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Il colore del cosmo

E non è nero. Vi preparo.

Anche se sembra una cazzata, il colore medio dell’universo esiste. Tecnicamente è una scoperta. Più precisamente tutta la luce del cosmo ha un suo colore medio be identificato.

RGB: 255, 248, 231. Cosmic Latte, il nome “ufficiale”.

Ancora, non sono numeri a caso. Piuttosto è un caso eclatante di serendipity. Alla Johns Hopkins Univeristy stavano analizzando la luce delle stelle per determinare l’età media delle stelle visibili attraverso un’analisi spettrale.

200.000 galassie esaminate, luce delle varie stelle catalogata e poi… mediata. Il risultato è un discutibile beige (che fa un po’ carta da parati anni ’70). In realtà in origine il colore medio pareva essere una specie di verdastro (cosmic turquoise… ovviamente) a causa di un bug di conversione nel software che aveva il compito di tradurre gli spettri galattici in frequenze luminose digeribili dai nostri occhi.

CosmicLatte

E c’è di più, come sempre. Il colore medio dell’universo cambia nel tempo. Più tendente al blu qualche milione di anni fa quando l’universo era più giovane e con tonalità man mano più calde ora che le stelle stanno invecchiando.

Insomma, quando guardate le stelle ve le potete immaginare tranquillamente come delle piccolissime tazze di cappuccino.

WU

PS. Per la cronaca; la ricerca, quella originaria, ha avuto comunque una conclusione: l’età media delle stelle visibili è attorno ai 5 000 000 000 di anni.

Penne e colori

Beh, non sarà proprio come catturare i sogni (qui), ma ci va molto vicino. E pare, o quanto meno viene percepito come, molto più concreto. Catturiamo i colori, quasi come se fossero una proprietà materiale da poter catturare, imbrigliare ed utilizzare a nostro piacere. In questo caso effettivamente è quasi così.

E’ la magica penna Scribble Pen.

Ora, tanto per fare un po’ il giovane figlio della tecnologia, esistono già app che se puntate su un oggetto sono in grado di captare esattamente il colore inquadrato e restituirti la sequenza RGB da utilizzare nel puntatorino per fare un disegno sul vostro smartphone con linee esattamente di quel colore.

La cosa, già abbastanza affascinante, rimane comunque confinata allo schermo di un telefono… fino all’avvento della Scribble Pen che praticamente introduce lo stesso concetto, ma su un bel pezzo di carta. Il che fa tutta un’altra scena…

Praticamente basta avvicinare per un paio di secondi la penna “magica” ad un oggetto per “rubargli il colore”; un po’ come rubargli l’anima, anche se fortunatamente poi l’oggetto non diventa di uno scialbo grigio come nelle migliori storie di fantasia…

La penna, dopo aver campionato il colore, grazie ad una cartuccia d’inchiostro ricaricabile ed una micro pompa “intelligente” (ovvero controllabile elettronicamente), offre la possibilità di trasformare il colore rilevato in reale inchiostro. Il principio non è particolarmente innovativo (ormai), ma di certo affascinante il fatto di averlo trasferito da un touchscreen al mondo reale.

Il fatto che l’inchiostro sia praticamente indelebile, che la penna vada bene anche per tavolozze virtuali e che si ricarichi via USB (con circa 15 ore di autonomia) completano il pacchetto.

… in offerta a 249$ … E questo la rende molto reale.

WU

PS. Ovviamente è una novità 2016…

Pink is pink

Ad un certo punto avevamo bighellonato sul fatto che vi sono neri più neri di altri. In particolare che il Vantablack fosse il “nero assoluto”.

Ma la storia ha un seguito… diciamo piuttosto roseo.

Allora, lo scultore A. Kapoor ha acquistato l’esclusiva sul nero più nero del mondo (che ovviamente ricorderete è stato creato per scopi militari e scientifici e non proprio scultorei…). Quindi se volete farvi un bel soggiorno nero profondo non potete (ah, pare che il Vantablack sia anche troppo denso per poterlo produrlo in quantità…).

Ad ogni modo la cosa non è andata giù all’artista S. Semple (fautore dell’open source?).
E qual’è la colorata “vendetta” di un artista? Beh, Semple ha creato PINK. Ovviamente non è un rosa qualsiasi, ma il rosa più rosa che c’è. E lo ha reso pubblicamente vendibile, ma non se sei A. Kapoor (chissà se se n’è fatto una ragione…).

