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Black Paradise (volante)

Sul fascino che il nero esercita sul genere umano ne abbiamo già parlato (qui, ad esempio). Nero proprio inteso come tinta cromatica, non come “the dark side of the moon” :).

E sul fatto che la razza umana non si sia inventata nulla che la natura (che effettivamente prova e sperimenta da secoli prima di noi) già non sappia fare è un’altra grande verità (… profetico 🙂 ).

Il nero più nero più nero che esiste in natura è… quello del piumaggio degli uccelli del paradiso. Dei maschi particolarmente, nero ovviamente usato a fine corteggiativi (ciò che muove il mondo… ed in questo caso il nostro maschio deve esibire, oltre un colorato piumaggio, anche abilità ballerine particolari per ottenere il suo risultato), soprattutto per far ulteriormente risaltare i vividi colori del restante piumaggio dei besti.

Il nero profondo di questi animali è assolutamente naturale ed è, cosa alquanto unica in natura, il risultato non di un pigmento delle piume, ma proprio della loro struttura fisica.
Ovviamente una scoperta del genere non la si fa semplicemente guardando l’uccellino (… e non la si fa con il costo di un viaggio in Nuova Guinea). I ricercatori di Harvard hanno infatti dovuto far ricorso ad un’osservazione micrometrica (leggi, utilizzo di tecnologie molto raffinate tipo microscopio elettronico a scansione o il nanotomografo) delle struttura delle piume dei volatili: Structural absorption by barbule microstructures of super black bird of paradise feathers.

BlackParadise.png

Mentre le piume della maggior parte degli uccelli hanno un aspetto “ad albero”, ovvero sembrano rami che si biforcano e diventano sempre più piccoli finendo in una specie di barba sempre sullo stesso piano, le piume dell’uccello del paradiso sono diverse. Hanno una struttura si ramificata, ma su piani diversi, e ciò consente alla luce che colpisce tali piume di iniziare a rimbalzare da una superficie all’altra rendendo difficile qualunque forma di riflessione.

Il risultato è che una piuma di questi uccelli cattura facilmente il 99.95% della luce incidente (… ed è sostanzialmente gratis), contro il 99.97% creato dall’uomo (qui) decisamente a caro prezzo.

Il nero assoluto non esiste (100% di luce catturata), ma ci stiamo andando molto vicino e non escluderei che da qualche parte la natura (sicuramente non per fini militari o “di difesa”) lo possa aver già implementato.

WU

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Blue Monday

E’ inequivocabilmente una cazzata.

Oggi è il giorno più triste dell’anno (e già il fatto che io ne parli per tempo da una misura della stupidità della cosa)… ma non secondo il mio umore, bensì in base ad una sofisticatissima, accuratissima a fumosissima formula matematica.

Benissimo!

Allora, dati i dediti di ciascuno (parametro facilmente generalizzabile, no?), i giorni che separano dal Natale (… fondamentale per me che sono induista 😀 ), il salario mensile (sempre troppo basso per definizione), il meteo (di una regione a caso da scegliere in base alle correnti dell’est), la scarsa motivazione (che oggi secondo una congiunzione astrale che dura da millenni raggiunge il suo apice) e la consapevolezza che bisogna rimboccarsi le maniche, otteniamo che il terzo lunedì di Gennaio è il giorno più triste di tutto l’anno.

Per l’equazione (che mi vedo bene dal riportare) basta chiedere a Google (ed evito anche ogni link), ma a parte la difficile quantificazione di uno qualunque dei parametri soggettivi sopra, non riuscirei neanche ad identificare unità di misura quanto meno comparabile per le grandezze in oggetto!

Razionalizziamo che abbiamo speso troppi soldi (…) durante le feste ormai alle spalle, che ci aspetta un anno lungo e faticoso, che non prevediamo ponti e ferie a breve, che non è periodo di viaggi (attenzione…) e quindi ci facciamo opprimere dalla tristezza. Detto così ha quasi più senso di una qualunque equazione matematica.

L’origine “dell’equazione” e da essa tra tradizione anti-scientifica che ne deriva, è di uno psicologo inglese (nome volutamente omissis), data 2005, è stato divulgato e se ne è fatta assumere la paternità, a suo tempo, dietro compenso ed è, sostanzialmente, una grandissima trovata pubblicitaria (ed il mio parlarne contribuisce a tutta l’operazione)… o una grandissima cazzata.

Che tristezza (parola quanto mail calzante).

