Tag: attualità

AAA: 2014 MU69 cercasi nome

Sappiamo solo che li c’è qualcosa. Nascosto nelle profondità del cosmo, ghiacciato, piccolo, inesplorato (finora) si trova un bel sassone che ha avuto la sola (s)fortuna di trovarsi sul cammino di New Horizon (… proprio lei!)

Scoperto nel 2014, si tratta di un asteroide della fascia di Kupier, a 6.5 miliardi di km da noi. Per puro caso, il masso ha occultato lievissimamente una stella proprio mente una rete terreste di 24 telescopi la stava osservando. Tanto (e parecchia fortuna per quanto riguarda la traiettoria) è bastato per mettere l’asteroide nella tabella di marcia della sonda.

2014 MU69, non decisamente un nome accattivante per il corpo celeste più lontano mai esplorato. Ma in attesa di arrivarci la NASA ha lanciato un sondaggio/concorso: come chiamereste il mondo di ghiaccio?

Nominations can be serious or whimsical, or anything in between.
[…] It’s a good idea to propose two or more names that go together. The reason is that we don’t know how many bodies to name! Some observations suggest that MU69 might be a binary—two objects tied together by their mutual gravity. If the two bodies are touching, a “contact binary”, then we will only need one name. However, if they are separated by empty space, we will need two names. Of course, there may be more bodies—perhaps small moons—orbiting out there as well. That’s what exploration is all about—after all, New Horizons is flying into the unknown.

Ecco sotto lo stato dei nomi proposti e più votati ad oggi.

2014 MU69vote

Ho appena votato per “Tangotango & Tawhaki“; dio della creazione Maori e sua moglie, così se New Horizon trova anche qualche altra piccola luna gli diamo il nome dei figlioletti (se non ne avevano mi lascio la porta aperta sostenendo che qualunque entità del creato possa essere loro figlio).

Data di scadenza 01.12.17; nome “ufficiale” comunicato il 30.01.18.

WU

PS. Tutto bellissimo, ma, spulciando nelle Rules, mi cade l’occhio su:

  • The SETI Institute and NASA’s New Horizons project have the sole right to determine which nominations are added to the ballot.

  • The New Horizons Team and NASA will take into consideration the results of the voting, but those results are not binding.

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C/2017 U1, il viandante

Non sono certo che rientriamo nella categoria (si, tendo inutilmente a categorizzare) “I want to believe”.

Il nostro sistema solare è (stra)pieno di comete, è questo è un dato di fatto. Abbiamo una specie di nuvoletta (il cui diminutivo è assolutamente fuori luogo trattandosi di una regione fra 20.000 e 100.000 UA) che avvolge tutto il sistema solare, la Nube di Oort, che genera gran parte delle comete “di lungo periodo”, ovvero quelle che si ripetono ogni centinaia di migliaia (almeno) anni. Abbiamo anche un’ulteriore regione bella densa di oggetti pronti a diventare comete, la fascia di Kuiper, più interna, che genera invece comete di “corto periodo”, dove per corto intendiamo un periodo inferiore a 200 anni (non è certo colpa delle comete se noi umani abbiamo un’orizzonte di vita così limitato!).

Ad ogni modo, esistono poche (pochissime, anzi praticamente nessuna se si escludono le “vittime” delle perturbazioni gravitazionali degli altri pianeti, Giove in primis) comete che hanno invece un’orbita assolutamente strana. Sono così eccentriche che invece di descrivere un’ellisse attorno al nostro Sole (orbite chiuse, come Keplero insegna) sembrano descrivere una parabola o addirittura un’iperbole. Queste sono orbite che non si chiudono attorno al nostro Sole e pertanto lasciano aperta l’immaginazione sull’origine e sul destino di queste comete.

La cometa che ha suscitato questo genere ci considerazioni, la prima con un’orbita potenzialmente aperta non a causa di qualche calcetto gravitazionale, è la (…nome assolutamente friendly) C/2017 U1; osservata nell’Ottobre di quest’anno dal Panoramic Survey Telescope and Rapid Response System (Pan-Starrs). La sua orbita, ad oggi, non ha speranza di rientrare nel nostro sistema solare, ma costruendo la sua orbita a ritroso ci pone la domanda “ma quindi, da dove è partita?”.

