Anak Krakatau: dalla lava al ghiaccio

In quest’epoca di catastrofi di portata mondiale mi sono imbattuto in questo storia che mi ha colpito sostanzialmente per il paradosso del “vulcano congelante”. Beh, se poi continuate a leggere effettivamente il vulcano era ben caldo, ma sono state più che altro le sue ripercussioni ad abbassare la temperatura (ci manca solo questo in questo periodo e spero di non gufarmela…).

Era il 22 Dicembre del 2018 quando il vulcano indonesiano Anak Krakatau decise di dare prova della sua forza con una esplosione degna di nota (per la cronaca, il vulcano in questione è tecnicamente -ed anche il nome gli rende giustizia- il figlio del Krakatoa, altro vulcano esplosivo distruttosi con la sua stessa foga, nato nella caldera del defunto padre). L’eruzione fu colossale, tonnellate e tonnellate da roccia e polvere espulse in aria oltre ad una buona parte della struttura stessa del vulcano collassata e caduta in acqua con conseguente tsunami.

AnakKrakatau

Solo di recente si sono messi in correlazione i dati dell’eruzione con un modello della colonna eruttiva e le osservazioni satellitari di quel periodo per arrivare alla conclusione che il vulcano ha causato un abbassamento della temperatura dell’alta atmosfera, oltre che un picco nella generazione di fulmini in tutto il mondo.

Secondo la correlazione fra modello ed osservazioni la colonna dell’eruzione ha raggiunto un altezza compresa fra i 16 ed i 18 km andando a modificare la temperatura della Troposfera. Il calore generato dall’attività vulcanica, unito all’atmosfera umida e tropicale hanno causato un temporale vulcanico di porta e durata inaspettate.

Il trasferimento di calore ha causato uno spostamento importante di vapore acqueo negli strati alti dell’atmosfera, dove le temperature sono nettamente più basse “che dalle noste parti”. Si è stimato che la punta della colonna vulcanica abbia raggiunto i -80°C (!). A queste temperature l’iniezione di vapore acqueo è congelata generando qualcosa come dieci ilioni di tonnellate di ghiaccio (!!).

La troposfera è anche ricca di correnti ascensionali che quando si sono trovate davanti questa imponente massa di ghiaccio non hanno fatto alto che tenerla in quota per giorni e giorni (6, si stima), causando un abbassamento della temperatura degli strati d’aria più bassi e la generazione di un numero mostruoso di fulmini: fino a 72 al minuto.

Eventi simili sono estremamente rari anche per “normali temporali meteorologici”, figuriamoci per un evento vulcanico. Eh, no, in questo momento direi che siamo già apposto, qualora potessimo scegliere una piccola dispensa a riguardo da parte di Madre Natura sarebbe cosa gradita.

WU

L’aereo letale del medico sognatore

E’ uno di quei giudizi tipicamente difficili da dare e quando vengono appioppati mi lasciano sempre la sensazione che siano frutto di una qualche posizione dello scrivente, ma il Christmas Bullet è probabilmente il peggior aereo mai realizzato (anche se, come ci è ben noto, al peggio non c’è mai fine…).

Era il 1918 quando William W. Christmas diede alla luce il suo “Bullet”. Prima di addentrarci un po’ di più sull’architettura dell’aereo facciamo un piccolo excursus sul suo inventore. Innanzitutto va detto che William era un… medico e non aveva alcuna competenza ne diretta ne indiretta nella progettazione di aeroplani. Era evidentemente un personaggio abbastanza visionario e carismatico da inseguire e realizzare (beh, diciamo almeno in parte) il suo sogno e già questo fa, IMHO, di lui una persona degna di nota.

William iniziò a dedicarsi alla progettazione di aeroplani agli inizi del 1900 e dichiarò di averne progettati già due modelli prima del bullet. Entrambi pare andarono persi in un qualche incidente (non meglio definito… inquietante) e di entrambi non vi sono tracce scritte o testimonianze storiche a parte le dichiarazioni del loro inventore.

Nonostante questa aurea (come dire… “di non completa affidabilità del soggetto”), William riuscì a convincere i fratelli McCorey a finanziarlo e la compagnia Continental Aircraft Company a supportare il suo progetto del Bullet (il capo ingegnere della compagnia, Vincent Brunelli -nome che tradisce inquietanti origini italiane- aiutò Christmas nel suo progetto limitandosi, però, al disegno della fusoliera).

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Il Christmas Bullet era un monoposto completamente in legno, sia nella struttura che nel rivestimento (in un’epoca in cui i rivestimenti erano in tela) per “migliorare le prestazioni aerodinamiche”… tesi ovviamente mai dimostrata dal dottore e mai confermata a posteriori…

Il monoposto montava un motore Liberty L-6 (sei cilindri) che il dottore aveva ricevuto in prestito dalla US Army per… eseguire test a terra…

Il palmare del peggior aereo mai costruito, tuttavia, spetta al Bullet sostanzialmente per la completa assenza di cavi e tiranti che rinforzassero le due ali (la controventatura delle ali, in gergo). Le due ali erano praticamente attaccate solo alla base alla fusoliera (in alto, pergiunta). La caratteristica non era un “errore progettuale” ma una vera e propria “scelta tecnica” del medico che voleva che le ali del Bullet potessero flettersi in volo… proprio come quelle degli uccelli… (le ali di spostavano verso l’alto di circa mezzo metro durante il volo !).

