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Sogno Matrioska

Ho analizzato altri tipi di sogni. Dopo il Trisogno ho studiato il Quadrisogno e il Polisogno. E’ stata una ricerca deludente. Se più di tre persone fanno lo stesso sogno, nasce un partito politico, o una setta satanica, o un’associazione di Psichiatri Canoisti, ma non ne deriva nulla di profetico.

Ho trovato molto più interessanti altri tipi di sogni, ad esempio il sogno erotico Pink e quello Blue. In quello Pink si hanno polluzioni notturne, respirazione affannosa, e rimpianto quando ci si sveglia. Invece nel sogno erotico Blue si resta per tutta la vita innamorati della persona sognata. La persona può anche essere un volto sconosciuto e che non incontreremo mai, ma spesso è una persona che non c’è più, che rivediamo e ribaciamo et cetera. Il risveglio è assai doloroso.

Ma ultimamente le mie ricerche sono rivolte al sogno Matrioska, in cui si incastrano una dentro l’altra diverse fasi oniriche. Cioè si sogna il risveglio poi ci si accorge che siamo ancora dentro al sogno poi ci si risveglia credendo di tornare alla realtà invece siamo ancora nel sogno et cetera.

Se questo meccanismo si ripete più di centouno volte, allora vuol dire che siamo morti.

[…]

Capita di svegliarsi e non sapere dove si è. La morte è tutta qui,

[Cornelius Noon, Libro dei labirinti onirici]

WU

PS. Sempre spulciando fra le pagine di Prendiluna e facendo seguito a notti insonni e labirinti onirici.

PPSS. Molto romantico un sogno Blue per “festeggiare San Valentino” (mi scuso in anticipo per questa locuzione). Chissà quali postumi lascerebbe.

PPPSSS. Fin troppo facile la trasposizione cinematografice del Sogno Matrioska in Inception e quella musicale (segnalataci qui) in Abate Cruento.

Quanti grattacapi che non merito ora. Quanti milioni di milardi di problemi in un sogno.

 

 

 

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Onirospi

Dopo lunghi studi, posso dire che esistono diversi tipi di sogni profetici.

Il primo, il Prosogno, è quando una persona cara ti viene in aiuto per darti i numeri del lotto, o consigliarti sulla tinta dei capelli, o per segnalarti il nome di qualcuno che è innamorato di te. Ma non sempre è infallibile, ci sono interferenze degli Onirospi, spiriti dispettosi che inquinano i sogni, e allora i numeri non escono, la tinta fa schifo e la persona che dovrebbe essere innammorata dice “Io e te insieme? Ma te lo sogni!”

Il secondo (Bis-ogno) è quando due persone si sognano l’un l’altra, ma con trame diverse. Ad esempio il marito sogna che la moglie lo tradisce col suo miglior amico, mentre la moglie sogna che il marito la tradisce col suo miglio amico. Non ha significato profetico, ma allarmistico, e genera quasi sempre litigi.

Poi c’è il Trisogno. Tre persone fanno un sogno al novanta per cento identico. In questi casi il sogno contiene senz’altro un’indicazione e una proefzia.

Poi esistono i Polisogni, i Pan-sogni Silberer e il sogno Matrioska. Ma ancora li sto studiando, e sogno di decifrarli appena sarò uscito dal manicomio.

[Cornelius Noon, Libro dei labirinti onirici]

WU

PS.

Di tutti i sogni che ho studiato, il più affascinante e misterioso è senz’altro il sogno Matrioska, attenti a voi se ci cascate dentro.

[Cornelius Noon, Libro dei labirinti onirici]

PPSS. Stanotte non ho chiuso occhio e stamente mi sono imbattuto in questo pezzo (citato in Prendiluna di Benni; tranquilli, ci ritorno). Chissà che sogno avrei potuto fare, la prossima volta starò più attento a tener lontani la peggior specie di Onirospi, quelli che il sogno te lo rovinano a monte, prima di fartelo fare; anzi prima proprio di farti addormentare.

PS.

Dicotomia

Che suona già bene come parola; il significato, poi, mi piace ancora di più.

Greca, neanche a dirlo, l’origine: dìcha: in due parti; témno: divido. Praticamente una divisione dell’unità in due, e solo due, parti.

Ma attenzione, dividere in due non significa per forza escluderne una delle due; il doppio (la parte oscura… 😀 ) può, anzi spesso deve, essere complementare.
La cosa fondamentale per la dicotomia è che non c’è spazio per la terza parte. Il terzo (incomodo) resta fuori… E mi viene in mente che “La Trinità” di Cristiana derivazione sia proprio il primo e più importante tentativo di superare una sterile dicotomia… ma questa è un’altra storia.

