Categoria: space

The Metalaw

The practical and philosophical significance of a successful contact with an extraterrestrial civilization would be so enormous as to justify the expenditure of substantial efforts… The technological and scientific resources of our planet are already large enough to permit us to begin investigations directed towards the search for extraterrestrial intelligence… For the first time in human history, it has become possible to make serious and detailed experimental investigations of this fundamental and important problem

Facciamo un passo oltre la ricerca della vita extraterrestre: se ci fosse come ci comporteremmo? Praticamente l’idea è quella di evitare di trovarsi sguarniti tipo Colombo quando non solo scoprì nuove terre, ma si vide davanti degli “alieni” ed ovviamente non era pronto a comportarsi di conseguenza (e quindi furto-baratti, traffici di donne, malattie trasferite, colture impiantate e via dicendo). Se oggi ci trovassimo veramente davanti gli alieni che dovremmo fare?

Ovviamente la cosa è trattata ad al livello semi-serio (e decisamente più serio di codesto blog). Il CETI (Communication with Extraterrestrial Intelligence) è l’organo che si occupa di Xenologia, ovvero degli studi scientifici di vita, intelligenza e civiltà extraterrestre. Il CETI copre aree tipo abiogenesi, zone abitabili di altri sistemi planetari, exobiologia, & co (tipo il Viking lander biology instrument packages o il messaggio di Arecibo). Oltre alla metalaw, ovviamente.

La metalaw è praticamente lo studio di un sistema di leggi che possa essere applicato ad ogni possibile interazione con intelligenze aliene. La fuffologia è dietro l’angolo, ma proviamo ad immedesimarci nell’universo di Star Trek.

But to suggest that first contact will necessarily terminate a culture, that dominance or submission are the only alternatives, is to deny the immense complexity of the problem. Trade, war, quarantine or blockade, abject indifference, negotiation and treaty, evangelism, integration and homogenization are just a few of the myriad possibilities. The destinies of the two races will merge, for better or worse. And the interests of both partners will best be served if a metalegal order can be established to help regulate this interaction.

Ora, solo perché il problema in questa forma finora non si è mai posto non è detto che non possiamo preoccuparcene (fantasticare?) per tempo. Se fossimo noi, nel contatto alieno, la specie “superiore” che obblighi avremmo nei confronti dell’altra razza? Dovremmo interferire nella loro evoluzione o no? Colonizzare? Se invece fossimo noi ad esser contattati? Dovremmo metterci sulle difensive? Iniziare contatti diplomatici o amichevoli? Dovremmo farli “entrare” nel nostro pianeta/sistema solare?

Ad ogni modo il CETI ha stilato un insieme di leggi auto-consistenti per la metalaw che dovrebbero essere abbastanza basilari e di “portata cosmica” (leggi pure: si basano sul nostro buon senso e speriamo che gli alieni possano condividerlo):

  1. No partner of Metalaw may demand an impossibility.
  2. No rule of Metalaw must be complied with when compliance would result in the practical suicide of the obligated race.
  3. All intelligence races of the universe have in principle equal rights and values.
  4. Every partner of Metalaw has the right of self-determination.
  5. Any act which causes harm to another race must be avoided.
  6. Every race is entitled to its own living space.
  7. Every race has the right to defend itself against any harmful act performed by another race.
  8. The principle of preserving one race has priority over the development of another race.
  9. In case of damage, the damager must restore the integrity of the damaged party.
  10. Metalegal agreements and treaties must be kept.
  11. To help the other race by one’s own activities is not a legal but a basic ethical principle.

Mi piace l’idea di muoverci per tempo (anche se è una cosa che potenzialmente non si verificherà mai, vige una specie di principio generale di “legislazione generale”: una cosa non va fatta a meno che non si conosca il perimetro, seppur vago, in cui muoversi) ma il mio principale dubbio rimane quello di chi applica queste leggi. Se siamo solo noi a “crederci” ed il nostro “visitatore” non è così affabile o democratico a poco sarà valso l’esercizio. Come dire che se anche i popoli dell’Amazzonia centrale (un esempio a caso) avessero avuto un sistema di regole tipo questo non credo che nessun conquistadores avrebbe avuto voglia di ascoltarlo e men che meno applicarlo.

Aspetto “the first contact” per vedere se tali leggi abbiano una speranza di essere applicate o meno, e continuo a pensare che l’idea di base dovrebbe essere (per noi e per gli alieni) sempre quella di trattare l’altro come si vorrebbe esser trattati. Abbastanza semplice. Ce lo dimentichiamo fra noi, ma forse un incontro alieno ci rinfrescherebbe la memoria.

