Cancella il tempo!

Sommarøy è li da sempre, anche se “sempre” è un concetto che potrebbe non più applicarsi all’isola stessa, ed ai suoi abitanti. Beh, forse così è un po’ eccessivo, ma l’idea degli isolani (non ho idea di come si chiamino gli abitanti di Sommarøy) stuzzica la fantasia.

Siamo in Norvegia, a nord della Norvegia, vicino il circolo polare artico dove lo scandire delle giornate in base alle fasi del sole e quanto meno discutibile. L’isola, e con essa i suoi residenti, trascorre circa due mesi l’anno (69 giorni, per la precisione) nell’oscurità più totale, mentre in estate c’è luce 24 ore al giorno per altri due mesi. Nel 2019 il sole non tramonta dal 18 maggio al 26 luglio…

Si può tranquillamente prendere un caffè alle 4 di notte, andare a dormire verso le 13 oppure portare i bimbi al parco verso le 5 del mattino. Il concetto di orari, intesi come consuetudini e riti che, ciascuno a modo suo, compie, perde sicuramente di significato. Libera l’orario!

Sommaroy.png

Da qui la petizione (perché per il momento è di questo che si parla) certamente singolare presentata dagli abitanti dell’isola al governo: essere la prima time-free-zone al mondo. Un posto non fuori dal tempo, non con fusi orari pedonalizzati, ma proprio senza tempo. Al bando gli orologi!

I dubbi (ovviamente e meno male) non mancano; anche se la petizione è stata sottoscritta dalla maggior parte degli abitanti dell’isola (che ammontano alla bellezza di 350 unità) vi è una minoranza ancora dubbiosa. Non che anche loro non vadano a fare la spesa alle due di notte, ma il dubbio è che “rimuovendo il tempo” si potrebbero compromettere le attività produttive e commerciali dell’isola. Come si regolerebbe l’apertura e chiusura dei locali e delle strutture ricettive? Ah, va detto che il turismo è una delle principali fonti di reddito dell’isola… fuori dal tempo (forse), ma non fuori dal mondo.

Personalmente vedo la parte pratica della questione abbastanza fattibile e per certi versi anche interessante (sono certo richiamerà ancora più turisti), mentre vedo un po’ più complesso affrontare tutti gli aspetti filosofici (e potenzialmente emulativi) di una decisione del genere. Siamo veramente pronti o è questione di tempo?

WU

PS. La petizione è già diventata una “trovata” infatti diversi turisti si sono già spinti ad “abbandonare” i propri orologi sulla passerella di sbarco all’isola… alla stregua dei lucchetti di ponte Milvio, giusto?

Annunci

Tanti auguri, Miss Eiffel

Oggi è il compleanno della Torre Eiffel. Una “signora” temporanea da 130 anni…

La struttura fu completata il 15 maggio del 1889 in occasione dell’Esposizione Universale e fu una specie di “grattacielo ante litteram”, dato che fu per l’epoca una impressionante impresa ingegneristica (beh, Mr Eiffel era stato, non a caso, “reclutato” in seguito al suo contributo alla struttura portante della Statua della Libertà…).

Più di 300 metri… “battuti” solo nel 1930 (dal Chrysler Building a Manhattan). Quattro pilastri arcuati che vanno unendosi verso l’alto, intramezzati da tre piattaforme/belvederi; 1665 scalini (solo per i più temerari) e due ascensori, per i turisti ovviamente.

Non si può dire che fu subito accolta a braccia aperte dai parigini, dato che sembrava (e forse lo è) esteticamente più brutta delle altre bellezze della città. La sua natura “temporanea” comunque la salvava dato che era considerata intrinsecamente di passaggio e facilmente smontabile… opzione che evidentemente non è mai stata messa in atto (nonostante le pressioni dell’élite intellettuale parigina), e meno male. Anzi, la struttura fu in qualche modo “salvata” rendendola un’antenna per telecomunicazioni (il che ne aumentò anche ulteriormente l’altezza).

Il regalo odierno all’anziana signora (si può dire?) è una specie di lifting da 40 milioni… oltre che uno spettacolo, immancabile, di luci e suoni al suo cospetto.

