…dei valori fortissimi

“Vorrei essere o essere stato un talebano, un kamikaze, un afghano, un ceceno, un boat-people, un affamato del Darfur, un uomo rosso dell’Amazzonia, un ebreo torturato dai suoi aguzzini, un fascista, un bolscevico, perfino un nazista. Avrei voluto essere qualcuno che almeno credeva in quel che faceva piuttosto che vivere in una società che ha perso ogni dignità, ogni codice di lealtà e onore, spietata e feroce senza essere virile. Perché più dell’orrore mi fa orrore il nulla.”

Bellissima frase che rimbalza su blog e siti vari e solo sporadicamente propriamente citata. Inutile dire che dopo decenni di utilizzo della rete rimango allibito da come ci si continua ad appropriare di idee altrui. In fondo a me basta essere inciampato in questa chicca, averla fatta un po’ mia ed essere in grado di riproporla. Potrei non esserne venuto mai a conoscenza…

Nel caso particolare dobbiamo (tutti) quanto sopra a Massimo Fini, uscito su “Libero” il 31.05.2007 ed in Senz’anima, Chiarelettere, 2010.

WU (che “vorrebbe essere e vorrebbe essere stato tutto, tranne quello che è e è stato”)

PS. Qui il testo sul suo blog (uno vero, mica come questo…)

Scrap-writing

Googling with the idea to put together some scraps of text I have written here and there is not a fruitful hobby (how many of you have already done so?). I came across (that’s for me the absolutely fascinating aspect of internet that can turn a lazy aimless search into a Simpson plotline) the concept of scrapbook. Besides being the name of some Facebook fancy features, it is a decorated photo album preserving also the stories related to the photos (e.g. memorabilia, etc.), Google teaches.

Far from any my interest (and probably capacity), discouraged enough I kept on searching with the strong believe that “scrap-writing” can not be a my brand-new idea, but it just tequires to be translated in Google-wording. After a while I realized that I lost myself and the closest thing to what I had in mind is about the scrapping of a writing project. Nonetheless I found interesting at least three hints more or less common to the bundle of websites that popped me up:

  • you, novel writer (like me, and not just for this blog), are doomed to hate your writing project. It seems that it is generally recognized that hating is a natural part of the writing process. Very good. I perfectly fit with this statement (I already hate this blog 😉 )
  • you, novel writer, are doomed to hate your main character. It doesn’t matter how much time you spend in describing its personality or how many effort you put to make it similar to your Mr. Hide part. You can not sympathize with that “child” that you want to make your (or yourself?), but it is not. Luckily I assume to maintain this as a general blog, but it is not the case for some other writing projects I undertook; also this one applies to me
  • you, novel writer, can not give a break to your project. It will seem worse after. Of course you might need some recovery time (or you can simply have other duties…), but after it’s far easier to drive back into the project and into the mind yourself had before the break. The second attempts seems always more painful. I already experienced this feeling and my approach was (easier said than done), before the break try to reach a target point and do not move back after restarting. Can a blog approach preserve long breaks to happen again?

Absolutely unnecessary considerations about writing projects starting from scrapbooks…

WU

PS. “It is a far, far better thing that I do, than I have ever done; it is a far, far better place that I go to than I have ever known.” [A Tale of Two Cities’, Charles Dickens]. Any other prefered endings?

Zeuzera pyrina

Ebbene si, una vera falena leopardo macro-immortalata con la mia giappo-reflex a manovella (ma comunque un oggetto con prestazioni ben oltre le mie capacità e talenti fotografici…).

falenabianca
Nulla di particolarmente raro a quanto pare, ma comunque mi ha ricordato una sorta di Rorschach di un universo “Watchanimal”. A tal proposito, chissà se eredita le stesse qualità sociopatiche, violente e solitarie (queste ultime direi di si) dell’equivalente di Moore…
Inoltre questo improvvisato reportage fotografico (svoltosi tra un caffè ed un cornetto di una pigra mattina di sole in campagna) ed un po di sano googling (odio i barbarismi ed un giorno ne parlerò) mi hanno anche portato a dedurre il sesso del lepidottero in questione.
A quanto wiki-imparo le antenne di questi insetti sono marcatamente bipettinate, con l’eccezione degli articoli terminali nei maschi (che sono anche un po più piccoli, ma comunque non avevo una femmina in zona per fare un paragone).
Breve excursus entomologico costruito su casuali passaggi web-fotografici. Voli pindarici con i quali mi piace esplorare in maniera non-antologica nuovi settori che altrimenti sarebbero confinati fuori dal cancelletto di “ciò che conosco” o, meglio, “ciò che ho sentito dire” (e cosi sapete anche che non sono un entomologo professionista).

WU

PS. tranquillizzo tutti gli animalisti (o qualunque altra forma di preoccupazione biocentrica): è bastata la luce del giorno a rendere la falena pressoché immobile. Poi agito gli stessi sottolineando che la wiki-voce di interesse verte in gran parte sui metodi di “controllo” del lepidottero…

da Presidente…

“A chiunque riesca di farsi eleggere Presidente dovrebbe essere proibito di svolgere le funzioni proprie della sua carica.” Douglas Adams, Ristorante al termine dell’universo, 1980

Sarebbe un gesto solo apparentemente anticostituzionale e più che mai concreto che (IMHO) sarebbe la degna conseguenza di ciò che spinge noi elettori medi al voto: votare contro qualcuno più che per qualcuno, Tanto vale che questo “voto di protesta” non dia possibilità alcuna di fare ulteriori danni.

