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Cat’s volume

Assumiamo che una persona normale (asserzione da dimostrare) la mattina si svegli, guardi il suo animaletto domestico e gli chieda: che volume hai? Beh, ovviamente la domanda è lecita (…e non mi direte che la trovare assurda!).

La risposta dipende molto (come tante altre cose) da chi è a porsi l’interrogativo. Le probabilità che venga posto da terzi per quanto basse esistono per cui consiglierei (neanche fossi la Guida Galattica) di premunirsi.

Possibili approcci per volumi di mansueti gattini:

  • prendo il gatto, lo peso, googlo per una densità media del mondo animale (meglio se trovo qualche dettaglio sui felini di piccola taglia) e divido.
  • prendo il micino e lo metto in acqua misurando di quanto aumenta l’altezza del pelo libero. Approccio assolutamente scientifico, ma con qulche problemino logistico in base alla mansuetudine del gatto e del suo rapporto con l’acqua.
  • faccio finta che il micino sia l’insieme di sfere, cilindri e vari solidi regolari (in base al livello di approssimazione) e calcolo un’approssimazione del suo volume da formule geometriche dopo accurate misurazioni (alle quali il felino si presterà certamente).
  • faccio delle sezioni regolari del micetto che peso ed analizzo accuratamente e delle quali so tutto (volume, densità, stato di salute, etc.). Approccio molto simile consiste nel tritare il gatto e metterne il  risultato in un contenitore graduato facendo attenzione a raccogliere anche i liquidi. Attenzione, si ha usa sola possibilità di eseguire la misura ed è un approccio che potrebbe sterminare la popolazione felina in base a quanti idioti (dopo essersi posti la domanda) metteranno in pratica tale approccio: do not try this at home.
  • infilo il gatto in scatole via via più piccole finchè non trovo la scatola più piccola (della quale so il volume) in cui entra. Il gattino potrebbe non gradire da un certo volume in giu.

Scoperto il risultato andate subito a farvi curare (e chimatemi)…

WU

PS. E comunque non sono ne il primo ne l’unico a farmi tale domanda. Infatti qui trovo questa fantastica vignetta.

Catvolume.jpg

La complicazione nell’eseguire uno qualunque dei precedenti approcci aumenta all’aumentare della taglia e dell’aggressività del bestio in quetione

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Sincere esternazioni lavorative

Dire la verità, in ambito lavorativo (avrei scritto un “soprattutto”, ma voglio essere ancora piu ottimista), raramente è una buona idea. Qui (solo un giorno di ritardo, sto migliorando…) Dilbert sottolinea la cosa.

Dilbert230615
Ma in fondo poco importa, è (slancio emotivo irrazionale) piu importante evitare rimpianti per non aver detto/fatto qualcosa piuttosto che rimorsi per averla fatta; e poi parlare con i superiori non sarà mica così tragico, no?!

Parto dell’assunto (di certo errato) che Dilbert, porta bandiera di noi “poveri dipendenti”, non rema contro la supermegaditta di Fantozziana memoria (fin troppo facile il raffronto fra le due icone) e se certe cose (e qui si potrebbe sproloquiare circa le ipotesi a monte delle strategie aziendali; personalmente solo superfuffa) raggiungono livelli tali per cui è il dipendente che sente la pulsione di farle presente AI CAPI, forse la situazione è veramente insostenibile.

Dilbert, per il momento, esce vincitore.

Reduce da una lunga teleconf di “lamentele” delle PRIME LINEE.

WU