Il 24mo ciclo che volge alla fine

Che questo 2020 avrebbe avuto qualcosa di strano era scritto nelle stelle. Letteralmente. Almeno nella nostra, di stella.

Da inizio anno, infatti, il ostro Sole si trova in un periodo di minimo solare, ma un minimo veramente basso… almeno a giudicare (per quel che abbiamo capito) dal numero di macchie solari su esso presenti.

Che il Sole fosse (o si avvicinasse) ad un periodo di minimo lo sapevamo da anni. Nel 2016 il Sole ha passato 32 giorni senza macchie, nel 2017 i giorni “puliti” (neanche fosse un tossico sulla via di guarigione…) sono stati 104 passati poi a 221 nel 2018 e 281 nel 2019. Anni quindi di particolare calma, come si confà ad un periodo di minimo solare in cui l’attività del sole, misurata anche dalle zone turbolente sulla sua superficie, si è andata man mano abbassando.

Durante un ciclo solare il campo magnetico della nostra stella inverte polarità in prossimità del massimo di ciascun ciclo (il ciclo solare magnetico che ha una durata di circa 22 anni), mentre la polarità delle macchie solari cambia da un ciclo ad successivo (quindi come il ciclo solare, con durata di 11 anni).

Ora, nel 2020, siamo già a 90 giorni di assenza di macchie solari in soli 120 giorni (4 mesi). Una specie di record di calma. Il 24mo ciclo solare (già di per se decisamente più debole della media dei cicli solari… paragonabile al “ciclo 6” del 1800) è effettivamente terminato ed il prossimo è in procinto di iniziare.

SolarCycle25

La durata di questa “calma assoluta” sarà evidentemente uno dei metri di paragone della regolarità di questa transizione, ma fatto stà che un periodo prolungato di assenza di macchie così lungo è già per se un evento abbastanza raro. Ci si aspetta che questo “minimo assoluto” continuerà almeno fino a Settembre di quest’anno (anche se qualche piccola macchiolina ce la aspettiamo…) per poi iniziare gradualmente a ricrescere e raggiungere il nuovo picco fra 2023 e 2026.

Ora, uno dei motivi dell’interesse per il numero di macchie solari è certamente scientifico, ma anche molto pratico. Sappiamo bene che l’attività della nostra stella condiziona il nostro modo di vivere (e basterebbe una “eruzione solare” per spegnere gran parte dei nostri sistemi di telecomunicazioni per un bel po…). Tanto per fare un po’ di allarmismo, fra il 1645 ed il 1715 l’attività solare fu molto scarsa (verrebbe da dire simile a quella che stiamo vedendo ora…), con un numero bassissimo di macchie solari (30 macchie osservate in 50 anni rispetto ad una media di 40.000-50.000!). Il periodo prende il nome del “minimo di Maunder” che coincise con un brusco abbassamento della temperatura in tutto il globo, la così detta Piccola Era Glaciale. Pare, inoltre, che durante tale periodo il Sole si espanse un pochino rallentando la sua velocità di rotazione temperatura.

I reali collegamenti causa-effetto fra il numero di macchie solari ed il clima è ancora terreno di ricerca, ma se il Sole continua ad essere così pacifico ancora a lungo qualcosa (qualcos’altro) dobbiamo spettarcelo di certo.

WU

PS. E’ che mi sento ancora un po’ scioccato dai grafici Covid-19 per essere pronto a leggere nuovi picchi, abbassamenti e cicli…

Il soffio del quasar

E’ stata qualche giorno fa oggetto di una significativa (beh… almeno per una certa parte delle testate giornalistiche che gli hanno trovato un angolino fra qualche news gossippara, stile Grande Fratello, e l’immancabile monopolio COVID) copertura mediatica, che fa almeno eco all’immagine (e non foto) del buco nero che abbiamo visto lo scorso anno.

E’ uno dei fenomeni più energetici dell’universo: un getto di plasma da un buco nero. Una specie di sbuffo dalle narici all’origine dello spazio-tempo. Soggetto della foto è il quasar 3C279, nella costellazione della Vergine, il quale, fotografato da una collaborazione scientifica internazionale (EHT) ha mostrato qualcosa finora solo elucubrato. La tecnica utilizzata è quanto meno degna di nota: si tratta di una foto ad interferometria con esposizione molto lunga (VLBI, in cui sostanzialmente si sincronizzano gli osservatori distribuiti sul globo e si sfrutta la rotazione del nostro pianeta per formare un enorme telescopio delle dimensioni della Terra) che garantisce una risoluzione “fine” di un anno luce.

