in grande, ma veramente in grande (e non è una morale!).

Fordlandia, the place (not) to be.

WU

Annunci

Spaceboy

Ok, oggi non potevo parlare di una cosa diversa dall’anniversario dello sbarco sulla Luna. Non potevo proprio farlo. Ho però cercato di evitare didascaliche descrizioni di quel giorno, ricordi (che non ho, come non ce li ha la metà di quelli che scrivono qualcosa a riguardo) oppure propositi. Mi sono però imbattuto nella notizia sulla quale divago che è un po’ triste (da un po’ quell’aria di saudade alla ricorrenza), ma magari mette un po’ i riflettori su tutti i sacrifici, gli incidenti (e non parlo di quello recente del Vega) e dello zampino che il destino ha messo e sta mettendo nella nostra esplorazione (no, di conquista non credo sia ancora il caso di parlare) dello spazio.

Mandla Maseko, trent’anni, africano di origine; Nato e cresciuto alle porte di Pretoria, nell’epoca in cui i bianchi avevano appena finito (o dicevano di averlo fatto) di segregare i neGri.

Era stato scelto assieme ad altri 23 colleghi (nessun altro africano, va detto) fra oltre un milione di aspiranti astronauti. Si era candidato facendosi scattare una foto “in volo”, ovvero saltando da un muretto di un paio di metri; il salto che aveva sancito l’inizio della sua carriera (beh, diciamo formazione va…) e l’inizio della realizzazione dei suoi sogni.

Aveva iniziato la sua formazione nel 2013 ed il lancio della sua missione, sulla navetta Lynx, era previsto per il 2015. Il destino della Lynx non fu fra i più felici: dapprima il lancio fu ritardato per problemi tecnici a data da destinarsi e poi, nel 2017 la XCor Aerospace, responsabile della Lynx, falli.

Il sogno di Mandla si allontanava un pochino, ma il ragazzo non aveva nessuna intenzione di arrendersi. Si teneva allenato, si addestrava privatamente come pilota, era entrato nell’esercito e comunque faceva parte della “riserva di astronauti” da cui la Nasa poteva attingere. Insomma, il suo biglietto per lo spazio se lo sentiva, a buon diritto, in tasca.

Mandla.png

Era innamorato della sua carriera, era innamorato della sua bandiera. “voglio che i bambini sappiano che se ce l’ho fatta io, tutto è possibile” era La sua frase (ah, si guadagnava da vivere facendo sessioni motivazioni in giro per il Sud Africa…). Lui che era la cosa più vicina a portare l’Africa nello spazio; l’ “afronauta” di riferimento che sono certo ispirerà le prossime generazioni.

Mandla è morto il 6 Luglio 2019 in un incidente motociclistico. Aveva 30 anni.

WU

PS. Mi chiedo un paio (ok, sono tre) di cose. Ma il destino (o la divinità che preferite) vuole così darci una lezione o ha semplicemente colpito a caso (di certo non è il primo che muor ein un incidente di moto, ma è uno a caso o è stato in qualche modo “selezionato” anche in questo caso)? Mandla avrebbe fatto la storia (inteso come “far parlare di se” ed “ispirare giovani virgulti”) di più volando nello spazio o andandosene così? Che cosa ci colpisce di più il fatto che  un ragazzo stava per realizzare il suo sogno oppure il fatto che questo ragazzo venisse da un posto nel quale le massime ambizioni di un ragazzo potevano essere fare il poliziotto o il dottore?

Le risposte non ce le ho, ma un po’ l’amaro in bocca questa storia me lo lascia, anche nell’anniversario odierno.

La disperazione silenziosa del sogno

DSC_0223.JPG

Mi sono imbattuto in questa “scultura”. Più che altro è una specie di obelisco in una piazza relativamente centrale del suo paese, ma non propriamente ben illuminata.

Vuoi per la scarsa luce, per il carattere o (molto probabilmente) per la mia dis-attenzione mi sono effettivamente accorto della frase e l’ho “processata” mentalmente solo dopo parecchi passi dalla colonna. Sono quindi ritornato sui miei passi per cercare di immortalarla.

Mi piace soprattutto il senso di costrizione ingenerato da un dono e l’urlo silenzioso che trasmettette (si, credo sia questo).

