Categoria: time

Piove sul nostro tempo

Neanche la pioggia è più uguale per tutti. Non smette di piovere per tutti nello stesso momento, non tutti abbiamo le stesse difese contro la pioggia (e contro un po’ tutto), non tutti siamo in grado di capire (fra le milioni di altre cose) quando chiudere l’ombrello e dove dover essere per poterlo fare. Piove in base alla nostra “altezza”, “piove” non solo dal cielo. Sono divagazioni da giornata uggiosa e da questo Peanuts.

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La pioggia ci pone davanti un (potenziale) problema ed affrontarlo richiede il nostro ingegno e le nostre risorse. Mi ricorda un po’ il nostro rapporto con il fluire del tempo (e non con il tempo inteso come meteo), solo che nel caso della pioggia qualche arma in più ce l’abbiamo. E poi bagnarsi non è certo la fine del mondo (qui, sproloqui di in-giustizia a riguardo).

Neanche la livella fa più il suo dovere. In fondo si può sopravvivere al tempo, e lo si è sempre potuto fare. Non con le nostra ossa, ma con la memoria che siamo capaci di lasciare di noi ai posteri. Il nostro segno su questa terra verrà (e deve esserlo per poter farse spazio a tutti) lavato dal tempo e dalla pioggia, ma è la profondità della nostra orma a dettarne i tempi. Così come è l’ampiezza del nostro ombrello a proteggerci dalla pioggia.

Filosofia spicciola da vetro bagnato e da barba incanutita nel riflesso.

WU

Di lungimirante GIF

Quando si dice “pensare al futuro”.

LA GIF sono quei simpatici file composti da un collage di immagini in successione che danno un po’ l’impressione di un piccolo video. Piccolo, appunto. Quasi sempre.

ASLAP (As Long As Possible) è, invece, una GIF che fa eccezione. Punta tutto, infatti sulla lunghezza. E non parliamo di minuti, ore o giorni, ma di… attenzione attenzione… ancora attenzione… 1000 anni!

Se tutto va come previsto, ovviamente.

E’ questa l’idea di Juha van Ingen (artista finlandese) che punta tutto sulla durata. Un progetto da lasciare ai nostri successori. L’artista stesso la descrive come “un’opera ottimista” dato che si affida molto al fatto che le generazioni future (e non una sola…) avranno la cura di farla funzionare a dovere.

Dato l’orizzonte millenario dell’opera, la GIF, composta di ben 48.140.288 (non una di più e non una di meno) sarà fatta girare su diversi sistemi fisici (finché esisteranno) per minimizzare il rischio di incidenti/rotture/obsolescenze/etc.

In termini artistici il progetto è abbastanza semplice: una sequenza di numeri bianchi che scorrono lentamente (circa ogni 10 minuti, per 1000 anni) su sfondo nero. Non certo entusiasmante, ma di lunghe vedute…

Se anche le attuali (e passate, soprattutto) classi politiche avessero la stessa lungimiranza (ovviamente molto più complicato, ma non dovrebbe per questo essere un lavoro, ed un salario, da tutti…) sarei un po’ meno spaventato dal futuro che lascerò ai miei posteri.

Ci vediamo nel 3017.

WU

Baciato del Sole

… e non su una spiaggia caraibica. Bensì in Egitto.

Ieri, sempre per la serie arrivo in ritardo (anche se devo confessare che in questo caso ieri avevo visto la notizia ma non ero dell’umore giusto per parlarne), non era un giorno qualunque. Almeno non per il faraone Ramses II. Beh, ok, diciamo almeno per la sua effige.

Nel tempio di Abu Simbel, infatti il 22 Febbraio ed il 22 Ottobre non sono giorni qualunque. Un po’ al confine fra scienza, architettura, astronomia, archeologia, magia e culo, nelle due date accade un fenomeno particolare.

I raggi del Sole (maiuscolo perché sto parlando del Dio Sole, non per sano fanatismo stellare) entrano infatti attraverso la piccola porta del tempio scavato nella roccia e ben difeso dalle quattro enormi statue fino a colpire, nelle profondità del tempio proprio la statua del Faraone.

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Riguardo alle due date ci sono (ovviamente) più interpretazioni: il 22.02 era considerata la data di nascita del Faraone (e quindi l’inizio dell’anno egizio) ed il 22.10 la data della sua incoronazione. Oppure il 22.02 era la data della raccolta ed il 22.10 la data della fine della piena del Nilo. Ad ogni modo di motivi ne avevano di certo…

Nei giorni vicini alle due date magiche, inoltre, vengono illuminate un po’ a turno le altre divinità presenti nel tempio con un’unica, notevole eccezione: Seth, il dio delle tenebre, rimane escluso dalla carrellata di luce. E’ forse questo l’aspetto dell’evento per me più suggestivo.

WU

PS. Non metto link, basta googlare per “Miracolo del Sole” o simili e… magia della rete.