Con questo metodo di fotografia il quasar ha rivelato alcuni suoi dettagli molto “intimi”: un suo getto di plasma a velocità relativistiche forse originato dal vicino buco nero (dalla massa stimata di soltanto un miliardo di nostri soli…). Stiamo parlando di materia emessa circa alla velocità della luce dalla vicinanze di qualcosa che non fa scappare nulla, neanche la luce stessa: l’attrazione gravitazionale del mostro ingurgita quello che passa da quelle parti per poi emettere due sbuffi di plasma a velocità prossime a quella della luce.

GettoQuasar

Il getto, che si aspettava fosse abbastanza dritto, rivela una forma alquanto contorta e si sono, inoltre, osservate delle strutture perpendicolari al getto che si pensa siano il disco di accrescimento del buco nero dal quale vengono poi espulsi i due getti. Le immagini sono state poi confrontate con quelle dei giorni successivi in cui si può apprezzare addirittura la rotazione del disco di accrescimento e lo spostamento dei due lobi.

Fenomeni del genere, oltre a non essere affatto comuni nel cosmo, sono anche spaventosamente energetici (tanto che si pensa che la materia sia accompagnata da importanti emissioni di raggi gamma). Fotografarli è un po’ come andare a vedere cosa c’era all’inizio del tempo, dello spazio e dell’energia.

WU

FRB 180916.J0158+65

Ogni tanto riappaiono (e la cosa ci intriga parecchio). Ma questa volta siamo di fronte, per la prima volta, ad un FRB periodico!

Dato che questi FRB sono così rari (una dozzina identificati dal 2007), enigmatici ed energetici (beh… ce ne accorgiamo a distanze di miliardi di km…) finora gli scienziati ne attribuivano le cause ad un qualche cataclisma, tipo collisioni stellari o collassi di stelle.

Già non sappiamo di preciso cosa possa originare un Fast Radio Burst, figuriamoci se possiamo immaginare cosa possono renderli addirittura periodici… certo, alieni a parte.

FRB 180916.J0158+65 è stato osservato, per la prima volta, nel 2019; provenienza: una galassia spiarale (più o meno a caso) a circa 500 milioni di km da noi! Solo successivamente, gennaio 2020, i ricercatori del Canadian Hydrogen Intensity Mapping Experiment Fast Radio Burst Project (CHIME/FRB) sono andati un po’ a spulciare a ritroso nei dati passati identificando per il FRB in questione una inquietante caratteristica.

FRB 180916.J0158+65 si presenta con una strana regolarità: viene ripetuto con una o due (?) esplosioni ogni ora per quattro giorni, poi scompare per dodici giorni prima di riapparire nuovamente per un periodo di quattro giorni; in pratica il ciclo completo è di circa 16 giorni.

FRB180916.J0158

Ed ora passiamo al campo delle possibilità (sempre alieni a parte…). Una delle ipotesi più accreditate è che il fenomeno potrebbe originarsi da un sistema binario composto da una stella massiccia e come compagno una stella di neutroni (in parole povere un nucleo di una ex-stella super-densissimo). La stella di neutroni emetterebbe i segnali radio (perché?), che verrebbero periodicamente eclissati dalla rotazione della stella massiccia (anche questa destinata ad essere mangiucchiata dalla gravità della stella di neutroni),

Ah, ovviamente una ipotesi del genere (ed in generale associare un FRB ad un evento “normale” come la rotazione di un oggetto celeste) oltre a gettare nuovi interrogativi sull’origine ed evoluzione di un sistema stellare del genere ci costringe anche a rivedere le nostre teorie sull’origine degli altri FRB ed a spiegare, eventualmente, perché non sono periodici…

Dalla padella alla brace, ma per il bene della ricerca scientifica (oppure un qualche segnale morse-like da parte di una avanzatissima civiltà aliena che ci invita a decifrare… per vedere se siamo all’altezza).

WU

Il Parelio, quello vero

Attenzione, attenzione, siamo in odore di pu##@@ata (o bufala, come suol dirsi). Mi hanno mandato l’immagine sotto su whatsapp (anche se credo sia di qualche tempo fa…).

post_fake

Diciamolo subito e chiaramente: la nostra Terra orbita attorno ad un solo Sole e non ci è alcuna correlazione fra la contemporanea presenza del Sole e della Luna in cielo (cosa peraltro comunissima) e l’inclinazione dell’asse di rotazione terreste.