Sulla parte sinistra della colonna si intuisce anche a chi la scultura è intitolata (e facilmente si risale alla cittadina, direi). Sulle altre facce della colonna, invece, la citazione continua:

Nato con la disperazione silenziosa del sogno nulla avrebbe avuto potenza di liberarlo né avversità di uomini né favore di eventi né implacabilità di fato. La morte dandogli fama lo guarì dal quel delizioso morbo dell’anima

Mi rendo conto che è un po’ dark, ma colgo una intrinseca bellezza in queste parole e tutto mi ingenerano fuorché resa dinanzi al fato. La guarigione della morte mi pare quasi solo un orpello aggiuntivo che, pur guarendo il “morbo dell’anima”, di certo non sconfigge la “disperazione silenziosa del sogno”.

E’ un po’ come nascere “con una marcia in più” (chissà che vuol dire): chi ce l’ha non la perde, ne con favore ne con sfavore del fato. La natura stessa dell’uomo, una delle cose più ineluttabili, non trovando altro modo di toglierci il dono del sogno può solo portarci via la vita.

WU

PS. La foto, con blande pretese artistiche, non è un granché. Lo ammetto.

The Pac Man Theory

E’ fantastica! Assolutamente fantastica.

Per quanto assurda (e poi chi lo dice?) è un’ulteriore prova (se ce ne fosse davvero bisogno) della genialità della mente umana. Una conferma della nostra capacità di dare un senso tutto personale alla realtà “oggettiva” che ci circonda e piegare i fatti alla nostra interpretazione.

La terra è piatta. E di questo i terrapiattisti ci hanno ormai convinto (…), ma ora le teorie si sono evolute. Si è appena conclusa, infatti, la Flat Earth Convention 2018 (tranquilli… è solo la prima), a Birmingham e qui la convinzione sulla forma della nostra Terra si è fusa con il lascito storico di noi giovani degli anni ’80: i videogames 2D. Principe fra questi il mai-dimenticato Pac Man.

Uno degli annosi problemi dei terrapiattisti è il fatto che arrivati ad un bordo della mappa non vi sono modo ovvi per passare all’altro. Ovvero se arrivi in Giappone per tornare agli USA devi riattraversare tutto il globo, anche se sappiamo (e lo sanno anche loro) che non è così. Ed ecco quindi la nuova teoria che viene in soccorso a questo annoso problema, confermando (…) la forma del nostro globo (o lo dovrei forse chiamare quadro di gioco?).

content-1525169089-pacman.gif

Esattamente come in Pac Man, arrivati ad un bordo del quadro vi sono delle “porte” che ti riportano direttamente all’estremità opposta senza dover fare nessuna fatica. Beh, per i terrapiattisti queste “porte” sono il nostro oceano pacifico che ci consente appunto di passare dal Giappone agli USA senza dover riattraversare tutto il mondo. Ecco risolto il (loro) rebus.

One logical possibility for those who are truly free thinkers is that space-time wraps around and we get a Pac-Man effect,” he told the convention, suggesting that planets in the sky teleport from one side of the Earth to the other once they reach the horizon, like Pac-Man characters do when they move off the left side of the screen and then appear instantly on the right.

Praticamente la teoria consente di giustificare la realtà “oggettiva” (mi vengono i brividi ad usare questa parola) secondi cui viaggiando sempre nella stessa direzione riusciamo a tornare al punto di partenza. Cosa assolutamente impossibile senza la Pac Man Theory… e senza una terra piatta.

Ovviamente i terrapiattisti “sanno” che la Terra è piatta perché nessuno vive a testa in giù, perché non vedono curvature (dall’altezza dei loro occhi), perché non bisogna credere alle notizie preconfezionate dei media.

E’ chiaramente più facile (anche se sicuramente è più affascinate) credere all’esistenza di queste porte piuttosto che ad una forma sferoidale della nostra Terra. Giustissimo! Inoltre volete mettere il significato allegorico di questa teoria? Viviamo come Pac Man fuggendo fantasmi ed evitando ostacoli nel labirinto (rigorosamente 2D) della vita, e solo i più bravi riescono a procrastinare il solito, immancabile, angosciante game over (ed in fondo immaginarsi queste teorie è il senso del gioco).

WU

PS.

That seems true. The average number of online searches for ‘flat Earth’ has increased by a factor of 10 since 2014, according to Google Trends. Those searches yield a variety of theories about the true shape of the Earth. Some say the flat Earth is surrounded by a giant ice wall. Some argue Earth is a disc that’s protected by an invisible dome called the firmament.

I Transformers sono fra noi

E non parlo di robottoni da catena di montaggio che cambiano configurazione all’uopo, ma dei Transformers… quelli veri.