Tutto intorno alla torre, infatti, si stanno tirando su mega-cantieri ed impalcature per dare una bella svecchiata alla torre. Un po’ di manutenzione ed una bella riverniciata (ah, lo sapevate che la Torre “detiene” anche un proprio colore? colore bruno-Torre Eiffel) per non dare troppa evidenza del segno dei tempi e svecchiare quello che è un emblema a tutti gli effetti, l’icona per antonomasia. Le operazioni straordinarie (le travi principali vengono “rinfrescate” ogni sette anni) dovrebbero durare ben tre anni. Visto che si metteva mano a Miss Eiffel, si sta anche edificando una sorta di muro antiproiettile (trasparente) ai suoi piedi… un fulgido segno (che sono certo costituirà a sua volta un emblema per i posteri) dei tempi che stiamo vivendo.

Beh, diciamo pure che essendo un po’ l’icona di Parigi (dell’altra, dal triste recente destino, cerco di non fare cenno…) ed attirando qualcosa come 7 milioni di visitatori l’anno (la stima è che circa 250 milioni di persone vi sono saliti da quando è stata aperta… direi che la struttura può vantare una comprovata stabilità…) forse un po’ se lo merita anche.

WU

PS. Non metto immagini, dato che sarebbero inutili e confesso che è una di quelle cose che visito a Parigi più per il nome, per il simbolo che perché mi piaccia esteticamente; ma forse sta proprio in questo la sua grande fortuna.

Qbit, Tempo e tante Chiacchiere

Tanto l’avrete letto anche voi; ieri era su quasi tutti i quotidiani: gli scienziati hanno invertito la direzione del tempo.

Team russo, computer quantistico, esperimento fatto a livello microscopico, stato artificiale creato in maniera da evolvere in direzione opposta alle leggi della termodinamica sono forse alcune delle parole che i più arditi si sono spinti a leggere.

In breve, la direzione del tempo è data dal SECONDO principio della termodinamica che dice che l’entropia (il caos, in parole volgari) di un sistema tende ad aumentare. Una tazzina che cade si rompe, i suoi cocci sono meno ordinati della tazzina intera, se ci fanno vedere il disastro filmato in reverse mode ce ne accorgiamo subito. Questa è roba da libri di scuola (… che forse se si inspirassero al “flusso canalizzatore” avrebbero più copie vendute…).

Quando però entriamo nel mondo della meccanica quantistica le cose non sono così ovvie. Entra in gioco la probabilità ed il fatto che la tazzina si ricomponga e risalga nelle nostre mani non è teoricamente impossibile, ma solo altamente improbabile. A livello microscopico, invece, è possibile che la freccia del tempo sia reversibile e che proceda sia in un senso e in quello contrario.

Questa possibilità era stata già teorizzata nei primi anni novanta da Ilya Prigogine, (poi premio Nobel per la chimica nel 1977 proprio per le sue teorie sulla termodinamica applicata a sistemi complessi), e si pensava possibile solo a livello microscopico (…la polemica la faccio dopo, ma già questo quanto -è proprio il caso di dirlo- di informazione non mi pare sia stato detto negli articoli sensazionalistici circa l’esperimento).

L’esperimento in oggetto ha utilizzato un computer quantistico per analizzare la posizione di un elettrone. Prima l’elettrone è stato fatto passare da una fase in cui era precisamente (beh, più o meno a causa del principio di indeterminazione) localizzato ad una in cui il sistema era nettamente più caotico ed il nostro elettrone non era più facilmente individuabile. In un secondo tempo, grazie a un algoritmo (che è il vero cuore dell’esperimento), è stato compiuto il percorso inverso: l’elettrone dal sistema caotica è tornato a essere localizzato. Come se avessimo rivisto la nostra tazzina ricomporsi e “gridato” all’inversione del tempo.

E’ tutto bellissimo e certamente un esperimento degno di nota. La cosa che mi lascia però molta tristezza è che se non si fossero usati titoli sensazionalistici circa l’inversione delle freccia del tempo nessuno avrebbe neanche aperto una pagina circa l’esperimento in questione. Ovvero, anche nel campo della ricerca scientifica (che un tempo era quel settore in cui i risultati andavano comunicati nella maniera più chiara, nitida, breve, anche brutale se volete possibile) si è iniziato ad usare una sorta di sistema “click biting” per farsi pubblicità.

Se grazie a questa “pubblicità” ci siamo convinti che possiamo viaggiare nel tempo, i “divulgatori” hanno fatto il loro lavoro, ma la verità è che il tempo continua ad evolvere come lo abbiamo sempre conosciuto e solo l’elettrone (con tutti i se ed i ma del caso… i qubit tornavano al loro stato iniziale nel 85% dei casi quando erano due e nel 50% quando erano tre… ma questo è un dettaglio da trafiletto, no?!) è “tornato indietro”. Detto così sono certo non avrebbe avuto tutto il clamore che gli è stato riservato un po’ ovunque.