PINK.png

Mi sarebbe piaciuto farci qualcosa per un mio lavoro, e sapevo che molti altri artisti avrebbero voluto usarlo. Mi sembrava meschino e anche contrario allo spirito di condivisione tipico degli artisti. Mi piaceva l’idea di creare un colore che fosse accessibile a tutti tranne a lui, così da fargli assaggiare la sua stessa medicina!

Caratteristiche del rosa: brillante, riflettente, vibrante (non capisco bene come il termine si applichi ad un colore), idrosolubile. Ma soprattutto è l’antitesi perfetta di un nero che assorbe quasi tutta la luce.

Quindi, se vuoi fate un muro nero nero… non puoi. Se vuoi farlo rosa rosa per circa 4 euri porti a casa 50g di pigmento (che, per quanto sembri un prezzo modico, se devi dipingerci un muro potrebbe colorare anche dio verde il tuo portafoglio).

 

WU

Green galaxies

Colours make the difference. Colours are not the same. Neither for galaxies.

Galaxies can be of various colours: purple, blue, red, white, orange and green.
Yes, also green. But these colours have not the same probability of showing.
Green in particular is not so easy to obtain…

Galaxy colours, indeed, reflect the galaxy (and its star) origin and evolution. Star age and evolution “mean” a specific colour. Whereas red and blue galaxies are relatively common, green galaxies are pretty rare because such a colour reflects a specific stage of their evolution.

A green galaxy is a galaxy that is “rapidly” (term to be always intended in the “universe scale”) changing from blue (a galaxy stage where stars and planets are forming) to red (a galaxy stage where stars begin to burn themselves out). Green is actually that colour showing the turning point in the galaxy life: young and tumultuous are blue, old and lazy are red. In the transition… green.

greengalaxy.png

“This suggests that the few green galaxies we catch are likely to be at a critical stage in their evolution; rapidly turning from blue to red.”

During the galaxy evolution the “green stage” can take place in two situations. On one side, if the green galaxy is rather small (e.g. a Pea galaxy), it is very likely violently tossed around by the gravitational pull of a massive neighbour, thus their “green gas” s stripped away. On the other side, bigger green galaxies may undergo to self-destruction caused by super-massive black holes at their centres that can blow dense gas away.

This is the result not (just) of direct observations, but of time consuming (although very accurate) computer simulations (relying on the EAGLE simulations developed by the Durham University’s Institute for Computational Cosmology).

The realism level of our universe (and our guess about its evolution) is coded in some bits and the colours these bits reveal is in continuous evolution. Passing through the green.

WU

Blu YInMn

Prendiamo un po di ossido di manganese nero e mescoliamolo con ossido di ittrio bianco, e ossido di indio-stagno giallo (e non mi dite che non sapete dove procurarvi il tutto?!).

nero+bianco+giallo = blu (davvero?)

E mica un blu a caso!? Acceso, brillante, resistente all’acqua ed alle alte temperature. Una specie di color cobalto (tipo quello di cui parlavamo qui), ma più brillante.

Il mescolone è riscaldato attorno ai 2000 gradi Fahrenheit in maniera da formare una struttura cristallina “ottimizzata” per assorbire le onde verdi e rosse dello spettro elettromagnetico. Con il risultato di riflettere (E quindi noi vedere) il solo, puro ed unico blu YInMn (Yttrium, Indium e Manganese)…

Blu YInMn.png

Scoperto (come al solito “per caso”, anche se è dal 2009 che in un modo o nell’altro ci si lavora su) dall’Oregon State University mentre analizzava le proprietà degli ossidi di manganese (un metallo ferroso).

Si da il caso che il nuovo colore sia anche “green” dato che non si richiedono sostanze e processi pericolosi ed inquinanti ed abbia un’eccellente tenuta della gradazione nel tempo (anche nell’olio e nell’acqua).

Che sia il colore più bello del mondo, che possa aiutare l’efficienza energetica e/o che possa rivoluzionare anche il mondo dell’elettonica (anche se in realtà all’Oregon State University stavano proprio lavorando su composti per l’ambito elettronico) ci credo meno.

Genesi di un nuovo colore (e relativa paternità/proprietà, in questo caso della The Shepherd Color Company).

WU

IKB_191

Mi ero perso a bighellonare fra le gradazioni di blu. E mi sono ulteriormente perso in blu ancora più profondi.