La dicotomia trova applicazioni nei più disparati campi, dalla matematica alla filosofia, dalla linguistica alla biologia.

Sei un vertebrato o un invertebrato? Sei un essere vivente o inanimato? Sei destro o mancino? Sei un buono o un cattivo (ah ah ah). Sei un sacro o un profano? Ridi o piangi (… magari fosse una vera dicotomia)? Sei di estrazione umanistica o scientifica? Sei lo Yin o lo Yang? … praticamente non saprei rispondere a nessuna di queste domande, collocandomi fuori da qualunque schema dicotomico…

Su questa base Zenone coniò il suo famoso paradosso contro il moto (per percorrere X devi prima percorrere X/2 e via dicendo fino alla suddivisione progressiva ed infinita dello spazio)

Ovviamente il concetto è facilmente (e non sono certo, giustamente) estendibile ad una scissione, frattura, separazione, bipartizione fra due elementi: di un partito, di un consiglio, di una ideologia e via dicendo.

Chiudo con questa notevole citazione in cui sono inciampato bighellonando sul concetto di dicotomia fra genio e stupidità (dicotomia sognata ed intrinseca dell’essere umano):

Lui è un genio, la tua amica è un genio, il tuo ex-marito è un genio… Ma lo sai che conosci un sacco di geni tu? Frequenta qualche cretino, ogni tanto; imparerai qualcosa [W. Allen]

WU

PS. Leggerissimamente più matematicamente: se un dato insieme A può essere diviso in due parti B e non-B, allora ogni elemento di A deve essere incluso o in B o in non-B e la somma degli elementi di B e non-B deve fare esattamente quelli di A.

Viaggiatori d’occidente

Essere un uomo
di cui la donna s’accontenta
e ti viaggia vicino
ma ti guarda da lontano.

Così provinciale
da far vivere a New York
quel suo cuore disadattato
già molto meno lontano.

Dove Bleeker Street
dovrebbe incontrare la tua luna
è all’angolo dei quattro bar
con le luci di nylon rosa.

Mai più un salto al caffè italiano
perché non ti piace niente.

Viaggiatori d’occidente
viaggiatori d’occidente.

Buia come un finale
da “Giardino dei ciliegi”
lei ci pensa ma non lo chiama
(mai tornare a ieri).

Amante del silenzio
come chi torna da una guerra
poco convinto di appartenere
a questa o a un’altra terra.

Lei pensa alle terre greche
e a una maggior fortuna
mentre in fondo a Bleeker Street
lui sta aspettando quella luna.

Lunghe pause al telefono
da un altro continente.

Viaggiatori d’occidente
viaggiatori d’occidente.

Essere quell’uomo
se quella donna s’addormenta
al di là del mondo
per farsi ricordare.

I cuori difficili hanno sempre da dire
più di quanto basterebbe
dopo tanto parlare.

Lei pensa alle terre greche
e a una maggior fortuna
mentre in fondo a Bleeker Street
lui sta aspettando quella luna.

Mai più voci al telefono
da un altro continente.

Viaggiatori d’occidente
viaggiatori d’occidente.

PS. Praticamente un omaggio (e come tale senza firma e citazione di sorta)

PPSS. Ero partito con la solita rocambolesca evoluzione lessicale per dire-non-dire e per illudermi di poter fare un po’ mie queste parole. Ho Scancellato tutto, e messo un po’ di grassetto a caso.

E’ un testo che mi colpisce nel profondo. Non tanto per i “pericoli” contro i quali ci mette in guardia, a partire dai facili sogni di terre lontane e del non saper viaggiare, quanto per la distanza interiori fra i viaggiatori (di questa vita, aggiungerei) che mi comunica.

E poi quel sogno di Bleecker Street che trasmette, come se fosse il centro del mondo eppure così provinciale allo stesso tempo. Il silenzio che quanto più cerchi tanto meno ricevi e quella luna che rappresenta un faro nel viaggio. Mi ci perdo sempre.

Il mantra della lettura

“Bisogna leggere, bisogna leggere…”

E se invece di esigere la lettura il professore decidesse improvvisamente di condividere il suo personale piacere di leggere?

Il piacere di leggere? Che roba è questa, il piacere di leggere? Domande che infatti presuppongono un gran bell’esame di coscienza!