Sarà stata anche una grande pubblicità, ma IMHO il valore scientifico dell’esperimento è stato un po’ offuscato da tutto questo sensazionalismo (… che spero non abbia anche ingenerato errate percezioni da chi legge solo titoli o le prime righe di articoli semi-seri).

WU

La donna che parla(va) al cellulare

Mettiamoci in modalità “I want to believe”… e poco importa se i dati dicono il contrario… in fondo “I want!”.

L’immagine sotto è una (delle tante) icone usate per “dimostrare” la possibilità di viaggiare nel tempo. A prescindere dal fatto che sia possibile, che non lo sia, che vi siano problemi fisici, implicazioni etiche, tanta fantascienza, materiale per storie e trasposizioni cinematografiche ed abbondanti bufale, direi che prima di ululare alla scoperta sensazionale due domande vale la pena farcele.

ViaggiatriceTemporale.png

L’immagine è un estratto da un (ripeto, solo uno dei tanti) video in giro in rete in cui si vede chiaramente una donna che parla a cellulare… solo che siamo nel 1938 e di cellulari non si sentirà parlare prima di molte lune.

La conclusione più ovvia (?!?!) è per forza che si tratti di una viaggiatrice nel tempo.

In quegli anni iniziavano si i primi esperimenti su telefoni portatili, ma di certo non a livello di “cellulare” e di certo non alla portata di un’operaia. La cosa che forse colpisce di più di tutta la scena (almeno a me) è la totale naturalezza della telefonista e l’indifferenza della gente che la circonda. Ve lo immaginate se oggi vediamo per strada qualcuno con una spada laser se facciamo finta di nulla?

Inoltre di li a poco sarebbe scoppiata la seconda guerra mondiale e le truppe sul campo sarebbero state ben liete di non dover girare con i pesanti zainoni (servivano almeno due persone, una che trasportava l’apparecchiatura sulle spalle e l’altra che usava il telefono… con filo, rigorosamente) da radiotrasmittente se avessero avuto la possibilità di usare sistemi “wireless”. Anche mettendo da parte il senso logico dello sviluppo tecnologico (non siamo ancora nell’epoca dei dispositivi wireless che funzionano senza fili e che utilizzano onde radio a bassa potenza, radiazioni infrarosse o laser) almeno qualche domanda sul contesto sociale dobbiamo (ovviamente se vogliamo trovare una qualche spiegazione razionale e non… “I want to believe”) pur farcela.

Ma torniamo alla foto. Nel 1930 e dispari esistevano si i “wireless phone” (attenzione, attenzione), ma non con l’accezione che hanno oggi, ahimè. Si trattava infatti di piccole (enormi per gli standard attuali) radioline portatili che venivano avvicinate all’orecchio per ascoltare te trasmissioni radio.

Con questo pezzo del puzzle le deduzioni sono piuttosto semplici, e forse un po’ tristi. In ogni caso, anche se non abbiamo davanti una viaggiatrice pentadimensionale siamo comunque al cospetto di un utente all’avanguardia che utilizza l’ultima tecnologia disponibile all’epoca. Forse non bello come un viaggio nel tempo, ma di certo uno scorcio inusuale di un tempo che non c’è più.

WU

PS. In realtà anche quando ero piccolo io (e di certo non nel 1938) esistevano le radioline in questione, ma non posso dire che se ne facesse largo uso. Si usava si, ma tutto sommato la scena di vedere qualcuno per strada che le ascoltava accanitamente avrebbe destato più scalpore della scena del 1938… a meno di non essere un vecchietto di mezza età con le partite a tutto volume, ovviamente.

PPSS. Mi astengo saggiamente dal mettere qualunque link per non alimentare la diffusione di  credenze di ogni sorta.

L’anno che sarà come gli uomini lo faranno

Vi ho risparmiato le stupidaggini natalizie che turbano il ritmo delle impegnative digestioni, ma proprio non posso esimermi dalla ripresa degli sproloqui del 2019.

Sarò abbastanza soft, principalmente perché mi limiterò a citare parole non mie (e quindi degne di nota).

