Tag: brevetti

Bottiglie anti-goccia

A me il cerchio rosso sulla tovaglia piace. Si, quello che faccio sempre quando verso un po’ di vino ed immancabilmente il prezioso liquido cola sul bordo della bottiglia fino a raggiungere l’immacolata (la prima volta) tovaglia. Ok, ok, un po’ poetico per dire che è quantomeno difficile evitare il gocciolamento del liquido (concentriamoci sul vino) durante il versamento dalla bottiglia.

Ci sono fantastici accessori (che fanno tanto chic) e/o ci sono tovaglioli appositamente nati per pulire bocce e colli (di bottiglia). Ma un’altra soluzione, molto più scientifica e geniale è quello di rivedere la forma stessa del collo della bottiglia.

E’ una ricerca, pluriennale, di una università pubblica del Massachusetts (non del MIT, per una volta) che si concentra esattamente sul ridisegno del collo della bottiglia per evitare il percolamento del liquido durante e dopo il versamento.

Subito sopra l’anello della parte alta della bottiglia, è infatti sufficiente incidere un piccolo solco di 2mm di spessore ed 1mm di profondità per interporre una barriera al vino. Il liquido, infatti, per tensione superficiale tende a rimanere attaccato al vetro ed è proprio la piccola incisione a creare una barriera a questo attaccamento; il vino non ce la fa a risalire dall’incavo e si stacca dalla bottiglia evitando di scorrere sul fianco (fino alla solita, immacolata, tovaglia).

Remember that when you pour a full or nearly-full bottle of wine, you hold it at a slightly upward angle in relation to the glass. For a drop of wine to make it across Perlman’s groove, it would have to travel up inside the groove against the force of gravity or have enough momentum to jump from one side of the groove to the other. After many tests, Perlman found the perfect width, roughly 2 millimeters, and depth, roughly 1 millimeter, for the groove so that the wine stream can’t get passed it.

La soluzione è particolarmente interessante perchè parte dall’idea di non introdurre orpelli e costi addizionali di produzione, ma semplicemente modificare la sagoma stessa delle bottiglie onde evitare la tipica goccia.

Perlman studied slow-motion videos of wine being poured. He observed first that drippage was most extreme when a bottle was full or close to it. He also saw that a stream of wine tends to curl backward over the lip and run down the side of the glass bottle because glass is hydrophilic, meaning it attracts water.

L’idea mi piace, ma avere anche la riga rossa sull’etichetta ed il cerchio sulla tovaglia mi paiono tanto simboli della bottiglia di vino stessa (e del momento conviviale a cui la associo).

WU

PS. Il tipo pare un inventore provetto con 100 patents (e questo sarà il prossimo) ed un sacco di roba che bolle in pentola…

Quadri-copter-plane

The idea of combining vertical landing and take-off capability with high speed and long range cruise has a long lasting story (here Google is better than any link). Many and many and many attempts and solutions have been proposed… and something even worked out!

The point is that having a traditional fixed-wing airliner has much advantages when you are already in the cruise phase, but has much “disadvantages” (let’s say “limitations” since we sill use this configuration) when you are on ground. This solution, indeed, requires a longer operation time, long airstrips, control instruments, and every infrastructure related. Not much convenient to use in tight, inhospitable places. Rotary wings solves these problems, but they have typically a shorter range, a smaller autonomy and a reduced speed.

Well, now AIRBUS as well come into play. The company filed a patent (US2016/0236774 AI) for an aircraft capable of vertical take-off and fixed-wing cruise with transition from vertical to horizontal flights.

Four rotors, powered by independent electric motors (supplied by batteries and a generator connected to the main combustion engine), are designed for the take-off/landing phases… exactly like a quadcopter.

During the cruise phase, instead, the combustion engine powers a forward-facing propeller pulling the aircraft once the transitions to horizontal flight is completed (… and now let’s go with speed!).

And what about the rotors during the horizontal flight (they would limit the speed and can cause failures)? Well, nothing easier, these can be stowed inside the two pylons placed in the bottom part of the “incredible machine”. Two rotor per pylon, two blades per rotor to be aligned along the speed direction during level flight.

For higher speed and/or larger loads, the design can be slightly modified including a dual forward-facing propellers to further increase horizontal thrust. It seems that the size can vary from a drone-like device up to two-ten passengers.

Probably it will newer reach neither the prototype stage, but it is definitely conceptually fascinating.