Il mio sogno (beh, uno dei). Sicuramente come quello di molti altri bambini. E che bello avere ancora dei sogni anche quando non si è più bambini (anagraficamente quando si finisce di esserlo?).

Ad ancor più bello l’aver lavorato, ideato, pensato, costruito per vedere questo sogno, per quanto futile realizzato. Per vedere qualcun altro con la bocca aperta ammirare (… e questa è già la prima soddisfazione di chiunque voglia e riesca a condividere un sogno) come un robottone da cartone animato potesse prendere forma e sostanza. Come una sogno infantile potesse prendere corpo in motori e lamiere e potesse addirittura mimare (seppur in maniera abbastanza goffa… diciamolo) le stesse animazioni.

3.7 metri di altezza in versione robot. 100 km/h in versione auto sportiva. Il tutto perfettamente funzionante/trasformabile e motorizzato (almeno nella versione bolide da corsa… anche se non ancora provato ufficialmente in questa modalità). Gli stessi motori elettrici utilizzati per la trasformazione sono usati per spingere l’auto, per ora provata ufficiosamente solo con i due inventori a bordo (… che sai come si gongolano…).

Ed ovviamente se hai fatto tanto non ti basta stare li a guardare. Il robot è in grado di ospitare, nelle due configurazioni ben due persone a bordo. Non male, anzi… fighissimo!

Per la cronaca, il Transformers non è un essere pensante (ancora) come vorremmo e deve ubbidire ad un convenzionale telecomando. … e dove se non che in Giappone (ad opera della Brave Robotics, Astratec e Sansei)! Ora aspetto di vedere i Pacific Rim in versione semovente e, se proprio posso sognare, scale 1:1.

Ok, ok, non serve a nulla, ma vuoi mettere come motiverebbe generazioni e generazioni di futuri ingegni e, soprattutto, sognatori?

WU (bambino)

Sogno Matrioska

Ho analizzato altri tipi di sogni. Dopo il Trisogno ho studiato il Quadrisogno e il Polisogno. E’ stata una ricerca deludente. Se più di tre persone fanno lo stesso sogno, nasce un partito politico, o una setta satanica, o un’associazione di Psichiatri Canoisti, ma non ne deriva nulla di profetico.

Ho trovato molto più interessanti altri tipi di sogni, ad esempio il sogno erotico Pink e quello Blue. In quello Pink si hanno polluzioni notturne, respirazione affannosa, e rimpianto quando ci si sveglia. Invece nel sogno erotico Blue si resta per tutta la vita innamorati della persona sognata. La persona può anche essere un volto sconosciuto e che non incontreremo mai, ma spesso è una persona che non c’è più, che rivediamo e ribaciamo et cetera. Il risveglio è assai doloroso.

Ma ultimamente le mie ricerche sono rivolte al sogno Matrioska, in cui si incastrano una dentro l’altra diverse fasi oniriche. Cioè si sogna il risveglio poi ci si accorge che siamo ancora dentro al sogno poi ci si risveglia credendo di tornare alla realtà invece siamo ancora nel sogno et cetera.

Se questo meccanismo si ripete più di centouno volte, allora vuol dire che siamo morti.

[…]

Capita di svegliarsi e non sapere dove si è. La morte è tutta qui,

[Cornelius Noon, Libro dei labirinti onirici]

WU

PS. Sempre spulciando fra le pagine di Prendiluna e facendo seguito a notti insonni e labirinti onirici.

PPSS. Molto romantico un sogno Blue per “festeggiare San Valentino” (mi scuso in anticipo per questa locuzione). Chissà quali postumi lascerebbe.

PPPSSS. Fin troppo facile la trasposizione cinematografice del Sogno Matrioska in Inception e quella musicale (segnalataci qui) in Abate Cruento.

Quanti grattacapi che non merito ora. Quanti milioni di milardi di problemi in un sogno.

 

 

 

Onirospi

Dopo lunghi studi, posso dire che esistono diversi tipi di sogni profetici.

Il primo, il Prosogno, è quando una persona cara ti viene in aiuto per darti i numeri del lotto, o consigliarti sulla tinta dei capelli, o per segnalarti il nome di qualcuno che è innamorato di te. Ma non sempre è infallibile, ci sono interferenze degli Onirospi, spiriti dispettosi che inquinano i sogni, e allora i numeri non escono, la tinta fa schifo e la persona che dovrebbe essere innammorata dice “Io e te insieme? Ma te lo sogni!”

