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Le nuove preghiere

Posso dire onestamente e tranquillamente che non se ne sentiva il bisogno?

Il padre nostro ed il gloria sono cambiati per volere della CEI. Le due preghiere con cui siamo cresciuti, che per lungo tempo mi sono immaginate scritte sulla pietra alla stregua dei 10 comandamenti sono… diverse. Piccolezze, certo, ma a veder bene si cambia quella musicalità, quel ritmo (quella cantilena per i meno credenti) che le rendeva familiare. Non è questo, in fondo, quello che cerchiamo nella ritualità?

E non voglio scendere nel particolare. Ma lo farò.

“pace in terra agli uomini di buona volontà” è forse la frase che mi ha fatto capire cosa era la volontà. Che la mia sia buona o meno non lo so, ma so che ripetere questa frase mi dava un po’ di volontà (appunto) per fare anche le cose più sgradevoli. Ora “pace in terra agli uomini amati dal Signore” mi suona un po’ (ma proprio assai) una frase fatta. Anzi, mi richiama uno dei miei (evidentemente) limiti in fatto di celebrazioni religiose: ripetere a iosa le stesse parole/frasi/concetti li svuota di significato. Amore ed amati dal Signore sono in cima alla lista… vuoi che non mi possa immaginare che il Signore donerà la pace ai suoi amati? Di certo mi rende più proattivo la buona volontà.

non abbandonarci alla tentazione“… e già, mi aspettavo il contrario… Mi potete illuminare sulla differenza con il classico “non indurci in tentazione”? Sono certo tale differenza esiste ed è clamorosa per i teologi e/o i filologi, ma il padre nostro non è un po’ la preghiera di tutti? Come dire… di noi mortali? Che lo scopo è avvicinarci o allontanarci dal mondo pastorale (e non quello religioso)?

Vorrei fare un censimento su chi recepirà tale cambiamento e/o se lo recepirà del tutto (mi immagino pletore di vecchiette intente a dire il rosario che si interrogano se devono recitare la prima, seconda, terza, etc. versione del padre nostro o del gloria…).

Il senso non (dovrebbe) cambiare, il suono di certo, le motivazioni sono oscure (come si confà ad un buon editto religioso)… insomma, mi sarei accontentato che in questi ultimi sedici anni la chiesa si fosse concentrata su altro.

Amen.

WU

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L’isola che non c’è

… e non parliamo di quella di plastica. Ma di una Isola con tutti i crismi, fatta di sabbia a rocce, forse con l’unico neo di non essere abbastanza resistenze alle intemperie della vita…

Giappone, a 500 metri dall’isola di Hokkaido, sorge(va) un isolotto come tanti: Esanbe Hanakita Kojima. Abbastanza insulso ed anonimo, ma un posto da cui i pescatori del luogo sanno (sapevano) dover star lontani. Le sue coste nascondevano aguzzi scogli che associati alle forti correnti del luogo rendevano la navigazione in quelle acque particolarmente pericolosa.

Questa è storia passata… fino a qualche giorno fa. Nel giro di una notte (beh, in realtà non è certo dato che l’isolotto, oltre ad essere disabitato, non era neanche oggetto pi particolare interesse), infatti, dell’isolotto Esanbe Hanakita Kojima non vi è più traccia. Anche se sembra è abbastanza improbabile sia il furto di qualche super-cattivo da cartoni animati. L’innalzamento del livello dei mari, le burrasche degli ultimi tempi, l’incessante moto delle acque e la conformazione delle rocce dell’isola (… effettivamente alta solo 1.40 metri sul livello del mare) hanno determinato la sua fine. Una lenta erosione ha poi portato l’isolotto ad inabissarsi nel giro di una notte. Affascinante ed un po’ inquietante.

Rising sea levels caused by climate change are putting many remote islands at risk, even if those in this particular region aren’t in immediate danger. […] Wind and waves are also a threat, and scientists are worried about the potential impact of increased storm activity and erosion on barrier islands – islands which help protect the mainland coast from the brunt of the weather.

