Tag: dream

03:00:00

Vero, vero, vero e tremendamente vero.

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Nottate e nottate e nottate passate ad arrovellarmi il cervello su questo e su quello (tipicamente cazzate), ma con il sole che splende (e magari con la pancia piena) le risposte sono diverse.

E poi chissà perché l’orario preferito per queste elucubrazioni sono le 03:00 o giù di li. Ci deve essere una ragione.

Se ti accade prima; o sei ancora troppo sveglio per divagare sui peggiori aspetti di ogni pensiero che ti passa per la mente o sei nel pieno del “primo sonno”. Se invece ti sposti vero le 05:00 del mattino, inizi ad agitarti in procinto dell’imminente (beh, effettivamente… dipende) sveglia oppure ti giri e ti rigiri cercando il sonno del mattino (quello più bello, inutile dirlo).

Ma alle 03:00 è tutta un’ altra storia. Che tu dorma solo, in compagnia, in dolce compagnia; che tu sia insonne, che cerchi programmi “fuori orario” alla tv; che tu sia un maniaco della tecnologia o della lettura anche in piena notte il consiglio è sempre lo stesso: se sono le 03:00 non pensare a nulla che ti rovini il sonno che ti resta e la giornata che verrà.

Prenditi al più una nota (tipo questa…) e ci rifletti il giorno dopo. Appuntamento a mezzogiorno.

WU

Forse sogni, forse no

Spesso, soprattutto quando dormo poco e male, finisco per fare dei sogni artificiali nei quali dipingo scenari e situazioni improbabili e vedo se riesco a farle evolvere senza governarle razionalmente (almeno non completamente).

A mente fredda (oltre a rendermi conto delle mie turbe), ho trovato qui uno studio finto-serio di un ipotetico accrocchio: the dream machine. Tralasciando ciò che penso di questo genere di invenzioni (e tralasciando quanta science fiction mi viene in mente), preferisco (anche per non aumentare il noise che c’è in rete a riguardo…) riportare il flusso di coscienza che mi ha fatto approdare alle leggi di Clarke.

L’accrocchio è una specie di registratore di sogni (ti prego…) che ci prende il 50% delle volte. E qui non puo mancare il Corollario di Dudenhoefer: “un’approssimazione al 50 per cento puo’ andar bene per qualsiasi cosa sta in mezzo”, cioè per come la vedo io: va bene sempre e mai.

Ma infondo io non ci capisco un acca (e non solo di questo), mentre il professorone (e mica solo lui, si parla anche di collaborazioni con diversi laboratori ed istituti), che si da il caso è anche capoccia del dipartimento di neuroinformatica, ha legato il suo nome alla cosa.

Ad occhio non mi pare particolarmente anziano, per cui dubito del suo asserto semplicemente sulla base della prima legge di Clarke: “Quando un illustre ma anziano scienziato sostiene che qualcosa e’ possibile ha quasi certamente ragione. Quando sostiene che qualcosa e’ impossibile, molto probabilmente ha torto”. Rimuovendo il requisito di anzianità, gli asserti si invertono?

Comunque, anche con un po di scetticismo applico anche la seconda legge di Clarke: “L’unica maniera di scoprire i limiti del possibile e’ di oltrepassarli e finire nell’impossibile”. Beh, direi che in questo caso di impossibile (oltre le trame dei miei sogni) ce ne stà a iosa. Ed infine, la terza legge di Clarke mi suggerisce che non devo capire, ma a cose come questa ci devo credere e basta: “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata e’ indistinguibile dalla magia”.

E poi mi piace anche fare i rissuntini, e non sono bravo a farli. Quindi dico che ogni scienziato neuroinformatico (ma la cosa si applica benissimo ad un’ampia pletora di figure professionali) è in fondo un mago che prova a fare cose possibili salvo poi definirle impossibili quando è vecchio. Crudo e minimal.

WU