WU

PS. E come non citare, almeno, l’alter ego della data odierna? Il Mr Hide del Blue Monday è il giorno più felice dell’anno: data prevista (dalla solita mitica equazione) fra il 21 ed il 24 Giugno… il solo saperlo mi ha già fatto passare un po’ di tristezza.

Argyle Everglow

Diamante da 2.11 carati. Non pochi, non tanti, sicuramente non tantissimi, ma tutto sommato non sufficienti a fare notizia.

… se non fosse per il suo colore. Siamo davanti, infatti ad un rarissimissimo diamante rosso, il più raro dei rari. Circa una ventina rinvenuti in più di trenta anni.

The colour of pink and red diamonds is the result of an atomic deformity which affects the way light is refracted through the stone. Just 0.03 per cent of the diamonds mined every year across the globe are pink, and an even tinier proportion of these are red.

RedDiamond.png

E non è ancora tutto, il primato della rara gemma rossa va al Moussaieff Red. 5.11 carati di puro rossume diamantato rinvenuto in Brasile nel 1990.

The largest known red diamond is the 5.11-carat Moussaieff Red, which was discovered in the 1990s by a Brazilian farmer, cut into a triangular shape and sold to the Moussaieff jewellery house. Another red diamond belonging to Moussaieff, a heart-shaped 2.09-carat stone, sold in 2014 for £3.4 million: over £1.6 million per carat.

Ovviamente a braccetto con la rarità va il prezzo. In questo caso si parla di asta: partenza 10 000 000$.

Ma

The record auction price for a fancy red diamond is $5 million, paid three years ago in Hong Kong, according to materials distributed by Rio Tinto. That transaction also set the record for the per-carat price, $2.4 million.

Ed il prezzo è destinato a salire dato che:

Rio Tinto’s Argyle mine – which produces 90 percent of all naturally colored pink diamonds – is scheduled to close in 2021

WU

PS. Io comunque preferisco decisamente quelli bianchi.

Il colore del cosmo

E non è nero. Vi preparo.

Anche se sembra una cazzata, il colore medio dell’universo esiste. Tecnicamente è una scoperta. Più precisamente tutta la luce del cosmo ha un suo colore medio be identificato.

RGB: 255, 248, 231. Cosmic Latte, il nome “ufficiale”.

Ancora, non sono numeri a caso. Piuttosto è un caso eclatante di serendipity. Alla Johns Hopkins Univeristy stavano analizzando la luce delle stelle per determinare l’età media delle stelle visibili attraverso un’analisi spettrale.

200.000 galassie esaminate, luce delle varie stelle catalogata e poi… mediata. Il risultato è un discutibile beige (che fa un po’ carta da parati anni ’70). In realtà in origine il colore medio pareva essere una specie di verdastro (cosmic turquoise… ovviamente) a causa di un bug di conversione nel software che aveva il compito di tradurre gli spettri galattici in frequenze luminose digeribili dai nostri occhi.

CosmicLatte

E c’è di più, come sempre. Il colore medio dell’universo cambia nel tempo. Più tendente al blu qualche milione di anni fa quando l’universo era più giovane e con tonalità man mano più calde ora che le stelle stanno invecchiando.

Insomma, quando guardate le stelle ve le potete immaginare tranquillamente come delle piccolissime tazze di cappuccino.

WU

PS. Per la cronaca; la ricerca, quella originaria, ha avuto comunque una conclusione: l’età media delle stelle visibili è attorno ai 5 000 000 000 di anni.

Penne e colori

Beh, non sarà proprio come catturare i sogni (qui), ma ci va molto vicino. E pare, o quanto meno viene percepito come, molto più concreto. Catturiamo i colori, quasi come se fossero una proprietà materiale da poter catturare, imbrigliare ed utilizzare a nostro piacere. In questo caso effettivamente è quasi così.

E’ la magica penna Scribble Pen.

Ora, tanto per fare un po’ il giovane figlio della tecnologia, esistono già app che se puntate su un oggetto sono in grado di captare esattamente il colore inquadrato e restituirti la sequenza RGB da utilizzare nel puntatorino per fare un disegno sul vostro smartphone con linee esattamente di quel colore.

