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C/2017 U1 (Oumuamua), il monolite viandante

Di questo strano, unico, tanto atteso, a tratti immaginato, caricato di aspettative, lontano, misterioso, leggendario prima ancora di averlo mai visto, oggetto avevamo già parlato qui.

Viene da oltre i confini del nostro sistema solare e già questo è sufficiente. Ma c’è di più. Dato l’interessante traiettoria più accurate osservazioni sono state condotte e dall’analisi dei dati è venuto fuori che:

Spectroscopic measurements show that the object’s surface is consistent with comets or organic-rich asteroid surfaces found in our own Solar System. Light-curve observations indicate that the object has an extreme oblong shape, with a 10:1 axis ratio and a mean radius of 102±4 m, assuming an albedo of 0.04. Very few objects in our Solar System have such an extreme light curve.

Ovvero siamo davanti ad una sorta di lastra di roccia e ferro, lunga quasi 400 metri, larga una quarantina es abbastanza piatta. Il mitico monolite di Kubrikiana memoria (anche se l’accostamento è fin troppo semplice da essere quasi banale).

The highly elongated shape of Oumuamua implied by its large light-curve range is very unusual. If the object is cigar-shaped and rotating around its shortest axis, it must have at least some tensil strenght.

Si tratta, quasi sicuramente di un asteroide dato che non ci sono tracce di attività cometaria (ghiaccio che sublima e crea una qualche forma di coda) all’avvicinarsi al nostro sole. Un solido masso temprato dalle profondità interstellari. E per di più di colore rossiccio a causa della più che prolungata esposizione dei suoi metalli alle radiazioni cosmiche.

Oumuamua’s red surface color is consistent with the organic-rich surfaces of comets, D-type asteroids, and outer solar system small bodies […], are consistent with uniform colors over the whole surface of the object. This suggests that ‘Oumuamua’s reflectivity is indistinguishable from small bodies in our own solar system but the inferred shape is unique.

Come se non bastasse Oumuamua gira molto rapidamente attorno al proprio asse di rotazione: ogni giro dura solo 7,3 ore, come nessun altro oggetto spaziale finora scoperto. Di nuovo.

An analysis of ‘Oumuamua’s lightcurve (Figure 3, see Methods) indicates its rotation period is ~ 7.34± 0.06 hours under the custom-ary assumption that the double-peaked lightcurve is dominated by the shape of the object. No other period gives a satisfactory re-phased lightcurve and the value is not unusual for objects of this size. […] Oumuamua are more likely to have greater mechanical strength capable of sustaining a highly elongated shape.

L’unica cosa certa è che il sigaro interstellare non ci colpirà, l’unica speranza (ovviamente tanto più vana quanto maggiore è la distanza del passaggio dalla Terra, tanto per legarla a qualcosa di misurabile) è che la lastra, come il cinematografico monolite ci porti la saggezza necessaria. Non ardisco a conquistare spazio e tempo, solo a sopravvivere senza fare troppi danni.

WU

PS. Siamo passati da un poco poetico 1I/2017 U1 ad Oumuamua:

1I/2017 U1 has been named Oumuamua, which in Hawaiian reflects the way this object is like a scout or messenger sent from the distant past to reach out to us.

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AAA: 2014 MU69 cercasi nome

Sappiamo solo che li c’è qualcosa. Nascosto nelle profondità del cosmo, ghiacciato, piccolo, inesplorato (finora) si trova un bel sassone che ha avuto la sola (s)fortuna di trovarsi sul cammino di New Horizon (… proprio lei!)

Scoperto nel 2014, si tratta di un asteroide della fascia di Kupier, a 6.5 miliardi di km da noi. Per puro caso, il masso ha occultato lievissimamente una stella proprio mente una rete terreste di 24 telescopi la stava osservando. Tanto (e parecchia fortuna per quanto riguarda la traiettoria) è bastato per mettere l’asteroide nella tabella di marcia della sonda.