WU

Baseball gloves

It was the 1885, George R. Rawlings (owner of a St. Louis sporting goods’ store).
“wanted to create a device that used felt and padding to protect the fingers and palms”.

he first ever patent of a baseball glove.

baseball glove 1.png

At that time baseball was a relatively new sport and there were few players (the sport become moire popular during the Civil War), but “the inventor” has special attention to their comfort.

The glove was not initially a part of the game though there were no rules against gloves. Actually in the beginning there wasn’t a real need for hand protection, but as the game evolved and balls were thrown harder and faster… The earliest gloves were simple leather work gloves, and there was also some reluctance to use such “modern and ridiculous tools”.

And the gloves advances went even further. Early in 19th century:

Major Robert H. Young, of the United States Air Service, has invented a baseball glove that swallows this compressed air, creating a partial vacuum in the glove and eliminating the tendency to rebound. There are air holes in the padded palm to which flexible tubes are attached. These tubes have their outlets in the sides of the glove. There are valves at the end of the tubes that prevent air from entering.

Afterwards an extra padding was added between the the thumb and first finger and in 1895 the National League and American Association of Baseball Clubs posed the first restrictions on glove size.

The catcher and the first baseman are permitted to wear a glove or mitt of any size, shape or weight. All other players are restricted to the use of a glove or mitt weighing not over ten ounces, and measuring in circumference around the palm of the hand not over fourteen inches.

The next big innovation dates 1920 when St. Louis Cardinals pitcher B. Doak proposed a design to replace the leather webbing used in some gloves with a system of straps between the first finger and thumb. The patent that designed modern gloves.

baseball glove 2.png

A long history, not just gloves indeed (and I myself never wore one…)

WU

PS. Here a serious and very well done history (not like the present one) of the baseball gloves evolution.

IKB_191

Mi ero perso a bighellonare fra le gradazioni di blu. E mi sono ulteriormente perso in blu ancora più profondi.

Blue-Wiki mi dice che esistono 36 sfumature di blu (si, c’è un Alice in fondo che fa un po effetto vedo e non vedo). Ora, tralasciando che vi sono alcuni colori che io non avrei mai definito come tinte del blu (indaco? pervinca? cobalto?), mi è balzato all’occhio un fatto.

blue

Fra tanti nomi più o meno comprensibili (certo per Denim chiaro potevano anche avere un po più di fantasia…), mi ha colpito un tale Int. Klein Blue.

Ebbene si, quel Klein (pioniere del Nouveaux Réalistes, Body Art e performance art) ha brevettato un tipo di blu! E’ una tonalità di oltremare (blu oltremare, ovviamente) mescolata direttamente dalle sapienti mani dell’artista (nel 1956, “la più perfetta espressione del blu”).

Anzi, scopro che Klein ad un certo punto si è messo a dipingere monocromi proprio sulla scia dei sue esperimenti con i colori. E dopo aver un po girovagato per le varie tante ha deciso che il blu era la sua strada (con IKB_191 apoteosi di tale asserto).

IKB_191.png

Mille tavole in sette anni! Certo non erano difficili, ma vuoi mettere quantomeno l’abnegazione per il lavoro?!

Non sono un critico d’arte e non spenderei milioni per queste opere (intese come oggetti per appagare il mio gusto estetico e non come investimenti), ma una monocromia astratta del genere mi comunica un assoluto senso di libertà.

WU

PS. E tra le sue performance vale la pena citare la vendita di spazi vuoti (lui che intendeva il vuoto come una specie di nirvana) in città, a Parigi. Data la scarsità di tali spazi, l’esperienza valeva la pena farsela pagare con il materiale più puro: l’oro. Ma attenzione, non per fare soldi! Infatti per “ristabilire l’ordine naturale” Klein gettò tale oro nel Senna… Un po una storia alla Lupin.

 

 

Child delivery apparatus

… e torniamo a parlare di brevetti. Ormai sono convito che alcuni siano fatti solo per dimostrare che possiamo ingegnarci non solo per risolvere problemi reali, ma anche per risolvere problemi potenziali ed irrealistici (che siamo in grado di crearli lo sapevamo già).

In questo caso ci rivolgiamo a tutte le donne, alle mamme nello specifico.
Perché non aiutarle a partorire? E fin qui, armati delle migliori intenzioni, ci accingiamo a scoprire come vuole farlo il patent numero US 3216423 A del 1965 (che si dia il caso è proprietario della coppia di coniugi George and Charlotte Blonsky).

Con la forza centrifuga, ovviamente!

Cioè. fatemi capire, per aiutare il fato ad attraversare il canale vaginale ed aiutare la mamma (in particolare nel corpo del brevetto ci si rivolge alle donne delle società civilizzate che possono avere un sistema muscolare un po meno sviluppato… e già qui…) a “spingere” vogliamo usare una centrifuga?!

