Timorosi Flying Aces

CB270715

Almeno qui Snoopy lo fa per seguire i propri sogni, almeno a lui basta il tetto della sua cuccia per ingaggiare duelli aerei.

Forse un po tutti abbiamo paura di qualche buio (io di certo), ma non tutti hanno un letto in cui rifugiarsi ne la possibilità di spaventarsi vivendo sogni, ma spesso solo la quotidiana, infrangibile realtà.

E poi, volete mettere quanta classe ci vuole per prendersi gioco di noi stessi (“we flying aces are very dramatic”) anche poco prima di dover buttare la spugna?

WU

PS. Almeno nei nostri sogni un Charlie Brown pronto ad aprirci la porta ce l’abbiamo tutti.

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Fuga a microonde

Allora, se ho capito bene funziona cosi. Un serbatoio di idrogeno è riscaldato da un fascio di microonde trasmesse da un’antenna a terra. Il fascio riscalda l’idrogeno attraverso uno scambiatore di calore e questo è quindi espulso dal vettore generando una spinta. Aggiungiamo anche che lo “spaceplane” è riutilizzabile ed una volta in orbita, rilasciato il carico, ritorna a Terra, fa rifornimento ed è pronto per il prossimo lancio. Utopistico quanto basta. Un po l’approccio alla Space Shuttle rimodernato con dei rendering alla SpaceX.

EscDyn
Si chiama Escape Dynamics che con questo approccio di external propulsion promette miracoli.

Il tradizionale approccio di lanciatori chimici (bussoli pieni di idrogeno ed ossigeno che mescolati creano “la fiamma”, spinta e vapore acqueo) richiede che circa il 90% della massa iniziale del razzo sia dedicata al propellente. Di conseguenza nel 10% devono rientrare la massa della struttura, dei sottosistemi e del carico pagante. Il tasso di fallimenti è di circa il 4% (qui avevo fatto dei conti folli un po piu dettagliati, e mi affascino notando che era esattamente un mese fa…).
Inoltre la parte riusabile di questi lanciatori è molto piccola se non nulla.

Dividere il propellente dal sistema di generazione della potenza richiesta per la spinta, e collocare quest’ultimo a Terra consentirebbe (il condizionale è anche poco…) di ridurre al 72% la massa necessaria per il propellente. Cioè, invece del 10% si parla di qualcosa attorno al 30% per massa, sottosistemi e payload. In due parole: hai piu spazio e massa per permetterti di pensare a qualcosa di riutilizzabile, quindi abbattere i costi. Qui dichiarano addirittura di scendere da gli attuali 5000-50000 $/kg a 150 $/kg (beh, un po di sano marketing ci vuole…)!!!

E la banda va avanti. Hanno di recente dimostrato che il concetto funziona “on a lab scale” e puntano a multi-megawatt scales (ora il sano marketing sta esagerando…)!!! Personalmente mi pare una di quelle cose che è bello studiare e che dubito di veder realizzate prima della fine dei miei giorni.

Concluderei quindi con un po di sano cinismo citando la legge di Gummidge: “Il costo di una expertise e’ inversamente proporzionale al numero di parole comprensibili”. Questa non sarà di certo cheap…

WU

PS. Avete una vaga idea di che cosa succederebbe a passare nel mezzo di un fascio di microonde dell’ordine multi-megawatt?

When do you leave?

Dilbert220715

Come Dilbert’s boss (qui), potrei dire che il mio lavoro è risolvere i problemi ed ogni mio collaboratore mi dovrebbe chiedere “quando te ne vai?”. Potrei dire che il mio lavoro è risolvere grane, e la domanda dovrebbe essere la stessa. Se dicessi che il mio lavoro è aiutare gli altri, frinire supporto, collaborare al raggiungimento degli obiettivi aziendali, vorrei sentire la stessa domanda.

Solo una piccola differenza: io non sono UN CAPO. Devo quindi fare tutto quanto detto sopra, senza dirlo esplicitamente, ma almeno senza sentirmi dire “when do you leave?”.

Tuttosommato appagante

WU

PS. Ed in ogni caso il boss (che non è un caso che nessuno chiami mai per nome) è molto arguto; il fatto di dire che il lavoro sia “rimuovere ostacoli”, non vuol dire farlo (o farlo bene).

E poi a porre la fatidica domanda non è Dilbert (vecchio e disilluso dipendente) bensì Asok, il buono, il nuovo arrivato, quello che può farlo protetto dalla sua ingenuità…

Finchè c’è aria c’è speranza

Sono in grado di misurare il fastidio che do su questa terra. Non completamente, ma almeno per quel che riguarda l’aria che consumo. Letteralmente. Diciamo che mi sono svegliato chiedendomi quanta aria avessi respirato da quando ho messo piede su questo pianeta, e da li mi sono imbattuto in folli stime.