Oltre il discutibile progetto, il Bullet fu anche costruito dalla Continental con materiali di risulta che erano oggettivamente inadatti a sopportare le sollecitazioni durante il volo. Il Bullet vide la luce in due esemplari.

Il primo volò fra il dicembre 1918 ed il gennaio 1919, le ali si staccarono dalla fusoliera ed il pilota collaudatore morì nello schianto (… sotto gli occhi della madre invitata al volo inaugurale… se proprio vogliamo essere macabri e precisi). Il secondo prototipo volò nel maggio 1919 ed anche in questo caso, immancabili, le ali si distaccarono dalla fusoliera causando ancora una volta la distruzione dell’aereo e la morte del pilota (ah, dovette anche cambiare motore quando la US Army si accorse dell’utilizzo improprio del Liberty L-6 ed ebbe notizia che il motore era andato distrutto…).

Il progetto venne quindi, finalmente, abbandonato. Ma la cosa non scalfì più di tanto la “visionarità” (e l’ego) di Christmas. Millantò una serie di richieste ed ordini del Bullet e di brevetti (che non possedeva) nella speranza di trovare altri finanziatori. Pare arrivò ad affermare di esser stato chiamato per ricostruire la decimata flotta tedesca… Christmas continuò nei suoi personalissimi progetti di aeromobili fino alla fine dei suoi anni, ma nessuna altro suo aereo vide mai la luce.

Insomma, aereo e morti a parte (ah, beh…) un millantatore professionista (certamente più che ingegnere professionista) mosso da un suo sogno: costruire aerei. Sogno che purtroppo non fu, credo, curato e seguito nel modo giusto saltando a piè pari tutta la arte noiosa e stancante della coronazione del sogno: duro lavoro e solide basi tecniche… prima di venderlo il sogno, rigorosamente.

WU

Paragoni volanti

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La cosa più accattivante di questo XKCD, prima di metterci a leggere una per una le varie righe, è per me quella di aver messo insieme tre cose che hanno in comune solo il fatto di saper volare.

Ovviamente, poi sono le righe a dare il meglio… andiamo dalla capacità di navigazione magnetica (che effettivamente sarebbe una feature interessante da implementare in una evoluzione di Superman) alla “occasional mid-air sex” (…che è di per se fantastica pensando ad un aereo).

La mia preferita è ovviamente la terzultima… pensare al “Grande Naturalista” che possa osservare il “mating behavior” di Superman mi solleva la giornata.

L’alt-text? Ovviamente ci ricorda che un “translucent film” è sufficiente a tener lontano birds and Superman, ma evidentemente non gli aerei 😀 .

WU

Quota 19200 m

E’ il numero magico, o meglio il numero mortale.

E’ la quota al di sopra della quale la pressione così bassa che i liquidi del corpo umano (se non protetto, ovviamente!) iniziano a bollire alla normale temperatura corporea. E’ la cosiddetta Linea di Armstrong, che deve il suo nome a Harry George Armstrong, che nel 1947 fondò il Department of Space Medicine dell’aviazione militare statunitense (no, Neil Armstrong era un’altro…).

In realtà è una quota ideale posta tra i 18900 ed i 19350 m di quota. Al di sopra dei 17500 m, infatti, si trova la cosi detta “zona spaziale equivalente” dove le condizioni di temperatura e pressione sono totalmente ostili alla vita umana. Alla linea di Armstrong, con solo 0.0168 atm di pressione (il 6% della pressione a livello del mare e 5.4 volte più bassa della pressione sulla cima dell’Everest), l’acqua bolle a circa 37 °C, che è la normale temperatura corporea.

Detto in due parole: bolli dall’interno. La saliva inizia a bollire in bocca, le lacrime negli occhi e via dicendo; ciò, oltre alla quasi assoluta mancanza di ossigeno, porterebbe alla morte in pochi minuti.

Per intenderci Baumgartner si è lanciato da 38969 m, Kittinger da 31333 m e le loro tute hanno retto bene (a parte un guasto al guanto di Kittinger che causò un rigonfiamento della sua mano), ma piccole crepe (e conseguenti depressurizzazioni ad alta quota) potrebbero essere state la causa della morte dei loro predecessori il russo Pyotr Dolgov (che si lanciò da 28640 m nel 1962) e l’americano Nick Piantanida (che fu espulso dalla capsula a 17000 m nel 1966).

Siamo progettati per vivere in un intervallo abbastanza ristretto di temperatura e pressione e la linea di Armstrong personalmente me la figuro come il limite oltre il quale passiamo dall’essere umani ad essere lattine di soda (per le quali, una volta aperte, la pressione rilasciata genera quelle bellissime bollicine che vanno verso l’alto…).

WU