“Indovinami, Indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?”.
“Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un Carnevale e un Ferragosto
e il giorno dopo del lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno!” [G. Rodari]

Ero piccolo quando sentivo questa filastrocca, ma letta con gli occhi di oggi è forse ancora più bella e profonda. Il destino dell’anno nuovo andrà per tutti noi, nel bene (speriamo) o nel male, oltre un Carnevale o un Ferragosto; almeno in parte (larga o stretta?) sta a noi scriverci su.

Ben tornati.

WU

Il tempo assoluto

Chi siamo? Dove andiamo? Ed io che ne so… ma in compenso non vi chiederò neanche il fiorino.

Ad ogni modo, piuttosto che ambire a dare risposte a caso a domande che per loro natura non ne devono avere, stamane impelagato in questo genere di riflessioni mi è tornata alla mente “la lezione” di Bellavista.

Il presente è la separazione fra il futuro che non è ancora (e quindi non esiste) ed il passato che non è più (e quindi non esiste). Come fa, quindi il presente, e con esso il concetto stesso di tempo, ad esistere?

Cosa accade ora? Ed ora? Questo post l’ho scritto nel passato o nel presente?

Che il futuro inizi ora (anzi no… ora!), fra un minuto, un’ora o un giorno non sarò io a dirlo, ma mi piace pensare che riporre in esso tutte le speranze è un po’ come darci un momento in cui partire per iniziare a lavorare per vederle realizzate. E soprattutto l’assenza di un concetto di presente colloca nel passato tutti i miei sbagli… an che quelli che commetterò.

Pronti, attenti, via.

WU (intrinsecamente avverso all’orologio)

PS. Divertente e profondo … incluso il total watch sul filosofo greco 😀

Che ore saranno da domani?

L’ora legale sta passando un brutto quarto d’ora (scusate ma la tentazione era troppa).

Tra il 14 Luglio ed il 16 Agosto del 2018 noi eravamo (voi eravate?) al mare. E praticamente nessun italiano si è reso conto che la Commissione Europea ha indetto un referendum (non vincolante… fortunatamente, tanto ce ne saremmo fregati lo stesso in nome delle agoGNate vacanze…) circa il mantenere o meno l’ora legale.

In totale i votanti europei (e non italiani) sono stati circa 4.6 milioni ed al 80% (oserei dire quasi all’unanimità) hanno detto che il doppio orario ha le ore contate (scusate nuovamente…).

In breve questo referendum esplorativo ha ulteriormente dato forza all’idea del Parlamento di Strasburgo di abolire l’ora legale nei prossimi mesi. Addio allo spostamento di lancette rituale.

Se le cose non dovessero cambiare entro Aprile 2019 ogni stato dovrà comunicare ufficialmente se mantenere l’ora legale o l’ora solare FISSA per tutto l’anno. Come dire che le lancette saranno spostate per l’ultima volta a Marzo 2019 e poi ogni stato membro avrà il tempo che si è scelto.

La cosa alle alte latitudini (paesi del nord Europa) è molto sentita dato che le ore di buio sono già scarse ed uno spostamento all’ora legale le riduce ulteriormente causando (pare) disturbi del sonno e cose del genere. Ad ogni modo, qual che sia la verità, i paesi del Nord sono più orientati a tenere l’ora solare per tutto l’anno, mentre qualche dubbio sui paesi mediterranei ancora permane.

Inoltre anche i vantaggi in termini di consumi energetici fra le ore diurne e quelle notturne si sono man mano ridotti (tanto non è che accendiamo luce o condizionatore in base all’orario e con i rincari delle tariffe elettriche mi pare che anche le famose “fasce” siano ormai spiccioli sul conto salato che comunque riceviamo a fine mese).

Personalmente lascerei l’ora legale tutto l’anno, ma qualunque sarà il verdetto sono assolutamente d’accordo a smetterla con la pantomima dello spostamento delle lancette (che poi tanto faccio sempre casino…).

WU

24mo minimo solare

Il sole (come un po’ tutte le cose in natura) ha bisogno del suo riposo. La nostra stella compie un ciclo completo della sua attività in circa 11 anni. Attività segnata da turbolenze, espulsioni di massa dalla corona, brillamenti e macchie solari.

Ora siamo vicini, anzi vicinissimi, al minimo dell’attività del nostro sole. Siamo nei pressi di una sorta di “letargo” della nostra stella. E’ più di un mese, infatti, che sulla superficie del sole non vi è traccia di alcuna macchia solare.