WU

PS. In questo caso credo che la definizione di “razza intelligente” equivalga a “razza in grado di viaggiare nello spazio interstellare” il che ci evita di interrogarci su che forma di vita potremmo trovarci davanti e ci colloca automaticamente nella categoria delle razze NON intelligenti.

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Il sigaro sfuggente

Allora, visto lo abbiamo visto. Ci abbiamo elucubrato un po’ su (soprattutto perché non possiamo avere davanti la prima roccia aliena al nostro sistema solare e non pensare che non sia una qualche sonda aliena), ma soprattutto abbiamo notato che c’è qualcosa che… ci sfugge.

Stiamo parlando di Oumuamua, il sigaro-asteroide del quale abbiamo sentito parlare (si, si lo so, anche da queste parti) qualche tempo fa.

Il primo avvistamento dell’oggetto ad Ottobre 2017 ci ha però sconfortato perché l’asteroide era troppo distante. Abbiamo allora aspettato Novembre 2017 per puntare i nostri telescopi (terresti e spaziali, e.g. Spitzer ed Hubble) in direzione del sigarone, pronti a “vederlo con i nostri occhi”. Ed invece… il nulla. L’unica immagine ottica che abbiamo dell’oggetto la dobbiamo al Wiyn Telescope… ammesso che si possa dire che in quei due pixel colorati possiamo dire di vedere Oumuamua…

OumuamuaWyinTelescope.png

A questo punto ci siamo chiesti se avessimo sbagliato il punto in cui guardare, se non sapessimo cosa cercare o se il sigaro stava in qualche modo accelerare (e dunque come non pensare nuovamente agli alieni?!). In realtà un propellente naturale che potrebbe far si che il sigaro non si muova di moto uniforme, soprattutto ora che è nel nostro sistema solare, e dei campi gravitazionali dei pianeti, e della sua stella ci sarebbe: l’acqua. Proprio come accade per le comete, passando “vicino” al sole la superficie di Oumuamua potrebbe sublimare ed i gas che si sviluppano potrebbero far accelerare l’asteroide.

Praticamente la forma allungata dell’oggetto, la probabile accelerazione del masso, le mancate osservazioni di Spitzer ed Hubble (che potrebbero voler dire svariate cosette fra cui: è piccolo, molto riflettente, non emette CO2, etc.) continuano a corroborare l’ipotesi che ci sia qualcosa che ci sfugge. Sia nel capire la genesi e l’evoluzione dell’oggetto che proprio nella nostra capacità di osservarlo!

L’asteroide potrebbe contenere molte più informazioni di quelle che ci aspettiamo non solo su se stesso e sulla sua origine, ma anche su tutta la famiglia (è abbastanza inusuale che un asteroide sia “cenerentolo”) di provenienza. Potremmo addirittura aver già visto altri oggetti simili transitare nel nostro sistema solare ed accorgerci solo adesso che erano parenti di Oumuamua.

Diciamo che più che stare con gli occhi (letteralmente) puntati al cielo per il momento c’è poco che possiamo fare per cercare di capire e catalogare (il nostro sogno recondito) il visitatore sfuggente.

WU

Scoperta vintage informatico-spaziale

Correva l’anno 1995 quando qualcuno di nome William Shepherd e Sergei Krikalev “abitava” la stazione spaziale. Erano praticamente gli albori dell’informatica moderna ed i supporti digitali erano sostanzialmente diversi da quelli odierni.

La ISS era comunque all’avanguardia tecnologica (come oggi, d’altra parte) e le tecnologie in uso lassù erano il top del momento. I due astronauti (in realtà, per amor di precisione, uno dei due andrebbe definito cosmonauta, ma chiudo qui la parentesi) misero un po’ di ordine fra le loro cose archiviando in un armadietto poco utilizzato i floppy disk di istallazione di Windows 95.

Esatto, floppy disk (dai, ripetiamolo di nuovo). Da noi, intendo sulla superficie della Terra, si dice “la casa non ruba, nasconde”. Lo stesso vale evidentemente anche per la casetta spaziale che ha custodito i floppy in questione indisturbati per la bellezza di 23 anni.

floppy1995ISS.png

Finché, un bel giorno dell’anno del Signore 2018 qualcuno di nome Alexander Gerst, un erede spaziale dei due signori in questione ha deciso che quell’armadietto andava ripulito e… ed i floppy riportati alla luce. Ah, il signore Gerst ha un vago ricordo dei floppy (lo assumo senza troppa paura di essere sconfessato) e borse non saprebbe bene neanche come usarli, ma è prontamente in grado di immortalarli con uno scatto hi-quality fatto con la fotocamera di un cellulare che è oggi il nostro cutting edge tecnologico.