2014 MU69, non decisamente un nome accattivante per il corpo celeste più lontano mai esplorato. Ma in attesa di arrivarci la NASA ha lanciato un sondaggio/concorso: come chiamereste il mondo di ghiaccio?

Nominations can be serious or whimsical, or anything in between.
[…] It’s a good idea to propose two or more names that go together. The reason is that we don’t know how many bodies to name! Some observations suggest that MU69 might be a binary—two objects tied together by their mutual gravity. If the two bodies are touching, a “contact binary”, then we will only need one name. However, if they are separated by empty space, we will need two names. Of course, there may be more bodies—perhaps small moons—orbiting out there as well. That’s what exploration is all about—after all, New Horizons is flying into the unknown.

Ecco sotto lo stato dei nomi proposti e più votati ad oggi.

2014 MU69vote

Ho appena votato per “Tangotango & Tawhaki“; dio della creazione Maori e sua moglie, così se New Horizon trova anche qualche altra piccola luna gli diamo il nome dei figlioletti (se non ne avevano mi lascio la porta aperta sostenendo che qualunque entità del creato possa essere loro figlio).

Data di scadenza 01.12.17; nome “ufficiale” comunicato il 30.01.18.

WU

PS. Tutto bellissimo, ma, spulciando nelle Rules, mi cade l’occhio su:

  • The SETI Institute and NASA’s New Horizons project have the sole right to determine which nominations are added to the ballot.

  • The New Horizons Team and NASA will take into consideration the results of the voting, but those results are not binding.

C/2017 U1, il viandante

Non sono certo che rientriamo nella categoria (si, tendo inutilmente a categorizzare) “I want to believe”.

Il nostro sistema solare è (stra)pieno di comete, è questo è un dato di fatto. Abbiamo una specie di nuvoletta (il cui diminutivo è assolutamente fuori luogo trattandosi di una regione fra 20.000 e 100.000 UA) che avvolge tutto il sistema solare, la Nube di Oort, che genera gran parte delle comete “di lungo periodo”, ovvero quelle che si ripetono ogni centinaia di migliaia (almeno) anni. Abbiamo anche un’ulteriore regione bella densa di oggetti pronti a diventare comete, la fascia di Kuiper, più interna, che genera invece comete di “corto periodo”, dove per corto intendiamo un periodo inferiore a 200 anni (non è certo colpa delle comete se noi umani abbiamo un’orizzonte di vita così limitato!).

Ad ogni modo, esistono poche (pochissime, anzi praticamente nessuna se si escludono le “vittime” delle perturbazioni gravitazionali degli altri pianeti, Giove in primis) comete che hanno invece un’orbita assolutamente strana. Sono così eccentriche che invece di descrivere un’ellisse attorno al nostro Sole (orbite chiuse, come Keplero insegna) sembrano descrivere una parabola o addirittura un’iperbole. Queste sono orbite che non si chiudono attorno al nostro Sole e pertanto lasciano aperta l’immaginazione sull’origine e sul destino di queste comete.

La cometa che ha suscitato questo genere ci considerazioni, la prima con un’orbita potenzialmente aperta non a causa di qualche calcetto gravitazionale, è la (…nome assolutamente friendly) C/2017 U1; osservata nell’Ottobre di quest’anno dal Panoramic Survey Telescope and Rapid Response System (Pan-Starrs). La sua orbita, ad oggi, non ha speranza di rientrare nel nostro sistema solare, ma costruendo la sua orbita a ritroso ci pone la domanda “ma quindi, da dove è partita?”.

Parliamo comunque di un puntino poco luminoso (un “sasso” di 150 metri di diametro) che si muove a circa 26 km/h e più di 30.000.000 di km da noi… Il condizionale è d’obbligo, almeno finché ulteriori osservazioni non saranno completate, dato che l’orbita potrebbe essere comunque chiusa (ellittica), ma estremamente allungata tanto da darci l’impressione di essere aperta (scenario che fra l’altro non garantisce un prospero futuro alla cometa, dato che la porterebbe a passare estremamente vicina al nostro Sole che, da buona stella, ne farebbe un sol boccone).