Ah, ma si parla di “a gentle, evenly distributed, properly directed, precision-controlled force, that acts in unison with and supplements her own efforts”, ora si che mi hanno convinto!

La “delivery of the chld” è quindi aiutata dalla macchina infernale dell’immagine sotto che è praticamente un tavolo rotante saldamente ancorato al pavimento su cui alloggiare madre (e feto) con la testa nel, o vicino, il centro di rotazione.

centrifugalforcebabyborn

La rotazione è garantita di un motore a velocità variabile ed una serie di zavorre riempibili con acqua garantiscono il contrappeso.

Ad acchiappare il nascituro espulso a propulsione (“The baby comes flying out.”) una retina appositamente collocata fra le gambe della madre ed un freno di emergenza blocca il marchingegno ad eiezione avvenuta. Il tutto è messo in sicurezza da un bell’anellone che tiene lontano il personale durante la rotazione.

Ingegneristicamente il tutto è ben congegnato, mi chiedo perchè non se ne vedano tante i giro… Strano

WU

PS. Pare (da qui) che ai coniugi Blonskys l’idea sia venuta allo zoo vedendo una elefantessa che per partorire si aiutava girando in tondo. Ciò che la natura fa in maniera rudimentale ed efficace richiede un non banale sforzo ingegneristico che potrebbe rendere anche inutile o difficilmente realizzabile l’equivalente man-made. A volte (ma solo a volte) dovremmo accontentarci.

Attenti al bacio

Mi perdo nella rete cercando brevetti al limite dell’assurdo (dopo la sentenza che accusa Apple condannandola a risarcire 234 milioni l’università del Wisconsin per aver utilizzato un suo brevetto sui chip A7/A8 dell’Iphone/Ipad… e per la quale la Mela sicuramente farà ricorso).

Benché armato delle migliori intenzioni come sempre la divergenza canzonatoria è più forte di qualunque intenzione e Mr. Internet di certo non aiuta…

Allora realizzo che siamo un po baciofobici. Cioè l’idea di farsi attaccare qualche strano malanno a seguito di un bacio (con la persona amata o con un passante non credo faccia proprio differenza) è molto forte. Sarebbe normale una sana astensione o selezione del partner, ed invece la cosa ha generato fertile terreno per almeno un paio di patent sui generis.

Datava il 1920 quando fu proposto per la prima volta (smentitemi se avete notizie precedenti!) un kissing screen coperto con antisettico per uccidere eventuali germi. Romantico, pratico e lavabile!

brevettobacio1Ovviamente la cosa è piaciuta (d’altronde ne abbiamo viste a tonnellate di queste palettine, no?!) ed infatti più dei nostri tempi è il brevetto US 5727565. Un “kissing shield comprised of a thin, flexible membrane and a frame or holder” è il risultato di una serie di studi (?) e brevetti abbandonati (?) dal 1990 al 1992. Rispetto al 1920 assistiamo ad un’estensione della superficie protetta che ora oltre le labbra abbraccia anche guance e mento.E’ flessibile, sottile e si ripiega! Ora si, quello che tutti cercavamo!

brevettobacio2

Ad ogni modo, senza voler affondare il coltello nella piaga “ma chi ti ha dato il patent?!” è chiaro che brevettare non è sinonimo di soldi o successo. Ma ricordatevi che se usate un fazzoletto sorretto da una bacchetta per baciare uno sconosciuto (sono certo che ci avete pensato tutti almeno una volta) potreste trovarvi a pagare i diritti a qualcuno.

WU

PS. E sulla scia della protezione labiale come non menzionare il brevetto US 4344424. Museruola per uomini. In questo caso non si tratta di proteggersi da microbi del vicino, ma piuttosto di proteggere se stessi dall’ingrassare.

Relativamente facile: mettiti una bella museruola e butta via le chiavi! L’obesità è universalmente riconosciuta come un problema, ora ecco la soluzione!

Mi brevetto

Assolutamente non richiestomi ecco cosa penso quando leggo cosa non si può brevettare. In particolare ciò è definito dai comma 2, 3, 4 e 5 dell’art. 45 D.Lgs. 30/2005. Tra queste cose vi sono:

  • I metodi per il trattamento chirurgico o terapeutico del corpo umano o animale e i metodi di diagnosi applicati al corpo umano o animale. Questa disposizione (ovviamente) non si applica ai prodotti,  ovvero ai farmaci (il nostro obolo alle case farmaceutiche).
  • Le razze animali ed i procedimenti essenzialmente biologici per l’ottenimento delle stesse (comma 5). Tale voce è stata poi derogata nel caso si tratti di procedimenti microbiologici ed ai prodotti ottenuti.
  • Tutto ciò che non è prodotto dell’invenzione umana ed è esistente in natura, come il genoma umano, le vitamine o gli ormoni (relaxin?)
  • Le scoperte di sostanze disponibili in natura.