In generale l’attività della superficie solare sembra sempre più rara e tutto sembra “senza incidenti” da troppi giorni. Il prossimo minimo solare (il termine del 24mo ciclo, per la precisione) è previsto per il 2021, ma se le cose continuano così sembra proprio che abbiamo un paio di anni di anticipo nella fase di riposo della stella. Praticamente il sole sta andando verso il suo riposo più velocemente di quanto ci aspettassimo.

Ovviamente il momento di “entrata” in questa fase di minimo non è un istante facilmente identificale ne tanto meno è facilmente prevedibile la durata di tale minimo. Il precedente (storicamente fra i più lunghi, ovviamente senza arrivare a scomodare il minimo di Mauder) è stato caratterizzato da ben 800 giorni consecutivi senza macchie solari.

Durante le fase di minimo il sole in qualche modo riorganizza il suo campo magnetico; un po’ come mettere ordine fra le proprie cose. In tale fase, inoltre, la corona solare presenta una serie di estesi “buchi coronali”. Ovvero una serie di regioni a bassa emissione di raggi X che però convogliano comunque il vento solare. Se una di queste raffiche fosse diretta verso la terra non ci proveremmo di osservare questa o quella aurore boreale, tempeste geomagnetiche e modifiche alla ionosfera (… la cosa a cui dobbiamo il propagarsi delle onde radio).

Il minimo solare ha anche un altro contro per il nostro pianeta. In questa fase, infatti, il vento solare è meno denso e scherma in maniera meno efficiente i raggi cosmici (particelle molto energetiche e quindi “cattive” per tutta l’elettronica che buttiamo nello spazio). In breve, il nostro scudo spaziale è un po’ meno efficiente e tutti i satelliti (inclusi quelli di telecomunicazione) sono un po’ più a rischio.

Magari fra qualche secolo vedremo qualche quadro con nevicate fuori stagione, fioriture o vendemmie tardive o fiumi inaspettatamente congelati, ma ad ogni modo non è un evento da allarmismo (neanche per i cospiratori più incalliti si può gridare alla prossima era glaciale); solo qualche anno di riposo per il nostro Sole come successo milioni di volte in passato e (forse) succederà in futuro.

WU

Anomalia magnetica del Sud Atlantico

Due parole che non possono non catturare l’attenzione: anomalia e magnetica…

La South Atlantic Anomaly (SAA) è un punto, ormai ben noto, della superficie terrestre in cui l’intensità del campo magnetico è particolarmente debole.

In questa regione le così dette Fasce di Van Allen (ciambelle che avvolgono la Terra composte di particelle cariche intrappolate nel campo magnetico del nostro pianeta) sono particolarmente vicine alla superficie terrestre (fino a circa 200 km!) e ciò interferisce con il campo magnetico generato dl nostro pianeta. Tale vicinanza è una combinazione dell’inclinazione dell’asse di rotazione della terra e dell’asse magnetico terrestre, ma il risultato è che in questa regione le cose sono un po’ più strane che ne l resto del globo.

Le dimensioni della SAA aumentano anche con la quota e la sua estensione varia nel tempo; la parte più intensa della regione si sta infatti spostando lentamente verso Ovest ad una velocità di circa 0,3° di longitudine per anno.

SAA.png

Ma non è tutto.

Al confine tra Zimbabwe, Sudafrica e Botswana, ovvero nel cuore della SAA (che ad oggi si estende fra circa 0° e -50° in latitudine e da 90° Ovest a 40° Est in longitudine) viveva nell’età del Ferro una popolazione di agricoltori ed allevatori con una strana tradizione.
Per propiziare i loro dei nei periodi di siccità, infatti, bruciavano recipienti di grano. Recipienti di argilla. E meno male…

L’argilla, bruciata ad alta temperatura, infatti, stabilizza i sui minerali magnetici che praticamente si dispongono in accordo al campo magnetico del momento. Scattando di fatto una foto magnetica del pianeta in quell’epoca.

Qualcosa di insolito nel confine tra nucleo e mantello al di sotto dell’Africa è evidente che ci sia (e ci fa piacere il fatto che ci sia) ed, assieme alla vicinanza delle fasce di Van Allen, determina tale anomalia. La African large low velocity province è praticamente questa regione (e stiamo parlando di qualcosa come 3000 km2!) in cui il materiale fra nucleo e mantello è un po’ rallentato, scorre più piano, rallenta anche la propagazione delle onde sismiche e genera “meno campo magnetico” (non me ne vogliano i puristi).