Partiamo dalle basi della dinamica del nostro pianeta (che si, è grossomodo sferico, ma questa è un’altra storia…). La Terra ruota attorno ad una asse la cui inclinazione varia costantemente e ciclicamente descrivendo, nella bellezza di circa 41.000 anni un cono fra 22.5 e 24.5 gradi (inclinazione assiale terrestre). E’ stato sempre così e sarà sempre cosi (ove sempre si riferisce a scale temporali umane e non cosmiche). L’asse di rotazione ruota anche leggermente rispetto alla perpendicolare dell’eclittica (il piano su cui la Terra ruota attorno al Sole); anche in questo caso per un giro completo ci vogliono circa 25772 anni (precessione degli equinozi).

Non basta? L’asse di rotazione è perturbato da tutta una serie di forse esterne che tendono a fargli compiere delle piccolissime oscillazioni (circa 20′) anche queste periodiche ma “solo” di 18.6 anni (nutazione). La nutazione è il moto dell’asse di rotazione terreste che più influenza il sorgere e calare della Luna nel cielo (l’orario ed il colore). Anche qui, nulla di nuovo, almeno da millenni.

Tutto questo è dinamica orbitale “classica”, poi c’è il Sun Dog, ovvero il parelio. Si tratta di un fenomeno ottico dell’atmosfera dovuto alla rifrazione della luce del sole da parte dei piccolissimi cristalli di ghiaccio sospesi nelle nubi che fungono da prismi rifrangendo la luce del Sole un po’ ovunque.

Una delle conseguenze del parelio è proprio quella di far apparire delle macchie luminose su uno o entrambi i lati del Sole… dando l’illusione che il nostro Sole si raddoppi/triplichi. Tale fenomeno ottico è abbastanza comune nei nostri cieli, anche se spesso “nascosto” dall’abbagliante luce del Sole stesso.

Per tornare al post sensazionalistico/disinformantivo (non capirò mai la vera motivazione che spinge a scrivere certe cose, le fonti a cui queste attingono ed il risultato a cui mirano…) di cui sopra, si tratta verosimilmente di pareli accentuati, di elaborazioni grafiche e/o semplicemente di qualche riflesso (soprattutto la foto in basso a sinistra).

La razza umana finirà, stiamone pure certi. La terra, i suoi movimenti, le stagioni, cambieranno e molto probabilmente non saranno più adatti alla vita. Ma la cosa non succederà domani, non succederà in maniera sensazionalistica e, soprattutto, non sarà un post o qualche foto a rivelarcelo.

WU

PS. Ah, tanto per completezza. Hunters moon non vuol dire nulla. Esiste la Hunter’s moon (luna del cacciatore o luna del raccolto). E’ il nome che i nativi americano danno alla luna piena di Ottobre (accade quindi una volta ogni anno…). I campi sono stati mietuti ad Agosto e Settembre ed è piuttosto facile individuare volpi e altri animali nei campi, ottimo per i cacciatori. Questa Luna, forse per l’imminente inverno, è stata sempre storicamente particolarmente riverita, ma nulla di più.

TOI 700 d, l’ interessante candidato

Data astrale Gennaio 2020, l’umanità ha scoperto una seconda terra abitabile.

Ok, ok, un intro che fa molto Kolossal (e che forse chiuderei con un “, ma ormai è tardi per la razza umana”), e suona anche un po’ come annuncio trionfalistico di testate scientifiche finto-divulgative; ma non è poi lontano dalla verità.

Il telescopio spaziale TESS (NASA) in questo mese ha infatti individuato, con il metodo del transito, ben tre pianeti rocciosi extrasolari che orbitano attorno alla stella madre TOI 700 (nana rossa di classe M, per i puristi). La scoperta è stata poi anche confermata dal team di ricerca che lavora sui dati dell’altro telescopio spaziale, Spitzer.

Il più esterno dei tre, TOI 700 d, si trova nel bel mezzo della cosiddetta fascia abitabile della stella dove si suppone che le condizioni per la vita (come la intendiamo noi) siano soddisfatte: il pianeta è solido e non gassoso, la distanza è giusta per avere acqua liquida in superficie, il pianeta è verosimilmente dotato di una atmosfera (anche se non ne è ancora chiara la densità e la composizione), etc.