Quindi in base a quanto sopra mi immagino che se domani vado all’ufficio brevetti e chiedo di brevettarmi mi ridono in faccia. E farebbero bene.Tuttavia (grazie Mr. Internet once more) qui inciampo in qualcosa che mi fa capire da dove deriva (credo) la deroga specificatamente stabilita per il comma 5.

Ananda Mohan Chakrabarty nel 1972 chiese all’ufficio marchi e brevetti degli stati uniti la possibilità di brevettare la sua ultima scoperta (o creatura)? Un batterio geneticamente modificato capace, in teoria, di digerire il petrolio. Ovviamente gli scenari di bonifica (per i più filantropi) o un nuovo significato di guerra chimica (per i compottisti) si materializzano come cinesi al Colosseo.

La richiesta fu respinta ed anche i successivi ricorsi finché la United States Court of Customs and Patent Appeals (il CCPA dal 1982 parte della US Court of Federal Claims) stabilì che per la brevettabilità di un bene che questo sia vivo o meno non fa differenza. Ma come?! Sicuramente ho fatto un po il semplicione (soprattutto perchè si tratta sempre di microorganismi, quindi a priori meno degni di noi di definirsi vivi…), ma già a Pasteur (1873) fu concesso un brevetto per il processo per la produzione del lievito di birra…

Nel 1980, la proprietà intellettuale sul batterio gli fu concessa. La ratio (visto che la dobbiamo trovare) è che il brevetto può essere concesso (secondo la legge americana, ma anche in Europa le cose sono molto simili, sopratutto dopo questa sentenza), a chiunque abbia inventato una macchina o un procedimento di lavoro. Fosse anche un processo che ti sviluppa un batterio non esistente in natura, potenzialmente utile (certo assumo che nessuno vada a brevettare quelli dannosi, ma non mi meraviglierei se burocraticamente potesse farlo…). In pratica ciò che brevetti non è il batterio (o la sua scoperta) ma è il processo che hai messo su per svilupparlo. Per quanto mi riguarda forma, non sostanza.

E per di più in virtù di questa sentenza abbiamo dato la possibilità alle aziende di biotecnologie di brevettare singoli geni, anche umani (fantascienza a briglia sciolta…). E’ evidente che vi sono altre (eclatanti) deroghe a quanto non brevettabile.

Fatemi capire, ma la vita, sia essa di un batterio, un furetto o la mia ha valore commerciale o no? Beh, c’è chi si vende gli organi e chi vende se stesso su e-bay quindi direi di si… Ma chiamiamola società civile che si nasconde tutto.

WU

PS. Se scendiamo ancora più in dettaglio. Lo sapete che dentro i nostri corpi c’è insulina, adrenalina, etc., etc. E lo sapete che sono sostanze coperte da brevetto? Ovvero brevetti sui processi di sintesi di principi attivi già presenti in natura!

Alcuni casi veramente eclatanti (qui):

  • Patent 4,438,032 è un brevetto di un clone di cellule della leucemia T isolate da un paziente (Moore) nel 1976, brevettato e venduto alla Sandoz. Moore fece causa all’università che gli isolò il clone della malattia. Perse (le sue cellule non furono dichiarate più uniche), ma perchè vuole dei diritti sulle sue cellule?
  • Patent  5,397,696 si riferisce ad un clone del virus responsabile di leucemia a cellule T isolato negli Hagahai, popolo della Papua-Nuova Guinea. Il clone fu addirittura isolato usando il sangue di un soggetto non identificato! Il brevetto pare essere stato ritirato per le proteste internazionali.
  • Patent 5,894,079 è il brevetto del fagiolo Enola (nome della moglie del brevettatore). Fagiolo del messico brevettato per il cuo particolare colore giallo (MA DAI!!!). Le vendite delle esportazioni crollarono immediatamente (MA CHE COSA C**##* SI ASPETTAVANO) causando significativi danni economici agli agricoltori messicani. Finalmente nel 2009 il brevetto è stato rigettato.

Da assoluto ignorante mi pare di capire che è forse meglio lasciar perdere i brevetti delle forme di vita. Fortunatamente (per ora) l’ European Patent Office (EPO) ha stabilito che le cellule staminali non sono in linea generale brevettabili.