Parliamo comunque di un puntino poco luminoso (un “sasso” di 150 metri di diametro) che si muove a circa 26 km/h e più di 30.000.000 di km da noi… Il condizionale è d’obbligo, almeno finché ulteriori osservazioni non saranno completate, dato che l’orbita potrebbe essere comunque chiusa (ellittica), ma estremamente allungata tanto da darci l’impressione di essere aperta (scenario che fra l’altro non garantisce un prospero futuro alla cometa, dato che la porterebbe a passare estremamente vicina al nostro Sole che, da buona stella, ne farebbe un sol boccone).

Further observations of this object are very much desired. Unless there are serious problems with much of the astrometry listed below, strongly hyperbolic orbits are the only viable solutions. Although it is probably not too sensible to compute meaningful original and future barycentric orbits, given the very short arc of observations, the orbit below has e ~ 1.2 for both values. If further observations confirm the unusual nature of this orbit, this object may be the first clear case of an interstellar comet.

In questo momento il candidato più probabile (e per noi forse lo scenario più interessante) è quello in cui la suddetta cometa sia un messaggero proveniente da un’altro sistema solare dalle parti della costellazione della Lira, dove a circa 25 anni luce vediamo brillare ogni notte la stella Vega.

Direzione stimata ad oggi: costellazione di Pegaso. Qualcuno liggiù potrebbe scambiarla per il nostro emissario…

WU

Fidget Spinner: spaziale

Ovviamente ci siamo già soffermati a sproloquiare sulle trottoline 4.0 (… sono figlie dell’industria 4.0, no?). E non ditemi che non vi siete ancora chiesti: “si, ma in assenza di gravità come funzionerebbero?”. Come se la prima cosa che venisse in mente quando facciamo un giochino è come questo possa reagire ad una situazione in cui difficilmente (mai?) ci troveremo.

Ad ogni modo, se me lo chiedo io, sono un cretino come tanti (anche se non a questi livelli…), se a chiederselo è la NASA, allora le cose stanno diversamente. E soprattutto i fondi per scoprirlo: vai dai cinesi, ne compri una decina, ci metti il logo NASA e le dai ad u po’ di astronauti giocherelloni sulla ISS. Il risultato (quale?) è assicurato.

 

Sostanzialmente girano molto più a lungo, per via dell’attrito ridotto (e lo sarebbe ancor di più se la trottolina fosse usata fuori dalla ISS ove anche “l’atmosfera” è assente. Il moto viene trasmesso anche al “povero” astronauta che si mettere a far parte esso stesso del fidget spinner (sulla tessa l’attrito, figlio della gravità, vi salva dal vorticoso moto) ed al centro della trottolina che dopo un po’ pare ruotare assieme a tutto il resto.

WU

PS. Video perfetto, specialmente se decontestualizzato, per gli avversatori della ricerca spaziale: “tanto li paghiamo per andare a giocare nello spazio!”. … parzialmente, ma solo parzialmente, vero.

Ru-106: attenzione, attenzione

Dai che qui diamo un po’ di nuova benzina al fuocherello del complottismo…

Il Rutenio-106 è radioattivo. E detta così effettivamente è un problema. A meno di non essere Homer e giocherellarci, magari infilandocelo nella maglietta, non è consigliabile tenerlo in mano, respirarlo, mangiarlo, etc.

Il simpatico elemento in questione è di recente protagonista di una MODESTA, ma rilevabile contaminazione atmosferica (fatemi scrivere “scie chimiche” anche solo per il piacere di farlo) nel nord Italia, in Austria, nella Repubblica Ceca, in Svizzera, Polonia, Norvegia e Svezia.

In Svizzera le concentrazioni nell’aria si sono rivelate più basse rispetto ad altri Paesi colpiti dalla contaminazione. Il valore massimo, misurato tra il 2 e il 3 ottobre in Ticino, è ammontato a 1’900 micro-Becquerel/m3.

Il livelli di concentrazione dell’elemento nell’atmosfera sono saliti in maniera non allarmante (…con poca gioia dei complottisti, che comunque non si sono sottratti a titoli … accattivanti ), ma rilevabile; rilevato dall’Istituto superiore per la ricerca ambientale (Ispra).

Si conferma che i valori di concentrazione di radioattività misurati non hanno rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario.

Ad aumentare l’alea di mistero del fenomeno si aggiunge che la fonte e la causa di tale contaminazione non è affatto nota. Si sa solo che la durata è stata limitata alla settimana fra il 29.09 ed il 10.05 di questo anno.
Ci sono tutti gli estremi per parlare di alieni, esperimenti segreti, cospirazioni, ed ovviamente per accendere un dibattito geo-politico almeno europeo.