TOI700d.png

Mentre il periodo orbitale del pianeta (circa 37 giorni) e la sua distanza dalla stella (circa 0,163 UA medie) sono noti con buona precisione le stime sulla sua massa (il che vuol dire la sua gravità, il che vuol dire la speranza di trovare forme di vita) sono ancora abbastanza incerte; anche se in un intervallo che ci fa molto ben sperare. Fra 1.4 e 2 volte la massa della Terra con un raggio che è del 20% maggiore di quello del nostro pianeta.

TOI 700 si trova a circa 101,5 anni luce dal nostro Sole (non proprio dietro l’angolo, ma su scale cosmiche praticamente qui accanto) ed è molto meno luminosa della nostra stella per cui anche pianeti molto vicini, tipo TOI 700 d appunto, risultano potenzialmente abitabili.

Prima di cantare vittoria (ed ancora non ho capito perché identificheremmo la scoperta di vita extraterrestre come una vittoria e non solo come il risultato di una ricerca… per quanto rivoluzionario esso possa essere) teniamo a mente che:

  • il pianeta è comunque in rotazione sincrona con la sua stella (un po’ come la Luna con noi); praticamente su metà pianeta è sempre giorno (caldo), sull’altra sempre notte (freddo);
  • anche per pianeti orbitanti all’interno della zona abitabile, la possibilità che si sia sviluppata la vita è legata al comportamento della stella madre. Stelle particolarmente turbolente inondano i malcapitati pianeti di flares e radiazioni che spolverano ogni possibilità di vita. TOI sembra (anche se l’abbiamo osservata solo per una decina di mesi…) una stella abbastanza tranquilla;
  • anche ammesso che vi sia qualcuno lassù, prima di riuscire a parlarci ci vorrebbe qualcosa come 200 anni (andata e ritorno di un segnale)… viaggiando alla velocità della luce…;
  • il pianeta potrebbe ospitare vita, ma non intelligente (qualunque cosa voi intendiate: non ci risponderebbe) oppure una concezione completamente diversa della parola “vita”.

In breve: TOI 700 d è un interessantissimo candidato da continuare ad osservare; il primo test da superare per lui sarà se è dotato o meno di una atmosfera e di che natura. Poi vediamo il resto… Prossima osservazione prevista: luglio 2020, quando TESS si troverà nuovamente in posizione idonea.

Affascinante, prima ancora che abitabile.

WU

PS. Con grande fantasia: TOI = TESS Object of Interest.

The big wave

… solo che si trova all’interno della Via Lattea…

Osservando la nostra galassia, infatti, pare esistere una inaspettata, enorme, struttura a forma di onda composta interamente da gas. Si tratta di una struttura densa ed omogenea composto di gas densi ed ad alta temperatura che sono sostanzialmente il posto migliore in cui far nascere nuove stelle.

Praticamente sembra che la nostra Via Lattea ospiti una fornace di stelle enorme ed a forma di onda.

La scoperta (A Galactic-scale gas wave in the solar neighborhood) è frutto, ovviamente, di un team di ricerca internazionale e delle osservazioni (ed analisi a posteriori… la parte forse meno entusiasmante ma sicuramente fondamentale) combinate del satellite Gaia e del WorldWide Telescope.

MilkyWayWave.png

La cosa forse più interessante di questa scoperta è che il ruolo della cosidetta Cintura di Gould inizia a vacillare. Per Cintura di Gould si intende una sorta di anello di stelle esteso per circa 3000 anni luce ed inclinato di circa 16-20 gradi attorno al nostro Sole. Tale cintura ospita un grandissimo numero di stelle e potrebbe sostanzialmente rappresentare il braccio della spirale in cui si trova il nostro Sole (a circa 325 anni luce dal suo centro).