E per cominciare l’ammissione di una verità che si oppone radicalmente al dogma: la maggior parte delle letture che ci hanno modellati non le abbiamo fatte per, ma contro. Abbiamo letto (e leggiamo) per proteggerci, per rifiutare o per opporci. Se questo ci dà un’aria di fuggiaschi, se la realtà dispera di raggiungerci oltre l’ “incantesimo” della nostra lettura, siamo però dei fuggiaschi impegnati a costruirci, degli evasi intenti a nascere.

Ogni lettura è un atto di resistenza. Di resistenza a cosa? A tutte le contingenze. Tutte:
Sociali,
Professionali,
Psicologiche,
Affettive,
Climatiche,
Familiari,
Domestiche,
Gregarie,
Patologiche,
Pecuniarie,
Ideologiche,
Culturali,
O Narcisistiche.
Una lettura ben fatta salva da tutto, compreso da sé stessi.
E, soprattutto, leggiamo contro la morte.

[D. Pennac, Come un Romanzo]

PS. Aggiungere anche una sola parola a questo passo (sono un grande fan dell’autore, ma questo più che un libro lo considero una sapiente raccolta si passi da leggere all’uopo, anche e soprattutto in maniera disorganica) mi pare quasi un delitto. Come costringere il lettore ad affiancare queste a quelle parole. Invoco il diritto del lettore a non finire un libro (o un post).

PPSS. Leggo, leggo. Per il piacere (quando ce l’ho) di leggere, se poi combatto anche la morte, tanto meglio.

Umanità varia

Io ho una certa pratica del mondo. E quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà.
Pochissimi gli uomini, i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi, che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù, i pigliainculo, che vanno diventando un esercito.
E infine i quaquaraquà. Che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.
Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.
[1961, Il giorno della civetta, L. Sciascia]

Frase più che abusata, da un po’ tutte le classi politiche, da un po’ tutte le generazioni, da un po’ tutti i punti di vista (inclusi quelli che Sciascia intendeva “crocifiggere” con queste parole).

Pragmatica nella sua classificazione, ampia nella sua definizione. “scimmie”, “bambini”, “anatre”, concetti molto più profondi della parole che pretendono di riassumerli. Concetti buoni per guardare a destra o a sinistra in base a come vogliamo crogiolarci, giustificarci e proteggerci.

Io non ho ancora abbastanza pratica del mondo: uomini e mezz’uomini (sottoscritto compreso) non ancora conosciuti. Facile mettersi dalla parte del disilluso e dello scettico, molto più difficile trovare nomi (che non siano “per sentito dire” o “personaggi famosi”) da associare alle varie categorie.

WU

Acromegalico letterario

Gli occhi spiritati dell’eredoluetico oltreché luetico in proprio, le mandibole da sterratore analfabeta del rachitoide acromegalico riempivano di già l’Italia Illustrata: già principiavano invaghirsene, appena unte de cresima, tutte le Marie Barbise d’Italia, già principiavano invulvarselo, appena discese d’altare, tutte le Magde, le Milene, le Filomene d’Italia: in vel bianco, redimite di zàgara, fotografate dal fotografo all’uscire dal nartece, sognando fasti roteanti e prodezze del manganello educatore. Le dame a Maiano o a Cernobbio, già si strangullavano né su’ singhiozzi venerei all’indirizzo der potenziatore d’Italia.

[C.E. Gabba, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, 1957]

Personalmente ho dovuto leggere il pezzo una decina di volte… per capirci la metà. Non si può dire che l’autore non faccia un uso più che sapiente della lingua italiana e con la sua maestria celi al volgo (ma non a lettore colto ed arguto) il suo duro pensiero sul soggetto che fa poi da sfondo a varie vicende del romanzo senza tuttavia prenderne parte.

Non è il cosa dire, ma il come dirlo a dare dignità in primis al personaggio, poi al lettore (al solito, quello attento) e dulcis in fundo all’autore, il quale si crogiola nella sua soddisfazione prima che nel suo diletto e la dignità acquisita.

WU

PS. Si, si sta riferendo al Duce, nella Roma del ’27.

PPSS. Mi ci sono imbattuto, crogiolandomi in dolci ricordi liceali bighellonando sulla parola “acromegalica“. Dal greco, crescita delle estremità, si tratta di una patologia clinica che causa la crescita sproporzionata di mani, piedi, mandibola, labbra, etc (… in casi ancora più estremi anche di organi interni) a causa dell’esposizione prolungata all’ormone della crescita. Per non addentrarmi troppo negli scabrosi risvolti della malattia (ah, conoscete di certo attori, pugili, wrestelr, etc. affetti da tale patologia) ho preso una deriva più letteraria che mi ha portato a Gadda.