Ok, ok, fin qui strano (tipo quest’altra isola), ma tutto sommato naturale. La cosa di per se irrilevante ha però una grande ripercussione politica.

While the tiny piece of land was too small to be of any use, it had an importance beyond its size: before it disappeared, it marked the western edge of a disputed island chain Japan calls the Northern Territories, while Russia says it’s the Kuril islands.

L’isola in questione faceva parte di un gruppo di isolotti nelle acque a nord del Giappone storicamente condivise con la Russia. Anzi, l’isola era quella più a nord del gruppo e demarcava in qualche modo la fine delle acque territoriali giapponesi (… non a caso il Giappone si era battuto per farla riconoscere come isola, appunto).

EsanbeHanakitaKojima.png

La scomparsa dell’isola, quindi riduce automaticamente le acque di pertinenza del Giappone (a beneficio delle acque internazionali) dato che uno dei punti di demarcazione, quello più a nord, è venuto meno. anche nell’eventualità di rintracciare “i resti” dell’isolotto, è abbastanza improbabile che i confini nautici del Giappone possano essere ripristinati.

“Le mie acque per un’isola!” oppure “li dove c’era l’isola ora c’è …il  nulla”

WU

Sesquipedale

Sesquipedalis, di indubbia origine latina, “di un piede e mezzo”.

In senso letterale riferito ad oggetti (spesso mattoni e materiali da costruzione) con un lato lungo, appunto, un piede e mezzo. In senso figurato, “sesquipedalia verba” riferito a parole particolarmente lunghe… magari un piede e mezzo. Ma anche discorso sesquipedale, lettera sesquipedale per indicare testi particolarmente lunghi ed ampollosi.

In realtà nei tempi antichi (si, quando il latino era la “nostra lingua”) anche il ritmo della metrica poetica si scandiva battendo il piede e da qui l’unità metrica fondamentale legata (figurativamente) al piede come arto e come unità di misura.

Ma l’estensione figurata del termine al al linguaggio comune non si ferma qui. Ok, ok, “al linguaggio comune” non mi pare molto calzante, anche perché vorrei sapere quanti di voi (noi) usano tale parola più o meno correntemente.

Ad ogni modo, sesquipedale ha assunto (credo per estensione) nella lingua italiana anche un altro significato che la rende particolarmente utile. Una metrica che richiedeva più di un piede era esageratamente lunga, pesante, smisurata… sesquipedale, appunto.

Esageratamente grande, di proporzioni fuori dal comune; anche e soprattutto con accezione figurata ed ironica… specialmente riferito ad un errore. Un errore sesquipedale è un errore smisurato, madornale… magari lungo un piede e mezzo. Errore rozzo, vistoso, dozzinale, madornale; ma anche lettera (o più modernamente email) retorica, lunga, ampollosa, inutile.

Mi piace il suono frizzante del termine (ovviamente in semi-disuso per motivi lessicale non alla mia portata) e la chiara accezione ironica ed iperbolica.
Siamo quotidianamente bombardati di errori/situazioni sesquipedali; almeno l’uso del termine sarebbe da recuperare.

WU

PS. Parola che mi è venuta oggi in mente arrovellandomi un po’ sulla rimozione del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana… anche se devo ammettere che le circostanze della sua conferma lo scorso Maggio lasciavano presagire che non sarebbe stato un mandato che si sarebbe concluso “per vecchiaia”.

Triply Ambiguous Object

Due dimensioni? Tre dimensioni? Dove è l’alto? Dove il basso? Già e facile restare ingannati dalla propria vista dinanzi ad un qualche oggetto ambiguo; ancora più facile dinanzi un oggetto ambiguo ed il suo riflesso; figuriamoci se mettiamo due specchi e vediamo tre “versioni” di una ambiguità.