Erano le ore…

Una volta tanto riseco ad arrivare per tempo. Anzi, quasi in anticipo. E trattandosi fra l’altro di una notizia che riguarda proprio il tempo la cosa mi stampa un bel sorriso anche di lunedì mattina (si, mi basta poco, a volte anche meno).

bip bip biiip. Sono le ore…

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Dai, non ditemi che non ve lo ricordate (prima del TG1 delle 20.00? Come se lo guardassi…). Anche se ora, con tutta la tecnologia che ci portiamo addosso, attorno, sopraesotto, l’ultimo problema è sapere che ore sono… Ma comunque il Segnale Orario Rai Codificato (SRC) ha accompagnato gran parte della storia della televisione italiana.

Ebbene, il trillo suonerà per l’ultima volta il 31.12.16, dopo 70 anni di onorato servizio. La prima generazione del SRC data 1945, mentre la collaborazione RAI nasce nel 1979. Ed addirittura l’attività di disseminazione di segnali di tempo campione, è iniziata nel 1942.

Il segnale orario era fornito dall’Istituto Nazionale di Ricerca Meteorologica (che con la sua pluriennale collaborazione con la RAI deve aver fatto proprio un bel contratto…) ed era (parlo già al passato…) il riferimento italiano per la misura del tempo (ovviamente oggi soppiantato da più precise comunicazioni digitali).

Il segnale era in realtà un codice che:

in corrispondenza del secondo 52, comunica ora, minuto, secondo, mese, giorno del mese, giorno della settimana ed anche se è in vigore l’ora solare o l’ora estiva. Dal 1994 il segnale è diventato ancora più ricco d’informazioni grazie all’aggiunta di una seconda porzione di codice che, a partire dal secondo 53, indica l’anno, avvisa se è prossimo il passaggio all’ora solare o all’ora estiva e segnala l’eventuale introduzione nell’anno in corso di un secondo intercalare.

e più in dettaglio

Il segnale è costituito da due segmenti di codice generati a partire dal secondo 52 e 53 di ogni minuto, la cui durata è rispettivamente di 960 e 480 millisecondi. Il codice prevede l’impiego di due toni in banda audio: un tono a 2 kHz ed uno a 2,5 kHz; ogni tono ha una durata di 30 millisecondi.[1][2] La serie di impulsi che segue è costituita da sei impulsi di riferimento della durata di 100 millisecondi, emessi ogni secondo partendo dal 54 e saltando quello che dovrebbe stare al secondo 59. Ciascun impulso è costituito da 100 cicli di una sinusoide alla frequenza di 1000 Hz.

Ora, almeno il pensiero che bisogna lasciare (ulteriore) spazio ad annunci pubblicitari non può non sfiorarmi.

WU

PS. Oggi il riferimento per la sincronizzazione con l’ora esatta è il servizio web Network Time Protocol (Ntp).

Black hole information

How to say… I’m a profane studious of anything that catches my attention (… and actually is not that difficult, at least for a short time over the weekend…). I already said here some bullshit about gravitational waves. Their experimental discovery made some rumours a few months ago (and now some of the players are smelling Nobel), but the game is not at an end.

The deeper question about gravitational waves is related to their capacity of storing or not the information (ah, you know that it is another of my seeds?), thus “solving” the information paradox that torture (theoretical) cosmologist, the serious ones.

Conventional view of black holes says that their gravity is so strong that nothing can escape, not even light (someone said black?). The limit, the border past which no return is possible is the so called “event horizon”.

But this is not sufficient… This view, indeed, suggests, that all information contained in whatever crosses the event horizon is destroyed. Simply destroyed, but … quantum physics is not that happy about that. At subatomic level, indeed, all that we know is that information can never be destroyed.

So?!?!

So we can play with the “black hole information paradox”.

Steven Hawking and friends proposed a possible answer to this enigma: gravitational waves can store the memory of the information contained in the matter fell down into the hole. This means that black holes store zero-energy forms of electromagnetic and gravitational radiation and the information is released as black holes evaporate.

It is like to say that the black holes actually are not “holes”, they are “simply” regions where matter, time and energy are stored and behave in a way completely different from our common and uncommon point of view.

WU

PS. The video below explains the back hole information paradox very well (clear even for a dummy like me).

A Simple Response to an Elemental Message

Una specie di “messagge in a bottle” affidato agli sconfinati spazi interstellari. Se già trovare una bottiglia con un messaggio da e per chissacchi sulla spiaggia ci avrebbe fatto trasalire, pensate l’effetto che farebbe incappare nell’equivalente “bottiglia spaziale”…

Nel prossimo Ottobre 2016 dalla mega Deep Space Antenna a Cebreros, Spagna verrà trasmesso un “not-for-profit, publicly-generated interstellar radio message” verso la Stella Polare. Il messaggio è una specie di capsula del tempo, dato che si appresterà ad un viaggio di 434 anni luce (cioè parlate oggi e sarete ascoltati 4-5 generazioni dopo…).

