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Mida batteri

Parliamo un po’ di ricerca, di ricerca applicata. Ovvero di quel genere di ricerca che tende, ovviamente (!) in una prospettiva di medio/lungo termine a generare il soldo.

Tutti abbiamo presente il valore dell’oro, in particolare in un periodo di incertezza (devo dire: come quello attuale?) cerchiamo in esso (per chi può) quel rifugio e quella tranquillità che tanti altri investimenti non sono in grado di offrire.

Ad ogni modo, divagazioni a parte, l’oro è l’oro. Ed il sol pensare di riuscire a realizzare, in una qualche forma il sogno di Re Mida, fa luccicare gli oggi, e pensare subito al businesssss.

Una ricerca Australiana dell’università di Adelaide, questa, si è concentrata su un tipo di batterio che potrebbe effettivamente aprire nuovi scenari. Sono microrganismi che avrebbero (un solo condizionale) la capacità di trasformare in oro ciò che ingeriscono.

L’oro, benché sia Oro, proprio come gli altri metalli terrestri è continuamente soggetto ad un ciclo di reazioni che tendono a scioglierlo dagli altri materiali ai quali è legato per concentrarlo in piccole pepite: il ciclo biogeochimico dell’oro.

In the natural environment, primary gold makes its way into soils, sediments and waterways through biogeochemical weathering and eventually ends up in the ocean. On the way bacteria can dissolve and re-concentrate gold – this process removes most of the silver and forms gold nuggets.

Beh, il grande pregio della ricerca è sostanzialmente quello di aver isolato alcuni dei microorganismi artefici di tale ciclo ed aver anche “sperimentato” che la trasformazione avviene in anni/decenni (tra i 3,5 e gli 11,7 anni). Effettivamente pochissimo se paragonato ad ere geologiche.

Il punto è quindi oro, oro subito (ovviamente non rpima di aver portato i batteri fuori dai laboratori in sconfinati “allevamenti di oro”)! Direi che siamo di fronte ad una crasi fra Re Mida e Goldfingher.

WU

Cemento geneticamente modificato

Di per se la notizia mi ricorda molto l’inizio di un qualche film apocalittico in cui un super virus ci trasforma tutti in mangia budella (facciamo un tributo alla Umbrella Corporation?).

Ma non è così, almeno per ora. Anzi, l’idea è potenzialmente molto valida.
Come sempre mi rimangono molti dubbi sulla sua industrializzazione e commercializzazione (insomma sul suo cammino dal laboratorio al consumatore), ma questa è un’altra storia…

Agli eventi sismici di questi giorni si può reagire in diversi modi, fra cui quello di concepire (e qui, nell’idea stessa, che vedo una grande innovatività) un cemento “vivente”.

We are trying to create a responsive material which could have broad architectural applications, for example creating foundations for buildings without needing to dig trenches and fill them with concrete.

Eh!?

Un cemento che si auto ripara a seguito di eventi catastrofici sfruttando la laboriosità di alcuni batteri muratori. Questi batteri, infatti, a seguito di una modifica del loro genoma sarebbero in grado di riparare il cemento di fondazioni, mura, pilastri e simili.

La cosa simpatica è che il batterio “originale” è un banalissimo, comunissimo e dolcissimo (si fa per dire) Escherichia coli. Il DNA del povero batterio è stato modificato per far si che esso reagisca a variazioni di pressione del suolo producendo una specie di colla a base di zuccheri e carbonato di calcio.

E questa l’idea di un gruppo di ricerca dell’università di Newcastle che potrebbe, potenzialmente, portare a case più che sicure oppure alla fine del genere umano… Quantomeno un approccio diverso.

WU