Decisamente geniale, comunque, il concepire un oggetto che dia impressioni diverse in base alla direzione dal quale lo si guarda.

Ora mi dovete dire se siete in grado di concepire un oggetto bidimensionale che, appoggiato su una superficie piana, possa sembrare tridimensionale. Io, ovviamente, no, ma tutto sommato fin qui non è impossibile. Facciamo un passo oltre; in base al punto di vista da dove lo si osserva l’oggetto deve sembrare differente… e già qui le cose si complicano. Anzi; dati tre punti di vista diversi dobbiamo avere l’illusione di avere davanti tre oggetti diversi. Mi arrendo e mi godo questa illusione.

In generale la percezione della terza dimensione può essere data con un gioco di luci ed ombre e l’inversione di alcune simmetrie può ingenerare l’illusione di avere davanti oggetti diversi guardando un oggetto e la sua immagine riflessa allo specchio. Ma la percezione di tre oggetti diversi tridimensionali, partendo da un singolo oggetto planare richiede effettivamente un po’ di studio (… e mi immagino qualche tentativo) in più.

This class of objects have three different interpretations. There are many ambiguous figures and objects such as the Necker cube, the Schroeder staircase, crater illusion and the Rubin’s base, but they give only two interpretations. We can construct the triply ambiguous objects systematically by drawing a picture of a rectangular surface without occlusion and by inserting small objects such as poles with flags to designate the direction of the gravity.

L’illusione in oggetto non è scelta a caso, ma, ideata della Meiji University in Giappone, è niente-popo’-di-meno che il vincitore del Best Illusion of the Year Contest. 3000 dollaroni suonanti al primo classificato, vale ben farsi spremere un po’ le meningi.

TriplyAmbiguousObjects

WU

PS. Qui una guida su come costruire questi oggetti e sotto un po’ di possibili esempi. Almeno cercando di copiare le immaginette varrebbe la pena provarci.

PPSS. Mi sto trattenendo da derive antropologiche ponendo domande tipo: come apparirebbe un essere umano triplamente ambiguo? Sono io multi-ambiguo? E voi? Serve uno o più specchi e qualche bandierina per vederlo? … lasciamo stare.

I commenti della morte

Oggi, vestito da internauta demente (ammesso che ne esistano ancora), mi sono lasciato convincere da un titolo “acchiappa-click” ad aprire questa notizia (rigorosamente, per me, non odierna).

Già preparato al basso livello tecnico, allo stile da giornaletto ed a qualche iperbole per dare un effetto sconvolgente (che devo ammettere, con un po’ di disappunto, non ho trovato a sufficienza) mi sono letto la storiella dell’asteroide.

2015 TB145, asteroide che ci passerà vicinissimo, solo (!!) 1.27 distanze lunari, il 31 Ottobre prossimo, prontamente ribattezzato (… qualche verifica su questo secondo nome la farei…) asteroide di Halloween dato il periodo ha anche una forma inquietante che la nostra innata pareidolia ci aiuta a vedere come un bel teschione. Neanche fosse la Morte Nera travestita da pirata che ci viene a distruggere.

The Great Pumpkin (… altro nome preso pari pari dall’ “articolo”, peto venia) è un oggetto di circa 700 metri di diametro, un ex nucleo cometario, che NON ci distruggerà (… anzi, che non ci sfiorerà nemmeno) e la prossima volta che lo incontreremo sarà attorno al 2088 a sole (tanto per dire una parola a caso) 20 distanze lunari.

Ad ogni modo, preparato al peggio (… in tutti i sensi tranne in quello da scenario apocalittico di fine del mondo), leggo tutto l’articolo (comprese le citazioni a caso di Apophsis) fino ad arrivare alla riga commenti. E qui mi sono venuti i brividi. Anzi, per timore che venissero rimossi/cambiati/cancellati ho addirittura fatto un bello screenshot.