Il secondo (Bis-ogno) è quando due persone si sognano l’un l’altra, ma con trame diverse. Ad esempio il marito sogna che la moglie lo tradisce col suo miglior amico, mentre la moglie sogna che il marito la tradisce col suo miglio amico. Non ha significato profetico, ma allarmistico, e genera quasi sempre litigi.

Poi c’è il Trisogno. Tre persone fanno un sogno al novanta per cento identico. In questi casi il sogno contiene senz’altro un’indicazione e una proefzia.

Poi esistono i Polisogni, i Pan-sogni Silberer e il sogno Matrioska. Ma ancora li sto studiando, e sogno di decifrarli appena sarò uscito dal manicomio.

[Cornelius Noon, Libro dei labirinti onirici]

WU

PS.

Di tutti i sogni che ho studiato, il più affascinante e misterioso è senz’altro il sogno Matrioska, attenti a voi se ci cascate dentro.

[Cornelius Noon, Libro dei labirinti onirici]

PPSS. Stanotte non ho chiuso occhio e stamente mi sono imbattuto in questo pezzo (citato in Prendiluna di Benni; tranquilli, ci ritorno). Chissà che sogno avrei potuto fare, la prossima volta starò più attento a tener lontani la peggior specie di Onirospi, quelli che il sogno te lo rovinano a monte, prima di fartelo fare; anzi prima proprio di farti addormentare.

PS.

Volare, oh oh

E chi ha detto che chi guida(va) limousine non può avere (grandi) sogni? A costo di essere definito pazzo (ed addirittura farne il proprio “nomignolo da guerra”), un sogno è un sogno e come tale va perseguito. E tanto di cappello a chi ne ha e riesce ad identificarli chiaramente.

Mike Hughens, “Mad” in arte (appunto) è la dimostrazione che la tenacia e la perseveranza (come questa altra bellissima storia che raccontavamo qui) sono affini alla pazzia, ma in fondo danno un senso alle nostre vite (“be hungry, be foolish” per i “millenials”).

La sua convinzione è relativamente semplice e di certo non nuova: la Terra è piatta. E’ tutto un enorme complotto che va avanti di migliaia di anni per farci credere che viviamo su una palla. In realtà siamo su un pezzo di terra circondato dal mare.

Il punto non è il valore “tecnico” della convinzione è che partendo proprio da tale convinzione “Mad” ha deciso che l’unico modo per fugare ogni dubbio era quello di … volare. Personalmente, sul suo razzo home-made, sopra le nubi per vedere con suoi (scettici) occhi da lassù la curvatura inesistente della Terra.

Una convinzione genera una passione e questa un obiettivo e quindi un impegno. Che nel suo caso è stato quello di costruirsi il suo razzo personale. Come fosse facile

The World’s Most Famous Limousine Driver.

The Only Man in History to Design, Build, and Launch Himself in a Rocket

Come prima cosa servono i soldoni. E quindi l’immancabile campagna di crowdfunding su Kickstarter. Obiettivo: 150000 dollari. Raccolti: 310 dollari. Non propriamente un successo ma non sufficiente per ridurre la determinazione di chi ha il suo sogno. Dato che “Mad” è forse pazzo, ma non certamente solo è riuscito a racimolare ben 20000 dollari dalla Research flat Earth; indovinate in cosa crede…

Con il piccolo gruzzoletto in tasca “Mad” ha progettato ed iniziato la realizzazione del suo razzo. Tutto materiale di recupero, rampa di lancio “mobile” attaccata ad un van usato e scassatissimo, propulsione a vapore, sistemi di sicurezza “minimali”. Altezza raggiungibile stimata: circa 550 m. Mi sa che manca qualche decina di km per iniziare a vedere le rotondità di madre Terra (per chi ci crede, ovviamente).

MadMike.png

Il lancio era stato programmato per il 25.11.17 e speravo di esser qui a scrivere di come si corona un sogno. “Mad” ha tuttavia (pazzo si, ma forse non fino in fondo) dovuto annullare il suo lancio sia a causa di problemi tecnici con il suo bolide sia perché non in possesso dei sufficienti permessi federali per andarsene lassù.

The United States Bureau of Land Management “told me they would not allow me to do the event … at least not at that location,” Hughes said in a YouTube announcement, amid international attention over his plans to launch into the ‘atmosflat.’ “It’s been very disappointing,” he said.

In attesa del prossimo lancio.