Oltre al fatto che sono un pezzo di storia (sarei curioso di sapere che destino avranno), mi piacerebbe anche scoprire se in qualche modo decenni di permanenza nello spazio hanno deteriorato i supporti magnetici o meno. E’ un fortunato caso per avere dati (potenzialmente inutili, ok) a costo zero… basta un lettore floppy (… almeno con USB 3.0 per collegarlo ai nostri pc). Chissà se sono considerati detriti spaziali 🙂 .

Io stesso ne ritrovo di tanto in tanto aprendo questo o quel cassetto. Penso sempre di doverli buttare, non trovo mai il coraggio. Come d’altra parte non trovo il coraggio di cimentarmi a “leggerli” (ed intanto dovrei trovare il sistema per farlo…).

Un po’ di nostalgia, spaziale e terrena. Soprattutto ricordandoci che i floppy sono ufficialmente non più in produzione da qualche anno.

WU

S1 Stream

il cosmo è vuoto, ma non così vuoto. Nel senso che anche considerando le sterminate dimensioni dell’universo qualche traccia di materia la troviamo. Concentriamoci sulla nostra cara Via Lattea. Fra stelle, pianeti, lune e polveri varie di roba che si muove (si, è questa una delle particolarità della materia nel cosmo: non sta’ mai ferma) ce n’è in abbondanza.

In generale la materia si muove in una specie di vortice attorno al centro della nostra Galassia; un po’ come pianeti, asteroidi e polveri, ruotano attorno al nostro Sole.

A prima vista tutte queste orbite sono più o meno ordinate (si, in realtà c’è un grande caos lassù, ma proprio nel senso matematico del termine), se non altro per il verso di rotazione. Il nostro Sole segue le altre stelle e le polveri varie nel suo moto di rotazione attorno al centro della nostra galassia “nel verso giusto”.

E’ stata però di recente scoperta una notevole eccezione a tutto questo. Non sto parlando di una stella/pineta che per una stana vicissitude di incontro gravitazionali segue un’orbita peculiare (e qui si potrebbe divagare abbondantemente), ma sto parlando proprio di una sorta di corrente.

Avete presente il jet stream? La corrente del Golfo? Insomma un moto più o meno ordinato di una massa di roba che si muovo coordinatamente nella stessa direzione… solo che nel caso specifico della S1 Steam è quella sbagliato. Nel senso che è opposto alla normale rotazione di tutto il resto della materia galattica.

S1 Steam.png

Già fin qui siamo in difficoltà a spiegare l’origine, l’evoluzione ed il mantenimento di questa corrente… ma ancora non è tutto. La S1 Steam ci sfreccia attorno alla non-proprio-trascurabile velocità di 500 km/s! Una delle ipotesi (forse l’unica al momento) circa l’origine di questa corrente è che è ciò che resta dello scontro della nostra galassia con una (o più) galassia nana che si è scontrata, qualche miliardo di anni fa, con la nostra Via Lattea.

Se ciò fosse vero (e, ripeto, non avendo molte altre spiegazioni sotto mano lo speriamo vivamente) allora la S1 Steam deve essere composta di una percentuale non trascurabile di materia oscura (Dark Matter, DM). E qui le cose si complicano.

Stiamo praticamente dicendo che circa 30 mila stelle, polveri in quantità e (forse) miliardi di tonnellate di materia irrivelabile ci sfrecciano accanto a 500 km/s e per di più nel verso sbagliato?. Benissimo, ora si che sono più tranquillo.

Questo uragano di materia oscura contro rotante, comunque mi mette a disposizione una corrente “stabile” (?) sulla quale cimentarci per sviluppare misuratori/rilevatori di materia oscura per comprenderne magari meglio (o per comprenderla del tutto) la loro origine.

The recently discovered S1 stream passes through the Solar neighborhood on a low inclination, counter-rotating orbit. The progenitor of S1 is a dwarf galaxy with a total mass comparable to the present-day Fornax dwarf spheroidal, so the stream is expected to have a significant DM component. We compute the effects of the S1 stream on WIMP and axion detectors as a function of the density of its unmeasured dark component. In WIMP detectors the S1 stream supplies more high energy nuclear recoils so will marginally improve DM detection prospects. We find that even if S1 comprises less than 10% of the local density, multi-ton xenon WIMP detectors can distinguish the S1 stream from the bulk halo in the relatively narrow mass range between 5 and 25 GeV. […]

Ovviamente lo stato attuale dei nostri rilevatori non ci da alcun indizio circa l’esistenza e la composizione di questa materia. Viviamo di prove indirette e di “speranze” circa la sua esistenza o meno.

