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C/2014 S3

Non è il nuovo droide di Star Wars (ahimè…). Bensì una specie di macchina del tempo. Con un’unica destinazione: 4 miliardi di anni fa.

Trattasi, infatti, di PanStarr, una cometa formatasi (pare) praticamente in concomitanza con la nostra Terra, ma a differenza di quest’ultima, rifugiatasi nei bui e freddi anfratti agli angoli più remoti del nostro sistema solare.

La sua distanza dal Sole la rende una cometa molto anomala. Effettivamente più simile ad un asteroide, è un nucleo di roccia e ghiaccio privo della classica (nel mio immaginario infantile) coda di polveri e gas che la dovrebbe identificare appunto come cometa.

La cometa senza coda, ibernatasi circa 4 miliardi di anni fa, si è formata vicino a noi e poi per una fortunata/sfortunata serie di eventi è stata ricacciata ai margini del sistema solare (più precisamente nella nube di Oort a circa 3.2 anni luce dal sole). La cometa, inoltre, detiene anche un’altro record: è il primo oggetto roccioso della nume di Oort ad esser stato scoperto!

La cometa ha oggi un periodo stimato di 860 anni ed il suo punto più vicino al sole (perielio) è nelle prossimità della Terra, dandoci quindi la possibilità di studiarla relativamente da vicino (circa 3.6 milioni di km…).

Lo studio di questo oggetto (scoperto da una collaborazione fra l’European Southern Observatory’s Very Large Telescope ed il Canada France Hawaii Telescope) potrebbe essere il modo migliore per ripercorrere la storia del nostro pianeta in quanto le tracce della sua (e nostra) formazione non hanno subito tutte quelle modifiche derivanti da gravità, impatti, riscaldamento ed evoluzione. E’ uno dei pochissimi oggetti “non cucinati” dalla nostra stella e che quindi mantiene tracce di quello che era il nostro sistema solare all’epoca della formazione del mondo da cui osserviamo la nostra storia.

WU

PS. E si può illazionare ancora oltre. L’orbita della cometa è molto simile a quella della cometa 252P/LINEAR. Simile, ma così simile da fa ritenere che le due comete si possano esser originate dalla scissione del nucleo di una unica cometa.

Agonia di un lander

Mi spiace dirlo, anche se intimamente credo che sia del tutto naturale, ma: un successo è un successo ed un insuccesso è un insuccesso. E la storia del lander cometario Philae è, per me, un insuccesso.

Le ragioni sono molteplici, inclusa quella principale che, trattandosi di situazioni al limite dell’ambizione umana, è facile che qualcosa non vada per il verso giusto. Tuttavia i vari tentativi che si continuano a fare e la risonanza mediatica che se ne da mi sembrano più un modo di indirizzare l’opinione di noi mortali verso “potrebbe essere che…”, “non è colpa nostra se…”, “e comunque stato un successo…” e via dicendo piuttosto che ammettere che era una missione (giustamente) molto ambiziosa e già il fatto di essere riusciti ad atterrare su una cometa ed avere una sonda che gli orbita attorno è un ottimo risultato, anche se l'”accometaggio” va migliorato.

Ricapitolo brevemente (anche se questa animazione XKCD è molto migliore, semplicemente fantastica):