Altra chicca non trascurabile: il Rutenio-106 NON esiste in natura. E’ solo di origine artificiale ed è, fra i vari isotopi di rutenio, il più stabile (tempo di dimezzamento 373 giorni).

Viene prodotto, principalmente per scopi medici, scientifici e come combustibile nucleare, in diversi paesi dell’est extra-europeo. Il Rutenio-106 è anche uno degli elementi delle scorie radioattive esaurite; serve almeno un trentennio prima di consideralo sicuro.

Il mistero rimane (e meno male), ma l’ “emergenza” è passata. Sicuramente complice anche l’incremento della circolazione delle masse d’aria ed un po’ di pioggia (che pulisce l’aria ed inquina il suolo e le faglie). Sarebbero da escludere (e non stento a crederci) esplosioni nucleari, incidenti e/o test segreti, se non altro per la presenza nell’aria di un solo elemento radioattivo (e non di tutta la pletora di radionuclidi artificiali che di solito accompagna questi eventi). Una probabile fuga dell’elemento da qualche centro (orientativamente nell’est europeo) medico/scientifico potrebbe essere la causa più verosimile, ma decisamente poco interessante per del sano allarmismo.

WU

312B

Onestamente non ricordo, onestamente non c’ero… e se c’ero dormivo. Ma l’alea di storia e le forme sinuose depongono sicuramente a favore del mito che attorno ad essa si è creato.

La 312B sembra un serbatoio di benzina schiacciato con quattro ruote appiccicate per caso. Ed invece era un vero e proprio missile: motore V12 da 485 cv di derivazione aeronautica, doppia ala frontale, mega alettone posteriore, telaio tubolare semi-monoscocca e trave posteriore alla quale era sospeso il propulsore. Nasceva dalle ceneri della 312 e fu la prima Ferrari (ed in generale la prima vettura di F1) a montare un motore Tipo 001, un 12 cilindri “boxer” da 3000 cm3.

312B.png

Il bolide debuttò nel 1970 e fu da base per i dieci anni successivi nei quali il Cavallino si portò a casa 37 Gp, 4 titoli costruttori e 3 piloti. Insomma, un po’ la macchina della rinascita, la macchina che sancì il passaggio della Ferrari da scuderia di garage a grande casa automobilistica.

Ovviamente le cose si tingono di storia e la storia di leggenda. Oggi un esemplare è stato ripescato dalla ruggine, rimesso a nuovo (ma sempre con i materiali ed i metodi di 47 anni or sono), riprovato in pista (con successo) e messo anche come attore principale di una pellicola stile amarcorde per rivivere quegli anni.

WU

PS. Altra chicca storia, il 1970, anno del debutto della 312B con tre vittorie per il Cavallino che lottò per il titolo mondiale fino alla penultima gara, il titolo piloti fu assegnato postumo, per l’unica volta nella storia (finora) ad un pilota morto (sul circuito di Monza: Jochen Rindt.

Auguri Oscar

Il fatto che cerchi di concentrarmi sull’attualità il minimo possibile dovrebbe essere ormai cosa ben nota. Lo faccio, almeno nel mio blaterare in questo blog, per distrarmi dalla tristezza che mediamente mi trasmette. Ciononostante non ho potuto far a meno di soffermarmi su questa storia, oggi alle tristi ribalte della cronaca. (e, a maggior ragione, dei social media).

Argentina, 84 anni, vedovo, senza figli e senza parenti (o almeno questo ci dicono i giornali, se poi sia la verità non saprei). Di certo uno scenario di grado potenziale di solitudine elevatissimo.

Oscar, è però un vecchietto molto arzillo, intraprendente ed anche un po’ bugiardo (sai, di quelle bugie buone che diciamo ai bimbi per fargli apparire il mondo meno triste?). L’ottantaquattrenne, in procinto di festeggiare il suo compleanno in completa solitudine ha escogitato un piccolo piano per non dover spegnere le candeline guardando il muro bianco in silenzio.

Ha finto una cefalea e si è fatto ricoverare al pronto soccorso. Una volta dentro, magari lamentando un dolore decrescente, ha comunicato alle infermiere ed i medici di turno che era in procinto di festeggiare 84 anni. Ed in fondo (ma molto in fondo) l’animo umano non è così cattivo, quindi saputa la notizia e, forse, anche avendo intuito che la cefalea non era poi così reale, hanno organizzato palloncini, torta e candeline per l’ultra-ottuagenario.

