Categoria: stars

Evento di Carrington

Era il primo del mese di Settembre. Era il 1859. Era giovedì. Una bella mattina, cielo terso, nessuna nube. Una dell’aria frizzante attorno alle 11.00 del mattino attorno all’osservatorio di Red Hill, nel Surrey.

L’immagine del Sole era proiettato su un monitor all’interno di un fresco ufficio. Richard C. stava guardando il monitor sorseggiando il suo caffè senza troppo entusiasmo, senza troppa concentrazione, senza troppa speranza di serendipità.

Come nei migliori film, ad un certo punto, senza preavviso, Richard vide un paio di luci particolarmente accecanti apparire all’interno di una formazione di macchie solari. Richard, avrebbe si voluto guardare un qualche programma televisivo, ma si accontentava di studiare formazioni di macchie solari.

Le formazioni luminose continuavano ad aumentare di luminosità. Richard non era uno sprovveduto, Richard sapeva che non si trattava di astronavi aliene, ma quando le vide addirittura più luminose della nostra stessa stella capì che era testimone di qualcosa di veramente straordinario.

Un testimone, ecco cosa mancava. Non poteva registrare il suo monitor, non poteva fare una foto con un qualche smartphone. Doveva trovare qualcuno, ma la cosa richiedeva che si allontanasse dal suo monitor e dalle luci che su esso brillavano.

Prese il coraggio a quattro mani; iniziò a correre per trovare qualcuno. Il primo andava bene, bastava che avesse altri due occhi che confermassero quanto lui stava vedendo.

Quando tornarono, affannati, le luci si erano notevolmente affievolite. Ovviamente. Erano ancora li, ma non erano più che normali macchie solari. Il giorno successivo sui cieli di Cuba, Giamaica, Hawaii e via dicendo uno splendido spettacolo di aurore boreali era la migliore testimonianza della più grande tempesta geomagnetica (brillamento solare) mai registrata (fin’ora…).

WU

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AR2665

Allora, funziona più o meno così: il Sole è una palla di gas caldissimo e ionizzato che funziona come una centrale a fusione nucleare. Ovviamente, anche se ci piace immaginarcela perfetta e splendente, ha anche lei i suoi nei. Questi sono, nel caso specifico, delle regioni con temperature leggermente più basse (in realtà parliamo comunque di qualcosa come 4000 K) del resto della superficie e con campi magnetici molto intensi (che, pare, creino dei vortici di materia direttamente verso il centro della stella).

La dimensione ed il numero di tali “macchie solari“dipende, ovviamente, da un numero esorbitante di fattori, molti dei quali ancora non completamente chiari.

Ora, nel 2017, e più precisamente proprio nei primi giorni di Luglio è apparsa una giga-macchia che possiamo addirittura vedere con qualche piccolo telescopio amatoriale (attenzione, quelli dotati di filtri solari…).

La macchia è apparsa nella zona equatoriale del sole e si è (e molto probabilmente non ha ancora finito) espansa inglobando altre macchioline più piccole fino a raggiungere la ragguardevole dimensione di 125000 km di diametro. Se il numero non vi dice nulla, stiamo parlando di un “buco” (no, non è un vero pozzo nel sole) grande circa come Giove nella quale la nostra Terra entrerebbe diciamo… una ventina di volte!

ar2665.png

Il Sola ha a sua volta un ciclo di attività della durata di circa 11 anni e proprio in questo 2017 siamo vicini al minimo di tale ciclo, per cui questa macchia sembra una specie di colpo di coda della nostra stella.

In questi giorni la macchia ha anche dato, come nella sua natura, anche qualche segno di instabilità producendo un brillamento solare di intensità media (M, classe 1.3). La nube di plasma emessa ha colpito il campo magnetico della Terra (il nostro scudo spaziale), alterando soprattutto le trasmissioni radio nella zona Asia-Australia.

Effettivamente da macchie così estese ci si può aspettare qualcosa di più… Dato che anche il Sole ruota su se stesso, nei prossimi giorni la macchia raggiungerà il centro del disco solare, pronta per puntare direttamente verso la Terra.

Aspettiamoci quindi nei prossimi giorni un bel brillamento fatto a mestiere con tanto di potenziali ricadute sui nostri satelliti, sistemi di comunicazione, impianti elettrici e pilastri simili nel nostro secolo.

WU

The flying eagle

Ciao a tutti. Sono una stella. Sono un’aquila. Sono il vostro immaginario storico che prende forma.