WU

Frb171020

Ve la ricordate questa storia secondo cui quotidianamente il cosmo è solcato da pacchetti di altissima energia che durano pochi millisecondi, partono da chissà dove e vanno chissà dove? Ah, certo, a volte passano anche vicino ai nostri “occhioni cosmici” e ce ne accorgiamo.

I FRB sono queste raffiche potentissime ed inaspettate di energia in cui incappiamo per puro caso e senza alcun preavviso mentre siamo intenti ad osservare altro. Ancora incerta l’origine (si, potete dire alieni), ma di certo è che non sono una novità.

Frb171020 è uno di questi Fast Ray Burst, ma che a differenza di tutti quelli osservati finora pare aver avuto origine “solo” ad un centinaio di anni luce d noi; praticamente, su scale cosmiche, dietro l’angolo.

Dalla loro prima individuazione nel 2007 abbiamo visto circa una cinquantina di RFB ed abbiamo ipotizzato fossero un po’ tutto, da un faro alieno all’emissione energetica conseguente la formazione di una stella di neutroni (si, molto poco fantascientifico, ma è tutt’oggi l’ipotesi più probabile). … anzi, abbiamo anche proposto l’idea che fossero dei sistemi per alimentare lontanissimissime vele solari (ovviamente oltre le nostre competenze tecniche ed al limite della nostra immaginazione)… proprio nei giorni in cui la Voyager-1 sta raggiungendo la ragguardevole (per noi, non per il cosmo) distanza di 21 miliardi di km! … chissà quanto ancora potremmo accelerarla e dove potremo spedirla se generassimo un FRB con lo scopo di spingerla un po’ più in la. (… ah, a proposito, pare che i radioisotopi che la alimentano, egregiamente in funzione dagli anni settanta, siano destinati a “spegnersi” nel 2025, i.e. la sonda continuerà, con o senza fanta-FRB la sua corsa, ma non ci dirà più dove si trova e cosa attraversa).

Tornando a noi; Frb171020, rilevato dai ricercatori della Swinburne University of Technology in Australia, pare provenire (ovviamente al di fuori della nostra Via Lattea) dalla galassia Eso 601-G036, a circa 120 anni luce da noi (Voyager-1, tanto per fare un paragone è a 20 ORE luce…).

Eso 601-G036 ha due importanti caratteristiche; non ha una forte emissione di onde radio ed ha un elevato tasso di formazione stellare. La prima condizione è praticamente una novità rispetto all’ipotesi che si stava affermando che FRB possono generarsi solo in galassie con elevate emissioni radio di fondo, mentre la seconda è una conferma (assieme all’elevato tasso di ossigeno molto simile alle altre galassie in cui FRB sono stati “collocati”) che FRB possano essere associati alla formazione di nuove stelle di neutroni.

Non che mi aspetti davvero di sentire la vocina degli omini verdi decrittando un FRB, ma di certo mi affascina sapere che non abbiamo ancora chiara idea del “mondo” in cui viviamo e dell’origine di alcuni degli eventi più energetici (energia = vita rimane per me una vera verità) che ci circondano.

WU

PS. chiudo con una chiosa poetica (non ditemi che devo mettere la fonte della citazione), forse fuori luogo, ma che mi da l’idea che manchi ancora qualcosa di fondamentale per completare il puzzle:

… così fu quell’amore dal mancato finale così splendido e vero da potervi ingannare…

The purple Earth

Addio, oh miei cari omini, verdi come la tradizione (o meglio il nostro immaginario collettivo, forse formato da qualche fantasy) vorrebbe. Mettiamola così, indipendentemente se esistano o meno, non dovrebbero essere verdi, anzi dovrebbero essere… viola.

[…] Parsimony and distance analyses further identify purple bacteria as the earliest emerging photosynthetic lineage. […]

L’idea alla base di questo studio è che la luce verde trasmette parecchia energia ed è un peccato sprecarla, soprattutto se stai terraformando un nuovo pianeta. Le piante (e le alghe prima di loro) basano tutto sulla clorofilla che attua la fotosintesi partendo dalla luce del sole ed il loro colore verde è una conseguenza del fatto che riflettono questa lunghezza d’onda anziché assorbirla.