Da qui prendo una media di circa 7.5 lit/min in condizioni di riposo. Il che equivale a circa 4000 m3/anno. Leggermente meno dei 5500 che invece vedo stimati qui, ma in fondo non sarò certo quello che da più fastidio… A questi vado a sommare circa 12 m3/giorno per ogni giorno in cui faccio almeno 2 ore di sport.

A questo punto stimando i miei giorni di vita (si, è vero, non so di preciso l’orario, ma per le solite stime a braccio va bene cosi) e che ho fatto sport per in 10% dei giorni (numero assolutamente arbitrario, non mi ricordo che ho fatto ieri…) ottengo che il mio fastidio su questa terra è di circa 147000 m3 di aria. Dei quali 116200 di azoto (N2) e 30800 ossigeno (O2). Delle (mie) emissioni di CO2, forse ben più rilevanti, ne devo parlare in dettaglio…

Non che sia di qualche interesse (appunto!), ma mi piace sapere che il mio disturbo sia in qualche modo valutabile e paragonabile, anche se sono perfettamente conscio che non è solo da questo che posso valutare il mio disturbare.

WU

PS. Il che equivale a circa 308800800 (numerologicamente bellissimo!) atti respiratori da quando sono nato. 308800801, 308800802, …

Pruning shears

Not a really recent XKCD cartoon (but otherwise which is the meaning of my beloved “random” button on the webpage?), but very keen (ok, probably only for space-oriented guys). Or at least sufficient to wake up my loitering on the space elevator concept. The web is full of papers more or less serious, pictures and reference, e.g. here a nice chronicle of the idea.XKCDspaceelevThe cartoon emphasizes the most important (probably), real (for sure) big issue, single point failure on the whole system (of course not the only one): the tether! Yes, carbon nanotubes are very tough (and ultra-thin, diamond nanothreads, even stronger and stiffer than carbon nanotubes are under development), a double cable redundancy can be implemented (really?), security margins will be taken, but what about the wonderful idea of someone bringing pruning shears (and I don’t want to think about how interesting it would become for any kind of “terrorist attacks” …)? And what about who is running the infrastructure, its location, its ownership, under wich law it fits (… really a modern Babel)?

The science fiction idea (counting among tis fathers Clarke, Tsiolkovsky, Artsutanov) of having a giant cable held in place by Earth rotation to send people and payloads into space (up to geostationary Earth orbit, I mean 35768 km above the Earth surface!) only poses tons of technical challenge although theoretically perfectly feasible. It’s fascinating to think that right now it seems easier and safer to have people and/or payload sit on huge tanks of explosives instead than an old fashion cable-elevator (ah, please, be carefull to the radiation belts if you want to take up people…).

The biggest issue is of course the cable that has to be extremely long, flexible, robust, support not just its own weight (already not enough) but also the capsule weight, withstand a wide array of shearing forces, resist to micormeteroid impacts (although assuring a reduction of further debris generation), experience a thermal excursion of hundreds of degrees, etc. Let’s go over number and unit of measure, but, in short, nothing similar there (still) exists on Earth.

Awesome enough is also the (estimated!) cost. Let’s assume we have such elevator already build (non-recurring costs? what?) instead of 20000$ required for bringing one kg in GEO, it would cost only 500$ (IAA report)! Let’s say that it is exactly what I mean for “enabling technology” and if on Earth it sounds too complicate, why shouldnt we start from the Moon with the Moonelevator?

Concluding quote, from E. Land “Don’t undertake a project unless it is manifestly important and nearly impossible”.

WU

PS. “This is extremely complicated. I don’t think it’s really realistic to have a space elevator […]  it would be easier to have a bridge from LA to Tokyo”. If even Elon Musk believes it is a too far-fetched idea (here)…

PPSS. And from wiki “Other concepts related to a space elevator (or parts of a space elevator) include an orbital ring, a pneumatic space tower, a space fountain, a launch loop, a Skyhook, a space tether, and a buoyant SpaceShaft”.I’ll have a look into these Easter eggs more in detail.

PPSS @ 21.08.15. Also patents are coming… The (canadian) Thot Technology Inc asked for a patent for a 20 km tower to be used as a sort of space elevator. The top of the tower is a space port assuring 30% propellant saving for space travels. The tower is “pneumatically pressurized and actively-guided over its base” and equipped with a 20 km electrical elevator for astronauts. Easy, isnt’it?!

thothx

PPSS @ 10.11.15.

Recently I spotted the poster below.

wpid-dsc_0190.jpg

It seems that people are actually working on the space elevator concept! not just for the concept of operation, modelling, fund raising and similar, but in the lower right corner of the poster (that’s what drew my attention) there are shown a couple of PROTOTYPES of key components of the elevator. This means that someone spent his money for moving further toward the idea realization!

However I had the change to talk with one of the poster’s author that revealed me that for the time being the “International Space Elevator Consortium” is actually a self-funded bunch of enthusiastic people (although it seems at some philanthropist offered one-two millions dollar that have not been seen yet…). Let’s see what happen.

Bandiere

E bandiere. Bandiere ovunque.