Philae1.jpg

  • A bordo della sonda Rosetta, lanciata il 02.03.04 alla volta della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, era alloggiato un piccolo ragnetto che sarebbe dovuto atterrare sulla suddetta cometa per studiarla da molto vicino. Il 12.11.14 Philae è diventata la prima cosa fabbricata dall’uomo ad atterrare su una cometa.
  • Si tratta di un cubo di circa 1 m con tre zampette ammortizzate, un paio di arpioni per ancorarsi alla superficie, ed un bel po di roba scientifica per studiare la cometa (compreso un trapano perforatore, orgoglio italiano).
  • Una volta arrivata attorno alla cometa dalla sonda si identificano 5 potenziali siti di atterraggio e viene scelto quello che soddisfa le tre condizioni principali: traiettoria di atterraggio sicura, migliori condizioni di illuminazione e massima visibilità dalla sonda che sarebbe rimasta in orbita.
  • Sganciatosi dalla sonda madre il robottino atterra anche più dolcemente del previsto anche se i sistemi di atterraggio (arpioni e razzo) non funzionarono in maniera impeccabile lasciando qualche dubbio sulla posizione (il lander effettivamente rimbalzò un paio di volte prima di fermarsi e rimbalzare su un oggetto con una bassissima gravità equivale a fare parecchi km…) e stabilità dell’oggetto.
  • I rimbalzi causarono uno spostamento di Philae rispetto al sito di atterraggio programmato. I primi contatti con il lander andarono comunque per il meglio. Era vivo e parlava.
  • Per 60 ore. Tale era infatti la durata della batteria primaria del lander. Il nuovo sito, infatti, benché stabile (tutte e tre le gambe del robottino toccavano la superficie) era parzialmente in ombra e non garantiva le condizioni migliori per ricaricare le batterie (1.5 ore di illuminazione contro le 6 del sito programmato).
  • Realizzato ciò il 14.11.14 ci si affrettò a far funzionare quanti più strumenti possibile e mandare i dati a terra (attraverso Rosetta). I contatti si interruppero quindi il 15.11.14 dopo che fu comandato al lander, con la poca energia residua, di ruotare di qualche grado per migliorare la sua esposizione al Sole.
  • Silenzio fino al 13.06.15 quando la sonda in orbita si accorge che Philae è sveglio e che riesce addirittura a mandare un po di dati a terra il 11.07.15.
  • Da allora la cometa, nel suo peregrinare, si è avvicinata al Sole aumentando quindi le chances di caricare le batterie del lander. Nessun contatto radio stabile è stato tuttavia stabilito benché la sonda provi per due volte al giorno, sistematicamente, a mettersi in contatto con Philae.
  • Ci stiamo ancora provando, ma ora la cometa sta per reinoltrarsi nelle profondità dello spazio, lontano dal Sole. Pare che l’ultimatum dato al ragnetto sia il 21.01.16…

Senza ambizione di giudicare, semplicemente accettare che vi sono regioni nelle quali non siamo ancora all’altezza di avventurarci.

Amen, nella speranza di essere sconfessato.

WU

PS @26.01.16. Panorami Cometari

E comunque nel mentre continuiamo a ricevere immagini mozzafiato da parte della sonda madre. La narrow-angle camera OSIRIS di Rosetta ha infatti fotografato la regione Imhotep della Cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko. La regione è in particolare quella dolce e levigata che appare nel centro dell’immagine. WOW!

Imhotep.png

 

PPSS @ 12.02.16
Silent since its last call to mothership Rosetta seven months ago, the Philae lander is facing conditions on Comet 67P/Churyumov–Gerasimenko from which it is unlikely to recover.

Parole abbastanza chiara (qui). Le speranze che il lander riesca a riprendersi continuano a diminuire ed il centro di controllo non manda più alcun comando.

Nel mentre una pletora di scienziati, esperti, ingegneri ed amatori (oltre qualche criceto all’interno di laptop e centri di calcolo) hanno lavorato per analizzare i dati raccolti e ricostruire in dettaglio la discesa del lander. Pare che il ragnetto si sia goduto due ore di volo aggiuntivo: dopo aver rimbalzato nella regione denominata Agilkia, ha sfiorato la depressione di Hatmehit per poi finalmente approdare nella (buia) Abydos.

Philaelanding.png

E si continua ancora dicendo che nonostante tutto “the lander was still able to make an impressive array of science measurements”. Si stima che l’80% degli obiettivi scentifici ianificati sia stato raggiunto.

E comunque siamo ancora a parlare dell’aspetto lander della missione…

WU