La cosa, già abbastanza affascinante, rimane comunque confinata allo schermo di un telefono… fino all’avvento della Scribble Pen che praticamente introduce lo stesso concetto, ma su un bel pezzo di carta. Il che fa tutta un’altra scena…

Praticamente basta avvicinare per un paio di secondi la penna “magica” ad un oggetto per “rubargli il colore”; un po’ come rubargli l’anima, anche se fortunatamente poi l’oggetto non diventa di uno scialbo grigio come nelle migliori storie di fantasia…

La penna, dopo aver campionato il colore, grazie ad una cartuccia d’inchiostro ricaricabile ed una micro pompa “intelligente” (ovvero controllabile elettronicamente), offre la possibilità di trasformare il colore rilevato in reale inchiostro. Il principio non è particolarmente innovativo (ormai), ma di certo affascinante il fatto di averlo trasferito da un touchscreen al mondo reale.

Il fatto che l’inchiostro sia praticamente indelebile, che la penna vada bene anche per tavolozze virtuali e che si ricarichi via USB (con circa 15 ore di autonomia) completano il pacchetto.

… in offerta a 249$ … E questo la rende molto reale.

WU

PS. Ovviamente è una novità 2016…

Pink is pink

Ad un certo punto avevamo bighellonato sul fatto che vi sono neri più neri di altri. In particolare che il Vantablack fosse il “nero assoluto”.

Ma la storia ha un seguito… diciamo piuttosto roseo.

Allora, lo scultore A. Kapoor ha acquistato l’esclusiva sul nero più nero del mondo (che ovviamente ricorderete è stato creato per scopi militari e scientifici e non proprio scultorei…). Quindi se volete farvi un bel soggiorno nero profondo non potete (ah, pare che il Vantablack sia anche troppo denso per poterlo produrlo in quantità…).

Ad ogni modo la cosa non è andata giù all’artista S. Semple (fautore dell’open source?).
E qual’è la colorata “vendetta” di un artista? Beh, Semple ha creato PINK. Ovviamente non è un rosa qualsiasi, ma il rosa più rosa che c’è. E lo ha reso pubblicamente vendibile, ma non se sei A. Kapoor (chissà se se n’è fatto una ragione…).

PINK.png

Mi sarebbe piaciuto farci qualcosa per un mio lavoro, e sapevo che molti altri artisti avrebbero voluto usarlo. Mi sembrava meschino e anche contrario allo spirito di condivisione tipico degli artisti. Mi piaceva l’idea di creare un colore che fosse accessibile a tutti tranne a lui, così da fargli assaggiare la sua stessa medicina!

Caratteristiche del rosa: brillante, riflettente, vibrante (non capisco bene come il termine si applichi ad un colore), idrosolubile. Ma soprattutto è l’antitesi perfetta di un nero che assorbe quasi tutta la luce.

Quindi, se vuoi fate un muro nero nero… non puoi. Se vuoi farlo rosa rosa per circa 4 euri porti a casa 50g di pigmento (che, per quanto sembri un prezzo modico, se devi dipingerci un muro potrebbe colorare anche dio verde il tuo portafoglio).

 

WU

Green galaxies

Colours make the difference. Colours are not the same. Neither for galaxies.

Galaxies can be of various colours: purple, blue, red, white, orange and green.
Yes, also green. But these colours have not the same probability of showing.
Green in particular is not so easy to obtain…

Galaxy colours, indeed, reflect the galaxy (and its star) origin and evolution. Star age and evolution “mean” a specific colour. Whereas red and blue galaxies are relatively common, green galaxies are pretty rare because such a colour reflects a specific stage of their evolution.

A green galaxy is a galaxy that is “rapidly” (term to be always intended in the “universe scale”) changing from blue (a galaxy stage where stars and planets are forming) to red (a galaxy stage where stars begin to burn themselves out). Green is actually that colour showing the turning point in the galaxy life: young and tumultuous are blue, old and lazy are red. In the transition… green.

greengalaxy.png

“This suggests that the few green galaxies we catch are likely to be at a critical stage in their evolution; rapidly turning from blue to red.”

During the galaxy evolution the “green stage” can take place in two situations. On one side, if the green galaxy is rather small (e.g. a Pea galaxy), it is very likely violently tossed around by the gravitational pull of a massive neighbour, thus their “green gas” s stripped away. On the other side, bigger green galaxies may undergo to self-destruction caused by super-massive black holes at their centres that can blow dense gas away.

This is the result not (just) of direct observations, but of time consuming (although very accurate) computer simulations (relying on the EAGLE simulations developed by the Durham University’s Institute for Computational Cosmology).

The realism level of our universe (and our guess about its evolution) is coded in some bits and the colours these bits reveal is in continuous evolution. Passing through the green.

WU