Categoria: photo

Imitation mix

Non sono un fan delle grandi marche, di marchi blasonati e delle mode in generale (anche perché nel frattempo che me ne accorgo le mode spesso sono passate). Capisco tuttavia che vi siano milioni di persone che ci tengano.

Che sia il marchio trendy, il beniamino dei cartoni, un ricordo di infanzia o qualunque cosa vogliate se ce la mettiamo addosso pare che gli diamo comunque una dignità maggiore rispetto a tenerla chiusa solo nella nostra mente o nel nostro cuore (se poi in alcuni casi ciò equivale a diminuire la nostra di dignità è un’altra storia).

Capisco altresì che vi siano dei casi in cui questo essere modaioli richieda un esborso economico non indifferente, spesso non alla portata di tutti. E qui, anche se io mi tirerei subito indietro, nasce la corsa al falso, al clone, all’imitazione.

Al limite (ma proprio al limite) benvenga anche questa, ma almeno cerchiamo di imitare le cose che abbiamo in mente. Imitiamo qualcosa perché abbiamo davanti agli occhi un originale a cui vorremmo tendere. No?!

Non imitiamo tanto per imitare. Non per mettere assieme cosa un po’ a caso pur di richiamare l’attenzione. La considerazione mi è scaturita da questa foto in cui mi sono imbattuto che non rende giustizia a nulla se non ad un disperato bisogno di richiamare attenzione un po’ da tutte le parti.

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Purtroppo ho visto il mitico zainetto solo in foto. L’avessi visto dal vivo l’avrei certamente comparato (ovviamente assumendone un costo in linea con l’accozzaglia di loghi e colori che riporta) se non altro per dare soddisfazione al (perverso) ideatore.

WU

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Scorci #5

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Onestamente non so di preciso cosa mi abbia colpito di questa scena. (spingendomi a manovre azzardate pur di immortalarla… anche se forse non dovrei dirlo).

Credo che sia il fatto che mi trasmette controsenso da tutte le parti.

A partire dalla strada in cui l’ho vista che non era nel bel mezzo di un campo di grano (anche se forse il contesto alberato a bordo strada trae in inganno). Forse per il fatto che nessuno dei due mezzi dovrebbe stare li, o forse non dovrei esserci io (che non guidavo, all’epoca dei fatti, un trattore)? Forse per il fatto che il povero ciclista di aria pura li dietro non ne deve respirare poi tanta. Forse per il “paradosso” del ciclista che cerca di superare un automezzo (seppur agricolo). Forse per il lampeggiante che svetta quasi a richiamare l’attenzione sulla scena. Forse semplicemente per il fatto che non me l’aspettavo.

… e mi piace abbandonarmi al pensiero dello sguardo che devono (si, devono, non può essere altrimenti) essersi scambiati i due “autisti” al momento del sorpasso che vi assicuro è avvenuto non molto tempo dopo.

Non lo so.

Ah, vi faccio immaginare la coda che la cosa ha creato (e meno male che siamo in un periodo di magra per il traffico). Ho fatto tardi.

WU

PS. Non esattamente uno “Scorcio” in tema (tipo qui, qui, qui o qui), ma diciamo che l’ho inteso come uno scorcio estemporaneo.

Sb-SMS

Ci sono cose che capisco (poche) e cose che non capisco (tante). Fra queste ultime ci sono quelle che non mi interessano proprio e quelle che non ci arrivo anche se ci provo. Fra queste ultime ci sono quelle per le quali ci provo per un po’ e quelle che invece ci provo finché non ne posso più.

Siamo in quest’ultimo caso. Mi sono trovato davanti al poster di cui la foto sotto e mi sono reso conto che per quanto ci provi non ho speranze.

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Sono certo che mi trovo dinanzi all’ultima (la prima?) frontiera dello Space-based Sustainability Management System, ma… che è? E poi se esiste un gap da identificare, vuol dire che esiste una precedente versione dello stesso sistema?

Io non ho capito neanche di cosa si parla. Ogni aiuto è più che benvenuto.

WU

Orchidea Phalaenopsis

Come già sappiamo questo blog non ha alcuna aspirazione (e già qui dovrei mettere un punto), ne di natura fotografica, ne di natura botanica, ne di natura didascalica. Ed ogni buon “esperto” in uno dei suddetti campi avrebbe di che bastonarmi.

Sono uno dei tanti che si prende un po’ di cura ” a spizzichi e bocconi” anche di qualche pianta e qualche fiore domestico. Mi alterno fra il “mi rilassa” a “non ho tempo” passando per il “se vuole vivere vivrà”.

Non ai livelli del detective Wolf, ma le orchidee sono fra le piante che mi danno più soddisfazione. Vederle li per mesi con quattro (in molti casi questo numero non è tirato a caso) foglie basse ed uno/due/tre spogli gambi che svettano cercando di raggiungere gli altrettanto spogli e sterili bastoncini di (ipotetico) supporto.

Nel caso specifico mi sono dilettato con quella che scopro ora essere una Orchidea Falena. Beh, effettivamente, non sono proprio sicuro della classificazione botanica, ma l’idea di una farfalla me la da (… o voglio che me la dia). Poi il fatto che non sia particolarmente rara e che si aggiri su prezzi contenuti suffraga ulteriormente la mia idea.

E, dulcis in fundo, tronfio di questa ennesima fioritura mi sono anche cimentato in una macro del prodotto.