CommentiACazzo.png

Si spazia dalla politica (un minestrone completo PD-LEGA-FI-FDI-UDC-NCD) a photoshop a penterazioni doppie, bambole di carta e speranze apocalittiche. Manca solo un “Lei non sa chi sono io!” e poi siamo al completo.

Forse è così in tutti/tanti articoli del sito (non che ne sia un assiduo frequentatore), ma di certo in questo caso era questa la parte più rilevante dell’articolo!

WU (tristemente divertito)

PS. Ed il top è il tipo che commenta dicendo che i commenti sono idioti. Mitico! Mi interrogo se sia un paradosso…

come si chiamava? Sans Forgetica!

Quanto è facile leggere? Quanto è difficile leggere? Diciamo che dipende sostanzialmente da: quanto ci interessa ciò che stiamo leggendo (no, in questo senso, io non credo nell’esistenza degli stupidi, solo dei disinteressati), quanto difficile è ciò che stiamo leggendo (diciamo che se mi date un testo in burocratese, anche se mi interessasse, farei molta fatica a digerirlo…), in che carattere è scritto.

In mancanza di argomentazioni più profonde ( 🙂 ), soffermiamoci un attimo su quest’ultimo aspetto. Sans Forgetica è un carattere tipografico studiato per essere… difficile. Alcuni ricercatori della Royal Melbourne Institute of Technology volevano proprio un carattere difficile.

Ora, la domanda, più che legittima è: ma perché vogliamo un carattere difficile da leggere? Perché l’essere umano ha una solida costante: se non fa fatica non ricorda. Le cose troppo facili tendiamo a cancellarle presto dalla memoria; non hanno richiesto troppo sforzo (e, consentitemi una divagazione, credo sia questo uno dei problemi principali dell’attuale facilità di accesso alle informazioni che ci porta ad essere tutti tuttologhi senza però sapere veramente nulla).

Tornando a noi; un carattere difficile da leggere ci fa fare più sforzo e ci porta a ricordare meglio ciò che leggiamo. Almeno in teoria. Nel senso che uno sforzo maggiore nella lettura ci forza ad un’analisi più approfondita del testo che pertanto ci rimane automaticamente più impresso.

Sans Forgetica is a font designed using the principles of cognitive psychology to help you to better remember your study notes

La base psicologica/comportamentale è quello della “difficoltà desiderabile“; in breve: se ti sfido a fare qualcosa di leggermente al di fuori della tua zona comfort (che si riduce velocemente con la banalità delle mansioni), allora lo sforzo che ci metterai aiuterà le tue prestazioni a lungo termine. In questo caso lo sforzo nella lettura aumenta i risultati cognitivi e mnemonici.

San Forgetica è inclinato dal lato opposto rispetto ad un normale corsivo (il che già lo rende poco familiare per noi) ed alcune sezioni di alcune lettere sono rimosse così che l’occhio richiede qualche istante in più per identificarle (mi viene da dire… finché non impariamo a renderle familiari…). Il font è scaricabile da qui (… che è anche un sito ben fatto per provarlo on line).

Ah, non è la panacea di tutti i mali, ne il sacro Graal dell’apprendimento. Per imparare e ricordare qualcosa bisogna studiarla. Bastasse un carattere per essere tutti geni …

SansForgetica.png

WU

PS. Sono personalmente un fanatico dei caratteri da videoscrittura. Arial NON è Times, innanzitutto. PReferisco quelli senza grazie, ma non disdegno segni “di abbellimento). Ne esistono a paccate, come sapete, secondo me molto più belli, puliti e leggibili e … sconosciuti. Garamond? Bell MT? Più che aperto a suggerimenti :).

AAA, AD cercasi

… non posso fare nomi o mettere link, ma cercando di rimuovere qualunque informazione sensibile oggi mi sto sganasciando su un annuncio di lavoro che rappresenta per me il culmine della fuffa a cui siamo arrivati e la denaturalizzazione della parola stessa “lavoro”.