Sono belle le bandiere. Sono un misto di stasi e movimento e danno quel senso di appartenenza che ti fa sentire protetto. Parte di qualcosa, come a dirti “non preoccuparti, non stai sbagliano, con questa effige avrai sempre una mano tesa”.

Infondo sono anche un po fastidiose le bandiere. Sbilenche, in preda dei venti, inutili se riposte e tristi se non agitate. E poi sono da solitari, altro che appartenenza. Anche se coloro a te vicini condividono le ideologie codificate nel simbolo che stai sventolando non apprezzano di certo che togli loro la vista, l’aria con quell’enorme, ingovernabile stendardo.

E che passione per le bandiere, rigide sulla Luna, sui cantieri dall’inizio del regno d’Italia, in cima a case e palazzi ancor ora, su balconi ed auto per aiutarsi a ricordare passaggi altrimenti destinati all’oblio. Mille usi le bandiere.

E semplici le bandiere, cosa ti serve oltre un pezzo di stoffa ed un bastone, a volte puoi fare anche a meno di quello. Ognuno di noi ha fatto, almeno una volta nella vita, una bandiera. Deve averlo fatto. Aste di fortuna, disegni brutti e sproporzionati, i più fortunati con qualcosa di cucito sopra. Ma l’importante è avere una bandiera.

E le bandiere bagnate? La cosa più triste. Come monaci scacciati dal loro culto, ambasciatori di rassegnazione, accasciate sulla loro asta, impassibili. Anche il vento che le ha tanto animate più non le tange.

Non so se mi piacciono le bandiere, ma è tanto che non le vedo. Mi mancano le bandiere.

WU

Tiotimolina

“Esiste una sostanziale relazione tra la struttura delle molecole organiche e le loro proprietà fisiche e chimiche. Il che ha permesso una maggiore comprensione del meccanismo delle reazioni organiche, specialmente nelle teorie della risonanza. A questo proposito, la solubilità dei composti organici ha dato una particolare importanza alla Tiotimolina, una sostanza scoperta in questi ultimi anni.

La solubilità dei composti organici nei solventi polari, come l’acqua, è aumentata dalla presenza nel nucleo idrocarburico di gruppi idrofili, come i gruppi idrosillico [-OH], aminico [-NH2] o acido- solfonico [-SO3H]. Se le caratteristiche fisiche di due composti sono uguali, allora il tempo di soluzione, espresso in secondi per grammi di materiale per millimetro di solvente, diminuisce con il numero dei gruppi idrofili presenti. Per esempio, la pirocatechina, con due gruppi idrossili sul nucleo di benzolo, si scioglie considerevolmente più in fretta del Fenolo, che ha un solo gruppo idrossilico nel nucleo.

Feinschreiber a Hravlek, nei loro studi su questo problema, hanno detto che il tempo di soluzione tende a zero con l’aumento della idrofilia. Tuttavia, secondo i due studiosi, questa analisi non è corretta dopo la scoperta della Tiotimolina, il cui composto si scioglie in acqua, nelle proporzioni 1gm-ml, in un tempo variabile da uno a dodici secondi. Ciò vuol dite che la Tiotimolina si scioglie ‘prima’ che l’acqua sia aggiunta.

Sempre secondo i due studiosi, altre ricerche confermano che la Tiotimolina ha almeno 14 gruppi idrossilici, due gruppi aminici ed un gruppo solfonico. La presenza di un altro gruppo nitrico [-NO2] non è stata ancora confermata, come non esiste alcuna prova sulla natura del gruppo idrocarburico, sebbene sembri certa una struttura parzialmente aromatica”.

WU

PS. Volete che lo dica in due parole? La tiotimolina (Thiotimoline) è una sostanza chimica solubile, ma talmente solubile che ancor prima del contatto con l’acqua si è già sciolta.

Purtroppo il parto citato sopra non è (purtroppo) farina del mio sacco ma bensì di I. Asimov (mica uno a caso, e comunque se non altro con un dottorato in biochimica) che ha presentato la bufala sulla rivista (di fantascienza) Astounding Science Fiction nel 1948 in termini assolutamente scientifici con il preciso intento di farsi beffe degli studi (e delle pubblicazioni) scientifiche (con tanto di nutrita bibliografia).

Lo “studio” è quindi confluito nel celebre racconto di fantascienza Proprietà endocroniche della tiotimolina risublimata (The Endochronic Properties of Resublimated Thiotimoline) nel quale la proprietà sarebbe giustificata dal fatto che la tiotimolina avrebbe una doppia esistenza, sia nel presente sia nel futuro. Ciò le consentirebbe di sapere in anticipo che entrerà in contatto con il solvente. Sebbene descritta in una rivista di fantascienza, la tiotimolina ebbe una enorme diffusione in campo scientifico con speculazioni e studi sulle possibilità di impiego e di realizzazione di tale sostanza. Buontemponi!

E’ se mi sciogliessi pensando al futuro?