Tag: Clarke

Monologue about religion

– [myself] May I ask if you believe in God?

– [unaware wiseman] I don’t believe in God but I’m very interested in her.

– [myself] My limited mind and faith knows that “God made man in His own image”, why “her”?

– [unaware wiseman] The rash assertion that ‘God made man in His own image’ is ticking like a time bomb at the foundation of many faiths, and as the hierarchy of the universe is disclosed to us, we may have to recognize this chilling truth: if there are any gods whose chief concern is man, they cannot be very important gods.

– [myself] I’ll try to understand (hopefully in this life). But coming back to my question: why don’t you believe and are interested in?

– [unaware wiseman] The hypothesis you refer to as God, though not disprovable by logic alone, is unnecessary for the following reason. If you assume that the universe can be quote explained unquote as the creation of an entity known as God, he must obviously be of a higher degree of organization than his product. Thus you have more than doubled the size of the original problem, and have taken the first step on a diverging infinite regress. William of Ockham pointed out as recently as your fourteenth century that entities should not be multiplied unnecessarily. I cannot therefore understand why this debate continues.

– [myself] And how would you explain our existence? I would assume you are a strong supporter of evolutionism. Can the evolutionism can be another clue of God existence?

– [unaware wiseman] I have encountered a few “creationists” and because they were usually nice, intelligent people, I have been unable to decide whether they were really mad, or only pretending to be mad. If I was a religious person, I would consider creationism nothing less than blasphemy. Do its adherents imagine that God is a cosmic hoaxer who has created the whole vast fossil record for the sole purpose of misleading humankind? And, although I do not necessarily agree with the paleontologist Teilhard de Chardin’s advocacy of evolution as a major proof of the glory of God, de Chardin’s attitude is both logical and inspiring. A creator who laid the foundations for the entire future at the beginning of time is far more awesome than a clumsy tinkerer who constantly modifies his creations and throws away entire species in the process.

[myself]: Impressed. Wordless.

My absolutely useless and arbitrary divagation about religion while trying to build up a my opinion (again…) understanding the point of view of unaware wiseman, by adapting their quotes to my silly and basic questions.

WU

PS. A special thank to Sir. A. C. Clarke (and wiki here) for his “participation”.

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TLNR

The Information Age offers much to mankind, and I would like to think that we will rise to the challenges it presents. But it is vital to remember that information — in the sense of raw data — is not knowledge, that knowledge is not wisdom, and that wisdom is not foresight. But information is the first essential step to all of these.

[Humanity will survive information deluge, Sir Arthur C. Clarke]

E’ il solito discorso sull’informazione (qui, qui, qui … e basta WU!). Ce ne abbuffiamo, credendo che il nozionismo googlato sia conoscenza. Non è così, potremmo anche rassegnarci. Ci sono una serie di passi ulteriori da fare per passare dal sapere qualcosa (ovvero averla sentita e/o letta di sfuggita) a sapere qualcosa (ovvero farla propria e, magia delle magie, saperla anche spiegare).

WU

PS. TLNR: Too Long, No Read. Acronimo di largo uso “nei social” per citare fonti ammettendo (e nascondendolo dietro quattro lettere) di non averle effettivamente lette e consultate (figuriamoci capite) ma magari trovate by google. Possiamo dire che è nato con le migliori intenzioni, ma l’uso che ne vedo fare mi fa rabbrividire. Ottimo, la mia fiducia aumenta (ma tanto poi facciamo le statistiche in cui vediamo che i giovani, magari solo loro, fanno fatica a concentrarsi e passa tutto…).

Forse sogni, forse no

Spesso, soprattutto quando dormo poco e male, finisco per fare dei sogni artificiali nei quali dipingo scenari e situazioni improbabili e vedo se riesco a farle evolvere senza governarle razionalmente (almeno non completamente).

A mente fredda (oltre a rendermi conto delle mie turbe), ho trovato qui uno studio finto-serio di un ipotetico accrocchio: the dream machine. Tralasciando ciò che penso di questo genere di invenzioni (e tralasciando quanta science fiction mi viene in mente), preferisco (anche per non aumentare il noise che c’è in rete a riguardo…) riportare il flusso di coscienza che mi ha fatto approdare alle leggi di Clarke.

L’accrocchio è una specie di registratore di sogni (ti prego…) che ci prende il 50% delle volte. E qui non puo mancare il Corollario di Dudenhoefer: “un’approssimazione al 50 per cento puo’ andar bene per qualsiasi cosa sta in mezzo”, cioè per come la vedo io: va bene sempre e mai.

Ma infondo io non ci capisco un acca (e non solo di questo), mentre il professorone (e mica solo lui, si parla anche di collaborazioni con diversi laboratori ed istituti), che si da il caso è anche capoccia del dipartimento di neuroinformatica, ha legato il suo nome alla cosa.

Ad occhio non mi pare particolarmente anziano, per cui dubito del suo asserto semplicemente sulla base della prima legge di Clarke: “Quando un illustre ma anziano scienziato sostiene che qualcosa e’ possibile ha quasi certamente ragione. Quando sostiene che qualcosa e’ impossibile, molto probabilmente ha torto”. Rimuovendo il requisito di anzianità, gli asserti si invertono?

Comunque, anche con un po di scetticismo applico anche la seconda legge di Clarke: “L’unica maniera di scoprire i limiti del possibile e’ di oltrepassarli e finire nell’impossibile”. Beh, direi che in questo caso di impossibile (oltre le trame dei miei sogni) ce ne stà a iosa. Ed infine, la terza legge di Clarke mi suggerisce che non devo capire, ma a cose come questa ci devo credere e basta: “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata e’ indistinguibile dalla magia”.

E poi mi piace anche fare i rissuntini, e non sono bravo a farli. Quindi dico che ogni scienziato neuroinformatico (ma la cosa si applica benissimo ad un’ampia pletora di figure professionali) è in fondo un mago che prova a fare cose possibili salvo poi definirle impossibili quando è vecchio. Crudo e minimal.

WU