Se mi guardate attraverso la lente di un qualche telescopio vi ricordo che sono la ventesima stella più brillante del cielo, che sono uno dei vertici del triangolo estivo e sono altresì la stella più brillante della costellazione dell’aquila.

Si, sono io stessa un’aquila volante.

Sono una stella di tipo A della sequenza principale, pesante 1.8 volte il vostro Sole ed 11 volte più luminosa. Ruoto su me stessa alla mirabolante velocità di 286 km/s… quasi quasi mi rompo. In 9 ore completo il mio balletto su me stessa, il vostro sole è un pachiderma che ci mette 25 giorni!

Se mi guardate, invece, attraverso gli occhi della vostra mente potete partire dai Babilonesi, passare per gli Arabi, gli Indiani, i Cinesi, i Maori ed un po’ tutte le culture del vostro mondo. Popolo i vostri sogni ed i vostri miti da millenni, praticamente da quando avete iniziato a guardarmi.

Ho prestato il mio nome a vostri film (n.d.t. e non vogliamo ricordare “the forbidden planet”?) aerei, satelliti, computer, navi, personaggi, videogames, alberghi, associazioni, e chi più ne ha più ne metta.

In fondo vi guardo, ma senza troppa comprensione e senza troppa compassione.

By Altair

WU

Il colore del cosmo

E non è nero. Vi preparo.

Anche se sembra una cazzata, il colore medio dell’universo esiste. Tecnicamente è una scoperta. Più precisamente tutta la luce del cosmo ha un suo colore medio be identificato.

RGB: 255, 248, 231. Cosmic Latte, il nome “ufficiale”.

Ancora, non sono numeri a caso. Piuttosto è un caso eclatante di serendipity. Alla Johns Hopkins Univeristy stavano analizzando la luce delle stelle per determinare l’età media delle stelle visibili attraverso un’analisi spettrale.

200.000 galassie esaminate, luce delle varie stelle catalogata e poi… mediata. Il risultato è un discutibile beige (che fa un po’ carta da parati anni ’70). In realtà in origine il colore medio pareva essere una specie di verdastro (cosmic turquoise… ovviamente) a causa di un bug di conversione nel software che aveva il compito di tradurre gli spettri galattici in frequenze luminose digeribili dai nostri occhi.

CosmicLatte

E c’è di più, come sempre. Il colore medio dell’universo cambia nel tempo. Più tendente al blu qualche milione di anni fa quando l’universo era più giovane e con tonalità man mano più calde ora che le stelle stanno invecchiando.

Insomma, quando guardate le stelle ve le potete immaginare tranquillamente come delle piccolissime tazze di cappuccino.

WU

PS. Per la cronaca; la ricerca, quella originaria, ha avuto comunque una conclusione: l’età media delle stelle visibili è attorno ai 5 000 000 000 di anni.

The marble star

Do you remember when humankind thought that planets, moons and stars were marbles (do you know the famous blue marble picture?)?

Well, at some point we discovered that the concept of sphere was something more close to the geometry field than to planetary science. But this time is over (an overstatement, of course…)

Let’s take the Sun: besides sunspots and solar flares, its equatorial radius in not neither close to its polar radius, I’m talking of a difference of about 10 km (23 km for the Earth!). The equatorial oblateness is almost a constant in each orbiting natural body.

KIC 11145123 makes some difference. It is a star located at about 5000 light years from us, almost twice the Sun size. The star rotates with 100 days period (the Sun, as comparison, only in 25 days) and its oscillations in lightning correspond to fluctuations in its brightness. The Kepler mission watched the star for more than four year period and the
We (actually a team of researchers from the Max Planck Institute for Solar System Research and the University of Göttingen) compared the frequencies of oscillation that are more sensitive to the low latitude star regions were compared with the frequencies of the modes that are more sensitive to higher latitudes. In short a comparison of oscillating mode to determine the difference in the star radius.

Well:

“This comparison showed that the difference in radius between the equator and the poles is only 3 km with a precision of 1 km. This makes Kepler 11145123 the roundest natural object ever measured, it is even more round than the Sun.”

KIC 11145123.png

Just 3 km between the radius at the equator and the poles (althout I might argue with 1 km precision…)! For sure the slow rotation speed of the object is one of the factor for such a regular shape (i.e. the faster it rotates, the more oblate it is), but it is not enough. The star is roundest than predicted by its rotation speed (and seems to rotate faster in surface than in the inner core)! Magnetic fields, thermal asphericities, large-scale flows, stellar winds, or gravitational influence of other stars or giant planets might complete the picture.