Blue-Wiki mi dice che esistono 36 sfumature di blu (si, c’è un Alice in fondo che fa un po effetto vedo e non vedo). Ora, tralasciando che vi sono alcuni colori che io non avrei mai definito come tinte del blu (indaco? pervinca? cobalto?), mi è balzato all’occhio un fatto.

blue

Fra tanti nomi più o meno comprensibili (certo per Denim chiaro potevano anche avere un po più di fantasia…), mi ha colpito un tale Int. Klein Blue.

Ebbene si, quel Klein (pioniere del Nouveaux Réalistes, Body Art e performance art) ha brevettato un tipo di blu! E’ una tonalità di oltremare (blu oltremare, ovviamente) mescolata direttamente dalle sapienti mani dell’artista (nel 1956, “la più perfetta espressione del blu”).

Anzi, scopro che Klein ad un certo punto si è messo a dipingere monocromi proprio sulla scia dei sue esperimenti con i colori. E dopo aver un po girovagato per le varie tante ha deciso che il blu era la sua strada (con IKB_191 apoteosi di tale asserto).

IKB_191.png

Mille tavole in sette anni! Certo non erano difficili, ma vuoi mettere quantomeno l’abnegazione per il lavoro?!

Non sono un critico d’arte e non spenderei milioni per queste opere (intese come oggetti per appagare il mio gusto estetico e non come investimenti), ma una monocromia astratta del genere mi comunica un assoluto senso di libertà.

WU

PS. E tra le sue performance vale la pena citare la vendita di spazi vuoti (lui che intendeva il vuoto come una specie di nirvana) in città, a Parigi. Data la scarsità di tali spazi, l’esperienza valeva la pena farsela pagare con il materiale più puro: l’oro. Ma attenzione, non per fare soldi! Infatti per “ristabilire l’ordine naturale” Klein gettò tale oro nel Senna… Un po una storia alla Lupin.

 

 

L’odore dei colori

Che odore ha il giallo? Ed il verde?

Benché possano sembrare semplicemente domande prive di senso (… nooo, ma dai?!) c’è chi ha invece preso la questione sul serio. Z. Howard ha infatti creato e sperimentato su se stesso (mi candido ufficialmente come beta tester) un affare che.. trasforma colori in odori.

Tanto per fare un po di confusione.

Per godere del crogiolo sensoriale devi indossare un bel mascherone ed una parure anello-bracciale. Il detector sul tuo dito identifica che colore gli stai proponendo. Manda il segnale ad un Intel Edison chip contenuto nel braccialetto che lo scompone nelle sue tre componenti fondamentali (Red, Green, Blue) e comanda l’apertura di tre tubi nelle proporzioni giuste. I tre tubi contengono tre oli essenziali che mescolati danno un odore al colore.

Rosso = pompelmo
Verde = tè
Blue = lavanda

Infine un paio di ventoline ti soffiano nel caso la mistura affinché sia ben mescolata e ben odorata.

Pare che un muro grigio non abbia un buon odore, mentre gli oggetti che tendono al blue hanno un ottimo odore (cioè, gli piace la lavanda?)

Geniale ed inutile. Perfetto

WU

PS. In realtà non è un’idea proprio a caso… La Sinestesia (no, non la figura retorica) è definita come quel fenomeno sensoriale tale per cui la stimolazione di una parte del corpo evoca sensi propri di un’altra. In realtà ce l’abbiamo un po tutti dato che i nostri sensi, seppur autonomi non agiscono proprio in maniera indipendente (e.g. se vediamo un lampo di aspettiamo di sentire un tuono, se vediamo un fuoco ci aspettiamo di sentire caldo, etc.). A livelli “patologici”, invece, la Sinestesia ci porta percependo uno stimolo (sentendo ad esempio un suono) a nette reazioni proprie di altri sensi (la vista?).

Nella sua forma pura è una malattia alquanto rara e di solito tramandata geneticamente. Nella sua forma più comune coinvolge grafema-colore, ovvero se associato un colore ad un simbolo, di solito un numero (2+2 = rosso). Come se il colore fosse percepito come una pellicola che ricopre completamente il numero.

Un problema, certamente, ma effettivamente anche una esperienza completamente nuova di vedere il mondo.

PPSS. Se volete testare (…ed infatti sono certo che non vede l’ora) il vostro livello di Sinestesia guardate l’immagine sotto a sinistra. Se siete in grado di distinguere al volo i 2 dai 5 allora siete messi bene (o male, dipende dai punti, e dai colori, di vista). I Sinestetiticiticitisti la vedrebbero tipo l’immagine a destra.

SinestesiaTest.png