WU

PS. Ora sapete che sono anche un disilluso elettore

Deliri da digital divide

Sulla scia dei recenti avvenimenti sociali e personali (proprio un paio di giorni fa sono stato nuovamente fermato dai carabinieri), sono andato interrogandomi su come la tecnologia venga ancora usata in maniera inefficace (o come frutto di eteroimposti doveri) anche a livello istituzionale.

Il chiedere ancora “patente e carta di circolazione” (“patente e libretto” suonava meglio), ad esempio, è ancora sensato? Vuoi che non si possa fare un app per accedere al database della motorizzazione, dell’ ACI o chi per esso? E poi che senso ha portare ancora la tessera elettorale da esibire per esercitare il diritto-dovere del voto? Diciamo che anche in questo caso non è difficile immaginare scenari digitali dell’iter.

Effettivamente mi sono spinto anche oltre a pensare che una sorta di voto elettronico risolverebbe molti problemi e forse aiuterebbe anche a colmare questo ormai dilagante astensionismo (che un italiano su due non voti pare essere parte del nostro DNA e non fare neanche più di tanto scalpore…). Ovviamente mi sono subito morso la lingua pensando, da buon italiano, a come tale sistema offra il fianco molle a frodi e truffe varie (sono anche andato fantasticando di aziende private per inserire online i dati… per poi fermarmi quando gli scenari borderline mi parevano fin troppo ovvi).

In ogni caso credo che il nostro always-connected possa essere efficacemente sfruttato per alleggerire gli anacronistici pachidermi burocratici che continuiamo a portarci dietro. Che il digital divide sia effettivamente non tanto il divario nell’accesso alle tecnologie telematiche quando il divario tra applicazioni effettivamente utili ed altre solo di facciata?

WU

PS. @ 05.10.14. Mi ritrovo ad aggiornare questo vecchio post alla luce della notizia ormai ufficiale della digitalizzazione del certificato di proprietà.

Non sono certo un veggente, se ne era parlato a lungo, ma a quanto leggo qui ora mi pare che ci siamo davvero. Tra qualche giorno la famosa richiesta “patente e libretto” (e sue varianti) sarà ufficialmente desueta. Dal 19.10 il certificato di proprietà sarà solo digitale.

E pare vi sia anche un ulteriore passo; la verifica dell’assicurazione non richiederà più l’esposizione del talloncino, ma passerà attraverso videocamere ztl, varchi tutor ed autovelox.

A volte mi devo ricredere. Capita. Bella sensazione in effetti.

Il ragno di Turing

Grottesca rivisitazione dell’era digital-social del test di Turing quella di XKCD (decisamente uno dei miei siti preferiti). image Incubato da Cartesio e partorito da Turning (figura in questi giorni più che mai attuale più per le sue inclinazioni sessuali che per le sue idee e scoperte) il test è in effetti un criterio per stabilire chi hai davanti senza potersi basare su alcun indizio. Il test originale presuppone di poter identificare l’interlocutore, sia esso macchina o uomo, solo in base alle risposte date ad una serie di domande. Interessante notare che ad oggi (to the best of my knowledge) il test non è mai stato superato da alcuna macchina (immaginate di chiedere di fare un conto numerico, la macchina, per sembrare un uomo, dovrebbe sapere se rispondere o considerarla troppo difficile per la mente umana media ed eventualmente decidere anche in che tempi dare la risposta…) e che nella sua versione più estrema il test prevede che “il solo modo per cui si potrebbe essere sicuri che una macchina pensa è quello di essere la macchina stessa e sentire se si stesse pensando”… Nella versione di XKCD il test è trasportato su un piano più social nel quale (IMHO) viene sottolineata l’importanza che potrebbe avere tale test nel capire con chi si sta parlando in base a quei pochi dettagli percepibili dalla maldestra e frettolosa digitazione (o più che altro smashing) su non-sempre-fisiche tastiere. Benissimo (si fa per dire), a questo punto viene più o meno immediata la domanda: ma quante volte abbiamo chattato con dei surrogati umani (anche sinonimo di gente fintamente interessata) e non ce lo siamo (io no di sicuro e scusate l’arroganza…) neanche chiesto? Non sono un complottista (anche se ho una sana propensione allo scetticismo), per cui assumo che non vi siano hangar segreti con automi dediti a carpire i nostri dati personali mediante chat ben congegniate (leggerei però di certo n libro con questa trama…). La vignetta mi è tuttavia servita almeno per essere un po più critico sulle piccole sfumature carpibili da (per me) ancora impersonali comunicazioni dig7itali.

WU

PS. in realtà sono solo un millepiedi che passeggia sulla tastiera 4rtfghb509iuj. Il che per esclusione da un altro pezzetto di informazione su di me (sono un comune scettico umanoide, giuro!)

Maldestri tentativi di un non-blogger

Ciao a tutti. Il presente blog nasce da un parto mentale maturato nei ritagli di tempo di questa settimana convulsamente inutile. Nel sempre-di-corsa volto a collezionare faccio-prima-questo-così-poi-sono-libero, mi sono ritrovato a realizzare (un ah-ah moment della giornata) che il tempo passa e non ti premia certo per esser pronto per il prossimo impegno. Il bisogno di una piu sana (ma poi che ne so?!) gestione del mio tempo mi ha quindi portato, bighellonando tra vaghi ed inutili pensieri, a tentare anche questa strada…

That’s my Hello Word.

WU

PS. So che non è una vera presentazione ufficiale ne tanto meno una spiegazione di che voglio fare con questo blog (ed in fondo non lo so neanche io), ma diciamo che per il momento inizio e lascio ad un me stesso blogger-maturo del futuro il vero primo post.