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Ma non è ancora tutto. Il messaggio è aperto. Ciò vuol dire che (fino al 16.09.16, e non dico nulla circa le cifre della data) ciascuno potrebbe contribuire al messaggio rispondendo alla domanda “How will our present environmental interactions shape the future?

All submissions in response to this globally pertinent question will be transmitted into deep space via the Cebreros station to commence an interstellar, light-speed journey; in effect, creating a culturally-inspired, ‘message in a bottle’ of global perspectives encoded within signals that will propagate into space for eons.

Più o meno qualcosa tipo “Come influiranno sul futuro le nostre attuali interazioni con l’ambiente?“. Un modo più che originale per contribuire allo sviluppo della nostra società. Per lasciar traccia (ai posteri ed a lontane civiltà) delle nostre preoccupazioni e di come stiamo plasmando (e deformando) l’ambiente che ci circonda.

Qui per contribuire. Sotto il mio umil-inutil contributo (generico ed un po perbenista come la domanda vuole…).

Non manderei mai un SOS interstellare.

Humanity is the most advanced form of live on Earth. The greatest achievement of mankind resides its capability of shaping the environment and not be forged by it. Unfortunately this is also the gratest mankind threat.

So far we modified, we conquered, we molded our planet’s environment, in the name of progress. Now, in 2016 based on pur calendar, we are right in the middle of the critical path to understand and choose if the modificiations we did and we are doing will lead us to actually have an even better existence or if we are doomed to be victims of our own capabilities and end our lives exstinguisching togeter with the other live forms on the Earth planet.

The existence of a future for us and its quality are subordinate to the respect of the other Earth inabitants: nature encompasses them all.

Worried, not sure of our failure. Optimistic, sure of our understandng. Humanity will send a further message in 100 years. If you not hear nothing by us, we failed. Otherwise we will comunicate you how we were smart enough to not perish under our own hands.

WU

PS. E come faccio a non associarci questa?

 

 

 

Di metonico in callippico

Tra le varie considerazioni assolutamente inutili e superficiali nelle sulle quali mi attardo (tipicamente guidando vi è la costatazione che dati due numeri si possono trovare infiniti modi di metterli in relazione. Più o meno utili, più o meno matematici, più o meno affascinanti. Cosa intendo?

Prendiamo il ciclo lunare: 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi. Ovvero quasi 29 anni. Si da il caso che ben 235 mesi lunari corrispondono (quasi) a 19 anni solari. 6940 giorni (arrotondati per eccesso) di coincidenza astronomica che hanno gettato le basi per il ciclo metonico (a sua volta alla base del calendario babilonese, di quello ebraico e di quello arabo).

Il tutto si basa sull’osservazione che dopo un tempo preciso la luna ed il sole si trovano nella stessa posizione relativa. E la cosa stuzzica molto la fantasia per costruire calendari che si spera possano essere super accurati. Sono questi i calendari lunisolari aritmetici che cercano di rimanere sincroni sia con il sole che con la luna (e.g. la data della Pasqua è calcolata anno per anno con questo metodo).

Per farci un calendario, quindi, la durata del ciclo metonico doveva essere arrotondata a un numero intero di giorni (6940) e la durata media dell’anno risultava la bellezza di 6940/19 = 365,2631 = 365 giorni, 6 ore, 18 minuti e 56 secondi. Circa mezz’ora in più dell’anno tropico. Per risolvere la discrepanza è necessario alternare opportunamente anni da 365 e 366 giorni (ahimè il numero di giorni del calendario deve essere sempre intero).

Pertanto il ciclo metonico di 235 mesi lunari lo si compone di 12 anni di 12 mesi e 7 anni di 13 mesi; eh si, ogni due/tre anni occorre aggiungere un mese, il mese embolismico, per far tornare i conti… Ecco il ciclo metonico nel quale viviamo.

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E le cose si possono complicare a piacere. Quattro cicli metonici, la bellezza di 76 anni solari, costituiscono un ciclo callippico. Quasi, ovviamente.

L’introduzione dell’anno bisestile (introduzione forse stimolata proprio dalla scoperta del ciclo metonico) ha semplificato un po le relazioni fra questi cicli. Infatti se un ciclo metonico inizia l’anno successivo ad un anno bisestile esso conterrà al suo interno 4 altri anni bisestili; in caso contrario ne conterrà 5. In quattro successivi cicli metonici, ovvero all’interno di un ciclo callippico, accadrà che vi saranno 3 cicli metonici lunghi ed un breve. Magia delle magie: 6940*3+6939 = 27759 giorni, ovvero esattamente un ciclo callippico.

WU

PS. Il solstizio estivo del 330 era considerato l’epoca (convenzionale) d’inizio dei cicli callippici. Oggi, quindi, saremmo nel 30° ciclo callippico con il prossimo destinato ad iniziare nel 2025. Sarà tutto diverso.