[…] We find a narrow and coherent 2.7-kiloparsec arrangement of dense gas in the solar neighbourhood that contains many of the clouds thought to be associated with the Gould Belt. This finding is inconsistent with the notion that these clouds are part of a ring, disputing the Gould Belt model. The new structure comprises the majority of nearby starforming regions, has an aspect ratio of about 1:20, and contains about three million solar masses of gas. Remarkably, the new structure appears to be undulating and its three-dimensional structure is well described by a damped sinusoidal wave on the plane of the Milky Way, with an average period of about 2 kiloparsecs and a maximum amplitude of about 160 parsec. […]

Per quanto enorme tale struttura è passata finora inosservata sia per la sua distanza da noi sia perché in realtà… non la cercavamo. Ora l’evidenza di questa alta concentrazione di gas caldi, perfette sorgente di stelle, ci costringe ad ammetterne l’esistenza e rivedere di conseguenza anche il ruolo del nostro Sole. E’ infatti chiaro che questo, distante “soli” 500 anni luce dall’onda nel suo punto più vicino, interagisce con la “Redcliffe Wave”: la cavalca (e noi assieme a lui…). Con un ciclo di circa 13 milioni di anni ne attraversa alternativamente i due bracci.

Quando si dice “vivere sull’onda”…

WU

Sirio e l’enigma dei Dogon

Mali, Africa orientale. Da qualche parte nel bel mezzo del nulla, fra polvere e capanne vive il popolo dei Dogon.

Cane Maggiore, sopra le nostre teste nell’immensità cosmica. La costellazione ospita la stella più brillante del cielo notturno: Sirio, ovvero Alfa Canis Majoris.

Fra i due scenari c’è un legame quantomeno insolito, e che ci piace considerare misterioso. Enigmatico.

Partiamo da Sirio. La stella non è una stella, nel senso che non è una sola. Sirio è infatti un sistema stellare multiplo. Di certo è binario e potrebbe esserci in giro anche una terza compagniuccia… anche se la cosa non è mai stata confermata.

Sirio

Sirio è stata dalla notte dei tempi un riferimento nel cielo notturno (…cosa che evidentemente anche i Dogon dovevano apprezzare), ma del fatto che fosse un sistema stellare doppio si è avuto contezza solo nel 1862 quando i telescopi diventarono abbastanza potenti per confermare le supposizioni fatte non più di vent’anni prima circa il moto proprio della stella.

La stella più luminosa del sistema è Sirio A (Senza troppa fantasia) ed attorno ad essa orbita (questa è la parte “nota”, sia chiaro) una nana bianca. Chiamata, indovinate un po’, Sirio B (una stella grossa più o meno come la terra, ma estremamente più densa, pesa infatti circa il 98% del nostro Sole!). La rivoluzione di Sirio B attorno alla primaria ha un periodo di circa 50 anni e la porta ad una distanza fra compresa fra 8,1 e 31,5 UA. Ulteriori osservazioni con telescopi terrestri e spaziali hanno notato ulteriori anomalie nel moto delle due stelle, ma una terza stella a completare il sistema non è stata mai effettivamente osservata.

Ora dovrebbe essere chiaro che l’osservazione di Sirio e del suo sistema stellare non può prescindere dall’utilizzo del telescopio e dagli sviluppi tecnologici, cosa che evidentemente non rientra fra le priorità nazionali del Mali e men che meno fra quelle dei Dogon.

Eppure i Dogon hanno la paternità di un graffito che rappresenta esattamente Sirio A e la sua compagna Sirio B con tanto di orbita. Ah, ed è vecchio di almeno 400 anni. Tanto per non farci mancare nulla, “pare” che anche loro sostengano la presenza di una terza stella a completare il sistema.

SirioDogon.png

Il tutto è trattato in articoli e libri che hanno poi attribuito ai Dogon (e quanto ci piace…) anche ulteriori, impossibili conoscenze astronomiche. Cose (onestamente ben più vicine e potenzialmente più semplici di osservare anche anzi tempo) tipo i satelliti galileiani o gli anelli di Saturno non sarebbero stati per loro un mistero…

Ci piace credere, mi piace credere (quando la cosa non sfocia in bufale o complottismo). Nel caso specifico, tuttavia, credo che vogliamo vedere quello che cerchiamo (un bias cognitivo, si dice così?) notando qualcosa di “magico” in quello che probabilmente è un graffito qualunque dei Dogon. Al secondo livello di probabilità sono portato a pensare che si tratti di un caso di contaminazione culturale (ci sarà pure un Dogon, su una popolazione di 240.000 anime, che è venuto a contatto con qualche forma di bibliografia scientifica…). E come ultima spiegazione che i Dogon abbiano un fantastico telescopio nascosto nel Mali, chissà, magari fatto di vibranio… No, i contatti passati con civiltà aliene non li prendo neanche in considerazione, sorry.

