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Decidere

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Una eccelsa interpretazione (qui) del vuoto decisionale che si crea grazie alla tecnologia. L’epoca delle decisioni pancia o dell’istinto è ormai prossima alla fine (almeno per noi mortali e per le decisioni che interessano solo il nostro piccolo giardino).

Googlare (a proposito di alienismi) è uno dei passaggi fondamentali in ormai qualunque processo decisionale. Ed il numero di recensioni/like, se disponibili, si colloca al secondo posto fra i criteri di scelta. Il tempo per la scelta passa in secondo piano dinanzi all’accuratezza della stessa.

Che sia giusto o sbagliato non lo so, è di sicuro meno romantico ed in casi estremi (ma in fondo neanche tanto estremi) da benzina a sufficienza per non decidere. Ma su solide basi!
Il concetto di pro e contro è decisamente valido, ma a meno di non trovarsi di fronte “il bene ed il male” o “il bianco ed il nero” difficilmente sufficiente per dire “ok, facciamo così!”.

E, giustamente, assumendo che anche la non-scelta sia di per se una scelta, allora dobbiamo ringraziare l’era digitale per aver creato una soluzione in più ai nostri problemi.

WU

Deliri da digital divide

Sulla scia dei recenti avvenimenti sociali e personali (proprio un paio di giorni fa sono stato nuovamente fermato dai carabinieri), sono andato interrogandomi su come la tecnologia venga ancora usata in maniera inefficace (o come frutto di eteroimposti doveri) anche a livello istituzionale.

Il chiedere ancora “patente e carta di circolazione” (“patente e libretto” suonava meglio), ad esempio, è ancora sensato? Vuoi che non si possa fare un app per accedere al database della motorizzazione, dell’ ACI o chi per esso? E poi che senso ha portare ancora la tessera elettorale da esibire per esercitare il diritto-dovere del voto? Diciamo che anche in questo caso non è difficile immaginare scenari digitali dell’iter.

Effettivamente mi sono spinto anche oltre a pensare che una sorta di voto elettronico risolverebbe molti problemi e forse aiuterebbe anche a colmare questo ormai dilagante astensionismo (che un italiano su due non voti pare essere parte del nostro DNA e non fare neanche più di tanto scalpore…). Ovviamente mi sono subito morso la lingua pensando, da buon italiano, a come tale sistema offra il fianco molle a frodi e truffe varie (sono anche andato fantasticando di aziende private per inserire online i dati… per poi fermarmi quando gli scenari borderline mi parevano fin troppo ovvi).

In ogni caso credo che il nostro always-connected possa essere efficacemente sfruttato per alleggerire gli anacronistici pachidermi burocratici che continuiamo a portarci dietro. Che il digital divide sia effettivamente non tanto il divario nell’accesso alle tecnologie telematiche quando il divario tra applicazioni effettivamente utili ed altre solo di facciata?

WU

PS. @ 05.10.14. Mi ritrovo ad aggiornare questo vecchio post alla luce della notizia ormai ufficiale della digitalizzazione del certificato di proprietà.

Non sono certo un veggente, se ne era parlato a lungo, ma a quanto leggo qui ora mi pare che ci siamo davvero. Tra qualche giorno la famosa richiesta “patente e libretto” (e sue varianti) sarà ufficialmente desueta. Dal 19.10 il certificato di proprietà sarà solo digitale.

E pare vi sia anche un ulteriore passo; la verifica dell’assicurazione non richiederà più l’esposizione del talloncino, ma passerà attraverso videocamere ztl, varchi tutor ed autovelox.

A volte mi devo ricredere. Capita. Bella sensazione in effetti.