Innanzi tutto la cosa che mi ha portato ad aprire l’annuncio è che è per un … amministratore delegato.

Ora, è vero che anche queste figure servono e se uno non le può proprio (?!) far crescere dall’interno fra l’organico aziendale tocca cercarle fuori, è vero che a volte un AD esterno è più obiettivo/capace/etc., è vero che non sempre è facile avere una formazione specifica per un ruolo del genere, … ma siamo a livello di inserzioni tipo “AAA cercasi”? E no, dai…

[…] con l’obiettivo di assicurare l’attuazione delle deliberazioni degli Organi di Governo in termini di tempi qualità e budget, avrà la responsabilità di gestire il Competence Center XXXXX e di implementare e sviluppare le attività e i progetti di Digital Transformation in ambito produttivo, pianificando e gestendo attività, risorse umane (project manager e personale specializzato), infrastrutture, programmi di formazione e di innovazione in ambito Industry 4.0.

Ah, beh. Ed io che pensavo che fosse un ruolo che oscillasse fra lo spostare i pacchi in magazzino o che potesse fare che gli pare senza dover dar retta a nessuno… E poi come non far riferimento all’industry 4.0, Digital Innovation, risorse umane e bla bla bla. Praticamente un insieme di buzz words a caso, l’idea di avere competenze e poterle utilizzare e migliorare sul campo è solo un lontano ricordo.

Aspettate, che ci da qualche info in più sul “Competence Center”…

Il Competence Center XXXXX,soggetto nuovo in via di costituzione a seguito di un bando del Ministero per lo Sviluppo Economico, mira a contribuire in modo decisivo, a livello locale e nazionale, all’accelerazione del processo di trasformazione di una porzione rilevante del nostro sistema produttivo, proponendosi come polo integrato di riferimento per ciò che riguarda la diffusione di competenze e buone pratiche in ambito Industria 4.0. Il Competence Center XXXXX metterà a disposizione delle aziende ed in particolare delle PMI,delle “linee pilota” innovative per diverse tecnologie manifatturiere e costituirà un punto di riferimento in tutti gli ambiti ad esse collegati (p.es. Additive Manufacturing, Smart grid, Industrial IoT, Intelligenza artificiale e digital twinning).

Praticamente prendiamo i sodi dal MISE per pagare qualcuno che dovrebbe diffondere competenze e buone pratiche dell’Industry 4.0?! Ah, già, ci sono anche le “linee pilota”… Allora si che è tutto più chiaro.

Mi sbaglierò (più che altro è una speranza), ma annunci del genere mi fanno venire la pelle d’oca. Se uno dei miei capi a caso dovesse (indipendentemente dal suo valore) esser scelto sulla base di un annuncio del genere preferirei decisamente navigare a vista. Ah, ed ovviamente io non ho neanche capito che genere di industria (?) dovrebbe amministrare… “tecnologie manifatturiere e costituirà un punto di riferimento in tutti gli ambiti ad esse collegati”: include per anche anche l’andare a zappare patate (magari equipaggiate con tanto di sensori per renderle IoT compatible…), ma almeno in quel caso spero di non avere un AD (e questo tanto meno).

WU

PS. Benché sia tentato di applicare solo per vedere come procederebbe un iter di selezione per una posizione del genere, la mia onestà intellettuale (non eccessivamente sviluppata) mi ferma la mano.

PS @11.10.18 Mi facevano notare che una possibile spiegazione a questo mostro è che il nome sia ben scritto (ed ovviamente ben celato) e che quindi la posizione sia ben chiaro a chi andrà assegnata, ma data la presenza (fra le varie parole a caso) di fondi pubblici ci sia (o possa essere) qualche vincolo di pubblicizzarla. In parole povere: potrebbe essere solo uno specchio per allodole quando i giochi sono già fatti.

Accorrete numerosi.