Quindi l’ipotesi è che prima che arrivassero le piante verdi, quando di energia ne serviva il più possibile, esistevano microorganismi che assorbivano proprio la luce verde. Ciò sarebbe possibile grazie alla “retina“, un pigmento che assorbe benissimo la luce verde (evitando quindi che questa venga riflessa). A questo punto la domanda sorge spontanea: e quale sarebbe il vantaggio delle piante verdi? Beh, la clorofilla, anche se meno efficiente come lunghezza d’onda assorbita, è molto più efficiente nella cattura e nella conversione dell’energia solare. Tuttavia, per un microrganismo molto più semplice di una pianta, il vantaggio offerto dalla giusta lunghezza d’onda è certamente più rilevante.

[…] Now a new study argues that retinal likely preceded chlorophyll as the dominant sunlight-absorbing molecule. The scientists focused their attention on retinal-containing proteins, especially ones like bacteriorhodopsin that absorb sunlight in the range inaccessible to chlorophyll. The biologists propose that retinal and chlorophyll co-evolved together, but that retinal likely came first because it’s simpler molecule. […]

Ancora oggi, infatti, valli antartiche o i fondali oceanici pullulano di microrganismi che basano la loro conversione di energia sulla retina, gli Archea.

[…] Retinal-based phototrophic metabolisms are still prevalent throughout the world, especially in the oceans, and represent one of the most important bioenergetic processes on Earth […]

Dato che l’unico termine di paragone che abbiamo a disposizione è la nostra Terra, possiamo immaginarci che nella notte dei tempi il nostro brodo primordiale fosse di qualche tenero color lavanda… e che forse è esattamente questa la lunghezza d’onda che dovremmo cercare quando pensiamo di vedere alieni saltellare su alti pianeti.

[…] We propose a scenario where simple retinal-based light-harvesting systems like that of the purple chromoprotein bacteriorhodopsin, originally discovered in halophilic Archaea, may have dominated prior to the development of photosynthesis. We explore this hypothesis, termed the ‘Purple Earth,’ and discuss how retinal photopigments may serve as remote biosignatures for exoplanet research. […]

Non ho mai pensato al viola come colore della vita. Di certo sono eccessivamente condizionato dai luoghi comuni.

WU

PS. Ovviamente qui ci sta a fagiuolo:

I commenti della morte

Oggi, vestito da internauta demente (ammesso che ne esistano ancora), mi sono lasciato convincere da un titolo “acchiappa-click” ad aprire questa notizia (rigorosamente, per me, non odierna).

Già preparato al basso livello tecnico, allo stile da giornaletto ed a qualche iperbole per dare un effetto sconvolgente (che devo ammettere, con un po’ di disappunto, non ho trovato a sufficienza) mi sono letto la storiella dell’asteroide.

2015 TB145, asteroide che ci passerà vicinissimo, solo (!!) 1.27 distanze lunari, il 31 Ottobre prossimo, prontamente ribattezzato (… qualche verifica su questo secondo nome la farei…) asteroide di Halloween dato il periodo ha anche una forma inquietante che la nostra innata pareidolia ci aiuta a vedere come un bel teschione. Neanche fosse la Morte Nera travestita da pirata che ci viene a distruggere.

The Great Pumpkin (… altro nome preso pari pari dall’ “articolo”, peto venia) è un oggetto di circa 700 metri di diametro, un ex nucleo cometario, che NON ci distruggerà (… anzi, che non ci sfiorerà nemmeno) e la prossima volta che lo incontreremo sarà attorno al 2088 a sole (tanto per dire una parola a caso) 20 distanze lunari.

Ad ogni modo, preparato al peggio (… in tutti i sensi tranne in quello da scenario apocalittico di fine del mondo), leggo tutto l’articolo (comprese le citazioni a caso di Apophsis) fino ad arrivare alla riga commenti. E qui mi sono venuti i brividi. Anzi, per timore che venissero rimossi/cambiati/cancellati ho addirittura fatto un bello screenshot.

CommentiACazzo.png

Si spazia dalla politica (un minestrone completo PD-LEGA-FI-FDI-UDC-NCD) a photoshop a penterazioni doppie, bambole di carta e speranze apocalittiche. Manca solo un “Lei non sa chi sono io!” e poi siamo al completo.

Forse è così in tutti/tanti articoli del sito (non che ne sia un assiduo frequentatore), ma di certo in questo caso era questa la parte più rilevante dell’articolo!

WU (tristemente divertito)

PS. Ed il top è il tipo che commenta dicendo che i commenti sono idioti. Mitico! Mi interrogo se sia un paradosso…