As usual, we (are you not part of the asteroseismology fans?) are the begin of the puzzle…

WU

Black hole information

How to say… I’m a profane studious of anything that catches my attention (… and actually is not that difficult, at least for a short time over the weekend…). I already said here some bullshit about gravitational waves. Their experimental discovery made some rumours a few months ago (and now some of the players are smelling Nobel), but the game is not at an end.

The deeper question about gravitational waves is related to their capacity of storing or not the information (ah, you know that it is another of my seeds?), thus “solving” the information paradox that torture (theoretical) cosmologist, the serious ones.

Conventional view of black holes says that their gravity is so strong that nothing can escape, not even light (someone said black?). The limit, the border past which no return is possible is the so called “event horizon”.

But this is not sufficient… This view, indeed, suggests, that all information contained in whatever crosses the event horizon is destroyed. Simply destroyed, but … quantum physics is not that happy about that. At subatomic level, indeed, all that we know is that information can never be destroyed.

So?!?!

So we can play with the “black hole information paradox”.

Steven Hawking and friends proposed a possible answer to this enigma: gravitational waves can store the memory of the information contained in the matter fell down into the hole. This means that black holes store zero-energy forms of electromagnetic and gravitational radiation and the information is released as black holes evaporate.

It is like to say that the black holes actually are not “holes”, they are “simply” regions where matter, time and energy are stored and behave in a way completely different from our common and uncommon point of view.

WU

PS. The video below explains the back hole information paradox very well (clear even for a dummy like me).

Alla ricerca della Sfera

… e che vi devo dire. L’idea della Sfera di Dyson mi affascina, ed ogni volta che mi imbatto in qualche altra news extraterrestre (beh, magari un po’ bizzarra, lo ammetto), la ritrovo.

Vi ricordate il concetto di Sfera di Dyson? Allora, diciamo che siete una bella civiltà K2/K3 della scala di Kardashev ed avete quindi il problema di catturare gran parte (ma visto che ci siete perché non tutta?) l’energia emanata dalla vostra stella.

La soluzione è una possibile megastruttura con diametro pari all’orbita di un pianeta (ah, beh, allora…) attorno alla vostra sorgente. Una specie di guscio planetario che assorbe tutta l’energia (e vi da, quindi, la possibilità di scalare la vetta della succitata scala.
Ora, la cosa bella è che la Sfera fu proposta nei primi anni ’60 dal fisico Dyson come una specie di “esperimento mentale”, mentre ora guardiamo lassù e ci aspettiamo di trovarla davvero!

Forse è possibile, ma di certo il salto mi sembra abbastanza grande (un po’ come se la sera tornate a casa e vi aspettate di vedere il vostro gatto sospeso in uno stato ibrido fra la vita e la morte in onore del gatto di Schrödinger.

Ad ogni modo… chi ha i soldi le spende (giustissimo!) un po’ come vuole. E’ questo il caso del milionario Russo Yuri Milner (… uno degli investitori di Facebook tanto per capirci) che ha deciso di finanziare di tasca sua investigazioni più accurate di Tabby’s Star (stella scientificamente nota come KIC 8462852; circa 1480 anni luce da noi nella costellazione del Cigno). La stella in questione è particolarmente interessante per la sua luminosità ciclicamente variabile (fino al 20%!).

The paper shows shocking results: the star’s luminosity varied, sometimes dipping by 20% over the course of the study period. Even more perplexingly, its total luminosity, or flux, diminished by 4% overall over that time.

Il comportamento è decisamente bizzarro e ci vuole una spiegazione. Certo vi sono tante possibilità (tipo detriti di un ex-pianeta in orbita attorno ad essa? sciami di comete?)… inclusa una giga-sfera che ne blocca ciclicamente parte dell’energia. Vale la pena guardare meglio, soprattutto se puoi accedere alla rete SETI ed ad alcuni dei telescopi più sensibili al mondo.

Other instruments that could take a closer look are forthcoming, most notably NASA’s James Webb Space Telescope in 2018. But Breakthrough and Berkeley are starting now, with observations scheduled for eight hours per night for three nights over the next two months, starting tonight, October 26.

Certo, le speranze di trovare la mitica palla non sono tante, ma perché non starsene un po’ naso e sogni all’insù? Spero solo, e ne sono abbastanza confidente, che non sarà un eventuale esito negativo di questa ricerca a fermare questo genere di elucubrazioni.

WU

PS. Ma, tornando un attimo alla Sfera di Dyson, da dove pensiamo di prendere tutta l’energia che ci serve per partire?