WU

PS. Il “talento” di Mad si intravedeva già nel 2002 quando entrò nel Guinness dei primati con il salto più lungo con una limousine da 3 tonnellate: 31.19 m.
Non è vero che ogni cosa si può fare bene o male; ogni cosa si può fare o la si può subire.

PPSS. Fatemi concludere con questa quote un po’ d’altri tempi:

So di essere mortale di natura e effimero, ma quando seguo le evoluzioni dei corpi celesti i miei piedi non toccano più il suolo e mi elevo alla presenza di Zeus nutrendomi di Ambrosia, il cibo degli Dei. [Tolomeo]

03:00:00

Vero, vero, vero e tremendamente vero.

CB210717.png

Nottate e nottate e nottate passate ad arrovellarmi il cervello su questo e su quello (tipicamente cazzate), ma con il sole che splende (e magari con la pancia piena) le risposte sono diverse.

E poi chissà perché l’orario preferito per queste elucubrazioni sono le 03:00 o giù di li. Ci deve essere una ragione.

Se ti accade prima; o sei ancora troppo sveglio per divagare sui peggiori aspetti di ogni pensiero che ti passa per la mente o sei nel pieno del “primo sonno”. Se invece ti sposti vero le 05:00 del mattino, inizi ad agitarti in procinto dell’imminente (beh, effettivamente… dipende) sveglia oppure ti giri e ti rigiri cercando il sonno del mattino (quello più bello, inutile dirlo).

Ma alle 03:00 è tutta un’ altra storia. Che tu dorma solo, in compagnia, in dolce compagnia; che tu sia insonne, che cerchi programmi “fuori orario” alla tv; che tu sia un maniaco della tecnologia o della lettura anche in piena notte il consiglio è sempre lo stesso: se sono le 03:00 non pensare a nulla che ti rovini il sonno che ti resta e la giornata che verrà.

Prenditi al più una nota (tipo questa…) e ci rifletti il giorno dopo. Appuntamento a mezzogiorno.

WU

Forse sogni, forse no

Spesso, soprattutto quando dormo poco e male, finisco per fare dei sogni artificiali nei quali dipingo scenari e situazioni improbabili e vedo se riesco a farle evolvere senza governarle razionalmente (almeno non completamente).

A mente fredda (oltre a rendermi conto delle mie turbe), ho trovato qui uno studio finto-serio di un ipotetico accrocchio: the dream machine. Tralasciando ciò che penso di questo genere di invenzioni (e tralasciando quanta science fiction mi viene in mente), preferisco (anche per non aumentare il noise che c’è in rete a riguardo…) riportare il flusso di coscienza che mi ha fatto approdare alle leggi di Clarke.

L’accrocchio è una specie di registratore di sogni (ti prego…) che ci prende il 50% delle volte. E qui non puo mancare il Corollario di Dudenhoefer: “un’approssimazione al 50 per cento puo’ andar bene per qualsiasi cosa sta in mezzo”, cioè per come la vedo io: va bene sempre e mai.

Ma infondo io non ci capisco un acca (e non solo di questo), mentre il professorone (e mica solo lui, si parla anche di collaborazioni con diversi laboratori ed istituti), che si da il caso è anche capoccia del dipartimento di neuroinformatica, ha legato il suo nome alla cosa.

Ad occhio non mi pare particolarmente anziano, per cui dubito del suo asserto semplicemente sulla base della prima legge di Clarke: “Quando un illustre ma anziano scienziato sostiene che qualcosa e’ possibile ha quasi certamente ragione. Quando sostiene che qualcosa e’ impossibile, molto probabilmente ha torto”. Rimuovendo il requisito di anzianità, gli asserti si invertono?

Comunque, anche con un po di scetticismo applico anche la seconda legge di Clarke: “L’unica maniera di scoprire i limiti del possibile e’ di oltrepassarli e finire nell’impossibile”. Beh, direi che in questo caso di impossibile (oltre le trame dei miei sogni) ce ne stà a iosa. Ed infine, la terza legge di Clarke mi suggerisce che non devo capire, ma a cose come questa ci devo credere e basta: “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata e’ indistinguibile dalla magia”.

E poi mi piace anche fare i rissuntini, e non sono bravo a farli. Quindi dico che ogni scienziato neuroinformatico (ma la cosa si applica benissimo ad un’ampia pletora di figure professionali) è in fondo un mago che prova a fare cose possibili salvo poi definirle impossibili quando è vecchio. Crudo e minimal.

WU