WU

PS. Visto che ci siamo. Sapete da dove trae origine la parola canicola? Il cane maggiore, e Sirio in particolare, sorgevano ai tempi dei Greci poco prima del sorgere del sole (sorgere eliaco) nella parte più calda dell’estate. I giorni del cane, di un caldo da cani, della canicola.

PPSS. Non so bene il perché, dato che c’entra solo in parte e soprattutto fa riferimento all’emisfero sbagliato, ma ho canticchiato questa canzone per tutto il tempo della stesura del post…

The Metalaw

The practical and philosophical significance of a successful contact with an extraterrestrial civilization would be so enormous as to justify the expenditure of substantial efforts… The technological and scientific resources of our planet are already large enough to permit us to begin investigations directed towards the search for extraterrestrial intelligence… For the first time in human history, it has become possible to make serious and detailed experimental investigations of this fundamental and important problem

Facciamo un passo oltre la ricerca della vita extraterrestre: se ci fosse come ci comporteremmo? Praticamente l’idea è quella di evitare di trovarsi sguarniti tipo Colombo quando non solo scoprì nuove terre, ma si vide davanti degli “alieni” ed ovviamente non era pronto a comportarsi di conseguenza (e quindi furto-baratti, traffici di donne, malattie trasferite, colture impiantate e via dicendo). Se oggi ci trovassimo veramente davanti gli alieni che dovremmo fare?

Ovviamente la cosa è trattata ad al livello semi-serio (e decisamente più serio di codesto blog). Il CETI (Communication with Extraterrestrial Intelligence) è l’organo che si occupa di Xenologia, ovvero degli studi scientifici di vita, intelligenza e civiltà extraterrestre. Il CETI copre aree tipo abiogenesi, zone abitabili di altri sistemi planetari, exobiologia, & co (tipo il Viking lander biology instrument packages o il messaggio di Arecibo). Oltre alla metalaw, ovviamente.

La metalaw è praticamente lo studio di un sistema di leggi che possa essere applicato ad ogni possibile interazione con intelligenze aliene. La fuffologia è dietro l’angolo, ma proviamo ad immedesimarci nell’universo di Star Trek.

But to suggest that first contact will necessarily terminate a culture, that dominance or submission are the only alternatives, is to deny the immense complexity of the problem. Trade, war, quarantine or blockade, abject indifference, negotiation and treaty, evangelism, integration and homogenization are just a few of the myriad possibilities. The destinies of the two races will merge, for better or worse. And the interests of both partners will best be served if a metalegal order can be established to help regulate this interaction.

Ora, solo perché il problema in questa forma finora non si è mai posto non è detto che non possiamo preoccuparcene (fantasticare?) per tempo. Se fossimo noi, nel contatto alieno, la specie “superiore” che obblighi avremmo nei confronti dell’altra razza? Dovremmo interferire nella loro evoluzione o no? Colonizzare? Se invece fossimo noi ad esser contattati? Dovremmo metterci sulle difensive? Iniziare contatti diplomatici o amichevoli? Dovremmo farli “entrare” nel nostro pianeta/sistema solare?

Ad ogni modo il CETI ha stilato un insieme di leggi auto-consistenti per la metalaw che dovrebbero essere abbastanza basilari e di “portata cosmica” (leggi pure: si basano sul nostro buon senso e speriamo che gli alieni possano condividerlo):

  1. No partner of Metalaw may demand an impossibility.
  2. No rule of Metalaw must be complied with when compliance would result in the practical suicide of the obligated race.
  3. All intelligence races of the universe have in principle equal rights and values.
  4. Every partner of Metalaw has the right of self-determination.
  5. Any act which causes harm to another race must be avoided.
  6. Every race is entitled to its own living space.
  7. Every race has the right to defend itself against any harmful act performed by another race.
  8. The principle of preserving one race has priority over the development of another race.
  9. In case of damage, the damager must restore the integrity of the damaged party.
  10. Metalegal agreements and treaties must be kept.
  11. To help the other race by one’s own activities is not a legal but a basic ethical principle.

Mi piace l’idea di muoverci per tempo (anche se è una cosa che potenzialmente non si verificherà mai, vige una specie di principio generale di “legislazione generale”: una cosa non va fatta a meno che non si conosca il perimetro, seppur vago, in cui muoversi) ma il mio principale dubbio rimane quello di chi applica queste leggi. Se siamo solo noi a “crederci” ed il nostro “visitatore” non è così affabile o democratico a poco sarà valso l’esercizio. Come dire che se anche i popoli dell’Amazzonia centrale (un esempio a caso) avessero avuto un sistema di regole tipo questo non credo che nessun conquistadores avrebbe avuto voglia di ascoltarlo e men che meno applicarlo.