Tutto fantastico: dall’inventiva del vecchietto alla sensibilità degli infermieri.

Tutto condito di tristi note di solitudine: voglio vedere domani quando Oscar sarà dimesso con chi condividerà le sue cene).

Tutto paradossale: siamo qui a migliaia di km di distanza a parlare di una storia triste e fare gli auguri a qualcuno che non li leggerà mai (ed a cui non interessano certo quelli di un giorno, ma piuttosto un sostegno quotidiano); magari imparassimo dai nostri errori, magari da questa storia fossimo in grado di ricavare una parola in più di conforto da spendere con il prossimo. Ah, facciamolo noi per primi e facciamolo, qualora ci riuscissimo, ora e non quando avremo 84 anni.

WU

Si, ma quant’è alto?

… e la cosa che mi stuzzica di più è che stiamo parlando di qualcosa che è sostanzialmente noto per la sua altezza…

Le misurazioni ufficiali (e Google) sostengono 8.848 m sul livello del mare per la vetta più alta del mondo. Ma le cosa sono (potrebbero) esser cambiate, anche e soprattutto a causa delle forti scosse di terremoto del Maggio 2015 (se non ve le ricordate sono quelle che hanno fatto qualcosa come 8000 vittime in Nepal, ma dato che stiamo parlando di qualcosa sufficientemente lontano da noi ci sta benissimo che il nostro cordoglio abbia avuto un veloce decorso… come natura, ahimè, vuole). Si erosione costante, il subcontinente indiano che preme verso la Cina, e piccoli assestamenti potrebbero aver contribuito, ma a seguito delle scosse di cui sopra si stima (per il momento mediante misurazioni satellitari) che la zona della vetta, a monte della faglia, si sia abbassata di circa 1 metro.

Quindi: altezza stimata Everest 8.847 m. Ma tocca rimisurarlo (e non è proprio come prendere la rullina).

EverestComparison.png

E poi ci si mettono gli aspetti politici. Il monte in questione ha un versante nepalese ed uno cinese. La spedizione del 1954 (l’ultima ufficiale) era di matrice indiana (Survey of India) e la Cina sostiene da decenni che la cima dell’Everest sia “solo” 8.844 m , quindi 4 metri in meno del valore ufficiale. Il Nepal, d’altro canto, vuole dimostrare anche di avere la capacità e la forza di organizzare una spedizione ufficiale a tali quote (cosa non banalissima, con mesi di preparazione e due finestre l’anno “sicure” per avventurarsi in cima).

Ed inoltre, quando siamo su ed iniziamo le misurazioni, lo strato di ghiaccio sotto i nostri piedi e da considerarsi o meno? Beh, allora l’altezza dipenderebbe dal luogo esatto della misurazione, dalla stagione ed anche dall’annata!

Diciamo che il numero preciso potrebbe arrivare, dubito che le controversie a riguardo si potranno placare e comunque la fama della montagna è più che altro legato al suo fascino (ad a tutti i suoi tragici morti); non è un caso che sia chiamata dai tibetani “santa madre dell’universo”.

WU

PS. E le cose si possono ulteriormente complicare. Se misuriamo il tutto dal livello del mare, è questione di metri, ma il primato dell’Everst è ancora ben saldo (in attesa dei futuri sconvolgimenti tellurici), ma se iniziamo a misurare dal centro della Terra?
Beh, il nostro pianeta assomigli ad una sfera, ma non è perfettamente rotondo. Il che pone alcune zone più vicine al centro di altre. L’Equador, in particolare, è significativamente più lontano dal centro della terra del Nepal.
Il che vuol dire che un bel montagnone equadoregno potrebbe essere, dal centro della terra, addirittura più alto dell’Everest. E si da il caso che il monte Chimborazo, montagna a sud di Quinto, misura “solo” 6.248 metri sul livello del mare.

Quindi, il punto più lontano dal centro della Terra è la vetta del monte Chimborazo, 6.384 metri. Everest secondo classificato, con 2 km in meno, 6.382 metri.

Dal fondo dell’oceano, invece, la cosa è ancora diversa ed il primato va al Mauna Kea che misura (pare) ben 10.200 m dal fondale marino…