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WU

Cacciatori di elefanti

We’ve got hidden cameras in the African Rainforest and we need your help to count the elephants in the photos. There’s often a gorilla or leopard hiding in the photos too so keep your eyes peeled!

E’ questo il disclaimer dell’ultima (in ordine cronologico, per quel che ne so) novità in fatto di crowdsearching. E’ l’ennesimo progetto del team di zooinverse (ne avevamo parlato, almeno, qui, ricordate?).

Ad ogni modo ora lo scopo è quello di identificare elefanti (ma anche scimpanzé, leopardi, gorilla ed ogni cosa vivente (uomo compreso) si aggiri per le foreste del Gabon (se non sapete esattamente dove è è normale, se vorreste sapere in quale specifica foresta, invece, non è possibile per preservare i nostri “amici animali” dagli uomini cattivi cattivi che li vogliono cacciare).

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Praticamente nelle suddette foreste sono state sparse un po’ di videocamere che hanno raccolto un bel po’ di immagini ed ora si tratta di processarle tutte per capire che hanno visto. E qui l’approccio “crowd” funziona sempre.

We need help to go through all the photos and decide which photos have elephants in them (or gorillas or leopards!) and how many elephants you can see. This helps us work out where the elephants are living and how big their family groups are.

Il giochino è, come sempre, semplice e ciò lo rende carino: quardo le foto (che è quasi meglio di sfogliare la Repubblica), se ci vedo un elefante clicco sulla relativa icona, ed idem dicasi per leopardi, uomini, gorilla, bufali etc… se non ci vedo nulla… clicco su vegetation.

Mi sembra il miglior contributo che molti di noi possano dare per

conserving the endangered African Forest Elephants living in the rainforests of Central Africa.

WU

PS. Lo stato delle cose ad oggi: 10% completato, 2907 volontari (io sarò il 2908), 478429 classificazioni fatte, 252008 soggetti totali, 27806 soggetti individuati.

Le sabbie del tempo

Nabibia meridonale. Deserto, sole e sabbia. Nulla e nulla per km. E Kolmanskop.

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Erano i primi del 1900 e la corsa all’oro muoveva l’economia, le migrazioni e gli insediamenti. Quando un operaio che lavorava in zona (erano anche gli anni in cui mettevano binari per ferrovie che dovevano essere futuro e progresso) trovò un diamante non si pensò di certo ad un caso isolato.

Con brevi e sommarie analisi (e chi sono io per dirlo, ma mi piacere pensare che sia andata così) si dichiarò che il territorio era pieno zipillo di diamanti. In quattro e quattrotto il governo tedesco dichiarò tutta la zona come “ristretta” e ci si mise a sfruttare il “giacimento” di diamanti.

Ovviamente era tutta una questione di tempo. I primi cercatori trovarono effettivamente ricchezze degne di nota e misero su una vera e propria città in stile crucco: ospedale, casinò, centrale elettrica, teatro, bordello (immagino) e via dicendo. La stazione praticamente era a due passi, c’erano i diamanti, Kolmanskop proliferava.

Ed intorno, troneggiava, non curante, il deserto.

Passarono quasi 50 anni e l’unica fonte di sostentamento dell’insediamento iniziò a scarseggiare. In mezzo ci furono anche le due guerre mondiali (e la Germania non stava certo al palo a guardare) e le comunicazioni/commerci con la madre patria si fecero difficili.

Non ci volle poi tanto che Kolmanskop si spopolò. Completamente. Ed il deserto si prese (e si prende da allora) la sua rivincita.

Vecchi baluardi di uno stile assolutamente fuori contesto per il deserto della Nabibia tentano di resistere alle dune di sabbia dando vita ad un’atmosfera spettrale (… ovviamente meta turistica).

Bella storia, come ce ne sono forse tante. L’errore, credo, sia in questi casi investire tutto su un’unica fonte di sostentamento; non ci si ciba mai di un sola pietanza. Cerco di ricordarmelo (e dovremmo farlo forse u po’ tutti) spesso, prima che le sabbie del tempo prendano anche me.

WU

PS. Immagino il fascino del posto, che pare essere ulteriormente aumentato dalla nebbia che si alza dal mare ed arriva fin li, ma mi chiedo: vale davvero un viaggio nel deserto? Beh, se dovessi mai passare di li mi ci fermo di sicuro.

PPSS. Immagini a iosa in rete. Tra cui questo bel servizio fotografico.

Scorci #4

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Eh no, non sono vetri a specchio.

Trattasi veramente di sola facciata (o poco più). Ed anche completamente intonacata e rifinita, salvo poi esser lasciata alle intemperie (naturali e di mano umana), sia dall’esterno che dall’interno (inteso come ciò che che non è raggiungibile da me 🙂 ). Ricorda un po una Sagrada Familia triste, laica e con un filo di rassegnazione in un destino molto meno artistico.

Sempre per la serie Scorci, non vi sto parlando di remoti anfratti di abbandonate periferie, ma di costruzioni che sorgono accanto a case che costano svariati migliaia di euri al mq, più o meno in centri cittadini.

Il lato B delle cose è spesso stupefacente e mi fa stare più a lungo con il naso per aria di casette da cartolina perfettamente curate e pulite.

Sarei molto curioso di vedere il progetto completo di sviluppo dello stabile immortalato dato che mi pare “vincolato” da tutti i lati. Forse per questo lo hanno lasciato… arioso.

WU