Aspetto “the first contact” per vedere se tali leggi abbiano una speranza di essere applicate o meno, e continuo a pensare che l’idea di base dovrebbe essere (per noi e per gli alieni) sempre quella di trattare l’altro come si vorrebbe esser trattati. Abbastanza semplice. Ce lo dimentichiamo fra noi, ma forse un incontro alieno ci rinfrescherebbe la memoria.

WU

PS. In questo caso credo che la definizione di “razza intelligente” equivalga a “razza in grado di viaggiare nello spazio interstellare” il che ci evita di interrogarci su che forma di vita potremmo trovarci davanti e ci colloca automaticamente nella categoria delle razze NON intelligenti.

Il sigaro sfuggente

Allora, visto lo abbiamo visto. Ci abbiamo elucubrato un po’ su (soprattutto perché non possiamo avere davanti la prima roccia aliena al nostro sistema solare e non pensare che non sia una qualche sonda aliena), ma soprattutto abbiamo notato che c’è qualcosa che… ci sfugge.

Stiamo parlando di Oumuamua, il sigaro-asteroide del quale abbiamo sentito parlare (si, si lo so, anche da queste parti) qualche tempo fa.

Il primo avvistamento dell’oggetto ad Ottobre 2017 ci ha però sconfortato perché l’asteroide era troppo distante. Abbiamo allora aspettato Novembre 2017 per puntare i nostri telescopi (terresti e spaziali, e.g. Spitzer ed Hubble) in direzione del sigarone, pronti a “vederlo con i nostri occhi”. Ed invece… il nulla. L’unica immagine ottica che abbiamo dell’oggetto la dobbiamo al Wiyn Telescope… ammesso che si possa dire che in quei due pixel colorati possiamo dire di vedere Oumuamua…

OumuamuaWyinTelescope.png

A questo punto ci siamo chiesti se avessimo sbagliato il punto in cui guardare, se non sapessimo cosa cercare o se il sigaro stava in qualche modo accelerare (e dunque come non pensare nuovamente agli alieni?!). In realtà un propellente naturale che potrebbe far si che il sigaro non si muova di moto uniforme, soprattutto ora che è nel nostro sistema solare, e dei campi gravitazionali dei pianeti, e della sua stella ci sarebbe: l’acqua. Proprio come accade per le comete, passando “vicino” al sole la superficie di Oumuamua potrebbe sublimare ed i gas che si sviluppano potrebbero far accelerare l’asteroide.

Praticamente la forma allungata dell’oggetto, la probabile accelerazione del masso, le mancate osservazioni di Spitzer ed Hubble (che potrebbero voler dire svariate cosette fra cui: è piccolo, molto riflettente, non emette CO2, etc.) continuano a corroborare l’ipotesi che ci sia qualcosa che ci sfugge. Sia nel capire la genesi e l’evoluzione dell’oggetto che proprio nella nostra capacità di osservarlo!

L’asteroide potrebbe contenere molte più informazioni di quelle che ci aspettiamo non solo su se stesso e sulla sua origine, ma anche su tutta la famiglia (è abbastanza inusuale che un asteroide sia “cenerentolo”) di provenienza. Potremmo addirittura aver già visto altri oggetti simili transitare nel nostro sistema solare ed accorgerci solo adesso che erano parenti di Oumuamua.

Diciamo che più che stare con gli occhi (letteralmente) puntati al cielo per il momento c’è poco che possiamo fare per cercare di capire e catalogare (il nostro sogno recondito) il visitatore sfuggente.

WU

4 Agosto 1972

L’equipaggio del US Task Force 77 sorvolava Hon La, Vietnam. Sotto si vedeva la distesa del mare calmo e tutto taceva, immobile. All’improvviso il forte bagliore di un’esplosione subacquea perturbò lo scenario. Subito dopo un’altra. Ed un’altra ancora. In meno di trenta secondi l’equipaggio assistette ad un numero imprecisato (20? 30?) di esplosioni sottomarine. Era il 4 Agosto 1972 e l’operazione Pocket Money (grazie Nixon) aveva appena completato il minaggio delle acque antistanti il Vietnam con mine di prossimità.