Further observations of this object are very much desired. Unless there are serious problems with much of the astrometry listed below, strongly hyperbolic orbits are the only viable solutions. Although it is probably not too sensible to compute meaningful original and future barycentric orbits, given the very short arc of observations, the orbit below has e ~ 1.2 for both values. If further observations confirm the unusual nature of this orbit, this object may be the first clear case of an interstellar comet.

In questo momento il candidato più probabile (e per noi forse lo scenario più interessante) è quello in cui la suddetta cometa sia un messaggero proveniente da un’altro sistema solare dalle parti della costellazione della Lira, dove a circa 25 anni luce vediamo brillare ogni notte la stella Vega.

Direzione stimata ad oggi: costellazione di Pegaso. Qualcuno liggiù potrebbe scambiarla per il nostro emissario…

WU

288P, the main-belt comet

Un po’ asteroide ed un po’ cometa. Diciamo che dipende dai punti di vista, come se stessimo parlando del principio di indeterminazione della meccanica quantistica. Peccato che si parli di qualcosa che sia ben più grande di noi e non di dimensioni quantistiche

L’ultimo target (beh, in realtà a Settembre 2016) su cui Hubble ha puntato il suo occhio è un oggetto della fascia principale degli asteroidi. Formalmente si tratta di un asteroide binario, ovvero di un sassone attorno al quale ruota un ulteriore sassone; tuttavia a causa della sua orbita quando raggiunge il punto più vicino al sole la sua superficie inizia a sublimare.

E sapete qual’è la conseguenza di tutto ciò? Che all’asteroide si forma una bella coda, proprio come quella di una cometa.

La strana coppia è formata di una coppia di oggetti grossomodo della stessa massa e dimensione che danzano a circa 100 km di distanza relativa. Tuttavia quando Hubble (assieme a tutta un’altra serie di osservazioni da Terra) ha messo gli occhi sulla coppietta ha osservato una strana fibrillazione

We detected strong indications of the sublimation of water ice due to the increased solar heating – similar to how the tail of a comet is created

La peculiarità dell’asteroide-cometa è abbastanza unica, gli altri asteroidi binari, infatti, hanno tipicamente orbita piuttosto circolari e non si avvicinano per parte della loro orbita sufficientemente al Sole da iniziare a sublimare. Oppure, in alternativa, sono già nati così vicini alla nostra stella che ormai hanno finito di sublimare. Ed infatti ciò la dice lunga anche circa la genesi della strana coppia.

Surface ice cannot survive in the asteroid belt for the age of the Solar System but can be protected for billions of years by a refractory dust mantle, only a few meters thick… The most probable formation scenario of 288P is a breakup due to fast rotation. After that, the two fragments may have been moved further apart by sublimation torques.

Praticamente al momento l’idea è che 288P è un sistema binario che si è formato almeno 5000 anni fa e deve aver accumulato ghiaccio che gironzolava nel periodo di formazione del nostro sistema solare. Dato che non se ne sono visti molti in giro finora è ragionevole assumere che il ghiaccio in questione sia merce veramente rara; di certo da osservare ancora e possibilmente anche da andar a vedere da vicino.

In particular, the study of those asteroids that show comet-like activity is crucial to our understanding of how the Solar System formed and evolved. According to contrasting theories of its formation, the Asteroid Belt is either populated by planetesimals that failed to become a planet, or began empty and gradually filled with planetesimals over time.