E le scoperte (di un gruppo di scienziati dell’Università di Rochester, New York) sono state anche più interessanti; il campo magnetico della regione ha subito significative fluttuazioni fra il 400 e il 450 d.C., dal 700 al 750 e dal 1225 al 1550. Questo vuol dire che la SAA è in effetti solo la manifestazione attuale di un fenomeno ricorrente del campo magnetico del pianeta.

E’ pertanto un fenomeno ciclico, molto probabilmente indice della famigerata inversione magnetica (che NON ci ucciderà), che ha in questa regione la sua spia ed il suo “punto debole”; il suo punto di innesco.

WU

78 megahertz

Romanziamo un po’ anche questo.

Deserto australiano, una piccola antenna radio nel bel mezzo di un nulla di polvere, vento e silenzio. Un solo omino, stanco ed annoiato davanti al suo monitor. Vent’anni di speranze, ricerche e tentativi; condivisi dal nostro solitario ricercatore e da decine di sognatori e testardi come lui.

Ad un tratto un flebile bip; un puntino insignificante per molti, tanti, tantissimi, tutti meno che lui. Il bip che aspettava, il vagito della prima stella. Buon compleanno.

180 milioni di anni dopo il Big Bang, praticamente un’occhiolino dopo la nascita dell’universo, l’ “Età Oscura” (il buio cosmico, perenne ed onnipresente) era squarciato dalla prima luce. Raggi ultravioletti che squarciavano la nebbiolina di idrogeno che rappresentava il risultato stesso del Big Bang, che era “il tutto”.

The low-frequency edge of the observed profile indicates that stars existed and had produced a background of Lyman-α photons by 180 million years after the Big Bang. The high-frequency edge indicates that the gas was heated to above the radiation temperature less than 100 million years later.

La piccola antenna si era spinta indietro nel tempo dove nessuno era mai giunto, dove i suoi fratelloni più grandi, sia in cielo che in terra, non erano ancora arrivati. Un segnale flebile e disturbato in mezzo ad una moltitudine di rumore e ruggiti di stelle più grandi e più giovani. Ma l’interesse era per quel vecchio, lontano e flebile dinosauro che rappresentava una pietra miliare nell’evoluzione del cosmo.

78Mhertz_1.png

Ma non è tutto; il bip non suonava come il nostro amico testardo si aspettava. Non era un segnale propriamente regolare… e meno male, dato che altrimenti la ricerca sarebbe finita li. Era in qualche modo un segnale deformato, dalle caratteristiche inattese: due volte più ampio del previsto (An absorption profile centred at 78 megahertz in the sky-averaged spectrum).

After stars formed in the early Universe, their ultraviolet light is expected, eventually, to have penetrated the primordial hydrogen gas and altered the excitation state of its 21-centimetre hyperfine line. This alteration would cause the gas to absorb photons from the cosmic microwave background, producing a spectral distortion that should be observable today at radio frequencies of less than 200 megahertz.

[…]

The profile is largely consistent with expectations for the 21-centimetre signal induced by early stars; however, the best-fitting amplitude of the profile is more than a factor of two greater than the largest predictions. This discrepancy suggests that either the primordial gas was much colder than expected or the background radiation temperature was hotter than expected.

78Mhertz.png

E qui, dal solitario omino si passa ad una pletora di pensatori imbellettati, di scienziati da carta e penna, di lavagne polverose e studi bui: l’idrogeno gassoso era forse più freddo di quanto ipotizzato; probabilmente a causa dalla materia oscura. In piena serendipità, da cosa nasce cosa e siamo vicini a poter definire qualche proprietà di una particella di materia oscura e (speriamo di no) rimetter mano al modello standard per tener buono questo strano, flebile vagito e la conoscenza del mondo che ci circonda così come siamo abituati a vederlo e spiegarcelo.

Praticamente nello spetto delle microonde della radiazione cosmica di fondo, questa lieve diminuzione del segnale attorno ai 78 MHz è una distorsione compatibile con, tenendo conto dell’assorbimento dell’idrogeno e dello spostamento verso il rosso dovuto all’espansione dell’universo, un idrogeno (ed in fondo un intero universo) due volte più freddo di quanto ci aspettassimo.

Parliamo di circa 3 gradi Kelvin; -270°C.

Astrophysical phenomena (such as radiation from stars and stellar remnants) are unlikely to account for this discrepancy; of the proposed extensions to the standard model of cosmology and particle physics, only cooling of the gas as a result of interactions between dark matter and baryons seems to explain the observed amplitude.

WU