Praticamente il 4 Agosto 1972 ci fu una sorta di ecatombe, apparentemente senza spiegazione, di parecchie mine di prossimità che avrebbero dovuto confermare la superiorità della marina navale americana.

Fin da subito fu evidente che la dinamica dell’accaduto non era affatto chiara. I rapporti internazionali erano tesi, ma non si conoscevano armi in grado di provocare esplosioni di massa di mine di prossimità. Il tutto rimase avvolto nel mistero ed il fascicolo marchiato come top-secret.

Le mine di prossimità funziona(vano) sfruttando l’interferenza elettromagnetica causata dal passaggio di qualcosa di ferro-magnetico, evidentemente abbastanza grosso) nelle vicinanze, diciamo tipo una grossa nave nemica o un sottomarino.

Il 1972 fu un anno particolarmente intenso per il sole. Il nostro sole diede chiari segnali di instabilità facendo registrare alcuni dei più intensi brillamenti mai registrati. Poi indicati come evento MR11976, comparvero in quell’anno sul sole una serie di macchie solari particolarmente intense che scaraventarono sulla terra una bella dose di particelle cariche (che, vien da se, generano una bella interferenza elettromagnetica).

04081972.png

C’è da dire che oggi siamo molto più coscienti della potenze e del rischio di un flare solare e dell’intensità della radiazione elettromagnetica emessa. Tuttavia, già nel 1972 l’ammiraglio Clarely ebbe l’intuizione di mettere in relazione l’anomala esplosione di massa con le macchie solari osservate. L’evento, inoltre, si aggiunge alle numerose interruzioni di corrente e linee telegrafiche segnalate nel Nord America negli stessi giorni.

There was an additional effect, long buried in the Vietnam War archives that add credence to the severity of the storm impact: a nearly instantaneous, unintended detonation of dozens of sea mines south of Hai Phong, North Vietnam on 4 August 1972. The U.S. Navy attributed the dramatic event to magnetic perturbations of solar storms. Herein we discuss how such a finding is broadly consistent with terrestrial effects and technological impacts of the 4 August 1972 event and the propagation of major eruptive activity from the Sun to the Earth.

Oggi lo studio “On the Little‐Known Consequences of the 4 August 1972 Ultra Fast Coronal Mass Ejecta: Facts, Commentary, and Call to Action” ha analizzato “con una prospettiva più moderna” (ovvero fruttando i progressi nella conoscenza della nostra stella) la faccenda. L’intensità calcolata della tempesta solare che si verificò alle 6:21 del 4 agosto 1972 (classificata di classe X, il massimo su una scala di cinque indicatori -A, B, C, M, X- in cui la potenza del flare aumenta di 10 volte passando da un indicatore all’altro), partendo dai dati tabulati all’epoca, si è dimostrata essere sufficiente all’eccidio delle mine che hanno quindi “sentito” l’interferenza elettromagnetica causata dal Sole e l’hanno scambiata per la corazzata da abbattere.

Ormai ai giorni nostri è solo un bel racconto (almeno per me) ed un pezzetto di storia da integrare con quella dei libri di scuola, che di certo aggiunge (IMHO) quel dettaglio che mi spinge a studiarla meglio. La verità è (anche) che studiare eventi del genere a distanza di anni con una evoluzione delle nostre competenze tecnico-scientifiche ci da un po’ la conferma che non abbiamo perso tempo e la speranza anche di capire domani quello che oggi non capiamo (o che per molti rimane magia… e.g. la teoria delle stringhe, gravità quantistica, etc.)

WU

PS. Per curiosità (o per una “esplosiva contingenza” direi) il 4 agosto 1972 è ricordato anche come il giorno dell’attentato all’oleodotto di Trieste. Serbatoi da 90.000 tonnellate di greggio che saltano in aria intasando l’aria di fumo nero e la città di pioggia acida.

Una sorta di apocalisse sfiorata al deposito costiero della SIOT come risultato di un’azione terroristica rivendicata dal Settembre Nero. La tempesta geomagnetica non centra nulla, ma conferma il 04 Agosto 1972 come una giornata esplosiva.

PPSS. Oggi non è il 04.08.72 (giornata nazionale della tabellina del 4… saltando qualche termine), bensì il 06.12.18 (giornata nazionale della tabellina del 6… non dovendo saltare nessuno dei primi tre termini).