Se poi vogliamo generalizzare (… e sapete che questa è una passione), studiando la genesi della simil-cometa possiamo anche desumere qual’era la distribuzione dell’acqua, in qualche sua forma, durante la fase di formazione del sistema solare e si sa… dove c’era l’acqua, c’era vita…

WU

Verso Psiche ed oltre

17 Marzo 1852. Annibale de Gasparis guardava il cielo, naso all’insù dall’Osservatorio di Capodimonte. Un puntino si muoveva. Un puntino finora non giustificabile. Un nuovo asteroide. Annibale non ne conosceva ancora il “mistero”…

16 Psiche è uno dei boss della fascia principale degli asteroidi. 250 km di diametro per un sasso spaziale di circa 1.7e19 kg, mica poco…

Psyche.png

Ma il mistero (… parola magica cattura-attenzione) che avvolge Psiche deriva dalla analisi del suo spettro elettromagnetico: praticamente ferro e nichel allo stato puro (M type asteorid, in gergo)! Una specie di miniera a cielo aperto (e qui posso capire perfettamente quando si parla di asteroid mining…).

Tuttavia ora le domande (… e già la magia del mistero si affievolisce) sono due: come si è formata una palla di ferro? Quanto è denso un asteroide fatto di ferro-nichel?

Per quanto riguarda la prima, l’ipotesi più accreditata è che l’asteroide che vediamo oggi sia ciò che resta del nucleo di un pianetino che, bersagliato da molteplici impatti, è stato privato di tutta la sua parte rocciosa mettendo a nudo il suo nucleo “inscalfibile”.

Per la seconda, invece, abbiamo la fortuna che Psiche, essendo abbastanza grande, esercita un’influsso gravitazionale sugli altri oggetti della fascia principale misurabile e quindi da ciò è possibile determinare abbastanza accuratamente la sua densità che è… bassissima!
20000 kg/m3, ovvero il doppio dell’acqua! Ma non stavamo parlando di ferro-nichel? Beh, l’unica spiegazione ragionevole sembra essere che il masso non è una roba solida, ma piuttosto un aggregato di polveri e particolati molto poroso.

Aggiungiamo (… e qui arriva a leggere solo chi non ha di meglio da fare) che: un masso di ferro-nichel dovrebbe eavere un campo magnetico fortissimo e che “the only metallic core-like body that has been discovered in the Solar System”. Ma tutte/molte delle meteoriti metalliche che ci sfiorano provengono da impatti con Psiche? Ma Psiche è il risultato di una fusione di materiale o un aggregamento di polveri?

Ovviamente il masso ci guarda e tace e noi abbiamo ancora l’ambizione di voler confermare le nostre speculazioni per cui gli estremi per una asteroid mission ci sono tutti.

This mission would be a journey back in time to one of the earliest periods of planetary accretion, when the first bodies were not only differentiating, but were being pulverized, shredded, and accreted by collisions. It is also an exploration, by proxy, of the interiors of terrestrial planets and satellites today: we cannot visit a metallic core any other way. […] For all of these reasons, coupled with the relative accessibility to low-cost rendezvous and orbit, Psyche is a superb target for a Discovery-class mission that would characterize its geology, shape, elemental composition, magnetic field , and mass distribution.

Per il momento la missione proposta (Psyche senza troppa fantasia) ha passato la prima selezione (2015, assieme alla missione Lucy per l’esplorazione dei Trojani) ed ha ricevuto un finanziamento di 3M$ per un ulteriore anno di studio (principalmente volto a dettagliare il piano di missione e mitigare i rischi) e, se dovesse passare fra i finalisti del programma Discovery riceverebbe 450 M$ (minus the cost of a launch vehicle and mission operations) per portare avanti il programma.

Lancio previsto 2020, continuiamo a speculare che c’è tempo, e mistero.

WU

Luxembourg in space

I consider this as a clear clue of long-term outlook.

the Luxembourg Government becomes a key shareholder of Planetary Resources, Inc., the U.S.-based asteroid mining company

[…]

The Luxembourg Government, the public-law banking institution “Société Nationale de Crédit et d’Investissement” (SNCI) and U.S.-based space technology company Planetary Resources have signed a 25 million euro investment and cooperation agreement within the framework of Luxembourg’s SpaceResources.lu initiative which aims at the exploration and the commercial utilization of resources from Near Earth Objects (NEOs), such as asteroids.

We are not talking about new, high risk-taker, small, almost unknown, startups that try to make money from nothing and just selling a dream. The communication is signed by the Ministry of Economy of the Government of the Grand Duchy of Luxembourg.

And… there is a date, i.e. a deadline. Ok, probably challenging and that will never be met, but at least a point in time is given. Again, it seems a mark of concreteness to me.

Within this agreement, the Luxembourg Government invests direct capital in Planetary Resources, Inc. and the Ministry of Economy is providing funding through different types of R&D grants. The funding will accelerate the company’s technical advancements with the aim of launching the first commercial asteroid prospecting mission by 2020.

And of course there is an immediate economic return for the Grand Duchy of Luxembourg…

In May 2016, Planetary Resources, Inc. established a wholly-owned Luxembourg based subsidiary named Planetary Resources Luxembourg.

[…]

Planetary Resources, for its part, is strengthening the local space industry by developing several key activities exclusively in Luxembourg focused on propulsion development, spacecraft launch integration, deep space communications, asteroid science systems, Earth observation product development and mission operations.

Ah, and it is not the first time in history…

The Grand Duchy has a renowned history in public-private partnerships. In
1985, Luxembourg became one of the founding shareholders of SES, a landmark for satellite telecommunications and now a world leader in this sector.”

Do we want to argue that those kind of stuffs can be done only by small, rich states (… and tax heavens)? Maybe, but at least they believe concretely in this future.

WU

PS. Well, SES is already one of the biggest satellite services providers wordwide and Planetary Resources is going to have the exclusive access (Ehm… monopoly?) to asteroid mining…

C/2014 S3

Non è il nuovo droide di Star Wars (ahimè…). Bensì una specie di macchina del tempo. Con un’unica destinazione: 4 miliardi di anni fa.

Trattasi, infatti, di PanStarr, una cometa formatasi (pare) praticamente in concomitanza con la nostra Terra, ma a differenza di quest’ultima, rifugiatasi nei bui e freddi anfratti agli angoli più remoti del nostro sistema solare.

La sua distanza dal Sole la rende una cometa molto anomala. Effettivamente più simile ad un asteroide, è un nucleo di roccia e ghiaccio privo della classica (nel mio immaginario infantile) coda di polveri e gas che la dovrebbe identificare appunto come cometa.

La cometa senza coda, ibernatasi circa 4 miliardi di anni fa, si è formata vicino a noi e poi per una fortunata/sfortunata serie di eventi è stata ricacciata ai margini del sistema solare (più precisamente nella nube di Oort a circa 3.2 anni luce dal sole). La cometa, inoltre, detiene anche un’altro record: è il primo oggetto roccioso della nume di Oort ad esser stato scoperto!

La cometa ha oggi un periodo stimato di 860 anni ed il suo punto più vicino al sole (perielio) è nelle prossimità della Terra, dandoci quindi la possibilità di studiarla relativamente da vicino (circa 3.6 milioni di km…).

Lo studio di questo oggetto (scoperto da una collaborazione fra l’European Southern Observatory’s Very Large Telescope ed il Canada France Hawaii Telescope) potrebbe essere il modo migliore per ripercorrere la storia del nostro pianeta in quanto le tracce della sua (e nostra) formazione non hanno subito tutte quelle modifiche derivanti da gravità, impatti, riscaldamento ed evoluzione. E’ uno dei pochissimi oggetti “non cucinati” dalla nostra stella e che quindi mantiene tracce di quello che era il nostro sistema solare all’epoca della formazione del mondo da cui osserviamo la nostra storia.

WU

PS. E si può illazionare ancora oltre. L’orbita della cometa è molto simile a quella della cometa 252P/LINEAR. Simile, ma così simile da fa ritenere che le due comete si possano esser originate dalla scissione del nucleo di una unica cometa.